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41ma edizione di “Shoes from Italy” Sumitomo conquista nuovo terreno nel settore moda Marchi giapponesi di cappelli puntano all’Europa e agli USA Alcuni interrogativi su ADO dopo la fusione tra Mitsukoshi e Isetan J Front Retailing punta a un margine del 5% entro il 2010 Ace si muove verso la fascia alta e all’estero UA inaugura una catena di articoli sportivi di moda Perché la gente compra tramite catalogo o online? Dove fate acquisti? Gli studenti rispondono “Tokyo Disneyland” in testa al sondaggio dei marchi in crescita MOSTRA PREVIEW 2008 – Italian Jewellery Collection Bonpoint aspira a crescere in Giappone Mauboussin consolida la sua presenza in Giappone Riapertura parziale del negozio di Daimaru a Tokyo Marui di Yurakucho si rivolge a clienti più adulti Stompstamp: prossimamente negozi negli USA ed in Europa Previsti 30 negozi Fred Perry in Giappone Lumine Est è interessata all’uomo Marui propone marchi online in Corea Restano alti i canoni di affitto a Ginza Riapre il grande negozio Louis Vuitton a Sapporo Sergio Rossi: flagship store a Marunouchi L’evento “Shibuya Girls Collection” attira 3.400 teen-agers Focus: Retailing abbigliamento 2006: i grandi magazzini perdono la loro supremazia
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41ma edizione di “Shoes from Italy” Si è svolta a Tokyo la 41ma edizione di Shoes from Italy, la mostra autonoma organizzata semestralmente dall’ICE, nel corso della quale 61 aziende italiane di calzature, provenienti principalmente da Marche, Toscana e Veneto, hanno presentano le proprie collezioni create per la prossima stagione. Shoes From Italy si è svolta dal 3 al 5 ottobre a Tokyo, presso l’Hotel Okura. Vi hanno partecipato 61 espositori (48 produttori di calzature donna e 34 di calzature uomo), di cui 7 alla loro prima esperienza alla mostra, che hanno presentato le collezioni P/E 2008. Nel corso dell’incontro con la stampa, svoltosi nella giornata inaugurale e al quale hanno partecipato numerosi rappresentanti della stampa locale, il Direttore della rete ICE in Giappone, Federico Balmas, ha affermato che i produttori di calzature italiani sembrano avere finalmente superato il periodo di crisi e che sia i quantitativi di produzione che quelli delle esportazioni sono stabili e mostrano tendenze verso l’aumento. Tali affermazioni vengono supportate da una nota preparata dall’Ufficio Studi di ANCI (Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani), secondo la quale, dopo un 2006 interlocutorio, si intravedono i primi timidi segnali di ripresa. La rilevazione condotta sul primo trimestre 2007, infatti, ha fatto emergere qualche primo segnale confortante nel panorama dell’industria calzaturiera. I dati relativi alla prima metà dell’anno tendono inoltre a confermare le impressioni p Le imprese tornano a poter avviare strategie più aggressive dopo un prolungato periodo in cui la difesa della quota di mercato e dei clienti “storici” finiva per essere l’unica possibile. Le esportazioni sono tornate a crescere ad un ritmo interessante, con un aumento complessivo dell’8,3% in valore tra gennaio e maggio sul corrispondente periodo dell’anno precedente, soprattutto grazie all’ulteriore innalzamento dei livelli qualitativi dell’offerta testimoniata dalla crescita del 7,8% del prezzo medio unitario. Si tratta di un segnale importante di cambio di strategia delle imprese italiane, confermato dalla crescita del 5,8% in valore anche delle calzature in pelle. I dati confortano sul fatto che i prodotti italiani sono ancora competitivi. Le imprese italiane hanno ben capito quale deve essere la strategia propria, ovvero puntare alla qualità, al design, ma soprattutto far percepire il valore dei nostri prodotti.
Sumitomo conquista nuovo terreno nel settore moda Anche se Sumitomo non può competere con Itochu e Mitsui nel settore moda, nonostante il controllo del più grande canale di televendita in Giappone e joint venture costituite con Otto Versand e Eddie Bauer, l’acquisizione di distributori e dettaglianti può renderlo un distributore interessante per chi intende esportare in Giappone. Sumitomo Shoji ha compiuto di recente un passo importante per diventare protagonista nel settore moda: ha rilevato le quote di Nara Camicie, una società che gestisce la licenza e la distribuzione dell’omonimo marchio italiano nonché di altri marchi. L’attività di distribuzione, che consente di realizzare 5 miliardi di yen (ca. 30 mln. di euro) di fatturato l’anno, era stata costituita nel 1989 per gestire il marchio italiano che oggi conta 73 negozi. Si ritiene che Sumitomo abbia pagato circa 2 miliardi di yen per questa acquisizione. Ora che detiene un maggior numero di marchi importati, la società espanderà le sue attività, sia ampliando le operazioni esistenti che aggiungendo nuovi marchi italiani e di altri paesi europei. Sumitomo utilizzerà anche la propria controllata Sumitex per razionalizzare la produzione di marchi su licenza e migliorare i margini operativi. Sumitomo è rimasto indietro rispetto ai propri concorrenti Itochu e Mitsui nell’assicurarsi una quota del business dell’abbigliamento. Negli anni ’90, le sue principali incursioni nel mondo della moda e dell’abbigliamento furono le sue joint venture con Otto Versand e Eddie Bauer e l’acquisizione di una consistente partecipazione del canale di televendita Jupiter Shop Channel, che vende elevati volumi di abbiglimento/accessori e cosmetici. Ha avuto fortuna I suoi sforzi volti ad acquisire competenze e distributori nel settore moda sono divenuti più evidenti nel momento in cui ha rilevato Barneys New York Japan da Isetan nel giugno 2006 – questa licenza rimarrà nonostante la recente cessione dei negozi USA da parte di Jones Apparel ad un fondo di investimento di Dubai. Solo tre mesi dopo, Sumitomo si è alleato con Crossplus per creare una nuova catena di distribuzione al dettaglio chiamata Salotto, un modello di select shop che pone enfasi sugli stilisti esteri. Con l’acquisizione di Nara Camicie, Sumitomo può vantare un distributore molto più valido sulla fascia alta del mercato oltre ad un retailer come Barneys al top del settore fashion. Fondendo alcune di queste attività e usufruendo del talento dei dirigenti di Barneys in materia di distribuzione al dettaglio, Sumitomo potrebbe ora dotarsi delle basi per una adeguata attività di distribuzione e retail – e divenire un nuovo percorso da esplorare per i marchi italiani alla ricerca di un partner per la distribuzione.
Marchi giapponesi di cappelli puntano all’Europa e agli USA Mentre la crescita sempre maggiore di operatori SPA (Specialty Store Retailer of Private label Apparel) e select shop in Giappone continua a fare notizia, soprattutto per le iniziative sui mercati esteri, una spinta più discreta ma non per questo meno efficace verso l’Europa e gli USA è in corso da parte dei marchi giapponesi nipponici di cappelli in rapida crescita che ora ambiscono a diventare concorrenti dei marchi di cappelli italiani sia in Europa che in Asia. I produttori ed i marchi giapponesi di copricapo si stanno espandendo in Europa e negli USA, puntando a catene di grandi magazzini e select shop di fascia alta e aprendo anche negozi propri. Il Giappone ha assistito a una importante crescita nell’uso di cappelli con una bipolarizzazione del mercato, fra i copricapo di fascia molto alta e un mercato più ampio di cappelli e berretti casual. Un fatto che ha dato vita a un gruppo di solide attività nel settore copricapo, registrando forti vendite e - forse caratteristica unica del Giappone – realizzando catene SPA (Specialty Store Retailer of Private label Apparel) specializzate in copricapi. La qualità di fabbricazione è alta e con le economie di scala e lo yen debole, i prezzi sono molto ragionevoli, offrendo nuove opportunità sui mercati export. Il marchio SPA in rapida crescita C4LA (si pronuncia “kashira”), di recente ha aperto un negozio a Londra e ha registrato vendite per oltre 20 milioni di yen nei suoi primi sei mesi di vita. Il marchio propone i suoi cappelli da 6.000 yen (prezzo di vendita in Giappone) a circa 50 sterline (11.000 yen), ed i copricapo stanno riscu Kurihara, il grande produttore di copricapo e licenziatario di marchi quali Adidas, Levi's, Converse e Disney, è un altro esempio di espansione all’estero. Questa società con sede a Osaka ha aperto il proprio primo negozio vicino a Los Angeles nel 2004 per il proprio marchio Arth, e ora vi vende anche il suo popolare marchio Override con un fatturato di circa 40 milioni di yen (ca. 243 mila euro) all’anno. Ha inaugurato anche un nuovo negozio del quartiere Soho di New York in maggio e sta vendendo una grande quantità di cappelli casual di fascia alta a prezzi di 100-200 dollari USA. Incoraggiati da queste buone notizie, anche altri marchi hanno iniziato a vendere all’ingrosso all’estero. Grace, uno dei beneficiari del boom giapponese dei copricapo, è cresciuto enormemente dal momento della sua costituzione nel 1991 per mano dell’americano Ken Rotschild. Ora produce più di un milione di cappelli l’anno. Questa società ha costituito una società negli USA nel 2001, e ha avviato le vendite in Europa grazie al salone Bread & Butter tenutosi lo scorso anno. Ora conta 10 clienti dettaglianti in Europa e 30 in Asia. La promozione in Asia di etichette “Made in Japan” sta dando i suoi frutti anche nel caso di altri produttori. Chuo Bohshi sta promuovendo i suoi copricapo presso i grandi magazzini di Taiwan e Corea, puntando alla fascia alta e l’anno scorso ha registrato vendite per 50 milioni di yen. Migliore del fatturato è l’utile: ponendo l’enfasi sulla qualità, all’estero è in grado di vendere al dettaglio a 20.000 yen dei cappelli che in Giappone si vendono a 7.000 yen. La società sostiene di avere superato, in alcuni grandi magazzini coreani, le vendite di marchi di copricapo italiani.
Alcuni interrogativi su ADO dopo la fusione tra Mitsukoshi e Isetan La fusione tra Mitsukoshi e Isetan nella maggior parte dei casi non crea sovrapposizioni tra i rispettivi negozi ma lo stesso non si può dire per alcuni dei principali associati al gruppo d’acquisto ADO controllato da Isetan. Dopo avere usufruito del sostegno del grande magazzino che realizza i migliori risultati in Giappone, gli aderenti al gruppo ADO si stanno chiedendo ora in che modo affrontare il nuovo assetto. Intorno alla fine di agosto, Mitsukoshi e Isetan hanno tenuto la prima riunione relativa alla loro integrazione, cui hanno partecipato gli alti dirigenti di ciascuna catena. Sono stati costituite commissioni ad hoc dedicate ai sistemi informativi, all’amministrazione e ad altri aspetti, e le due società prevedono di completare i piani concreti di fusione entro aprile del prossimo anno implementando così il primo stadio dell’operazione. Gli aderenti ad ADO, gruppo d’acquisto Isetan, tuttavia, hanno cominciato a mostrare qualche preoccupazione per il futuro. Uno dei punti chiave della fusione era costituito dal fatto che Isetan e Mitsukoshi hanno solo quattro sedi in cui le proprie aree ADO fu costituito nel 1973. Allora comprendeva 32 società di grandi magazzini che controllavano un totale di 66 punti vendita. Il fatturato totale del gruppo l’anno scorso è ammontato a circa 2.000 miliardi di yen (ca. 12 mld. di euro) ovvero circa il 26% di tutte le vendite dei grandi magazzini. Gli acquisti totali l’anno scorso sono stati di circa 81,1 miliardi e il gruppo puntava a portare questo dato a circa 100 miliardi di yen nell’arco di 3 anni. Negli ultimi anni, tuttavia, Isetan non ha lavorato solo con gli associati ADO. Nel 1996, Isetan aveva siglato un accordo commerciale con Hankyu Department Stores al di fuori della struttura del gruppo ADO, e quest’anno ha aggiunto Tokyu Department Store alle proprie alleanze formali. Nel 2002, Isetan aveva rilevato Iwataya, un associato del gruppo ADO, rendendolo una sua controllata, e da allora ha anche aggiunto sia Marui Imai che Meitetsu, ricevendo il sostegno diretto del management. Nobukazu Muto, presidente di Isetan, ha dichiarato che la relazione che Isetan intrattiene con ADO resterà invariata, e adesso si starà a vedere in che modo si evolveranno le cose.
J Front Retailing punta a un margine del 5% entro il 2010 In seguito alla fusione con Matsuzakaya, Daimaru si propone di ricostruire il suo nuovo partner a sua immagine e somiglianza. I potenziali rendimenti sono forse meno elevati di quelli prevedibili per altre recenti fusioni – come, per esempio, Isetan e Mitsukoshi - ma probabilmente potranno essere raggiunti in tempi più brevi. J Front Retailing, la nuova holding che detiene il 100% dei titoli dei GGMM Daimaru e Matsuzakaya, sarà molto attenta alla selezione dei marchi da presentare nei suoi negozi dopo le operazioni di ristrutturazione. Daimaru è il gruppo di grandi magazzini di ampie dimensioni più efficiente del paese, con un margine operativo del 4,1% lo scorso anno, che ora prevede di trasformare Matsuzakaya in una immagine speculare di se stesso. Entro il 2010 J Front Retailing afferma di prevedere un margine operativo del gruppo del 4,9%. Si tratterà di una sfida interessante, dato che l’attuale margine operativo di Matsuzakaya è di appena il 2,1%, ma Daimaru sostiene di avere individuato una soluzione, dimostrandone la fattibilità. J Front Retailing sostiene di potere raggiungere l’obiettivo con una migliore formazione degli addetti alle vendite, nuovi sistemi IT e la razionalizzazione degli organici, riproponendo, in altre parole, molte delle idee introdotte da Daimaru negli ultimi cinque anni. Uno dei settori chiave sarà costituito dalla catena di fornitura: J Front Retailing collaborerà con i fornitori per ridurre i costi e razionalizzare la logistica, obiettivi che dovrebbero essere agevolmente raggiungibili in quanto ricalcati sul sistema esistente presso Daimaru. Come risultato, la società ritiene di potere abbassare i costi delle vendite e di amministrazione di 10 miliardi di yen (ca. 61 mln. di euro) entro il 2010. Se la società riuscirà a raggiungere tale obiettivo, ne deriverà un notevolissimo incremento dell’utile, con un aumento degli utili operativi da 7,2 miliardi a 16 miliardi di yen. Anche la gestione delle superfici di vendita di Matsuzakaya sarà sostituita dal sistema di Daimaru. A questo proposito esistono grandi opportunità per gli esportatori, in quanto il cambiamento del sistema comporterà anche un riesame di tutti i marchi venduti sui principali piani riservati all’abbigliamento e agli accessori. Questo cambiamento inizierà nel marzo 2008 con il rinnovo delle aree dedicate agli accessori situate al piano terra di Matsuzakaya, sia del negozio di Nagoya che in quello nel quartiere di Ueno, a Tokyo, e poi sarà diffuso al resto della catena. J Front Retailing sta concentrando la quasi totalità delle proprie energie su tale operazione, senza prefiggersi espansioni al di sopra delle proprie forze e ponendo come target di vendita di Matsuzakaya per il 2010 un obiettivo di 340 miliardi di yen (ca. 2 mld. di euro), appena l’1,1% in più di oggi. Gli unici adeguamenti di una certa rilevanza ai punti vendita saranno costituiti dal trasferimento ed espansione del negozio Daimaru di Kyoto e dagli interventi per sviluppare i terreni di proprietà di Matsuzakaya nell’area di Ginza. Il fatturato del gruppo dovrebbe allora raggiungere 1.230 miliardi di yen (ca. 7,5 mld. di euro), producendo utili operativi di 60 miliardi di yen.
Ace si muove verso la fascia alta e all’estero Fino a solo poco tempo fa le attività del produttore di valigeria Ace dipendevano in gran parte dalla sua licenza per Samsonite. Da quando è stato annullato questo accordo, il produttore giapponese ha lavorato alacremente per trasformarsi in un marchio autonomo trovando un successo significativo con numerose linee. Ora che la società pensa di posizionare la propria linea principale Ace Gene sulla fascia alta e di espandersi ulteriormente in altri paesi, potrebbe trasformarsi in breve tempo in un concorrente per i marchi di valigeria europei. Ace, società di valigeria che una volta distribuiva Samsonite finché questo marchio estero non si è reso indipendente lo scorso anno, sta andando ora di bene in meglio. Ace è, infatti, riuscito a portare avanti una serie di prodotti di successo e ora sta per muoversi verso la fascia alta del mercato. A guidare il successo del marchio ci pensa Ace Gene. Pur essendo stato lanciato nel 1998, Ace Gene assiste attualmente a una crescita delle vendite di circa il 10% l’anno. Nel 2006, ha venduto circa 2 miliardi di yen (ca. 12,1 mln. di euro) in Giappone e un importo analogo all’estero. Ora, Ace pensa a migliorare i risultati con l’inaugurazione di un nuovo flagship store per Ace Gene a Hibiya, nell’area di Marunouchi, il primo negozio su livello stradale per questo marchio. I prezzi sono stati aumentati e Ace spera che questo punto vendita da solo riesca a realizzare un fatturato di circa 100 milioni di yen il primo anno. La linea Ace Gene è stata completamente rivisitata e lanciata sia nei 430 shop-in-shop della società esistenti all’interno dei grandi magazzini sia sui canali di distribuzione all’ingrosso. Ace ha interrotto le vendite via Internet oltre che quelle presso le catene di GMS (General Merchandise Stores) allo scopo di posizionare il marchio Ace Gene verso una fascia più alta. I prezzi medi sono stati aumentati del 25% e portati a circa 24.000 yen (146 euro) e Ace ha allargato il proprio mercato target in modo da includere uomini e donne più giovani e più attenti alla moda, tra i venti ed i sessant’anni. Le vendite da febbraio a giugno vengono riferite in aumento dell’80% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con il marchio Ace Gene che da solo punta a un fatturato retail di circa 3 miliardi di yen in Giappone entro il prossimo anno, un salto pari a circa un terzo del fatturato. La linea è già disponibile in 12 paesi ed è imminente una ulteriore espansione in Europa e negli USA.
United Arrows inaugura catena di articoli sportivi di tendenza fashion United Arrows è andato acquisendo quote di mercato nell’abbigliamento uomo, nell’abbigliamento donna e, più recentemente, nelle calzature. Con l’apertura del primo negozio Sounds Good, ora punta a fare altrettanto per l’abbigliamento sportivo di fascia alta. Circa la metà del prodotto venduto proviene dall’Europa e dagli USA. Man mano che la catena andrà crescendo, potrà diventare un importante punto di riferimento per i marchi sportivi esteri. Il 12 settembre è stato inaugurato a Shinjuku un nuovo negozio di articoli sportivi di United Arrows. Sounds Good punta ad unire le competenze della società relative al merchandising di abbigliamento ed accessori alle prestazioni ed ai tessuti degli articoli sportivi di fascia alta, in uno spazio che somiglia più a un negozio di moda che ad un negozio di articoli sportivi. È rivolto agli uomini e alle donne che amano acquistare i marchi di articoli sportivi più costosi, come ad esempio Patagonia, North West o Merrel, attratti dalla promessa di tessuti innovativi dalle alte prestazioni, ma che potrebbero preferire qualcosa avente un design più orientato verso la “moda”. Il marchio mira anche a colmare una ampia lacuna presente sul mercato di articoli sportivi che non mostrino troppi loghi sul prodotto. Il primo negozio suggerisce che United Arrows potrebbe avere mantenuto la parola soprattutto verso chi ha meno di 40 anni, ed è sempre meno propenso a trasformarsi in spot ambulante dei marchi. Il solo fatto che buona parte del prodotto sia sprovvista di logo potrebbe essere, infatti, sufficiente ad attrarre clienti. Il negozio da 150 mq si presenta come un negozio di moda, sufficientemente sportivo per piacere agli uomini ma molto più allettante per le donne rispetto alla maggioranza dei negozi di articoli sportivi. Articoli per yoga, escursionismo e corsa sono molto presenti, con una minore enfasi sull’atletica rispetto alla salute e al benessere. Come avviene per le altre catene di United Arrows, sin dal momento del lancio il negozio abbina il proprio marchio denominato Sounds Good ad una gamma di stilisti e marchi internazionali e nazionali. Fra i marchi internazionali, la prima comparsa in Giappone dei due marchi svedesi Casall e Rohnisch. Sono presenti anche capi selezionati delle brand più note come Adidas, Nike e North Face. United Arrows dichiara di confidare nell’ampia lacuna presente sul mercato e sta investendo ingentemente nel marchio, a cominciare da un negozio a Harajuku inaugurato a fine ottobre e ad un lancio più rapido del previsto nel resto del paese.
Perché la gente compra tramite catalogo o online? La Japan Direct Marketing Association (JADMA) ha recentemente completato la quattordicesima indagine svolta presso i clienti delle società di vendita diretta, un barometro di crescente importanza che misura il comportamento dei consumatori ora che cresce la quota di consumi occupata proprio da questo tipo di vendita. Il 2006 è stata una buona annata per il settore della vendita diretta, con un più 9,5% del fatturato che è salito a 3.600 miliardi di yen (ca. 21,8 mld. di euro). Anche il 2005 era stata una buona annata, con un più 10,5% rispetto al 2004. Rispetto al settore dei negozi specializzati si tratta di tassi di crescita notevoli, che per il settore retail nel suo complesso diventano davvero eccezionali. L’ultima indagine della JADMA fornisce un campione di come i consumatori stiano utilizzando le ampie opportunità dei servi L’utilizzo da parte dei consumatori di questi canali di vendita diretta è assai variegato, ma l’acquisto più comune nel corso del 2006 è stato rappresentato dai cosmetici: il 32,6% degli intervistati ha, infatti, dichiarato di avere acquistato cosmetici e farmaci, un dato che supera di poco quello dell’abbigliamento donna al 32,2%. In media, gli intervistati hanno dichiarato di avere acquistato da tre società di vendita diretta nel corso dell’anno, anche se poco meno del 30% ha detto di avere acquistato da oltre quattro società – questo dato cresce man mano che cresce la presenza di negozi sul web. La spesa annuale media durante il 2006 è stata di 54.000 yen (ca. 330 euro), più o meno lo stesso importo dell’anno prima, mentre circa il 15% degli acquisti è ammontato a 100.000 yen. Lo shopping sul web continuerà a proliferare: i tre motivi principali dell’utilizzo dei negozi online sono risultati essere il prezzo, la praticità e l’accesso. Questi resteranno i punti forti dei negozi su web, e oltre l’80% degli intervistati ha dichiarato di essere rimasto soddisfatto dell’esperienza, adducendo che si sono rivelati poco rilevanti i problemi relativi al prodotto, alla consegna o al pagamento.
Dove fate acquisti? Gli studenti rispondono Il quotidiano specializzato Senken Shinbun ha effettuato un sondaggio su 1.800 studenti di tutto il Giappone per saperne di più su dove i giovanissimi vanno a fare shopping. Alla domanda relativa a qual è la destinazione preferita, la maggior parte degli studenti ha risposto che si reca nei fashion building come Lumine e Parco – sia che siano annessi o meno agli edifici delle stazioni ferroviarie. Al secondo posto si trovano i select shop; al terzo i negozi dell’usato - cosa che non deve sorprendere considerato il target del sondaggio; al quarto posto i negozi monomarca; al quinto i grandi magazzini, mentre i GMS (General Merchandise Stores) occupano il sesto posto nonostante i prezzi contenuti. Tra i fashion building più popolari predomina Parco, seguito da Lumine e Marui a pari merito, ed infine Opa e Hep Five. Tra i select shop, Beams è il favorito, seguito da United Arrows e Midwest, quest’ultimo preferito soprattutto da studenti di aree diverse da Tokyo. A parte Isetan, che ha ottenuto da solo più preferenze dei quattro GGMM che lo seguono, sembra che i grandi magazzini non risultino tra le mete preferite dai giovanissimi. Tra i negozi dell’usato, fonte inesauribile di abbigliamento per questa fascia della popolazione, la catena preferita è Hanjiro, seguita da Ragtag.
“Tokyo Disneyland” in testa al sondaggio dei marchi in crescita In base ad un sondaggio effettuato da Dentsu Young & Rubicam, “Tokyo Disneyland” è risultato essere in testa alla lista dei marchi considerati con un forte potenziale di crescita in Giappone. Dal sondaggio, pubblicato di recente da Nikkei, svolto su 2.200 uomini e donne tra i 18 ed i 69 anni sull’immagine di 1.100 società e prodotti nazionali e stranieri, Tokyo Disneyland ha superato tutti con un totale di 455,7 punti, seguito con 321 punti da Studio Ghibli, lo studio cinematografico di film d'animazione che tra l’altro ha prodotto “La città incantata (Sen to Chihiro no kamikakushi)” notissimo anche in Italia. Tra gli altri ai primi 10 posti, Nintendo, il marchio di abbigliamento Uniqlo e Tokyu Hands, la popolare catena di negozi di grande formato specializzata in prodotti per il fai da te, cartoleria, cosmetici ed altro.
MOSTRA PREVIEW 2008 – Italian Jewellery Collection Sulla scia dei positivi riscontri registrati in occasione di Preview 2007, dal 22 al 24 ottobre si è svolta presso la Ascott Hall dell’Hotel Okura Tokyo, la mostra PR Per volume, l’Italia è collocata al terzo posto tra i paesi fornitori di gioielleria in Giappone, con una quota del 15,1%. Per il catename in oro, l’Italia occupa il primo posto con una quota di mercato pari al 72,3%, mentre per la gioielleria in oro (eccetto catename) l’Italia occupa il secondo posto con una quota del 21,5%
Bonpoint aspira a crescere in Giappone Bonpoint, retailer francese di abbigliamento di lusso per bambini, inaugurerà quattro negozi questo autunno e ha in cantiere l’apertura di una serie di negozi monomarca in aree chiave di Tokyo e altre città importanti nell’arco dei prossimi anni. Il marchio spera di assistere a un incremento delle vendite di 2 miliardi di yen nell’arco di cinque anni. I quattro nuovi negozi previsti per quest’autunno saranno tutti shop-in-shop all’interno di grandi magazzini, che andranno ad aggiungersi ai sei negozi già esistenti, tra i quali il monomarca di Daikanyama ed il punto vendita di Nagoya Sakae di recente apertura. I quattro punti vendita che aprono questo autunno avranno sede a Iwataya, Tokyu Shibuya, Takashimaya Nihonbashi e Hankyu Umeda, e si prevede che ognuno di essi contribuirà al fatturato con almeno 100 milioni di yen (ca. 607 mila euro) il primo anno. Incoraggiata dall’alto tasso – ben il 70% - di clienti ricorrenti del proprio negozio di Daikanyama, la società francese nutre piani ambiziosi per i prossimi tre anni, prevedendo l’apertura di altri 20 punti vendita.
Mauboussin consolida la sua presenza in Giappone Il gioielliere francese Mauboussin ha costituito una propria affiliata in Giappone e prevede di quadruplicare le vendite nell’arco dei prossimi quattro anni. Mauboussin veniva distribuito da Desco Japan, ma in luglio ha creato una società controllata al 100% allo scopo di consolidare la propria presenza in questo paese. La società, oltre ad avere inaugurato in agosto un negozio monomarca a Ginza, gestisce anche 7 shop-in-shop all’interno di grandi magazzini ricevuti in consegna dal precedente distributore. In un primo momento Mauboussin tratterà per espandere gli shop-in-shop esistenti ed investire ulteriormente in marketing per migliorare il profilo del proprio marchio, con un budget di circa 500 milioni di yen all’anno. Il numero di negozi sarà raddoppiato a 14 nel giro di qualche anno. Il fatturato in Giappone attualmente ammonta a 600 milioni di yen (ca. 3,6 mln. di euro).
Riapertura parziale del negozio di Daimaru a Tokyo Il nuovo punto vendita Daimaru a Tokyo ha riaperto – almeno in parte - i battenti il 6 novembre e presenta varie novità. Con una svolta radicale per un grande magazzino giapponese, il piano riservato ai generi alimentari è ubicato al pianterreno, una decisione sensata considerato il flusso di pendolari che passano da quell’area e la notevole esperienza di Daimaru in questo settore. Il nuovo piano riservato all’alimentare include tra le sue attrattive il primo negozio di cioccolato Maison Boissier in Giappone oltre ad altri 50 punti vendita di alimentari. Il primo piano offre una superficie molto estesa (di 1.500 mq) dedicata ai cosmetici, con 43 marchi nuovi per i grandi magazzini. Anche i tre piani superiori sono riservati alla donna. Fra i marchi offerti DKNY, Nicole Miller e AXC. Il dodicesimo e tredicesimo piano sono occupati da ristoranti e bar. Nella struttura da 34.000 mq mancheranno i principali marchi internazionali, anche se il secondo braccio dell’edificio, che aprirà i battenti nel 2012, dovrebbe ospitarne un buon numero.
Marui di Yurakucho si rivolge a clienti più adulti Marui sta posizionando il suo nuovo negozio di Yurakucho su un mercato lievemente più maturo rispetto alla sua tradizionale clientela costituita principalmente da studenti. Il negozio da 18.000 mq, che ha aperto il 12 ottobre, si rivolge alle “office ladies” a partire dai 23 anni in su. Marui afferma che il nuovo posizionamento a Yurakucho segna un cambiamento di strategia per la società nel suo complesso, con uno spostamento graduale verso un mercato di età media superiore nei prossimi anni. Il punto vendita di Yurakucho è stato concepito per rivolgersi a un target più maturo, ed è stato realizzato in collaborazione con gruppi di potenziali utenti del segmento target. Predominano i più noti operatori SPA (Specialty Store Retailer of Private label Apparel) di abbigliamento. World, per esempio, ha nove dei suoi marchi nel negozio, mentre Sanyo Shokai ne ha cinque. Anche Sanei e Onward presentano numerosi marchi di abbigliamento uomo e donna già dal momento del lancio del nuovo negozio. Si rivolgono a un target più elevato anche una serie di marchi di accessori e select shop. Indivi e Generra, nuovo marchio su licenza di Sanyo Shokai, sono fra i marchi di abbigliamento donna, come pure il nuovo select shop Stra Raggio, che propone un misto di jeans con marchio del rivenditore e jeans importati da Vicky, controllata del Java Group. Fra i marchi uomo è presente la linea Blackbarret by Neil Barrett prodotta su licenza da Sanyo Shokai.
Stompstamp: prossimamente negozi negli USA ed in Europa È aperto da appena 18 mesi, ma il select shop di abbigliamento bimbi Stompstamp ha già reso noto di volere aprire dei negozi negli USA ed in Europa l’anno prossimo. La società ha in cantiere l’apertura di un negozio a New York in primavera, e al tempo stesso una distribuzione all’ingrosso negli USA, mentre prepara l’inaugurazione di negozi a Londra e Parigi per l’anno successivo. Stompstamp continua ad avere un solo negozio monomarca in Giappone, e il 90% del prodotto che vende proviene dall’Europa e dagli USA. Stompstamp ritiene tuttavia che vi sia una lacuna nel mercato per un select shop di fascia alta dedicato al bimbo con una ampia gamma di abbigliamento e accessori – il negozio di Roppongi Hills tratta 100 marchi. Stompstamp collaborerà con il retailer statunitense YoyaMart, che ha un profilo analogo, ed è diventato uno dei negozi prediletti dagli abitanti di New York che contano su un reddito alto. In Giappone, Stompstamp aprirà una serie di corner, almeno 30, in grandi magazzini con una selezione delle linee che vanno per la maggiore.
Il 15 settembre Gucci ha riaperto, dopo un restauro, il suo negozio a Omotesando, nel quartiere di Aoyama (Tokyo). Il punto vendita, che ora ha una nuova facciata, si articola su tre piani, con un totale di 930 mq, che lo rendono il secondo negozio Gucci per dimensioni dopo il punto vendita di Shinjuku. Dopo il lancio del negozio di Nagoya, avvenuto lo scorso anno, con un nuovo “store concept”, la società ha cominciato a rinnovare la propria rete di negozi in Giappone, che al momento ammonta a 52. Per il momento sono sei i punti vendita che presentano il nuovo design.
Previsti 30 negozi Fred Perry in Giappone Hit Union, società di articoli sportivi con sede a Osaka, ha in previsione l’apertura di almeno 30 negozi Fred Perry nei prossimi tre anni, con un raddoppiamento del fatturato a 4,5 miliardi di yen (ca. 27,3 mln. di euro). Hit Union, che controlla la maggioranza dei marchi Fred Perry nel mondo, ha anche lanciato un nuovo negozio di fascia più alta, denominato Fred Perry Laurel: il primo di questi negozi ha aperto a Aoyama in agosto, con una seconda apertura in contemporanea a Osaka. I negozi Fred Perry Laurel offrono articoli di livello più elevato, che sono a volte il risultato di collaborazioni con altri marchi, come ad esempio Blank Canvas Collection o la linea chiamata Jessica Ogden Collaboration. Entrambi i negozi di Osaka e Tokyo sono di piccole dimensioni, appena 60 mq, ma Hit Union pensa a nuovi negozi Fred Perry per quest’autunno, compreso uno a Machida.
Lumine Est è interessata all’uomo Lumine Est, denominato in precedenza My City, è in corso di riposizionamento da parte di JR East che intende richiamare un maggior numero di clientela maschile. Anche se la maggioranza dei clienti di Lumine è rappresentata da donne ventenni e trentenni, JR si augura di sfruttare la forte crescita di vendite di abbigliamento uomo riservando parti dei propri edifici, ad iniziare proprio da Lumine Est, a prodotti richiesti dai clienti uomini. Di recente il quinto piano ha riaperto con una gamma di marchi rivolti a giovani uomini attorno ai 25 anni come Lazy Hazy Planet, un marchio Ueno Shokai, e Freak's Store di Daytona International. In totale, sono stati aperti otto nuovi negozi. Il lancio si inquadra in un restauro completo dell’immobile di proprietà di Lumine Est, che comprende l’espansione dell’area di vendita, con il 70% circa del lavoro ora completato.
Marui propone marchi online in Corea Marui esporterà in Corea la sua attività di vendita online, nota come Marui Voi, nell’ambito di un’alleanza con Lotte. Il negozio online punterà a sfruttare la popolarità della moda giapponese in quel paese proponendo 200 marchi fra cui marchi del rivenditore propri di Marui. Il numero totale di varianti di articoli ammonterà a circa 200.000. Il sito in oggetto farà parte di Lotte.com che vanta all’incirca 1 milione di aderenti e ha generato un fatturato di 38,4 miliardi di yen (ca. 233 mln. di euro) l’anno scorso. L’affiliata Marui Voi, in Giappone, ha registrato vendite per 15,5 miliardi di yen nell’esercizio 2006 conclusosi a marzo, ma punta a un fatturato di 50 miliardi di yen nel medio termine.
Restano alti i canoni di affitto a Ginza Un rapporto pubblicato a fine settembre sostiene che gli affitti nell’area di Ginza arrivano a 250.000 yen (ca. 1.520 euro) per tsubo (1 tsubo è pari a 3,3 mq). Il rapporto pubblicato da CB Richard Ellis conferma quanto sostenuto dai principali marchi del lusso secondo cui il mercato sarebbe attualmente caratterizzato da prezzi eccessivamente alti. Alcuni esperti arrivano persino a consigliare di evitare quest’area per concentrarsi su altri quartieri della città in attesa di una riduzione degli affitti.
Riapre il grande negozio Louis Vuitton a Sapporo Louis Vuitton ha riaperto il suo negozio all’interno di Marui Imai a Sapporo, capoluogo dell’isola di Hokkaido, a metà settembre. Con 1.518 mq di superficie, questo negozio è uno dei più grandi punti vendita Louis Vuitton a tutt’oggi che propone una gamma completa di borse, orologi, gioielleria e abbigliamento per un totale di circa 2.000 articoli diversi. Viene riferito che i costi di investimento siano ammontati a varie centinaia di milioni di yen. Le aree riservate ai clienti sono state ampliate ed i prodotti appartenenti ad una categoria speciale, come gli orologi, dispongono di corner di vendita propri.
Sergio Rossi: flagship store a Marunouchi Il 25 agosto Sergio Rossi ha riaperto il suo negozio nel quartiere di Marunouchi. Dopo una ristrutturazione, il negozio adesso è stato trasformato nel primo flagship store Sergio Rossi in Giappone dedicato esclusivamente all’uomo. Il punto vendita offre un’ampia selezione di calzature e borse, adatti non solo alle situazioni eleganti ma anche ad abbinamenti business e casual. A Tokyo, il marchio è presente anche nei principali grandi magazzini, tra i quali Isetan, Matsuya e Mitsukoshi, oltre che con uno showroom nel quartiere Shibuya.
L’evento “Shibuya Girls Collection” attira 3.400 teen-agers Xavel, la società che gestisce un’attività online di vendita di abbigliamento e accessori, organizza anche eventi che hanno grande successo tra i teen-agers. La “Tokyo Girls Collection”, che ha avuto luogo il 17 settembre, ha attirato una folla di ben 3.400 teen-agers venuti a vedere uno show composto non solo dalle sfilate di 16 marchi (di cui 5 da uomo) ma anche musica dal vivo e shopping. I giovanissimi consumatori hanno potuto vedere da vicino le collezioni dei marchi preferiti, i modelli più amati, oltre che acquistare online ed in tempo reale i capi sulla passerella con i loro cellulari. Si è trattato della seconda edizione di “Shibuya Girls Collection”, simile all’altro evento organizzato sempre da Xavel, “Real Clothes”, ma dedicato al mercato tipico di Shibuya di teen-agers e ventenni, con marchi meno cari di prêt-à-porter. L’evento è usato per promuovere il sito di vendita online di proprietà di Xavel che ha come target proprio questo mercato. Xavel è divenuto uno dei più intraprendenti protagonisti del business della vendita di moda/accessori per giovanissimi online grazie alla combinazione di riviste online molto sofisticate, come Girlswalker, eventi come la “Tokyo Girls Collection”, collaborazioni ad eventi su strada a Shibuya, e partenership con giganti del web come Yahoo! Japan.
Retailing abbigliamento 2006: i grandi magazzini perdono la loro supremazia Sono state pubblicate le cifre relative alla distribuzione di abbigliamento al dettaglio per l’esercizio 2006 e l’elemento che si nota prima di tutto è che i grandi magazzini non sono più i principali retailer di tale categoria di prodotto. A partire dall’anno scorso, il retailing specializzato è diventato la fonte principale di abbigliamento per i consumatori giapponesi, una importante svolta nella distribuzione ai consumatori. Mentre la formula del negozio specializzato ora è alla guida del settore, sono in realtà Aeon e Isetan ad essere i due principali retailer di abbigliamento. Maggiore concentrazione fra le prime 100 società I risultati del retailing di abbigliamento per l’esercizio 2006 confermano il perdurare della crescita della quota realizzata dal retailing specializzato e, per il secondo anno consecutivo, evidenziano una maggiore concentrazione fra le 100 catene principali. Lo stesso quadro di migliori fatturati, cui si aggiunge una crescente domanda dei consumatori, riguarda sia l’abbigliamento donna che quello uomo. L’abbigliamento bambino ha subito un ulteriore regresso, in parte a seguito del calo delle nascite, ma soprattutto a causa dell’andamento negativo delle vendite presso i negozi appartenenti alla vecchia guardia e di una chiara mancanza di un retailing nuovo e innovativo. L’abbigliamento bambino rimane di vecchio stile e potrebbe essere considerato un settore pronto per essere meglio sfruttato da parte di società sia nazionali che estere. Il fatturato delle prime 100 società è salito nell’esercizio 2006 dell’1,5% a 7.4 Le catene specializzate passano in testa La crescita rapida e costante dei migliori retailer specializzati di abbigliamento rimane una tendenza evidente, e sono queste società che stanno conquistando una crescente quota del mercato proprio mentre grandi magazzini e catene di GMS (General Merchandise Stores) perdono clienti (vedere il Grafico 1). La caratteristica chiave è la loro costanza, che aggiunge una crescita solida ogni anno. Uniqlo e Shimamura sono esempi eclatanti, ma negli ultimi due anni, United Arrows, World, Right On, Point, Honeys, Avail, Beams, Pal, Sanei International e Mac House hanno tutti registrato una crescita del fatturato a due cifre. Diversamente dal 2005, quando tutti i principali grandi magazzini erano andati meglio, l’esercizio 2006 ha visto tutto il gruppo di testa, tranne Isetan e Sogo, perdere fatturato. I grandi magazzini hanno rappresentato il 37,1% del fatturato fra i primi 100 retailer (vedere Grafico 2), in calo dal 45 sono le catene specializzate fra le prime 100 società di abbigliamento, lo stesso numero dello scorso anno. Tuttavia, mentre il numero di catene è lo stesso, le loro vendite stanno crescendo molto più rapidamente rispetto ad altri formati, con un più 8,5% che ha fatto salire il fatturato a 2.950 miliardi di yen nell’esercizio 2006, una grossa differenza nei livelli di crescita rispetto a qualsiasi altro canale. Pertanto la quota di mercato di queste stesse 45 società è salita dal 37,9% al 38,7%, facendo delle catene specializzate i principali venditori di abbigliamento in Giappone. Coloro che hanno maggiormente contribuito all’incremento della quota di mercato sono stati World, che ha registrato una impennata del 13,1%, e Shimamura, con un più 7,5% grazie a 82 nuovi negozi, nonché un miglioramento, a perimetro costan Nonostante il crescente potere di queste catene, le principali società di vendita diretta sono riuscite a trovare il modo di competere. Con l’eccezione di Nissen, che ha perso l’1,8% a causa di aumenti di prezzo di cui ora si rammarica nei propri cataloghi principali, Senshukai e Belluna sono entrambe riuscite a registrare incrementi di oltre il 5%. Entrambe le società lo hanno attribuito alla crescita delle vendite via Internet e ad una enfasi molto maggiore su un riallineamento dei cataloghi orientati verso un segmento target più ristretto. Il fatturato complessivo non-store è salito lo scorso anno del 2,9%. Le donne frequentano meno i grandi magazzini Considerando le categorie di prodotto, i grandi magazzini hanno perso una quota di mercato in tutte e tre le principali categorie di abbigliamento donna, uomo e bambino (Grafico 3 – tra parentesi le quote relative al 2005). Per l’esercizio 2006, appena otto grandi magazzini sono riusciti a incrementare le vendite di abbigliamento donna rispetto ai 16 dell’anno precedente. Se da un lato il dato è Il fatturato complessivo dei primi 50 retailer di abbigliamento donna è cresciuto dell’1,4% lo scorso anno salendo a 2.803 miliardi di yen. I primi 10 della classifica hanno contribuito al totale per il 51%. Le vendite di abbigliamento donna nei grandi magazzini sono scese dell’1,5%, mentre i supermercati sono regrediti dell’8,5%. I non-store retailers (retailer senza negozio) sono riusciti a registrare un più 4%, ma l’incremento maggiore ancora una volta è stato registrato dalle catene specializzate con un più 8,7%. Tuttavia né Aeon né Ito-Yokado sono stati inclusi nella classifica di quest’anno non avendo nessuno dei due pubblicato dati di vendita dell’abbigliamento separati per donna e uomo. Quanto alla vendita diretta, società al vertice come Senshukai e Belluna sono riuscite a registrare aumenti del fatturato, e anche Cecile è riuscita a riprendersi. I negozi specializzati sono riusciti d’altro canto a segnare un più 8,7%, meno del 12,7% realizzato l’anno scorso, ma ancora aumentando la propria quota di vendite di 2 punti salita ora al 30,8%. Ancora una volta, Honeys e Point hanno registrato incrementi di oltre il 20%. Anche United Arrows e Beams hanno dato dimostrazione del forte trend delle principali catene di select shop a ridurre la propria dipendenza tradizionale dall’abbigliamento uomo e ad espandere le catene di abbigliamento donna. United Arrows ha assistito a un più 18,7% dopo un aumento del 16% l’anno scorso. Beams ha segnato invece un incremento del 23,6% (Grafico 4). Un altro anno di crescita nell’abbigliamento uomo Per l’abbigliamento uomo, il fatturato delle prime 50 società ha raggiunto Abbigliamento bambino Quello dell’abbigliamento bimbi si è rivelato ancora una volta un mercato difficile per tutti i vari canali quest’anno, pur avendo fatto meglio rispetto al regresso del 5% dello scorso anno. Il fatturato complessivo è sceso dello 0,7% a 425 miliardi di yen (ca. 2,6 mld. di euro). Anche i negozi specializzati hanno avuto andamenti mediocri, in larga parte per via dei risultati negativi di Akachan Honpo, meno 2,9%, e del cambiamento del periodo contabile di Miki House. Akachan Honpo tenterà di fare meglio quest’anno ora che è controllato da Ito-Yokado. Il declino del settore è una realtà nonostante una ennesima serie di risultati eccellenti conseguiti da Nishimatsuya Chain che si è classificata al primo posto per la prima volta, vari anni in anticipo rispetto al previsto, grazie a un balzo dell’11,4% delle vendite (Grafico 6). Nishimatsuya ha aggiunto 73 negozi l’anno scorso portando il totale a 553. Le Uniqlo arriva in cima alla classifica, ma sono Aeon e Isetan a detenere il vero potere Considerando le singole imprese, e quindi su base non consolidata, Uniqlo è ora la prima catena di abbigliamento in assoluto dopo avere spodestato Aeon. Tuttavia, se includiamo società del gruppo Aeon come Mycal, Aeon Kyushu, Blue Grass, Cox e Taka Q, il fatturato totale di abbigliamento di Aeon raggiunge 670 miliardi di yen (ca. 4 mld. di euro), e questo dato ancora non include le altre società minori correlate del settore abbigliamento di Aeon, fra cui Laura Ashley. Aggiungiamo poi Daiei e il totale arriva a 800 miliardi di yen. Questo rispetto al fatturato consolidato stimato per l’esercizio 2006 di Fast Retailing pari a 530 miliardi di yen. Seven & I Holdings si avvicinano, con un fatturato combinato di Ito-Yokado, Seibu, Sogo e Akachan Honpo che assomma a 675 miliardi di yen, ma con Daiei ora parte integrante di Aeon, quest’ultimo detiene una reale posizione di primato. L’unico vero rivale di Aeon in grado di sottrargli il primato nell’abbigliamento a livello di gruppo è in realtà Isetan. Includendo le vendite di abbigliamento di Mitsukoshi, e quelle della rete ADO (senza Hankyu), Isetan e ADO registrano un fatturato combinato dell’abbigliamento di circa 820 miliardi di yen. Anche se Aeon potrebbe in teoria sempre aggiungere altre vendite di abbigliamento tramite acquisizioni, è probabile che Isetan accumuli altri rivali nel settore dei grandi magazzini nel corso del prossimo o dei prossimi due anni. Se da un lato ADO non è centralmente controllato come il gruppo Aeon, è già successo in passato che aderenti del gruppo ADO siano divenuti società del gruppo Isetan, e il controllo di Isetan sulle catene di fornitura si sta facendo più forte nel momento in cui tenta di replicare il proprio successo a Shinjuku. Come gruppo di acquisto quindi Isetan e ADO sono tanto potenti quanto Aeon in termini di potere d’acquisto e la loro influenza è molto più pervasiva. Una buona annata per società di vendita diretta e catene specializzate I risultati dimostrano chiaramente che i negozi specializzati stanno guadagnando terreno, ma ancor più una sorpresa è il modo in cui anche le società di vendita diretta hanno trovato modo di competere – almeno per ora. Con il fatturato dei negozi specializzati in abbigliamento salito del 6,5% e quello dei non-store retailers (retailer senza negozi) che ha registrato un più 3,4% nel complesso, contro un calo del 1,8% per i grandi magazzini e una caduta del 2,4% per le catene di GMS, è chiaro dove risieda l’innovazione nella distribuzione al d Il settore dell’abbigliamento assisterà ad una amplificazione e un rafforzamento degli stessi trend nei prossimi anni. In particolare, mentre i grandi magazzini continuano a perdere terreno come principale canale commerciale, la distribuzione specializzata al dettaglio continuerà ad andare di bene in meglio. Le catene specializzate hanno superato i grandi magazzini rappresentando ora il più grande canale di vendita dell’abbigliamento, ed è improbabile che la velocità dell’espansione, 1-2% l’anno, rallenti a breve – questa è la natura del retailing dinamico e incentrato sulla moda che offrono i negozi specializzati. Infine, e forse è l’aspetto più entusiasmante, numerosi giovani consumatori continueranno ad accrescere il proprio interesse e l’utilizzo dei nuovi canali di vendita non-store. Dopo anni in cui erano trattenuti da una mancanza di accesso al PC, e di conseguenza ad Internet, questa porta ora è aperta. Le società stanno ora producendo programmi senza uguali al mondo per vendere abbigliamento sia attraverso cellulari che tramite computer. Man mano che la tecnologia dei cellulari progredirà negli anni futuri, con la allettante possibilità che gli standard per cellulari giapponesi e internazionali possano essere costretti a sovrapporsi anziché semplicemente a competere, questa nuova generazione di e-commerce potrebbe anche essere il solo canale in grado di sfidare i negozi specializzati che propongono abbigliamento. |
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