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Giugno 2007
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Italian Way - Italian Process and product Tokyo 15 -19 maggio 2007 Nell’ambito della Primavera Italiana in Giappone, dal 15 al 19 maggio 2007 l’ICE di Tokyo ha presentato “ITALIAN WAY – ITALIAN PROCESS AND PRODUCT”, mostra sulle filiere merceologiche divisa in tre sezioni: tessili/abbigliamento, casa/arredo e tempo libero (strumenti musicali). L’esposizione, aperta al pubblico, ha avuto luogo presso l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo e si è articolata secondo un percorso (disegno/ macchina/ prodotto) per ciascuno dei tre settori individuati, che hanno portato il visitatore a scoprire lo sviluppo e l’evoluzione delle fasi che conducono alla realizzazione di un prodotto. Attraverso una installazione che si è avvalsa di oggetti ed immagini visive, curata dallo Studio Santachiara, la mostra ha descritto i punti di forza delle singole fasi che sono dietro al prodotto italiano offerto sui mercati internazionali. Il giorno inaugurale si è tenuto, sempre presso l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, un seminario rivolto alla stampa e agli operatori locali che si è posto l’obiettivo di effettuare un approfondimento della mostra. Prima dell’inizio del seminario, un breve saluto ai presenti è stato portato dal Direttore dell’Istituto di Cultura, Umberto Donati e dal Primo Consigliere Economico dell’Ambasciata, Mario Andrea Vattani, il quale ha affermato che la mostra incarna in pieno lo spirito della Primavera Ital È stata poi la volta di Federico Balmas, Direttore Rete ICE in Giappone, il quale nel suo intervento ha ribadito che per essere vincenti in un mercato sofisticato come quello giapponese sono fondamentali due componenti, quella estetica e quella tecnologica, elementi entrambi presenti nel prodotto italiano. Balmas ha continuato affermando che l’unicità del prodotto di design italiano è dovuta anche al connubio tra il designer e l’imprenditore che mette a disposizione i mezzi ed i macchinari per realizzare il prodotto in modo esemplare. Il seminario si è articolato tre momenti. L’architetto Tomaso Schiaffino dello Studio Santachiara, ha illustrato il concetto della mostra ed ha raccontato, con l’ausilio di immagini proiettate quali esempi concreti, la storia del processo di produzione che va dalla creazione alla realizzazione finale, attraverso la filiera della sedia, prodotto per il quale l’Italia è leader nel mondo. Dopo di lui, l’esperta di moda Ornella Bignami, ha presentato invece la filiera tessili/abbigliamento. Nella sua presentazione l’esperta ha messo in evidenza che il prodotto tessile ed abbigliamento italiano godono di una posizione di rilievo nei mercati internazionali per l’eccellenza della qualità e per una creatività costante che sa coniugare ricerca estetica e tecnologica. Un percorso reso possibile da una filiera che vede interagire produttori di macchine, filati, tessuti e abbigliamento, strettamente legati da tradizioni territorio e cultura. Anche in questo caso la relazione è stata arricchita da immagini e filmati. Come esempi sono stati illustrati i processi produttivi di aziende di fascia alta del mercato come il Lanificio Ermenegildo Zegna, noto per la scelta e l’utilizzo di materiali di primissim Infine, per il settore degli strumenti musicali, il Direttore dell’Acisa (Associazione Costruttori Italiani di Strumenti Acustici) Antonio Miscenà, accompagnato da un filmato sulla produzione delle arpe, ha illustrato la situazione della produzione di strumenti acustici in Italia. Al termine del seminario si sono tenuti due brevi concerti con strumenti musicali italiani. Il primo ha visto protagonisti violino e pianoforte. Il secondo la fisarmonica suonata dal popolarissimo artista giapponese Coba, che, fra l’altro, è stato premiato lo scorso anno dal Comune di Castelfidardo con il riconoscimento “voce d’oro 2006”.
Peer Power: aumentano i “charisma buyer” Vendere la propria merce direttamente ad altri via Internet non è nulla di nuovo: Ebay, Yahoo Auctions e tutta una serie di altri siti forniscono gli strumenti per farlo. Ma una rete di persone che vende prodotti nuovi a prezzi fissi è invece una novità. Ancora più innovativa è una rete dedicata al buon design e alla moda, dove i venditori vengono classificati in base alla propria sensibilità in fatto di moda e alla capacità di selezionare prodotti “in”. BuyMa è il select shop online in cui chiunque può diventare un “charisma buyer”. Per le piccole imprese o gli stilisti indipendenti alla ricerca di un modo veloce e privo di rischi di vendere sul mercato nipponico, BuyMa potrebbe essere una soluzione interessante. L’importanza dei “peer group” (“gruppi di persone con interessi comuni”, N.d.R.) nelle decisioni di acquisto in Giappone è sottovalutata. Il fatto che un numero sempre maggiore di consumatori si affidi a persone con interessi simili per essere aiutato a decidere che cosa acquistare è diventato un rompicapo per i distributori che tentano di valutare l’uso della pubblicità, degli editoriali e di altri media per conquistare l’interesse dei consumatori. È difficile trovare un esempio più esplicito della quantità di consumatori nipponici che si rivolge sempre più ai propri simili come fonte primaria di informazioni che non sia il sito dei buyer di moda e design chiamato BuyMa (www.buyma.com). Secondo BuyMa, i migliori buyer realizzano vendite mediamente nella fascia compresa fra 30 e 40 milioni di yen all’anno, incamerando un utile anche di 10-15 milioni di yen (tra i 60.000 ed i 90.000 euro ca.). Non essendo un sito d’asta, il sistema BuyMa consente anche lo shopping in tempo reale. Ora i buyer visitano negozi con i foto-telefonini, trasmettono le immagini dei prodotti al sito dove li propongono con vendite speciali limitate nel tempo o, per esempio, solo nel primo giorno delle vendite di articoli H&M di un designer particolare, e i consumatori a casa loro passano subito gli ordini mentre il buyer è ancora in negozio. Non solo si ha la gratificazione istantanea dello shopping reale ma si comprende anche che i buyer hanno un rischio di inventario pari a zero. A seguito della confluenza di nuove tecnologie e dei cambiamenti nel comportamento dei consumatori, questa società è cresciuta rapidamente, con una previsione di fatturato per quest’anno pari a circa 1 miliardo di yen. Finanziato in un primo momento da amici, e recentemente da un investimento di So-net, una controllata della Sony, la società pensa ad una IPO (Initial Public Offer) nei prossimi anni. BuyMa sta espandendo il sito in Giappone e ha anche in cantiere un analogo sito USA con sede a Los Angeles in un prossimo futuro. Itochu detiene già il controllo di grosse fette delle attività tradizionali di distribuzione all’ingrosso di abbigliamento attraverso società quali Coronet, Raika e Descente. Ora ha acquisito una partecipazione di maggioranza in Kosugi Sangyo, una società di abbigliamento in difficoltà che gestisce, tuttavia, attività retail potenzialmente utili quali la catena di articoli sportivi Minami e una nuova serie di select shop. Si tratta di un ennesimo esempio della tendenza a favore del controllo, da parte delle trading company, delle attività di rivendita al dettaglio. Se si ha in programma di dare in licenza un marchio sul territorio giapponese, questo accordo potrebbe essere considerato un buon esempio del tipo di struttura con cui si può siglare un contratto. Itochu ha acquisito una partecipazione del 40,89% nella società di abbigliamento Kosugi Sangyo ceduta da J. Bridge, società attiva nel risanamento di aziende in difficoltà. Il pacchetto è stato acquisito recentemente attraverso una società di investimenti controllata, e rende Itochu l’azionista di maggioranza di Kosugi. J. Bridge, che aveva acquisito una partecipazione del 40,89% in Kosugi due anni fa, ha utilizzato quest’ultima per acquisire numerose attività di abbigliamento e retail, reperito nuovi capitali e tagliato il capitale sul debito non riuscendo tuttavia a bloccare le perdite: l’anno scorso, infatti, questa società ha registrato una perdita consolidata di 1,8 miliardi di yen su un fatturato di 37 miliardi di yen (ca. 228 mln di euro). L’anno precedente Kosugi aveva registrato il suo primo utile da anni, al lordo delle imposte, ma il mancato taglio delle spese generali delle nuove controllate, in particolare di Minami, e l’intransigenza dell’alta dirigenza di Kosugi, ne avevano determinato il ritorno alle perdite l’anno scorso. J. Bridge si trovava essa stessa sotto pressione per ridurre il suo debito, e ha quindi ceduto varie partecipazioni in società quali Kokusai Kogyo e Tamagawa Electronics. Come nel caso della sua acquisizione del Java Group lo scorso anno, l’acquisto di asset della distribuzione di abbigliamento tutela da un lato la propria attività OEM (produzione conto terzi) e dall’altro gli assicura nuove fonti di crescita e profitti, senza però dovere fare il vero lavoro da solo. Per certi versi, gli investimenti di Itochu assomigliano molto a quelli di qualsiasi altro fondo di investimento che abbia acquisito attività di abbigliamento e retail in anni recenti. Tuttavia, come mostra questa operazione, Itochu è in grado di apportare molto più della propria competenza finanziaria nelle società di recente acquisizione. Diversamente dai fondi di investimento, infatti, può offrire nuove licenze per sfruttare maggiormente le proprie capacità produttive OEM, fare pressione su retailer, media e grossisti affinché incrementino rapidamente le vendite dei marchi acquisiti dalla società e far crescere le vendite dei propri marchi tramite l’attività retail delle società acquisite. Tutto considerato, tali investimenti sono strategici, hanno motivazioni finanziarie, e danno a Itochu una influenza ancora maggiore nel settore dell’abbigliamento, dalla produzione dei filati alla distribuzione al dettaglio. Box: Itochu cede Orizzonti
Polo Ralph Lauren in Giappone cambia Quando Polo Ralph Lauren ha inaugurato un proprio flagship store a Omotesando l’anno scorso, Onward Kashiyama era ancora un partner importante di Polo Ralph Lauren Japan, nonostante il fatto che il negozio fosse gestito direttamente dagli USA. Ora la società americana ha annunciato che rileverà da Onward la restante parte dei titoli di Polo Ralph Lauren Japan al fine di avere il controllo completo delle attività di marchio, dal merchandising al marketing. Polo Ralph Lauren sta acquistando i titoli di Impact 21 nel quadro di una offerta concordata di acquisizione delle attività giapponesi del proprio marchio. Impact 21, di cui Onward Kashiyama è azionista di maggioranza, è distributrice per il Giappone e licenziataria di Polo Ralph Lauren nel Sol Levante dalla fine degli anni ‘80 e l’acquisto azionario valuta la società in circa 50 miliardi di yen, circa il 20% sopra il prezzo di mercato al momento dell’annuncio. Polo ha anche dichiarato di avere stipulato un accordo per acquistare la restante quota del 50% di Polo Ralph Lauren Japan, licenziatario esclusivo, una quota detenuta anch’essa da Onward Kashiyama e Seibu, e valutata a 2,7 miliardi di yen – più o meno lo stesso valore che aveva quando fu fondata nel 2002. La Ralph Lauren Retail Japan Corporation, controllata dalla società statunitense e che gestisce il negozio a Omotesando, sarà incorporata nella nuova società. Il solo marchio internazionale che ha seguito un percorso analogo finora è stato Burberry. Anche Burberry vanta una lunga storia di positiva collaborazione con un forte licenziatario giapponese, in questo caso Sanyo Shokai, che realizza un fatturato dichiarato di 60 miliardi di yen (ca. 370 mln. di euro) con Burberry. Come Polo, Burberry ha aperto un proprio ufficio in Giappone nel 2002 anche se senza investire nel licenziatario, e ha anche inaugurato un negozio a Omotesando che tratta principalmente articoli importati come Polo, ma anche in questo caso astenendosi dalla gestione effettiva del negozio, lasciata a Sanyo Shokai. Nonostante il suo ingresso in Giappone sia stato sempre più cauto rispetto a Polo, l’intento generale è stato lo stesso: entrambi i marchi hanno sofferto di un gap nel posizionamento del marchio fra il Giappone e gli altri mercati, un lascito del successo riscosso negli oltre 30 anni in veste di marchi sotto licenza. Per cambiare questa situazione, come ha scoperto Polo, alla fine potrà rendersi necessario assumere il controllo. Fino ad oggi, Burberry ha dichiarato di essere soddisfatto di Sanyo Shokai (e Mitsui), ma bisogna pensare che un anno fa circa, anche Ralph Lauren aveva detto a un quotidiano giapponese di non avere intenzione di modificare la distribuzione in licenza esistente. Shopping estremamente sofisticato: Tokyo Midtown e Shin-Marunouchi Building Tokyo Midtown ha effettuato ingenti investimenti nel marketing, e finora il feedback è stato positivo. Mitsui Fudosan, che lo ha costruito, si è dato molto da fare per realizzare uno spazio dedicato al retail e all’intrattenimento in netto contrasto con il menu più standard offerto da altre strutture di recente realizzazione quali Roppongi Hills e Omotesando Hills. Nel quartiere di Marunouchi, intanto, anche Mitsubishi Estate ha appena aperto il proprio tempio dello shopping di fascia alta, ed entrambe le strutture mostrano come la domanda di lusso autentico, più discreto, si sia trasformata in un mercato dominante. Non sono pochi i marchi europei “meno noti ma di qualità” che sono venduti in queste strutture ed è da notare che, per molti di essi, si tratta della prima apertura in Giappone. Tokyo Midtown ha aperto il 30 marzo. Lo spazio retail include varie aree distinte, compreso un ampio spazio al quarto piano dedicato ai negozi di interni, in particolare marchi e negozi giapponesi quali Saya, Nagae, Hashi Chioh oltre a marchi europei di fascia alta come il marchio belga di biancheria Libeco. Sono inclusi anche Idée Shop e Idée Digital Code, i primi nuovi negozi di questo sofisticato marchio di arredamento dopo l’acquisizione ad opera di Ryohin Keikaku, che propone casalinghi ed elettrodomestici di design. Anche l’area dedicata alla moda fa sì che Tokyo Midtown sia destinata a diventare una meta per lo shopping di lusso per i consumatori di Tokyo più benestanti (vedere Newsletter Moda di maggio). Molti dei negozi di Midtown stanno aprendo in Giappone per la prima volta, un fenomeno che riflette la ferma intenzione del costruttore di creare un centro retail che soddisfi la crescente domanda di marchi unici innovativi – soprattutto marchi in grado di offrire qualcosa di autentico e non inquadrabile nel fenomeno del lusso di massa che ha preso piede in Giappone nel corso dell’ultimo decennio. Finora, il consumo di moda di fascia alta era concentrato attorno ad Aoyama, ma con l’apertura di Tokyo Midtown, un nuovo centro è andato imponendosi nelle adiacenze di Roppongi. Per non essere da meno, la società immobiliare concorrente Mitsubishi Estate ha inaugurato un proprio shopping center destinato agli impiegati benestanti che lavorano nell’area di Marunouchi. L’esistenza di tre centri del genere dimostra ancora una volta che la domanda per questo tipo di lusso sta diventando tendenza dominante in una città come Tokyo. Quindi anziché dividere i piani in settori separati come abbigliamento uomo e donna, i primi due piani mescolano negozi di abbigliamento e accessori con negozi di fiori, boutique di gioielli ed altro, cercando di dare al cliente l’impressione di stare facendo shopping “per strada”. Lo spazio retail include negozi sofisticati - che ci si potrebbe aspettare di trovare nelle strade più recondite di Aoyama - come Arts & Science. Quest’ultimo, che conta ben tre negozi nel quartiere di Aoyama, non aveva mai preso in considerazione l’apertura in uno shopping center, probabilmente perché non ne riteneva idoneo al suo profilo nessuno prima della realizzazione dello Shin-Marunouchi Building. Sempre al piano terra è presente Colette Malouf, un negozio di accessori per capelli e gioielleria nonché il marchio di cappelli CA4LA. Il secondo piano è stato dedicato all’abbigliamento donna e ai cosmetici e comprende anche un negozio del marchio inglese di cosmetici Molton Brown. Il terzo piano ospita un reparto di abbigliamento uomo nonché interni e accessori giapponesi, compreso un altro nuovo negozio del marchio Idée dal nome Délier Idée, che propone anch’esso accessori e articoli da regalo. Il mix di locatari qui, come pure a Midtown, riflette l’elevatissimo livello di sofisticazione nel mercato giapponese odierno dei beni di consumo – almeno a Tokyo e in crescente misura a Nagoya, Kobe e Fukuoka. I negozi in questi centri sono ben ponderati, con una forte enfasi su marchi e stilisti autentici anche se meno noti al grande pubblico. Il contrasto con Roppongi Hills dimostra in quale misura alcuni consumatori “trend-leader” abbiano spostato la loro attenzione, allontanandosi dai marchi internazionali più famosi alla ricerca di marchi piccoli e meno noti che a loro avviso offrono un prodotto più genuino. Un segmento benestante del genere è sempre esistito in questo paese, ma l’aspetto nuovo è che si tratta di un mercato sempre più dominante nell’odierno Giappone.
ABC Mart espande la catena di calzature da donna ABC Mart è il secondo principale retailer di calzature in Giappone ed è noto quasi esclusivamente per le proprie sneakers a prezzi scontati. Nell’ultimo anno ha silenziosamente costruito e sperimentato una nuova formula denominata “Nuovo” che vende solo linee moda da donna e, fatto fondamentale, propone principalmente marchi propri. ABC Mart, noto rivenditore di scarpe da ginnastica e altre calzature, ha quietamente sviluppato una nuova formula di negozio di calzature nell’anno trascorso. Con il nome “Nuovo” - ed un aspetto che non ha nulla in comune con un tipico ABC Mart - questo nuovo negozio punta esclusivamente alle donne. Il primo punto vendita è stato inaugurato a Shibuya nel febbraio dello scorso anno, e da allora i negozi sono diventati cinque. Sono scomparse le solite indicazioni rosse e gialle dei prezzi come pure qualsiasi segno caratteristico di ABC Mart, sostituito da un design di interni più sofisticato. La divisione Lumine di JR East ha registrato un fatturato di 251,9 miliardi di yen (ca. 1,5 mld. di euro) per l’esercizio fiscale 2006. Si tratta dell’ottavo anno consecutivo di crescita, e di un +6% rispetto all’esercizio precedente, sia in termini complessivi che su base comparabile. I migliori risultati sono stati generati dal negozio di Shinjuku, +10,6%, e da Lumine Wing di Ofuna, nella città di Kamakura, che ha assistito a un incremento del 15%. Tutti i negozi hanno realizzato ottime vendite di abbigliamento e accessori. Esse, infatti, sono cresciute di oltre il 10% in tutta la catena - in netto contrasto alle performance dei grandi magazzini. Lumine ha attribuito i buoni risultati alla sua nuova strategia di ricorrere a team di capi del personale di vendita per marcare da vicino i locatari e spingerli a migliori performance, nonché migliorare il servizio verso i clienti. Lumine asserisce che anche l’espansione della propria Lumine card, ora legata al popolare sistema di bigliettazione/pagamento intelligente Suica, ha contribuito ad attirare clienti nei propri negozi. In termini di locatari, le migliori performance sono state ottenute dai select shop e dai negozi di abbigliamento e accessori. L’espansione di Lumine Omiya dell’anno scorso ha incluso l’apertura di Beams Boy e di altri negozi chiave. A Shinjuku, nell’ambito del rinnovo del primo piano di Lumine 2 e del secondo piano di Lumine 1, sono stati aperti select shop di grandi superfici che, insieme ai nuovi negozi al secondo e al terzo piano, semplificano lo shopping a chi va a fare compre con il partner.
Shimamura punta a 2.000 negozi Shimamura, produttore di abbigliamento a basso prezzo rivale di Uniqlo, ha superato l’importante pietra miliare dell’apertura del suo millesimo negozio lo scorso autunno, entrando adesso in una nuova fase di pianificazione che punta a 2.000 negozi. Per raggiungere questo risultato, Shimamura afferma di volere ora prendere in considerazione una M&A. Si tratta di un grosso strappo per una società che è sempre andata fiera della propria crescita organica e costante in netto contrasto a Fast Retailing, il suo rivale più evidente. Anche il fatturato e l’utile sono andati crescendo con la società esistente. È previsto un miglioramento del margine di utile operativo di 0,5 punti a circa il 9% quest’anno. Per il settimo anno consecutivo, si prevede che la società con sede nella provincia di Saitama, alla periferia di Tokyo, registri record assoluti di fatturati nonché di utile operativo e netto. Un utile operativo netto del gruppo pari a 39 miliardi di yen (ca. 240 mln. di euro) è previsto per l’anno che si conclude a febbraio 2008, un +18% rispetto all’esercizio 2006, grazie alle aperture e ai rinnovi di negozi nonché agli interventi di taglio dei costi. Il fatturato dell’esercizio 2006 chiuso a febbraio è ammontato a 392 miliardi di yen, con un incremento rispetto ai 362 miliardi del precedente esercizio, e ha contribuito a generare un utile al lordo delle imposte di 33,8 miliardi. Solo quest’anno, è probabile che le aperture di negozi spingano in alto le vendite dell’8%, raggiungendo circa 420 miliardi di yen. Oltre ai 50 nuovi negozi Fashion Center Shimamura in città e shopping center, la società ha in cantiere anche il rinnovo di circa 100 siti suburbani esistenti. Un’altra cinquantina di nuovi negozi sono in programma per Avail, sua catena controllata.
Densità di vendita da sogno: 170 milioni di yen al mese con soli 200 mq Cecil McBee, noto marchio di abbigliamento e accessori per giovanissime di Japan Imagination, ha superato tutti i record in marzo vendendo l’eccezionale cifra di 170 milioni di yen (ca. 1,04 mln. di euro) nel suo negozio da 216 mq all’interno di “Shibuya 109”. Si tratta di una cifra superiore al proprio record di 163 milioni di yen realizzati nel marzo dello scorso anno. L’incremento delle vendite è arrivato a seguito di un certo restyling del negozio, nonché di una serie di eventi su strada davanti al negozio di Shibuya per attirare le clienti – anche se forse tale incoraggiamento non era nemmeno necessario. La società ha anche attirato le potenziali clienti con inviti ad una festa su un battello e ad una sfilata per clienti selezionati. Japan Imagination racconta che le giovani donne sono accorse da tutto il Giappone durante le vacanze scolastiche e universitarie, con circa 20.000 acquirenti che hanno creato lunghe code alle casse. Grazie ad un migliore layout di accessori e coordinati, il negozio ha incrementato le vendite per cliente di 2.000 yen portandole a 9.095 yen (ca. 56 euro). Fra gli articoli di abbigliamento più venduti i trench “A line” e gli abiti. Ottime anche le vendite di accessori in oro da abbinare ai capi.
Inaugurato Ginza Velvia-kan - altri complessi edilizi in arrivo a Ginza Il 19 aprile è stato inaugurato un nuovo edificio per lo shopping da Mitsui Fudosan, lo stesso di Tokyo Midtown. Ginza Velvia-kan è uno shopping building di 8 piani in superficie più uno interrato, con negozi di moda e accessori, ristoranti e saloni di bellezza ubicato nell’area di Ginza. L’ultimo piano dell’edificio è occupato da Iconic, un ristorante appartenente ai Conran R Sono in arrivo altri grossi cambiamenti al panorama di Ginza con l’apertura, quest’autunno, del primo punto vendita di Marui nell’area. Vicinissimo a Printemps Ginza, sulla Maronie-dori, sarà inaugurato - sempre in autunno - un altro shopping building. L’edificio, realizzato da Mitsubishi Estate, includerà, oltre ad altri 30 negozi, anche un negozio Tokyu Hands ed un grande punto vendita United Arrows. In totale sono 11 i progetti retail attualmente in corso di costruzione o già progettati nell’area di Ginza/Yurakacho. Quando saranno ultimati il risultato sarà un ulteriore spostamento di quest’area verso la fascia alta, in particolare attorno alla stazione di Yurakacho che è sempre stata il punto più fatiscente dell’area.
Itochu distributore per il Giappone di Luigi Borrelli In seguito alla firma di un accordo con la società italiana Class 99 s.r.l., a partire dalla stagione Autunno/Inverno Itochu importerà e distribuirà in esclusiva per il Giappone i prodotti firmati Luigi Borrelli, noto marchio napoletano di camicie e abbigliamento uomo di lusso. Itochu, a sua volta, ha incaricato la società Island, che ha sede nella provincia di Shizuoka, di effettuare le operazioni di distribuzione e retailing. Inizialmente il marchio verrà distribuito nei grandi magazzini, nei select shop di fascia alta e nei negozi specializzati. Inoltre nei primi tre anni sono previste le aperture di 5 punti vendita in Giappone. Entro l’estate 2008 dovrebbe essere inaugurato a Tokyo il primo monomarca Luigi Borrelli mentre per Osaka bisognerà aspettare fino al 2009.
Il punto vendita di Takashimaya a Shinjuku ha riaperto i battenti il 19 aprile dopo un rinnovo completo che si propone di attirare un maggior numero di consumatori e che mostra il tentativo di distanziarsi dal mercato più giovane dominato da Isetan Shinjuku, un mercato che Takashimaya si era riproposto di attirare quando inizialmente aveva aperto nel 1996. Le sezioni dedicate all’abbigliamento dal quarto all’ottavo piano sono state ampliate, con un maggior assortimento rivolto ad un mercato più adulto, ed in particolar modo ai sessantenni, la generazione di quanti sono appena andati o si trovano alla soglia della pensione. Il negozio offre inoltre sullo stesso piano sia abbigliamento uomo sia donna, auspicandosi che un numero superiore di famiglie o coppie possano godersi lo shopping insieme. Takashimaya ha speso 13 miliardi di yen (ca. 80 mln. di euro) per rinnovare il suo negozio di Shinjuku ma spera di recuperare le spese con 90 miliardi di yen di vendite previste per il primo anno.
Tokyo Disneyland: 70.000 visitatori al giorno Tokyo Disneyland continua a battere tutti i record. Il numero dei visitatori è salito anche lo scorso anno del 4,2% segnando un nuovo record di 25,82 milioni – il che si traduce in uno straordinario dato di oltre 70.000 persone al giorno.
Un successo il negozio Chaumet a Nagoya Il nuovo negozio Chaumet inaugurato all’interno di Midland Square a Nagoya ha registrato 25.000 visitatori nel solo mese di marzo. Questo negozio rappresenta il quarto punto vendita a gestione diretta in Giappone per il prestigioso marchio, dopo quelli di Omotesando e Ginza a Tokyo, e di un altro ad Osaka. I dati esatti non sono stati divulgati, ma secondo indiscrezioni il fatturato sarebbe ammontato al triplo della previsione originaria per il primo mese. Il marchio ha assistito a incrementi annuali del fatturato del 10% o superiori dal momento del lancio. Chaumet propone una serie di articoli dai prezzi ragionevoli unitamente ad articoli più di lusso. Nel negozio di Nagoya, sono stati particolarmente apprezzati i pendenti “Les Accroche-Coeurs” con prezzi a partire da 115.500 yen (ca. 700 euro). Chaumet attualmente gestisce 23 negozi in Giappone, compresi gli shop-in-shop.
Xavel lancia negozi online per società di abbigliamento Xavel, il pioniere dello shopping di capi di abbigliamento e accessori su cellulare, noto per il sito di girlswalker.com, ha lanciato una joint venture con CSK Holdings per fornire alle società di abbigliamento e cosmetici una base di appoggio per realizzare e gestire negozi online. La nuova joint venture, CSK Prescendo, che ha cominciato ad essere operativa a marzo, punta alle società di abbigliamento e cosmetici, offrendosi di realizzare i loro negozi online, di occuparsi di tutti gli aspetti della gestione, compresi gli ordini, i pagamenti e le spedizioni. CSK Prescendo è controllata al 65% da CSK. Xavel, che attualmente gestisce girlswalker.com e tutta una serie di siti moda correlati, organizza la Tokyo Girls Collection e vanta circa 7 milioni di utenti femminili dei propri siti.
Naigai, ha acquisito l’intero controllo del retailer online Sentire-One. Naigai ha pagato 185 milioni di yen (ca. 1,1 mln. di euro) per rilevare questa società nella speranza di incrementare il proprio fatturato online. Naigai attualmente ha un’attività di teleshopping e una di vendita per corrispondenza, e tenterà di spostare online alcune delle attività correlate. Naigai ha registrato una ennesima perdita lo scorso anno considerando la sola società madre, mentre è riuscita a realizzare un qualche utile su base consolidata. Il fatturato tuttavia ha continuato a scendere, passando dai 45,6 miliardi di yen nell’esercizio 2004 ai 37,5 miliardi dell’anno scorso.
Altri negozi di lusso sono stati aperti a Osaka recentemente, a riprova della buona domanda - non solo a Tokyo - di marchi di fascia elevata da un lato e della tendenza da parte di tali marchi di creare i propri punti vendita al di fuori dei grandi magazzini. Hermes e Harry Winston, marchio di gioielleria di fascia alta, hanno aperto recentemente nuovi negozi a Osaka. Il negozio Hermes ha una superficie di oltre 800 mq mentre quello di Harry Winston si estende su 600 mq.
Il marchio italiano Kidult sta riscuotendo successo in Giappone, proponendo una gamma di accessori di bigiotteria e gioielleria che i clienti possono utilizzare per creare i propri gioielli originali. Ai consumatori giapponesi piace l’idea di personalizzare la moda creando pezzi esclusivi, utilizzando in questo caso pietre semipreziose ed una scelta di metalli che va dall’acciaio all’oro 18 carati. Il grande magazzino Takashimaya propone in 8 dei suoi punti vendita prodotti Kidult. Nel corso delle fiere italiane tenutesi in alcuni negozi Takashimaya sono anche stati proposti articoli Kidult in edizione limitata, fra i quali alcuni pezzi spiritosi con motivi di olive e pomodori.
Marchio giapponese di borse sbarca all’estero Barcos, fabbricante giapponese di borse, ha aperto un ufficio di rappresentanza a Firenze nel tentativo di espandersi sui mercati esteri. Barcos afferma di avere registrato interesse da parte di buyer esteri e di avere deciso di conseguenza di aprire uno showroom fuori dal Giappone facilmente visitabile da quanti fossero interessati al marchio.
Uniqlo apre un negozio di sole T-shirt Da quando si era esaurito il boom del “pile”, Uniqlo cercava un altro articolo che potesse avere grande attrattiva. UT, il suo nuovo negozio nel quartiere di Harajuku, sta ad indicare che adesso il marchio ha deciso di puntare sulle T-shirt. Il negozio che vende esclusivamente questo capo di abbigliamento, è stato inaugurato il 28 aprile. UT, abbreviazione di Uniqlo T-shirt, è un’idea del direttore creativo Kashiwa Sato il quale ha affermato di voler creare una sorta di “convenience store” delle T-shirt. Il negozio assomiglia un po’ a I negozi si adeguano alle curve The Wall Street Journal online riferisce che i negozi giapponesi si stanno dando da fare per tenersi al passo con i tempi in fatto di “bon-kyu-bon”, che potrebbe essere tradotto in “sporgente-rientrante-sporgente”, espressione che fa riferimento al fatto che le curve delle donne giapponesi si sono fatte più accentuate. Oggi, la media dei fianchi delle donne giapponesi è di 88,9 cm, un centimetro in più di quella della generazione precedente. Le ragazze ventenni indossano reggiseni di almeno due misure più grandi rispetto alle loro madri, mentre la misura del punto vita si è ridotta leggermente. Da quanto risulta dalle statistiche di governo, in media le ventenni sono anche 7,6 cm più alte delle ventenni del 1950 e la misura media del piede è cresciuta di quasi 0,62 cm. I negozi giapponesi di abbigliamento che in passato usavano tenere soltanto due o tre taglie, oggi stanno facendo incetta di taglie più grandi. Il grande magazzino Isetan di Tokyo che prima relegava le taglie grandi in un angolo, adesso mette in bella vista capi più grandi di stilisti quali Ralph Lauren, Diane von Furstenberg e DKNY. Wacoal, il principale produttore di biancheria intima giapponese, ha tra i suoi best seller il reggiseno Love Bra, che presenta una imbottitura ridotta rispetto al normale per le ventenni. I cambiamenti fisici sono in gran parte dovuti ad una dieta sempre più occidentalizzata, affermano gli esperti, ricca di proteine e calcio che aiutano la formazione di corpi più lunghi, forti e pieni. |
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