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Marzo 2007
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30ma edizione di Moda Italia - Collezioni Autunno/Inverno 2007-2008 Dal 22 al 24 gennaio a Tokyo, presso l’Hotel Okura, e dal 25 al 26 ad Osaka, presso l’Hilton si è svolta la 30ma edizione di Moda Italia, la mostra autonoma organizzata semestralmente dall’ICE - con il patrocinio di The Japan Textiles Importers Association. Sono passati 15 anni da quando Moda Italia si svolse per la prima volta nel 1992, e oggi questa mostra è diventata una attesa consuetudine, essendo l’unica e più grande mostra di moda italiana, nella sua totalità, in Giappone. A questa edizione hanno partecipato 144 espositori: 81 per i settori abbigliamento, maglieria, abbigliamento in pelle, 34 aziende di pelletteria e 29 aziende di calzature. La sezione dedicata alla calzatura, che ha presentato in anteprima per il Giappone le collezioni Autunno/Inverno 2007-2008, è stata organizzata considerato il grande successo ottenuto dalla stessa alla scorsa edizione, grazie anche alla collaborazione con ANCI (l’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani). Dei 29 calzaturifici presenti alla tappa di Tokyo, per la prima volta una ventina hanno preso parte anche alla tappa di Osaka. Tra le 144 aziende partecipanti, quelle debuttanti sono state 21: 14 per il settore abbigliamento, 4 per la pelletteria e 3 per le calzature. Ottimi i risultati conseguiti: in totale, tra Tokyo e Osaka, il numero di visitatori è stato di 4.038, in rappresentanza di 2.580 aziende. Rispetto all’edizione di gennaio 2006 è stato registrato un aumento dei visitatori del 9.4%, e delle aziende del 16.4%. Per celebrare la trentesima edizione di Moda Italia, nel corso del giorno inaugurale alla presenza di autorità, giornalisti e business Alla conferenza stampa del giorno inaugurale a Tokyo che ha preceduto la serata di premiazione, è intervenuta l’esperta di moda, Patrizia Coggiola, che ha presentato le tendenze per la prossima stagione ai giornalisti invitati. Illustrando le tendenze A/I 2007/08, la Coggiola ha parlato di “Sensitive Culture”, ossia di una riapertura alla forze benevole della natura, ma anche di una riscoperta del rassicurante confronto col passato da cui ci si è per troppo tempo allontanati. Al rinnovarsi frenetico della tecnologia si aggiunge il bisogno e la ricerca della natura e delle forme di un tempo: colori vicini alla natura, ritorno a materie e fibre naturali, l’aspetto esteriore delle superfici è sempre più sensibile e tattile.
MACROTENDENZE Morbidezza e trasparenza, sono temi ereditati dalle passate stagioni e che si confermano anche per il prossimo inverno. Rustico ingentilito. L’ispirazione viene da mondi non metropolitani, dalla campagna. Incontri inaspettati. Si inventano associazioni inattese e si mescolano tessuti tecnici e tradizione, oppure immagini e materiali molto distanti. Neo natura. Riscopriamo le nostre radici, riscopriamo la natura, il piacere delle nostre sensazioni riguardo ai materiali: toccare, vedere, sentire.
TENDENZE DONNA Nuovo gusto “Minimal Mistico”. Si guarda alla semplicità allontanandosi definitivamente da quell’insieme di materiali e colori barocchi delle scorse stagioni. Le forme e i volumi saranno molto importanti. Tessuti precisi, delineati, puliti, rigorosi: panni infeltriti a mano morbida, feltri sottili, flanelle leggere. I temi principali sono: Semplicità e morbidezza. Leggerezza e morbidezza. Ecologico urbano. Inaspettate associazioni. Futuro e tecnologia. COLORI Il Nero influenzerà la fiamma di ogni altro colore. Colori Naturali: dal bianco, che non è mai puro, al sughero, al cammello, ai marroni tenui. Gamme di neutri sofisticati, fumosi, tragici e poetici: grigio, ghiaccio, azzurro polveroso illuminati da luci argentee. Verde, rosso, blu: sono i grandi colpi di colore squillante. TENDENZE UOMO Nuovo slancio nel VESTIRE FORMALE. Torna l’abito intero, il classico completo, da giorno o elegantemente glamour. Ci si ispira allo stile anglosassone, ai canoni della moda British, soprattutto anni ’70. Ovviamente rielaborando la fonte: corto, con spalle insellate, revers grandi, abbottonature basse. Tessuti double-face in lana-cotone vivacizzati da tocchi di seta. Tessuti confortevoli ma con il rigore dei vecchi pettinati inglesi battuti. Nel campo dell’INFORMALE, cioè dell’abbigliamento casual, è imperante la giacca singola, magari doppiopetto. Per l’abbigliamento SPORTSWEAR prevalgono forme elementari ma non povere. Lo stile sportivo è ancora chic, elegante, di design, cioè molto attento alla progettazione dei materiali. PELLE Torna il contatto, il piacere per la materia e la sua naturalità. La materia, quindi la pelle, è rassicurante e confortante. Si porta all’estremo le sue qualità di morbidezza e lucentezza. Fondamentale è l’aspetto vellutato e gessoso, la pelle viene spesso lavata e spazzolata, non più per corroderla e romperla come nelle passate stagioni, ma per renderla opaca, sfumata, come se fosse stata spolverata con borotalco. COLORI I colori delle pelli in questo scenario sono naturali, discreti e rassicuranti: sono quelli di un nido, delle piume di un uccello, della legna di un bosco.
TENDENZE CALZATURE DONNA Minimal: una nuova semplicità, una sobrietà lussuosa e non fredda. Design: vere e proprie sculture in movimento. Winter Boot: ormai lo stivale è universale, non è nemmeno più una tendenza. Sport-glam: anche il tema dello sport non uscirà più dalle tendenze. Hyper Hyper: una nicchia molto definita che comprende calzature teatrali, estreme, dedicate alle grandi occasioni.
TENDENZE CALZATURE UOMO: Saville Row: Si torna a guardare ai modelli di fine ‘800, a riconsiderare quei codici di eleganza british. Saddlery: Calzature sportive che fanno riferimento a sport tipicamente europei, come cricket, tennis, equitazione, alpinismo: pelli robuste e aristocratiche, tagli modulari e innovativi. Urban Cowboy: è l’area della stravaganza, delle forme estreme, per apparire e stupire.
Interpretare la pelle conciata al vegetale. Nell’ambito del Programma Promozionale 2006, il giorno 20 febbraio si è tenuta a Tokyo, presso la Park Tower Hall di Shinjuku, l’ottava edizione di “Natural Sensations - presentazione delle tendenze moda”, collezioni primavera/estate 2008 delle pelli conciate al vegetale. L’evento si è svolto nell’arco di tutta la gior L’iniziativa è organizzata congiuntamente dall’Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE) e dal Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale. Natural Sensations, al quale hanno partecipato, complessivamente nelle due sessioni, 450 fra operatori e giornalisti, si è aperto con un breve saluto di Federico Balmas, Direttore Rete Ice in Giappone, che tra l’altro ha ribadito l’eccellenza mondiale della pelle italiana conciata al vegetale, ricordando che questo prodotto si rivolge a mercati sofisticati come gli USA, la Gran Bretagna ed il Giappone, primo fra i mercati di sbocco all’estero. La presentazione delle tendenze delle collezioni primavera/estate 2008, tenuta da Diane Becker, docente presso l’Istituto Polimoda di Firenze, si è ispirata ai venti, “sempre variabili come le tendenze della moda”. A quattro protagonisti della rosa dei venti, Tramontana, Scirocco, Levante e Ponente, sono state associate suggestive immagini e colori indicativi della prossima stagione. Il momento successivo è stato costituito dall’intervento di Simone Remi, Vice Presidente del Consorzio, che ha spiegato al pubblico la grande duttilità di questo pellame dalle antichissime origini. Remi ha sottolineato ch Passando infine ai dati relativi alle sole pelli conciate al vegetale, le indicazioni in possesso del Consorzio, ottenute da indagini effettuate presso le proprie aziende, 27 in totale, segnalano che nel 2006 la quota export, in crescita, risulta essere pari al 51% dell’intero fatturato, che è di 161 milioni di euro, concentrandosi prevalentemente in Europa, USA ed Estremo Oriente (Giappone). Ciò conferma da un lato l’apprezzamento di tale prodotto di nicchia da parte degli utilizzatori giapponesi (e di conseguenza dei consumatori finali) di articoli realizzati con tale materiale, dall’altro il valore di una iniziativa come Natural Sensations, che in pochi anni ha contribuito a diffondere con successo la conoscenza verso questo particolare prodotto, unico per qualità e per tipo di lavorazione.
Dal 14 al 16 febbraio ha avuto luogo la 14ma edizione di Rooms, la mostra di abbigliamento, accessori e gioielli giovani che sta riscuotendo sempre maggiore successo. Per la manifestazione, organizzata dal noto importatore giapponese HP France, sono stati previsti oltre 10 mila visitatori, la maggior parte dei quali buyers. Per la prima volta Rooms ha avuto luogo Vi hanno partecipato 242 marchi, soprattutto giapponesi. All’interno di Rooms, come di consueto, anche “Livingroom”, una “mostra nella mostra” dedicata ai designer stranieri, provenienti principalmente dall’Europa e dal continente americano. Due gli espositori italiani. L’evento gode del supporto della Fédération Française du Prêt à Porter Féminin (FFPAPF) e della Brazilian Fashion Designers Assocation (ABEST). A questa edizione, hanno tra l’altro partecipato anche 12 espositori brasiliani. Ha riscosso particolare interesse la sezione “Pregnant.”, che - a dispetto del nome - ha presentato i marchi giapponesi di abbigliamento maschile di cui si parla di più al momento. L’impressione della stampa è che la manifestazione abbia assunto una dimensione più internazionale. Sono, infatti, aumentati sia i marchi internazionali in vendita che i compratori stranieri che acquistano marchi giapponesi.
IJT – International Jewelerry Tokyo Dal 24 a 27 gennaio è stata organizzata, presso il centro espositivo Tokyo Big Sight, la fiera International Jewellery Tokyo che, come avviene da 18 anni è rimasta aperta agli operatori del settore per 4 giorni. Questa edizione ha visto, come avvenuto per le ultime due, la riproposizione di una Collettiva Nazionale interamente coordinata dall’ICE, in Italia ed in loco. Il Padiglione italiano è stato il più grande per superficie (circa 850 mq) e per numero di espositori. Sono state presentate, infatti, 53 aziende appartenenti ai principali distretti di produzione I dati relativi al periodo gennaio-dicembre 2006 per l’intero settore (oreficeria, gioielleria, argenteria), confermano l’assoluta supremazia di tre paesi fornitori di questo mercato (USA, Francia ed Italia) che occupano complessivamente il 63% del mercato di importazione giapponese. Con una quota di mercato del 15,9%, pari a 254 milioni di dollari in valore, l’Italia è stata nel 2006 al terzo posto dietro Stati Uniti (quota di mercato 24%) e Francia (23%). Più nello specifico, il comparto della gioielleria in oro (escluso catename) vede l’Italia al secondo posto tra i fornitori del Giappone con una quota del 21,9% e 185 milioni di dollari in valore. Nel comparto del catename in oro l’Italia, invece, occupa il primo posto fra i fornitori del Giappone con una quota del 76,0% (8 milioni di dollari in valore).
Ace acquisisce Zero Halliburton Un nuovo accordo conferma il rinnovato desiderio di acquisizioni di marchi esteri da parte di società nipponiche. Ace ha rilevato Zero Halliburton, marchio statunitense di valigeria che, se unito ai marchi propri e alle imminenti acquisizioni, rientra in un vasto piano di trasformazione di Ace in un business globale di valigeria e pelletteria. Ace ha acquisito Zero Halliburton, marchio statunitense di valigeria, a un prezzo stimato di 3 miliardi di yen (ca. 18,8 mln. di euro). Si tratta della prima volta che una società nipponica rileva un marchio di pelletteria estero. Nonostante Itochu Shoji abbia, infatti, in passato assunto il controllo di Le Sportsac, lo fece tramite un terzo. Zero diverrà una società controllata al 100% da Ace e porterà in dote circa 50 dipendenti. Ace e Zero erano in relazioni commerciali dal gennaio 2005 quando i due siglarono un accordo di distribuzione per il mercato giapponese e altri mercati asiatici. Da allora, Ace si è preso il tempo per conoscere il marchio e i suoi dipendenti e ha deciso all’inizio dell’anno scorso che sarebbe stata una aggiunta ideale alla propria scuderia di marchi. Dopo avere detenuto la licenza Samsonite per il Giappone per circa 40 anni, Ace ha perso il contratto due anni fa. Aveva iniziato a prepararsi a questa perdita siglando accordi con vari marchi attraverso Itochu. Uno di questi era stato, ad esempio, Tumi, per il quale Ace aveva creato una affiliata locale in cui Ace detiene una quota dell’84%. Aveva firmato una licenza con Itochu anche per la valigeria Paul Smith e costruito forti relazioni con Adidas e Daks. Tuttavia, la spinta propulsiva principale della strategia di s Per le vendite, Ace intende sviluppare Zero Halliburton andando oltre la sua gamma principale di ventiquattrore e valigie in alluminio, aggiungendo ad essa prodotti in policarbonato e linee moda e creando un marchio più elaborato di borse da uomo e accessori. Aggiungendo le proprie notevoli capacità produttive al consolidato marchio Zero Halliburton, Ace si aspetta di triplicare le vendite a 15 miliardi di yen (ca. 94 mln. di euro) nell’arco di tre anni. Il fatturato di Ace ha toccato 27,2 miliardi di yen nell’anno conclusosi nel dicembre 2006, segnando un più 5,6% rispetto al precedente esercizio.
Distribuzione frazionata: un nuovo modello per i marchi esteri Di recente, vari marchi esteri leader hanno siglato accordi con società nipponiche, in qualche caso sollevando le proprie società controllate dall’attività di distribuzione. Diversamente dal passato, tuttavia, gli elementi della distribuzione affidati a terzi vengono selezionati con maggiore attenzione, mantenendo internamente gli aspetti chiave del brand marketing. Ciò non significa però che si sia conclusa la fase che ha visto la rottura del tradizionale modello di joint venture. Nel corso dell’ultimo decennio, il trend dominante della distribuzione dei marchi esteri nel Sol Levante si è basato sulla revoca di licenze e accordi di distribuzione a beneficio delle proprie affiliate locali. Ora, tuttavia, almeno un paio di aziende stanno passando dalla distribuzione in proprio ad un nuovo modello di collaborazione con società locali. Le catene di select shop si sono fatte notare di recente per i loro nuovi legami con i marchi esteri. Restir, promettente gruppo di select shop, ha siglato di recente un accordo con Gucci per costituire una joint venture per la distribuzione di Balenciaga. Givenchy è un altro noto marchio che ha affidato ad altri l’attività distribut Oltre agli accordi di distribuzione standard, i marchi internazionali hanno iniziato a adottare un modello di distribuzione più selettivo per il Sol Levante: esternalizzando la distribuzione alle società di select shop, ai produttori e distributori di abbigliamento ma, diversamente rispetto al passato, trattenendo internamente le funzioni di marketing e concessione licenze. Mentre l’alta quotazione dell’euro è uno dei fattori da valutare in quanto il rischio di fluttuazioni valutarie viene condiviso con terzi, una considerazione più importante consiste nell’ottimizzare il business nipponico, consentendo alle affiliate di concentrarsi sui propri punti di forza e affidandosi al tempo stesso a terzi laddove riescano a fare di meglio, ma - fattore cruciale - sempre mantenendo internamente il controllo del marchio. Questo mantenimento del controllo è pressoché universale, poiché l’effetto negativo sul “brand equity” delle caotiche attività di marketing e concessione licenze ha indotto numerose società a costituire affiliate nipponiche e a revocare licenze e accordi di distribuzione nell’ultimo decennio. Oltre a mantenere il controllo del marchio, un’altra caratteristica delle recenti iniziative è stata la scelta più selettiva dei partner. In passato, venivano spesso siglati degli accordi di distribuzione di un intero marchio con una società locale ben consolidata in un settore come quello dell’abbigliamento uomo o donna. Ora i marchi stanno ripartendo i diritti di distribuzione. In altri casi, la distribuzione delle varie linee viene suddivisa, anche quando il distributore è affermato in tutti i settori, solo per riservarsi possibilità di scelta e ridurre la dipendenza da un solo partner. Un buon esempio è Ungaro che detiene un accordo con Sanki Shoji per la gestione della distribuzione dell’abbigliamento donna, mentre Ungaro Japan si occupa di marketing e distribuzione su licenza. Anziché affidare a Sanki Shoji anche l’abbigliamento uomo, Ungaro ha siglato un accordo con Bus Stop, società controllata da Onward Kashiyama, per la gestione di tutto l’abbigliamento uomo a partire da questa primavera. Sanki Shoji si occupa anche dell’abbigliamento uomo di Etro (mentre il resto viene gestito direttamente da Etro Far East) e cura inoltre la distribuzione dell’abbigliamento donna Brioni verso i select shop, mentre Brioni Japan gestisce il resto. Mentre alcuni marchi stanno costituendo società in proprio e altri stanno sottoscrivendo accordi di esclusiva con un distributore, il crescente numero di accordi di distribuzione parziale si sta rivelando una utile via di mezzo che può andare bene ad altri. Un piccolo marchio europeo, che non desidera essere nominato, ha affermato di stare per revocare anch’esso un accordo di distribuzione esclusiva. Il marchio sarebbe orientato a scegliere tre società diverse per gestire abbigliamento uomo, abbigliamento donna e bambino ma, fatto cruciale, aprirebbe anche un piccolo ufficio in Giappone per gestire il brand marketing, assistere i licenziatari e tenere d’occhio i distributori. Questo marchio ha dichiarato che questa configurazione gli costerebbe il 90% in meno rispetto alla creazione di una propria controllata per la distribuzione, dandole al tempo stesso accesso alle elevate potenzialità distributive dei propri partner locali.
L’amore che Sazaby nutre per i marchi casual francesi era nato con Agnes B. Quando i diritti di distribuzione per il Giappone sono ritornati a CMC, la società madre francese di Agnes B, Sazaby - le cui attività spaziano dalla moda al lifestyle, fino ad arrivare ai generi alimentari - ha creato una nuova alleanza con Isetan e ha ingaggiato un nuovo marchio francese, Zadig & Voltaire. Nell’autunno 2005, Sazaby League e Isetan avevano costituito una nuova società denominata ISL, controllata per l’81% da Sazaby e per il 19% da Isetan. L’idea che stava dietro questa società consisteva nell’arruolare una gamma eterogenea di marchi esteri di moda, interni e del settore alimentare, per poi applicare un giudizioso mix fra le competenze di Sazaby in materia di brand marketing sul fronte lifestyle e la straordinaria abilità di Isetan in materia di distribuzione e banche dati dei clienti. Mettendo assieme i punti di forza delle due società, l’intenzione era di sviluppare i marchi esteri ad un livello che nessuna delle due era riuscita a raggiungere da sola. Se Sazaby in passato ha avuto successo con marchi come Agnes B, non aveva mai raggiunto gli alti livelli delle principali società di abbigliamento nazionali. Anche Isetan aveva lavorato con vari marchi esteri, fra cui Anna Sui, attraverso la propria affiliata Mamina, senza tuttavia creare una attività di distribuzione indipendente di reale successo. L’accordo è arrivato anche in un momento in cui Sazaby aveva appena perso l’attività Agnes B, compresa l’altamente redditizia distribuzione in licenza di pelletteria Agnes B Voyage. Sebbene le vendite fossero sen Parliamo adesso di Zadig & Voltaire, il marchio francese di abbigliamento casual rivolto alle donne e alle loro figlie fondato nel 1989, che è diventato una catena nota e stimata con 35 negozi in Francia e circa 15 all’estero, e un fatturato di circa 9 miliardi di yen (ca. 56 mln. di euro). ISL ha arruolato Zadig & Voltaire nel 2005 e aperto il primo negozio nel quartiere di Aoyama nel marzo 2006, riscuotendo successo fra le agiate madri con le rispettive figlie che abitano nell’area. In settembre, Isetan ha aperto uno shop-in-shop dedicato a questo marchio all’interno di Isetan a Shinjuku. Come Agnes B, Zadig & Voltaire si sta rivelando popolare per un ampio ventaglio di clienti, il 40% delle quali sono trentenni ed il 20% quarantenni, secondo quanto riferito da Isetan. Anche in questo caso, come per Agnes B, il partner nipponico apporta numerosi input nei tessuti, disegni e accessori al fine di mettere a punto un prodotto che si rivolga a target specifici per il Giappone. Quest’anno, fino al 50% dei prodotti sarà pianificato congiuntamente fra Tokyo e Parigi, compresi gli adeguamenti delle taglie. È prevista una distribuzione su licenza anche di borse e accessori. Ora che gli adeguamenti dei prodotti sono completi e che è attivo un buon canale di comunicazione, ISL sta pianificando aperture di negozi in rapida successione, ed è su questo fronte che il coinvolgimento di Isetan assicura a Sazaby un livello di potenza distributiva che quest’ultimo non potrebbe avere con le sole proprie forze. Utilizzando la rete di grandi magazzini affiliati a ADO, il proprio gruppo di acquisti, Isetan sta predisponendo le migliori ubicazioni di negozi per questo marchio in punti vendita quali Iwataya, Meitetsu e Marui Imai. Zadig & Voltaire ha inaugurato un negozio anche a Roppongi Hills, portando il totale a sette. Gli osservatori suggeriscono che altri 20 negozi saranno aperti nei prossimi tre anni, e che genereranno un fatturato di circa 7 miliardi di yen (quasi 44 mln. di euro), mentre la successiva tappa sarà l’espansione nel resto dell’Asia. Ora che questo primo marchio fondamentale si è assestato, sono attesi quest’anno nuovi accordi di distribuzione con marchi francesi per il mercato nipponico.
Ships, catena di select shop da tempo affermata, anche se ora non proprio di primo piano, sta ora esaminando la possibilità di incrementare le linee di abbigliamento donna riservando particolare attenzione ad una fascia di età più alta. Questa catena si augura che cambiamenti del genere contribuiscano alla prosecuzione del suo nuovo slancio di crescita, consentendole di raggiungere i vecchi rivali. La catena di select shop Ships, sta per spostarsi ulteriormente verso l’abbigliamento donna, seguendo le orme del proprio rivale molto più grande United Arrows. Negozi come il nuovo punto vendita di Ginza, la cui apertura è prevista a marzo, proporranno solo abbigliamento donna, portando il numero totale di questo tipo di negozi a sette. Il nuovo negozio sarà chiamato Ships Ginza Women’s e, con 336 mq articolati su tre piani di spazio di vendita, sarà il più grande negozio di abbigliamento donna Ships finora esistente. Il piano terra proporrà borse e altri accessori, mentre capi con marchio proprio e importati saranno esposti al primo piano. L’interrato proporrà una nuova gamma di articoli rivolti alle trentenni e quarantenni. Ships punta a realizzare il primo anno un fatturato di circa 500 milioni di yen (ca. 3,1 mln. di euro). Molti dei nuovi prodotti mireranno alla fascia alta con materiali, come le sete, di livello altrettanto elevato. A detta della società, i prezzi saranno - comunque - ragionevoli, con abiti proposti ad un prezzo medio di circa 20.000 yen. Gli articoli destinati al precedente target di Ships, quello delle 25-35enni, cresceranno di prezzo del 20-30% rispetto ad altre sedi – una variazione che l’azienda intende applicare in un secondo momento alla maggior parte dei propri negozi. Ships si augura che molte delle sue clienti di vecchia data seguano il marchio man mano che invecchiano. Ships lancerà anche un altro marchio proprio presso il suo nuovo punto vendita di Yokohama Lalaport in marzo. Il negozio sarà un tradizionale select shop misto che si rivolge a entrambi i sessi, mentre il nuovo marchio proporrà una linea di abbigliamento donna casual con prezzi medi attorno a 15.000 yen per un abito. Ships farà seguire a questi due nuovi negozi un altro marchio donna casual da proporre in un punto vendita specializzato in abbigliamento femminile nel quartiere di Namba, a Osaka, in aprile. Il fatturato di Ships è calato dopo il 2000, ma ha recuperato negli ultimi due anni. Si prevede che a febbraio le vendite abbiano mancato di poco i 20 miliardi di yen (ca. 129 mln. di euro), segnando un secondo periodo di crescita. Questa catena si aspetta di incrementare le vendite di abbigliamento donna a circa il 40% del proprio totale nei prossimi anni, e spera che in tal modo possa tornare in linea con operatori del calibro di United Arrows, Beams e Baycrews che per il momento la hanno ampiamente superata.
Lo yen debole sta costringendo ad un ripensamento delle strategie in Giappone in qualche misura, ma meno di quanto suggerirebbero le voci più allarmistiche. Numerosi marchi di lusso hanno registrato buoni risultati negli ultimi due trimestri nonostante una performance più debole riscontrata dalla società statunitense Tiffany. In questo paese la domanda di prodotti di lusso rimane solida, benché il quadro commerciale sia innegabilmente divenuto molto più arduo rispetto a cinque anni fa. Uno yen debole tuttavia significa anche che gli immobili da destinare al retail costano molto meno e che gli investimenti continuano ad affluire. Nel frattempo, con il livello della valuta artificialmente basso, gli importatori stanno avendo dei ripensamenti – fino ad arrivare a prendere in considerazione il trasferimento della produzione in Giappone.
Molti marchi del lusso hanno ancora spazio per crescere La debolezza dello yen ha indubbiamente intaccato i risultati finanziari di numerosi marchi della moda e del lusso europei e statunitensi, ma forse più sorprendente è stata la capacità di ripresa di vari attori di primo piano, in particolare nel lusso. È vero, se confrontati ai risultati di altri mercati come gli USA, parti del Sud Est Asiatico e la Cina, le vendite in Giappone non appaiono ottime, ma ciononostante sono comunque in crescita – un dato un po’ sorprendente data la già grossa fetta di vendite realizzata nel Sol Levante e la rapida crescita registrata in questo paese nell’ultimo decennio. Sono comunque molti i marchi che non si sono ancora sviluppati ai livelli di saturazione. Ad esempio Bottega Veneta ha realizzato un solido fatturato nel 2006 segnando un più 70%, una crescita in buona parte dovuta al mercato nipponico chiave. Sempre l’anno scorso, il gruppo Gucci ha siglato nuovi accordi di distribuzione per il mercato giapponese per Balenciaga con Restir, e Stella McCartney con Unit & Guest del gruppo Sanei International. Anche Coach ha registrato forti vendite nel terzo trimestre conclusosi il 30 dicembre. Non considerando le variazioni del mercato valutario, il fatturato nipponico è salito del 17% cui si aggiungono i nuovi negozi e il lancio della collezione Legacy. Se da un lato la crescita è lievemente rallentata rispetto agli ultimi anni, ulteriori incrementi delle vendite sono attesi nel secondo semestre con l’apertura prevista di 10 nuovi negozi, un dato che porterebbe il totale netto dei nuovi negozi a 20 nell’intero anno. Mentre alcune delle principali maison del lusso non hanno assistito ad una crescita del genere, la performance è stata ragionevole considerando le pressioni esercitate sui prezzi. Richemont ad esempio ha registrato un ottimo più 15% del fatturato globale non considerando le variazioni del mercato valutario nel terzo trimestre. Tuttavia, mentre le vendite asiatiche complessive hanno segnato un più 13%, il fatturato giapponese è salito del 6% in termini nominali, mentre in termini reali è calato del 2% se convertito in euro. La forza e la capacità di ripresa di questi marchi contrastano con i risultati ottenuti da Tiffany. Mentre il braccio giapponese del marchio di gioielli di lusso si sta sforzando di invertire la tendenza, le vendite rimangono instabili. Le vendite natalizie hanno subito una contrazione del 4% su base tendenziale, una pesante riduzione considerando che il Giappone rappresenta circa la metà del fatturato internazionale di Tiffany. La società continua a trattare con Mitsukoshi in merito alle proprie locazioni e ulteriori ristrutturazioni potrebbero essere imminenti. Tiffany ha inaugurato il suo 52esimo negozio a Roppongi Hills all’inizio di novembre 2006, dopo avere aperto altri punti vendita nelle meno prestigiose ubicazioni di Mito e Yonago. Un terzo di questi negozi è ubicato
Giappone: nuovo centro di produzione Mentre alcune delle società di primo piano, particolarmente quelle che operano nella zona euro, stanno adeguando i prezzi, giocando con il mix di prodotti, investendo ulteriormente in nuovi negozi e sviluppando le seconde linee dei propri marchi, i marchi più piccoli, specialmente quelli venduti attraverso distributori nipponici, stanno prendendo in considerazione provvedimenti più drastici per contrastare gli effetti dello yen debole. Il nuovo approccio più strabiliante è stato quello di trasferire la produzione di alcune linee di prodotti in Giappone. Una soluzione che sarebbe stata inaudita cinque anni fa, quando buona parte dell’enfasi era posta sulla riduzione dei licenziatari esistenti e sulla necessità di sgomberare il mercato da qualsiasi prodotto che diluisse il marchio. La differenza, tuttavia, è che stavolta anziché accordare in licenza la produzione, le società estere guardano semplicemente al Giappone come paese per eventuale lavorazione conto terzi – anche se verso la fascia più alta della scala. La maggior parte dei marchi che prendono in considerazione una iniziativa del genere sono quelli legati ai distributori giapponesi anziché quelli che vantano società controllate in loco, e sono i distributori che reperiscono i servizi di produzione. Bus Stop, controllata di Onward Kashiyama, ha di recente iniziato a produrre per conto di Bernhard Wilhelm. Il progetto ha avuto inizio la scorsa primavera e, grazie al suo precoce successo, Bus Stop ha anche iniziato a produrre parti delle gamme di altri marchi europei che gestisce, quali Anne Valérie Hash e Sharon Wauchob. A partire dall’ultima stagione Autunno/Inverno, Bus Stop ha anche i Nel 2005, Vetements Wim Neels ha iniziato a trasferire la produzione dall’Italia in Giappone, avendo l’euro forte spinto i prezzi nipponici oltre il budget della clientela di questo marchio. Oggi il 65% della produzione viene gestita in Giappone. Come conseguenza, i prezzi sono scesi del 20% e il distributore giapponese sostiene che il marchio sia riuscito a raffinare maggiormente i dettagli dei modelli grazie alla proverbiale maestria dei giapponesi. Altri ritengono che trovare produttori per conto terzi in Giappone sia effettivamente più facile rispetto ai propri paesi. In particolare gli stilisti britannici ritengono che la produzione su piccola scala nel Regno Unito sia sempre più scarsa in quanto un numero sempre maggiore di ditte è costretto a chiudere a causa del livello decisamente elevato della sterlina. White Room, ad esempio, distributore e gestore di select shop, fa produrre da tre anni in Giappone i modelli creati da Kim Jones, stilista britannico di abbigliamento uomo, e sostiene che la qualità e i tempi di consegna sono migliorati e che aumenta il numero delle fabbriche che ben comprendono i trend moderni dell’abbigliamento uomo. Al tempo stesso, il costo della produzione è sceso della metà. Non deve sorprendere quindi il fatto che la quasi totalità della produzione di questo marchio abbia luogo in Giappone. In tutti i casi, ora vengono compiute visite regolari di rappresentanti delle fabbriche agli stilisti e viceversa ed è stato risolto anche il problema delle taglie – in larga misura utilizzando modelli in Giappone che hanno forme del corpo e taglie simili a quelle degli europei. La quasi totalità dei marchi che ha trasferito parte della produzione in Giappone ha registrato incrementi delle vendite. Wilhelm ad esempio ha assistito ad un aumento delle vendite in Giappone compreso fra il 50% e il 65%. Sussistono tuttavia dei limiti nella misura in cui i marchi possano trasferire la produzione in Giappone senza diluire in qualche misura l’immagine del marchio, per quanto stretti siano i legami e la frequenza delle visite alle fabbriche. Numerosi distributori esitano ora a trasferire altra produzione qui – nonostante i vantaggi in termini di risultato finale – per via della paura di adattarsi troppo al mercato locale, e perdendo proprio quella unicità che è l’elemento primario che offre al marchio un mercato in Giappone. Vetements Wim Neels rilancerà quest’anno ad esempio la propria linea di abbigliamento uomo, Taille, e il 90% della produzione sarà effettuata in Italia.
La domanda di prodotti d’importazione resta forte Allo stesso tempo, la domanda di marchi d’importazione resta forte, si diversifica e sta avendo un prepotente ritorno in alcuni grandi magazzini. I grandi magazzini Keio, per esempio, alla fine dell’anno scorso e per la prima volta da dieci anni a questa parte, hanno annunciato la loro intenzione di incrementare l’acquisto di abbigliamento di marchi stranieri. Fino al 1996 i compratori di Keio si recavano all’estero per gli acquisti, ma poi la società decise di tagliare le trasferte estere per ridurre i costi. Adesso Keio è tornato sui suoi passi ed i suoi compratori stanno volando in Europa e negli Stati Uniti per acquistare direttamente le nuove produzioni. Il motivo? La concorrenza da parte di altri grandi magazzini che hanno fatto la stessa cosa: hanno aumentato il nucleo centrale degli acquisti di marchi internazionali non disponibili ai concorrenti, per favorire la differenziazione dei loro negozi in modo da attirare nuovi clienti. Nel caso di Keio, la concorrenza sta diventando particolarmente accesa per il suo punto vendita principale di Shinjuku. Isetan e Takashimaya, infatti, stanno entrambi effettuando una ristrutturazione completa dei loro negozi. Takashimaya prevede di introdurre un gran numero di nuovi marchi, tra cui poi scegliere quelli che ottengono maggior gradimento per inserirli negli altri suoi negozi. Isetan, invece, ha ottenuto un enorme successo con la sua nuova ala dedicata all’uomo, fatto che ha già suscitato nei concorrenti locali una certa preoccupazione e che rischia di diventare panico vero e proprio quando l’intero negozio sarà finito. La ciliegina sulla torta, è che anche JR East sta curando il potenziamento degli shopping building Lumine adiacenti alla stazione di Shinjuku e la crescita delle sue vendite ha già surclassato i grandi magazzini vicini suoi concorrenti. Nell’ultimo decennio Keio si è sempre affidato a trading company e ad aziende giapponesi di abbigliamento per la fornitura di prodotti, ma il problema di questa impostazione risiede nel fatto che il negozio finisce per commercializzare dei prodotti banali e di larghissima diffusione presenti ovunque. Ora la dirigenza si è resa conto che i buyer sono indispensabili e che l’unico modo per competere è quello di acquistare direttamente all’estero. È soprattutto per questa ragione che risulta alquanto improbabile una diminuzione della domanda di marche europee e statunitensi. La concorrenza a livello di grande distribuzione è viva e va rafforzandosi. Per i grandi magazzini e le catene di select shop oggi l’unico modo per competere consiste nel differenziarsi dalla concorrenza. Attualmente le catene di negozi specializzati, efficienti e sempre più estese, forniscono il “grosso” dell’abbigliamento quotidiano per la maggior parte dei giapponesi, mentre i marchi di lusso soddisfano gran parte della richiesta di beni frivoli e di regali. Per evitare di diventare dei semplici gestori di spazi da concedere ai marchi di lusso e di sopravvivere in qualche modo in questo nuovo scenario, i grandi magazzini ed i select shop devono inventarsi “qualcosa di diverso”.
Prezzi in aumento Apparentemente “qualcosa di diverso” significa anche qualcosa di più costoso, contribuendo così a smorzare almeno in parte l’impatto dell’aumento dei prezzi provocato da uno yen debole. Dai rapporti recenti dei buyer di grandi magazzini emerge che i prezzi d’acquisto medi degli articoli di abbigliamento e degli accessori sono in aumento. Soprattutto per quanto riguarda borse ed accessori, la crescita dei prezzi medi è sostenuta da un aumento dei marchi importati e da un livello qualitativo più alto da parte di tutti i fornitori in generale. L’euro forte causa obbligatoriamente un rialzo dei prezzi al dettaglio giapponesi, ma ciò avviene contestualmente ad un potenziamento e ad un riassortimento dei reparti di accessori dei grandi magazzini con prodotti di fascia più alta. I nuovi reparti attirano una clientela più giovane disposta a spendere di più. Il grande magazzino Matsuya a Ginza, per esempio, ha rinnovato e riposizionato la sua zona di vendita per le borse nel settembre dello scorso anno, inserendo nuovi marchi, elevando la qualità media dell’assortimento e aumentando la percentuale di prodotti compresi nella fascia da 50.000 a 70.000 yen (da 315 a 440 euro ca.). Conseguentemente il prezzo medio di vendita è passato da 4.000 a 29.000 yen. Anche Millennium Retailing ha investito in corner dedicati a borse d’importazione in quattro dei suoi negozi Sogo e Seibu, presentando marchi come Anya Hindmarch e Francesco Biasia. Il prezzo medio degli acquisti è salito da 3.000 a 25.000 yen. Ma soprattutto i marchi europei e statunitensi sono stati favoriti dalla Cina. È lì, infatti, soprattutto per quanto riguarda le borse e gli accessori, che avviene l’80% della produzione. Se in passato questo fatto aveva contribuito a ridurre i costi, oggi i prezzi in Cina stanno lievitando notevolmente, costringendo le aziende giapponesi ad aumentare i prezzi o a tagliare gli utili. Mentre alcuni produttori stanno trasferendosi in altri centri come il Vietnam, per le aziende di fascia alta lo spostamento dei team di controllo della qualità e di altre risorse non è così facile. In generale, quindi, è alquanto probabile che una domanda più elevata di marchi stranieri per motivi di concorrenza e un aumento dei prezzi non solo nei grandi magazzini e nei select shop, ma anche per i marchi giapponesi diventino un tratto distintivo locale. È indubbio che questi fattori aiuteranno i marchi stranieri a competere in Giappone, compensando alcuni degli attuali problemi commerciali. Inoltre la situazione sarà favorita da ulteriori investimenti da parte dei marchi, incentivati da uno yen debole. Gli analisti e gli operatori valutari, peraltro, sono apparentemente concordi sul fatto che lo yen si stia avvicinando al suo minimo e che un ulteriore indebolimento, in particolare nei confronti dell’euro, sia improbabile. Con la prospettiva di un aumento dei tassi d’interesse e, da ultimo, di un ritorno dei tassi di cambio ad un livello più realistico, le pressioni sui marchi stranieri dovrebbero allentarsi. Ciò che non cambierà molto nel breve periodo, tuttavia, è il calo generalizzato della somma spesa dai consumatori per acquistare articoli moda, come percentuale delle spese personali in totale. La stagnazione e la continua diminuzione dei salari in molti settori, spinge i consumatori ad essere sempre più attenti al valore. Ciò non significa soltanto andare alla ricerca di articoli più convenienti per la spesa di tutti i giorni ma, stranamente, anche spendere per articoli di lusso prestando però un’attenzione maggiore al valore, con consumatori disposti ad usare il denaro per oggetti realmente di alta qualità, capaci di dare una notevole soddisfazione personale. Si assiste a un più marcato interesse verso gli articoli di lusso per la casa, come arredi e tessili, per prodotti alimentari costosi provenienti da negozi come Dean & Deluca, per prodotti per la cura personale e per viaggi di lusso sia in Giappone sia all’estero. L’amore dei giapponesi per la qualità e i prodotti stranieri di design è ben lungi dall’esaurirsi. Al contrario è prevedibile che continui a crescere, sebbene sotto forma di consumo individuale più eterogeneo.
Prossima apertura dei primi negozi statunitensi di Muji a New York Anche se al momento in cui si scrive non è stato fatto un annuncio ufficiale, la società del marchio Muji, Ryohin Keikaku, avrebbe in programma di inaugurare i suoi due primi negozi statunitensi a New York nel secondo semestre di quest’anno. Le aperture avverranno sette anni dopo il primo annuncio da parte della società dell’intenzione di entrare nel mercato statunitense. Allora l’attenzione di Muji era stata distolta da altri mercati europei e asiatici, nonché dalla necessità di ristrutturare le sue catene di approvvigionamento in patria. Al momento Muji ha negozi nel Regno Unito, in Francia, in Spagna, in Svezia, in Norvegia, in Italia, in Germania, in Irlanda, a Hong Kong, a Taiwan, a Singapore e nella Cina continentale. L’anno scorso le vendite estere hanno costituito soltanto un magro 10% del fatturato totale, ma la società ha in programma di portare questa quota al 20% nel medio periodo.
Daimaru ristrutturerà il suo negozio di Fukuoka Hakata Daimaru, la società che gestisce il grande magazzino Daimaru Fukuoka Tenjin, ha in programma di rinnovare questo punto vendita nel corso del prossimo triennio, con una spesa stimata di 4 miliardi di yen per una ristrutturazione completa. Parte del rifacimento comporterà sia la trasformazione di un certo numero di spazi vendita in aree flessibili con un merchandising variabile, sia l’inclusione di shop-in-shop permanenti di marchi di lusso in altri reparti. Nell’ala est saranno aggiunti nuovi marchi di lusso nel tentativo di differenziare i due edifici di cui è composto il negozio. Il progetto sarà completato nel 2009.
Alpen concederà in franchising i suoi centri per il fitness Alpen, il principale operatore al dettaglio di articoli sportivi in Giappone, continua ad annunciare nuove ed allettanti iniziative volte a conservare il suo primato. La più recente si ispira a Mizuno e ad altri marchi, e prevede l’apertura di mini centri fitness per una diffusione del marchio da un lato e l’ottimizzazione degli spazi dall’altro. I progetti di Alpen, tuttavia, vanno ben oltre. Ambizioso obiettivo dei prossimi cinque anni è l’apertura di 1.000 mini centri fitness, realizzati utilizzando il modello commerciale del franchising. Chiamati Alpen Quick Fitness (AQF), queste palestre si rivolgono a donne impegnate alla ricerca di una rapida iniezione fitness, come – ad esempio - una classe di aerobica di 30 minuti. L’elemento chiave di questo modello commerciale risiede nel fatto che le sale sono strutturate per funzionare in spazi molto piccoli. La società ha iniziato il reclutamento di concessionari esclusivi chiedendo una quota di avviamento iniziale di 2,5 milioni di yen (ca. 15.600 euro) e successivamente royalty pari al 5% delle vendite. In cambio Alpen mette a disposizione i macchinari per il fitness di sua produzione, progettati per adattarsi alla corporatura giapponese. Si prevede che una sala AQF standard possa arrivare a fatturare 30 milioni di yen l’anno e produrre utili di gestione per 6 milioni di yen, utilizzando una superficie media di 100 mq e pagando 300.000 yen di affitto mensile. La nuova operazione segna l’inizio di una vasta espansione per Alpen e si aggiunge ai 358 negozi presenti con le insegne Alpen, Sports Depo e Golf 5.
Per riuscire a conquistare una fetta del redditizio mercato giapponese, i marchi dell’Europa occidentale non dovranno più soltanto competere con gli altri concorrenti europei, quelli statunitensi e quelli locali: oggi anche i marchi dell’Europa dell’Est stanno tentando di entrare in questo mercato. Stenders, un produttore e distributore lettone di saponi e prodotti cosmetici da bagno, ha aperto il suo primo negozio in Cina, presso il centro commerciale “The Place” di Pechino e, nel corso dell’anno, ha in previsione di aprire un negozio in Giappone. “Inizialmente ci chiedevamo se i nostri prodotti avrebbero interessato questa area, ma poi ci siamo resi conto che non c’era soltanto interesse, ma anche dei partner di cooperazione e un piano di sviluppo” ha dichiarato il CEO Janis Berzins. Stenders ha anche negozi in Lituania, Estonia, Polonia, Ungheria, Irlanda, Paesi Bassi, Gran Bretagna, nella Comunità degli Stati Indipendenti e negli Stati Uniti.
Da dicembre, alcuni negozi Seiyu hanno iniziato a cedere in affitto degli spazi a Uniqlo per la vendita di abbigliamento. Il primo caso è stato quello del negozio Uniqlo aperto a metà dicembre presso il Seiyu Rakuichi di Nagahama, nella provincia di Shiga. Progettato per essere in parte parco di divertimenti, in parte centro commerciale, il complesso Rakuichi era nato come concept store di Seiyu alla fine degli anni Ottanta, e per la sua ubicazione sul lago Biwa avrebbe dovuto attirare clienti provenienti da molto lontano, pronti a venire da Kyoto o Fukui in autostrada. Il centro commerciale aveva delle attrattive rispetto agli altri, ma la località si dimostrò problematica. Ora, il complesso Seiyu completamente rinnovato, verrà maggiormente incontro alle esigenze dei clienti locali e Uniqlo ha chiuso il suo negozio nella città di Nagahama riaprendolo all’interno del centro commerciale. Seiyu, come Daiei, ha intenzione di continuare a inserire come locatari dei suoi principali centri commerciali e GMS (General Merchandise Stores), gestori di prodotti di marchi affermati. Nel periodo compreso tra marzo e agosto, le vendite a perimetro costante di abbigliamento avevano registrato un incremento dello 0,8%, una percentuale inferiore alla maggior parte delle altre categorie. Nello stesso periodo e sempre su base a perimetro costante, infatti, le vendite di casalinghi erano aumentate del 3,9% mentre quelle dei generi alimentari dell’1,7%. Wal-Mart, la società che controlla Seiyu al 100%, oltre a servirsi di competenze specializzate in alcuni dei punti vendita Seiyu, continuerà a sviluppare i marchi propri di abbigliamento, che comprendono anche etichette come George e Simply Basic. La società ritiene, infatti, di offrire già un livello qualitativo in grado di attirare gli acquirenti giapponesi e di essere competitiva anche a livello di prezzi. È probabile che Wal-Mart si auspichi che alcuni noti marchi specializzati decidano di affittare spazi all’interno dei suoi negozi, contribuendo a far conoscere le sue offerte nel settore dell’abbigliamento e altre novità per quanto riguarda i generi alimentari.
Noevir, nota società giapponese di cosmetici, ha concluso una joint venture in Cina con due partners, Shanghai Lian You Li Jia Trade e Shanghai Bailian Group. L’iniziativa prevede lo sviluppo di shop-in-shop e corner in negozi cinesi della grande distribuzione, tra cui quelli di proprietà dei nuovi soci. Il primo aprirà all’interno dell’Orient Shopping Centre a Shanghai. Noevir prevede vendite per circa 1 miliardo di yen entro il 2010.
Uniqlo lancia una linea denim da donna Uniqlo si sta dando molto da fare per migliorare le vendite dell’abbigliamento femminile sin da quando, tre anni fa, è cominciato il loro declino. Il più recente tentativo in tal senso è una nuova linea da donna in denim, messa in vendita dalla metà di febbraio con il nome di “Boyfriend Jeans”. La linea offrirà sia linee baggy (più ampie) che straight (jeans diritti ma senza essere skinny). Il tessuto di buona consistenza, i passanti alti per far passare una cintura larga, l’effetto un po’ mascolino producono nell’insieme un look molto femminile. Mentre gli skinny jeans erano offerti solo in nero e blue, le nuove linee comprendono anche il jeans più chiaro e la versione “damaged”. Un paio di jeans costa 3.990 yen (26 euro circa)
T’s Square firma un accordo con Tony Mora T’s Square ha siglato un accordo esclusivo per l’importazione del marchio di calzature spagnolo Tony Mora. La distribuzione inizierà quest’autunno. Le calzature di Tony Mora, che compaiono spesso nelle riviste dato il grande successo che riscuotono presso le celebrità, saranno messe in vendita a partire da 50.000 yen.
È cambiata la strategia della sezione del grande magazzino Takashimaya che si occupa di cataloghi di vendita per corrispondenza. Essa si propone, infatti, di attirare una clientela di età compresa tra i quaranta ed i cinquantanove anni, riducendo così la sua dipendenza da clienti sessantenni e ultrasessantenni che fino ad oggi hanno costituito più del 50% della sua clientela. Per riuscirci Takashimaya ha lanciato cataloghi specializzati, imparando la lezione da Belluna. Ha inoltre creato anche un nuovo marchio del rivenditore di abbigliamento, chiamato i3 (si legge ai-toroa), venduto esclusivamente online. Takashimaya afferma che il catalogo ha funzionato con l’80% dei suoi 60.000 clienti tra i quaranta e i cinquantanove anni, e in autunno pensa di inserire anche articoli del settore casalinghi ed accessori. Anche Mitsukoshi sta facendo qualcosa di analogo. Ha diffuso 250.000 copie di “Jiko”, un catalogo per i suoi clienti dai 50 anni in su ed un altro catalogo di articoli sportivi, con una tiratura analoga, chiamato Stylish Sports. Per i clienti che hanno problemi di taglia e di vestibilità, Mitsukoshi ha un catalogo chiamato “Pittari” diffuso in 300.000 copie. Mitsukoshi sta inoltre stringendo contatti con case editrici per riservarsi degli angoli dedicati all’interno di negozi e cataloghi, collaborando con riviste come Pia e Sotokoto. |
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Istituto nazionale per il Commercio Estero |
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