United Arrows, la catena di select shop quotata in
borsa, ha annunciato vendite e utili record per l’anno finanziario
che si è concluso nel marzo 2003. Il fatturato ha raggiunto
35,27 miliardi di yen, registrando un aumento del 30,9% rispetto all’anno
precedente. L’utile di esercizio ha toccato i 4,8 miliardi di
yen, pari a un +21,7%, mentre l’utile anteimposte si è attestato
su 4,7 miliardi di yen, con una crescita del 22,6%. Per l’azienda è il
secondo anno di risultati record, e questo nuovo successo dovrebbe
favorire la realizzazione a breve dell’ambito passaggio alla
prima sezione della Borsa di Tokyo.
Anche confrontate per periodo le vendite sono risultate più che
incoraggianti, registrando, infatti, un aumento del 17%. Anche l’affluenza
nei negozi è cresciuta del 19,4%. Per fascia, Green Label Relaxing è stato
il negozio che ha registrato la crescita più considerevole tra
i punti vendita principali. Il fatturato di questa marca è cresciuto
del 111%, principalmente grazie a nuovi negozi, mentre le vendite raffrontate
per periodo sono anch’esse salite del 12%. La stessa United Arrows
ha assistito a un aumento globale delle vendite del 20,7% e, per quanto
riguarda il fatturato raffrontato per periodo, del 19,4%. L’abbigliamento
maschile continua a dominare le vendite, incidendo per il 40,8%, mentre
quello femminile costituisce il 30% del fatturato.
L’espansione dei negozi è proseguita. Sono stati ampliati
4 punti vendita United Arrows, mentre un negozio a Kobe Harborland è stato
chiuso. La società ha poi aggiunto 6 negozi Green Label Relaxing,
3 punti vendita Odette é Odile e un negozio Another Edition, portando
il numero complessivo dei punti vendita a 45.
Anche quest’anno la società continua ad investire nei negozi.
L’ apertura più attesa sarà quella del punto vendita
annesso alla sede di Harajuku che è stato ristrutturato dopo 10
anni di attività.
Grazie a queste iniziative, United Arrows prevede per il 2003 un altro
anno di vendite record, con un fatturato nell’ordine dei 43,39
miliardi di yen. Tale risultato renderebbe la società il più grande
gestore di select shop, superando Beams per la prima volta a livello
di gruppo. Beams è spesso citata come l’azienda che ha creato
il formato del select shop in Giappone, nonché come la società da
cui provengono i fondatori di United Arrows. Se le previsioni fatte sono
accurate, nei sei anni intercorsi dal 1998, quando il fatturato era di
14,8 miliardi di yen e gli utili anteimposte ammontavano a 2,45 miliardi
di yen, le vendite si sono triplicate. Un ulteriore premio per chi ha
osato correre il rischio: anche gli utili pretasse toccheranno un’altra
cifra record, raggiungendo i 5,2 miliardi di yen.
> SOPRA
Puma mira ai 50 miliardi di yen
In seguito al rilevamento delle operazioni
da Cosa Liebermann, il precedente distributore in Giappone, Puma
Japan ha costituito una nuova società. Adesso, come Adidas
prima di lei, Puma ha intenzione di realizzare un piano di crescita
triennale per portare le vendite giapponesi a 50 miliardi di yen.
Si tratta di un altro esempio di risultati soddisfacenti ottenuti
attraverso investimenti diretti in Giappone.

In seguito all’entrata di Puma nel mercato giapponese
si prevede una ulteriore ondata di investimenti nelle operazioni al
dettaglio di marche sportive. Dopo aver assorbito, all’inizio
di quest’anno, il precedente distributore Cosa Liebermann, nel
prossimo triennio Puma Japan prevede di aprire una serie di nuovi negozi,
nonché di realizzare svariate iniziative di marketing. Una delle
principali ragioni del rilevamento del distributore, infatti, è stata
l’impellente necessità di investire massicciamente in
operazioni al dettaglio, cosa assolutamente impossibile sotto il precedente
management.
La società ha dichiarato che, in seguito agli investimenti fatti,
ritiene di potere realizzare vendite per 50 miliardi di yen nell’arco
di tre anni. Questa cifra è esattamente la stessa che si prefissò Adidas
all’inizio dell’attività al dettaglio, dopo il rilevamento
dal suo ex distributore Descente. All’epoca, tuttavia, Adidas
iniziava da zero con un organico di tre persone e nonostante ciò tre
anni più tardi riuscì a superare le previsioni. Perciò,
presupponendo le stesse capacità, Puma non dovrebbe avere alcun
problema a realizzare i suoi programmi.
Nel 2002, le vendite sotto la precedente direzione avevano già raggiunto
i 32 miliardi di yen e i risultati ottenuti nel primo semestre di quest’anno
appaiono incoraggianti. Le vendite del suo negozio Wings Hankyu sono
cresciute del 50%, mentre quelle del flagship di Harajuku sono salite
del 18% nel trimestre tra marzo e maggio. Lo scorso anno, in generale,
le vendite di calzature e accessori sono salite del 9,5%. La crescita
più sostenuta è stata realizzata, tuttavia, dalle linee
su licenza, con un +33% nei primi quattro mesi di quest’anno
realizzato dall’abbigliamento da calcio.
In questo semestre la società incrementerà il numero
di corner, portandoli dai 9 esistenti a un numero compreso tra 30 e
50 entro due anni. Puma ha in previsione anche l’apertura di
negozi indipendenti con la gamma completa dei prodotti al ritmo di
uno o due l’anno fino a un massimo di 10. Verrà inoltre
realizzato un nuovo sistema informatico per i negozi, che ha lo scopo
di agevolare le consegne immediate e fornire un buon feedback, oltre
che instaurare un collegamento con Hit Union, il licenziatario di abbigliamento
Puma per il Giappone.

A differenza di Adidas e Nike, però, oltre alla licenza con
Hit Union Puma Japan vanta numerosi legami di lunga data nel mercato
giapponese. Tra questi, ci sono rapporti con 10 aziende di intermediazione
che realizzano l’87% circa delle vendite giapponesi.
In termini di marketing, Puma porrà l’accento principalmente
sul “lifestyle” e sulla moda. Secondo la società,
le vendite degli articoli “lifestyle” rappresentano attualmente
il 65% del fatturato, che Puma spera di portare al 75%. Tuttavia l’attenzione
si focalizzerà anche sul marketing sportivo. Puma sta sviluppando
un nuovo comitato consultivo sportivo che organizzerà, sotto
il nome di Puma Soccer Academy, undici sessioni di allenamenti in regioni
diverse. Anche il golf, il tennis e gli sport automobilistici godranno
di un proprio budget all’interno delle spese per il marketing.
Ci sono, quindi, tutti i presupposti per assistere ad un aumento di
nuovi negozi di marchi sportivi nei centri delle città giapponesi.
> SOPRA
La moda
delle calzature giovani affascina anche le signore
Tutti sanno che, nel corso degli ultimi 5-10 anni,
sono aumentate le vendite di marche di calzature casual realizzate
con pelli
di buona qualità. Non tutti però sanno del crescente
successo di marche come Camper e Tod’s tra le signore di mezza
età. I vantaggi, in termini di vendita e di costi di marketing
inferiori, dovrebbero incoraggiare altre società a entrare nel
mercato.
Da un recente rapporto realizzato dal Senken (il quotidiano
specializzato del settore abbigliamento, ndr), si rileva che le marche
di calzature casual di alta gamma studiate per le donne più giovani,
piacciono moltissimo anche alle mamme di queste ultime. Le scarpe Camper
- marca spagnola di Maiorca - insieme alle italiane Tod’s e Hogan
sono sicuramente quelle più richieste dalle giovani donne che
fanno shopping ad Aoyama e a Ginza. Fino a poco tempo fa il mercato
si fermava lì. Ora, invece, pare che le madri vadano a fare
acquisti con le figlie e comprino gli stessi articoli.
Vent’anni fa, o anche soltanto dieci anni fa, una tendenza di
questo genere era impensabile. La linea di demarcazione tra le generazioni
era ben chiara e rigorosamente rispettata da madri e figlie. Ora non
più. Tanto nella moda, quanto nelle calzature, negli ultimi
anni si è assistito a uno spostamento verso un look più giovane.
Come hanno notato subito i compratori dei reparti vendita tokusen (gli
spazi riservati soprattutto alla clientela femminile più attempata
nei grandi magazzini), molte delle tendenze e delle marche rivolte
alle signore cinquantenni assomigliano sempre più a quelle delle
loro figlie. La differenza risiede nel taglio, nei tessuti e nel livello
di comfort, ma il look è lo stesso: capi più informali,
facili da portare, talvolta realizzati in tessuti più raffinati
come la seta o il cachemire.
Una delle ragioni principali di questo cambiamento è da ricercarsi
nell’influenza delle abitudini d’acquisto delle giovani
donne sulla generazione più anziana. Rispetto al passato le
giovani hanno idee più chiare per quanto riguarda i loro gusti
e le loro preferenze e subiscono meno le imposizioni di una particolare
marca o di un certo stile. Le loro madri, ormai libere dalla preoccupazione
di educare i figli e spesso dotate di un notevole reddito da spendere,
scoprono improvvisamente il piacere di trovare una propria identità nella
moda, nei viaggi, nell’arredamento.
Nel caso delle signore più mature, le nuove linee di scarpe
casual di lusso oltre a soddisfare il desiderio di un look più giovane,
presentano un altro vantaggio: quello di mescolare comodità e
prestigio. Infatti, mentre le suole della maggior parte di queste calzature
sono quelle delle scarpe da ginnastica, le tomaie attingono al mercato
degli articoli di lusso, prediligendo nella maggior parte dei casi
pellami e scamosciati morbidi e di ottima qualità.
Dato che la maggior parte dei marchi si è fossilizzata sull’idea
di concentrarsi sul mercato delle ventenni, le opportunità non
mancano. In Giappone nel complesso le donne di età compresa
tra i 30 e i 60 anni sono circa 30 milioni. Anche se non tutte rientrano
nel mercato delle scarpe casual da 20.000 yen, il 15% circa è potenzialmente
interessato e il mercato che resta è molto vasto. Tuttavia,
come hanno scoperto le marche di calzature, il marketing rivolto alle
donne trentenni spesso finisce con l’attrarre anche le cinquantenni,
il che significa costi generali di commercializzazione inferiori. Inoltre,
a differenza delle giovani che frequentano i quartieri di Harajuku
e Shibuya, le signore più mature cambiano gusti nel vestire
più lentamente, assicurando una vita più lunga tanto
ai modelli di calzature, quanto alle marche.
> SOPRA
Calo
delle vendite di gioielli
Segni di vitalità sono stati notati nel settore
della gioielleria, grazie agli investimenti effettuati da LVMH Watch & Jewelry,
Harry Winston e Bvlgari. Altri nomi, invece, come Tiffany hanno dovuto
lottare contro le avversità e dagli ultimi dati pubblicati da
Jewelry Databank il mercato risulta in calo, ad eccezione della fascia
più alta che ha registrato un ulteriore miglioramento. Ci sono
tutti i presupposti, quindi, per considerare il mercato giapponese
come uno dei più ricchi di opportunità.

Stando a un rapporto pubblicato da Jewelry Databank,
nel primo trimestre di quest’anno gli acquisti di gioielli sono
diminuiti del 22% in termini di volume. Per valore, invece, le vendite
sono calate del 7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Nonostante la contrazione registrata sotto l’aspetto quantitativo,
dai risultati si evince che i consumatori si stanno orientando verso
l’acquisto di prodotti di valore più elevato. La diminuzione
del 7% in termini di valore delle vendite, tuttavia, rappresenta il
più forte calo mai registrato negli ultimi due anni e, a detta
di molti, per molti dettaglianti il secondo trimestre è stato
altrettanto insoddisfacente. Stando al rapporto e alle dichiarazioni
dei compratori di grandi magazzini e specialty stores, quest’anno
si potrebbe assistere alla contrazione più grave nell’arco
di due anni.
Per quanto riguarda le categorie, il crollo più significativo
si è registrato nelle pietre colorate semipreziose, oltre che
nei metalli non lavorati. Entrambe le voci rappresentano il 60% delle
vendite per volume. Nel trimestre da gennaio a marzo le vendite sono
diminuite del 32% per volume e del 20% per valore, decretando la fine
della loro ondata di popolarità.
Anche le vendite dei gioielli con perle sono diminuite nel secondo
semestre dello scorso anno, riconfermando una tendenza che da due anni
a questa parte contraddistingue anche le vendite di diamanti e di pietre
colorate, che sono diminuite nel trimestre del 16% in termini di volume.
Gli articoli con diamanti di prezzo più elevato, invece, si
sono comportati molto meglio, registrando un aumento del 6% per valore.
Altre indicazioni a conferma di questo orientamento si riscontrano
nelle vendite di pezzi in cui sono incastonati esclusivamente diamanti.
Stando al rapporto, le vendite di diamanti, in diminuzione fino all’ultimo
trimestre dello scorso anno, hanno registrato un’inversione di
tendenza nel 2003. Nel corso dell’anno, infatti, erano calate
in termini di volume del 6%, ma soltanto dell’1% per valore,
lasciando supporre un incremento delle vendite di gioielli della fascia
più alta. Dal rapporto emerge che il miglioramento riscontrato
nelle vendite di diamanti della fascia alta è di buon augurio
per il futuro del mercato in generale, dove i diamanti rappresentano
una quota del 40% del mercato per valore, mentre le vendite di diamanti
mescolati a pietre colorate costituiscono un’altra fetta pari
al 24%.
Sicuramente tale evoluzione è stata preparata da alcuni marchi
internazionali. Harry Winston, Boucheron, Bvlgari e Van Cleef & Arpels
hanno tutti investito in nuovi negozi, tra cui shop-in-shop e negozi
indipendenti. Bvlgari Japan ha assistito a un’impennata delle
vendite, totalizzando un + 17% nel primo trimestre di quest’anno.
Nel 2002 Harry Winston aveva reso noto un aumento del 50% delle vendite
di gioielli dal costo superiore a 10 milioni di yen nel corso dell’anno
oltre che una crescita del fatturato generale del 20%. Allo stesso
tempo, anche le vendite di gioielli di marche note, appartenenti alla
cosiddetta “fascia di vendita per volume”, hanno resistito
al declino. 4°C, la catena di negozi di moda e gioielli gestita
da F.D.C., ha realizzato un aumento del fatturato di vendita che è passato
da 13 miliardi di yen a 15,1 miliardi di yen negli ultimi tre anni,
portando il numero dei suoi negozi a 140.
Tuttavia per altri il calo delle vendite è proseguito. L’affiliata
giapponese di Tiffany ha reso nota una diminuzione del 10% delle vendite
raffrontate per il periodo che va da novembre a gennaio e dell’8%
sull’intero anno. Nel trimestre da febbraio ad aprile il fatturato
raffrontato per periodo ha subito un’ulteriore contrazione del
3%, ma a livello complessivo ha registrato un miglioramento del 2%
grazie al trasferimento del negozio di Nagoya.
> SOPRA
Si intensificano
le operazioni su licenza da parte delle riviste
Le rivendicazioni di una costante recessione nel
settore dell’editoria delle riviste di moda non mancano di
stupire chiunque entri per la prima volta in una libreria giapponese.
Nonostante nell’ultimo
decennio le entrate da pubblicità siano diminuite, gli editori
non hanno mai smesso di cercare nuove fonti di reddito sfruttando il
potere di attrazione dei titoli delle pubblicazioni come se fossero
marchi. Ma dove vogliono arrivare? Ai cosiddetti bubble junior, un
mercato a cui anche le aziende di moda italiane dovrebbero mirare.

Nel 1997, la casa editrice Shinchosha ha pubblicato la
sua prima copia di “Nicola”, una rivista di moda per le
ragazzine di età compresa tra i 10 e i 15 anni. Oggi Nicola
ha una tiratura di 210.000 copie. Nell’aprile 2002 Itochu Shoji
ha inaugurato il suo primo negozio Nicola ad Harajuku, esito finale
di un accordo concluso tra le due società per sviluppare il
titolo editoriale Nicola sotto forma di marchio moda.
A prima vista il fatto potrebbe sembrare una stranezza. Le vendite
di abbigliamento per bambini nei negozi indipendenti sono diminuite
rapidamente negli ultimi anni e per alcune aziende sono scese del 50%
nell’arco di tre anni. In un’indagine condotta dal Senken
(il quotidiano specializzato del settore abbigliamento, ndr) nel 2001,
le forniture dei produttori ai negozi indipendenti risultavano diminuite
del 22,7%.
Ciononostante all’interno del mercato dell’abbigliamento
per bambini ci sono stati parecchi esempi di successo. Nella fascia
alta Ma Mere, il distributore di Osaka, ha investito in nuovi negozi
per vendere costose marche d’importazione per bambini, come Replay,
Cacharel, I Pinco Pallino, Simonetta, etc.. Lo scorso anno ha fatto
il suo ingresso nel mercato CWF, il licenziatario francese di abbigliamento
per i più piccoli con una delle più vaste reti di distribuzione
del mondo. CWF si è associato a Ma Mere, creando CWF Japan,
per inaugurare negozi di abbigliamento per bambini in eleganti quartieri
residenziali nel centro di Tokyo come Hiroo, vendendo marchi come Kenzo
e Timberland.
Tra le griffe nazionali, il successo più significativo è stato
riportato da Narumiya International, una società diretta dal
suo dinamico fondatore Yuzo Narumi. Nel 2001 la società ha incrementato
le vendite dell’11% portandole a 18,4 miliardi di yen e nel 2002
del 23%, totalizzando 22,6 miliardi di yen. Come Fast Retailing (Uniqlo),
Narumiya International ha iniziato come modesto operatore di abbigliamento
al dettaglio a Hiroshima, ma a differenza della prima, però,
si è reso conto del vuoto nel mercato riguardante l’offerta
di abbigliamento di tendenza ai cosiddetti bubble juniors. Negli ultimi
due anni, Narumiya ha rapidamente aumentato il numero di negozi in
località di grande richiamo. Nel marzo 2002, per esempio, ha
inaugurato la Junior City all’interno del building 109-2 di Shibuya
(uno shopping center mecca delle teen-agers, ndr). Il punto vendita
ha una superficie di 430 mq dove si vendono marche locali come Angel
Blue e Daisy Lovers. Nei primi due giorni di apertura, il negozio ha
registrato vendite per 28 miliardi di yen.
Bubble junior è una definizione impiegata per indicare i bambini
nati tra la seconda metà degli anni Ottanta e l’inizio
degli anni Novanta. L’Ufficio statistico del METI (Ministero
dell’Economia, del Commercio e dell’Industria) stima che
i ragazzi nati in questo periodo siano 6,5 milioni, di cui 3,5 femmine.
Questi ragazzi, che hanno da poco concluso la scuola elementare o media,
hanno genitori di età compresa tra i trenta e i quarant’anni,
la generazione forse più bramosa di rivivere i giorni facili
della propria adolescenza in piena bubble-economy. Molti di loro hanno
quale unico scopo far trascorrere ai loro figli quella felice gioventù carica
di benessere, di cui hanno loro stessi goduto.
Questi ragazzi traggono anche vantaggio dal calo demografico. Infatti
oggi in Giappone ci sono 1,25 figli per coppia e la cifra spesa per
ogni bambino, da parte della moltitudine di nonni e nonne, risulta
concentrata su un numero di bambini ancora più ristretto.
Non c’è quindi da stupirsi che case editrici come Shinchosha
siano state avvicinate dalle tentacolari trading company. Itochu Shoji,
incapace di trarre guadagni da aziende come Narumiya, ha intravisto
l’opportunità di applicare la competenza acquisita nel
campo delle licenze al mercato dei bubble junior. Il problema era quello
di trovare marche accattivanti e di entrare in contratto con gli editori
delle riviste. Il legame con Shinchosha, tuttavia, non è soltanto
finanziario. Molte delle idee per la pianificazione del prodotto utilizzate
da Itochu Shoji provengono dagli stessi lettori di Nicola. Itochu utilizza
anche i suoi contatti nel mondo delle licenze e i portafogli delle
sue affiliate per creare il mix di articoli, che spazia dai cosmetici,
agli accessori, fino ai dolciumi.
Un altro vantaggio del legame con gli editori è stato l’utilizzo
del marchio per vendite fatte via Internet o tramite posta. Oltre che
nei negozi, Shinchosha ha realizzato operazioni di vendita sul web
e per catalogo. Quest’autunno la joint venture si amplierà con
il lancio di una nuova linea chiamata Girl by Nicola.
Anche altre riviste come Junie stanno concedendo in licenza il loro
titolo e, data l’accresciuta concorrenza del mercato interno,
i licenziatari stanno pianificando operazioni anche nel resto dell’Asia.
Itochu Shoji ha già svolto un ruolo fondamentale nel lancio
di Nicola sul mercato cinese due anni fa.
Il mercato dei bubble junior è indubbiamente una fonte continua
di opportunità per le case di moda straniere. Il trucco, con
un mercato così volubile, sta nell’essere in grado di
rispondere prontamente al cambiamento di tendenze, fatto che nell’effervescente
Shibuya può succedere più volte per stagione.
> SOPRA
ACE fonda
Tumi Japan
Tumi, il noto marchio americano di accessori per il viaggio, ha annunciato
la costituzione di Tumi Japan in collaborazione con Ace, da tempo
distributore del marchio.
La nuova società è costituita principalmente
da Ace - noto produttore nipponico di borse e valigeria con una gamma
di marchi propri e in licenza – e include fra gli azionisti anche
Itochu, importatore di Tumi, e lo stesso Tumi. Le quote di controllo
sono così distribuite: 84% Ace, 15% Itochu Shoji e 1% Tumi,
con una capitalizzazione totale di 300 milioni di yen. La creazione
dell’affiliata formalizza la relazione esistente fra le tre società.
Queste ultime hanno iniziato a collaborare per la prima volta nel 1998,
quando Tumi e Itochu Shoji hanno sottoscritto un accordo.
Resta inteso che Itochu continuerà a rivestire un ruolo nel
coordinamento del marchio nonostante il Presidente della nuova società sia
un capo divisione di Ace.
Tumi Japan si farà carico della gestione dei 2 negozi indipendenti
di Marunouchi e Ginza. La nuova società decollerà con
circa 40 dipendenti in totale. Lo scorso anno, il fatturato complessivo
di Tumi era dato a 2 miliardi di yen su base al dettaglio.
I motivi per la creazione di una società separata non sono chiari.
Pubblicamente, Ace sostiene che è stato siglato un reciproco
accordo per la creazione di una nuova struttura formale in grado di
espandere le attività. Si ritiene, tuttavia, che la stessa Tumi
abbia voluto maggiori investimenti nel marchio in Giappone al fine
di innalzare le sue performance a livelli in linea sia con altri mercati
che con altre marche concorrenti in Giappone.
Pare che gli sforzi siano valsi la pena. Ace ha annunciato che la nuova
società investirà in un numero maggiore e in più ampi
shop-in-shop all’interno dei grandi magazzini, per competere
con maggiore efficacia con lo stesso tipo di punti vendita di altri
concorrenti statunitensi ed europei. Saranno curati maggiormente i
materiali promozionali oltre che le attività di marketing in
generale. Ace investirà, inoltre, in altri nuovi negozi dopo
quelli di Tokyo. Da parte sua, Tumi ha iniziato ad aggiungere prodotti
in edizione speciale per il mercato nipponico, comprese le borse per
computer realizzate per la gamma di computer portatili Sony Vaio. Ace
starebbe anche collaborando alla programmazione di linee specifiche
per il Giappone. A seguito di tali investimenti, Ace prevede per Tumi
Japan un fatturato di circa 5 miliardi di yen entro il 2008.
> SOPRA
Buon
andamento di Babies “R” Us
Si possono fare i complimenti a Toys “R” Us
(grande produttore di giocattoli statunitense il cui nome si basa su
un gioco di parole, traducibile all’incirca in: “i giocattoli
siamo noi”, ndr) per avere cambiato tipo di distribuzione in
Giappone di sua spontanea iniziativa. Ora, con il lancio di Babies “R” Us
(“i bambini siamo noi”, ndr), Toys “R” Us Japan
ha dimostrato ancora una volta di comprendere il Giappone.

Sono trascorsi sei mesi da quando Toys “R” Us
(abbreviato in TRU) ha aperto il suo primo punto vendita giapponese
Babies “R” Us (BRU) a Shin-Urayasu (una zona periferica
a est di Tokyo). Nonostante la contrazione del mercato dell’abbigliamento
per bambino in tutto il Giappone, TRU Japan punta a 50 punti vendita
BRU entro il 2010, e a divenire il dettagliante numero uno del settore,
come è del resto nel settore giocattoli con il formato Toys “R” Us.
TRU Japan ha dedicato notevoli sforzi all’addestramento del personale,
tentando di trasformare le sue nuove aree di vendita in luoghi in cui
gli addetti alle vendite riescono ad attirare l’interesse dei
genitori, illustrando i vantaggi dei prodotti BRU.
La comunicazione e interazione fra personale e clienti è destinata,
quasi certamente, a divenire molto importante in Giappone. Per il momento
l’esperimento non ha toccato i negozi TRU. I costi del personale
di un punto vendita BRU sono di circa 1,4 volte quelli di un tipico
negozio TRU, con all’incirca il triplo di addetti alle vendite.
La sola area dei passeggini, un prodotto venduto in Giappone solo da
quando TRU ha fatto il proprio ingresso in questo paese, conta 6 addetti
alle vendite il fine settimana. Analogamente, cosa impensabile negli
Stati Uniti, BRU in Giappone propone servizi di incarto, nella maggior
parte dei casi a titolo gratuito, per il cliente.
Oggi che la maggior parte delle famiglie ha un solo figlio, è in
crescita anche il cosiddetto fenomeno delle “6 tasche”,
ovvero di quei bambini per i quali mettono mano al portafoglio, oltre
ad entrambi i genitori, anche due coppie di nonni. È questo
mercato per il primo e, solitamente, unico figlio ad essere il più ricco
e promettente. Una volta nato il secondo figlio, i genitori tendono
a prestare maggiore attenzione ai prezzi e richiedono alternative meno
costose. Il concetto BRU riconosce queste tendenze e punta direttamente
alla fascia più alta, ossia alla famiglia con figlio unico.
Il rapporto fra acquisiti e visite ai negozi BRU è di 1,5 volte
rispetto alla media applicabile a TRU.
BRU punta al mercato da 0 a 3 anni, e l’inventario corrente conta
circa 12.000 articoli. Nei punti vendita TRU, le bambole tradizionali
per il festival dei ragazzi di maggio si vendono al dettaglio a circa
10.000 yen. Da BRU, i prodotti per lo stesso festival vengono fissati
su un target di circa 40.000 yen e presentano una selezione molto più ampia.
I negozi BRU stanno anche per lanciare varie trovate pubblicitarie
di stile americano quali le “baby showers”, festicciole
organizzate negli USA per salutare il nuovo nato, e le liste dei regali
per i neonati. BRU ha organizzato la sua prima “baby shower” per
50 donne incinte all’interno di un negozio, comprendente un concerto
di violino gratuito ed un buffet.
Nei fine settimana, il negozio BRU di Shin Urayasu è assediato
da code di automobili, molte delle quali provengono dall’altro
capo di Tokyo per la visita. Alla fine di aprile, TRU Japan ha inaugurato
il secondo negozio Babies “R” Us a Fuchu (un’area
periferica a ovest di Tokyo), generando code di 200 o più persone
il giorno dell’apertura che ricordano quelle di Louis Vuitton,.
Ancora una volta, TRU Japan ha dimostrato che l’adattamento di
un modello USA alle differenze del mercato giapponese non ha solo basi
sensate, ma in genere riscuote anche un grosso successo. Come è generalmente
riconosciuto, si tratta di un settore in cui c’è poca
concorrenza da parte delle società locali, tra le quali solo
Familiar, Nishimatsuya, Akachan Honpo e le catene di supermercati hanno
dimensioni significative. Il target della fascia alta, rappresentata
da clienti-genitori più oculati, al quale si rivolge TRU, è un
target di cui anche le aziende estere dovrebbero prendere nota. Ancora
una volta, non sono necessariamente i prezzi più bassi a vincere.
> SOPRA
Millennium
Retailing: nuovo nome, pochi cambiamenti
I GGMM Seibu e Sogo si sono formalmente fusi dando
vita al Millennium Retailing Group. Il perfezionamento da lungo atteso
della
fusione lascia ben sperare per il futuro, ma il maggiore impatto sarà uno
scossone nella struttura competitiva del settore grandi magazzini nel
suo insieme.
A partire dal primo giugno, l’alleanza Seibu-Sogo è divenuta
Millennium Retailing sotto la guida e leadership di Shigeaki Wada.
Con una sola mossa, Wada è riuscito nell’improbabile impresa
di prendere una catena di grandi magazzini in fallimento ed una catena
di grandi magazzini dai risultati scarsi e oberata dai debiti trasformandole
in quella che si preannuncia, potenzialmente, come una delle strutture
del dettaglio più potenti del paese.
La parola “potenzialmente” è fondamentale. Sulla
carta, infatti, il Millennium Retailing Group è secondo a fatturato
solo a Takashimaya, sorpassando i tradizionali potenti gruppi del settore
come Mitsukoshi e Daimaru. Tuttavia, oltre ad evitare l’estinzione
totale di Sogo o, ancor peggio, l’acquisizione per mano estera,
Wada ha fatto poco tranne assicurarsi il controllo personale diretto
con una partecipazione sostanziale nella nuova struttura. Wada deve
ancora dare prova del valore e dell’abilità della sua
nuova azienda.
Fra il pubblico circolano molte le idee. Sogo ha già restaurato
3 negozi chiave a Yokohama e Kobe, e vedrà di fare altrettanto
in altri negozi a Chiba e Hiroshima. Se da un lato la nuova mano di
pittura e nuovi locatari hanno contribuito a fermare il crollo registrato
nelle vendite in questi punti vendita, i risultati sono, come ai vecchi
tempi, ben al di sotto delle previsioni. Almeno nel caso del negozio
di Osaka, il restauro programmato comporterà una ricostruzione
da zero per proporre qualcosa di autenticamente nuovo.
A parte quanto sopra, le nuove idee del Millennium Retailing Group
sembrano essere limitate alla riduzione dei costi e alla promozione
delle vendite. Wada spera di migliorare il grado di soddisfazione del
cliente tra i 7 milioni di titolari di “carte fedeltà” ereditati
dalle due catene di grandi magazzini. Di recente i giornali hanno scritto
molto circa l’intenzione di migliorare il contatto con i clienti.
Il miglioramento dovrebbe avvenire soprattutto tramite sistemi sofisticati
di analisi degli acquisti più recenti, del volume e della frequenza
degli acquisti. Sulla base di questi dati, i clienti riceveranno comunicazioni
personalizzate mirate a portarli ancora più spesso al negozio.
È
vero che mentre ogni grande magazzino dispone di una propria “store
card”, in passato queste tessere sono servite a poco, a parte
accordare piccoli sconti a pochi clienti privilegiati. Le funzioni
di marketing ed anche quelle di credito erano spesso limitate. È un
problema a cui tutte le catene, non solo Millennium, stanno lavorando
assiduamente. Wada pensa di accordare ai titolari della card l’accesso
anticipato alle svendite di articoli da regalo e sconti più elevati
su articoli speciali, oltre a reparti di vendita esclusivi separati
da quelli della clientela ordinaria. Idee comunque che non apportano
grosse novità.
Se da un lato non emergono notizie sull’intenzione di unificare
le insegne, Millennium ha lanciato il logo OASS (solo a Seibu-Sogo).
Ciò significa che vi sarà un graduale aumento di articoli
con marchio OASS, anche se resta incerto quanto a lungo resterà in
vigore questo nome, per certi versi non all’altezza.
Sono in corso anche altri cambiamenti, soprattutto nel settore del
taglio dei costi. Alla fine di maggio, 500 dipendenti Seibu hanno risposto
positivamente all’invito a presentare oltre 2.000 dimissioni
volontarie. In questo modo si riduce in misura significativa l’esborso
del bonus estivo. Fra gli altri risparmi vanno menzionate procedure
logistiche e degli acquisti migliori, ad iniziare dalle categorie chiave
quali l’abbigliamento. Wada ha annunciato che i quattro negozi
Seibu candidati alla chiusura quest’anno difficilmente saranno
gli ultimi a chiudere i battenti, il che segnala ulteriori importanti
ristrutturazioni all’interno della catena.
Ma il maggiore impatto dell’alleanza formale è stato l’effetto
sulle altre catene. Mitsukoshi è a buon punto con il piano di
amalgamare la sua struttura tradizionale di affiliate formalmente indipendenti
in una società unica. Takashimaya, Daimaru e Hankyu stanno considerando
operazioni del genere.
Tutte le catene più importanti tentano, in vari modi, di ridurre
i costi. Tokyu ha tagliato 752 posti di lavoro ai primi di giugno e
prevede che altro personale se ne vada. Anche se questa era la terza
volta dal 2001 che Tokyu chiedeva se vi fossero dipendenti disposti
a lasciare volontariamente l’azienda, questa volta più di
un terzo della sua forza lavoro ha fatto richiesta in tal senso. È evidente
che i dipendenti alla fine hanno capito l’antifona. Sono stati
così numerosi quelli che hanno presentato la domanda che Tokyu è stato
costretto a mantenere alcuni impiegati con contratti a termine per
paura di restare con troppo poco personale, anche quando la società usufruisce
di non meno di 9.300 addetti alle vendite presi “in prestito” e
stipendiati direttamente dai locatari.
I problemi continuano ad abbondare in tutto il settore dei grandi magazzini
nonostante alcuni risultati più favorevoli fra le società principali.
Il consolidamento non è più una semplice opzione da prendere
in considerazione per la maggior parte delle catene, ed è più che
probabile che Millennium abbia creato un precedente per le fusioni
dei grandi magazzini che altre catene seguiranno a breve. Per razionalizzare
ulteriormente le operazioni, le catene hanno anche bisogno di orientarsi
verso gli acquisti centralizzati, ma ci vorrà del tempo per
questo, soprattutto perché i fornitori continuano a trattare
con le società negozio per negozio. Può darsi che Wada
abbia salvato due società, ma non è ancora riuscito a
portare il settore fuori dal rischio di estinzione.
> SOPRA
3 nuovi
punti vendita per Gucci
Tre nuove aperture di punti vendita per Gucci Japan nella
seconda metà dell’anno oltre che il rinnovo di 5 shop-in-shop
all’interno di grandi magazzini. I nuovi punti vendita sono tutti
shop-in-shop. Il primo è stato aperto ai primi di agosto a Niigata
Isetan, il secondo a fine agosto a Daimaru Sapporo. La terza apertura è prevista
per settembre presso Wakayama Kintetsu. Tutti i punti vendita ristrutturati,
tra i quali quelli di Hiroshima Sogo, Fujisaki a Sendai e Tamagawa
Takashimaya, saranno convertiti in shop-in-shop con linea completa.
> SOPRA
Furla:
+ 40%
Furla continua ad espandere le proprie attività in
Giappone, mescolando la distribuzione diretta delle proprie linee principali
con un programma di licenze per i prodotti secondari con la Itochu
Shoji. Stando ai resoconti del settore, in primavera il fatturato sarebbe
aumentato del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Un dato parzialmente dovuto alla media più elevata di acquisti
per cliente, salita di 11.000 yen rispetto al dato della scorsa primavera
quando la cifra ammontava a 38.000 yen. I prezzi per l’autunno
si preannunciano analoghi. Questo autunno, Furla aggiungerà 5
nuovi punti vendita, tra shop-in-shop e outlet store.
> SOPRA
Un
indirizzo da non perdere
One Omotesando, l’edifico che ospiterà la
nuova sede di LVMH, destinato a divenire uno degli indirizzi più “in” del
Giappone, aprirà i battenti a settembre. All’interno della
costruzione di 10 piani troveranno spazio sia i nuovi uffici LVMH che
un punto vendita. Il nuovo negozio sarà il più grande
punto vendita mai aperto finora. Si estenderà, infatti, su un’area
di circa 1.650 mq articolata su tre piani e proporrà vari marchi
del Gruppo, quali Fendi, Donna Karan, Celine e Loewe. Vicino a One
Omotesando, e al già esistente flagship store Louis Vuitton
non molto distante, il gruppo inaugurerà, entro la fine dell’anno,
anche un nuovo edificio per Christian Dior.
> SOPRA
ABC
Mart: punti vendita più spaziosi e più numerosi
Quest’anno, ABC Mart ha in programma di aprire
50 nuovi punti vendita in Giappone. Si tratta del suo più ingente
investimento fino ad oggi. Si prevede che gli investimenti continuino
fino a raggiungere 300 punti vendita entro il 2007. Ciò corrisponderebbe
a 2,7 volte il numero attuale. Il fatturato dovrebbe salire a 66 miliardi
di yen. La maggioranza dei nuovi punti vendita continuerà ad
essere nel centro delle città, ma ne verranno aperti alcuni
anche nei sobborghi ad alta densità di popolazione (minimo 300.000
abitanti). ABC Mart afferma che esistono molte opportunità di
trovare locali di grandi dimensioni a prezzi inferiori a quelli di
mercato e prevede un prolungamento del clima positivo per l’espansione
delle attività al dettaglio.
A seguito dell’investimento, la proporzione tra attività all’ingrosso
e al dettaglio cambierà ulteriormente entro il 2007, con un
incremento del 13,7% delle vendite al dettaglio che dovrebbero attestarsi
al 92,2%.
> SOPRA
Rilancio
del marchio Lambretta in Giappone
La Lambretta, il veicolo d’elezione dei “mods” degli
anni ’60 di tutto il mondo, potrebbe assistere quest’anno
ad un ritorno in Giappone, perlomeno per quanto attiene al settore
moda.
Sunny Color Japan, un operatore dell’abbigliamento all’ingrosso
e al dettaglio attivo dal 1995, ha sottoscritto un accordo sui diritti
di distribuzione per capi di abbigliamento e accessori Lambretta. Gli
articoli Lambretta, con un look italiano un po’ retró,
furono lanciati nel Regno Unito nel 1997 con il marchio Lambretta Clothing.
La linea oggi comprende, oltre ai capi di abbigliamento, anche orologi,
cosmetici e scarpe, e ha negozi a Londra ed in altre capitali europee.
In Giappone, il marchio avrà come target gli amanti di scooter
e moto nonché il mercato della moda retró. Sarà lanciata
anche una linea in edizione limitata in collaborazione con Ultramaster,
negozio di abbigliamento di tendenza che si trova nel quartiere di
Ebisu.
> SOPRA
Nuova
apertura del marchio Ballantyne in Aoyama
Questo mese il marchio del cachemire scozzese Ballantyne
aprirà un nuovo flagship store di 120 mq nel quartiere di Aoyama.
L’inaugurazione fa seguito all’acquisizione delle attività da
parte della Dawson International - titolare del marchio Ballantyne
- dalla Kimbun Shoji, ex-distributore giapponese. La nuova affiliata
Dawson attualmente vende Ballantyne a 120 clienti oltre che in 2 negozi
gestiti direttamente e in circa 15 shop-in-shop. Ballantyne Japan aggiungerà oltre
al nuovo negozio altri shop-in-shop. Anche i prodotti saranno aggiornati
per tenere il passo con i nuovi modelli approntati dal team creativo
italiano di Ballantyne. Nonostante i capi donna rappresentino solo
circa il 20% del fatturato odierno, il marchio prevede di potere raggiungere
il 70%. Attualmente il mercato giapponese detiene il 30% delle vendite
mondiali. Con i nuovi investimenti nel dettaglio, il marchio si aspetta
un raddoppiamento del fatturato che dovrebbe raggiungere 3,6 miliardi
di yen.
> SOPRA
Coach
raddoppierà gli
investimenti
Stando alle notizie provenienti dal quartiere generale
negli USA, il prossimo anno Coach raddoppierà gli investimenti
in Giappone raggiungendo i 20 milioni di dollari (2,3 miliardi di yen).
Lo scorso anno la società aveva investito circa 10 milioni di
dollari, l’80% dei quali era stato stanziato per i nuovi negozi,
ed in particolare per quelli di Shibuya e Roppongi Hills. Anche quest’anno
il grosso degli investimenti riguarderà 2 nuovi punti vendita
di ampio formato, probabilmente a Osaka e Nagoya. Risulta che ci saranno
altri investimenti che riguarderanno l’informatica a sostegno
della rete dei negozi in rapida espansione, che fornirà un feedback
immediato ed informazioni sulle consegne. Lo scorso anno, sembra che
la società abbia speso circa 2 milioni di dollari nelle infrastrutture
di gestione e amministrazione.
Il ritorno sul capitale investito è in corso. Nell’anno
finanziario che si è concluso a giugno di quest’anno,
le vendite in Giappone hanno raggiunto i 20 miliardi di yen e le previsioni
ufficiali parlano di circa 24 miliardi di yen, anche se si possono
ipotizzare vendite prossime ai 28 miliardi di yen.
> SOPRA
Coronet
assorbita dall’Itochu Group
Come previsto, Itochu ha assorbito la sua affiliata Coronet
in seno all’Itochu Group. Coronet, nota società del settore
abbigliamento, in seguito al fallimento aveva chiesto di essere riconosciuta
nell’ambito della “Rehabilitation Law”. Il giorno
dopo Itochu ha annunciato l’assorbimento della Coronet da parte
della sua consociata MS Sales. Il giorno stesso Itochu ha modificato
il nome della MS Sales in Coronet. La “nuova” Coronet ha
un capitale di 200 milioni di yen e decollerà con 160 ex-dipendenti
Coronet, 45 dei quali sono addetti alle vendite. Il nuovo Presidente
proviene dalla Itochu Textile Company. La nuova Coronet continuerà anche
a distribuire i marchi appartenenti in precedenza alla vecchia società,
quali Mila Schon e Strenesse. Altri marchi quali Lucien Pellat-Finet,
che erano stati trasferiti a Itochu subito dopo il collasso di Coronet,
sono stati ora restituiti alla nuova società. Oltre ai marchi
importati, Coronet svilupperà anche marchi su licenza ed etichette
proprie.
Quanto a Mila Schon, la società lancerà altre linee chiamate
Mila Schon Blue Label per la donna, White per l’uomo e, probabilmente,
anche un’altra basata sul concetto di SPA (Specialty store retailer
of Private label Apparel), chiamata Mila Mila. Per i prossimi 10 mesi
rimasti dell’anno finanziario, la nuova Coronet prevede un fatturato
di 5,5 miliardi di yen che dovrebbe passare a 80 miliardi di yen entro
il 2005.
> SOPRA
ITB
firma un accordo con Gianni Carlini
Il distributore ITB con sede ad Osaka ha firmato un accordo
di importazione esclusivo con Carlini, fabbricante italiano di borse.
In base all’intesa, a ITB saranno riconosciuti diritti esclusivi
di distribuzione di Gianni Carlini, marchio principale del produttore
italiano. La distribuzione sarà effettuata a circa 100 grandi
magazzini, catene di select shop ed altre specialty chain, con una
previsione di fatturato di 300 milioni di yen il primo anno. Carlini
ha lanciato il marchio Gianni Carlini nel 2001 e conta appena un negozio
a Firenze. ITB ha scelto Carlini anche per il suo rapido sistema di
consegna, che ITB spera consenta alle due società di rispondere
rapidamente ai trend nipponici in rapido mutamento, con consegne di
linee moda a metà stagione.
> SOPRA
Zett
assume il controllo della distribuzione Uhlsport
Il distributore di articoli sportivi Zett ha firmato
un accordo di distribuzione in Giappone del marchio di articoli per
il calcio Uhlsport, a partire dalla primavera 2004. Il marchio tedesco
in precedenza era distribuito in Giappone da Cosa Liebermann ma, in
seguito all’assorbimento del distributore da parte di Puma, i
marchi secondari come Uhlsport sono divenuti disponibili. Zett ha successivamente
firmato un contratto direttamente con la casa tedesca, che le assicura
un accordo esclusivo per 3 anni.
L’accordo consentirà a Zett di fare ulteriori incursioni
nel calcio, rafforzando al contempo le proprie basi attraverso gli
sport giapponesi più tradizionali, quali, ad esempio, il baseball.
Zett avvierà la distribuzione a circa 500 clienti con una previsione
di fatturato di 300 milioni di yen il primo anno che dovrebbe salire
a circa 1 miliardo di yen il terzo anno.
> SOPRA
Don
Quijote fa quattrini
La catena discount Don Quijote prevede un salto del 31%
degli utili di esercizio anteimposte passando a oltre 10 miliardi di
yen. Si tratterà del sesto anno consecutivo che la catena registra
un utile, una chiara indicazione del successo del suo formato specifico.
Don Quijote ha chiuso i conti a fine giugno.
Detto questo, anche Don Quijote sta incontrando difficoltà.
Prevede, infatti, già dallo scorso anno, che il fatturato degli
stessi negozi diminuisca del 2,8%. Nel complesso, tuttavia, 17 nuovi
negozi hanno spinto in alto le vendite. Il numero totale dei punti
vendita è arrivato a 70. Miglioramenti nella gestione dei costi
insieme all’aggiunta di nuovi punti vendita hanno fatto salire
i margini lordi al 22,9%, con un incremento delle vendite previsto
del 23%. Il fatturato dovrebbe, quindi, raggiungere 195 miliardi di
yen. Quest’anno Don Quijote aprirà un massimo di 20 nuovi
negozi, espandendosi ulteriormente al di fuori dei territori già di
sua “competenza” intorno a Tokyo.
> SOPRA
Miyuki
Life firma un’intesa con hLam
Miyuki Life, una consociata della Miyuki Holdings, ha
sottoscritto un accordo esclusivo di importazione e distribuzione del
marchio italiano hLam. Miyuki Life è stata fondata in aprile
da Miyuki Holdings per sviluppare attività di importazione e
retail. La nuova società rileverà, inoltre, il controllo
delle attività al dettaglio di profumi e borse italiane gestite
in precedenza da un’altra società del gruppo, la Miyuki
Hundred. Per quest’anno Miyuki Life prevede un fatturato di 1,3
miliardi di yen.
> SOPRA
Denaro
per le piccole spese
L’Industry Consumer Research Institute Nikkei ha
reso noti, di recente, i risultati di un’indagine che mostrano
che la cifra di denaro media a disposizione per le piccole spese è scesa
di circa 3.300 yen rispetto ai due anni trascorsi. Nel 2002, il consumatore
medio ha speso 49.940 yen al mese per le “piccole spese”.
L’indagine ha riguardato 580 uomini e donne di età compresa
fra 20 e 60 anni nell’area di Tokyo, rappresentando quindi alcuni
dei consumatori più abbienti in Giappone nel suo complesso.
In totale, il 42,5% dei rispondenti ha dichiarato di avere un importo
fisso di danaro per le piccole spese ogni mese, mentre il 36,4% ha
detto che l’importo varia. Per fascia d’età, i giovani
al di sotto dei 30 anni hanno più denaro per le piccole spese,
con una media di 59.300 yen al mese. Una cifra che scende a 45.700
yen per i trentenni e cala ulteriormente a 43.000 yen per i quarantenni.
I cinquantenni spendono poco di più, con un dato di 48.500 yen.
La cifra sale ancora per gli ultrasessantenni a 50.500 yen.
Alla domanda se il denaro per le piccole spese fosse aumentato di 10.000
yen al mese o più rispetto a due anni fa, un sorprendente 12,0%
ha risposto affermativamente. Il 14,5% ha, tuttavia, dichiarato che
questo tipo di budget è sceso di 10.000 yen o più. Nel
complesso, solo il 20% ha affermato che il proprio denaro per le piccole
spese è diminuito.
Facendo un raffronto fra uomini e donne, circa il 60% degli uomini
ha affermato di spendere il proprio denaro per il pranzo; il 45% per
acquistare quotidiani e riviste e per andare a mangiare e/o bere fuori
la sera. Fra gli altri acquisti più diffusi, il caffè e
le sigarette.
Per le donne, quasi l’80% spende il denaro a disposizione in
capi di abbigliamento o per gli accessori correlati; anche borse, cosmetici
e trattamenti di bellezza rappresentano fonti di spesa diffuse. Solo
il 40% circa ha, invece, dichiarato di spendere il denaro per le piccole
spese per pranzare.
> SOPRA
Koizumi
vuole che il Giappone diventi appetibile
Il primo ministro Junichiro Koizumi ha annunciato, a
giugno, che bisognerebbe rendere il Giappone più appetibile
per le aziende straniere in modo da incoraggiare gli investimenti dall’estero.
Koizumi ha dichiarato che numerose società estere che entrano
nel mercato giapponese si trovano davanti a reazioni di diffidenza
da parte dei giapponesi. Il primo ministro ha voluto rivolgersi in
particolare ai membri del Partito Liberaldemocratico.
Koizumi ha, quindi, chiesto ai giapponesi di invertire questa tendenza
e creare un clima totalmente diverso: un paese di persone ed istituzioni
accoglienti, che invogli le aziende straniere ad entrare sul mercato.
Koizumi ha fatto queste osservazioni all’inaugurazione di un’iniziativa
della JETRO (The Japan External Trade Organization), che vede l’apertura
di un ufficio in grado di fornire servizi di consulenza a coloro che
desiderano investire in Giappone.
L’ufficio, chiamato “Invest Japan Business Support Center”,
dovrebbe rivestire un ruolo fondamentale nel fornire informazioni alle
società estere e viene reclamizzato come una struttura chiave
volta a “raddoppiare gli investimenti esteri nel corso dei prossimi
cinque anni”. Non dovrebbe essere difficile dati i bassi livelli
attuali. Attualmente gli investimenti stranieri rappresentano solo
l’1% del P.N.L. giapponese, in confronto al 20% o più dei
paesi europei o degli Stati Uniti.
Anche se qualcuno continuerà a dubitare della sincerità dell’iniziativa,
in considerazione soprattutto della scarsa esperienza della JETRO nell’incoraggiare
le importazioni, la nuova struttura potrà contare su 36 dipendenti
a tempo pieno alcuni dei quali dovrebbero “saper parlare inglese”.
Fra gli esperti, anche consulenti legali e commercialisti. Il governo
ha altresì chiesto alle province regionali di costituire uffici
analoghi.
> SOPRA
Uniqlo
assiste ad un incremento dei clienti
Per il secondo mese consecutivo, a maggio Uniqlo ha registrato
un incremento dei clienti nei suoi negozi giapponesi. Sia in aprile
che in maggio, il numero dei clienti è salito dell’1%
rispetto all’anno precedente. Fast Retailing ha dichiarato che
l’aumento è dovuto al successo della campagna sulle T-shirt,
che offre 2.500 varietà di T-shirt che variano da quelle con
stampe artistiche a quelle con decalcomanie da attaccare con il ferro
da stiro. Le T-shirt vengono proposte in taglie unisex. Le vendite
per cliente, tuttavia, continuano a scendere. Il calo del 9,6% costituisce
un ulteriore declino rispetto all’andamento paragonato per periodo,
che già registrava un -8,7%. Si è trattato del ventesimo
mese di declino del fatturato su base tendenziale. Nel terzo trimestre
(da marzo a maggio), il fatturato su base tendenziale ha registrato
un -12,1% nonostante il fatturato totale, comprese le vendite per corrispondenza,
sia sceso di appena il 5%, un tasso di declino molto più lento
che non in precedenza. Nel primo semestre, il fatturato totale ha subito
un calo del 16,1% mentre quello delle vendite dei negozi ha registrato
un -22,8%.
Fast Retailing prevede, per il secondo semestre, un fatturato in calo
del 4,4% nel complesso e del 10,8% su base confrontata per periodo.
> SOPRA
Calze
spray
Nel caso in cui vi fosse sfuggito, uno dei prodotti più “in” di
questa estate sono state le calze spray applicabili da una bomboletta.
L’idea è venuta a Nissin Medico, una piccola azienda di
prodotti per la pulizia di Tokyo. Al lancio di “Air Stocking” in
febbraio a 1.600 yen a bomboletta, la società non si sarebbe
mai immaginata quanto successo avrebbe avuto questo prodotto originale,
ma le clienti ne vanno matte. Fino a giugno, sono state vendute 300.000
confezioni di calze e ora il produttore incontra difficoltà a
tenere il passo con le richieste.
Il prodotto in questione fa apparire le gambe femminili rivestite di
calze, ma in realtà vengono ricoperte semplicemente con una
polvere di seta che può essere rimossa con acqua e sapone dopo
l’uso. Stando ai resoconti della stampa, Air Stocking è un
prodotto più igienico e meno costoso delle calze tradizionali,
e in più non si smaglia. Inoltre i piedi restano scoperti ed è possibile
mostrare lo smalto delle unghie. Un giornalista ha fatto notare che,
in realtà, il prodotto incoraggia le donne a depilarsi, abitudine
che è andata diffondendosi solo di recente in Giappone.
Con un’iniziativa analoga, Bison, una società di cosmetici
con sede ad Osaka, ha lanciato Kenassy, un depilatore di facile uso
del tipo a spugna. Quest’ultima rimuove i peli superflui semplicemente
frizionando qualsiasi area con presenza di peli. La spugna costa 480
yen ed è stata lanciata in tempo per la stagione dei costumi
da bagno. Il primo mese i pezzi forniti ai negozi sono stati 200.000
e, anche in questo caso, l’azienda produttrice ha incontrato
difficoltà a fare fronte alle richieste. Pare che il prodotto
stia riscuotendo un analogo successo fra gli uomini.

> SOPRA
Eternal:
espansione dei suoi negozi di borse griffate
Se ci sono distributori della moda che stentano ad
affermarsi, altri, come Eternal, siglano accordi con stilisti e marchi
stranieri
in ascesa ed investono nel dettaglio, con utili, a quanto pare, abbondanti.
Sono questi i distributori da tenere d’occhio come potenziali
partner per una futura espansione in Giappone.

Eternal, distributore della moda di Tokyo, ha annunciato
ulteriori investimenti, a partire da quest’anno, concentrati
prevalentemente su nuovi shop-in-shop e negozi indipendenti di marche
della pelletteria e accessori. In autunno saranno lanciati due marchi
di New York e un nuovo marchio italiano.
Eternal ha già successo in Giappone occupandosi della distribuzione
di borse, accessori e abbigliamento Anya Hindmarch. Ad aprile, la società aveva
aperto un negozio all’interno di Roppongi Hills, portando a 12
il numero totale dei punti vendita Anya Hindmarch in Giappone, cifra
superiore al numero complessivo dei negozi nel resto del mondo. Le
vendite, per l’anno che si è concluso a marzo, hanno rasentato
il miliardo di yen, se si considerano insieme i risultati delle vendite
all’ingrosso e di quelle al dettaglio. In autunno, accanto alla
linea principale e alla Blue Line, famosa per la sua serie Be a Bag
di immagini strambe e divertenti (il cui ricavato è in parte
devoluto in beneficenza), sarà presentata anche una linea di
fascia media.
Cosa più importante, in seguito alla richiesta dei dettaglianti
e dei direttori dei propri negozi, Eternal ha collaborato con la sede
centrale di Anya Hindmarch per sviluppare un nuovo sistema di riassortimento
rapido per il mercato nipponico. Grazie al nuovo sistema, i dettaglianti
saranno in grado di emettere ordini supplementari per i prodotti che
vanno per la maggiore, a metà stagione, un servizio che raramente
viene offerto da marchi stranieri più piccoli, che solitamente
fanno affidamento su un unico ordine precedente all’inizio della
stagione.
Una volta assestate le attività relative a Hindmarch, Eternal
ora comincerà ad espandere anche le operazioni al dettaglio
degli altri suoi marchi, oltre che sottoscrivere accordi con altre
griffe di borse. In autunno saranno aperti due shop-in-shop del marchio
Rafe dopo il lancio all’ingrosso, avvenuto in primavera grazie
ad una collaborazione con Mitsui Bussan.
In base ad un altro accordo con Mitsui, Eternal in autunno aggiungerà alla
sua lista un’altra marca di borse italiane ancora non resa nota.
Si tratta di una griffe che si colloca nella fascia di volume alta
ed Eternal, con la collaborazione di Mitsui, ha in programma di aprire
un flagship store a Tokyo questo mese.
> SOPRA
Editoriale:
Amore per il design
A tutti è nota la mania dei Giapponesi per il
consumo di prodotti moda. Le ragioni di questa passione sono varie.
In parte sono dovute alle limitate opportunità di acquisto rispetto
alla disponibilità di redditi elevati. La maggioranza dei Giapponesi
non ha la possibilità di accedere ad un’ampia gamma di
divertimenti, quindi la moda e lo shopping in generale rappresentano
uno sbocco necessario per l’espressione personale e un modo per
affermare uno standard di vita migliore. Tuttavia, dietro al consumo,
si trova anche un profondo rispetto per i protagonisti dell’industria
della moda. Nel paese del Sol Levante, agli stilisti, agli editori
e persino ai buyer dei negozi talvolta viene attribuito uno status
che in Europa e negli Stati Uniti solitamente è riservato alle
pop star. Non è affatto insolito trovare code di giovani fanatici
della moda dormire davanti ai cancelli di un negozio dell’ultimo
stilista di grido la notte prima del giorno di apertura.
Questo atteggiamento risale a una tradizione secolare di rispetto e
amore per l’abilità manuale e il design. Nonostante questi
valori culturali siano stati osteggiati e denigrati da un secolo di
industrializzazione ossessiva e, negli ultimi 50 anni, da un gusto
peculiare per la plastica e il cemento, un gruppo dedicato di designer
e seguaci hanno mantenuto viva la fiammella.
Adesso, con il diminuire della pianificazione industriale (almeno in
alcuni quartieri), il rispetto per il buon design sta riemergendo nel
flusso principale della vita giapponese. Negli ultimi dieci anni si è anche
assistito alla relativa emancipazione della borghesia nipponica dalle
pastoie della doppiezza burocratica. È emersa una maggiore libertà di
espressione e di scelta.
La concentrazione sul design è anche una reazione contro la
devozione omogenea alle tendenze moda. I consumatori ora si rivoltano
contro un’impensabile accettazione del dictat del mercato. In
cambio, guardano a ciò che soddisfa i loro valori e, in termini
di prodotti, questo spesso può derivare soltanto dai valori
del design. Alcuni lo chiamano anti-trend, ma in realtà si tratta
di un movimento positivo. Tuttavia, è inevitabilmente un movimento
che ha scarsa considerazione per i marchi con poco credito che non
presentano valori chiari espressi attraverso il design del prodotto.
Basta pensare al fatto che, quando si tratta di prodotti di consumo,
il paese di origine non ha più importanza. In passato, la generazione
più adulta spesso aveva un senso di orgoglio nazionale nell’acquistare
prodotti locali e la pressione sociale la spingeva a farlo. Contemporaneamente,
in reazione a questo atteggiamento, altri consumatori hanno maturato
una devozione servile nei confronti dei prodotti stranieri. Per molti,
soprattutto i giovani, la superficialità della questione è diventata
palese. Liberate dalla rilevanza del paese di origine, le persone ora
giudicano il design e tutto quanto attiene ad esso e la funzione dell’oggetto,
interamente in base al merito. Per le società italiane queste
sono notizie buone e cattive: buone, perché il mercato dei prodotti
di consumo di buona concezione, sia del mercato di massa sia di quello
esclusivo, è destinato ad crescere; cattive, perché non
sarà più sufficiente dire che si tratta di “Made
in Italy”.
Man mano che le inclinazioni naturali della cultura giapponese prenderanno
piede nel mercato del consumo di massa, il design avrà sempre
maggiore importanza. Molte marche straniere lo hanno già intuito
e ne traggono enorme vantaggio. Non è un caso che la società di
progettazione più innovativa nel settore dell’elettronica
e del software, la Apple Computer, aprirà il suo primo punto
vendita non statunitense non a Parigi o a Milano, ma nel cuore di Ginza
di fronte a Matsuya. Altre aziende e designers come Alessi, Dyson,
Conran, Marc Newson e molti altri stanno già godendo i frutti
dell’identificazione nipponica con il design di qualità.
Ora stanno affiorando i segnali di un mercato più ampio a livello
di dettaglio. In passato, le catene di select shop come Beams e Journal
Standard erano le antenne delle espressioni più popolari del
design di qualità e per lo più limitavano la loro offerta
di prodotti alla moda. Adesso, invece, assistiamo all’emergere
sempre più di un nuovo tipo di negozio: il negozio di design.
A prima vista, questi negozi possono sembrare quasi negozi di moda
minimalista, ma le differenze sono notevoli. Il prodotto non viene
selezionato per adeguarsi ad un piano commerciale definito da una serie
di temi moda stagionali. Ogni articolo è scelto per il proprio
design e, nella maggior parte dei casi, la coerenza di ogni negozio
dipende dai riferimenti e dai gusti del singolo buyer. Alcune sedie
dalla Svezia, una collezione di T-shirt elaborata in collaborazione
con un artista di Kanazawa, accessori in argento da Bilbao, cuscini
dal Messico: fonti e prodotti equamente diversificati, e ogni articolo
esposto in modo da mettere in risalto le qualità specifiche
anziché essere coordinato in un insieme amorfo.
Ai negozi che offrono le migliori proposte di design, come Idee per
gli interni e Midwest nella moda, se ne sono aggiunti altri di design
più generico come Collex a Daikanyama, Points de Suspension
tra Shibuya ed Ebisu, Gas a Naka-Meguro, Semple e Cibone ad Aoyama,
nonché Sputnik Pad il cui concetto è stato creato inizialmente
da Idee per una casa estiva/spazio per eventi a Shonan. Questi negozi
non sono freddi e autorevoli altari al design, ma mettono in risalto
i prodotti di uso quotidiano che possono essere apprezzati anche per
il loro design. L’ultimo numero della rivista di design e cultura “+81” è dedicato
alla presentazione del design di alto livello di tutto il mondo ai
consumatori giapponesi.
Questo fenomeno riguarda anche il mercato più vasto? Sì.
In seguito alla formula di grande successo delle catene di select shop,
questi negozi - forti dei crescenti capitali realizzati attraverso
i consumatori di moda tradizionali - stanno cominciando a sviluppare
le proprie linee di prodotti. Se avranno un’evoluzione analoga
ai select shop, entro un decennio, vedremo catene di 30-50 negozi che
vendono per il 40-70% prodotti di marchio proprio. Essi svolgeranno
l’importante ruolo di dettaglianti dei propri prodotti e rappresenteranno
un target chiave per gli esportatori di design italiano. Inserirsi
adesso potrebbe consentire di realizzare enormi benefici nel lungo
termine.
Anche la loro influenza sul mercato di massa sarà significativa.
L’importanza del design come propulsore agli acquisti filtrerà fino
al mercato di massa. Ne vediamo già dei segnali. Franc franc,
una catena di negozi di arredamento, continua a raccogliere i frutti
dell’aver adattato, con successo, le idee di design alla produzione
di massa. La catena J-Period, appartenente allo stesso gruppo, realizza
gli stessi obiettivi interpretando in modo moderno i prodotti di artigianato
tradizionale giapponese.
Gli effetti sui modelli di acquisto dei consumatori e sullo sviluppo
del commercio al dettaglio continueranno a consolidarsi.
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