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Gennaio 2006 Per visualizzare i dati, fare clic sui link indicati sotto.
| Inaugurato Echika a Omotesando Il 2 dicembre è stato inaugurato il centro commerciale Echika Omotesando all'interno della stazione di Omotesando. Il nome Echika nasce dall'unione della parola eki (stazione) e chika (sotterraneo), ma si basa anche su un gioco di parole, in quanto ee è la versione dialettale dell'area del Kansai di buono/bello e, di conseguenza, ee chika corrisponderebbe ad un bel sotterraneo. Il centro commerciale si sviluppa, com'è deducibile, sui piani sotterranei B1 e B2 della stazione che è attraversata da ben tre linee della metropolitana. Lo spazio è diviso in Espace Japon, Marché de Metro, Espace Beauty, Espace Mode ed Espace Appétit ed ha in tutto 26 negozi. A Tokyo, nei sotterranei di molte stazioni, ci sono degli shopping mall. Echika, differisce dagli altri in quanto è stato realizzato e pensato specificatamente per le ragazze eleganti che abitano o frequentano questo quartiere. Presenta, quindi, oltre ristoranti e caffè alla moda, saloni di bellezza, centri per le manicure, negozi di cosmetici, etc.
Mandarina Duck sigla un nuovo accordo con Mitsui per Giappone e Cina Mandarina Duck ha siglato un nuovo accordo con il gruppo Mitsui, una delle principali trading company giapponesi, per iI mercato giapponese e per quello cinese. In base ai termini dell'accordo, Mitsui avrà la licenza di produrre e distribuire sui due territori. Il contratto riguardante il Giappone ha una durata di 7 anni, e riguarda borse, valigie, calzature e anche abbigliamento. Quello con la Cina, invece, ha una durata di 5 anni e non include l'abbigliamento. Nell'ambito dell'accordo, Mandarina Duck ha deciso di creare un team di designer speciale che lavorerà esclusivamente allo sviluppo di un prodotto per i mercati cinese e giapponese. La società italiana prevede vendite di 7,5 milioni di euro nel primo anno con la previsione di 15 milioni nell'arco dei due anni successivi.
Sweet Years, un successo in Giappone Sweet Years, marchio di abbigliamento creato dalle star del calcio Paolo Maldini e Christian Vieri del Milan, ha riscosso ampio gradimento in Giappone sin da quando è stato lanciato da Beams quattro stagioni fa. Il marchio propone jeans, felpe e giubbini. Sin dal suo lancio, Beams ha un accordo esclusivo per questo marchio con i suoi 37 negozi, ma a partire dalla stagione autunnale, si prevede che le vendite siano state ancora più congrue grazie al nuovo shop online lanciato da Beams nell'intento di espandere le vendite in quelle parti del paese in cui la catena di select shop non ha negozi.
Bellora sigla un accordo per vendere biancheria per la casa in Giappone Bellora, l'azienda italiana produttrice di tessuti di lino, misto lino e cotone per la casa e l'abbigliamento, ha firmato un nuovo accordo di distribuzione per il mercato giapponese. Bellora, che produce tessuti certificati secondo i criteri del prestigioso marchio Masters of Linen®, ha deciso di cedere a Showa Nishikawa, una nota azienda che produce materassi futon e biancheria per la casa con sede a Tokyo, il diritto di vendere in esclusiva i suoi prodotti sul mercato giapponese. La società giapponese ha reso noto che nel primo anno intende aprire 5 punti vendita, tra negozi e shop-in-shop, e che le sue previsioni di vendita sono di 150 milioni di yen (ca. 1,05 mln di euro) sempre per il primo anno, con un obiettivo di 500 milioni nel terzo, in previsione dell'apertura di ulteriori negozi. Showa Nishikawa è particolarmente interessato all'abilità di promozione e marketing del marchio italiano. Bellora ha infatti sviluppato una rete di negozi in località prestigiose di tutto il mondo, da New York a Madrid, grazie al suo solido sistema retailing ed ad forte messaggio di qualità relativo al suo marchio. L'immagine di qualità e lusso di Bellora si basa sullo sviluppo di linee come quella a nido d'ape e sull'utilizzano dei materiali migliori quali il cotone egiziano. Bellora sta crescendo a ritmi sostenuti in tutto il mondo, con vendite di 26 milioni di euro previste per l'esercizio finanziario 2005 che dovrebbero salire a 30 milioni nel 2006. Attualmente le sue attività retail di biancheria sono suddivise in: 65% articoli per il letto; 25% articoli per il bagno; 5% articoli per la tavola. Il restante 5% è costituito dalla produzione su misura di biancheria per gli hotel o simili. La società fornisce anche tessuti a marchi della moda di altissimo livello quali Armani e Hugo Boss.
Il 26 novembre Richemont Japan ha inaugurato nel quartiere di Aoyama una nuova boutique di Cartier. In un'intervista apparsa su WWD, il Presidente di Richemont Japan e CEO di Cartier, Gavin Haig, ha affermato che l'area di Minami Aoyama offre un buon misto di spazi residenziali e commerciali, e che è popolata da persone estremamente raffinate per quanto riguarda la moda. Si tratta inoltre dell'area preferita dai turisti provenienti da Parigi, Londra e New York. La nuova boutique vuole offrire al cliente un'esperienza diversa da quella più standard del flagship shop di Ginza e propone uno stile diverso per i negozi futuri. L'ubicazione è, senza dubbio, più discreta rispetto a Ginza. Anche il prodotto è trattato diversamente, organizzato per temi e collezioni piuttosto che per articolo. Quindi il cliente ha modo di vedere il prodotto più per caso che perché era andato lì a cercarlo. Nell'intervista apparsa su WWD, il capo redattore di Vogue Nippon ed il CEO di Richemont si sono detti concordi sul fatto che i vecchi tempi dei grandi negozi di lusso, con enormi promozioni pubblicitarie sono finiti e che il loro futuro sarà di tenore meno appariscente, più creativo e personalizzato.
Il 2 dicembre è stato inaugurato a Tokyo, nel quartiere di Nihonbashi, il distretto degli affari accanto a Marunouchi, l'hotel Mandarin Oriental. L'hotel occupa i 9 piani più alti della Nihonbashi Mitsui Tower, un nuovo edificio di 38 piani, ha 157 stanze e 22 suites ed offre una vista panoramica sul palazzo imperiale ed i suoi giardini. I tessuti utilizzati per gli interni si ispirano a temi quali la foresta e l'acqua ed intendono offrire una oasi di pace nel centro nevralgico della metropoli. All'hotel si accede dalla lobby del piano terra; al secondo piano si trova il ristorante italiano Ventaglio ed al terzo la sala da ballo.
Mitsukoshi ricomincia a crescere Nel 2006 Mitsukoshi aprirà un negozio in un nuovo centro commerciale di periferia. Si tratta del primo nuovo punto vendita da quando il gruppo del grande magazzino ha avviato una ristrutturazione di ampio respiro. Secondo il quotidiano economico Nikkei, il negozio dovrebbe aprire nell'area di Tachikawa nell'autunno 2006. Il negozio sarà ubicato all'interno di un centro commerciale che, con una superficie di 90.000 mq, sarà il più esteso del Giappone. È la prima volta che Mitsukoshi ha deciso di aprire in un centro commerciale di periferia, segno che la società riconosce che le abitudini dei giapponesi in fatto di acquisti sono cambiate e che molti giovani consumatori si recano nei centri commerciali per fare shopping, tendenza di cui, invece, si sono rese conto già da molto tempo le catene di negozi che hanno sfruttato la crescita esplosiva dello sviluppo nei centri commerciali per espandere le rispettive catene. Honeys e Point, per esempio, in meno di 5 anni hanno raddoppiato il loro volume di affari.
Il mercato della gioielleria cambia La Japan Jewelry Association (JJA) ha pubblicato un Libro Bianco, intitolato "Jewelry Industry Vision", che prende in considerazione le evoluzioni verificatesi nel settore della gioielleria tra la fine degli anni '80, ossia tra la fine dell'economia gonfiata, ed il 2003. Ecco alcuni punti chiave dell'analisi ai quali abbiamo aggiunto qualche esempio di marchi che operano in Giappone. Il business della gioielleria attraversa una situazione difficile a causa della contrazione del mercato. Secondo quanto riferisce la JJA, il mercato retail della gioielleria giapponese si sarebbe contratto da 2.500 miliardi di yen (ca. 17,5 mld di euro) nel periodo della bolla economica (negli ultimi anni '80) a meno della metà, ossia a circa 1.200 miliardi di yen (ca. 8,4 mld di euro), e la tendenza è ancora al ribasso, anche se non ai livelli vertiginosi del passato. A seguito del regresso del mercato, non solo la vendita al dettaglio, ma anche la produzione e la distribuzione all'ingrosso sono state costrette a cambiamenti radicali. I produttori si sono trovati nell'impossibilità di investire per elaborare nuovi prodotti in grado di soddisfare la domanda dei consumatori. Alcune società sono state costrette a dichiarare fallimento, mentre altre sono rimaste sulle difensive nella speranza di superare la recessione. Le importazioni di materie prime, come per esempio quelle dei diamanti tagliati e lucidati sciolti e quelle di pietre colorate, sono scese drasticamente, superate dalle importazioni di articoli finiti di gioielleria che mostrano invece un forte incremento. In particolare le importazioni di diamanti sono crollate di quasi il 70%. Tuttavia, da quando il mercato dei consumi ha iniziato a riprendersi parzialmente, le importazioni di gioielli finiti in oro, platino e argento sono salite sensibilmente toccando una percentuale annua di circa 130 miliardi di yen (ca. 913 mln. di euro), superando così le importazioni di diamanti lucidati (dati riferiti al 2003). In altre parole, piuttosto che produrre in Giappone utilizzando pietre importate, la tendenza è quella di importare gioielli finiti. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Istituto nazionale per il Commercio Estero | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Realizzato da Istituto nazionale per il Commercio Estero Tokyo e Sensu | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Nonostante le vendite al dettaglio di gioielleria siano state attraversate da una profonda crisi, le quote delle importazioni di gioielli dall'estero hanno registrato un rapido incremento. In particolare tra essi, i gioielli di marca non sembrano essere stati affetti dalla crisi. Le società locali sono state lente ad adattarsi alle esigenze dei consumatori lasciando così aperta una finestra di opportunità colta al volo dai marchi internazionali. Il risultato è che la JJA stima che i marchi internazionali ora rappresentano il 20% del mercato retail della gioielleria. A partire dalla metà degli anni '90 in poi, infatti, la domanda si è spostata sulle donne sempre più giovani di spirito alla ricerca di gioielli da coordinare con l'abbigliamento e le tendenze moda. La JJA mette in risalto il crescente accavallamento fra i mercati della gioielleria e degli accessori: i gioielli hanno fatto un passo verso gli accessori e gli accessori si sono gioellizzati. Si è potuto notare, inoltre, un notevole cambiamento di atteggiamento da parte dei consumatori nei confronti della gioielleria. In passato l'attenzione dei consumatori era puntata sui materiali utilizzati, ma di recente non è più così. Adesso ciò che viene ricercato principalmente è quanto ogni monile sia alla moda, la sua abbinabilità con i capi di abbigliamento, quanto si parli di esso sulle riviste o sui media. Ciò ha finito con il favorire i marchi internazionali i cui prodotti sono attenti al design e alla moda. In particolare, sono le donne tra i 30 ed i 45 anni che, nel periodo della bolla si erano entusiasmate di fronte ai marchi famosi della moda, che adesso tendono ad essere interessate ai gioielli di marca. Per i produttori locali, quindi, si pone il problema di dovere pensare ad un cambiamento di strategia e decidersi a puntare di più sul nome dei loro brand, anziché continuare a creare articoli senza marchio. Ulteriori preoccupazioni per le società locali sono date dalla crescente concorrenza dei marchi internazionali di fascia alta. Mentre molte delle incursioni operate dai marchi esterni riguardano la fascia bassa, in questi ultimi anni si è assistito ad una ondata di investimenti operati dalle principali conglomerate quali LVMH e Richemont, nonché da indipendenti come Harry Winston. Queste società stanno espandendosi sia in termini di numeri di negozi che di gamme di prodotti. Boucheron ad esempio prevede di portare le proprie vendite di orologi dal 10% di fatturato al 20% entro tre anni. George Jensen sta espandendo la gioielleria e sta attualmente investendo ingentemente nel rinnovo dei suoi 27 negozi e introducendo nuove linee. Prevede di conseguenza una triplicazione delle vendite in cinque anni. Il marchio britannico di gioielleria Asprey ha costituito una affiliata nipponica nel 2004 e ha inaugurato il suo primo negozio a Sogo Shinsaibashi lo scorso settembre su una superficie di 120 mq comprendente una sala VIP. Pensa a 10 negozi fra cui punti vendita indipendenti nell'arco di cinque anni. E quest'anno anche Tiffany prevede di registrare vendite positive in Giappone. I fattori che spingono i consumatori agli acquisti sono cambiati, spostandosi dalla qualità delle pietre e dei materiali verso elementi quali il design e il marchio. Ne è derivato qualche vantaggio - paradossalmente dovuto alla crisi - per un certo tipo di accessori. Sono aumentati gli accessori (e la gioielleria in argento ne fa parte) che possono essere indossati tutti i giorni, e che vengono scelti non tanto per i materiali quanto per il loro design. Non sorprende che società straniere che operano in quest'area aprano negozi in Giappone a ritmo serrato. La JJA, tuttavia, intravede abbondanti opportunità anche per le società giapponesi, purché esse sappiano sviluppare prodotti originali in grado di affrontare la concorrenza. Quanto al mercato interno, l'associazione si aspetta che le società nipponiche spostino il focus della loro produzione dai soli materiali a materiali, design, trend e capacità di un prodotto di far parlare di sè. È vero che il mercato ha registrato una contrazione, ma con mille miliardi di yen (ca. 7,1 mld di euro) in un anno, si tratta di un mercato ancora ricco (tanto per fare un esempio, ricco quanto quello delle fotocamere digitali), aspetto che suggerisce che la mancanza di innovazione è un problema di gestione anziché di opportunità. Il segreto consiste nel produrre i gioielli che i consumatori richiedono. Vi sono, dopo tutto, esempi di successo. FDC Products che gestisce la catena di gioielleria e accessori moda 4°C ha, ad esempio, assistito ad un balzo del fatturato del 25% negli ultimi quattro anni chiusosi a 17 miliardi di yen, in parte sviluppando articoli per il mercato dell'autoregalo riguardante le donne che acquistano gioielleria a prezzi di riferimento di circa 50.000 yen per se stesse. FDC Products ha voluto anche avvalersi della forza degli stilisti esteri, acquisendo la quota principale dell'attività nipponica del marchio spagnolo Joaquin Berao e investendo in un negozio a Ginza dedicato a questo marchio all'inizio di dicembre. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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L'ambiente che circonda i produttori di gioielleria giapponesi è cambiato notevolmente negli ultimi 10 anni, e un elemento chiave consiste nel trovare soluzioni in grado di sfruttare le opportunità dentro e fuori il Paese. In particolare, i paesi dell'Asia orientale, e la Cina in particolare, non sono più soltanto produttori di gioielli, ma anche consumatori ed il Giappone dovrebbe approfittare delle opportunità offerte da questo mercato. La JJA suggerisce che le società nipponiche che vantano esperienza nel settore dovrebbero essere alla testa della competizione per la conquista della pole position sul florido mercato cinese della gioielleria di marca sfruttando la reputazione della quale gode il prodotto "made in Japan nella Cina continentale e a Hong Kong. Potrebbe trattarsi per esempio di un buono sbocco per l'esportazione di gioielli realizzati nei metalli nobili quali il platino. Il settore della gioielleria ha bisogno di lavorare duro per migliorare il grado di fiducia e soddisfazione dei consumatori. Per raggiungere tali obiettivi, il Libro Bianco della JJA invita le società giapponesi di gioielleria a migliorare i team di assistenza ai clienti e ad adoperarsi per fornire maggiori informazioni sul prodotto e sulle basi dei prezzi. Partendo da una migliore comunicazione, elemento forse mancato a numerosi retailer e produttori negli ultimi 10 anni, si può sperare di ottenere maggiore fiducia da parte dei consumatori e, possibilmente, soddisfarli. La JJA invita anche a rivedere il design dei prodotti creando modelli originali, né simili ai competitori locali, né semplici copie dei marchi esteri. L'ultimo consiglio della JJA è che è essenziale che il settore della gioielleria sviluppi una forte competitività basata sulla internazionalizzazione e su una maggiore originalità, attraverso competenze tecnologiche e design di livello più elevato. Anche le società di dimensioni più piccole, possono trovare delle buone opportunità commerciali se passano da un marketing di massa ad uno più personalizzato e analogico, nel quale porre in rilievo elementi quali l'artigianalità o il carattere artistico della loro produzione.
Xebio punta a raddoppiare il fatturato Xebio, società con sede nella provincia di Fukushima, si è alleato con Next, un retailer britannico leader dell'abbigliamento, e ha stabilito un nuovo piano triennale che punta a raddoppiare il fatturato e portarlo in cima alla classifica davanti ad Alpen, leader incontestato da tempo. Quello della vendita al dettaglio degli articoli sportivi è stato un settore assai tradizionale con poche iniziative in anni recenti, a parte quelle introdotte dalle operazioni retail di marchi internazionali come Nike. Negli ultimi cinque anni, hanno fatto notizia più le drastiche ristrutturazioni che le novità. Nel febbraio 2002, una delle cinque catene principali, Minami, è andata in liquidazione (e sarà rilevata a breve da Kosugi Sangyo) e Victoria, allora la terza catena in ordine di grandezza, si è arenata sotto il peso del proprio fardello di debiti ed è stata presa sotto le ali protettrici di Jafco. In aprile dell'anno scorso, tuttavia, Xebio, la seconda catena in ordine di grandezza dopo Alpen, ha annunciato l'acquisizione di Victoria. Il fatturato combinato della nuova società sarà di circa 130 miliardi di yen (ca. 913 mln di euro), ancora un po' lontano dal leader del settore, Alpen, che l'anno scorso ha registrato un fatturato di 154,87 miliardi di yen. Alpen vanta una catena di 354 negozi sparsi per il paese pur essendo concentrato attorno alla sua base operativa della provincia di Aichi. Xebio è già diffuso a livello nazionale con 101 negozi, ma finora è stato notoriamente debole a Tokyo. L'aggiunta dei 64 punti vendita Victoria ha potenziato la presenza di Xebio a Tokyo, Saitama, e Kanagawa. Xebio ha anche operato ampi tagli alla sua organizzazione eliminando tutte le attività estranee e focalizzandosi unicamente sulla vendita al dettaglio degli articoli sportivi. Nel 2004, Xebio ha ceduto la propria attività di abbigliamento uomo ad Aoki International. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Nonostante in termini di numero di negozi Xebio sia un terzo di Alpen, nel 2004 gli utili al lordo delle imposte della prima società sono ammontati a 8,4 miliardi di yen (ca. 59 mln di euro) rispetto ai 10,5 miliardi di Alpen. Victoria, che ha registrato una perdita di 944 milioni di yen (ca. 6,6 mln di euro) nell'esercizio finanziario 2003, dovrebbe assistere ad una inversione di tendenza assai rapida se Xebio riuscirà ad introdurre rapidamente nella catena il proprio know-how in materia di gestione negozi e branding. La previsione è già ora che la catena realizzi un utile di 800 milioni per l'esercizio fiscale 2005. Questo accordo ha anche collocato Xebio comodamente davanti all'unico altro solo retailer in rapida crescita, Megasports, affiliata di Aeon. Nell'esercizio fiscale 2003, Megasports è stata alla testa del settore in termini di crescita con un fatturato in aumento del 22,4%, ma comunque sempre basso, a 49,2 mld di yen (ca. 345 mln di euro). Mentre è probabile che questi tassi di crescita continuino, dato lo spazio di vendita disponibile grazie alla rete Aeon, l'accordo con Victoria offre a Xebio la chance di cui ha bisogno per competere per la pole position. Non vi sono altre catene vicine alle altre grandi catene specializzate in mercati di nicchia come Johshuya, la quarta catena in ordine di grandezza specializzata nella pesca e Himaraya, ancora in corso di conversione in un retailer di articoli sportivi generali dopo essersi pericolosamente focalizzato sugli sport invernali. Per il momento le prospettive appaiono buone e l'acquisizione di Victoria ha incrementato la fiducia degli alti dirigenti di Xebio. Il nuovo piano triennale punta ad un balzo del fatturato a 180 miliardi di yen (ca. 1,26 mld di euro) per un utile prima delle imposte di 18 miliardi di yen e una quota di mercato del 10%. Ora che l'attività al dettaglio è focalizzata sugli sport, Xebio trascorrerà i prossimi tre anni ad accentrare risorse sulle attività di prodotto e negozi espandendo al tempo stesso la catena. In particolare, Xebio pensa ad introdurre un nuovo sistema informatico in grado di controllare dai fornitori alle vendite e di gestire una gamma molto estesa di store brands che secondo le previsioni dovrebbe passare dal 12% del fatturato di oggi al 30% entro il 2009. Altri prodotti saranno anche importati direttamente da nuovi fornitori esteri. Gli investimenti in nuovi negozi sono stimati a 23 miliardi di yen (ca. 161,4 mln di euro) in tre anni, con 54 nuovi negozi. Per Next, Xebio ripone le proprie speranze su un nuovo programma di licenze di abbigliamento uomo e intende espandere i numeri di negozi da circa cinque a dieci all'anno.
Manrico, la società italiana che ha inventato le lenzuola in cashmere, lancerà ufficialmente il prodotto nel mercato giapponese il prossimo 16 febbraio 2006. Costituita nel 1993, l'azienda italiana, organizzata verticalmente e specializzata nella produzione di tessuti e maglieria esclusivamente in cashmere e cashmere/seta, ha realizzato le lenzuola in cashmere dopo quattro anni di ricerca e sviluppo. Il prodotto, espressione ultima del suo know-how, sta riscontrando un elevato interesse in tutto il mondo ed il Giappone è in prima linea. Le lenzuola sono disponibili in 60 colori, sia in 100% cashmere che nella versione 70% cashmere 30% seta.
Ted Baker, marchio britannico SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel), annuncia di volere entrare in Giappone quest'anno. Questa società ha di recente sottoscritto un accordo per il mercato asiatico con il gigante dell'abbigliamento di Hong Kong, Li & Fung, e prevede un partner nipponico operativo entro breve. Questa società in rapida crescita, che nel 2004 ha registrato un fatturato di circa 21 miliardi di yen (ca. 147 mln di euro), spera di espandersi in tutta l'Asia i prossimi anni dopo essersi recentemente sviluppata negli Stati Uniti e in Europa.
Link Theory Holdings (ex Link International) è parzialmente controllata da Fast Retailing, quindi non sorprende affatto che questa società in rapida crescita non riposi sugli allori da quando ha acquisito il marchio statunitense Theory. Segue Fast Retailing lungo la strada dell'espansione tramite acquisizioni e ha iniziato a diversificarsi. Una società da tenere d'occhio. Per l'anno finanziario conclusosi ad agosto 2005, Link Theory Holdings ha registrato un'impennata delle vendite a 35,6 miliardi di yen (ca. 250 mln di euro), 10 miliardi in più rispetto all'anno prima con utili al loro delle imposte raddoppiati a 4,6 miliardi. La quasi totalità del fatturato è stato generato da Theory, il marchio statunitense acquisito due anni fa, e da Kulson, anch'esso un marchio legato a Theory da una comune stilista. Per mantenere il passo, Link ha sottoscritto numerosi nuovi accordi che aiuteranno Link a centrare il proprio obiettivo di superare il fatturato di 100 miliardi di yen (ca. 702 mln di euro) a medio termine e contribuire a diversificare il portafoglio. Il primo riguarda l'acquisizione della società di abbigliamento tedesca Rosner. Come l'acquisizione di Comptoir des Cotonniers da parte di Fast Retailing, l'acquisizione di Rosner, per circa 8 miliardi di yen, sarà utilizzata per espandere le vendite di Theory sul mercato europeo con maggiore rapidità di quanto sarebbe possibile tentando di creare una rete dal nulla. Per l'anno conclusosi ad agosto 2005, le vendite di Theory in Europa hanno rappresento appena l'1,3% del fatturato, ma Link dichiara che tale percentuale balzerà al 20% a breve grazie all'acquisizione, oltre che al fatturato di Rosner di 6 miliardi di yen. Attualmente quasi tutte le vendite di Theory in Europa vengono effettuate nel Regno Unito. Come avviene con Cotonniers, Rosner fornisce a Link le risorse umane di cui ha bisogno per costruire il marchio Theory in Europa, e al proposito Link sostiene che la cultura aziendale tedesca e giapponese siano assai simili e uno dei motivi primari per la scelta dell'acquisizione. In un modo o nell'altro, quello che l'acquisto prova è che Link proverà a trasformarsi in una reale multinazionale dell'abbigliamento analogamente a quanto sta tentando di fare Fast Retailing e in misura minore, Onward. Rosner non gestirà solo la distribuzione, ma produrrà anche Theory utilizzando proprie fonti di produzione in Romania e in altri siti dell'est europeo. La società tedesca partirà con l'abbigliamento donna Theory, ma potrà espandersi anche nell'abbigliamento uomo una volta consolidata la distribuzione. Si prevede che le vendite di Theory in Europe nei prossimi tre anni salgano a 3-4 miliardi di yen. Il secondo business inaspettato in cui si è imbattuto Link è un nuovo accordo con Seven for All Mankind, marchio jeans in voga in questo momento. A partire da quest'anno, Seven non solo passerà la distribuzione in Giappone a Link, ma inizierà anche a lavorare con Theory negli USA a una nuova linea casual. Entrambe le | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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attività intensificheranno sensibilmente il business di Link in Giappone, con tutta una serie di clienti retail operanti sul mercato dei jeans di qualità. Finora, Seven for All Mankind è stato distribuito da Caitac in Giappone, ma mentre il fatturato in tutto il mondo saliva vertiginosamente, le vendite in Giappone languivano. Attualmente con 1,4 miliardi di yen (ca. 9,8 mln di euro), il fatturato nipponico rappresenta meno del 10% delle vendite globali, mentre i concorrenti realizzano fino al 40% del fatturato in questo paese. A partire dalla primavera/estate, Link si farà carico della distribuzione di Seven for All Mankind, controllato al 50% da un fondo di investimento, Bear Stearns Merchant Banking. Al tempo stesso, Seven ha reclutato un nuovo CEO con esperienze alle spalle presso Polo Ralph Lauren, Diesel e Hugo Boss, che è determinato a trasformare Seven da un marchio jeans prevalentemente femminile in un lifestyle brand con una linea completa e una catena di negozi propri. Avendo Theory una buona esperienza in materia di retail e di linea completa di abbigliamento, alla quale Seven è interessato, ma una debolezza sul mercato del denim, sulla quale invece Seven è molto forte, le due società hanno deciso di stringere un patto. Theory acquisterà circa 500 milioni di yen di azioni Seven (circa il 2%) e lancerà una nuova linea quest'anno chiamata Seven for Theory che verrà venduta nei negozi Theory negli Stati Uniti, in Giappone e successivamente in Europa. La distribuzione di Seven in Giappone sarà gestita da una nuova affiliata di Link Theory, chiamata Urbanholic. Link ha attratto vari dirigenti di spicco alla direzione di questa nuova società, fra cui alcuni alti responsabili di vendita di Eiko Shoji, distributore da lungo tempo di Levi's, Cimarron e altri. Per mantenerli occupati, Link ha anche aggiunto altri marchi USA affinché li distribuiscano. Si tratta di Joie, Puka, Ark Indigo e Splendid. Mentre questi altri marchi non sono al livello di Seven for All Mankind, è probabile che Link provi a vendere questi e altri marchi in Giappone utilizzando un modello analogo a quello delle trading company come Mitsui e Itochu: queste società dispongono di affiliate che monitorano la performance dei piccoli marchi, e che le aiutano a decidere su quali investire per farli divenire marchi importanti con negozi propri. Link tenterà di fare qualcosa del genere, creando nel frattempo una catena di negozi per Seven. Questi accordi aiutano in misura sostanziale Link a sviluppare il marchio Theory a livello globale e a maturare contemporaneamente esperienza in marchi casual attraverso Seven. Al tempo stesso, Urbanholic gli fornirà una finestra di opportunità per la fascia più complessa del mercato, dandole una chance di acquisire il prossimo Seven for All Mankind prima di qualsiasi altro. Sono tutte iniziative forti, ma Link deve fare di più per raggiungere il proprio target di 100 miliardi di yen, e questo suffraga le indiscrezioni di un'altra acquisizione, stavolta in territorio nipponico. Box: Avendo perso il 30% del fatturato con la perdita di Seven for All Mankind, Caitac spera di aggiungere nuovi marchi oltre a registrare migliori fatturati con il proprio portafoglio esistente. Ha appena siglato un accordo con Burning Torch e detiene anche i diritti per la distribuzione di Citizens of Humanity, il cui stilista è un ex fondatore di Seven for All Mankind, Chip & Pepper e altri.
Onward espande il merchandising di Joseph Onward annuncia di volere espandere il merchandising stagionale di Joseph da due a quattro volte l'anno a partire da quest'anno. Amalgamerà anche le operazioni di pianificazione del prodotto dell'ufficio stile della sede parigina con il team licenze abbigliamento uomo che ha sede a Tokyo. Sarà quindi in grado di lanciare negozi di abbigliamento uomo e donna con linee complete a partire da quest'anno. Il primo sarà il negozio esistente di abbigliamento donna nel quartiere di Aoyama che sarà rinnovato ed includerà l'abbigliamento uomo. Altri otto negozi a linea completa sono previsti entro due anni e comprenderanno anche gamme di calzature e borse da lanciare entro la stessa scadenza.
Il fatturato dei negozi Triumph spicca un balzo del 15% Triumph International si aspetta di registrare il 19mo anno consecutivo di crescita positiva in Giappone, nonostante il negativo influsso dei fatturati dei grandi magazzini. Buona parte del recente successo può essere attribuito a una strategia di creazione di una rete di negozi propri che ora si avvicina a quota 250. Nessuna meraviglia se i concorrenti si affrettano a fare altrettanto. Triumph International prevede di registrare un fatturato di 52,6 miliardi di yen per l'anno che si è concluso a dicembre 2005. Mentre le vendite non hanno raggiunto il target iniziale di 54 miliardi di yen (ca. 370 mln di euro), l'indicatore importante delle vendite nei negozi propri dovrebbe salire del 15% nell'anno in questione. Se le vendite andranno come ci si aspetta, si tratterà del 19mo aumento consecutivo del fatturato per questo colosso della lingerie. L'indicatore della salute a lungo termine di Triumph è rappresentato dalle vendite dei negozi gestiti direttamente. Triumph ha operato ingenti investimenti nella propria rete di distribuzione al dettaglio negli ultimi anni, una mossa che ha pagato dividendi sia in termini di fatturato che di utili. Non è un caso che Wacoal e altri stiano anch'essi tentando di emulare Triumph creando delle reti di negozi propri. L'incremento delle vendite nei negozi propri del 15% è superiore alle stesse previsioni della società elaborate più o meno nello stesso periodo dell'anno precedente, pari al 13%, ed è cruciale nel sostenere il fatturato. Questa azienda ha centrato il target fissato dalla società di far sì che le vendite nei propri negozi raggiungessero il 30% del fatturato. Nel corso del 2005, Triumph avrà aperto 48 nuovi negozi e ne avrà chiusi 19, con un saldo di 247 negozi che producono vendite per 15,6 miliardi di yen (ca. 110 mln di euro). Amo's Style rappresenta circa metà del portafoglio, con 120 negozi, seguiti a ruota da Odette con 50 e Cosmetic Pure con 19. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Mentre sono migliorate le vendite dei negozi propri, quelle nei grandi magazzini sono calate del 2% pur rappresentando ancora il 20% del fatturato. Le vendite nelle catene di negozi sono incrementate, ma appena del 2%, e ora rappresentano il 35% del totale. Le vendite nei negozi specializzati sono scese del 5%, nonostante rappresentino appena il 5% del fatturato aziendale. Nonostante le buone vendite nei negozi propri, nel 2005 Triumph è uscito perdente di fronte agli scarsi risultati delle sue principali campagne stagionali. La campagna primaverile di T-shirt bra, (il reggiseno invisibile anche sotto le T-shirt più attillate) ha segnato un -18% e anche la campagna autunnale ha registrato un -6%. Tuttavia in autunno la situazione è migliorata grazie alle buone vendite della nuova linea di panciere contenitive Control Hip e dalla linea di maglieria intima Skinic. Le vendite nei grandi magazzini sono state anche favorite in autunno dal successo della sofisticata linea Pour Moi, che in settembre ha fatto registrare un balzo del 15%. Per ravvivare le vendite nei grandi magazzini, Triumph ha lanciato una nuova linea in ottobre, Plesiaforte, per le donne nella fascia d'età compresa fra 40 e 60 anni. Per ottimizzare la gestione dello stock in magazzino ed evitare i problemi stagionali verificatisi nel 2005, a partire da quest'anno Triumph International ha deciso di trasformare molte delle sue linee in edizioni limitate. Sta eliminando un sistema che tentava di mantenere uno stock minimo disponibile per la maggioranza delle sue linee e lascerà che alcuni design e linee vadano esauriti - un approccio cosiddetto WIGIG (when it's gone, it's gone, ossia quand'è finito è finito). Una iniziativa che comporterà una riduzione stimata dei volumi di produzione del 30% stando alle dichiarazioni della società. Questo nuovo sistema è stato messo alla prova nei negozi a gestione diretta Triumph sin dalla primavera, e in questo periodo le vendite sono salite dell'8% in quanto i clienti vengono incoraggiati ad acquistare immediatamente e a non attendere. La società sta ora trattando per introdurre lo stesso sistema anche nei propri canali di distribuzione all'ingrosso. Le linee standard saranno vendute apparentemente per soli 3 mesi rispetto ai 6 mesi attuali, e il periodo di vendita delle linee speciali sarà ridotto da 3 mesi a 1 mese. Come per il modello di business utilizzato da Zara, i clienti imparano rapidamente che devono acquistare gli articoli subito in quanto potrebbero non trovarli più la prossima volta che visitano il negozio. Questo sistema sarà in uso in 1.000 negozi entro la primavera. Incoraggiata dal successo dei negozi propri, Triumph aprirà altri 50 punti vendita quest'anno, ne chiuderà appena 10 e punterà ad un fatturato di 18 miliardi di yen (ca. 126 mln di euro) in totale. È prevista anche l'apertura di un flagship shop. Triumph in Giappone sarà sostenuto da una campagna globale atta ad aggiornare ed unificare i loghi del marchio e il visual merchandising in tutto il mondo.
Le trading company principali ottengono risultati diversi Le sezioni tessili delle principali trading company giapponesi, che includono anche attività relative all'abbigliamento, hanno registrato performance diverse per i sei mesi da aprile a settembre, la prima metà dell'anno finanziario 2005. Le tre società principali, Itochu Shoji, Mitsui Bussan e Mitsubishi Shoji hanno tutte realizzato dei profitti, anche se marginali nel caso di Itochu Shoji e Mitsubishi Shoji. Tutte le altre, invece, quali Marubeni Corporation, NI Teijin Shoji, Tomen Corporation o Sumikin Bussan, hanno registrato dei cali. Sojitz Corporation ha ottenuto profitti del 4.3% ma solo come risultato della messa in ordine dei conti in seguito alla fusione. In termini di crescita Mitsui Shoji è in testa al gruppo, con un incremento del 4.2%, ed è salito a 367.4 miliardi di yen (ca. 2,56 mld di euro) interamente grazie al successo della sua divisione Lifestyle che include le sue attività relative a marchi noti come Pierre Cardin, Hanae Mori ed altri. Le vendite di tessuti attualmente hanno reso solo 150 miliardi di yen del fatturato, dopo essere scese di 20 miliardi di yen lo scorso anno. Mitsubishi Shoji ha ottenuto un miglioramento marginale salendo a 168 miliardi di yen (ca. 1,17 mld di euro), grazie al suo prolungato successo nella fornitura di abbigliamento alle SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel) principali. Tuttavia, per ottenere ciò ha dovuto affrontare un calo del 35.9% dei profitti operativi, che si sono fermati a 1.7 miliardi di yen (ca. 11,8 mln di euro). Itochu Shoji ha registrato un aumento nelle vendite dello 0.5%, salendo a 406 miliardi di yen ma solo perché ha inserito alcune affiliate nella divisione tessile principale, altrimenti avrebbe registrato un calo nelle vendite. Tutte le trading company hanno attribuito la colpa delle difficili condizioni commerciali per le vendite di tessuti e filati alla graduale diminuzione dei produttori locali. Anche le forniture OEM (Original Equipment Manufacturing) di prodotti di abbigliamento non procedono come previsto visto sempre più dettaglianti stanno passando al rifornimento diretto dalle fabbriche cinesi non di proprietà delle trading company, in particolare per l'abbigliamento donna.
La Parte I del nostro Focus sulla distribuzione al dettaglio dell'abbigliamento lo scorso mese ha dimostrato l'influenza della nuova generazione nipponica dei gestori di negozi specializzati, e il declino dell'influenza complessiva delle vendite di abbigliamento nei grandi magazzini e nelle catene di GMS (General Merchandise Stores). Il carattere rapido della crescita dei negozi specializzati, e la loro capacità di mettere fuori combattimento i grandi magazzini regionali grazie a una attenta promozione diretta, sta creando un circolo virtuoso per i primi e un circolo vizioso per gli ultimi. Il settore dei negozi specializzati ha le carte in regola per superare i grandi magazzini e per attestarsi come categoria leader nella distribuzione di abbigliamento nell'arco di due anni - la prima volta nella storia. La Parte II del nostro Focus prende in esame i retailer specializzati che guidano la carica contro quelli che specializzati non sono. Il Focus dello scorso mese ha presentato un esame dettagliato della performance dell'industria dell'abbigliamento nel suo complesso nell'esercizio finanziario 2004. L'indagine ha rilevato che, come nell'esercizio 2003, i veri vincitori sono stati i negozi specializzati. Fra i primi 100 retailer dell'abbigliamento, i grandi magazzini hanno perso 1,7 punti di quota di mercato; le catene specializzate hanno guadagnato il 2,2%. Il gap fra i due al termine dell'esercizio 2004 era di soli 5,7 punti. Dato il tasso complessivo di crescita delle catene di negozi specializzati, e il rapido declino di tutti i grandi magazzini, ad eccezione di quelli migliori, è probabile che le catene di negozi specializzati divengano, come categoria, i più grossi retailer di abbigliamento entro due anni. Sarà la prima volta nella storia del Giappone che i grandi magazzini non saranno la prima fonte di approvvigionamento per gli articoli di abbigliamento. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Grafico 1 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Il significato di questo cambiamento va molto al di là di un semplice spostamento delle vendite al dettaglio. I grandi magazzini sono al centro di un ecosistema che include diverse forme di grossisti e produttori, fino a poco tempo fa il pilastro del commercio in regioni come Gifu e Okayama, oltre a rappresentare importanti fonti di impiego nelle aree di Tokyo, Nagoya e Osaka. Il declino della potenza dei grandi magazzini ha, e continuerà ad avere, un effetto deleterio sui piccoli grossisti e produttori di abbigliamento rimasti. Alcuni hanno percepito il bisogno di cambiare e si sono trasformati per tempo, taluni in canali di transito per le fabbriche cinesi, altri facendo un egregio lavoro e divenendo essi stessi dei retailer specializzati. Per gli altri, tuttavia, il futuro appare sempre più fosco. C'è una qualche sorta di circolo vizioso anche nel passaggio alla specializzazione. Man mano che le catene specializzate conquistano nuove quote di mercato, il declino dei gruppi più piccoli di grossisti e produttori sta sottraendo fonti di approvvigionamento di prodotto ai grandi magazzini. Le migliori vendite dei negozi specializzati stanno anche costringendo i grandi magazzini a passare all'offensiva, a divenire essi stessi dei | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Grafico 2 | ![]() | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
merchandiser, e a prendere il controllo della produzione per la prima volta da decenni a questa parte. Più si muovono in questa direzione, meno si rivolgono ai piccoli produttori e grossisti, facendo invece affidamento sul proprio potere negoziale e sui propri legami diretti con le fabbriche all'estero, erodendo ulteriormente il numero di produttori locali. Tali cambiamenti possono solo aiutare le catene specializzate, in quanto sono i più piccoli grandi magazzini - che dipendono dai grossisti, non essendo da soli in grado di impartire le necessarie conoscenze merceologiche ai propri stessi buyer - che soffrono maggiormente, fornendo opportunità alle catene specializzate di conquistare ulteriori quote nelle regioni. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Grafico 3 | ![]() | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Le catene specializzate forniscono un esempio affascinante della ripresa della consumer economy giapponese, offrendo elementi avvincenti nella - già dinamica - storia delle proprie attività commerciali, progetti innovativi e livelli spettacolari di crescita del fatturato e degli utili. Il settore include anche alcuni fra i retailer che raccolgono i peggiori risultati in Giappone, con entità come Cabin e Suzutan che rappresentano il perfetto contrappunto al successo di Point, Honeys, United Arrows, Fast Retailing e Shimamura. Il loro marcato declino, con tagli del numero dei loro negozi che hanno raggiunto le 300 unità nell'ultimo decennio, è solitamente accompagnato da lagnanze relative alla scarsa domanda di beni di consumo, alla deflazione, oltre che - come sempre - da lamentele sulle temperature che non rispecchiano quelle tipiche stagionali. Il perdurare di questa cultura dello scaricabarile a dispetto di una crescita vertiginosa dei concorrenti è divertente, ma la loro presenza è anche un bell'esempio di performance miste all'interno di numerosi settori in Giappone. Dimostra che il retailing, come il resto delle attività imprenditoriali nipponiche, è divenuto più normale, con vincitori e vinti: niente più omogeneità di performance con gli incredibili massimi degli anni '80 e i minimi della metà degli anni '90, bensì solo una sana eterogeneità. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Grafico 4 | ![]() | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Tuttavia, data l'ostinata intransigenza degli ex leader del settore dell'abbigliamento a dispetto del crollo di fatturato e utili, l'ascesa del retailing specializzato è un tantino più spettacolare ed eccitante rispetto ad altri paesi. Avrebbe dovuto verificarsi gradualmente negli ultimi 15 anni, i più vecchi si sarebbero dovuti arrendere, ma resistendo così a lungo, il loro collasso è giunto all'improvviso, facendo apparire l'ascesa della nuova razza più miracolosa di quanto non dovrebbe. Quindi, ancora una volta, come nel 2004, l'incremento della quota di mercato è significativa. Nel complesso, con fatturati dei retailer di abbigliamento specializzato che hanno segnato +5,6% in totale e le società più tradizionali che hanno registrato crolli anche del 20% (vedere Grafico 1), il riordino del settore è sotto gli occhi di tutti. Fra le prime 100 società, delle 29 che hanno registrato un miglioramento del fatturato nel corso dell'anno, tutte all'infuori di sei sono retailer di abbigliamento specializzato. L'incremento di Seiyu è dovuto ad una variazione del periodo contabile, mentre Mutow e Nissen sono entrambe società di vendita per corrispondenza. Le altre tre sono la catena di supermercati Heiwado, che ha assistito a un lieve incremento dello 0,7%, e due grandi magazzini collegati alla Japan Railways, JR Takashimaya a Nagoya e JR Isetan a Kyoto, fatto che non deve sorprendere in quanto i grandi magazzini JR continuano a mettere in imbarazzo i propri concorrenti con una crescita solida. Queste classifiche non includono inoltre le principali catene SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel), gestite da conglomerate dell'abbigliamento del calibro di Onward. Come riferito in precedenza, le vendite al dettaglio di questi gruppi ora rappresentano fino al 70% delle operazioni. Come mostra il Grafico 3, le conglomerate dell'abbigliamento che hanno compiuto i maggiori progressi nel passaggio da produttore/grossista a modello SPA stanno mostrando la migliore crescita, in particolare Sanei International. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Grafico 5 | ![]() | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Se guardiamo alle 182 società specializzate con fatturati superiori a 1 miliardo di yen (ca. 7 mln di euro), nel complesso esse hanno registrato una crescita del 3,4%. In particolare alcune delle migliori performance sono giunte dai migliori retailer di ciascuna categoria: United Arrows e Beams nei select shop, Honeys, Point, Right On e Fast Retailing nell'abbigliamento casual moda, Shimamura nell'abbigliamento basic, e Nishimatsuya Chain nell'abbigliamento bambino. Fra i negozi di livello medio regna tuttavia una pesante stasi. Delle 123 società con fatturati superiori ai 3 miliardi di yen (ca. 21 mln di euro), solo 20 hanno assistito a incrementi di oltre il 10% (Grafico 4). Delle 77 ditte dal 57mo al 134mo posto, 44 (ossia oltre il 57%) hanno registrato cali del fatturato. L'ineguagliabile performance della nuova generazione di negozi specializzati non è tuttavia limitata solo al top di ciascuna tipologia. Mentre gli attori di media classifica languono, come dimostra il Grafico 4, si registrano tassi di crescita eccezionali a favore di piccoli e più nuovi retailer. Fra questi vi è Barneys New York che è stato favorito dall'apertura del nuovo negozio di Ginza. Vale la pena tenere d'occhio anche Egoist: gestito da un altro sobrio imprenditore di solo abbigliamento (come i presidenti di Fast Retailing e Link International), Egoist sta passando da una piccola catena di negozi nota per il personale carismatico, ad un maturo gruppo SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel) con ambizioni di ulteriore crescita in Asia e, stando al proprietario, anche in Europa. Quello che mostrano le prime 20 posizioni è il dominio dei gestori di SPA. Sono questi retailer, unitamente ad un più piccolo gruppo di gestori di select shop, che sono gli elementi motori della crescita nel retailing di abbigliamento specializzato, e di conseguenza nella distribuzione al dettaglio dell'abbigliamento nel suo complesso. È chiaro che la distribuzione al dettaglio di abbigliamento in Giappone nei prossimi 10 anni sarà dominata dagli SPA e dalle catene specializzate di select shop, assieme ad alcuni grandi magazzini. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Grafico 6 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
In cima alla classifica dei retailer in più rapida crescita, vi sono due retailer SPA che potrebbero seguire Egoist e divenire retailer solidi e maturi a lungo termine. Exiv è stato costituito solo nel 1998, sei anni dopo Egoist, ma ha creato le catene Cocolulu e Cocolulu Square facendone marchi dominanti fra i giovanissimi di Shibuya, e ora sta sfruttando il buon momento con la concessione di licenze, come ad es. con la linea di cosmetici Cocolulu Cosme. Il suo fatturato è balzato a 3,6 miliardi di yen (ca. 25 mln di euro) in due anni dal lancio, e dopo due anni vacillanti, è risalito rapidamente a 6,4 miliardi di yen nell'esercizio 2004, ossia a 2,3 volte il valore dell'anno precedente ottenuto con 32 negozi. Gli utili sono quintuplicati. Il secondo retailer della classifica, Cross Company, è anch'esso un operatore SPA, nel cuore della vecchia regione tessile di Okayama. Nonostante il nome del marchio, Earth Music & Ecology (più le diramazioni Earth Music e Life by Emae), la proposta di prodotti non è organica, ma si rivolge agli uomini e donne a cavallo della trentina, per i capi casual di alta fascia caratterizzati da dettagli e tessuti di qualità. Un altro marchio, E Hyphen World Gallery punta ai giovani dai 20 ai 24 anni con una proposta analoga. La società sta anche sviluppando Unmarble, una catena di caffè. Le vendite sono più che raddoppiate in quattro anni salendo a 5,9 miliardi (ca. 41,5 mln di euro) con 34 negozi che producono un utile pari a quattro volte quello dell'anno prima, e si prevede che il fatturato raggiunga 7.5 miliardi | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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di yen quest'anno e 10 miliardi nel 2008. Dei due retailer, Cross Company è il più consapevolmente ambizioso ed è prevista la quotazione in borsa a breve. Entrambe le società vantano margini di utile al lordo delle imposte superiori al 25%. Fra le società più grandi, Honeys, Right On and Point rientrano ovviamente anch'esse nelle classifiche delle catene in più rapida crescita, e non hanno bisogno di essere presentate, data la loro ripetuta presenza in queste pagine negli ultimi quattro anni. Di dimensioni analoghe è Avail, l'affiliata di Shimamura che sta traendo beneficio dagli ingenti investimenti in nuovi negozi. Come vedremo più avanti, Shimamura Group, Honeys, e Takeuchi Group sono particolarmente noti per la loro espansione grazie a nuovi negozi, Honeys in particolare ne aggiunge oltre 100 all'anno. Fra i primi 20 retailer specializzati in articoli con etichetta propria a più rapida crescita, vanno annoverate le tre società del portafoglio di Sazaby, ossia Estnation, And A e Far East Company. And A, che è cresciuto del 30,9% nel 2004, è una piccola catena di select shop che continua a setacciare i mercati esteri alla ricerca di nuovi stilisti interessanti ed è molto apprezzato tanto dai consumatori attenti ai trend quanto dagli stilisti di moda. Far East Company gestisce un ampio numero di negozi al dettaglio con marchi Sazaby, ed è cresciuta del 17,7% nel 2004 grazie a nuovi negozi e ad una migliorata notorietà del marchio. La più grande sorpresa è tuttavia Estnation, una formula di select shop di fascia alta che ha avuto una partenza molto traballante. Avviata l'attività a Yurakacho, Estnation non era un negozio che attirava la clientela, nonostante la gamma attentamente selezionata di prodotti di noti stilisti giapponesi ed internazionali del calibro di Nao Takekoshi, Ryuzo Nakata, Adam Jones e Stella McCartney. Da allora, sia il negozio originale che un altro a Roppongi Hills sono stati ristrutturati e l'offerta di merce affinata per conferirle un tocco di fascia molto più alta e con una gamma esclusiva di stilisti oltre e proprie linee di cosmetici e accessori per i consumatori più abbienti. Questo marchio dispone anche di un sistema di store card che premia i clienti che spendono più di un milione di yen (ca. 7.000 euro) all'anno con sconti del 10%, servizio di sartoria e consegne gratis il giorno stesso. And A e Estnation non sono i soli select shop presenti nelle classifiche. Con una crescita del fatturato del 16,8% è presente anche l'HP Group (noto anche come HP France), rapidamente sviluppatosi, negli ultimi cinque anni, da uno dei tanti distributori di marchi moda europei in un operatore di select shop a pieno titolo. Oltre ad essere estremamente lesto a cogliere l'occasione di firmare accordi con stilisti europei emergenti prima ancora che i concorrenti potessero avere l'occasione di dare un'occhiata, HP Group ha creato delle catene proprie di select shop, con gioielleria e arredamento inclusi. Di recente, ha creato uno spazio di sei piani dedicato alla moda e all'arte a Ginza chiamato HPGRP che ha generato un notevole interesse. Un altro gruppo di select shop/SPA è Urban Research, con sede a Osaka, che se da un lato è ancora abbastanza piccolo con un fatturato di poco superiore ai 5 miliardi di yen (35,1 mln di euro), dall'altro continua a mantenere la promessa del suo primo battage pubblicitario di redattori di moda e stilisti e ha le carte in regola per divenire una catena importante. La presenza di tali società di select shop fra le prime 20 società specializzate a più rapida crescita dimostra la promessa e il potenziale ancora insito nel modello di select shop, con nuovi concorrenti dello stesso calibro di Beams e United Arrows che nascono ogni anno. Il predominio delle formule SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel) e select shop nel retailing di abbigliamento dei negozi specializzati è evidente anche nelle classifiche per categoria. Nell'abbigliamento donna, tutti i retailer che hanno perso quote di fatturato nel 2004 erano negozi specializzati tradizionali multimarca come Suzutan, Cabin, Ginza Maggy e Lobelia (Grafico 5). I vincitori, a parte le società già menzionate fra le prime 20 in assoluto, sono stati anche in questo caso SPA e catene di select shop. United Arrows continua a realizzare guadagni nell'abbigliamento donna attraverso Green Label Relaxing, Another Edition e lo stesso marchio United Arrows, mentre Beams ha ottenuto risultati di gran lunga migliori grazie a Ray Beams e altri negozi. Il marchio Cecil McBee di Delica continua a mantenere le proprie posizioni nonostante la concorrenza di Exiv ed Egoist. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Grafico 7 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Gli altri miglioramenti degni di nota sono giunti dai retailer di abbigliamento casual che hanno prodotto vendite migliori nel settore dell'abbigliamento donna, un trend destinato probabilmente a continuare di pari passo con le maggiori competenze in termini di merchandising donna. In testa Fast Retailing, che ha incrementato le vendite di abbigliamento donna del 31,2% salendo a 98,3 miliardi di yen (ca. 690 mln di euro), con un aumento nel proprio rapporto di vendite di articoli donna di 4,5 punti rispetto al precedente esercizio. Anche Ryohin Keikaku ha fatto molto meglio con le sue nuove gamme di abbigliamento donna. Nel complesso i primi 10 retailer di abbigliamento donna hanno registrato un +10,3% di vendite sull'esercizio precedente rispetto ad un incremento complessivo del 5% dei primi 112 retailer di abbigliamento donna specializzato che hanno effettuato vendite di oltre 1 miliardo di yen (ca. 7 mln di euro), a dimostrazione del crescente accumulo di quote di mercato fra le società principali. Il fatturato totale delle prime 112 società è ammontato a 933,3 miliardi di yen (ca 6,55 mld di euro) secondo il quotidiano specializzato Senken, il che significa che le prime 10 società hanno rappresentato il 44,4% delle vendite delle prime 112, con un +42,6% rispetto al precedente esercizio. La crescita delle vendite per la maggior parte delle società principali è una caratteristica del retailing di abbigliamento uomo specializzato, e un segno del consolidamento relativamente completo in questa categoria. Rispetto al 2004, le vendite delle prime 10 sono salite del 3,5%. Un dato che si confronta con un aumento del 2,6% riferito a tutte le società con un fatturato superiore a 1 miliardo di yen (ca. 7 mln di euro) (non riportate qui). Il fatturato totale di tutti i retailer abbigliamento uomo specializzati con vendite superiori a 1 miliardo di yen (79 società) ha toccato i 799 miliardi di yen (ca 5,61 mld di euro) nell'esercizio 2004. Le vendite delle prime 10 hanno rappresentato il 74% del totale, elemento che riflette il predominio di alcune catene nell'abbigliamento formale e casual. Ancora una volta, fra le società nella classifica dei retailer con vendite superiori a 5 miliardi di yen (ca. 35,1 mln di euro), tutte quelle che hanno registrato dei cali sono rappresentate da tradizionali negozi specializzati multimarca. Per l'uomo, Aoyama Shoji continua a dominare negli abiti e Fast Retailing nell'abbigliamento casual. Aoyama Shoji è ancora più grande di tutti i suoi principali concorrenti messi assieme e continua a superarli in termini di vendite e crescita di utili (Grafico 6). Nel casualwear, il predominio di Fast Retailing e Shimamura sta rendendo la vita davvero molto difficile a tutti gli altri retailer del settore, salvo Right On e Point che si sono contraddistinti attraverso sagge alleanze con marchi internazionali da un lato, e innovative insegne SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel) dall'altro. Un'altra caratteristica dei risultati del 2005 è stata la performance meno spettacolare, ma più solida dei select shop: United Arrows e Beams hanno entrambi registrato miglioramenti ragionevoli del 5,4% e 7,1% rispettivamente, anche se questi dati restano molto inferiori ai tassi di crescita dell'abbigliamento donna pari all'11,1% e 12%, un aspetto che riflette la crescente attenzione riservata all'abbigliamento donna da parte di entrambe le società. Molto più della crescita del fatturato per le principali catene specializzate, tuttavia, la storia della crescita degli utili è una delle caratteristiche del moderno retailing di abbigliamento, e la fonte della rapida espansione del numero di negozi. Il Grafico 7 rappresenta i 30 retailer di abbigliamento specializzati con i profitti più alti in termini di valore fra quelli che registrano fatturati superiori a 1 miliardo di yen (ca. 7 mln di euro). La caratteristica più rimarchevole di questo elenco è il forte incremento di redditività fra i retailer più grandi, un aspetto che ha determinato un incremento del 23% della categoria lo scorso esercizio. 20 società che rientrano in questo gruppo hanno aumentato gli utili al lordo delle imposte nel 2004, e 18 di queste sono riuscite a migliorarlo di oltre il 10%. A parte gli eccezionali incrementi di Exiv e Cross Company, i numeri più interessanti giungono dalle prime 10, tutte grandi catene affermate. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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La spiegazione dei cospicui incrementi è chiara quando esaminiamo le loro posizioni in seno ai rispettivi mercati: ciascuno di questi operatori è il giocatore più importante della rispettiva categoria. Aoyama Shoji ad esempio domina l'abbigliamento uomo, Ryohin Keikaku il fashion/lifestyle, Xebio l'abbigliamento sportivo, Nishimatsuya Chain l'abbigliamento bimbo di fascia bassa, Right On, l'abbigliamento casual di marca e così via. Come sottolineato in precedenza, le società più grandi stanno sottraendo quote di mercato ai giocatori più piccoli, incrementando le economie di scala e alzando, di conseguenza, la redditività. Tutte le società più grandi stanno traendo beneficio dalle limature annuali dei costi di approvvigionamento, alzando gli utili lordi di un punto o due ogni anno negli ultimi cinque anni, in particolare grazie alla crescita dei marchi propri. Fast Retailing ha migliorato i margini lordi di ben 3,4 punti, Point di 2,8 e anche Blue Grass è riuscito a mettere a segno un miglioramento di 2,6 punti. Ulteriori risparmi sono previsti ora che la crescita in termini di quote di mercato ed espansione dei marchi propri forniscono opportunità di ulteriori economie di scala. Resta tuttavia la disparità nei margini di utile e Fast Retailing ha allungato le distanze con i principali rivali negli ultimi due anni, raggiungendo quasi il 20%. L'unica società fra le prime 10 ad avvicinarsi è Point, ma su una scala più piccola. Tanto è sensazionale il settore dei negozi specializzati che non sorprende il fatto che i cali di fatturato di taluni retailer sono stati tanto spettacolari quanto gli incrementi dei concorrenti. Mac-House e Rio Chain guidano un gruppo di retailer specializzati più tradizionali che propongono marchi propri dei produttori e che hanno assistito a crolli del fatturato superiori al 10%. Questo gruppo continua a soffrire del peso rappresentato da fornitori numerosi e tradizionali, che provocano costi elevati di approvvigionamento, oltre a ingenti spese generali per il mantenimento degli alti dirigenti accumulati in 30-40 anni. Di questo gruppo, solo Mac-House e Pal mostrano segni promettenti, il primo grazie alla fusione con Leo, un'altra affiliata della società madre Chiyoda e ad una drastica riduzione dei fornitori, e Pal tramite l'espansione dei marchi SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel). Come illustra il Grafico 8, i nessi fra espansione degli utili e dei negozi sono chiari. Molti nomi che appaiono sull'elenco delle società più redditizie sono gli stessi dell'elenco delle società a maggior espansione. Ancora una volta, Honeys è apparso in cima alla lista di aperture di negozi fra i più grandi retailer per numero di negozi, con ben 122 negozi nel 2004, quasi tutti ubicati nei numerosi nuovi shopping center. Honeys avrebbe dovuto (mancano ancora i dati definitivi) superare questo numero nel 2005, investendo in un numero record di 134 negozi. Mentre le vendite a perimetro costante sono risultate lievemente negative, l'eccezionale tasso di crescita dovrebbe fornire a Honeys lo slancio e il tempo necessari per migliorare le densità di vendita, nonostante il prezzo stratosferico delle sue azioni possa vacillare nel frattempo. Nel 2005 dovrebbe essere aumentato anche il numero dei negozi di Point, con altre 50 aperture e nessuna chiusura, un dato che porterebbe il totale a 290 punti vendita. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Grafico 8 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
I formati più aggressivi sono stati i retailer di abbigliamento casual e le catene di abbigliamento donna giovane e sono già stati notati nel presente Focus per la loro impressionante performance di vendita e migliorata redditività. Ancora una volta, i retailer con il maggior numero di chiusure fra le grandi società sono state le società tradizionali, ad eccezione di Sazaby, che ha chiuso alcuni punti vendita a seguito della perdita dei diritti a favore di Agnes B lo scorso anno. Le previsioni sono che Cabin, Suzutan, Miki House e Blue Grass chiudano ulteriori punti vendita nei prossimi anni nonostante affermino tutti di avere toccato il fondo e sperino di riprendere l'espansione l'anno prossimo. Shimamura resta in cima alle classifiche nel numero totale di negozi per il quarto anno consecutivo e si prevede che continui a restare al comando della classifica nei prossimi anni, avendo in cantiere l'apertura di oltre 100 negozi all'anno. Questo sguardo alla performance di vendita, alla remuneratività e agli investimenti nei negozi dimostra con chiarezza il dinamismo all'interno del settore dei negozi specializzati di abbigliamento. Un andamento che ritroviamo sia fra le società più grandi, con in testa Fast Retailing, sia fra i più nuovi retailer SPA di piccole dimensioni come Exiv e Cross Company. Il diffondersi di questa energia fra le catene di ogni dimensione trova corrispondenza trasversalmente in tutte le categorie. Nell'abbigliamento casual, sportivo, donna, uomo e bambino, nuove idee, investimenti in nuovi negozi, e una forte enfasi sulla limatura dei costi nelle catene di fornitura e nelle attività di negozio sono elementi comuni che caratterizzano sia i grossi retailer che gli esordienti. Queste elevate e profonde ambizioni, unitamente ad una esecuzione rapida ed efficace, sono in forte contrasto rispetto alle proposte dei GMS (General Merchandise Stores), ed è questo clima di ottimismo, più di qualsiasi altro indicatore, che dà peso alla previsione della leadership dei negozi specializzati nella distribuzione al dettaglio dell'abbigliamento nei prossimi due anni.
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