
La catena di select shops di United Arrows ha annunciato il suo nuovo
target di vendita sul lungo periodo: più di 100 miliardi
di yen entro il 2011. A prima vista, se si considera la situazione
economica attuale, potrebbe sembrare una dichiarazione presuntuosa
per una società che prevede vendite per appena 39 miliardi
di yen per l’anno che si conclude nel marzo 2003. Tuttavia,
occorre tener conto che nell’anno finanziario 2001 il fatturato
era appena di 26,9 miliardi, cifra pari al doppio delle vendite
realizzate nel 1998, pari a 14,33 miliardi di yen, e superiore
ai 17 miliardi registrati del 2000.
Tali cifre reggono il confronto con le vendite di Beams, il primo e
tuttora il numero uno dei select shops, pari a 31,7 miliardi di yen
per l’anno che si conclude nel febbraio 2002. Come per la maggior
parte delle catene di select shops, la crescita è stata più lenta,
ma ciononostante rimarchevole. Nel 1998, le vendite ammontavano a 18,1
miliardi di yen, riflettendo una crescita del 43% in cinque anni. Anche
altri operatori di select shops hanno ottenuto buoni risultati, con
negozi che hanno raddoppiato le vendite tra il 1999 e il 2001, passando
da 8 a 16 miliardi di yen.
Baycrews, la società che sta dietro a Journal Standard, Edifice
e Iena, ha registrato vendite per 22,6 miliardi di yen nel 2001, dai
13,2 miliardi di yen totalizzati nel 1999.
Data la crescita sostenuta del settore nel suo complesso, non c’è da
stupirsi che United Arrows faccia ottimistiche previsioni di crescita
per il prossimo decennio. È importante, tuttavia, notare che
questa società si distingue dalle altre. Per chiarire tale concetto
occorre ripercorrere la storia del format dei select shops.
In origine, gli operatori dei select shops sono diventati famosi per
la stima di cui godevano da parte dei consumatori “orientati
alla moda”, in quanto sceglievano stilisti noti ed emergenti,
per la maggior parte stranieri. Grazie a Beams, in Giappone, alla fine
degli anni Settanta, per la prima volta, è stato possibile acquistare
etichette di moda non prestigiose a prezzi ragionevoli. Essendosi fatti
un nome per l’attenzione rivolta allo stile, i select shops si
sono ritrovati con un proprio valore di marca di una certa consistenza.
Hanno pertanto iniziato a introdurre prodotti con il marchio dei loro
negozi per sfruttare la fiducia e la fedeltà alla marca costruite
nel tempo.
Oggi almeno la metà delle vendite dei select shop è costituita
da articoli con la marca del negozio, anche se questi punti vendita
hanno conservato la loro fama di negozi moda, ben diversi dalle catene
SPA di punti vendita con solo marchio proprio, come Untitled, Natural
Beauty e Ined. In linea generale, questa fama è ben meritata.
I marchi propri del negozio rappresentano una consistente fetta delle
vendite e realizzano i margini più alti, ma le griffe straniere
attentamente scelte producono un numero considerevole di editoriali
nelle riviste e attirano i consumatori. Per la maggior parte degli
operatori di select shops, le operazioni principali sono sempre più simili
a quelle di una catena SPA, ma una notevole percentuale delle vendite
viene da marchi diversi da quelli propri del negozio. Nel caso di United
Arrows, la distinzione tra select shop e SPA è sempre più labile.
In realtà, l’azienda presenta numerose fasce, ognuna con
un proprio team e concetto merceologico. United Arrows, la catena flagship, è costituita
da ventuno negozi che realizzano più della metà delle
vendite totali. Essa offre anche griffe d’importazione, per quanto
la maggioranza degli articoli portino il marchio del negozio. La sua
catena a più rapida crescita, Green Label Relaxing, è un
family concept che offre abbigliamento casual per uomo, donna e bambino.
Anche in questo caso, almeno il 70% dei prodotti ha il marchio del
negozio, con un contorno, però, di altri articoli d’importazione,
tra cui anche giocattoli.
Con una percentuale di spazio dedicato ai marchi propri in costante
aumento e l’appoggio di World, uno dei tre principali gruppi
di abbigliamento, nonché una partecipazione azionaria nella
società del 22,4%, United Arrows sta attuando un aggressivo
snellimento delle sue catene di approvvigionamento, al fine di accrescere
i margini e abbreviare i cicli di produzione, cosa che i negozi che
più spiccatamente d’importazione non sono in grado di
fare.
United Arrows è all’avanguardia nel settore per l’apertura
di negozi dal format più grande, che sono una delle principali
ragioni alla base della crescita a due cifre della fascia United Arrows.
Si prevede un aumento delle vendite dei negozi United Arrows pari a
oltre 40 miliardi di yen entro il 2011.
La crescita più rimarchevole, tuttavia, sarà realizzata
da GLR. Dopo aver battuto tutti i record della società, da quando è stata
riposizionata a family concept due anni fa, United Arrows prevede un
balzo delle vendite dai 4,9 miliardi di yen di quest’anno a oltre
34 miliardi di yen nel 2011. Secondo i programmi, il numero dei negozi
salirà dai dodici attuali a oltre sessanta. Anche le fasce maggiormente
caratterizzate da prodotti d’importazione, come il negozio di
oggetti in argento Chrome Hearts e Changes, il fashion concept di alta
gamma, registreranno una crescita. In questo modo, United Arrows conserverà il
suo status di select shop, nonostante una realtà sempre più vicina
alle catene SPA. SOPRA
Isetan si consolida attraverso la fusione-acquisizione
di Matsuya
È noto
che Isetan dipende per oltre il 60% dalle vendite della grande distribuzione,
dal suo magazzino di Shinjuku. Tuttavia, nel corso degli ultimi tre
anni, la società si è adoperata al fine di rafforzare
la sua rete internazionale di negozi e lo ha fatto in due modi: attraverso
il suo gruppo di acquisto ADO, collaborando e acquisendo quote azionarie
sempre più consistenti e, più di recente, acquistando
una partecipazione nella società Matsuya.

Secondo
le classifiche del Japan Consuming, relative alla grande distribuzione
giapponese per il 2003, Isetan Shinjuku è il terzo grande
magazzino in Giappone, con vendite per 242 miliardi di yen. Nonostante
le vendite consolidate abbiano superato abbondantemente i 650 miliardi
di yen, Shinjuku rappresenta circa il 60% delle vendite dei soli
grandi magazzini.
Per la maggior parte degli anni ottanta e novanta, Isetan non ha attuato
grandi programmi, mentre i suoi concorrenti si lanciavano in sfrenati
piani di espansione. Quando alla fine degli anni novanta, concorrenti
espansionisti come Mitsukoshi hanno iniziato ad andare a rotoli, negli
uffici della direzione di Isetan non devono essere mancati moti di
soddisfazione.
Più di recente, però, la dipendenza della società da
un unico negozio ha destato preoccupazione. La concorrenza nell’area
di Shinjuku si è intensificata, a iniziare dall’apertura
del negozio Takashimaya, cinque anni fa; inoltre, anche se Odakyu e
Keio non sono mai stati pericolosi concorrenti di Isetan, la recente
ristrutturazione e la rivalità da parte di negozi di specialità,
hanno portato Isetan a riflettere.
Come molti dei suoi concorrenti, Isetan è consapevole della
graduale concentrazione della quota di mercato della grande distribuzione
nelle mani di un numero ristretto di gruppi di negozi di alto livello.
Mentre gli operatori regionali più piccoli sono assorbiti o
cadono in mano alle catene nazionali, i gruppi simili a Isetan debbono
espandersi o corrono il rischio di essere sconfitti da catene più grandi.
Il presidente di Isetan, Nobukazu Muto, conferma ciò che molti
nel settore già pensano: “Proprio come sta avvenendo negli
Stati Uniti, in Giappone, si assisterà a un riallineamento dei
grandi magazzini in quattro gruppi e noi vorremmo essere uno di loro”.
Una dichiarazione che spiega perché Isetan aiuterà Iwataya
a risollevarsi. Fornire assistenza a grandi magazzini regionali in
difficoltà è un modo per espandere la propria quota di
mercato. Quando alla fine, Iwataya ha ammesso di non poter più sostenere
da sola il carico di debiti, Isetan si è fatta avanti per aiutarla,
acquistando una partecipazione nella società e mettendo a disposizione
i suoi manager. Isetan e Iwataya erano comunque già strettamente
unite dall’ADO, il gruppo di acquisto diretto da Isetan.
Negli ultimi anni, ADO è stato il più attivo dei quattro
principali gruppi d’acquisto. Quest’autunno, Isetan ha
diffuso la propria marca Isetan News Square tramite la rete di negozi
ADO, dopo che il prodotto era già stato presentato nei negozi
Isetan, lo scorso anno. A mano a mano che i prodotti di marca Isetan
e il merchandising comune crescono all’interno di ADO, i soci
del gruppo assomigliano sempre più a filiali di Isetan. Ciò risulta
ancor più probabile dato che a questo mix, Isetan aggiunge anche
partecipazioni azionarie incrociate.
Lo scorso mese, Isetan ha annunciato di aver acquisito 2 milioni di
azioni di un altro socio ADO, Matsuya, per una cifra di circa 800 milioni
di yen. L’operazione incrementa la sua partecipazione nella società,
portandola da 1,9% a 5,6%. Una delle motivazioni fornite per giustificare
l’operazione è il programmato aumento delle marche presenti
nei negozi, ma con Matsuya che detiene soltanto lo 0,3% delle azioni
in circolazione di Isetan, non ci sono dubbi su chi detterà legge.
Questa unione non manca di logica. Il negozio Matsuya a Ginza è l’equivalente
del negozio Isetan a Shinjuku. Con la ristrutturazione dello scorso
anno, il punto vendita di Matsuya a Ginza, almeno nei piani più bassi, è stato
trasformato da negozio di aspetto vecchio e tradizionale in magazzino
moda di fascia alta, che ospita, al piano terra, nomi chiave di spicco
come Louis Vuitton e Fendi. L’acquisizione di un consistente
pacchetto azionario di Matsuya assicura la presenza Isetan nell’importantissimo
mercato di Ginza, un’operazione che Isetan non avrebbe mai potuto
realizzare da sola per mancanza di punti vendita e a causa della concorrenza.
Tuttavia, non sono soltanto i grandi magazzini più piccoli a
costituire la base dell’espansione di Isetan. Dal 1999, Isetan
e Hankyu hanno collaborato per sviluppare sia un prodotto comune, sia
un accordo d’acquisto ai sensi del quale i gruppi di negozi mettono
a punto nuove marche, condividendo i sistemi d’informazione.
Nell’aprile 2002, Isetan ha anche spinto la catena di grandi
magazzini Izutsuya, in Kyushun nelle spire dell’ADO. Assieme
alla partecipazione in Iwataya e ai legami esistenti con Yamagataya,
Tokiwa e Tsuruya, l’accordo con Izutsuya dà a Isetan una
profonda penetrazione del mercato dei consumi del Kyushu, uno dei più stabili
del Giappone. Lo scorso mese, Isetan ha dichiarato di essere interessato
a rilevare la sede del vecchio negozio Kokura Sogo in Kyushu, chiuso
due anni fa.
Se si dà un’occhiata alla carta geografica del Giappone,
si vede subito in che misura il gruppo ADO copra i mercati chiave.
Con Marui Imai in Hokkaido, Fujisaki nel nord del paese, Meitetsu nel
Chubu, Hankyu e Tenmaya a occidente, il gruppo Kyushu, Matsuya e Tobu
rispettivamente nei quartieri orientali e settentrionali di Tokyo,
ADO è nella situazione ideale per lanciare nuovi prodotti e
marche in tutto il Giappone. News Square è la prima importante
marca di negozio a essere distribuita attraverso il gruppo, ma altre
lo saranno tra poco. L’approvvigionamento, il merchandising e
la pianificazione comune di nuove marche sono un toccasana per i margini
di Isetan - almeno fino a questo primo semestre. Nonostante una diminuzione
dell’utile di esercizio del 35%, sceso a 5,39 miliardi di yen
nel primo semestre dell’anno finanziario 2002 conclusosi a settembre,
nell’ultimo quinquennio Isetan ha assistito a un crescita costante
dei profitti. Se da un lato, le vendite consolidate sono cresciute
meno del 5% nel 1998, gli utili al lordo delle tasse sono raddoppiati,
passando da 11,3 miliardi a 21,6 miliardi di yen. È vero che,
in parte, il risultato è da attribuirsi a Queens Isetan, supermercato
consociato assai famoso e di alto livello, nonché alla migliore
performance del negozio di moda Barney’s, ma le economie di scala
determinate da una più intensa collaborazione all’interno
del gruppo ADO hanno un ruolo determinante. Con la diminuzione di vendite
gaisho (vendite per corrispondenza) a società in bolletta, si
tratta di una buona notizia. SOPRA
Quiksilver rileva la consociata giapponese
Il marchio di articoli sportivi Quiksilver ha confermato l’intenzione
di rilevare il suo licenziatario giapponese, Quiksilver Japan. Contestualmente,
la ditta statunitense acquisterà anche il licenziatario australiano,
nell’ambito di un piano di espansione che interessa tutta l’Asia.
In origine, l’operazione giapponese era di proprietà dei
primi fondatori di Quicksilver, Alan Green e John Law, che hanno lanciato
la marca nel 1969 producendo pantaloncini per surfisti. SOPRA
Hankyu
si consolida
I
grandi magazzini continuano a far ordine nei loro intricati gruppi
di business. Il magazzino in perdita Hankyu Kyoei Bussan sarà assorbito
dalla società madre Hankyu Department Stores. La consociata
del grande magazzino con sede a Osaka, attualmente, gestisce una
nutrita serie di operazioni al dettaglio che spaziano dagli empori
ai supermercati, ma prima della fusione con il gruppo sarà riorganizzata
in cinque divisioni distinte.
Le cinque consociate, tra cui anche la piccola catena di supermercati
Hankyu Family Super, gestiranno strutture logistiche e le vie di trasporto
comuni, a partire dal marzo 2003. Al momento, parallelamente ai grandi
magazzini, Hankyu controlla empori, negozi di noleggio di abbigliamento
e supermercati. Oltre a snellire la distribuzione, il gruppo si libererà delle
aree più deboli e la prima voce della lista saranno gli articoli
poco richiesti.
Masayuki Inoue, presidente dell’attività dei grandi magazzini,
si occuperà anche della guida dei supermercati, indicando la
via da seguire per riunire tutte le operazioni al dettaglio sotto un
unico ombrello.
SOPRA
Louis
Vuitton aumenta i prezzi
Lo
scorso mese Louis Vuitton ha aumentato del 6% circa quasi tutti i
prezzi dei prodotti in vendita in Giappone. Louis Vuitton Japan ha
dichiarato che alla base dell’aumento ci sono le variazioni
dei costi di fabbricazione e le fluttuazioni dei tassi di cambio.
L’aumento non ha riguardato gli articoli ready-to-wear, le
scarpe e gli orologi. Nel febbraio 2001, Louis Vuitton aveva incrementato
i prezzi del 9% e, anche allora, l’abbigliamento e le scarpe
non erano stati toccati dall’aumento. Prima di quella data,
l’ultimo ritocco dei prezzi risale al 1998. Dall’apertura
della sua filiale nel 1978, i prezzi al dettaglio in Giappone sono
sempre stati generalmente più alti di quelli europei del 40%. SOPRA
Il
non-brand diventa un non-brand in licenza

Ryohin Keikaku ha firmato il suo primo contratto estero di licenza
in franchise per il marchio Mujirushi. Il franchisee è un’azienda
con sede a Dublino, la Pacific East Limited, che ha aperto il primo
negozio Muji in Irlanda, in Chatham Street a Dublino. Il negozio
di 167 mq, offre un’accurata selezione dell’intera
gamma di articoli Muji e Pacific East auspica di totalizzare vendite
per circa 120 milioni di yen nel corso del primo anno. Oltre al
franchise al dettaglio, Pacific East è titolare di una licenza
per fabbricare borse shopping e articoli correlati. Fino a oggi,
tutti i ventitre magazzini esteri di Ryohin Keikaku, nel Regno
Unito (16), a Hong Kong (3) e in Francia (4) sono stati aperti
da consociate di Ryohin Keikaku. La società inoltre ha confermato
l’intenzione di aprire negozi a Singapore, la prossima primavera. SOPRA
Comme
Ca apre a Hong Kong

Lo scorso anno le SPA (Speciality store retailer of Private label
Apparel) giapponesi hanno registrato una rapida espansione in tutta
l’Asia. Soltanto un nome di spicco mancava all’appello.
Five Foxes, il gruppo di abbigliamento da 260 miliardi di yen,
più noto per la marca al dettaglio Comme Ca, ha inaugurato
il suo primo negozio in partecipazione a Hong Kong, avendo come
partner la trading company Mitsui Bussan. Il negozio Comme Ca,
che ha aperto i battenti lo scorso mese, si estende su una superficie
alquanto modesta di 330 mq e ciononostante riesce a includere un
certo numero di marche Comme Ca, tra cui l’abbigliamento,
le magliette (T-Comme Ca) e gli accessori (Mono Comme Ca). Entro
la prossima primavera, sarà inaugurato un secondo negozio
a Causeway Bay.
Per gestire i negozi, Five Foxes e Mitsui hanno unito le forze con
una società locale. Mitsui e una delle sue consociate deterranno,
insieme, una partecipazione del 30%, Five Foxes del 25% e la società locale
del 45%. La ditta locale si occuperà delle operazioni relative
alla vendita al dettaglio, dai locali al personale, Five Foxes invece
seguirà il merchandising, mentre Mitsui sarà responsabile
delle spedizioni e della logistica dal Giappone. La consociata di Mitsui,
Alta Moda International, gestirà la produzione e la spedizione
dalla Cina. Five Foxes prevede un fatturato di vendita di circa 400
milioni di yen nel primo anno di attività del negozio. SOPRA
Georg
Jensen raddoppia le vendite in Giappone
Georg Jensen, l’azienda danese produttrice di oggettistica e
gioielli in argento, ha annunciato che nei prossimi cinque anni riuscirà a
raddoppiare le vendite grazie a un rinnovamento degli articoli proposti
e del design del negozio. Anche se nel 2001 la società ha assistito
a una crescita a due cifre delle vendite, di cui il 31% presso i corner
dei grandi magazzini, è comunque preoccupata di rimanere legata
a una posizione antiquata della marca. La società investirà in
nuovi negozi e in una collezione di gioielli per attrarre un mercato
più giovane, che in Giappone è molto importante. La società possiede
in Giappone ventisei punti vendita che realizzano il 10% delle vendite
Jensen in tutto il mondo, una percentuale molto inferiore rispetto
ad altri marchi di lusso. Tre dei negozi indipendenti saranno rinnovati
nel corso del 2003, nell’ambito della prima fase di un piano
che dovrebbe portare le vendite giapponesi al 30% del fatturato globale. SOPRA
Pinco
Pallino aprirà quindici negozi in sei mesi

Ma
Mere, il distributore di abbigliamento per bambino con sede a Osaka,
ha annunciato un nuovo accordo con il marchio italiano di abbigliamento
Pinco Pallino, che prevede l’apertura di quindici negozi entro
l’aprile 2003. Ma Mere si aspetta vendite superiori a 1 miliardo
di yen. Pinco Pallino, uno dei marchi mondiali di abbigliamento per
bambino di alta qualità, creato da Imelde e Stefano Cavalleri
e Stephany Wang, conta già tre negozi in Giappone oltre a
corner negli hotel New Otani e Rhiga Royal.
Ma Mere, di recente, è stata molto impegnata. Oltre ai legami
di lunga data con marchi come Replay e Cacharel per le proprie linee
di abbigliamento per bambino, la società ha stretto rapporti
con CWF, il licenziatario francese di abbigliamento per bambini. CWF
ha istituito una consociata giapponese e le due aziende gestiscono
un negozio sperimentale a Hiroo a Tokyo, che offre una straordinaria
gamma di marche per bambini, tra cui Kenzo e Timberland. SOPRA
Un
secondo negozio bandiera per Coach

Coach,
la società statunitense in rapida espansione, produttrice
di accessori di lusso, ha confermato l’apertura del suo secondo
flagship a Tokyo entro la primavera 2003. Coach Japan, una joint
venture conclusa lo scorso anno tra la ditta statunitense e la trading
company Sumitomo Shoji, ha già un negozio bandiera a Ginza.
Il punto vendita è stato inaugurato nel maggio dello scorso
anno, ma date le previsioni di un cospicuo fatturato di vendita,
superiore a 1,5 miliardi di yen nel primo anno, la richiesta di un
altro negozio nella zona di Tokyo non manca. Il secondo flagship
sarà a Shibuya e si estenderà su una superficie di
oltre 700 mq, diventando così il più grande negozio
Coach del mondo. La formula adottata da Coach di offrire lusso e
qualità, senza però il formalismo dei marchi europei,
ha toccato il tasto giusto presso una vasta fetta di consumatori
giapponesi. In passato, il marchio è stato penalizzato da
una mancanza di controllo della distribuzione, ma con la costituzione
lo scorso anno di una consociata con Sumitomo, le entrate sono notevolmente
aumentate. Anche se le cifre attuali non sono ancora disponibili,
la società sostiene che il fatturato, rispetto allo stesso
periodo dello scorso anno, raggiungerà le due cifre, con vendite
per 17 miliardi di yen. Come annunciato lo scorso anno, in questo
esercizio finanziario saranno aperti dieci negozi, oltre a nuovi
flagships nel Giappone occidentale nel 2003, con molta probabilità a
Nagoya e Osaka. Nel complesso, Coach pensa di aprire da sei a otto
negozi di grandi dimensioni, una cifra superiore rispetto ai tre-quattro
annunciati in precedenza. Al momento, il Giappone rappresenta il
20-25% circa delle vendite globali della società, ma gli attuali
tassi di crescita dovrebbero avvicinarlo agli antagonisti europei,
con una percentuale del 30-35% circa. SOPRA
La
vendita di capi su ordinazione decolla. Kiton atterra in Giappone
con un negozio bandiera
I
maggiori nomi della sartoria italiana stanno vivendo un vero e proprio
boom in Giappone. Da quando il James Bond, Pierce Brosnan, è apparso
vestito con abiti Brioni da 200.000 yen, la fama dei più importanti
sarti italiani non è più esclusiva dei ricchi. L’importatore
L’idea, di Osaka, spera di sfruttare al meglio la nuova tendenza
e ha firmato un contratto per acquisire i diritti d’importazione
della sartoria di Napoli Kiton, diretta da Ciro Paone. Nonostante
molti esponenti del jet set preferiscano volare a Napoli per una
prova, Lidea spera di riuscire ad ampliare il mercato della marca
attraverso un’attenta e selezionata distribuzione e con le
vendite nel suo negozio Strasburg a Osaka. Il vero lancio in Giappone,
tuttavia, avverrà la prossima primavera con l’apertura
di un negozio bandiera a Roppongi Hills. Il flagship di 150 mq, su
due piani, presenterà il reparto sartoria da donna al piano
terra e quello da uomo al secondo piano. L’Idea programmerà visite
dei sarti della Kiton, direttamente da Napoli, quattro volte l’anno
per le prove, con la consegna degli abiti finiti tre mesi dopo la
prima prova. Il negozio venderà anche una linea di abbigliamento
casual di crescente popolarità, ma sarà la sartoria
a costituire il grosso delle vendite giapponesi. Il prezzo di un
abito? Un taglio a 350.000 yen.
Sembra che le vendite di articoli su ordinazione, da un po’ di
tempo a questa parte, abbiano molto successo. A novembre, Isetan ha
organizzato un evento nel negozio con Edward Green, il top dei calzolai.
Questo artigiano inglese ha attrezzato il proprio banco di lavoro nel
negozio per mostrare ai clienti come sono realizzate le scarpe fatte
a mano. A disposizione c’erano anche oltre quaranta campioni
in una vasta gamma di colori e tipi di pellame. Isetan ha mostrato
anche come si vendono, appioppando centododici paia da 140.000 yen
al colpo in soli tre giorni e, spesso, riuscendo a vendere più paia
a un unico cliente.
SOPRA
I
codici a barre si animano
Gli editori delle riviste di moda e le aziende di vendita per corrispondenza
hanno messo a punto l’ultimo anello che consente di trasformare
delle parti di rivista in veri cataloghi e-commerce. Lo scorso mese,
la rivista di moda Caz ha riportato i codici a barre vicino alle varie
linee di prodotti. I lettori che possiedono i telefoni cellulari J-Phone
possono fotografare i codici a barre, che sono poi riconosciuti dal
telefono, e collegarsi automaticamente alla pagina del venditore del
prodotto. Il potenziale è enorme. Non solo le riviste, ma anche
gli infiniti elenchi di negozi forniti nelle riviste di moda potrebbero
riportare codici a barre a fianco al nome, collegando il telefono del
lettore alla pianta del punto vendita e ad altre informazioni. Le notizie
sul prodotto non fornite dalla rivista, per quanto ciò sia raro,
data la copertura pressoché enciclopedica della maggior parte
dell’editoria della moda in Giappone, potrebbero rendersi disponibili
in siti web cui ci si può collegare mediante un codice a barre.
In questo modo, potrebbero anche essere gestite speciali promozioni
comuni tra le riviste e i marchi.SOPRA
I
problemi delle etichette travolgono anche i negozi ¥100 Shop
Negli
ultimi mesi si sono verificati numerosi scandali che hanno riguardato
le etichette della carne. Ora Daiso Sangyo, gestore dei negozi ¥100
Shop e il suo principale concorrente, Can-Don, sono stati costretti
a ritirare alcuni articoli di produzione cinese per un’etichettatura
sbagliata. Un gruppo di consumatori di Hokkaido ha effettuato test
su di un indumento in vendita in questi negozi che, secondo l’etichetta,
avrebbe dovuto essere per il 35% in cotone, scoprendo invece che,
in realtà, era fatto al 100% di poliestere. Analogamente,
un indumento di Can-Do, sottoposto a un test a Osaka, è risultato
essere in cotone al 75% anziché al 100%, come dichiarato nell’etichetta.
L’etichettatura di articoli di abbigliamento raramente ha costituito
un problema in Giappone, fatto salvo per quanto riguarda il paese
d’origine. La nuova legislazione in materia e i problemi riscontrati
con le etichette alimentari hanno riportato alla ribalta la questione. SOPRA
Amina
Rubinacci apre un negozio a Tokyo
La casa di moda napoletana Amina Rubinacci ha inaugurato il proprio
showroom a Tokyo. Con un nuovo negozio a Roma e altri a Napoli,
Capri, Zurigo e Milano, è assai probabile che ben presto
sarà aperto un negozio anche nella capitale nipponica. Attualmente,
la marca è venduta da un mix di distributori e dettaglianti
tra cui Paul Stuart Japan, IDC, Takisada e Etoile Kaito. SOPRA
Nuovi
negozi per Kate Spade

Si
prevede che Sanei International, distributore e licenziatario di
Kate Spade, la marca di borse statunitense, aprirà nuovi negozi
il prossimo anno. Esistono già quattro negozi indipendenti
e quindici corner, ma si pensa che Sanei contribuirà allo
slancio espansionistico della ditta statunitense in tutta l’Asia,
con l’apertura di un nuovo negozio indipendente all’inizio
del 2003. Inoltre, la società ha in programma l’apertura
di quattro o cinque corner. SOPRA
L’esca
di Aoyama per ripescare gli utenti a rischio

Aoyama
Shoji ha annunciato una nuova iniziativa per “aiutare” i
suoi vecchi clienti a cadere vittime dello spam delle m-mail. Gli
utenti giapponesi di telefonia mobile sono tra le persone maggiormente
vittime
dello spam di tutto il pianeta, con negozi e importanti aziende che
spediscono indiscriminatamente messaggi a chiunque abbia un telefono
in grado di connettersi a internet. Apparentemente, molti utenti
dei cellulari della vecchia generazione non sono disposti a diventare
estensioni
del marketing aziendale, soprattutto perché gli utenti più anziani
non sanno usare le funzioni internet sui loro telefoni.
Aoyama è una di quelle società che non ritiene giusto
che gli anziani siano esclusi; anzi è convinta che debbano
beneficiare delle migliaia di messaggi spam inviati ogni giorno.
E per avere la
certezza che i suoi messaggi giungano a destinazione, Aoyama offre
ai titolari della card dei suoi negozi un dispositivo “gratuito” da
applicare ai telefoni i-mode, che automaticamente collega il telefono
al sito Aoyama. I clienti potranno così ricevere costantemente
informazioni aggiornate sui nuovi prodotti Aoyama. Più del
40% dei titolari della card Aoyama superano i 50 anni. SOPRA
Calo
delle vendite di Tiffany Japan
Stando
ai comunicati dell’azienda, Tiffany ha registrato, nel terzo
trimestre, un calo nelle vendite rispetto allo scorso anno del 7%.
Tuttavia, includendo i due nuovi negozi inaugurati nel corso di quest’anno,
le vendite sono aumentate in totale dell’1% nel trimestre e “frazionalmente” per
i tre trimestri. Analizzando la situazione per regione, i negozi
maggiormente colpiti sono stati quelli di Tokyo, con un calo dell’8%.
Nel comunicato stampa, Michael Kowalski, presidente e chief executive
officer, ha imputato la diminuzione del fatturato a un calo della
domanda di anelli da fidanzamento e ha affermato che i piani per
riposizionare la merce e il marketing sono stati correttamente attuati.
Una delle ragioni indicate alla base del takeover di Mitsukoshi,
operatore dell’attività di Tiffany fino allo scorso
anno, è stata la necessità di ridurre la dipendenza
dal giro d’affari degli anelli di fidanzamento e di analizzare
tipi di attività di marketing della marca già rilevati
in altri mercati Tiffany. Dato il considerevole lavoro che questa
operazione richiederà, la società prevede una diminuzione
fissa o di una cifra nelle vendite per il quarto trimestre. Tiffany,
attualmente, ha quarantanove punti vendita tra negozi e corner.
SOPRA
Un
nuovo telaio personalizza l’abbigliamento
La tecnologia made-to-order solleva l’industria in difficoltà
Nel tentativo di combattere la contraffazione e differenziare
i prodotti, i produttori giapponesi forniscono in misura sempre maggiore
oggetti personalizzati, che soddisfino i gusti individuali dei clienti.
Nella prefettura di Yamanashi, a Nishikatsura, un villaggio panoramico
alle pendici del monte Fuji, una fabbrica tessile vecchia centotrent’anni
sta sperimentando una tecnologia futuristica che elimina la necessità di
tagliare e cucire il tessuto.
All’interno, un telaio high-tech tesse usando più di 10.000
rocchetti di filo e produce un pezzo di tessuto simile a una borsa
in trenta minuti. Tirando manualmente lungo una linea tratteggiata,
il tessuto si trasforma in camicia.
Lo stilista di moda di fama mondiale Issey Miyake, ha suggerito questo
metodo rivoluzionario che consente ai produttori di cambiare rapidamente
e facilmente la taglia, il tessuto e altre caratteristiche dell’indumento,
secondo le esigenze del cliente. “Il mio obiettivo è realizzare
una produzione in serie di articoli personalizzati per ogni cliente”,
ha detto Miyake.
Dai Fujiwara, giovane stilista emergente, è d’accordo
con lui: “Globalizzazione non significa uniformità di
prodotti. I consumatori non vogliono indossare ciò che indossano
tutti”, ha affermato Fujiwara, che collabora con Issey Miyake
nella produzione di indumenti in maglia.
La tecnica abbassa i costi di produzione a un terzo, rispetto alla
tecnologia tradizionale. Inoltre, riduce la manodopera ed elimina la
necessità di scorte di tessuto. Grazie a tali fattori, questa
tecnologia ha buone probabilità di sopravvivere in Giappone,
dove l’industria dell’abbigliamento dirotta sempre più la
produzione verso la Cina, nel tentativo di ridurre i costi. Issy Miyake
prevede di utilizzare il nuovo metodo per la sua nuova marca A-POC.
L’idea di Issey Miyake nasce da una sensazione di crisi. La moderna
tecnologia per la produzione in serie ha reso più facile imitare
illegalmente i capi di marca, e Miyake ha cercato così di tutelare
l’unicità dei suoi prodotti. SOPRA
Le
giapponesi Unitika e YKK sviluppano una chiusura biodegradabile
per tessuti
Le
società giapponesi Unitika Group e YKK Corp.
hanno dichiarato di aver sviluppato la prima chiusura biodegradabile
in velcro per tessuti. Studiata per essere utilizzata in agricoltura
e nell’edilizia, nonché per le coperture dei sedili e
per i camici chirurgici usa e getta, la chiusura è fatta di
resine e fibre di acido polilattico, sviluppato da Unitika e dalla
sua consociata Unitika Fibers. Il contributo tecnologico di YKK ha
riguardato la fabbricazione e la finitura della chiusura. Una volta
usata, la chiusura si decompone in meno di un mese. Il prodotto è in
commercio da gennaio e si prevede che le vendite supereranno i 500
milioni di yen in tre anni. SOPRA
Uniqlo
contina a lottare
Uniqlo è un simbolo della moderna distribuzione
al dettaglio in Giappone. In quanto tale, è spesso utilizzata
come barometro della tendenza del paese, che non è il massimo
della stabilità. Uniqlo continua a lottare e gli sforzi di ripresa
sono reali.

Se da un lato, le vendite nei nuovi negozi in Cina sono superiori
alle aspettative, per la catena Uniqlo, Fast Retailing, la
vita rimane dura,
in Giappone. Dal mese di ottobre 2001, le variazioni complessive
delle vendite su base annua sono state marcatamente verso
il basso. Nel maggio
dello scorso anno, il fatturato segnava un -37% rispetto al 2001.
Da allora, i risultati hanno registrato dati fra il 20 e
il 30% in meno
ogni mese e la tendenza non sembra destinata a invertirsi. In ottobre,
le vendite Uniqlo hanno di nuovo segnato un -24,4% rispetto al
2001. La performance su base tendenziale è stata anche
peggiore, -30,7% delle vendite nei negozi esistenti.
Nonostante il perdurare della Color Campaign lanciata a maggio,
con un’ampia pubblicità televisiva nei bacini di utenza dei
negozi, per promuovere i nuovi colori delle felpe e delle nuove linee
di abbigliamento donna, la tendenza rimane al ribasso. Secondo una
visione ottimistica, Uniqlo sta probabilmente assistendo a un aggiustamento
verso il basso rispetto al livello insostenibile di vendite dello scorso
anno, ma il lungo periodo necessario per giungere al termine del proprio
declino sta preoccupando tanto i dirigenti quanto gli analisti. Alcuni
analisti sono tuttavia più ottimisti. Secondo Keichi Nakabayashi
della UBS Warburg, Fast Retailing sta facendo progressi sulla via dell’abbandono
dell’abitudine di sovraprodurre. Koji Yamada della Deutsche Securities è sulla
stessa linea e ritiene che una migliore gestione dello stock migliorerà i
margini lordi, con una maggiore percentuale di vendita dei prodotti
a prezzo intero.
L’azienda continua a chiudere i negozi che rendono meno della
media. Si tratta, per lo più, di punti vendita di piccole dimensioni
in locazioni suburbane più povere della media. Da agosto, sono
stati chiusi diciannove negozi, mentre sono stati inaugurati venticinque
nuovi punti vendita, per la maggior parte negozi di più grandi
dimensioni.
È
troppo presto per prevedere la morte di Uniqlo. L’azienda ha
aperto, a metà ottobre, il suo primo negozio in centro città,
a Kobe. Per i primi tre giorni, i clienti hanno fatto la coda per un’ora
e più per entrare, dimostrando che sussiste ancora una domanda
del marchio, almeno laddove non è facilmente reperibile. SOPRA
L’affiliata
Itochu cerca di riabilitarsi
Ora che numerosi marchi internazionali gestiscono direttamente
la distribuzione in Giappone e con il crollo nel medio mercato, gli
importatori/grossisti di abbigliamento stanno attraversando un brutto
momento. Alcuni creano marchi propri, mentre altri sono a caccia di
griffe estere di secondo livello. Il resto finisce con il richiedere
la riabilitazione.

Sembra che la “riabilitazione civile” sia una destinazione
ambita per le aziende stremate. Coronet Shokai, distributore di moda
con sede a Osaka e con rapporti con la grossa società di trading
Itochu Shoji, a fine ottobre, ha presentato domanda di protezione nel
quadro della Legge per la Riabilitazione Civile. Coronet, che distribuisce
marchi quali Lucien Pellat-Finet e che deteneva una quota del 10% in
Strenesse Japan, ha assistito a un crollo del suo fatturato da un picco
di 26,5 miliardi di yen nel 1990 ad appena 11,5 miliardi nell’anno
conclusosi nel giugno 2002, con perdite al lordo delle imposte pari
a 389 milioni di yen. Le passività insolute ammontano a
16,6 miliardi di yen.
Uno dei principali motivi del collasso delle fortune aziendali è stato
il marcato aumento della distribuzione diretta a opera di numerosi
marchi internazionali. La stessa Strenesse era, in precedenza, un marchio
trattato da Coronet in qualità di importatore, fino a quando
la sede tedesca e Itochu ne hanno assunto il controllo. Uno dei motivi,
a parte l’ovvia necessità di un maggiore controllo del
marchio, è stato l’investimento necessario per il dettaglio.
Per Coronet, sofferente di scarsità di liquidi, il costo
di punti vendita come il nuovo negozio bandiera Strenesse a Aoyama,
inaugurato lo scorso aprile, sarebbe stato proibitivo.
Coronet trattava anche il marchio Chloe, sulla base di un accordo
misto di importazione e licenza e, anche in questo caso, come la
maggior
parte dei grossi marchi, la sede francese ha assunto il controllo
diretto. Lo stesso è capitato con Givenchy e con Jil Sander che, adesso, è trattato
da Jil Sander Japan, affiliata Prada.
Ora che Coronet è nei guai, sembra che Itochu Shoji abbia acquisito
la quota detenuta da Coronet in Strenesse Japan e anche l’attività svolta
con il marchio Lucien Pellat-Finet, compreso il negozio a elevato fatturato
di Aoyama. Itochu ha altresì messo in opera un piano di assistenza
mirante a tirare Coronet fuori dai guai. Finora, non è chiaro
in che modo Itochu intenda farlo né per quale motivo. Il Giappone,
ha un problema molto serio di eccesso di capacità nel settore
dell’abbigliamento all’ingrosso e, senza una rapida opera
di concentrazione e un’accurata potatura dei rami secchi,
i migliori elementi del settore saranno danneggiati. SOPRA
Domande
di apertura di grandi negozi aumentate del 41%
Nonostante
il perdurare della crisi economica, le domanda di apertura di grandi
negozi continuano ad accumularsi.
Giunti al secondo
semestre dell’anno, i numeri delle domande sono saliti in maniera
significativa, con Shimamura e Aeon in testa alla classifica.
Duecentosessantasei sono state le domande di apertura di nuovi
negozi accettate nel primo semestre del 2002, 41,5% in più rispetto
al 2001, un incremento di settantotto unità. La maggioranza
delle domande ha riguardato ubicazioni in grandi città. Il maggior
numero di domande è stato presentato nel Kanto, ottantadue in
tutto, seguito dal Kinki con quarantasei, e dall’area del Chugoku
con ventisei. All’incirca cinquantotto delle domande depositate
per il Kanto, riguardavano ubicazioni nelle quattro prefetture di
Tokyo, Chiba, Saitama e Kanagawa, in altre parole, Tokyo e dintorni.
A Chiba,
sono state presentate ventuno domande, a Tokyo diciotto.
Per contro, diverse prefetture, concentrate soprattutto nel sud,
non hanno, quest’anno, ancora accettato nessuna domanda. Si tratta
di Wakayama, Shiga nel Kinki, di Kagawa e Kochi nello Shikoku, di Saga
e Kumamoto nel Kyushu. Ancora una volta, una società spicca
fra quelle che fanno a gara per i numeri dei grandi punti vendita,
la catena di negozi a prezzi ridotti Shimamura. Shimamura, da sola,
ha rappresentato oltre il 10% del totale con trentaquattro domande,
solo quest’anno. Altre tre catene, Yamada Denki, Kawachi Yakuhin
e Kojima hanno presentato più di dieci domande ciascuna, ma
tutte molto lontane da Shimamura.
Per dimensioni di negozio, quarantadue domande hanno riguardato punti
vendita superiori a 10.000 mq. Aeon ha presentato da sola la domanda
per il negozio più grande in assoluto ed è stata accettata.
Si tratta di un centro commerciale di 45.116 mq la cui inaugurazione è prevista
a Saitama, nel 2004. Aeon ha presentato, in tutto, sette domande, mentre
i concorrenti Daiei e Ito-Yokado ne hanno presentate solo una ciascuno,
un ulteriore esempio del contrasto fra la strategia espansionistica
di Aeon e l’enfasi posta da Ito-Yokado su una performance ottimale.
Nell’ultima lista relativa a settembre, le domande erano quarantuno.
Shimamura, ancora una volta, si è distinto con quattro domande.
Aprirà un negozio a Fukushima assieme a Daiso Sangyo. Altri
punti degni di nota sono state le domande presentate da vari distributori
al dettaglio di articoli per la casa, fra cui Keiyo (due punti vendita),
Yamakishi, Encho, Kohna, Handsman e Nafco.
Nella lista appare anche il primo grosso impegno di Don Quijote,
in Kansai, con un punto vendita di 3.465 mq nell’esclusiva
zona di Nishinomiya. Il negozio ha aperto praticamente subito dopo,
in ottobre.
L’unica domanda del gruppo Aeon ha riguardato un supermercato
Max Valu di 2.203 mq, la cui apertura è prevista nei pressi
della stazione di Morioka, nella prefettura di Iwate. SOPRA
Negozi
multimarca. LVMH a Kobe e un paio di marchi britannici
Quest’autunno, è stata senza dubbio la stagione
delle aperture di negozi multimarca. Naturalmente, LVMH a Kobe, ma
anche un piccolo negozio a Aoyama inaugurato da due marchi britannici.
Aprire un negozio con un marchio diverso, può rappresentare,
per numerose società o marchi di piccole dimensioni, con una
gamma limitata, un’ottima soluzione per accedere alle brulicanti
vie nipponiche dello shopping.
Il 23 novembre, è stato inaugurato il primo negozio multimarca
di LVMH Japan. Il punto vendita di 2.280 mq, a Kobe, include tre marchi
dell’LVMH Group, Louis Vuitton, Fendi e il marchio di calzature
Berluti. Louis Vuitton è presente in entrambi i piani, mentre
Fendi e Berluti sono situati, fianco a fianco, al piano terra. Lo spazio
riservato a Louis Vuitton è di 1.430 mq, facendone il negozio
Vuitton di maggiore dimensione nell’area del Kansai e l’ottavo
negozio indipendente Vuitton, in Giappone, in ordine di dimensioni.
Il punto vendita Fendi si estende su circa 330 mq ed è, per
dimensioni, il secondo negozio. Fendi presenta anche articoli di abbigliamento
uomo; è il secondo negozio a farlo, secondo i piani di LVMH
di elevare il profilo del marchio Fendi in Giappone. Il negozio Berluti è il
terzo negozio in ordine di grandezza, eccettuati quelli nei grandi
magazzini, simile per dimensioni, circa 135 mq, al punto vendita
di Aoyama.
Ad Aoyama, il mese scorso, è stato inaugurato un negozio più modesto,
ma significativo. Il marchio britannico di valigeria e accessori, Globe-Trotter,
ha aperto un punto vendita con il grosso fabbricante scozzese di impermeabili
tradizionali, Mackintosh, con il nome Vulcanize (www.vulcanize.net),
in riferimento al rivestimento sia dei soprabiti Mackintosh sia della
valigeria Globe-Trotter. Il concetto del negozio è quello dei
viaggi. Il secondo piano, è utilizzato come spazio riservato
agli eventi e all’esposizione e vendita di pezzi di prim’ordine
nonché di articoli in edizione limitata. Entrambe le società realizzano
anche prodotti esclusivi per questo punto vendita.
I negozi multimarca sono molto utili per società con gamme limitate
di articoli. Vista la concorrenza agguerrita, che esiste in Giappone,
si sente con sempre maggior frequenza la necessità di negozi
indipendenti sufficientemente attraenti, ma senza un profilo merceologico
completo è difficile per molti giustificare costi e dimensioni.
In maniera analoga, un’alleanza con altri marchi senza un concetto
convincente di negozio è altrettanto rischiosa, in quanto si
rischierebbe di avere una semplice forma di Select Shop, ma senza la
varietà. Negozi come Vulcanite, rappresentano forse la strada
che i piccoli marchi dovrebbero percorrere per ricavare dei profitti
dal remunerativo mercato al dettaglio nipponico. SOPRA
Cos’è successo
a Sogo?
I grandi magazzini Sogo Department Stores sono falliti,
ma molti dei negozi che si sono lasciati dietro sono di nuovo vivi
e vegeti. Numerosi dettaglianti hanno rilevato i defunti punti vendita
Sogo, facendogli invertire completamente rotta.

Sogo Department Stores è in amministrazione controllata da più di
due anni e mezzo. Il nuovo team di dirigenti, guidato da Seibu Department
Stores, sta compiendo grossi sforzi per riportare l’azienda in
attivo, con la speranza di fondere le due società e divenire
la maggiore catena del paese. Tuttavia, prima che ciò succeda,
molta acqua è destinata a passare sotto i ponti. Seibu gestisce
ancora una dozzina di punti Sogo, ma altri negozi, la maggior parte
dei quali erano società affiliate nella struttura organizzativa
originaria, sono stati chiusi e affidati ad altre aziende. Cosa ne è stato
di quei negozi?
Come mostra il grafico, quattordici ex punti vendita Sogo hanno
trovato subito nuovi gestori. Negozi con ampi spazi vendita, ubicati
nei
centri città sono difficili da trovare. Dei quattordici
negozi, dieci sono tornati a operare come negozi al dettaglio,
altri tre
sono stati
acquisiti da proprietari attualmente alla ricerca di nuovi affittuari
dettaglianti. Due negozi, a Sapporo e Yurakucho (Tokyo), ora ospitano
Bic Camera come affittuario principale. Altri due, a Fukuyama e
Kotoden (Takamatsu, Shikoku) saranno gestiti da Tenmaya e i suoi
affiliati.
Allo stesso modo, Kurosaki e Kokura (Kyushu) ospiteranno i negozi
Izutsuya con il coinvolgimento anche di Isetan a Kogure.

I tre punti vendita che spiccano sono i negozi Bic Camera e Kinshicho,
acquisito da Mitsui Real Estate. Con un approccio molto equilibrato,
Mitsui vi ha installato il popolare supermercato Queen’s Isetan
e Akachan Honpo, affittuari principali, unitamente a un’ampia
varietà di negozi di più piccole dimensioni. Queen’s
richiama i clienti tutta la settimana, mentre Honpo attrae
le famiglie nei fine settimana. Il negozio rimane aperto fino
alle 22.00 e
trae beneficio dal traffico di pendolari in tarda serata, in
particolare, donne che lavorano negli uffici e che vogliono
fare shopping acquistando
articoli alla moda.
In modo analogo, come riferito in precedenza, Bic Camera ha
fatto del negozio Sogo di Yurakucho quello che avrebbe sempre
dovuto
essere, un punto vendita al dettaglio di prim’ordine.
Sembra che le stime di vendita originarie per 20 miliardi di
yen per il
primo anno,
siano
state battute di almeno 1,5 volte. Bic Camera sta realizzando
quasi gli stessi guadagni anche a Sapporo, dove il negozio
attrae consumatori
alla ricerca di Uniqlo e Akachan Honpo, oltre il negozio di elettrodomestici. SOPRA
Sanyo
Shokai rafforza i rapporti con Loro Piana
La
concorrenza fra dettaglianti di abiti da uomo nella “fascia
di volume” è notoriamente agguerrita e colpisce le linee
di fascia più bassa, proposte dai grandi magazzini. Anche nella
fascia alta, il brand retailing internazionale ha intaccato le vendite
dei grandi magazzini. Sankyo Shokai e Loro Piana potrebbero tuttavia
avere la soluzione in tasca.

Sanyo Shokai ha annunciato la propria intenzione di riqualificare
la vendita al dettaglio degli abiti di fascia alta, dato
l’intensificarsi
della concorrenza dei corner degli abiti di fascia più alta,
nei grandi magazzini. Per creare una distinzione e migliorare l’efficienza
nelle catene di fornitura, la società ha accorpato la fornitura
di tessuti con il grosso produttore italiano e marchio cachemire
Loro Piana.
La vendita al dettaglio di abiti maschili sta attualmente subendo
un radicale sconvolgimento. Nella “fascia di volume” del mercato,
i prezzi sono crollati quando i supermercati hanno avviato una lotta
con le catene specializzate in abiti maschili, guidate da Aoyama Shoji.
Un risultato è stato il lancio di insegne più intelligenti,
meglio disegnate, con nomi del tipo The Suit Company, impiegate per
attrarre giovani uomini d’affari, ma ancora a prezzi bassi.
Con queste catene a prezzi bassi che propongono gamme un po’ più alla
moda, i grandi magazzini hanno sofferto sul fronte degli abiti da uomo
di fascia bassa. Tuttavia, anche la fascia alta è divenuta più competitiva.
Il lancio di negozi indipendenti da parte dei massimi marchi internazionali
ha spostato un’elevata quantità di vendite di abiti
maschili di prezzo elevato dai grandi magazzini verso le strade
dello shopping
alla moda di Aoyama, Ginza, Shinsaibashi e Ohtsu Dori. I select
shop e altri negozi specializzati hanno eroso la quota di mercato
dei
grandi magazzini.
Per reazione, i grandi magazzini hanno iniziato a cercare marchi
o linee che offrono qualcosa di esclusivo per i propri punti vendita.
L’ingegnosa relazione di Sanyo Shokai con Loro Piana potrebbe
contribuire. Stando ai bollettini commerciali, Sanyo Shokai lavorerà con
Loro Piana per creare un marchio di tessuto originale, che sarà utilizzato
per un vasto numero di marchi in licenza quali Burberry, Paul Stuart
e K of Krizia. Analogamente agli sforzi profusi da Zegna Baruffa per
il branding dei filati di lana cachemire e al grosso impegno di Dupont
per affermare il marchio Lycra, creare un marchio di tessuto per abiti
maschili venduti esclusivamente attraverso grandi magazzini, potrebbe
incrementare le vendite di abiti maschili nei grandi magazzini stessi.
Di certo, contribuirà ad attirare l’attenzione dei consumatori
sulla differenza di qualità esistente fra i tessuti europei
e quelli cinesi, una distinzione che è stata, fino a ora, scarsamente
messa in evidenza a livello del dettaglio. Adesso che i supermercati
sottolineano, anch’essi, l’uso di tessuti italiani
e britannici nei loro abiti da uomo, con abbondante utilizzo di
bandiere
nazionali
sulle etichette dei capi, il marketing al dettaglio degli abiti
maschili nei grandi magazzini necessita di essere ripensato. SOPRA