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Giugno 2006
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Il METI prova l'etichettatura IC Anche se ancora in fase sperimentale, l'automazione per la vendita al dettaglio tramite le etichette IC e' una notizia da prima pagina. Il METI (Ministero dell'economia, del commercio e dell'industria giapponese) ha sponsorizzato un test su cinque aziende per l'uso dell'etichetta IC nel periodo delle vacanze di Capodanno. Nonostante permangano alcuni problemi di privacy e di costi, i risultati mostrano che vi sono chiare possibilita' di utilizzo della tecnologia per facilitare lo shopping e la gestione del punto vendita. I test hanno implicazioni per dettaglianti e distributori in tutto il mondo. Sale l'entusiasmo dei commercianti giapponesi sulle possibilita' delle etichette IC (dall'inglese Integrated Circuit, n.d.r.). L'uso di etichette dei prodotti comprendenti varie forme di memorizzazione dati e persino la trasmissione dei dati in radiofrequenza viene ancora vista come discutibile da molti, ma i vantaggi potenziali per il commercio al dettaglio sono innegabili. In Giappone, la loro introduzione e' guidata dal fatto che le trading company e le principali societa' tecnologiche si preparano ad essere i fornitori leader di questa tecnologia in tutto il mondo. Da novembre 2005 a marzo di quest'anno, cinque aziende, Aeon, FamilyMart, Mitsukoshi, Marui e Queens Isetan, sono state scelte dal METI per partecipare ad una serie di esperimenti per testare le potenzialita' di queste nuove tecnologie. Mitsukoshi, ad esempio, ha utilizzato le etichette IC per testare il controllo delle scorte dei jeans di marca da donna. I clienti hanno potuto verificare le misure e i livelli delle giacenze per diversi tipi di jeans semplicemente controllando i display elettronici negli scaffali. In altre parole, non hanno dovuto chiedere agli addetti alle vendite di cercare le taglie e in generale hanno potuto trovare gli articoli da provare piu' rapidamente che in precedenza. Ma Mitsukoshi si e' spinto oltre ed ha illustrato un meccanismo di sfruttamento dei sistemi che avrebbe fatto inorridire i patiti della privacy. A cinquanta clienti appositamente selezionati sono state fornite etichette elettroniche con monitor. Ogni volta che questi clienti si recavano nel punto vendita di Mitsukoshi a Ginza, gli addetti alle vendite venivano immediatamente informati della loro presenza tramite messaggi ai loro cellulari, completi della storia di vendita del cliente. Queens Isetan, la struttura di supermercati Isetan di alta gamma, utilizza da tempo il prezzo elettronico a scaffale. Per l'esperimento, ha aggiunto una etichetta IC delle dimensioni di un biglietto da visita a 2.700 SKU (Stock Keeping Units, codice usato per gestire la merce in magazzino, n.d.r.) di vino. I clienti hanno potuto utilizzare le etichette per visualizzare le informazioni dettagliate sul vino su uno schermo a display posto nelle vicinanze. Analogamente, da Marui sono state etichettate le calzature, i capi di abbigliamento uomo e donna, e i clienti hanno ricevuto suggerimenti su possibili coordinati in base alla loro scelta di prodotti iniziale. Come da Mitsukoshi, la tecnologia ha sostituito il ricorso al personale ed ha consentito di fornire dati piu' precisi e dettagliati al cliente sui singoli prodotti. Nel frattempo, Aeon ha dotato i carrelli della spesa di uno dei suoi store con pannelli a schermo tattile che ha soprannominato Shopping Navi Cart. I clienti hanno potuto leggere le informazioni sui prodotti inseriti con le etichette IC direttamente sul display installato nel carrello. Inoltre, ricevevano consigli sulle ricette, idee di coordinati per l'abbigliamento che inserivano nel loro carrello, informazioni sulle giacenze, nonche' informazioni su dove reperire articoli affini nel negozio. FamilyMart, tuttavia, ha fatto ancora di piu'. Integrando le etichette IC basate sul prodotto con i sistemi di pagamento utilizzati dalle tessere elettroniche JR SUICA (la Super Urban Intelligent Card emessa da Japan Railways, n.d.r.), la catena ha sviluppato un controllo espresso. I prodotti messi in un cestino venivano scansionati immediatamente tramite le etichette IC al registratore di cassa ed il pagamento veniva automaticamente dedotto dalla carta SUICA. Il METI riconosce che nonostante la tecnologia stia facendo passi da gigante e nuove idee per potenziali applicazioni spuntino ad un ritmo quasi settimanale, rimangono ancora da migliorare le dimensioni delle etichette, spesso di 2 cm quadrati, e il loro costo.
Rendere i grandi magazzini tutti uguali Le sedi centrali hanno cominciato ad assumere maggiore controllo sui grandi magazzini regionali, e questo potrebbe significare maggiori opportunita' per gli esportatori. Un segnale viene dall'allontanamento dalle vendite a prezzi d'occasione e dai ribassi volto a trasformare l'immagine di tutti i punti vendita della catena in una piu' consona ai department store veri e propri. Il segnale che i department store si sono finalmente resi conto di essere una tipologia di negozio di alta gamma, deriva dal fatto che la maggior parte delle principali catene sta valutando l'idea di abbandonare del tutto i ribassi e le vendite a prezzi d'occasione. Il fatto sorprendente e' che, soprattutto nei negozi piu' piccoli, regionali come il punto vendita di Mitsukoshi a Sendai o lo store di Takashimaya a Yonago, dal 20% al 70% del prodotto viene venduto immancabilmente scontato. Questa prassi e' sopravvissuta per una serie di motivi. Primo fra tutti, i grandi magazzini sono stati per molto tempo gli unici grandi retailer in molte cittadine regionali. Questo e' meno vero oggi, ma persino adesso, gli unici punti vendita di grandi dimensioni in alcuni centri citta' sono i department store. Con la concorrenza sempre piu' agguerrita da parte delle catene specializzate, la possibilita' di trovare costantemente delle "occasioni" e' cio' che ha indotto i clienti a continuare a frequentarli. Questi negozi piu' vecchi hanno piuttosto l'aspetto di negozi discount di qualita' scadente e sorpassati che non di lussuosi empori quali in realta' dovrebbero essere. Le migliori catene di department store stanno rimuovendo queste incoerenze e cercano di portare le loro catene ad una fascia di mercato piu' alta. Ma simili cambiamenti non avvengono dall'oggi al domani. Tutte le grandi catene continuano a concentrarsi sui principali negozi delle grandi citta', e i negozi piu' piccoli devono ancora ottenere sufficienti investimenti. Nonostante Daimaru, ad esempio, sia complessivamente una delle catene migliori, il suo punto vendita Daimaru Peacock a Myodani (Kobe) e' un po' una mezza via. Benche' piccolo, il suo supermercato a pianterreno e' adeguatamente raffinato, ma il resto del negozio e' confusionario con svariate aree di promozioni a breve termine e gift corner che sono decisamente grossolani. Il problema e' che le vendite promozionali fanno affluire contante e i manager dei vecchi negozi fanno affidamento su queste per sostenere i deboli risultati. Soltanto con una mano decisa dalla sede centrale questa abitudine puo' cambiare. Mitsukoshi sta adottando provvedimenti per risolvere il problema, anzitutto tagliando il periodo ufficiale per le vendite promozionali a sole tre settimane d'estate ed eliminando completamente la pubblicita' promozionale per tali eventi. Anche se, tuttavia, queste misure vengono implementate negozio per negozio, e la societa' e' ancora lontana dall'avere l'intera catena sotto controllo. Risulta che il personale di Mitsukoshi di Sendai sia rimasto scosso nel visitare Tokyo, l'estate scorsa, e vedere che il piano riservato alle calzature di Isetan a Shinjuku risplendeva delle linee di ultima moda vendute a prezzi standard. Nel loro negozio regionale, l'80% delle calzature da donna era venduto scontato. Naturalmente, il passaggio ad un modello piu' standardizzato di alta gamma sara' uno shock per molti clienti tradizionali dei grandi magazzini e le vendite ne risentiranno. Ma i vantaggi del controllo dei costi, migliore marketing e merchandising, e, infine, un valore del marchio piu' chiaro per la catena nell'insieme, portera' a maggiori profitti, e a una percentuale maggiore di griffe di qualita' importate.
Discussioni accese sul rinnovo urbanistico dell'area di Ginza Matsuzakaya e Mitsukoshi hanno entrambi progetti di ristrutturazione dei loro negozi che si affacciano sulla via principale dell'area di Ginza, e questa primavera hanno presentato diversi progetti alternativi ai titolari dei negozi del quartiere. Tra questi Matsuzakaya ha fatto una proposta che vedrebbe non solo un negozio di nuova costruzione, ma l'aggiunta di una torre alta 190 metri. I partecipanti alla riunione tuttavia, non sembrano essere rimasti impressionati dalle dimensioni. Le direttive di progettazione per l'area di Ginza elaborate con le autorita' di quartiere, prevedono che gli edifici non superino l'altezza di 56 metri. Ufficialmente, l'idea e' di mantenere la skyline dell'area relativamente bassa. Questa burocrazia informale blocca fondamentalmente lo sviluppo di complessi adibiti a uffici e negozi simili a Marunouchi Building o Roppongi Hills ed e' il motivo principale per cui il rinnovo urbanistico va cosi' a rilento. Per trovare una via d'uscita, gli imprenditori non solo devono convincere i comitati delle stradine di negozi del quartiere, ma devono riuscire a far modificare le direttive attuali. La proposta di Mitsukoshi sembrerebbe si sia mantenuta entro i limiti di altezza, ma, come per Matsuzakaya, prevede di integrare dello spazio dietro il negozio attuale, raddoppiando all'incirca la sua capacita' di vendita esistente. Questo non e' piaciuto ai commercianti concorrenti locali. Quindi, per il momento, i grandi department store sono bloccati con soluzioni tutt'altro che ideali e, nel frattempo, i consumatori hanno strutture piu' nuove e dal design piu' accattivante tra cui scegliere in altre zone della citta'.
Shiseido modernizza l'assistenza al retail Shiseido, il principale produttore giapponese di cosmetici, ha introdotto un nuovo marketing, nuovi servizi e marchi, agli inizi di aprile, destinati al mercato di massa. Benche' Shiseido rimanga fondamentalmente una societa' "full-service", risponde allo sviluppo delle vendite dei cosmetici nelle catene degli empori, nei convenience store e nei negozi di generi diversi e punta ad allargare la sua quota di cosmetici "self-service". In passato, Shiseido ha gestito il mercato di massa attraverso i suoi tradizionali sistemi di rivendita "keiretsu" (gruppo di aziende che si collegano per trarne mutuo beneficio, n.d.r.) con gli stessi uffici vendita regionali che rifornivano anche le catene di mercato di massa indipendenti. Adesso, gli uffici vendite regionali vengono riorganizzati per canale piuttosto che per marchio. La filiale vendite dedicata di Shiseido si espandera' da 7 uffici regionali a 11 gestioni distinte per canale, con nuove funzioni mirate in particolare alle catene di empori e convenience store. Mentre in precedenza particolari linee di prodotti venivano suddivise per filiali vendite, ogni canale offrira' una piu' ampia gamma di prodotti Shiseido volti a sostenere i singoli dettaglianti. La societa' ha introdotto anche una serie di marchi per il mercato di massa a prezzi inferiori negli ultimi mesi. Il marchio Aqualabel per la cura della pelle e' stato immesso sul mercato in febbraio, seguito, in marzo, da un nuovo marchio per la cura dei capelli, Tsubaki. Lo scorso anno si e' registrata anche l'introduzione di una nuova marca di make-up, Maquillage. Nel caso di Aqualabel, la confezione non presenta un prezzo fisso stampato sull'etichetta, un'innovazione importante per Shiseido. Ai commercianti viene comunicato il prezzo di vendita consigliato, ma, diversamente dalla maggior parte dei prodotti Shiseido, i singoli negozi sono liberi di fissare i loro prezzi.
Il negozio Odette e Odile di United Arrows si espande United Arrows ha confermato l'espansione di Odette e Odile, il suo select shop specializzato in calzature. Aprira' 30 negozi nei prossimi cinque anni dopo i cinque punti vendita sperimentali inaugurati nel 2002. Dal 2007, Odette e Odile aprira' ad un ritmo di 5-7 negozi l'anno con un target di ben 40 negozi entro il 2011. Il negozio si rivolge alle donne dai 20 ai 30 anni e, tra i suoi prodotti piu' popolari, presenta calzature decorate con piume di uccelli, pelliccia e strass. I prezzi si aggirano su una fascia media, dai 17.000 ai 25.000 yen il paio, e mirano a battere la concorrenza dei marchi internazionali piu' costosi. I cinque punti vendita prova sono ubicati a Tokyo, Yokohama, Osaka e Nagoya. Saranno aperti altri negozi nelle principali aree urbane, ma alcuni sono previsti anche in citta' piu' piccole all'interno di fashion buildings e di strutture commerciali presso le stazioni. United Arrows pensera' anche ad inserire shop-in-shop Odette e Odile nei grandi magazzini. Prevede vendite attorno a 10 miliardi di yen entro 10 anni. Per l'anno che si e' concluso in febbraio, le vendite presso i negozi Odette e Odile esistenti registrano una crescita del 30%, stando a quanto viene riferito. Questo negozio di calzature sta crescendo al ritmo piu' rapido di tutte le attivita' commerciali di United Arrows, che detiene tuttora la media di un sorprendente aumento del 10% l'anno. Come gruppo, la societa' si e' posta un target di 100 miliardi di yen (ca. 695 mln. di euro) entro il 2011.
I grandi magazzini prevedono il boom nella "new bridge zone" Il quotidiano specializzato Senken riferisce che i grandi magazzini richiedono piu' marchi di abbigliamento uomo alle aziende di abbigliamento giapponesi, suggerendo implicitamente una sicura opportunita' per le ditte straniere. La domanda riguarda l'abbigliamento uomo in una nuova zona denominata "new bridge zone" che si inserisce nelle sezioni medie dei piani riservati all'abbigliamento uomo, insieme alle cosiddette sezioni "tokusen" (prodotti di lusso) e "character brand" (marchi conosciuti e ricercati). Questo, di fatto, significa che servono nuovi marchi di abbigliamento uomo piu' attenti alla moda, di qualita' migliore e stilisticamente piu' accattivanti per la nuova generazione di trentenni e quarantenni che comincia a spendere molto di piu' nella moda grazie alla ripresa economica. Buoni esempi di nuovi marchi li possiamo trovare in aziende come Sanyo Shokai, la quale ha un proprio brand denominato Epoca Uomo. Oppure World, che di recente ha rilevato la licenza del grande magazzino britannico Harrods ed ha lanciato un marchio di abbigliamento uomo omonimo. Anche Link International ha lanciato Theory Men, mentre Onward ha sviluppato Joseph Homme. Ottima accoglienza ricevono anche i marchi importati come Z Zegna di Ermenegildo Zegna e la linea Boss di Hugo Boss. Hugo Boss sostiene di voler raddoppiare ben presto il numero di negozi dagli attuali 40. Il vecchio mercato dell'abbigliamento uomo era tutto improntato agli stili classico e tradizionale ma i gusti della generazione Dankai Junior (i nati nella prima meta' degli anni '70, n.d.t.) sono meglio rappresentati da riviste tipo Leon - che offre esempi reali di cio' che il mercato cerca oggi. In generale, i prezzi per i completi partono da circa 100.000 yen (ca. 695 euro) e quelli della maglieria da 30.000 yen circa.
Utili in crescita per Fast Retailing Gli utili netti del primo semestre del gruppo Fast Retailing hanno segnato un rialzo del 24,3%, portandosi a 26,54 miliardi di yen rispetto alle vendite del gruppo, in aumento del 18,2%, che si sono attestate a 238,65 miliardi di yen (ca. 1,66 mld. di euro), grazie alla nuova offerta merceologica e al miglioramento dei negozi, nonche' grazie agli ottimi incassi derivati dalle vendite invernali. Tuttavia le vendite confrontate per negozio sono aumentate soltanto dello 0,5%.
Shimamura Taiwan aprira' nuovi negozi Dopo un'attesa di due anni, Shimamura riprende l'espansione a Taiwan. Il retailer di abbigliamento donna casual leader in Giappone gestisce attualmente 27 negozi nel paese ed ha trascorso gli ultimi mesi a riportare in utile la catena. Ora e'in attivo e, anche se il totale esatto non e' stato annunciato, Shimamura ha affermato che potrebbe aprire fino a 100 negozi. Quella di Taiwan e' una catena interamente controllata e gestita da Shimamura. L'estate scorsa la societa' ha ricevuto l'autorizzazione speciale per importare i prodotti dalla Cina continentale, con la conseguenza che ha potuto proporre gamme simili a quelle che si trovano in Giappone. Cio' ha comportato risultati assai migliori. Attualmente il 36% dello stock viene prodotto in Cina, anche se Shimamura attira i clienti annunciando enfaticamente che il prodotto e', ovviamente, "pianificato in Giappone". Le vendite a perimetro costante ad agosto 2005 erano in rialzo dell'8,1% rispetto all'anno precedente, grazie a questo miglioramento del merchandising. Azioni migliorative anche a livello del controllo delle giacenze hanno contribuito a spingere in alto i margini lordi fino al 33,5%, 3,6 punti percentuali in piu' rispetto al 2004. Shimamura e' entrato per la prima volta a Taiwan nel 1998, ma senza decollare, registrando una perdita di 250 milioni di yen (ca. 1,7 mln. di euro) fino a febbraio dello scorso anno.
Venus Fort, il centro commerciale a tema inaugurato nel 1999 nell'area futuristica di Odaiba, sulla baia di Tokyo, ha cambiato volto. A partire dal 29 di aprile, infatti, il piano terra del complesso chiamato precedentemente Sunwalk e gestito da Mori Building (facente parte del Mori Group che gestisce Roppongi Hills e Omotesando Hills), ha cambiato nome in Venus Fort Family e ha cominciato ad essere gestito unitamente a Venus Fort vero e proprio che continua ad occupare il primo e secondo piano. Sfatando il mito tipico dei centri commerciali in Giappone, Venus Fort continua ad essere popolare nonostante gli anni, con un flusso di visitatori costante costituito sia da locali che da turisti. Uno dei suoi punti forti e' costituito dal gran numero di marchi internazionali, presenti in misura minore negli altri centri commerciali. Il concetto del rinnovo e' quello di un centro commerciale a piano terra che si rivolge alle famiglie, mentre l'abbigliamento per uomo e donna e i ristoranti restano concentrati al primo e secondo piano. Il cambiamento di nome coincide con una ristrutturazione, ed i locatari di Venus Fort Family trattano principalmente prodotti di tipo "sport-causal" e accessori vari di stile hawaiano.
Duffer of St George concede la licenza a Itochu Il popolare marchio moda britannico, Duffer of St George e' diventato l'ultimo trofeo del divoratore di marchi Itochu. Le due societa' hanno firmato un nuovo accordo di licenza per almeno cinque anni che vedra' Joix, l'affiliata di Itochu che riveste il ruolo di principale licenziataria di abbigliamento uomo Paul Smith, applicare la propria competenza per lo sviluppo di nuove linee di abbigliamento e l'apertura di negozi da lanciare nel 2007. Itochu ha promesso non meno di 40 corner e negozi, e mettera' a disposizione di Joix i fondi necessari per lo sviluppo del piano di espansione. Almeno 8 negozi apriranno nella primavera del prossimo anno compreso un flagship shop nella zona di Aoyama. Attualmente, non e' chiaro chi si occupera' della pianificazione e della produzione dell'abbigliamento donna e dell'abbigliamento bambino. Inizialmente, sara' lanciato solo l'abbigliamento uomo, e a mano a mano diventeranno operativi gli altri licenziatari per l'abbigliamento e gli accessori.
World, il noto produttore di abbigliamento giapponese, ha lanciato un altro marchio sul mercato cinese, Indivi, sulla scia dell'ondata di retailer della moda nipponici che hanno aperto nel paese, al fine di accaparrarsi una fetta del mercato prima dei concorrenti europei e statunitensi. World e' presente in Cina dalla fine degli anni '90 ma si tratta del suo primo lancio di Indivi. Altri marchi World presenti sono Cordier ed Ozoc. Il negozio e' stato aperto all'interno di Isetan a Shanghai - come vuole la tendenza delle catene di negozi giapponesi ad aprire all'interno di grandi magazzini nipponici in Cina. Attualmente, alla fine dell'esercizio finanziario 2005, World conta 154 negozi in quel paese ma prevede un'espansione persino piu' veloce in futuro.
Mulberry, il marchio di accessori di lusso britannico, ha appena
Abbigliamento uomo all'interno di Shibuya 109 Come segno della crescente importanza degli uomini come consumatori di abbigliamento, Shibuya 109, il fashion building piu' importante di Shibuya, che gia' di per se' rappresenta la "mecca" dello shopping per le giovanissime giapponesi, ha inaugurato un piano dedicato all'abbigliamento uomo. Shibuya Men's Style, il piano in questione, offre un'ampia gamma di proposte, che va dallo stile dei surfisti di Los Angeles alla moda biker, ed e' ubicato all'interno di 109-2 (il secondo edificio di Shibuya 109). Sono presenti 13 negozi che offrono marchi originali e di tendenza, compreso Sabgreed by ESPE, la griffe di calzature attualmente molto richiesta tra i patiti di moda di Shibuya.
Japan Imagination - andare oltre Cecil McBee Qualsiasi persona che visita Shibuya o Shinjuku sara' abituata a vedere le shopping bag con il logo Cecil McBee al braccio delle giovani giapponesi. Questo marchio rappresenta, da cinque anni a questa parte, la moda di tendenza di Shibuya e continua a crescere. L'azienda che sta dietro il marchio, Japan Imagination, ha recentemente cambiato nome (prima si chiamava Delica), e ora ha intenzione di espandere il proprio numero di punti vendita al dettaglio - fra cui quelli di marchi noti come Kookai - e sta reclutando ulteriori marchi esteri. C'era una volta una piccola societa' di nome Delica che se ne stava rintanata in un angolo di Nakano, un quartiere nella parte occidentale di Tokyo. Poi otto anni fa, il suo marchio di abbigliamento donna poco conosciuto, Cecil McBee, all'improvviso divenne oggetto delle attenzioni del noto shopping building Shibuya 109 e, dopo avere aperto e trasferitosi in un ufficio vicino, sali' rapidamente nelle classifiche dei best seller, finendo con il sorpassare l'ex detentore del titolo Egoist. Vendendo fino a 3 milioni di yen per "tsubo" (3,3 mq) al mese, questo marchio ha finito per esprimere i cambiamenti di tendenza delle ragazze di Shibuya. Cecil McBee rimane ancora oggi un marchio chiave per le giovani nipponiche, nonostante il numero relativamente contenuto di 40 negozi. Benche' la crescita del fatturato sia rallentata l'ultimo anno, il marchio e' rimasto in cima alle classifiche delle densita' di vendita e dell'utile per negozio. Japan Imagination rimane una societa' relativamente piccola, Utilizzando questa liquidita' e conscia della volubilita' del mercato delle giovani nipponiche, Japan Imagination ha lanciato nuovi marchi ed ha acquisito i diritti di altri. Quando Kratistos falli' due anni fa, Japan Imagination fu veloce ad accaparrarsi i diritti di franchising sul marchio Kookai e da allora ha razionalizzato le proprie attivita' per creare solide premesse per espandersi. La crescita sara' guidata da un piano di espansione che contempla sia nuovi negozi che l'estensione della propria attivita' di import. Attualmente il portafoglio di Japan Imagination conta 10 marchi, e la societa' ha in cantiere l'apertura di almeno due o tre nuovi negozi per marchio all'anno, ossia un totale di 20-30 negozi all'anno, compresi alcuni negozi multimarca come quello aperto di recente presso Lumine a Omiya. Al momento la societa' conta un totale di 112 negozi: 40 dedicati a Cecil McBee, 20 a Kookai, 18 ad A.G. Plus e da 4 a 8 circa agli altri marchi tipo Clistea Coeur. Nel medio termine, la societa' si aspetta che ciascun marchio produca un fatturato minimo di 3-5 miliardi yen (dai 20,8 mln. a 34,8 mln. di euro circa). Al fine di ridurre la propria dipendenza dal mercato dei centri commerciali che puntano alle giovani donne, Japan Imagination riservera' maggiori attenzioni ai marchi destinati ai grandi magazzini, fra cui Clistea Coeur e Quoi?Quoi?, considerando che il primo in particolare gia' riscuote successo fra le visitatrici dei grandi magazzini. Quanto all'attivita' di importazione, l'attenzione e' ora concentrata su Kookai, nonostante Japan Imagination abbia in cantiere altre attivita' di franchising di marchi esteri nei prossimi due anni e la societa' rappresenti una buona opportunita' per un marchio moda estero alla ricerca di un affidabile partner per la distribuzione al dettaglio nel Sol Levante. Con Kookai la societa' ha finalmente fatto quello che il precedente management della trading company Kakiuchi non era riuscito a fare: fare calare la scure sui negozi dal rendimento insufficiente aperti in una situazione di panico negli ultimi anni '90. Se nel momento di picco Kookai contava 70 negozi, ora ne ha solo 20, ma 20 che generano un utile. Japan Imagination ha anche rinegoziato l'accordo con la casa madre del marchio a Parigi, ottenendo la possibilita' di incrementare la distribuzione su licenza ad oltre il 50%, una liberta' che questa societa' utilizzera' per espandere linee di maggior successo alla cui pianificazione provvedera' parte del team Cecil McBee. Mentre il fatturato di Cecil McBee ha rallentato la corsa, Japan Imagination intende mettere in atto una strategia che potrebbe porre le basi per il tipo di crescita registrata da aziende come Point, una societa' con cui ha in comune delle analogie operative, oltre al record di produzione di marchi del rivenditore vincenti.
Onward Kashiyama dichiara di avere realizzato un utile ante imposte record di 27,1 miliardi di yen (ca. 188,8 mln. di euro), un dato che si aggiunge all'incremento del fatturato del 4% salito a 283,1 miliardi di yen per l'esercizio 2005. Onward ha detto di avere saputo approfittare dei piu' brevi cicli di produzione che hanno ridotto le giacenze, e delle maggiori vendite di articoli invernali. La societa' si aspetta una crescita ancora piu' forte l'anno prossimo, un +10% con un fatturato che dovrebbe salire a 310 miliardi di yen, in parte a seguito del consolidamento delle affiliate nel proprio bilancio.
Le catene di GMS riconsiderano l'abbigliamento La vendita al dettaglio dell'abbigliamento si sta muovendo chiaramente nella direzione delle catene specializzate. Queste ultime sono tante, sono in grado di gestire i marchi, di scegliere i clienti target ed anche i prezzi con modalita' che i GMS (General Merchandise Stores) non sono in grado di uguagliare. Le catene di GMS, tuttavia, hanno bisogno dell'abbigliamento per ottenere buoni risultati nelle nuove tipologie di negozi note come "supercenter", ipermercati su larga scala caratterizzati da una cassa unica per tutti i negozi . Izumiya e Aeon stanno sperimentando nuove idee per fare in modo che cio' accada. L'abbigliamento e' un problema per le catene di GMS. Daiei ha praticamente gettato la spugna, trasferendo a Fast Retailing le vendite di abbigliamento in molti dei suoi punti vendita. Seiyu e' ancora alle prese con quello che la catena di fornitura di Wal-Mart e' in grado di offrire, e Uny sta rivolgendo sempre piu' la propria attenzione ai propri negozi specializzati. Ito-Yokado continua ad operare nel settore, acquistando grandi magazzini e ingaggiando noti stilisti, ma per il resto punta a vendere piu' alimentari. Numerose societa', pero', in particolare Aeon e Izumiya, vedono un futuro nei grossi supercenter che vendono anche abbigliamento sulla falsariga di quelli americani. Entrambe le societa' stanno adottando iniziative volte ad incrementare le vendite nei reparti di abbigliamento. La soluzione di Aeon consiste nel lanciare un nuovo concetto di abbigliamento studiato per essere inserito nei propri supercenter e di recente ha inaugurato un'area sperimentale, all'interno di uno dei suoi negozi di Nagoya, chiamata Aeon Style Store. Quest'area propone una gamma selezionata di nuovi marchi propri Aeon in uno spazio tipo grande magazzino di nuova concezione. Aeon dichiara che questo e' l'epilogo di un anno di pianificazione e preparazione alla revisione dei propri articoli di abbigliamento e all'inversione di rotta rispetto a vendite e prezzi in calo a dispetto della agguerrita concorrenza praticata da Uniqlo, Shimamura, Right On, Honeys, Point e da una serie di altre catene specializzate. Aeon Style Store occupa meta' del secondo piano nel nuovo negozio denominato "Nagoya Dome Mae", il settimo ipermercato di Aeon nella provincia di Aichi. Questo sito si estende su una enorme area di 65.000 mq, con 20.610 mq di spazio dedicato allo shopping, 179 locatari di negozi specializzati, 2.806 posti di parcheggio per auto e 1.349 spazi per biciclette. Nonostante il centro rechi ancora il noto nome Jusco, questo nome non si ritrova nel reparto abbigliamento, probabilmente in quanto ora esso e' ritenuto troppo scadente per l'immagine di stile e fascia piu' alti dell'Aeon Style Store. Aeon stampa tuttavia sulle etichette il proprio marchio Top Valu. Anziche' riunire tutto il prodotto in un unico spazio come fanno i GMS, le categorie uomo, donna e bambino sono suddivise in negozi separati, ciascuno dei quali presenta marchi diversi, la maggior parte dei quali lanciati per la prima volta dallo stesso Aeon. Ciascuna categoria ha quattro negozi e quattro marchi e - caratteristica singolare - e' presente una caffetteria Starbucks proprio al centro del piano. Ciascun negozio ha i propri commessi e vi sono piu' casse che consentono ai clienti di avere un accesso di gran lunga migliore al personale rispetto ad un grande magazzino, ad esempio. La merce include tessuti e design di qualita' migliore rispetto al passato, ma i prezzi rimangono sempre ai precedenti livelli con T-shirt da 500 yen in su e giacche a partire da 5.900 yen. In altre aree del nuovo centro commerciale, Aeon ha anche inserito numerose nuove societa' di servizi fra i locatari, fra cui un ristorante specializzato in piatti al curry e un caffe' che accetta i cani. Aeon racconta che dopo avere migliorato la veste e gli articoli dell'Aeon Style Store, lancera', solo quest'anno, 50 negozi analoghi all'interno dei propri centri commerciali nel tentativo di battere sia Ito-Yokado che i negozi specializzati sul mercato dell'abbigliamento di volume perennemente competitivo. Nel frattempo, nella regione del Kansai, anche Izumiya ha trovato una formula di successo per le aree riservate all'abbigliamento nella sua nuova catena di supercenter. La prima di queste ha aperto nel 2003 a Yao (in provincia di Osaka), e altre quattro sono state aggiunte da allora nei negozi di Katata (vicino al Lago Biwa), di Yawata (nell'area di Kyoto), e di Port Island e Nishi-Kobe a Kobe. Come fanno i supercenter di Aeon, anche Izumiya intende trattare una gamma completa di articoli e, avendo i clienti tanta possibilita' di scelta nel settore alimentare, vede l'abbigliamento come una parte essenziale del mix merceologico necessario per attrarre clienti nei suoi punti vendita. La maggior parte dei suoi negozi sono deliberatamente ubicati lontano dalle concentrazioni di negozi specializzati e il prezzo e' un fattore chiave. Ma Izumiya trova un modo inconsueto anche per ottenere buoni risultati con la propria gamma di articoli. Nel suo primo supercenter, ha scoperto per caso che il prodotto che mirava a consumatori trentacinquenni veniva rapidamente apprezzato dai clienti con una decina di anni di piu' sulle spalle. Da allora Izumiya ha deliberatamente puntato a fornire abbigliamento dal look giovane a clienti piu' avanti negli anni, ed ha ottenuto un buon successo nell'attirare gli acquisti di madri con bambini e nel richiamare clienti avanti negli anni nel negozio per fare acquisti destinati ai propri nipotini. Per il momento questa strategia riscuote successo. Solo in questo formato di negozi, l'alimentare rimane la categoria principale con il 50% delle vendite, ma mentre l'abbigliamento rappresenta appena il 10% del fatturato nei supercenter di Aeon, l'8-9% presso Plant ed il 14% presso Beisia, Izumiya registra un 20% delle vendite generate dall'abbigliamento. Nell'ultimo esercizio finanziario, ha registrato anche un margine lordo sull'abbigliamento del 32% e prevede che tale dato continui a migliorare quest'anno. In assenza di forti vendite di abbigliamento, gli investimenti in punti vendita dalle superfici cosi' grandi, particolarmente in Giappone, difficilmente sono remunerativi. Se ben gestito, l'abbigliamento puo' assicurare un sostegno in termini di margini elevati alle vendite in grandi volumi di generi alimentari e articoli per la casa. Tradizionalmente, gli ipermercati hanno servito la fascia piu' bassa del mercato dell'abbigliamento, vendendo i capi di tipo piu' basico a prezzi di basso o medio livello. Risultati complessivamente scarsi hanno indotto a concentrare l'attenzione sull'alimentare come prodotto centrale per questo tipo di distribuzione, e l'abbigliamento e' stato alquanto trascurato. Aeon e Izumiya stanno dimostrando che questo stato di cose sta per cambiare.
Il progetto Tokyo Midtown di Mitsui pare destinato a divenire una meta di alto livello per lo shopping e per i servizi che si rivolgono alla fascia agiata della popolazione di Tokyo a differenza del richiamo turistico e dell'attrazione appariscente di Roppongi Hills. Una buona idea considerando il carattere disarticolato di quest'ultimo. Mitsui Real Estate ha confermato che il prestigioso select shop Restir costituira' l'ancora principale della moda per il centro commerciale Midtown. Restir, posizionato come negozio di lusso per il lifestyle, occupera' 300 mq che andranno ad aggiungersi al punto vendita di Ginza. Come a Ginza, una caratteristica del negozio sara' rappresentata dal personale altamente addestrato, che proporra' consulenze moda in quello che Restir chiama un servizio di "concierge privato", all'interno di un'area VIP dedicata. Il centro commerciale, che aprira' i battenti l'anno prossimo, contera' 140 negozi e ristoranti su uno spazio di 22.800 mq. Fra gli altri locatari previsti vanno annoverati un nuovo tipo di negozio di Shu Uemura, chiamato "Shu Sanctuary", che proporra' servizi di estetica e relax, mobili e prodotti di design di Prestige Japan nel negozio chiamato "Time & Style Midtown", un ristorante e food store di Terence Conran in collaborazione con Hiramatsu sulla falsariga di Dean & Deluca e altri marchi moda. Sara' anche incluso un dog hotel e un negozio di articoli per la cura degli animali che offrira' cio' che viene descritto come servizi di "pet care" di fascia alta, oltre ad altri negozi destinati ad assicurare servizi di alto livello per la vita di tutti i giorni. Viene riferito che quasi l'80% dello spazio e' stato prenotato e che circa 105 dei negozi e ristoranti sarebbero delle "prime" per il Giappone. Mitsui punta a posizionare il proprio edificio come fonte di erogazione di servizi utili ai cittadini piu' agiati, in netto contrasto con Roppongi Hills che e' piu' legato all'attivita' turistica regionale rispetto ai clienti locali, data la sua prevalenza di boutique internazionali. Tokyo Midtown tentera' di attrarre abitanti delle vicine aree di Hiroo, Azabu e Aoyama con un mix di negozi originali di moda e alimentari - includendo un supermercato alimentare aperto 24 ore su 24, ristoranti e servizi ritenuti sempre piu' essenziali dagli abitanti di queste aree, fra cui il "pet care" di lusso magari al quale affidare il proprio cane mentre si acquista un miniabito con giacca da 200.000 yen di Alexander McQueen da Restir. A parte le questioni di gusto, la differenza fondamentale rispetto al vicino Roppongi Hills e' che questo spazio puntera' agli abitanti agiati di Tokyo con un occhio agli stilisti promettenti e alla fascia di tendenza - anche se dai prezzi alti - del mercato della moda e dell'alimentare. Per tale ragione i marchi internazionali piu' noti saranno meno rappresentati, sostituiti da una gamma piu' variata di stilisti meno noti ma amati dagli intenditori della moda. Restir e' un punto di riferimento ideale per fissare il leitmotiv di tutta l'operazione. Fino al 2005 non lo si sarebbe potuto dire: all'inaugurazione nel 2001, infatti, Restir era uno dei tanti select shop, ma nel 2005 il punto vendita di Ginza e' stato trasformato in uno spazio per lo shopping personale di fascia molto alta per consumatori della moda esigenti con tanto denaro da spendere. Ci e' riuscito sia con i clienti nipponici che con gli stranieri. Dalla struttura, Mitsui si attende un fatturato di 20 miliardi di yen (quasi 140 mln. d euro) il primo anno.
Fast Retailing aggiunge un'altra acquisizione che ben si inquadra nella sua corsa a raggiungere 1.000 miliardi di yen di fatturato entro il 2010. Questa volta ha aggiunto Cabin al proprio portafoglio, un retailer di abbigliamento donna dalla storia non proprio sbalorditiva. Cabin era una volta uno dei principali retailer di abbigliamento donna in Giappone con oltre 300 negozi e un fatturato di circa 40 miliardi di yen (ca. 279,2 mln. di euro). Oggi conta appena 170 negozi e un fatturato di poco superiore ai 21 miliardi di yen. Riducendo il numero di negozi, i livelli di scorte e di organico negli ultimi 10 anni, e' anche riuscito a tollerare perdite ante imposte nella maggior parte di questi anni. Cabin era un perfetto esempio della sclerosi imperante nel settore retail dell'abbigliamento durante gli anni '90, ed e' rimasta una delle societa' a non calare la scure sulle proprie attivita' per introdurre prodotti competitivi. Alla fine tuttavia, Cabin e' stata ridimensionata e razionalizzata in misura sufficiente per divenire un ragionevole target di acquisizione, e Fast Retailing ha colto la palla al balzo. Con grande sollievo di Daiwa Securities, Fast Retailing rilevera' la quota del 25,7%, che la prima deteneva nella societa' di abbigliamento donna, in cambio del pagamento di circa 6 miliardi di yen, una operazione che gli consentira' ora di contare sul 28,9% delle azioni con diritto di voto. Si ritiene che Fast Retailing sia in trattative con altri importanti azionisti, in merito all'acquisto di ulteriori quote dell'impresa. Per il momento tuttavia, l'acquisizione porta in dote a Fast Ret Per Cabin, l'acquisizione sara' un sollievo. La perdita di meta' del proprio fatturato, della meta' dei propri negozi e del proprio personale chiave non ha contribuito a migliorare la situazione; buona parte del suo declino ha avuto luogo mentre la societa' emanava comunicati stampa annuali ottimistici secondo cui il punto critico era stato superato e i suoi ultimi concept shop sarebbero stati la sua salvezza. Tra questi Enracine, Politique E e Confine Nuovo erano si' molto promettenti, ma non hanno attratto nuovi clienti. Vi sono tuttavia segnali di speranza, in quanto per la prima volta da dieci anni Cabin ha registrato un incremento del fatturato consolidato, 21,25 miliardi di yen rispetto ai 20,13 miliardi dello scorso anno. Finalmente la riduzione del numero di negozi sembra essere stata completata e il business ha raggiunto un nuovo plateau piu' gestibile. Con il supporto operativo di Fast Retailing e dopo avere trasferito alcuni negozi ad altri marchi, Cabin potrebbe davvero rappresentare un utile punto di partenza per l'espansione di Fast Retailing nella distribuzione al dettaglio di abbigliamento donna moda. La concorrenza di gruppi del calibro di Sanei, Inditex e World rimarra' intensa, ma il mercato, lo sappiamo, ha tanto spazio.
Il segreto di Honeys: 30 giorni per arrivare sul mercato L'abbigliamento rimane il settore piu' frammentato di tutti i settori retail in Giappone, ma anche qui nuove societa' dinamiche stanno calcando le orme di moderni leader come Uniqlo. Honeys e' una di queste societa' Ha fatto compiere al modello SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel) un ulteriore passo avanti, tagliando ancor piu' le fasi stilistiche intermedie, e riducendo il tempo di elaborazione a meno di 40 giorni dalla concezione del prodotto al suo ingresso in negozio. Ogni venerdi' a Iwaki, nella provincia di Fukushima, Honeys tiene una sessione di ordinazione dei prodotti. I coordinatori dei laboratori di terzisti che la societa' ha reperito in Cina e in Corea del Sud si riuniscono per selezionare, fra un massimo di 200 campioni, i modelli da mandare in produzione quella settimana e per stabilire quanti capi prevedono di produrre. Si discute, si mettono a raffronto e si analizzano i campioni, includendo nel dibattito i problemi di produzione e anche perfezionamenti a livello di design. Le grandi catena SPA come Fast Retailing impiegano circa 90 giorni per fare arrivare un campione d Honeys ha eliminato la selezione di tessuti e bottoni anteriore alla fase progettuale, e la necessita' di ricorrere a trading company per organizzare la produzione e l'importazione. I nuovi articoli sono pianificati sulla base dei tessuti disponibili nei laboratori anziche' il contrario. Honeys elimina anche le fiere rivolte ai buyer e la verifica dei campioni. I direttori di produzione invece vengono in Giappone una volta al mese con nuovi campioni appena realizzati. Colori, materiali, design, anche i prezzi dei costi di produzione sono tutti stabiliti nello spazio di una unica giornata di sette o otto ore. I prodotti difficili o non necessari vengono rapidamente scartati. Questo e' un processo che puo' portare via delle intere settimane ai concorrenti per un qualsiasi prodotto. Da 300 a 400 modelli circa vengono ordinati alle fabbriche ogni mese, e un totale di 20 terzisti circa produce tra i 3.000 ed i 10.000 capi al mese, tutto in laboratori di piccola scala. Se i terzisti devono venire in Giappone a scadenze quasi mensili per perfezionare ogni singolo contratto, un singolo ordine Honeys puo' facilmente essere di 100 milioni di yen facendo della visita un investimento piu' che redditizio. Un risultato chiave di questo sistema e' che Honeys e' uno dei soli tre specialisti dell'abbigliamento a superare la magica soglia del margine lordo del 50%. In base ai suoi risultati intermedi dello scorso anno, Honeys ha realizzato un ottimo 57,4%, piu' alto del 53,2% di United Arrows e di poco inferiore al 60,4% di Point. Questa catena, che punta alla fascia discount del mercato, resta tuttavia ancora indietro in termini di vendite per cliente. Rispetto ai 13.000 yen di United Arrows e ai 4.000 di Point per acquisto, Honeys realizza appena 1.600 yen. Come ha sottolineato di recente un analista, Honeys fara' si' una vendita bassa per cliente, ma gli utili cosi' alti in questo tipo di vendite sono un risultato diretto del sistema di fornitura ad alta velocita' dell'impresa e del basso livello di merce scontata. Honeys ora e' bene affermata come una delle catene di abbigliamento nipponiche piu' efficienti e sta ancora crescendo rapidamente, anche se preoccupa il fatturato a perimetro costante. Si espandera' ulteriormente con altri 130 negozi quest'anno, molti dei quali apriranno su richiesta dei promotori dei centri commerciali. Sono stati 15 quelli che hanno aperto i battenti lo scorso anno. A fine febbraio, Honeys gestiva 488 negozi e ha in progetto di arrivare a 1.200 entro cinque anni.
Renown spera in un incremento del 20% per l'abbigliamento uomo Renown lo aveva promesso a piu' riprese e finalmente l'anno scorso ha tirato un utile fuori dal cappello. Grazie al fiorente mercato dell'abbigliamento uomo, questa societa' si augura che la propria divisione D'Urban, specializzata proprio in tale settore, la aiuti ad arginare il declino del fatturato, un regresso di ben 120 miliardi di yen negli ultimi 15 anni. Renown sta appuntando le proprie speranze sulla ripresa dell'abbigliamento uomo per ritornare ad un utile duraturo e alla crescita. Renown ha subito perdite di utili e cali del fatturato per buona parte degli ultimi 15 anni, ma ora dopo un investimento di 10 miliardi di yen da parte della societa' di investimenti privata Kaleido Holdings, e dopo avere ultimato la ristrutturazione, compresa la fusione con l'affiliata D'Urban, spera in un nuovo periodo di crescita concentrata. Nel suo nuovo piano triennale, Renown dichiara di sperare che il fatturato uomo della propria divisione D'Urban salga a 60 miliardi di I marchi che saranno alla guida dei piani di espansione sono principalmente D'Urban e Aquascutum. Il marchio britannico e' ritenuto meritevole di particolare attenzione e, di recente, l'azienda e' riuscita ad ingaggiare Kim Winser, l'ex dirigente di Marks & Spencer che aveva trasformato il marchio Pringle in un marchio di lusso molto richiesto partendo da una posizione analoga a quella in cui si trova ora Aquascutum. Renown intende aprire circa 30 nuovi negozi Aquascutum nel Sol Levante nei prossimi tre anni partendo dai 57 odierni. Questa primavera la societa' ha aperto cinque negozi che vendono la linea britannica del marchio e punta ad altri 10 quest'autunno. Renown investira' anche in Henry Cottons, un marchio che aveva rilevato da Yagi Tsusho, aprendo sei negozi quest'anno per un totale di 60 punti vendita e puntando a raddoppiare il fatturato, ossia a raggiungere 6 miliardi di yen, entro tre anni. Per un altro marchio estero, Rochas, la societa' punta ad avere 30 negozi e un fatturato di 3 miliardi nell'arco di un analogo orizzonte temporale. Renown ha sicuramente bisogno di una spinta del genere. Mentre la societa' ha realizzato il suo primo utile netto in piu' di un decennio nell'esercizio conclusosi a febbraio 2006, deve ancora arginare il declino delle vendite. Il fatturato consolidato complessivo e' risultato di 119,7 miliardi, un calo rispetto ai 124,7 miliardi del precedente esercizio, mentre nel 1991, l'anno del suo picco, il fatturato di Renown toccava i 240 miliardi di yen (ca. 1,67 mld. di euro). |
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