Dicembre 2006

 

Contents:

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Dati

 

Ice Moda

ITALIAN YARN RENDEZ-VOUS 2006

ITALIAN YARN RENDEZ-VOUS, la mostra dedicata ai filati per maglieria e organizzata congiuntamente dall’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero e da Pitti Immagine s.r.l., organizzatrice della rassegna fiorentina Pitti Filati, è tornata per la settima volta in Giappone, ospitata presso il Laforet Museum Roppongi di Tokyo, il 1 e il 2 novembre.

I più importanti filatori italiani, espositori a Pitti Filati, provenienti dai maggiori distretti produttivi di Pesaro e Urbino, Biella, Prato, Vercelli e Modena, in rappresentanza di 9 marchi, hanno presentato le loro collezioni per la stagione Autunno/Inverno 2007-2008.

Ha destato molto interesse da parte dei visitatori “BODYBAZAAR”, l’Area Ricerca curata da Pitti Filati, che è stata definita dagli stessi creatori “una ricerca di fusione sublime e seducente fra uomo e macchina”.

Come di consueto all’interno dello spazio anche l’Area Shima, nella quale sono stati esposti i capi realizzati da Shima Seiki, azienda leader nella produzione di macchinari per maglieria che opera in stretta collaborazione con le filature italiane.

La manifestazione ha previsto, inoltre, un seminario dal titolo “I Best Sellers delle collezioni Autunno/Inverno 2007/2008 e anticipazioni di tendenza sulla stagione Primavera/Estate 2008”, tenuto dalla nota stilista e consulente internazionale di filati, Ornella Bignami. Il seminario, di carattere strettamente tecnico e rivolto, in modo esclusivo, a un pubblico di specialisti e giornalisti, ha avuto luogo al mattino ed al pomeriggio dei due giorni della mostra.

Il primo seminario è stato introdotto dal Presidente dell’Istituto, Ambasciatore Umberto Vattani, il quale nel suo indirizzo di saluto ha parlato del Giappone come di “un Paese che, come nessun altro, è interessato all’innovazione e al nuovo”. E ancora, a proposito della manifestazione, “i più prestigiosi produttori di filati italiani mettono insieme colori, fili e e tessuti per accontentare le attese più sofisticate”.

Nel seminario, Ornella Bignami ha presentato i filati che si sono guadagnati il titolo di best sellers per la stagione Autunno/Inverno 2007/2008, nonché le linee guida che influenzeranno la realizzazione delle collezioni Primavera/Estate 2008. Come tendenza generale, la stilista ha affermato che “la maglia è di moda e che i mercati internazionali sembrMG7446ano ritrovare segnali di risveglio e di moderato ottimismo del trade”. Secondo l’analisi della Bignami, la stagione Autunno/Inverno 2007/2008 si presenta all’insegna dell’eleganza, non priva di spunti creativi. Una voglia di lusso non ostentato, ma intimo ed individuale. I classici pettinati e cardati si rinnovano alla ricerca di effetti morbidi ed avvolgenti. Le superfici pelose in mohair e alpaca vengono esasperate, fino ad assomigliare a pellicce. L’impronta naturale caratterizza i filati più grossi, dall’aspetto artigianale. Melanges fusi o screziati, e tweeds in mischie inaspettate di lana-alpaca, alpaca e lino. Mischie irregolari, rilievi mossi, coloriture fuse che tuttavia non cadono nel rustico, ma sono spesso arricchiti con il contrasto di fili lucidi o metallici. Il mondo artificiale in continua evoluzione interviene ad arricchire di performances e di effetti anche i filati per maglieria. Le prestazioni tendono a proteggere e garantire benessere alla persona con fibre e finissaggi termo-regolatori, antistatici, antibatterici, impermeabili, traspiranti.

Quattro i temi fondamentali individuati dalla specialista:

LUXURY DETAILS

Filati classici e pregiati, e silhouettes che prendono spunto dalla Haute Couture. I dettagli sono raffinati: bordi in pelliccia o raso, colli morbidi e drappeggiati, maniche arrotondate, lavorazioni minimali a trecce o pizzo.

CHIC SIMPLICITY

Filati delicati e morbidi. Un total look fatto di strati e sovrapposizioni. Lunghi cardigans e tuniche, corte minigonne e leggings, pantaloni sciolti e abiti avvolgenti sottolineano una femminilità dolce.

CASUAL FOLK

Una maglia per “outdoor” fatta di cappotti e abiti pullover, di comodi cardigans. Gli accessori vedono berretti e cappucci, guanti corti e lunghi, calzettoni e sciarpe che sfoggiano disegni jacquard, ricami e patchworks colorati.

NEW GRUNGE

La maglia “fuori misura”. Dal filato al capo tutto è “maxi”. Anche gli accessori mostrano un look organico, in cuoio, legno, metallo martellato, pelle e pelliccia.

 

Inaugurato a Ginza il nuovo flagship shop di Gucci

Gucci, che quest’anno celebra 85 anni dalla fondazione, ha inaugurato a Ginza un imponente flagship shop dotato anche di una galleria, un caffè, un centro servizi clienti e una VIP Room distribuiti all’interno di un edificio, interamente di propria progettazione, che si estende dal sotterraneo al settimo piano.

Il 3 novembre Gucci ha aperto un nuovo grande flagship ginzabuilding2shop a Ginza. Vicinissimo a Wako (uno dei simboli del quartiere) e proprio di fronte a Christian Dior, il nuovo negozio Gucci è il primo ad essere ospitato in un edificio di proprietà Gucci in Giappone e segue a ruota analoghe iniziative di Chanel, Hermes e LVMH tutte nell’area di Ginza. Il terreno era stato acquistato dal Kintetsu Group nel 2003. Da allora l’area è diventata un vero e proprio centro del lusso internazionale, con nuovi punti vendita di Christian Dior, Emilio Pucci, Valentino e Dolce & Gabbana. Anche Hermes, a fine ottobre, ha ampliato la superficie di vendita all’interno del proprio negozio. Nel 2007 assisteremo all’inaugurazione di un nuovo negozio Giorgio Armani - con un nuovo edificio che diverrà il quartiere generale della società - e, dietro a Printemps, all’apertura di un negozio Bottega Veneta di 1.000 mq. Gli investimenti a Ginza da parte delle maison internazionali non appaiono destinati ad attenuarsi nel breve periodo, con importanti nuovi negozi di Bulgari alla fine del prossimo anno (di fronte a Louis Vuitton), e un edificio in corso di realizzazione da parte di Swatch che diverrà sede del suo quartier generale in Giappone.

L’edificio Gucci ha una superficie totale di 3.283 mq. Quattro piani, dall’interrato al secondo (per un totale di circa 1.000 mq), sono dedicati alle principali attività retail. Al terzo piano è situato il Gucci Cafe, gestito in collaborazione con Transit General Office, la società che gestisce anche l’Hotel Claska, servizi di catering e studi yoga. Il quarto piano è occupato da uffici, mentre il quinto ospita una galleria, un’area servizio clienti e una VIP Room. Al sesto piano si trova una hall nella quale possono essere organizzati eventi quali conferenze stampa, presentazioni per i clienti Vip, ecc.. Salendo le scale si arriva al Roof Garden. Gli esterni dell’edificio sono stati progettati da James Carpenter Design Associates. Gli interni, invece, dal direttore creativo di Gucci, Frida Giannini, in collaborazione con l’architetto William Sofield, presente all’evento inaugurale. È stato, quindi, dato un addio alle fredde tonalità nere e al minimalismo dell’era Tom Ford, che sono stati sostituiti da una più forte affermazione del lusso con bronzo, oro, argento e palissandro. Motivi simili a quelli introdotti nel negozio di Nagoya Sakae inaugurato a metà ottobre.

Per celebrare l’inaugurazione a Ginza, Gucci ha regalato alla stampa e agli ospiti intervenuti alla festa di apertura 1.100 iPod, con il logo “Gucci Ginza” inciso sul retro, in una custodia color argento in “Pelle Guccissima”.

 

Altri marchi europei nonostante l’alta quotazione dell’Euro

La crescente capacità dei distributori di abbigliamento nipponici e dei marchi esteri di creare delle proprie catene di distribuzione al dettaglio sta aiutando un numero sempre maggiore di marchi europei di abbigliamento casual ad entrare nel mercato. Diversamente dal passato, quando la distribuzione era magari frammentaria e dipendente dalle preferenze dei buyer dei select shop e dei grandi magazzini, la nuova stirpe di distributori crea dei negozi propri e si sta espandendo rapidamente, offrendo delle opportunità ad altri marchi italiani di entrare nel mercato.

L’anno scorso avevamo assistito ad una ondata di nuovi marchi europei, in particolare marchi di abbigliamento casual, entrati nel mercato nipponico, oltre ad una marcata espansione degli investimenti da parte degli attori esistenti. Buona parte di questi investimenti sono stati operati nella distribuzione retail, con l’apertura di nuovi negozi indipendenti e shop-in-shop in tutte le città principali. Nonostante i principali marchi statunitensi di denim si siano resi più visibili negli anni recenti, i distributori trovano ora un mercato pronto per i marchi europei, riscontrando anche che gli investimenti nel retail fruttano dividendi in termini di fatturato, utili e notorietà del marchio.

Quecasualbrandssta svolta verso il retail è un cambiamento rispetto alle pratiche del passato. Società come Caitac International sarebbero inorridite al pensiero di gestire le proprie catene di negozi un decennio fa, preferendo invece fare affidamento sui select shop e sulla miriade di negozi indipendenti. Vari fattori hanno tuttavia forzato loro la mano. Anzitutto, gli stessi select shop, almeno le catene più grandi, hanno sempre con maggior frequenza affidato prezioso spazio di vendita ai marchi propri (store brand), un aspetto che non deve sorprendere in considerazione della loro popolarità, della loro più facile gestione della catena di fornitura e dei loro margini di profitto molto più alti. In secondo luogo, i negozi indipendenti vengono anche schiacciati dalla crescita delle catene SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel), un elemento che rende difficile per i primi il mantenimento dei rispettivi mercati. Al tempo stesso, con gli ingenti investimenti in negozi al dettaglio da parte dei marchi internazionali, più le SPA e i distributori nazionali, diventa più difficoltoso portare un marchio all’attenzione dei consumatori in assenza di negozi ben ubicati. Infine, molti dei principali marchi di abbigliamento casual ora propongono una gamma completa di articoli, giustificando negozi propri al dettaglio.

Di conseguenza, anche i distributori di marchi casual hanno iniziato ad entrare nel business della distribuzione al dettaglio. Si tratta probabilmente del segno più significativo che la distribuzione al dettaglio ora è una condizione preliminare per il successo nella distribuzione moda in Giappone. Poiché gli importatori di marchi casual europei sono sempre stati il gruppo più debole di società sotto l’aspetto finanziario, se decidono di correre un rischio con il retail, deve essere davvero necessario. Ma anche i tempi sono cambiati e ora alcuni fra gli attori più importanti nella distribuzione di abbigliamento casual europeo sono anche le aziende più grandi. Lo stesso Itochu Shoji ha trascorso gli ultimi anni a creare un vasto portafoglio di marchi europei, che ora include Cimarron e Lois. Anche i marchi europei stanno iniziando a creare delle società dirette in Giappone, come la costituzione di una controllata locale da parte di Gas nel gennaio di quest’anno e il caso di Sixty Group, che ora gestisce Miss Sixty ed Energie, dopo essersi staccato da Itochu con l’intenzione di creare operazioni proprie nel paese del Sol Levante.

La svolta verso il retail ha rappresentato un rischio per i distributori, ma ha prodotto buoni risultati per molti di loro, consentendo loro un accesso molto più ampio ai consumatori, una crescita molto più rapida, e ovviamente una maggiore notorietà del marchio. Il fatto di contare su negozi propri li ha anche aiutati a meglio programmare il merchandising e ad acquistare meglio, riducendo nella pratica il rischio di inventario, compensato anche dalla crescita nei negozi di tipo outlet.

Come mostra la tabella, nell’ultimo anno è stata lanciata una miriade di nuovi marchi, che va ad aggiungersi ai nuovi negozi dedicati ai marchi esistenti. Diesel, uno dei successi di più lunga durata in Giappone, ha inaugurato un nuovo flagship shop a Osaka, nell’area del Kansai, in ottobre, cui farà seguito un negozio a Daikanyama nella primavera 2007, con una previsione di un totale di 20 negozi entro tre anni. Diesel è un buon esempio della crescente capacità di creare negozi di grande superficie; anche se l’abbigliamento rappresenta il centro della propria offerta, Diesel ha sviluppato importanti linee di accessori, calzature, orologi, occhiali da sole e gioielleria che giustificano superfici più ampie – il suo flagship di Osaka si estende su ben 850 mq.

Anche Replay, altro marchio italiano, sta assistendo all’apertura di nuovi negozi, stavolta da parte del nuovo distributore IPGI. I quattro negozi attuali saliranno a cinque, la prossima primavera, quando sarà inaugurato un altro punto vendita a Fukuoka. Per l’anno prossimo è prevista inoltre l’apertura a Tokyo di un altro flagship shop, oltre a quello già esistente all’interno di Roppongi Hills.

La necessità di realizzare negozi per i marchi, sta anche inducendo i distributori ad acquistare ulteriori prodotti per giustificare la creazione di negozi per quei marchi che non ne dispongono. IPGI distribuisce anche Rock & Republic e Blue Cult, due marchi di jeans di design, e recentemente ha firmato anche con il marchio Massimo Rebecchi, che verrà promosso unitamente ai marchi denim.

Seguendo i comuni schemi comportamentali di altri marchi internazionali quando creano le proprie controllate, anche Grotto, la società a cui appartiene il marchio Gas, ha iniziato ad espandere la propria rete di retail. In settembre si è assistito al lancio di alto profilo del suo flagship shop da 400 mq nel quartiere di Harajuku e corre voce di altri sei-otto negozi nel centro città in programma. Sixty Group ha ristrutturato il suo negozio sulla Meiji-Dori, ampliando lo spazio dedicato al suo fortunato marchio di abbigliamento uomo Energie, e ha inaugurato un negozio a Nagoya in settembre.

Il successo di questi marchi sta invogliando i maggiori distributori a reclutare ulteriori marchi. Solo questo autunno si è assistito al lancio della griffe olandese di denim Blue Blood (For Our Friends), un marchio creato dal distributore europeo di Evisu, Steve te Pas, e dei marchi italiani Peuterey e Fornarina.

 

United Arrows lancia una nuova catena

United Arrows ha creato una catena di negozi chiamata Green Label Relaxing, ritenendo che spesso la sua crescita venisse limitata dalle proprie radici di marchio molto formale. Ora United Arrows ha deciso di dividere in due la propria catena di flagship shop, scindendo le sue linee di abbigliamento casual, con una catena di nuova formula denominata Beauty & Youth. Anche se parte della sua offerta reca il marchio proprio, United Arrows rimane uno degli importatori leader di abbigliamento europeo.

United Arrows, la catena nipponica di select shop di grande successo, ha lanciato una catena di nuova formula. Beauty & Youth, questo il nome dei nuovi negozi, segue il lancio di altre catene avvenuto negli ultimi due anni: Darjeeling Days per uomini maturi prima e, più di recente, Odette e Odile, specializzata in calzature. La decisione di aprire negozi di nuovo tipo rientra nel target della società di raggiungere vendite per 100 miliardi di yen (ca. 670 mln. di euro) entro il 2010. Al marzo 2006, le vendite sono state di 53,8 miliardi di yen, con un aumento di quasi il 15% rispetto all’anno precedente.

Il primo negozio di Beauty & Youth è stato inaugurato all’interno di Seibu Yurakucho a settembre, quando il grande magazzibeautyyouthno ha riaperto sotto nuova veste. Nel negozio sono state messe in vendita le linee più casual, mentre per l’abbigliamento “più elegante e formale” bisognerà recarsi nei negozi della catena madre, United Arrows. Sebbene non sia semplice fare una distinzione precisa tra formale e casual, in particolare nel caso dell’abbigliamento femminile, United Arrows afferma di essere fiducioso che la separazione migliorerà il merchandising ed aiuterà i clienti a concentrarsi maggiormente sul prodotto. La mossa offre anche la possibilità ad United Arrows di lanciare un nuovo marchio proprio, operazione di fondamentale importanza all’interno della sua attività commerciale e fonte della maggior parte dei suoi profitti. L’inaugurazione della nuova catena fa seguito alla decisione di rifornire il flagship shop di Harajuku soprattutto di abbigliamento formale ed elegante, decisione dovuta alla percezione che, da parte dei clienti, venisse avvertita una certa confusione. Quando infatti, era stato aperto il negozio di 200 mq all’interno di Lachic a Nagoya nella primavera 2005, lo staff di United Arrows si era accorto che i prodotti all’interno del negozio erano troppi e di tipi troppo diversi e ciò rendeva lo shopping difficoltoso per i clienti.

All’interno di Seibu, United Arrows ha ricavato due negozi dal punto vendita originario, dedicando 180 mq a Beauty & Youth e 380 mq a United Arrows. Il tema del negozio Beauty & Youth è quello del “loft parigino”, e utilizza per gli interni vetro e piastrelle grigie. Per evidenziare il contrasto, il negozio United Arrows utilizza decori in legno e ha un’atmosfera più formale. Altri due negozi sono stati inaugurati a Fukuoka e Kobe di recente. Si dice che United Arrows speri di raddoppiare il numero di negozi United Arrows portandoli a 48 rispetto agli attuali 23, e di portare i negozi Beauty & Youth a livelli analoghi – con la previsione di un flagship shop nel quartiere di Harajuku.

 

Loft diverrà una catena con 100 negozi

Loft intende diversificarsi rispetto all’attuale catena di grandi superfici, creando tre tipi di negozi, grandi, compatti e mini, con l’obiettivo di espandere la catena a circa 100 negozi entro cinque-dieci anni. Per chi esporta cosmetici, accessori e beni di largo consumo, Loft potrebbe essere un’azienda da contattare.

Loft, il retailer di beni di largo consumo quali accessori, casalinghi, prodotti per il “fai da te”, cancelleria, tendaggi, biancheria per la tavola ed il bagno, cosmetici, ecc., attualmente comporta un giro d’affari di 62 miliardi di yen (ca. 411 mln. di euro) e 28 negozi. I suoi principali azionisti sono Seven & I Holdings (attraverso Millennium Retailing), Mori Trust, Credit Saison slofte Aeon. Creato originariamente dal grande magazzino Seibu, quando questo era controllato da Tsutsumi, Loft nasce come catena mista di superfici grandi e compatte, o con negozi dai 3.000 mq in su, o con spazi fino a 1.000 mq. Attualmente circa metà dei punti vendita sono negozi del secondo tipo. Pur riscontrando il gradimento dei consumatori, le densità di vendita non hanno mai raggiunto quelle del settore, e le più ampie superfici con le loro scorte costose ad alti volumi hanno rappresentato un freno agli utili. La remuneratività non è mai stata alta, appena 1,1 miliardo di yen nell’esercizio finanziario 2005 e appena 700 milioni di yen l’anno prima.

Con le modifiche alla legislazione sulla ubicazione delle grandi superfici di vendita (Large Store Location Law), la crescente importanza dei centri commerciali, e le necessità di migliorare le densità di vendita e i margini, Loft pensa a sviluppare un'attività “multi-formato”, creando sia negozi nella categoria dei 1000 mq sia dei Mini Loft, analogamente ad iniziative adottate da Tokyu Hands e Sony Plaza, le sue due catene rivali. Nel frattempo, il numero di grandi superfici passerà da 14 a circa 20.

I negozi compatti furono lanciati la prima volta un decennio fa, successivamente alla separazione da Seibu. Anche se conta solo 14 negozi compatti, Loft ritiene che vi siano circa 100 possibili ubicazioni in Giappone per questo formato e dichiara di volere investire nella realizzazione di almeno 60 nuovi negozi compatti nei prossimi cinque-dieci anni. Oltre ai centri commerciali, Loft dichiara che i grandi magazzini sono sempre più interessati al formato compatto, in particolare se fortemente promossi con cosmetici e accessori – materie prime per le vendite nei grandi magazzini e importanti elementi motori dell’affluenza di visitatori più giovani nei negozi.

Il formato Loft Mini inizierà ad essere lanciato il prossimo autunno nei fashion building nel centro delle grandi città e all'interno di shopping mall e proporrà accessori, cosmetici e gadget.

 

ABC Mart spinge al ribasso i prezzi delle sneaker

ABC Mart ha deciso di lanciare una spietata concorrenza sui prezzi delle sneakers dei principali marchi. I prezzi sono calati significativamente rispetto al picco raggiunto attorno al 2000, ma ABC ha appena lanciato una campagna di sconti in tutta la catena con l’obiettivo di affermarsi ulteriormente come principale punto di shopping per questo tipo di articolo.

I retailer nipponici di sneaker sono in grande competizione sui prezzi delle calzature. ABC Mart, leader nel settore, al momento vende i modelli di sneaker più popolari scontati del 20%. I prezzi medi dei modelli Nike, Adidas e Puma superano i 3.150 yen al paio, ma ABC Mart sta scontando questi prodotti nella sua catena di 300 e più negozi con il sostegno di pubblicità in TV e volantini. Nelle aree regionali in cui i retailer riescono ad accedere alla fascia bassa del canale di distribuzione all’ingrosso, la concorrenza sui prezzi delle sneaker è agguerrita. I prezzi sono calati di oltre la metà negli ultimi due anni. Un paio delle popolarissime Adidas Super Star è passato dai 7.000 – 8.000 yen ad appena 4.700 (ca. 31 euro) di oggi a Shibuya. Essendo poche le catene operanti su un’area ampia, ABC Mart vede così una buona opportunità di imporre la concorrenza sui prezzi sull’intera catena, incrementando sensibilmente l’attenzione dei consumatori ed i suoi marchi propri al tempo stesso. Questa iniziativa ha indotto alla ritorsione concorrenti quali Tsuruya Shoe Store, controllata da Aeon, che segue ABC Mart prezzo per prezzo.

L’anno scorso, il margine lordo di ABC Mart è sceso di 0,5 punti al 55,5% soprattutto in conseguenza di questa sorta di gara dei prezzi al dettaglio. È la catena più grande e guarda sempre più alla possibilità di sviluppare sneaker con marchio proprio per mantenere i margini, mentre lancia una concorrenza aggressiva sui prezzi dei principali marchi globali.

Gli stessi produttori, al fine di mantenere intatti i livelli di fatturato, stanno spingendo una maggior quantità di prodotti attraverso i canali dell’ingrosso con prezzi d’acquisto inferiori. Qualcuno suggerisce tuttavia che la riduzione dei prezzi non abbia raggiunto per il movimento livelli eccessivi. I prezzi ribassati sono ora tornati ai livelli di prima del cosiddetto “sneaker boom” attorno al 2000.

 

Focus: Retail abbigliamento - Parte I

Sono stati diffusi i dati del retail di abbigliamento per l’esercizio fiscale 2005, e dopo una buona dose di valutazioni, verifiche incrociate e analisi, giungono alcune notizie molto positive. Lo scorso anno il fatturato totale di abbigliamento è salito in termini reali dello 0,3%, ma l’elemento di maggiore interesse è che le vendite dei primi 100 retailer di abbigliamento sono salite del 4,3%. La concentrazione della quota di mercato ai livelli alti rimane inferiore rispetto ad altri settori, ma procede rapidamente. Buona parte di questa crescita deriva dalle catene di negozi specializzati che ora hanno conquistato la stessa quota di mercato dei grandi magazzini. L’anno prossimo, dopo un secolo di dominio sul fronte delle vendite di abbigliamento, i grandi magazzini saranno superati dalle catene specializzate. Questa svolta testimonia, forse più di ogni altra, i formidabili cambiamenti in atto nella distribuzione di abbigliamento.

 

GRANDI MAGAZZINI SOTTO PRESSIONE

I risultati della distribuzione al dettaglio dell’abbigliamento per l’esercizio 2005 confermano il perdurare della crescita dei negozi specializzati, ma per la prima volta da molto tempo a questa parte, indicano una nuova crescita dell’abbigliamento in generale. Lo stesso quadro di migliori fatturati, cui si aggiunge una crescente domanda dei consumatori, riguarda sia l’abbigliamento donna che quello uomo. L’abbigliamento bimbo ha subito un ulteriore regresso, in parte a seguito del calo delle vendite causato dal tasso di nascite in declino, ma anche perché ha finito per fare i conti con una deflazione dei prezzi dovuta all’emergere della concorrenza. Quello dell’abbigliamento bimbo è anche il sottosettore più scarsamente rappresentato, senza alcuna catena retail sufficientemente grande specializzata nel comparto.

Vediamo anzitutto una panoramica dei primi 100 retailer di abbigliamento in assoluto (Tabella 1). Il fatturato dei primi 100 è salito nell’esercizio 2005 del 4,3% a 7.450 miliardi di yen (ca. 49 mld. di euro). Il fatturato totale del retail dell’abbigliamento per l’esercizio 2005 è stato di 16.228 miliardi di yen (ca. 107 mld. di euro) secondo i dati del Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria (METI), segnando quindi un +0,3% rispetto all’anno precedente. Nel complesso, ciò significa che i primi 100 retailer detengono una quota totale di mercato del 45,9%, rispetto al 44,1% dello scorso anno. Mentre l’abbigliamento rimane uno dei settori più frammentati e dinamici in termini generali con una miriade di piccole società in termini di fatturato, questi dati riflettono il trend generale verso una maggiore concentrazione al livello alto della scala. Le prime 50 catene rappresentano il 37,4% del mercato totale dell’abbigliamento, e le prime 10 coprono oltre il 17,5%, con un lieve progresso rispetto al 17,4% dell’esercizio 2004.

Mentre i numeri degli ultimi anni mostrano progressi e perdite di quota per i primi 100, la perdurante rapida crescita dei migliori retailer specializzati rimane un trend inequivocabile, e sono queste le società che stanno conquistando una crescente quota del mercato. Quelle che hanno registrato i risultati più scarsi sono società in difficoltà come Daiei e Cecile, che continuano a scendere nella classifica, mentre i grandi magazzini ai primi posti della scala, che come settore dipendono molto dall’abbigliamento, hanno registrato miglioramenti. Ma anche questo dato è insignificante rispetto ai tassi di crescita delle catene specializzate.

Esaminando i singoli canali, gli stessi 35 grandi magazzini sono rimasti fra i primi 100 retailer di abbigliamento come lo scorso anno. Continuano a controllare la quota più ampia d

elle vendite di abbigliamento in generale, ma, ancora una volta, questa quota si è ristretta, anche se ad un tasso inferiore rispetto agli anni recenti. I grandi magazzini hanno rappresentato il 37,96% delle vendite fra i primi 100 retailer di abbigliamento, un regresso rispetto al 39,9% dello scorso anno. Nel complesso questo dato corrisponde ad una quota di mercato totale su tutte le vendite di abbigliamento pari al 17,4%, più o meno il risultato raggiunto lo scorso anno (Grafico 1).

Le 12 catene di GMS (General Merchandise Stores) fra i primi 100 hanno registrato un calo della propria quota, scesa ad appena il 21% rispetto al 22,6% dell’anno scorso, un dato che rappresenta la contrazione più forte registrata fra tutte le categorie. Nonostante la migliorata performance complessiva di Aeon e Ito-Yokado, la categoria dei GMS ha registrato fra le proprie fila i risultati più scarsi soprattutto con Seiyu e Daiei, oltre ad assistere ad un generale allontanamento dall’abbigliamento. All’inizio dell’esercizio finanziario corrente, Ito-Yokado, Aeon e Izumiya hanno lanciato nuove iniziative per riguadagnare terreno nel campo dell’abbigliamento, ma vi sono motivi fondati per ritenere che si tratti di eccezioni rispetto alla tendenza della maggior parte di queste catene di dedicarsi più all’alimentare e ai casalinghi. Tutte le più grandi catene giapponesi di GMS rientrano fra i primi 100 retailer di abbigliamento, ma assieme rappresentano appena il 9,2% delle vendite totali di abbigliamento, rispetto al 10% dell’anno scorso.

Ancora una volta, sono le catene di negozi specfocusTop100ializzati che stanno crescendo e conquistando il settore. Attualmente vi sono 45 catene specializzate fra le prime 100 società di abbigliamento, una in più dello scorso anno, che assieme rappresentano il 37,93% delle vendite fra le società di grandi dimensioni ed il 17,4% in assoluto in Giappone. Si tratta di un enorme progresso di 3,7 punti fra le prime 100 società solo in un anno, un fatto che sottolinea il crescente ruolo guida assunto dalle società specializzate sia attraverso una crescita organica che tramite acquisizioni. Anche la quota di mercato che detengono nel comparto dell’abbigliamento è salita complessivamente di 2 punti. In linea di massima, come previsto lo scorso anno, le catene specializzate stanno superando i grandi magazzini in termini di vendite di abbigliamento, e quest’anno la quota delle catene specializzate è inferiore di appena lo 0,03% a quella dei grandi magazzini. I fatturati sono cresciuti di un imponente 7,6% a 2.826 miliardi di yen (ca. 18,7 mld. di euro) nell‘esercizio 2005, una sensibile differenza nei livelli di crescita rispetto a qualsiasi altro canale. Le aziende che più hanno contribuito all’incremento della quota di mercato sono state Shimamura, che è salita alla terza posizione in classifica con un aumento del 10% del fatturato, superando Ito-Yokado. Anche il fatturato di Uniqlo, il marchio di Fast Retailing, è salito dell’8,6% grazie alla ulteriore espansione della catena (Tabella 1).

Una delle migliori performance è stata registrata da WTop100Shares0405orld, che ha assistito ad una rapida crescita del fatturato di marchi come Untitled sia nei grandi magazzini che attraverso una rapida espansione nei centri commerciali, con un risultato di aumento delle vendite del 25,7%. Point è riuscito a migliorare le vendite a perimetro costante con un formidabile +29,8%, che lo ha portato fra i primi 50 retailer, alla 42° posizione rispetto alla 59° dello scorso anno. Altri risultati degni di nota sono giunti da Sanei International e Right-On, ma le società a più rapida crescita delle prime 100 sono state Pal e Honeys, rispettivamente con incrementi del 44,9% e del 38,8%. Mentre Pal ha creato nuove società, la crescita di Honeys è derivata quasi interamente dall’aggiunta di nuovi negozi, mantenendo inalterato il proprio tasso di espansione annuo di circa 100 negozi (Tabella 1).

Con un simile divario nei tassi di crescita fra le catene specializzate ed i grandi magazzini, si prevede che entro il prossimo anno o due al massimo, le catene specializzate avranno la quota più consistente del mercato di abbigliamento sia fra le catene principali che nel mercato nel suo complesso. I miglioramenti di Isetan e Daimaru, unitamente alla limitata ripresa economica generale dello scorso anno, hanno consentito ai grandi magazzini di mantenere la propria quota fra i primi 100 retailer di abbigliamento. Tuttavia, data la differenza nei tassi di crescita fra le catene specializzate e attori quali Takashimaya e Mitsukoshi, è difficile prevedere che i grandi magazzini trovino modo di invertire la tendenza. A parte qualche nuovo punto vendita annunciato nel corso dell’ultimo anno, la maggior parte dei grandi magazzini fa affidamento sulle migliorie ai negozi esistenti per incoraggiare le vendite. Un elemento che ha funzionato nel caso di Isetan Men’s, l’ala dedicata all’abbigliamento uomo annessa al negozio di Shinjuku, e in alcuni punti vendita Daimaru, ma vi sono tanti esempi di risultati inferiori alle aspettative, segnatamente da parte di Sogo. Analogamente, le catene di GMS si trovano in diretta competizione con molte delle catene specializzate con buoni rapporti qualità/prezzo, ma finora non sono state in grado di offrire il livello interessante di prodotti nel campo della moda e di vario genere, cosa che numerose catene specializzate hanno invece imparato a fare molto bene. Queste ultime, d’altro canto, si stanno espandendo molto più rapidamente, semplicemente perché per loro è molto più facile procedere in questa direzione. La domanda dei consumatori esiste sicuramente, e l’apertura di nuovi punti vendita non presenta particolari difficoltà grazie alla crescita degli shopping mall. Le catene specializzate stanno diventando anche particolarmente abili ad individuare ed assorbire i concorrenti, dando vita ad una ondata di fusioni e acquisizioni, oltre ad espandersi all’estero. Tale modello commerciale, caratterizzato da maggiore flessibilità, consente di prevedere con certezza che le catene specializzate conquisteranno a breve le prime posizioni nella quota di mercato dell’abbigliamento.

 

ANCORA UNA VOLTA SONO LE DONNE A SOSTENERE I GRANDI MAGAZZINI

Come lo scorso anno, questa tendenza risulta ancor più netta per categoria di prodotto. Ancora una volta i grandi magazzini hanno perso quote di mercato in tutte e tre le categorie principali dell’abbigliamento: donna, uomo e bambino. Tuttavia rispetto all’anno scorso le sorti dei migliori grandi magazzini sono cambiate radicalmente. Allora JR Kyoto Isetan e JR Nagoya Takashimaya erano risultati gli unici grandi magazzini ad aver realizzato un incremento delle vendite di abbigliamento femminile tra le prime cinquanta catene: un risultato decisamente mediocre da parte di questo tipo di negozi. Quest’afocusWomenswearnno, invece il numero di grandi magazzini che ha migliorato le vendite è salito a 16 (Tabella 2), in parte grazie anche a un’economia più florida. Ci sono infatti delle catene che si stanno staccando dal resto del gruppo, e la loro fuga è resa più evidente dalla migliorata situazione economica. Si tratta di Daimaru, Isetan, dei grandi magazzini all’interno delle stazioni JR e di Matsuya, con potenzialità anche per Millennium Retailing, la società di Sogo e Seibu. Hanshin anche questa volta ha ottenuto buoni risultati grazie ai successi della sua squadra di baseball, e la fusione con Hankyu, unitamente alla ristrutturazione del negozio Hankyu a Umeda (Osaka), dovrebbe consentire a queste due società dell’area del Kansai di restare tra quelle leader.

Lo scorso anno i primi 50 retailer di abbigliamento femminile hanno fatturato complessivamente vendite per 2.834 miliardi di yen (ca. 19 mld. di euro), registrando una crescita del 3,6%, risultato ottenuto per il 50% dalle prime 10 catene. Grazie alla performance di queste prime 10, i grandi magazzini sono riusciti a conservare un’ampia quota, seppur in diminuzione, di questo mercato, registrando un aumento dello 0,6% e un fatturato di 1.700 miliardi di yen (ca. 11 mld. di euro).

Sia i GMS (General Merchandise Stores), sia le aziende di vendita per corrispondenza hanno assistito a una diminuzione delle vendite dello 0,5% e del 2,3% rispettivamente (la quota dei GMS risulta modificata per l’omissione di Ito-Yokado), ma le cifre celano una tendenza alla crescita da parte delle catene principali. Aeon e Uny sono infatti riuscite ad aumentare le vendite ma sono state tradite dalla chiusura di altri negozi da parte di Daiei. Anche nel caso della vendita per corrispondenza, nonostante aziende leader come Senshukai e Belluna abbiano registrato un miglioramento del fatturato e i risultati di Nissen siano rimasti invariati, tutte le società sono state penalizzate da Cecile che lo scorso anno ha continuato il ridimensionamento, registrando una pesante flessione di 22 punti percentuale.

I negozi specializzati, al contrario, hanno registrato il considerevole risultato di 12,7 punti percentuale di aumento, superando l’8,5% dello scorso anno, con un conseguente incremento della loro quota di vendite del 2,3%, dal 2% dello scorso anno. Almeno sette negozi specializzati hanno pubblicato un aumento delle vendite a due cifre, mentre soltanto quattro hanno assistito a un calo. Le tre catene Honeys, Point e Sanei International hanno annunciato un aumento dei ricavi superiore al 20%. Di rilievo inoltre, l’incremento delle vendite di abbigliamento da donna di United Arrows che ha superato i 16 punti percentuale. In passato il punto di forza di questo gestore di select shop era il mercato dell’abbigliamento maschile, ma l’espansione della sua fascia di negozi Green Label Relaxing e il potenziamento di nuovi tipi di negozi hanno trasformato il profilo della clientela di questa catena dal crescente successo. Come già previsto lo scorso anno, un’altra ragione del generale miglioramento delle catene dei negozi specializzati è da attribuirsi all’uscita dalle prime 50 delle aziende con la performance peggiore in seguito a un’ulteriore flessione delle vendite, fatto che ha consentito di ottenere un quadro più preciso delle reali prestazioni del canale: Suzutan che era al quarantasettesimo posto nella classifica dello scorso anno, per esempio, ora è fuori.

 

ABBIGLIAMENTO UOMO IN ESPANSIONE

Per quanto riguarda il comparto dell’abbigliamento maschile, le vendite delle 50 aziende leader del settore hanno toccato la cifra di 1.480 miliardi (ca. 9,8 mld. di euro), incrementando di 3,7 punti percentuale il risultato dello scorso anno, quando già le vendite erano cresciute del 3,2%, a conferma dell’ottimo stato di salute generale del mercato attuale dell’abbigliamento masfocusMensWearchile. Soltanto undici delle prime 50 hanno assistito a un calo. I negozi specializzati continuano a detenere il primato e hanno consolidato ulteriormente la loro incidenza sul mercato di 0,7 punti, totalizzando una quota pari al 52,4%. Le vendite sono passate a 778 miliardi di yen, con un incremento del 5,2%. Ancora una volta i GMS (General Merchandise Stores) ed i grandi magazzini hanno perso: i grandi magazzini hanno totalizzato 514 miliardi di yen (ca. 3,4 mld. di euro), registrando una flessione del 2,3%; nel caso dei GMS, invece, il fatturato si è attestato a 191 miliardi di yen (ca. 1,2 mld. di euro) con un calo di 1,3 punti percentuale, un ribasso più moderato rispetto allo scorso esercizio grazie alla contrazione meno penalizzante di Daiei di 6,4 punti percentuale contro il 13,8% dello scorso anno (Tabella 3) e agli ottimi risultati conseguiti da Aeon che con un aumento del 5,4% ha realizzato 60,8 miliardi di yen. Anche l’anno scorso sono stati i primi 10 retailer di abbigliamento maschile a dominare con il 54,2% del fatturato di vendita delle 50 aziende al vertice della classifica.

A parte Daiei, in questo comparto i risultati negativi sono stati pochi. Daiei, Matsuzakaya, Ginza Yamagataya, Marui Imai e Kintetsu sono le uniche catene tra le prime 50 ad aver registrato una flessione delle vendite superiore all’1%, un’eloquente conferma delle ottime condizioni in cui si trova il mercato dell’abbigliamento maschile. Per quanto riguarda i grandi magazzini i miglioramenti sono risultati molto più diffusi rispetto all’abbigliamento donna, evidenziando, come prevedibile, considerevoli utili per catene come Isetan e Daimaru, ma anche da parte di Takashimaya e Mitsukoshi.

Per il resto sono le catene di negozi specializzati che hanno realizzato gli utili più consistenti. Avail, la consociata di Shimamura, sta contribuendo a trasformare Shimamura in un retail unisex completamente indipendente, con un aumento delle vendite del 19,4%, mentre Point ha dimostrato di possedere del potenziale realizzando la migliore performance: una crescita del 50,1%. Anche World ha prodotto un solido risultato quest’anno, crescendo di 17,9 punti percentuale ed è attualmente il tredicesimo retailer di abbigliamento maschile per dimensioni (Tabella 3). Nel corso dell’ultimo triennio questa catena ha effettuato cospicui investimenti nell’abbigliamento maschile, acquistando il marchio Harrods e rafforzando sia la catena di negozi Takeo Kikuchi, sia il marchio TK Takeo Kikuchi dei centri commerciali.

 

ABBIGLIAMENTO BAMBINO

Quest’anno l’abbigliamento per bambini è risultato un mercato difficile per tutti i canali indistintamente. Le vendite complessive sono diminuite del 5%, scendendo a 424 miliardi di yen (ca. 2,7 mld. di euro). Anche i negozi specializzati hanno registrato una flessione, imputabile in larga parte agli scadenti risultati di Akachan Honpo, -3,5 punti percentuale, e al cambiamento di gestione contabile nel caso di Miki House (Tabella 4)focuskidswear. Ciò nonostante un’altra ottima serie di risultati della catena Nishimatsuya, che probabilmente sostituirà Akachan Honpo al vertice della classifica nei prossimi due o tre anni. Nel complesso soltanto tre catene delle prime quindici hanno pubblicato risultati positivi e sono tutte catene di negozi specializzati. Fast Retailing è migliorata di 3,3 punti percentuale realizzando 22,2 miliardi di yen, mentre Shimamura è attualmente il terzo più grande retailer di abbigliamento per bambini con un fatturato di vendita di 24,8 miliardi di yen, che tuttavia rappresenta soltanto la metà del fatturato della seconda catena in classifica. Resta comunque impressionante la concentrazione presente nel comparto dell’abbigliamento per bambino: il 40% delle vendite delle prime quindici è prodotto dalle prime tre aziende in classifica.

 

UN ANNO POSITIVO QUASI PER TUTTI

Per società, su base non consolidata, Aeon resta complessivamente il più grande retailer di abbigliamento per il terzo anno consecutivo, segnando una svolta nel settore dall’inizio del secolo. Oltre alla sua catena principale di GMS (General Merchandise Stores) che da sola produce il più alto fatturato di vendite di abbigliamento, il gruppo Aeon comprende Aeon Kyushu, al trentasettesimo posto con vendite per 51 miliardi di yen, e numerose importanti consociate di abbigliamento come Blue Grass, all’ottantatreesimo posto con vendite per 23 miliardi di yen, Cox, all’ottantanovesimo con un fatturato di 20 miliardi, e Taka Q al novantatreesimo posto con 20 miliardi di vendite. Nell’insieme le vendite di abbigliamento del gruppo ammontano a 477 miliardi di yen (ca. 3,1 mld. di euro), senza includere nel calcolo altre piccole aziende di abbigliamento come Laura Ashley. Rispetto allo scorso anno, l’anno finanziario 2005 è stato eccezionale per Aeon. Tutte le sue catene più importanti hanno registrato vendite decisamente migliori rispetto l’anno precedente, eccezion fatta soltanto per Blue Grass, l’unica marca del gruppo ad avere riportato una flessione del 6,1%.

Lo scorso anno ipotizzavamo che nell’esercizio 2005 Uniqlo di Fast Retailing avrebbe finalmente sostituito Aeon, diventando il più grande retailer di solo abbigliamento; tuttavia, nonostante Uniqlo abbia registrato un aumento delle vendite dell’8,6%, l’incremento del 2,7% di Aeon è risultato sufficiente per mantenere un vantaggio sul concorrente anche se di soli 4 miliardi di yen.

Ciò premesso, poiché l’anno finanziario di Fast Retailing termina ad agosto e i dati sulle vendite per prodotto non sono ancora disponibili, Uniqlo potrebbe benissimo essere sulla via del primato. Considerati gli ottimi risultati ottenuti da Uniqlo anche quest’anno, ci aspettiamo che risulti essere la vera società numero uno del retail di abbigliamento per l’anno finanziario 2005.

Anche su base consolidata è alquanto probabile che Fast Retailing batta il gruppo Aeon e, nel medio periodo, persino società quali Seven & I, di Ito-Yokado, che ha acquisito Millennium Retailing (che gestisce Sogo e Seibu). Con il nuovo marchio “g.u.” destinato a diffondersi rapidamente in tutta la rete Daiei nel corso di questo anno finanziario e le varie acquisizioni nazionali ed internazionali, Fast Retailing sopravanzerà di molto gli altri cinque top retailer di abbigliamento nei prossimi quattro anni e si scommette sulla sua capacità di raggiungere focusShareSales9505Top50il suo target di vendita di 1000 miliardi di yen entro il 2010. Shimamura non è molto lontana e continua a registrare percentuali di crescita altrettanto considerevoli con un incremento globale delle vendite del 10% e del 24% per quanto riguarda la sua catena Avail (Tabella 1). Non ha però mostrato alcun interesse per le audaci iniziative di fusioni e acquisizioni (M&A), né per l’espansione internazionale e non sembra intenzionata a cambiare atteggiamento a breve. Di conseguenza, anche se per crescita organica potrebbe forse continuare ad offuscare altre aziende più grandi, rischia di scendere leggermente nella classifica, a meno che non decida di unirsi al gioco delle M&A.

Per quanto riguarda poi le altre 10 prime catene, Onward Kashiyama e World sono ben decise a continuare la loro espansione nella vendita al dettaglio, trasformando buona parte delle loro attività all’ingrosso in operazioni retail nei prossimi tre anni. Entrambe si stanno concentrando sull’espansione nei centri commerciali, soprattutto World. Onward guida la corsa delle SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel) nei mercati internazionali, con una forte spinta quest’anno e il prossimo verso i mercati al di fuori dell’Asia. Dispone già di alcune nuove basi in Europa grazie all’acquisizione di Joseph, e potrà sfruttare questa fonte di personale esperto per realizzare, meglio di quanto non abbia fatto in passato, la sua espansione internazionale. Pertanto nei prossimi tre-cinque anni le vendite in Europa e Stati Uniti dovrebbero crescere in modo significativo.

Tra i grandi magazzini Daimaru e Isetan stanno ottenendo ottimi risultati che, se saranno mantenuti, consentiranno ad entrambe le catene di avviare una manovra graduale e concertata di avvicinamento ai leader Takashimaya, Millennium Retailing e Mitsukoshi. Isetan, in particolare, dispone di numerose affiliate sempre più intimamente legate a lei che, una volta raggruppate, formerebbero il più grande retailer di abbigliamento in termini di vendite e di performance. Nel complesso i grandi magazzini hanno vissuto un momento migliore lo scorso anno. Tra le prime 100 catene soltanto 16 su 35 hanno assistito a una flessione delle vendite. Tra le prime 50 catene di grandi magazzini, soltanto Mitsukoshi ha registrato un calo superiore al 5%, ed i risultati sono stati una conseguenza di una deliberata razionalizzazione e non del collasso letargico degli anni scorsi.

 

I NEGOZI SPECIALIZZATI SONO I PIU’ INTERESSANTI

I risultati precedentemente illustrati mostrano in modo alquanto chiaro che, sebbene i grandi magazzini abbiano beneficiato del generale miglioramento dell’economia dei consumi dello scorso anno, le innovazioni o i miglioramenti, oltre a quelli promossi da Isetan, Daimaru e dai grandi magazzini all’interno delle stazioni JR, sono stati pochi. La vera crescita è stata prodotta dalle catene di negozi specializzati, una tendenza questa ancor più netta se vista nell’arco del decennio (Grafico 2). Ora che le catene caratterizzate dai risultati più scadenti come Suzatan e Cabin sono state ridimensionate, la reale performance del settore risulta meglio definita rispetto agli anni passati. Indubbiamente l’acquisizione di Cabin da parte di Fast Retailing potrebbe presto innescare una nuova crescita, ma l’aumento del 7,9% delle vendite dei negozi specializzati rispetto allo 0,46% dei grandi magazzini e all’1,02% dei GMS (General Merchandise Store), indica chiaramente dov’è innovazione nel settore del retail di abbigliamento (Grafico 3).

Una statistica, forse, più delle altre, illustra quale sia il potenziale e la reale portata dell’influenza del retailing di abbigliamento di negozi spefocusSalesChangeFormatcializzati: dei trentadue operatori al dettaglio inclusi nei primi cento che hanno registrato una crescita delle vendite superiore al 5% lo scorso anno, soltanto 3 erano grandi magazzini di cui uno è Hanshin che ha guadagnato soprattutto grazie alla sua squadra di baseball e non per le sue qualità nel campo del retail. Gli altri due erano JR Isetan e JR Takashimaya, esempi entrambi della nuova generazione di grandi magazzini all’interno delle stazioni JR. Tra i restanti c’erano soltanto due catene GMS e due società di vendita per corrispondenza. Tutte le altre erano catene di negozi specializzati (Tabella 1).

 

AMPLIAMENTO DELLE COMPETENZE

Alla base dell’affermazione delle catene di negozi specializzati ci sono diversi fattori. Il primo è la capacità di intrattenere e attrarre i consumatori attraverso il marketing e con negozi più moderni ed accattivanti. Il secondo è la bravura nel capire e sfruttare i mercati finanziari, soprattutto quello azionario. Il terzo fattore è la filosofia propria della maggior parte delle principali catene di abbassare i costi attraverso una gestione estremamente aggressiva della catena di approvvigionamento, in particolare attraverso collegamenti diretti con fabbriche ubicate in altri paesi asiatici, realizzando così quei livelli di utili che le catene di GMS (General Merchandise Stores) e i grandi magazzini possono soltanto sognare di raggiungere. Infine è da notare la capacità dei negozi specializzati di utilizzare i fondi del mercato finanziario e i loro profitti per ampliare massicciamente la loro base di negozi li ha differenziati da tutti e ha consentito loro di aumentare la quota di mercato così rapidamente.

Ci sono poi diversi segnali che lasciano presagire che le catene di negozi specializzati non si fermeranno qui. Negli ultimi due anni nuove capacità sono state integrate a queste qualità. In primo luogo un certo appetito di acquisizioni, soddisfatto anche questa volta mediante i finanziamenti forniti dai cospicui utili e dagli elevati prezzi delle azioni. In secondo luogo il lungimirante impiego dell’ampliata base interna di negozi per muoversi in nuovi mercati: nell’ambito del settore dell’abbigliamento utilizzando nuove fasce di prodotto; oppure in nuove categorie come le calzature, gli articoli sportivi e i gioielli. Infine, sebbene negli ultimi anni abbiamo documentato la rapida espansione di molte di queste aziende nei mercati asiatici, oggi la grande novità è lo spostamento verso gli Stati Uniti e l’Europa. Fast Retailing, Onward Kashiyama e Ryohin Keikaku stanno acquistando fiducia in questo campo, ed altre le seguiranno.

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