Aprile 2005

Contents:

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  1. Natural Sensations
  2. I nuovi quarantenni giapponesi
  3. La spesa in consumi nel 2004
  4. Matsuya: 24 nuovi tipi di consumatori
  5. Per Honeys un balzo del 41% nelle vendite
  6. La nuova ala di Mitsukoshi non decolla
  7. Millennium: nuovamente in positivo
  8. Ito-Yokado rispolvera l'abbigliamento
  9. Le trading company riorganizzano il business della moda
  10. Titubante ritorno delle vendite di gioielli
  11. Itochu sigla un accordo con Spalding
  12. Narumiya International in borsa
  13. La più grossa perdita di Cecile
  14. Uniqlo a Ginza
  15. Ace sigla un accordo con Zero Halliburton
  16. A Kawasaki un complesso per lo shopping realizzato da Mitsui Real Estate
  17. Mostra di abbigliamento femminile francese a Tokyo
  18. Collezioni realizzate per il Giappone si vendono in tutto il mondo
  19. Uniqlo rileverà Etam UK?
  20. Le importazioni dei maglioni in cachemire salgono del 34%
  21. Moonstar lancia le calzature Kappa

Dati

Ice Moda

Natural Sensations

Si è svolta il primo marzo a Tokyo, presso il Park Tower Hall di Shinjuku, la sesta edizione di “Natural Sensations - presentazione delle tendenze moda”, collezioni primavera/estate 2006 delle pelli conciate al vegetale.

Rispetto alle precedenti edizioni, questa volta ha avuto luogo, nel corso della stessa giornata, anche un Seminario Tecnico destinato ai dettaglianti giapponesi.

Entrambi gli appuntamenti sono stati organizzati congiuntamente dall'Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE) e dal Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale.

Il primo dei due momenti - Natural Sensations - al quale hanno partecipato 300 fra operatori, giornalisti, stilisti è consistito in un seminario di presentazione delle tendenze tenuto dalla Dr.ssa Diane Becker, esperta settoriale appositamente incaricata che ha illustrato ai presenti la qualità delle pelli conciate al vegetale e le tecniche di lavorazione di tali prodotti.

È inoltre stata presentata una mini mostra con i campioni delle pelli realizzate dalle 31 aziende appartenenti al consorzio, arricchita da “Mani Toscane” una collezione di fotografie che ritraggono le mani dei maestri conciatori in piena opera, abbinate a particolari di famose statue toscane.

Nel pomeriggio dello stesso giorno si è tenuto, per la prima volta, il seminario tecnico mirato ai dettaglianti, finalizzato a fornire a questi ultimi ogni informazione utile sulle particolarità del prodotto finito ottenuto con le pelli conciate al vegetale, da trasmettere al consumatore nel momento dell'acquisto.

Al termine del seminario è stata offerta una degustazione di prodotti toscani utile per consentire ai presenti di constatare l'importanza del profondo collegamento fra il prodotto e la terra di origine.

Per quanto riguarda la situazione delle importazioni giapponesi, il valore di pelli conciate provenienti dall'Italia, nel 2004, è stato pari a 5 milioni di dollari americani con un aumento del 25,4% rispetto allo scorso anno.

Nella graduatoria dei fornitori di pelli conciate del Giappone, che vede il Brasile al 1º posto con una quota di mercato pari al 18,8%, seguito dalla Cina (col 13,8%) l'Italia ha raggiunto la 6ª posizione fra tutti i paesi fornitori con una quota di mercato del 5,3%, sorpassando il Bangladesh, ed assestandosi al 3º posto, dopo la Spagna e gli Stati Uniti, fra i paesi industrializzati.

 

I nuovi quarantenni giapponesi

Da qualche anno, stiamo assistendo ad un grande sviluppo del mercato che si rivolge agli uomini quarantenni. Anche la creazione di nuovi negozi, quali ad esempio Darjeeling Days da parte di United Arrows, riflette il fatto che gli uomini sui 40 anni costituiscono una fascia di consumatori chiave, con somme di denaro considerevoli a disposizione e con l'inclinazione a fare acquisti per realizzare il proprio lifestyle. In passato si diceva che i quarantenni fossero semplicemente dei “non consumatori”. Ciò era dovuto sia al fatto che per gli uomini della generazione precedente tutti gli acquisti di abbigliamento o accessori venivano fatti dalle mogli, sia al fatto che il salario mensile veniva affidato direttamente alle mani delle mogli affinché lo utilizzassero per le spese della famiglia.

Ma i tempi sono cambiati. La generazione maschile di nati tra il 1961 ed il 1970 è quella che ha infranto i dettami del vecchio modello sociale, quel modello che mirava alla supremazia economica, che prevedeva che gli uomini avessero dei lavori sicuri in aziende prestigiose, che avessero una brava moglie, dei figli ubbidienti, che andassero in giro con una buona auto. Adesso risulta invece che il 25% degli appartenenti a questa categoria non sono neanche sposati. E che siano sposati o no, adesso essi hanno diritto di parola su come spendere il denaro che guadagnano. Questo li rende consumatori importanti per il mercato ed ideali per i produttori italiani di abbigliamento. C'è, quindi, a disposizione una nuova generazione di consumatori sofisticati e bene informati a livello internazionale.

Per questa ragione negli ultimi anni si è verificato un boom di nuove riviste di moda o lifestyle, che si rivolgono agli uomini tra i 35 ed i 45 anni. La tendenza è cominciata nel 2001 con Leon. Nell'aprile 2003 rinasceva in nuova veste GQ. Nel settembre 2004 ben due riviste escono contemporaneamente Gentry e Straight, seguite il mese dopo da Target. L'ultima arrivata, “Uomo”, è stata messa in vendita il 24 febbraio. WWD Japan ha intervistato Jun Miyawaki, il caporedattore di quest'ultima bibbia maschile. Nell'intervista Miyawaki parla delle differenze fondamentali tra questa generazione e quella precedente. Come le donne della stessa generazione, anche gli uomini tra i 35 ed i 45 anni in Giappone hanno scelto di vivere più liberamente. Prima esisteva il ”salary man”, l'”uomo salario” una specie di robot per produrre denaro, ma oggi questa figura viene considerata negativamente dalle generazioni più giovani.

Istituto nazionale per il Commercio Estero

Realizzato da Istituto nazionale per il Commercio Estero Tokyo

www.ice.it./estero/giappone

e

Sensu

www.sensujapan.com

Uno dei punti chiave di questa generazione, secondo la rivista, è il rifiuto verso l'ostentazione del proprio successo o della ricchezza. Questo atteggiamento si riflette nel guidare una Toyota o una Mini piuttosto che una Mercedes di grossa cilindrata, nell'indossare abiti non necessariamente di marca, abitando in appartamenti più piccoli ma centrali anziché - come avveniva prima - in periferia a due ore di treno. Ciò implica, tuttavia, il rifiuto di fare parte di un sistema che richiede una perfezione basata su una rigida definizione di quello che sia il successo. Viene utilizzato l'esempio dei giocatori di baseball, Ichiro e Yoshinobu Takahashi. Ichiro è l'eroe della vecchia generazione, che incarna l'immagine della perfezione basata sul suo ruolo, su uno stile di vita agiato e su una serie infinita di dichiarazioni in cui egli stesso ribadisce che si impegnerà a fare sempre meglio. Il successo di Takahashi, invece, ha una prospettiva più individuale. Secondo Miyawaki questo è un esempio che l'uomo giapponese di questa generazione è più attento alla sua “componente femminile”.

E ciò non può non avere ripercussioni sui suoi consumi. La rivista Uomo sottolinea che essendo più vicini al loro lato femminile, gli uomini di oggi hanno un livello di comunicazione più profondo e solido con le loro mogli o partner. I lettori ai quali Uomo si rivolge tendono a scegliere compagne che a loro volta si rifiutano di incarnare la parte femminile di quella routine del passato (con bravi - e assenti - mariti, bella casa, figli ubbidienti), donne che siano dei veri e propri partner. Ne risulta che le coppie oggi fanno più cose insieme. Quando erano giovani le coppie si limitavano solo a fare shopping insieme nel fine-settimana. E di per sé ciò ha avuto grandi implicazioni, in un paese dove prima le donne si occupavano di tutte le compre di abbigliamento, ed ha influito direttamente sulla creazione del formato “select shop” (Beams, United Arrows, Ships), negozio dove uomini e donne possono andare a fare compre insieme.

Piuttosto che andare fuori insieme la sera a bere qualcosa, oggi le coppie vanno a prendere un tè, a vedere una mostra, si scambiano persino informazioni sui prodotti di bellezza e sulla moda. Questo può avere implicazioni importanti per i marchi di moda che intendono rivolgersi ai consumatori maschi giapponesi: devono rivolgersi a loro in maniera diretta ed individuale. Gli esportatori di abbigliamento adatto a questa generazione, si trovano di fronte a grandi opportunità in questo paese. Da quando gli uomini scelgono il loro stile di abbigliamento, sono più interessati alla moda, ai prodotti per la cura del corpo e a creare il loro stile di vita, i loro consumi stanno aumentando e sono destinati a crescere ancora. Miyawaki parla di come questa generazione sia stata la prima ad acquistare negli anni '80 le “DC brand” (abbreviazione di “Designer Character Brand”, termine che in giapponese equivale all'incirca a “capo firmato”, n.d.t.), ossia i completi firmati per yuppie. Questi uomini si sono evoluti, hanno reagito contro quella tendenza e oggi sono aperti a marchi e designer che offrono un'eleganza non ostentata.

Fino ad ora il 70% dei consumi di abbigliamento in Giappone è stato femminile, ma i cambiamenti dell'organizzazione sociale e dei valori avranno un effetto diretto su queste cifre, e potrebbero riequilibrare le parti in una percentuale del 60% - 40%.

 

La spesa in consumi nel 2004

È uscito di recente lo studio giapponese sulla spesa delle famiglie per il 2004 che ha rivelato interessanti modifiche delle abitudini di spesa. Nel complesso le statistiche hanno dimostrato che le famiglie in generale (famiglie di un solo membro più famiglie di più di 2 persone), hanno una età media molto elevata di 53,9 anni. La spesa media mensile è stata di 103.390 yen, con un segno positivo per la prima volta in due anni e un incremento dell'1,7% rispetto al 2003 in termini sia nominali che reali.

La spesa per abbigliamento è stata di 4.645 yen a famiglia, di poco sotto il 5% della spesa totale mensile. Si è trattato di un -1% nominale rispetto al 2003, ma di appena una frazione dello 0,1% in più in termini reali. Per categoria di abbigliamento, pare che i giapponesi abbiano speso più in abbigliamento nipponico nel 2003, ma sempre una minuscola frazione della spesa totale, un +3,4% con una media salita a 185 yen. L'abbigliamento moderno ha inciso per 1.831 yen, l'1,1% in meno in termini reali, e l'1,6% in termini nominali. All'interno di tale categoria, maglioni e camicie hanno rappresentato 996 yen, un aumento del 3,1% rispetto al 2003, ma gli acquisti di gonne e pantaloni sono scesi del 2,6% a 392 yen. Gli acquisti di tessuti hanno rappresentato appena 52 yen della spesa mensile, l'11,7% in meno. Le calzature hanno gravato per 507 yen, un meno 0,6% in termini reali.

L'aumento della spesa per l'abbigliamento è un buon risultato considerando le più elevate pressioni sui budget dei consumatori in questi ultimi anni. Oltre alle preoccupazioni sulla sicurezza delle pensioni, i consumatori hanno anche speso molto di più per le comunicazioni, grazie alla ubiquità dei telefoni cellulari e di internet, e per il tempo libero. Le spese per le comunicazioni e i trasporti sono salite del 4,6% l'anno scorso, ma l'aumento maggiore è stato quello della spesa per il tempo libero, che include gli hobby, dalle lezioni di yoga quindi al cenare fuori casa. Qui si è registrato un +6,2% nel 2003 mentre l'istruzione scolastica ha segnato un +1,7%.

Questo spostamento verso il tempo libero e i servizi di comunicazione a svantaggio degli acquisti di beni è diffuso e riflette le diverse priorità dei consumatori che antepongono una migliore qualità della vita, grazie alla maggiore quantità e al migliore impiego del tempo libero, all'acquisto di beni legati ad uno status.

La spesa complessiva per i servizi è salita più rapidamente di quella per i beni nel 2004. Considerando tutte le famiglie, la spesa media mensile è salita del 2,1% in termini reali lo scorso anno a 89.573 yen. Di tale somma 49.939 yen sono stati spesi per l'acquisto di beni, appena lo 0,9% in più rispetto al 2003. La spesa per servizi è salita del 3,5% a 39.634 yen, rappresentando il 44,2% della spesa in consumi.

 

Matsuya: 24 nuovi tipi di consumatori

Nonostante Matsuya si basi su metodi collaudati e affidabili, ha intenzione di introdurre un sistema completamente nuovo di classificazione della clientela che prevede la suddivisione di quest'ultima in 24 diverse categorie. Questo metodo è anche un interessante strumento per conoscere il genere di clientela dei grandi magazzini e scoprire dove meglio si inserisce il vostro marchio. Qual è il vostro tipo di clientela?

Matsuya, il prestigioso grande magazzino con sede principale nel quartiere di Ginza, ha rinnovato il suo sistema di classificazione della clientela. Ora suddivide i suoi clienti in 24 segmenti diversi basandosi sul volume di spesa, l'età, lo stile di vita e numerose altre sottocategorie più specifiche. Tra queste vi sono le riviste lette, il genere di moda preferito ed il loro giudizio sui prezzi. Ciò ha portato a nuovi target di clientela estremamente interessanti e utili. Delle linee guida così chiare e pratiche, infatti, hanno lo scopo di aiutare il personale di vendita del negozio a collocare meglio la merce e l'allestimento del negozio. Il sistema sarà applicato integralmente a partire da questa settimana. In generale i criteri principali considerati restano l'età e il volume degli acquisti. Secondo il "radar" di Matsuya, per esempio, il cosiddetto "cliente standard" spende come minimo 400.000 yen l'anno nel negozio. Quando la spesa sale di tre livelli il cliente viene inserito nelle categorie chiamate, non a caso, "semi-ricco" e "ricco". Analogamente, un cliente è "giovane" se ha un'età compresa tra i 19 e i 34 anni; seguono poi altre sette fasce di età che suddividono in modo dettagliato i più rilevanti segmenti della clientela adulta.

Da questa classificazione basata su 24 criteri risultano delle specifiche molto chiare per ogni tipo di cliente: le "giovani madri che vogliono apparire magre" oppure le "giovani donne sposate non lavoratrici che hanno tempo per leggere gli inserti pubblicitari dei quotidiani e sanno sempre tutto" non sono che due esempi. L'idea che i dipendenti cerchino di inserire ogni donna in una di queste classificazioni assai complesse, sembra un po' bizzarra, ma il senior management di Matsuya spera che in questo modo il personale di vendita impari i chiari obiettivi di marketing della società nel suo complesso; e se non altro darà ai dirigenti di medio livello in esubero qualcosa da fare.

 

Per Honeys un balzo del 41% nelle vendite

Honeys sta riuscendo a tenere un ritmo serrato nelle aperture dei negozi. Anche se questo fatto contribuisce a guidare la crescita delle vendite (e il passaggio a una produzione cinese è stato un toccasana per la “bottom line”), se la società vuole costruire una base sicura a lungo termine dovrà curare con una certa attenzione le vendite nei negozi esistenti. Honeys resta comunque un ottimo esempio del genere di concorrenza che le catene europee si devono aspettare in Giappone nella fascia di mercato della vendita all'ingrosso.

Honeys, di cui si è spesso parlato come di una delle speranze più promettenti nel settore della vendita al dettaglio delle SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel), afferma di prevedere un fatturato di vendita per l'anno che si concluderà nel maggio 2005 di 36 miliardi di yen, il 41% in più dell'anno precedente. Questo operatore al dettaglio di abbigliamento da donna, da poco quotato in borsa, ha dichiarato inoltre che entro la fine dell'anno finanziario avrà in funzione più di 400 negozi, ovvero 120 in più rispetto all'anno scorso. E la società prevede di continuare con questo ritmo. Come già riferito in passato, Honeys ha messo da parte i fondi ricavati dalla sua recente quotazione per riuscire a realizzare un programma che contempla 100 nuovi negozi l'anno per i prossimi tre-cinque anni, nel tentativo di superare entro quella data concorrenti come Blue Grass di Aeon.

Tuttavia, anche se indubbiamente i nuovi negozi contribuiscono a far lievitare le vendite in generale, Honeys deve ancora lavorare molto per migliorare il mix della merce offerta in modo da arginare la diminuzione delle vendite confrontate per periodo, che è stata del 7,1% nella prima metà dell'anno finanziario 2004. E nonostante si preveda che entro la fine dell'anno il fatturato sarà abbastanza in linea con quello dello scorso anno, Honeys deve tuttavia migliorare le densità delle vendite a lungo termine.

Le operazioni comunque continuano ad essere in ottima forma, e contribuiscono a migliorare i risultati di bilancio finali. A giudicare dal rendimento del primo semestre gli utili per l'intero anno si prospettano floridi. A novembre l'utile di esercizio era salito del 32,7%, pari a 1,58 miliardi di yen e l'utile al lordo delle tasse era di 1,6 miliardi di yen registrando un aumento del 40,2%, ottenuto in parte grazie al balzo in avanti di 3.3 punti dei margini lordi, che hanno raggiunto il 55,7%. Honeys aveva avvisato che il limite della sua capacità di migliorare ulteriormente i margini lordi sarebbe stato raggiunto a breve, intorno al 58%, nonostante la produzione di abbigliamento non giapponese al momento incida soltanto per il 63,8%, 10 punti in più rispetto all'anno passato.

In generale l'affluenza ha registrato un aumento del 44,1% nel primo semestre, mentre le vendite per cliente sono diminuite del 2%. Su una base a perimetro costante, l'affluenza è aumentata soltanto dello 0,9%. Inoltre nel primo semestre sono stati aperti 71 negozi che hanno portato il totale dei punti vendita a 353.

Nel corso del resto dell'anno, Honeys si concentrerà sull'apertura del suo negozio di formato più grande, Cross Over, che nei centri commerciali raggrupperà tutti i marchi della società sotto un unico tetto.

 

La nuova ala di Mitsukoshi non decolla

Mitsukoshi ha inaugurato la nuova ala annessa al suo negozio principale di Tokyo nel mese di ottobre 2004. Nel primo trimestre le vendite erano aumentate rispetto all'anno precedente, ma soltanto in alcuni reparti e non senza alcune notevoli flessioni. In generale non si può certo dire che sia l'esempio di retailer di maggior successo aperto a Tokyo negli ultimi anni. Sono necessari marchi stranieri più esclusivi.

La nuova ala di Mitsukoshi Nihonbashi è aperta da cinque mesi ormai, e ha determinato un aumento complessivo delle vendite del negozio principale dell'8,5% rispetto all'anno scorso. Nonostante la società dichiari che era una misura già prevista, il successo ha spinto Mitsukoshi a inserire 250 nuovi assistenti alle vendite per far fronte all'afflusso di acquirenti. In media il nuovo negozio richiama 56.000 clienti al giorno, rispetto ai 36.000 registrati prima dell'apertura della nuova ala. Anche il tempo trascorso nel negozio è aumentato, ma ancora una volta, nonostante ottimistiche dichiarazioni della società, soltanto di una frazione, passando dai 96 minuti di prima ai 100 attuali. Le vendite, comunque, sono buone. Il fatturato delle vendite “gaisho” (sistema di vendita personalizzata usato dai grandi magazzini per la clientela di altissimo livello, n.d.t.) è diminuito del 15% rispetto allo scorso anno, ma quando si omettono le vendite dei tradizionali regali di fine anno, l'aumento netto è del 13%.

Il reparto che ha riscontrato maggior successo è il secondo livello nel seminterrato che vende frutta e dolciumi occidentali, dove le vendite sono risultate superiori del 10% a quanto preventivato. I piani superiori come quello dell'abbigliamento giapponese al primo livello seminterrato e i reparti dedicati ad accessori e regali al piano terra, riescono a mala pena a pareggiare i risultati dello scorso anno, a conferma che devono ancora essere messi a punto, anche perché questa dovrebbe essere la nuova area catalizzatrice della clientela.

Gli insider del settore hanno criticato il grande magazzino giudicandolo sorpassato e sostenendo che i cambiamenti sono stati minimi. Mitsukoshi ha ribadito di avere intenzione di creare rapporti a più lungo termine con i clienti, organizzando eventi e diventando qualcosa di più che un semplice negozio. Per il momento, tuttavia, ci sono ben poche prove a dimostrazione che questa strategia va al di là delle buone intenzioni.

Eppure con l'inserimento di 250 nuovi assistenti alle vendite per la maggior parte trasferiti da altri negozi della capitale, Mitsukoshi si prefigge di offrire un servizio migliore al cliente, anche se quello già esistente non è per nulla scadente. Il problema di Mitsukoshi non è mai stato un sollecito servizio al cliente; ciò che manca ai suoi negozi è il glamour e la vivacità di altri magazzini e specialty store.

Anche se Mitsukoshi sarà sicuramente soddisfatto di alcuni positivi miglioramenti nelle vendite, i risultati iniziali ottenuti dall'apertura di quello che, sotto tutti gli aspetti, è uno shopping building completamente nuovo, sono inferiori a quelli che sono ritenuti normali a Tokyo. E' vero che l'edificio patisce altre recenti aperture nelle vicinanze come lo shopping center Coredo proprio in fondo alla strada, ma comunque la mancanza di risultati significativi appena dopo l'apertura e in occasione dell'anno nuovo - il più importante periodo di vendite - deve preoccupare seriamente il senior management di Mitsukoshi.

 

Millennium: nuovamente in positivo

Millennium Retailing, la holding che detiene Sogo e Seibu, due dei grandi magazzini più discussi per quanto riguarda la gestione, in breve tempo ha portato queste catene dal disastro al successo, o almeno così sembra. Risolti anticipatamente i problemi di indebitamento, la società ora ha intenzione di espandersi in modo aggressivo e costituisce nuovamente una importante opportunità di vendita per i marchi italiani.

Shigeaki Wada ha quale obiettivo quello di portare Millennium Retailing in borsa entro il 2007, dopo aver riaggiunto la fine del periodo di riabilitazione un anno prima del previsto. Il gruppo recentemente ha ricevuto una iniezione di fondi di 30 miliardi di yen da parte di Nomura Principle Finance (NPF), che è così diventato il primo azionista della società con il 65,54% del pacchetto e ha acquisito Millennium come sua consociata. Grazie a questo accordo che prevede che Wada resti per contratto con Millennium e guidi la società nel medio-lungo periodo, e grazie anche ad altri prestiti da parte di Mizuho e di terzi, tutti i debiti in sospeso di Millennium saranno rifinanziati entro la fine di marzo.

In una recente intervista, Wada ha manifestato un grande ottimismo, dichiarando che Millennium sarà pronta per essere quotata in borsa entro il 2007. Con il consenso di Kazumasa Koshiba - Chairman di Isetan - e di Tokyo Mitsubishi - sua banca principale -, ha invitato il suo vecchio compagno di scuola Kazuyoshi Sano a passare a Millennium per programmare e completare l'IPO (Initial Public Offering). Questa iniziativa non soltanto illustra l'ambizione personale di Wada, ma è anche uno degli esempi di caccia all'uomo più eleganti al mondo. Millennium Retailing ha anche ingaggiato Akihiko Magome, un ex-amministratore delegato di Isetan a Singapore per avere un valido aiuto nel rilancio delle operazioni in crisi Seibu. Millennium ha anche assunto personale di alto livello delle catene GMS (General Merchandise Stores), come Daiei e Seiyu, affinché lavori da Sogo.

Sogo non ha ancora comunicato un numero sufficiente di dati ufficiali, ma secondo Wada, sta cercando di ridurre il debito fruttifero a 320 miliardi di yen entro il 2006. Inoltre a giugno ristrutturerà i ristoranti presso il magazzino a Yokohama e ha in programma di riaprire il punto vendita nel quartiere di Shinsaibashi, Osaka, chiuso dal 2001. Questa iniziativa sarà seguita da una nuova ala nel negozio di Chiba nel mese di novembre e dal rinnovamento dello stesso negozio entro il mese di marzo del prossimo anno.

Wada si è anche occupato dell'altra metà di Millennium, i grandi magazzini Seibu. Nel mese di febbraio è stato inaugurato il negozio ristrutturato a Tsukuba. A marzo ha fatto seguito quello a Yao, nell'area di Osaka, mentre entro il 2006 saranno rinnovati anche i magazzini di Ikebukuro, Shibuya e Yurakucho. Si tratta di interventi che dovevano essere fatti molto tempo fa per risollevare le sorti della catena, e Wada afferma di essere pronto a spendere 300 milioni di yen per la sola ristrutturazione del magazzino di Ikebukuro.

Secondo Wada il Gruppo Millennium vanta già vendite superiori a 1100 miliardi di yen, e risulta quindi al sesto posto nella classifica generale dei più grandi operatori al dettaglio, alla pari con il grande magazzino suo concorrente, Takashimaya. Mostrando una certa ambizione, la catena mira a realizzare 1500 miliardi di yen entro il 2006 e, secondo Wada, per riuscirci occorrerà assorbire altre società. Questo fatto di per sé presenta vaste opportunità. La personalità di Wada ha convinto Mizuho e Nomura Principle Finance a imbarcarsi nell'avventura come investitori chiave, dando all'impresa speculativa delle solide credenziali. Non sono pochi i grandi magazzini regionali che, per riuscire a sopravvivere, sarebbero lieti di far parte dell'affare Millennium, anche se attualmente sono alleati con altre importanti aziende attraverso i loro gruppi d'acquisto. Millennium potenzialmente è in grado di offrire loro un nuovo branding e, quasi per magia, anche l'opportunità di un finanziamento.

Nel complesso, Millennium Retailing sta vivendo una favola finanziata dalle banche. Certo, i magazzini sono operativi, ma al momento i miglioramenti in termini di risultati sono ancora di scarsa entità, quando ce ne sono. Ciò che rende il caso Millennium veramente interessante, però, è che questa società mostra quanto siano gestiti male gli altri grandi magazzini. Dopo tutto Millennium ha due elementi a suo favore: un management carismatico e ambizioso e una strategia ragionevolmente chiara. Se poi Millennium riuscirà ad arrivare dove vuole, resta ancora da vedere, ma a differenza della maggior parte dei suoi concorrenti, almeno cerca di andare da qualche parte.

Millennium diventa una consociata di Nomura

In seguito all'accordo con Nomura Principle Finance (NPF), Millennium farà parte della Nomura Holdings dalla primavera 2005. Stando a quanto riportato nei comunicati, questa mossa comporterà un incremento delle vendite di Nomura Holdings nell'anno finanziario 2005-06 di circa 500 miliardi di yen, meno della metà della cifra che Wada fornisce per il fatturato totale di Millennium, e produrrà un utile prima delle tasse, al netto delle entrate e uscite straordinarie, di circa 20 miliardi di yen.

Se questa mossa è necessaria data la quota di Millennium detenuta da Nomura Principle Finance, essa espone Nomura a problemi di performance in questo specifico settore al dettaglio, che al momento non è per nulla stabile o positivo. Stando ai comunicati, Nomura modificherà i suoi conti il più possibile per contribuire a compensare questo rischio per le altre operazioni. Un commento della stampa insinua che se Millennium continuerà la sua ripresa, Nomura venderà la sua partecipazione entro 5 anni, in parte attraverso il tanto pubblicizzato IPO di Wada.

 

Ito-Yokado rispolvera l'abbigliamento

Ito-Yokado ha affermato che costituirà una nuova società questo mese con il compito di sviluppare alcune linee di abbigliamento particolarmente interessanti capaci di strappare i consumatori dalle recenti offerte di catene di negozi di specialità come Uniqlo. Dal 2000, Ito-Yokado ha assistito a un crollo delle vendite del 15%, registrando 340 miliardi di yen nell'anno finanziario 2003. Per rinnovare la propria cultura nel campo dell'abbigliamento, Ito-Yokado ha chiesto al dinamico presidente di Fukusuke, Yukio Fujimaki, di prendere le redini della nuova attività. Fujimaki è considerato una stella nel settore della moda per la sua attività di buyer presso Isetan, prima di essere chiamato al capezzale di Fukusuke per risollevarne le sorti. All'interno del negozio Isetan a Shinjuku, Fukusuke ha inventato l'ormai famoso "Kaiho-ku", uno spazio dedicato ai giovani stilisti emergenti e ha contribuito a etichettare Isetan come il grande magazzino della moda, nonché come una vera autorità in materia di nuove tendenze.

Contestualmente, York Benimaru, la famosa catena di supermercati affiliata a Ito-Yokado, sta per reintrodurre l'abbigliamento nelle sue linee di prodotti, abbandonato cinque anni fa. Dal febbraio 2006, York Benimaru inizierà a trattare articoli di abbigliamento basic, rivolti alle casalinghe e posizionati nella fascia bassa di prezzo. Il prezzo più alto previsto è 2.980 yen per articolo.

I magazzini York Benimaru più recenti saranno i primi a inserire le nuove linee, le quali per la maggior parte saranno sviluppate internamente con un proprio marchio.

 

Le trading company riorganizzano il business della moda

Mitsui ha un portafoglio di marchi meno cospicuo rispetto al proprio concorrente Itochu Shoji, ma la maggior parte degli analisti lo ritiene un operatore più coerente e stabile con una migliore performance su lungo termine. Con l'intensificarsi della concorrenza, Mitsui ha annunciato una riorganizzazione di ampio respiro della divisione moda, compresa una iniziativa in Cina. Anche Mitsubishi Shoji, pur non essendo un grosso giocatore in termini di sviluppo di marchi, ha rivendicato una più ampia fetta delle redditizie attività OEM. Operando su entrambi i fronti del business dell'abbigliamento, le trading company riforniscono società europee dalla Cina e attraverso partner in Giappone.

Mitsui Bussan continua a riorganizzare e razionalizzare il business dell'abbigliamento e quello del tessile nel quadro di sforzi volti ad allargare la propria fetta del mercato nipponico della moda. Mentre il rivale principale Itochu Shoji continua a reclutare nuovi marchi internazionali con cadenza quasi giornaliera, e apparentemente con poco riguardo in merito a posizione, prezzo o valutazione, Mitsui ha adottato generalmente un approccio più considerato e strategico all'espansione dei marchi. Una politica che purtroppo gli ha fatto perdere alcune grosse opportunità, in particolare nell'ingaggio di marchi esteri per il mercato giapponese.

Ora Mitsui sta cercando di creare un gruppo moda più razionalizzato e dinamico. L'anno scorso in aprile ha avviato una riorganizzazione di ampio respiro delle attività tessili e dei propri marchi moda, creando una apposita divisione “Lifestyle Business”, che incorpora buona parte della propria attività OEM (Original Equipment Manufacturing) oltre ad attività di concessione in licenza dei marchi e distribuzione. Il problema di tale ristrutturazione, superficialmente ordinata, è stato che ha determinato l'emarginazione del business meno fascinoso della produzione conto terzi, a spese della distribuzione dei marchi. Poiché le operazioni OEM e la distribuzione dei marchi sono due attività fra loro molto diverse che richiedono competenze completamente distinte, è emerso chiaramente lo scarso vantaggio ottenuto con la fusione originaria, aggravato dal fatto che entrambe operavano nella moda.

Pertanto, questo mese, Mitsui cambierà nuovamente la situazione creando una nuova affiliata denominata Mitsui Bussan Inter-Fashion, che gestirà l'intera attività OEM per i clienti del settore abbigliamento. L'affiliata disporrà di 100 dipendenti, metà circa dei quali proverranno dalla sede centrale di Mitsui. L'organico ridotto della sede sarà anch'esso riorganizzato in modo da maturare competenze nello sviluppo di marchi e retail, ossia in modo da divenire una divisione molto più mirata a servire clienti come Sanyo Shokai.

Più allettante è stato il recente lancio delle attività della nuova affiliata BMC (Brand Marketing Company). Quest'ultima si occupa del business delle licenze precedentemente gestito dalla sede centrale di Mitsui, quali ad esempio Trussardi ed Et Vous. BMC curerà anche altre attività di licenza fra cui Pierre Cardin e Hanae Mori (un marchio di proprietà di Mitsui). In tal modo la sede Mitsui avrà più tempo per concentrarsi sulla selezione e sul reclutamento di nuovi marchi e sullo sviluppo.

Una caratteristica fondamentale della nuova attività di sviluppo sarà l'espansione delle attività dei marchi in mercati esteri, in particolare in Cina. Mitsui ha già stilato un accordo con All Style e con una ditta cinese, per sviluppare una linea giovane per Hanae Mori per il mercato cinese. Come ulteriore dichiarazione di intenti, Mitsui dichiara di volere assegnare un proprio funzionario incaricato degli investimenti a Shanghai a partire da aprile.

Nel frattempo alla Mitsubishi, è in corso una analoga riorganizzazione anche se con una maggiore enfasi sulla produzione per conto terzi, dato lo scarso interesse di Mitsubishi nello sviluppo di marchi. Da quando ha venduto la sua partecipazione in Knightsbridge Corporation, che gestisce la licenza Harrods, a Sanki Shoji, la maggior parte del lavoro di Mitsubishi nel settore della moda ha riguardato la fornitura per conto terzi a operatori SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel) quali Fast Retailing e altre società di abbigliamento, con una enfasi particolare sulla razionalizzazione delle catene di fornitura. La sua relazione con Ryohin Keikaku, la società di Muji, ne è un buon esempio.

Per meglio dedicarsi alla gestione della catena di fornitura, ha creato una nuova affiliata denominata MC Fashion che ha incorporato due altre società controllate esistenti per un totale di 400 dipendenti al momento. Si tratta di una iniziativa analoga a quella del gennaio 2004 quando fuse le proprie attività attinenti la maglieria in MC Knit. Entrambe le affiliate hanno il compito di creare una approfondita gamma di competenze in materia di produzione e logistica al fine di competere con maggiore efficienza presso gli operatori SPA, che al momento rappresentano un business in crescita. Si prevede che Mitsubishi crei delle analoghe attività OEM razionalizzate per le calzature e gli interni.

Come Mitsui e pressoché qualsiasi altro operatore, Mitsubishi tiene d'occhio anche la Cina e aprirà una nuova affiliata a Shanghai a breve. L'enfasi qui sarà tuttavia diversa rispetto a quella di Mitsui, che si dedica invece al supporto delle aziende nipponiche che entrano in Cina, un'attività che si espleta attraverso la fornitura di tessili oltre ad un supporto finanziario e logistico nell'espansione della distribuzione delle attività di retail e marchi. Si ritiene che Ryohin Keikaku, di cui Mitsubishi Shoji detiene una piccola partecipazione, sia una delle aziende che sarà probabilmente assistita dalla di trading nel quadro del suo tentativo di espansione nel mercato cinese. 80 dipendenti saranno trasferiti alla nuova affiliata cinese.

I cambiamenti in corso alla Mitsui e alla Mitsubishi sottolineano l'importanza del settore abbigliamento e moda per le trading company. Itochu Shoji è il più noto di tutti, in materia di licenze e distribuzione, grazie ai propri rapporti con una moltitudine di marchi internazionali, nonché attraverso le sue affiliate come Descente. Mitsui è, tuttavia, un potente concorrente quanto a forniture OEM e vanta un robusto record nello sviluppo dei marchi, mentre le strutture di fornitura conto terzi di Mitsubishi sono parte integrante di numerose operazioni SPA. Un settore, quest'ultimo, in cui le trading company sono attivamente impegnate.

Trading company in Cina

Con l'ingresso della Cina nell'Organizzazione Mondiale del Commercio e la fine delle quote, le opportunità in materia di abbigliamento abbondano in Cina. Per le trading company nipponiche, due sono i principali settori attivamente perseguiti: uno è quello della vendita di tessili e di marchi moda giapponesi in Cina e l'altro è la vendita di servizi OEM - effettuati in Cina ma controllati dalle trading company stesse - per società di abbigliamento e retailer europei e statunitensi. Ad esempio una consociata di Itochu, Itochu Textile (China), rifornisce abbigliamento donna e sportivo a società di abbigliamento nipponiche, arredi e mobili a clienti negli USA e abiti a società europee. Dichiara attualmente un fatturato di 700 milioni di US$ con un incremento del 20% degli utili. Comprendendo le sue partecipazioni in Renoma e Le Coq Sportif di Descente, ora conta nove società e punta ad un fatturato di un miliardo di US$ entro il 2006.

Marubeni ha fuso le proprie attività tessili cinesi in Marubeni Textiles Shanghai nel 2003 e dichiara anch'essa una rapida crescita con un fatturato di circa 300 milioni di US$ nel 2004. Finora la maggior parte del proprio business è stato basato sul tessile, ma a partire da quest'anno si è allargato alla produzione di abbigliamento oltre che di tessuti per la casa destinati a clienti USA ed europei.

Come sopra menzionato, Mitsubishi ha espanso le attività cinesi a seguito della creazione di una società ad Hong Kong denominata Tredia Fashion lo scorso anno. La filiale di Shanghai, Tredia Fashion Shanghai, ha registrato l'anno scorso un fatturato di 390 milioni di US$. L'ufficio di Shanghai di Alta Moda International di Mitsui ha realizzato 150 milioni di US$ l'anno scorso e anche la Sumitex di Sumitomo ha aumentato il fatturato. Nei prossimi tre anni, gli analisti prevedono una crescita anche dell'80% per le attività cinesi legate alla moda delle trading company nipponiche.

 

Titubante ritorno delle vendite di gioielli

Fra gli ultimi anni '80 e il 2000, il mercato retail della gioielleria è crollato del 35% stando a Retail Japan 2003. Adesso la situazione sta cambiando.

Secondo una indagine della Crosfor, società che opera nel campo dei diamanti, negli ultimi anni è aumentato il numero di donne che acquistano gioielli per se stesse, e quelli per uso proprio ora rappresentano il 43% di tutti gli acquisti. L'indagine Crosfor è stata svolta su internet lo scorso dicembre e ha raccolto quasi 500 risposte, 148 delle quali da uomini. Fra gli intervistati nell'indagine, il 43% ha dichiarato di avere acquistato accessori per se stessi, e il 30% ha affermato di averlo fatto dopo avere visto il prodotto su una rivista o catalogo. Il 9% ha asserito di essere stato condizionato dalle promozioni retail e solo l'8% ha comperato quando aveva bisogno di un accessorio per partecipare ad un evento formale come un matrimonio. Quanto alle modalità di acquisto, il 40% ha dichiarato di avere acquistato gioielli in grandi magazzini, ma quasi la stessa percentuale, il 37%, ha affermato di essersi rivolto a negozi specializzati in gioielleria. Solo l'8% ha acquistato via internet, il 3% su catalogo e, cosa più sorprendente, solo l'8% ha dichiarato di avere ricevuto gioielli in regalo senza avere partecipato alla scelta.

In termini di budget, il prezzo d'acquisto medio è stato di 30.000 yen, dichiarato dal 39% degli intervistati, mentre il 33% ha detto di avere speso solo 10.000 yen in media per gioielli “basic”. Il 12% ha affermato di avere speso una media di 50.000 yen e l'1% più di 100.000.

Le decisioni di acquisto sono state guidate principalmente dal design. Il 39% ha dichiarato che il design era stato il fattore principale, seguito dal prezzo al 27%, dalla pietra al 10%, e di nuovo solo il 5% ha asserito che era stato un regalo e quindi non aveva partecipato all'acquisto. Solo il 5% ha detto di avere acquistato i gioielli per la loro unicità. Consigli forniti da cataloghi, riviste, siti web, addetti alle vendite e amici non hanno mai raggiunto il 5% per ogni caso.

Il design è stato ritenuto, quindi, il fattore più importante. Ma nell'ambito del design, rientrano vari criteri di scelta, con il 34% che preferiva la “semplicità”, il 25% “qualcosa con diamanti”, il 20% “le perle” ed il 16% i gioielli “più appariscenti e vistosi”. Per tipo, i pezzi di gioielleria più graditi risultano essere i pendenti, che hanno raccolto il 43% dei voti, un dato che forse riflette la preferenza delle donne di regalarsi gioielli non associati al matrimonio, mentre il 23% ha scelto anelli, il 17% braccialetti e il 15% gli orecchini.

Decidere quali gioielli indossare ogni giorno è risultato molto legato alla moda. Come prevedibile, il 45% degli intervistati ha dichiarato che solitamente sceglieva i gioielli da indossare ogni giorno cercando di coordinarli con gli abiti, il 28% ha detto di lasciarsi guidare dall'umore, il 26% dalla situazione, e appena l'1% dalle condizioni atmosferiche.

Indagini come questa, anche se non esaustive, forniscono comunque delle risposte al graduale incremento delle vendite di gioielli, in particolare presso i retailer più moderni come 4ºC, nonché all'incremento delle furniture di metalli preziosi. In un periodo in cui i matrimoni - e pertanto anche i fidanzamenti - sono in declino, a 20 o 30 anni molte donne non ricevono più dai partner la dose di regali preziosi ai quali erano abituate in precedenza. Per colmare questa lacuna, ora decidono con sempre maggiore frequenza di seguire l'esempio di Yuko Arimori, e di acquistare gioielli per loro stesse.

Nel 1996, dopo avere vinto il bronzo ad Atlanta, la campionessa di maratona Yuko Arimori, annunciò infatti ad una entusiasta audience nipponica che avrebbe festeggiato “facendosi un regalo”. Che sia stato grazie all'idea di una abilissima società di PR o per una sincera reazione spontanea, il risultato è stato lo stesso: le giovani giapponesi si sono ritrovate con una ragione ufficiale per farsi un regalo senza sentirsi in colpa. E per molte di loro, ciò corrispondeva all'acquisto di costosi gioielli.

Con le donne che preferivano farsi dei regali, i marchi e i retailer che offrono prodotti di alta qualità, ma in un ambiente più casual, sono stati i più plausibili vincitori in questi ultimi anni. All'altro estremo, anche i marchi internazionali del lusso presentano un buon andamento poiché, per i regali formali, lo status e il loro valore percepito è molto più elevato rispetto alle catene nazionali. Le società del settore televendita, infine, hanno ottenuto buone reazioni dalle donne meno giovani, ed è stata Jupiter Shop Channel a registrare una crescita particolarmente rapida nelle vendite di gioielli. Sono quindi i retailer ed i marchi più formali che coprono la fascia più tradizionale ad aver sofferto maggiormente.

Il fatto che il mercato sia in movimento è provato anche dall'incremento graduale delle vendite di metalli preziosi. La JPC (Japan Precious Metals Chain Manufacturing Industries Association), associazione di categoria che riunisce 14 società di gioielleria e metalli preziosi, ha prodotto un resoconto ai primi di febbraio riferendo nei dettagli sulle vendite dei metalli preziosi negli ultimi 20 anni circa. Nel complesso, le vendite di oro giallo a 24 carati sono scese agli stessi livelli del 1983. Rispetto al picco del 1989, le vendite sono calate dell'80% scendendo da 64.643 kg a 12.842 kg. Il platino 1000 ha avuto un andamento lievemente migliore, ma il picco è stato registrato nel 1993, a conferma della crescente popolarità del platino in quel momento. Le vendite sono scese da 15.708 kg ad un minimo di 5.806 kg nel 2003, un livello analogo a quello del 1985. L'anno scorso, tuttavia, il quantitativo di platino 1000 utilizzato è leggermente salito, con un +7,7%.

La caratteristica più interessante circa le recenti vendite di metalli preziosi è stato l'aumento di popolarità dell'oro bianco. In generale, JPC ha suggerito che l'oro bianco viene utilizzato in gioielli meno costosi e il platino in gioielli più cari. Considerando il gradimento da parte di donne che si regalano gioielli su fasce di prezzi lievemente inferiori, è evidente che l'oro bianco continuerà a registrare una ulteriore crescita.

In definitiva, con il calo registrato nel numero di matrimoni in Giappone, rivolgersi a donne che hanno voglia di farsi un bel regalo potrebbe rivelarsi la migliore scommessa a lungo termine. Non si può ignorare, tuttavia, lo spostamento generale dei consumatori verso acquisti di gioielli più costosi prodotti da famosi marchi internazionali del lusso, aiutati in anni recenti dall'aumento di grandi flagship shop per marchi come Bulgari, Chaumet e Cartier.

 

Itochu sigla un accordo con Spalding

Itochu Fashion Systems, affiliata di Itochu Shoji operante nel settore moda, ha siglato un accordo di distribuzione con la Russell Corporation per il marchio Spalding. IFS avrà un contratto quinquennale per la distribuzione del marchio in Giappone.

 

Narumiya International in borsa

Narumiya International, il retailer di abbigliamento per bambini, è stato incluso nel listino JASDAQ a partire dal 9 marzo con l'annuncio del prezzo d'offerta finale a fine febbraio. La gamma di prezzo è stata stabilita fra 220.000 e 250.000 yen per azione.

 

La più grossa perdita di Cecile

Cecile, per dimensioni la terza società di marketing diretto, ha registrato la maggiore perdita della propria storia per l'esercizio 2004. La perdita netta di 9 miliardi di yen è stata imputata ad un calo del fatturato complessivo del 10,4%, sceso a 85,9 miliardi di yen. Cecile prevede un ulteriore calo del fatturato quest'anno fino a 84,5 miliardi, ma spera di tornare ad un utile che supera i 5 miliardi di yen.

 

Uniqlo a Ginza

A conferma degli sforzi di Fast Retailing volti a colmare le lacune, Fast Retailing ha fissato per l'autunno l'apertura di uno shop Uniqlo Plus nel quartiere di Ginza. Il negozio sarà ubicato nel Washington Ginza Building, che ospita attualmente il negozio di calzature Washington. Uniqlo occuperà otto piani dell'edificio, dal piano terra in su, mentre Washington trasferirà il suo negozio al piano sotterraneo.

Fast Retailing aveva aperto il primo negozio Uniqlo Plus nel quartiere di Shinsaibashi a Osaka lo scorso anno. Rispetto ai negozi Uniqlo standard, Uniqlo Plus offre una gamma di prodotti di prezzo e qualità più alta. L'apertura rientra, probabilmente, nell'ambito di una strategia più ampia volta a immettere sul mercato prodotti di margine più elevato e più alla moda, in una fase che lascia prevedere prossime espansioni internazionali.

 

Ace sigla un accordo con Zero Halliburton

Ace ha avviato le vendite del marchio statunitense di valigeria Zero Halliburton nel paese del Sol Levante. L'importante produttore nipponico di borse ha firmato un accordo di distribuzione esclusiva con la società dello Utah ai primi di gennaio. Le vendite includeranno sia i borsoni da viaggio che le borse porta documenti nei caratteristici materiali di alluminio per cui Zero Halliburton è famosa. Ace prevede un fatturato al dettaglio di 800 milioni di yen il primo anno. Zero sta anche utilizzando Ace per sondare le vendite sul mercato cinese e su altri mercati.

Ace di recente ha perso i diritti di licenza del marchio Samsonite in Giappone e ha cercato di colmare la perdita sia con il lancio di marchi propri sia investendo nelle proprie relazioni con altri marchi internazionali quali Tumi.

 

A Kawasaki un complesso per lo shopping realizzato da Mitsui Real Estate

Mentre Mitsui Bussan si procura nuovi marchi, il suo braccio immobiliare Mitsui Real Estate è attivamente impegnato nella costruzione di centri commerciali atti ad ospitare i negozi. Nonostante si parli soprattutto del suo “Tokyo Mid-town Project”, attualmente in costruzione a Tokyo nel quartiere di Roppongi, a Kawasaki la Mitsui si è alleata con JR East e Toshiba per sviluppare l'area attorno alla stazione di Kawasaki - una iniziativa destinata ad essere salutata con favore tanto dai retailer quanto dai residenti, essendo questa al momento una zona non particolarmente attraente. Il nuovo complesso dedicato allo shopping, che si chiamerà Lazona Kawasaki, verrà costruito sull'area adibita in passato agli uffici Toshiba e offrirà 76.000 mq di spazio di vendita, sufficiente per 300 negozi. L'inaugurazione è prevista per l'autunno del 2006. Il complesso includerà un cinema multisala, ristoranti e chioschi, oltre ai soliti grossi nomi delle catene di elettrodomestici e di abbigliamento.

 

Mostra di abbigliamento femminile francese a Tokyo

La Fédération Française du Prêt à Porter Féminin e HP France hanno tenuto una conferenza stampa per illustrare il progetto di una mostra di marchi del prêt-à-porter femminile francese da tenersi a partire dal prossimo autunno a Tokyo. HP France è un noto importatore di marchi del prêt-à-porter e di accessori europei e - soprattutto - francesi, attualmente impegnato a presentare al pubblico giapponese un tipo di moda francese dai prezzi più accessibili rispetto a quella di lusso a cui esso è abituato. A tale scopo HP France ha deciso di organizzare, in collaborazione con la Fédération Française du Prêt à Porter Féminin, una “mostra nella mostra” con un suo spazio preciso all'interno di Rooms, salone della moda giovane giapponese del quale HP France stesso è il principale organizzatore.

All'interno dello spazio dedicato che si chiamerà LivingRoom, saranno presentati una selezione di stilisti e marchi della moda francese che rappresentano al meglio gli aspetti più innovativi della moda di quel paese. I marchi di abbigliamento ed accessori presenti saranno circa 50. La prima edizione di LivingRoom avrà luogo, nell'ambito di Rooms, presso lo stadio di Yoyogi, dal 13 al 15 settembre.

Collezioni realizzate per il Giappone si vendono in tutto il mondo

Nikkei riferisce che i marchi internazionali della moda, che hanno sviluppato collezioni speciali per il mercato giapponese, ora ritengono di essere in grado di venderle con successo su altri mercati. Un dato che non deve sorprendere, considerando il successo della moda giapponese soprattutto in Asia, ma che sottolinea tuttavia il fatto che i costi legati allo sviluppo di collezioni speciali per il mercato nipponico possono essere compensati, non solo dalle buone vendite in Giappone, ma anche dai buoni risultati ottenuti su altri mercati, particolarmente in Asia. Nikkei ha citato esempi quali Levi Strauss che ha iniziato a commercializzare jeans disegnati in Giappone in paesi come Taiwan e le Filippine. Una delle caratteristiche di questi jeans è il taglio, disegnato per contribuire a fare apparire le gambe più lunghe e i fianchi più snelli. Un altro esempio è Zara, che venderà completi da uomo disegnati per il mercato nipponico nei propri punti vendita in Europa e nel resto dell'Asia. Anche Cole Hann ha cominciato a vendere negli USA, sia all'interno dei suoi negozi che presso Neiman Marcus, una linea di scarpe creata in collaborazione con United Arrows (una delle principali catene di select shop giapponesi, n.d.t.).

 

Uniqlo rileverà Etam UK?

Retail Week, rivista britannica specializzata in retail, ha riferito di recente di avere sentito ulteriori notizie ufficiose secondo cui Fast Retailing sarebbe interessata a rilevare Etam UK, catena britannica di abbigliamento donna. Fast Retailing ha menzionato ripetutamente in Giappone che perseguirà un mix di strategie di espansione, fra cui l'acquisizione di attività retail nipponiche ed estere. Da quando Etam UK è stata messa in vendita qualche tempo fa da parte della società madre francese, si dice che siano in corso trattative con una società estera ed è assai probabile che si tratti di Fast Retailing. Uno dei problemi affrontati da Fast Retailing nel Regno Unito

finora è stata la difficoltà di individuare ubicazioni dignitose. Ha inoltre dovuto affrontare l'arduo compito di comprendere anche la cultura britannica in materia di distribuzione al dettaglio e gestione, e nel 2003 è stata costretta a chiudere 16 dei suoi 21 negozi. Rilevando Etam, Fast Retailing potrebbe rapidamente convertire i vari siti in negozi Uniqlo (o Theory, il marchio statunitense di cui è contitolare assieme a Link International), oltre ad acquisire alcuni rappresentanti del management locale.

Il managing director di Uniqlo UK avrebbe dichiarato a Retail Week che la società è interessata ad acquistare immobili da destinare alla vendita al dettaglio e sta considerando attivamente l'acquisizione di retailer britannici come mezzo per centrare tale obiettivo, ma non ha voluto esprimere commenti sulle trattative con Etam.

 

Le importazioni dei maglioni in cachemire salgono del 34%

Le importazioni di maglioni in cachemire sono cresciute, con un balzo del 33,8% che le ha portate a 8,21 milioni di yen nel 2004, grazie in parte ai crescenti acquisti di cachemire a basso costo da parte dei GMS (General Merchandise Stores) come Aeon e Ito-Yokado, e delle catene di grande diffusione quali Uniqlo e Shimamura. Nel 2003, le importazioni di maglioni di cachemire avevano raggiunto 6,14 milioni, un dato che rappresentava di per sé un sensibile balzo del 58,4% rispetto all'anno prima. Le importazioni dalla Cina erano salite del 35,6% a 7,97 milioni di capi e rappresentavano il 97% delle importazioni. Tuttavia non tutti i vantaggi del boom del cachemire sono andati a favore della Cina. L'Italia è stato il secondo paese esportatore in ordine di importanza, registrando un incremento del 10% delle esportazioni in Giappone che sono salite a 140.000 unità.

Tuttavia in conseguenza di un aumento dei prezzi dei filati di cachemire quest'anno, si prevede un aumento anche del prezzo dei maglioni in cachemire al dettaglio per il prossimo inverno. Nel 2003, il prezzo medio dei maglioni di cachemire importati scese a 2.595 yen rispetto ai 3.039 yen del 2002. Il prezzo è calato ulteriormente nel 2004 scendendo a 2.578 yen. Tuttavia, i produttori di filati in Cina, Giappone e in Italia hanno tutti aumentato i prezzi quest'anno, anche del 15%-20%.

Il cachemire cinese ora domina le vendite globali con esportazioni di 11,8 milioni di capi nei primi 11 mesi del 2004.

 

Moonstar lancia le calzature Kappa

Kappa, marchio sportivo italiano, è ben conosciuto in Giappone grazie ai suoi legami con la nazionale italiana di calcio e con l'atletica. Finora non ha retto benissimo sul mercato alla concorrenza di marchi quali Nike, Puma e Adidas sul fronte dell'abbigliamento e delle calzature sportive di tendenza, un mercato forte e in crescita qui nel Sol Levante. Il marchio Kappa è gestito in Giappone nell'ambito di una licenza nazionale esclusiva da Phoenix, licenziatario per gli articoli sportivi, che gestisce una serie di sub-licenziatari responsabili delle varie categorie di prodotti. Uno di questi è Moonstar, noto produttore di scarpe da ginnastica che gestisce, fra gli altri, marchi come Converse e K-Swiss. Al fine di entrare nel mercato in ascesa di questo tipo di calzature e di potenziare l'immagine di marchio Kappa come brand per il lifestyle, Moonstar ha lanciato una nuova gamma di calzature da donna. La nuova linea si rivolge alle donne fra i 18 e i 24 anni. Vengono impiegati i colori e il design italiano, e i modelli vanno dal basic a quelli di stile più ricercato, con prezzi fra 5.800 e 8.800 yen. Le vendite avranno luogo tramite i negozi di articoli sportivi comuni, ma in futuro Moonstar spera di poter contare anche sui select shop più di tendenza, sul tipo di United Arrows. Le previsioni di fatturato sono di 200 milioni di yen per il primo anno e 500 milioni entro il terzo. Sarà presa in considerazione anche la realizzazione di una collezione uomo.