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IN ISRAELE COL PRESIDENTE NAPOLITANO LA 23MA MISSIONE DI SISTEMA ICE, ABI CONFINDUSTRIA

Basterebbero questi dati per comprendere perché quasi duecento imprenditori in rappresentanza di centoquaranta aziende italiane, quattordici associazioni imprenditoriali e sei gruppi bancari che esprimono circa il settanta per cento del sistema creditizio italiano hanno voluto essere parte di questa importante delegazione guidata dal Ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola e dai vertici dei tre enti organizzatori: il Presidente dell'ICE, Amb. Umberto Vattani, il Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia ed Enrico Salza, membro del comitato esecutivo dell'ABI.

Quella che si è svolta a Tel Aviv il 26 e 27 novembre ha rappresentato la ventitreesima missione di Sistema organizzata da ICE, ABI e Confindustria negli ultimi quattro anni. E così come la prima, a Shanghai nel dicembre del 2004, fu tenuta a battesimo dal Presidente della Repubblica, Carlo Alberto Ciampi, questa è stata realizzata in occasione della visita di Stato del Presidente Giorgio Napolitano, che, insieme al Presidente israeliano Shimon Peres, ha chiuso con un intervento il forum imprenditoriale di Tel Aviv.

il Ministro Scajola, il Presidente Vattani ed il Ministro israeliano per le infrastrutture  Binyamin Ben - Eliezer intervenuti al Forum.Obiettivo della missione, organizzata in questo caso in collaborazione con la Regione Emilia Romagna e Confindustria Emilia Romagna, era quello di rafforzare i legami delle imprese italiane con il mercato israeliano, in un momento in cui l'economia del Paese, malgrado i timori che questa sarebbe stata negativamente influenzata dall'andamento dell'economia globale, offre opportunità di investimento e di collaborazione particolarmente interessanti. Israele ha infatti una riconosciuta reputazione di Paese fortemente votato all'alta tecnologia (oltre il 75% delle esportazioni provengono dal settore high tech) che lo rende una delle economie più avanzate e competitive del mondo, caratterizzata da una straordinaria capacità di innovazione industriale. Gli investimenti esteri rivestono da sempre un ruolo importante nell'economia del Paese: in Israele ci sono oltre 60 fondi di venture capital che pompano costantemente il necessario flusso di risorse nel settore della tecnologia. Un dato molto significativo a tale riguardo è che al Nasdaq, il mercato dei titoli tecnologici di Wall Street, sono quotate più società israeliane che in qualsiasi altro Paese. Inoltre, le più grandi aziende del mondo del settore hanno scelto di stabilire in Israele centri di ricerca e sviluppo.

Shimon PeresAnche i principali dati macroeconomici fanno di Israele un Paese particolarmente interessante per il sistema imprenditoriale italiano. Basti pensare che nei primi mesi del 2008, la produzione industriale è salita del 6,1%, le esportazioni di beni e servizi del 12,6% - nonostante il continuo apprezzamento dello shekel sulle principali valute internazionali - e quelle di prodotti informatici hanno fatto registrare un considerevole +33% rispetto allo stesso periodo del 2007. Inoltre, i consumi privati, trainati dalla sostenuta crescita degli acquisti di autovetture ed elettrodomestici, hanno visto un'impennata del 5,3% mentre il Pil pro capite ha raggiunto i 22.500 dollari, un dato inferiore di solo il 18% rispetto alla media dei Paesi OCSE. Un cenno merita infine il mercato del lavoro: nel primo trimestre 2008, il tasso medio di disoccupazione ha raggiunto il livello più basso degli ultimi 13 anni, attestandosi al 6,3% contro il 6,7% dell'intero 2007, anno in cui per la prima volta nella storia di Israele questo dato è sceso sotto il 7%. Questi dati sono di particolare rilevanza in quanto avvicinano il Paese all'obiettivo prefissato dal Governo di un tasso inferiore al 5% entro il 2012.

Considerata la fortissima propensione di Israele verso l'alta tecnologia, è stato ovviamente il settore della ricerca quello sul quale si sono concentrate le attenzioni degli imprenditori dei due Paesi. Ma opportunità di collaborazione nei circa mille incontri business to business sono state individuate anche nei comparti della metalmeccanica, delle energie rinnovabili, dell'acqua, delle bio e nano tecnologie, dell'agroalimentare e delle infrastrutture. D'altro canto il tessuto economico italiano è simile a quello israeliano: quest'ultimo è particolarmente avanzato nel progettare e fare ricerca, il primo ha una indiscussa capacità di trasformare la ricerca in prodotti, nel commercializzarli, nell'utilizzarne i brevetti. Inoltre, come è stato più volte rilevato in questi giorni a Tel Aviv, Israele è importante non solo come partner per essere ancora più competitivi nel Mediterraneo, ma anche come ponte per utilizzare gli accordi di libero scambio che il Paese ha firmato con Stati Uniti e Canada.

Tutti questi fattori potrebbero essere ulteriormente rafforzati attraverso la costituzione di un business group, sulla falsa riga di quello già esistente tra Italia e Giappone (voluto agli inizi degli anni '90 da Umberto Agnelli), le cui fondamenta sono state gettate con questa missione. Compito di questo comitato sarebbe quello di coordinare le capacità dei rispettivi Paesi: Israele dovrebbe profondere energie nella ricerca e nello sviluppo (oltre il 5% del Pil è impegnato ogni anno in questi settori), mentre all'Italia spetterebbe il compito di applicarne i risultati nel campo industriale. D'altro canto la ricerca è già oggi un importante terreno di collaborazione tra i due Paesi: è già in essere, ha ricordato il Ministro Scajola, un accordo intergovernativo che dal 2002 ad oggi ha già consentito di finanziare 40 progetti. Finora la dotazione complessiva è stata di due milione di euro e l'obiettivo è portare a 3 lo stanziamento per ognuno dei due Paesi. "Il provvedimento è in fase avanzata in Parlamento", ha confermato il Ministro, che ha anche annunciato una dichiarazione congiunta dei due Governi che farà del biennio 2010-2011 una "stagione italo-israeliana della cooperazione scientifica e tecnologica". Il Ministro Scajola ha anche sottolineato il ruolo propulsivo dell'Ufficio ICE di Tel Aviv (insieme all'Ambasciata ed alla locale Camera di Commercio) per la promozione degli scambi commerciali tra i due Paesi.

Pur trattandosi di un Paese dalle ridotte dimensioni, Israele rappresenta dunque un partner importante per il nostro Paese, in considerazione della forza della sua economia, della sua propensione all'innovazione e del felice inserimento nel processo di globalizzazione. E questo, come ha sottolineato il Presidente Napolitano nel suo intervento che ha chiuso il Forum imprenditoriale di Tel Aviv, non solo "perché Israele cresce da anni con un ritmo considerevolmente sostenuto per un'economia avanzata, o perché attira capitali di portata paragonabile - sia pur solo intermini relativi - a quelli di India o Cina, Paesi infinitamente più grandi. Ma perché Israele ha elaborato un modello di sviluppo fondato sull'alta tecnologia e sull'apertura verso l'esterno che gli consente di adattarsi alle evoluzioni congiunturali e anche alle fasi più critiche con estrema flessibilità. Non a caso - ha rilevato il Presidente della Repubblica - l'economia israeliana figura tra quelle che meglio hanno reagito alla crisi finanziaria insorta negli ultimi mesi".