Dolce
& Gabbana mette piede in Giappone: triplicate le vendite
Dolce & Gabbana sta assumendo il controllo della propria distribuzione
in Giappone e il suo nome va, così, ad aggiungersi alla lista
di marchi esclusivi direttamente controllati dalle case madri. La nuova
affiliata, costituitasi lo scorso anno, ha iniziato a dare dei risultati.
Dopo una prima ondata di aziende già operanti in loco, tocca
ora alle ditte italiane di media grandezza.

Dolce
& Gabbana è presente in Giappone da circa vent’anni.
In passato, questo esclusivo designer brand era distribuito dalla Misaki
Shoji Co., Ltd. di Osaka. Lo scorso mese, tuttavia, Dolce & Gabbana
SpA ha assunto il 100% del controllo delle attività di distribuzione
in Giappone tramite l’affiliata Dolce & Gabbana Japan, costituitasi
lo scorso agosto e capitalizzata a 100 milioni di yen.
La nuova società si farà carico di tutte le attività
di importazione, distribuzione e marketing anche se Misaki Shoji continuerà
a svolgere un ruolo di sub-distributore per i negozi specializzati.
Dolce & Gabbana Japan gestirà le concessioni, i negozi indipendenti
e i corner nei grandi magazzini. La nuova politica è volta a
creare una presenza in tutte le concessioni meglio ubicate nelle città
che contano oltre 1 milione di abitanti e nei corner delle città
con oltre 500.000 abitanti. Questa mossa testimonia un atteggiamento
chiaro epositivo verso il mercato giapponese.
Dolce & Gabbana, grazie a questa mossa, ha le carte in regola per
assistere a una forte espansione del business in Giappone. Gli altri
primari titolari di marchi che hanno assunto il controllo della loro
distribuzione in Giappone hanno, senza eccezione, assistito a un miglioramento
o delle vendite o della redditività (oppure di entrambi i fattori)
in un periodo compreso fra i due e i tre anni dalla presa di controllo,
e alcuni hanno riscosso questo successo in periodi molto più
brevi, spesso in meno di un anno.
Stando a quanto riferito, la percentuale del mercato giapponese nel
fatturato mondiale di Dolce & Gabbana è inferiore all’8%,
mentre l’intera Asia rappresenta solo il 12%. Queste percentuali
equivalgono a un fatturato, in Giappone, di circa 4 miliardi di yen,
molto meno di altri marchi di dimensioni e status analoghi. Non vi è
motivo perché Dolce & Gabbana non debba aspirare a vendite
attorno ai 10 miliardi di yen l’anno o più, come marchi
del calibro di Giorgio Armani, Dior e altri. Le previsioni sono confermate
dai recenti annunci divulgati dall’azienda sulle proprie aspettative
di triplicare il fatturato in Giappone.
Quanto affermato evidenzia, in modo chiaro, l’ostacolo rappresentato
in numerosi casi dalla distribuzione per opera di terzi. La diluizione
dei tempi di gestione all’interno di un portafoglio di marchi
concorrenti, significa che non si raggiunge mai un pieno sfruttamento
del potenziale di un marchio sia in termini di notorietà del
marchio stesso sia di fatturato. Finora, Dolce & Gabbana ha sofferto
per ubicazioni non ideali, un merchandising confuso e strategie di marketing
ridotte allo stretto necessario, una storia fin troppo comune negli
ambiti di accordi di distribuzione tramite terzi.
Ora che la sede italiana ha assunto il controllo della distribuzione,
nei prossimi due anni, si dovrebbe assistere a nuove attività
di marketing e a una conseguente ripetizione delle fortune della linea
principale Dolce & Gabbana e della linea giovane, D&G.
La presenza di un intermediario nel canale di distribuzione comportava
anche che i prezzi Dolce & Gabbana, troppo elevati, fossero “fuori
linea” rispetto ad altri mercati. La nuova società prevede
di portare i prezzi più o meno in linea con altri marchi internazionali,
a un fattore compreso fra l’1,2 e l’1,4 circa del prezzo
al dettaglio sul mercato italiano.
Nonostante Misaki Shoji gestisca, attualmente, quattro negozi indipendenti
e 18 concessioni o corner, non ha mai previsto la creazione di negozi
indipendenti di maggiori dimensioni per la vendita della totalità
delle collezioni. La nuova società ha invece in progetto l’apertura,
nel corso dei prossimi 18 mesi, di negozi di grande formato a Tokyo
e Osaka, in cui esporre tutte le collezioni Dolce & Gabbana. Saranno
creati, inoltre, nuovi corner dedicati agli “accessori”
e agli orologi da polso, al fine di aggiungere un’ulteriore fonte
di reddito ed elevare ulteriormente il profilo del marchio.
Per la maggior parte dei marchi primari, il controllo diretto delle
attività di distribuzione, o per lo meno la partecipazione diretta
alle attività di sviluppo, marketing e promozione sul mercato,
è essenziale. Per qualsiasi azienda la cui sopravvivenza è
imprescindibile dal branding e dallo status del marchio, non porre la
giusta enfasi nella presentazione degli articoli sul mercato giapponese
comporta problemi a livello di strategia globale. SOPRA
Lacoste investe in Giappone: vendite
per 10 miliardi di yen in tre anni
Lacoste ha deciso di cambiare e non fare più affidamento
sulle licenze e sulla distribuzione tramite terzi, investendo direttamente
sul mercato giapponese tramite una nuova joint venture siglata con Seibu.
In marzo, è stata costituita una nuova società e nell’arco
di un mese, è stato inaugurato un nuovo negozio bandiera a Harajuku.
Il
nome della joint venture fra Lacoste e Seibu è Fabrica. Seibu
e Lacoste non sono tuttavia nuovi partner. La joint venture va, in realtà,
a sostituire un accordo di distribuzione e licenza, di antica data,
con un’affiliata di Seibu, la J. Osawa Trading & Co., Ltd.
Purtroppo per Osawa, questo è il secondo marchio moda a essere
sottratto al suo controllo, dopo che lo scorso anno Coach gli ha tolto
i diritti su una parte della distribuzione.
La nuova società denominata Fabrica è controllata, in
uguale misura, da Lacoste e Seibu ed è stata capitalizzata a
497 milioni di yen. Tutti i negozi e il personale esistente sono stati
rilevati da Fabrica e, almeno per il momento, la maggior parte dei punti
vendita rimarrà operativa. Attualmente, si contano 167 corner
nei grandi magazzini e 28 boutique Lacoste con 320 dipendenti.
Il motivo principale del cambio di strategia, passando dagli accordi
di licenza e distribuzione stipulati con terzi all’investimento
diretto, è comune anche ad altre società di commercializzazione
di marchi operanti in Giappone ed è dovuta alla frustrazione
del dover spingere e motivare i terzi a investire nel marketing e nella
comunicazione del marchio ai consumatori. Ciò non riguardava
solo le prassi primarie di marketing ma anche le aree fondamentali della
qualità, del design e del packaging dei prodotti. Un altro problema
è il livello molto basso di investimento in un ambiente retail
di marchi validi. Anche se nel corso degli ultimi cinque anni sono state
inaugurate boutique Lacoste in città chiave, mancava un negozio
bandiera permanente.
La nuova azienda sta lavorando per risolvere tutti questi problemi.
Una delle prime mosse è stata quella di mettere il logo in linea
con il resto del mondo. Il precedente accordo non consentiva una facile
comunicazione del marchio globale Lacoste ai consumatori giapponesi.
A partire dall’autunno, tutti i prodotti e negozi recheranno invece
il “nuovo” logo.
In secondo luogo, ad aprile è stato inaugurato un nuovo negozio
bandiera di tre piani. Il nuovo spazio di 240 mq è ubicato a
Omotesando e rientra in un piano espansione del dettaglio Lacoste che
vedrà l’apertura di quattro negozi di grandi dimensioni,
nel corso del prossimo anno, in varie città del paese, sotto
forma di negozi indipendenti o di ampie concessioni “in store”.
Con questa iniziativa il numero totale dei negozi passerà a 30.
Nei magazzini Seibu di Shibuya, la società ha già inaugurato
una nuova concessione di 60 mq.
Fabrica sta inoltre rivedendo la rete esistente di concessioni e corner.
Il risultato sarà l’apertura di 5 nuove concessioni e 5
nuovi corner nonché l’espansione di circa 25 aree già
esistenti.
Un nuovo corner è stato aperto all’interno dei magazzini
Mitsukoshi di Ginza nell’area abbigliamento donna, e va ad aggiungersi
al corner di abbigliamento uomo. La società ha inoltre ampliato
18 concessioni esistenti passando da 33 mq a circa 50 mq. In futuro,
è prevista l’espansione di tutti i corner passando dagli
attuali 16-24 mq ad almeno 39,6 mq.
Alcuni di questi corner hanno ubicazioni poco felici. A giudicare dall’approccio
del nuovo management che ha optato per un dettaglio efficiente e strategico
rispetto a una semplice copertura, è probabile che assisteremo
alla chiusura di alcuni dei punti vendita meno redditizi, nel corso
del prossimo anno.
Fabrica sta altresì trattando con i responsabili degli acquisti
di abbigliamento per signora dei grandi magazzini, nel quadro della
preparazione per il lancio di nuove linee di abbigliamento donna. Con
nuovi negozi e una maggior enfasi sull’abbigliamento donna, Fabrica
prevede per quest’anno un aumento del fatturato del 10%, che lo
porterebbe a un valore all’ingrosso di circa 7,4 miliardi di yen.
Tuttavia, secondo le nostre stime, tale previsione non tiene conto della
crescente popolarità del marchio Lacoste nel mondo e in Giappone,
del mini-boom dei marchi sportivi classici tipo Lacoste e Arnold Palmer
che di recente hanno ottenuto ottimi risultati. Entrambi i marchi hanno
assistito allo sviluppo di nuovi mercati formati da teenager e studenti
universitari. Se Fabrica saprà curare con attenzione questo mercato
e non si lascerà sfuggire il controllo del boom lasciandolo sgonfiare
troppo in fretta, la società potrebbe registrare aumenti di fatturato
vicini al 20-25%. Ciò le consentirebbe di centrare il proprio
target di 10 miliardi di yen nell’arco di sole tre o quattro stagioni.
SOPRA
Le televendite integrano con Internet
Jupiter Shop Channel, leader delle televendite, ha lanciato un servizio
di shopping parallelo tramite Internet. Questo nuovo servizio punta
a consentire ai clienti di verificare eventuali dimenticanze e di confermare
le caratteristiche dei prodotti. Le televendite sono uno dei canali
distributivi a più rapida crescita, con un’elevata proporzione
di prodotti importati e dovrebbero essere prese in considerazione dalle
aziende italiane che desiderano esportare facilmente in Giappone.
Jupiter ha varato un nuovo sito di Internet shopping che fa da spalla
al suo canale televisivo principale che trasmette 24 ore su 24. Il servizio
è partito il 24 aprile, all’indirizzo www.shopch.pj
Jupiter offre 5.000 prodotti venduti sul suo canale TV, nei tre mesi
precedenti. I più comuni rientrano nelle gamme standard di cosmetici,
abbigliamento, gioielleria e prodotti per la pulizia. Una delle innovazioni
è costituita dal fatto che, quando si apre il sito, i navigatori
possono assistere a spezzoni della precedente trasmissione TV ondine,
in una sottofinestra. Tutte le trasmissioni sono aggiornate ogni tre
minuti.
I clienti possono scegliere fra i 10 articoli più venduti, offerti
come prodotti consigliati del giorno. Il sito web offrirà alcune
esclusive online, ma agirà altresì da area sconti per
vendere prodotti TV meno popolari.
Oltre al sito principale, gli utenti i-mode potranno accedere separatamente
a una pagina “Prodotto del giorno” all’indirizzo i.shopch.jp.
Sia i clienti i-mode sia quelli internet potranno ordinare direttamente
o scegliere di ordinare via telefono utilizzando il call center standard
di Jupiter. Si potranno, inoltre, seguire gli ordini e verificare la
disponibilità degli articoli di maggiore successo. L’implementazione
del sistema sarebbe costata circa 400 milioni di yen.
Purtroppo, le vertenze sul copyright e sull’uso di personaggi
TV, fra le società del gruppo, impediscono la trasmissione dei
programmi TV in tempo reale via Internet.
Anche altre società hanno tentato di trasferire una quota maggiore
delle proprie attività su Internet, in previsione dell’uso
diffuso dell’accesso Internet su banda larga. La Oak Lawn Marketing,
una delle poche società estere con sede a Nagoya, ha provato
il sistema in via sperimentale, mentre QVC Japan e Japanet Takata lo
stanno prendendo in considerazione. La Oak Lawn afferma che prodotti
già visti in TV si vendono, poi, facilmente online. Anche Digital
Direct, il canale di televendite controllato da Mitsubishi Corporation,
sta potenziandosi per offrire trasmissioni online, con il vantaggio
che, poiché produce tutte le proprie trasmissioni, eviterà
i problemi di copyright incontrati da Jupiter.SOPRA
La mostra “Roberto Capucci. Creatività
al di là del tempo” chiude l’anno dell’Italia
in Giappone

L’anno trascorso è stato un anno particolarmente pieno
per le aziende italiane che esportano in Giappone, poiché l’anno
dell’Italia in Giappone ha fornito svariate opportunità
di presentare la moda e il design italiani. In maggio si è svolto
l’ultimo, ma non per questo meno importante, degli eventi, guidato
da una mostra e un’esposizione speciali dedicate allo stilista
Roberto Capucci.
Si è trattato del più grande singolo evento culturale
che ha segnato la fine del positivo anno dell’Italia in Giappone.
L’Istituto nazionale per il Commercio Estero di Tokyo ha organizzato
un’esposizione delle opere del Maestro Capucci, primario disegnatore
dell’alta moda, presso lo Shinjuku Park Tower di Tokyo dal 13
al 29 maggio 2002. Un evento speciale alla presenza di 230 ospiti e
con la partecipazione dei rappresentanti dell’Educational Institute
Sugino Gakuen, la più prestigiosa scuola di moda del Giappone.
Numerose testate hanno intervistato lo stilista italiano. In quest’occasione
si è inoltre svolto un seminario che ha ospitato in qualità
di relatori primari operatori del settore, quali Carlo Rivetti, Presidente
della The Sportswear Company e Luca Marzotto della Marzotto SpA, che
hanno parlato dell’espansione dell’industria italiana dell’abbigliamento,
delle aziende tessili e della moda made in Italy sui mercati esteri,
con il diffondersi della pratica di operare costituendo delle affiliate
dirette.
La mostra “Roberto Capucci. Creatività al di là
del tempo” è stata l’evento principale che ha fatto
da corollario a altre manifestazioni collaterali volte a promuovere
la produzione e il design italiani presso gli operatori al dettaglio
e i distributori giapponesi e ad avvicinare il nuovo design italiano
ai consumatori nipponici. Per una settimana, dal 13 al 19 maggio, l’Associazione
Nazionale Calzaturifici Italiani (ANCI) ha messo in mostra una collezione
di calzature dai design originali e fantasiosi, mentre l’Associazione
Italiana Manifatturieri Pelli e Succedanei (AIMPES) ha presentato le
borse vincitrici, “The Big Bag”, del Concorso 2002 svoltosi
nell’ambito della fiera internazionale Mipel di Milano. Infine,
l’esibizione “Flash made in Italy. Tessuti: Immagini ed
Emozioni”, spazio dedicato alla proiezione dei video delle sfilate
milanesi e di Pitti Filati, nonché delle collezioni delle aziende
socie del Sistema Moda Italia.SOPRA

Di
nuovo in crescita le domande di apertura di negozi con ampie superfici
Il numero di domande di apertura di punti vendita al dettaglio ai
sensi della legge sull’Ubicazione delle Grandi Superfici è
in aumento. Un piccolo numero di società operanti nel campo della
moda si sta evidenziando per la ricerca di nuovi spazi per il dettaglio,
dimostrando così l’importanza delle ampie superfici nel
marketing della moda.
In marzo, il numero di domande per l’apertura di nuove grandi
superfici è nuovamente aumentato e ancora una volta il numero
ha segnato un record, da quando è stata emanata la nuova legge
nel giugno 2000. in marzo, le domande sono state 59, portando il totale
a 450 per l’esercizio fiscale 2001. Significativamente, da quando
è stata varata la legislazione a marzo, è stata accolta
la prima domanda a Kyoto.
Due sono i fattori principali che hanno determinato l’aumento
delle domande di apertura di grandi superfici. Mentre l’economia
resta depressa, alcuni operatori al dettaglio intravedono opportunità
di espansione. Alcuni, come Aeon, ritengono che le dimensioni costituiscano
un vantaggio operativo chiave nel prossimo futuro. Altri, come Shimamura
e il drug store Matsumoto Kiyoshi, hanno intenzione di espandersi, rispetto
alle proprie basi tradizionali, in aree geografiche più ampie.
Nel 2001-2002, Shimamura ha guidato la classifica con 49 nuove domande
(vedi grafico). Secondo, a distanza, si è piazzato Yamada Denki
(elettrodomestici) con 20 domande, seguito da Daiso Sangyo (elettrodomestici),
titolare degli 100 Yen Shop, e da Kojima (16 domande), e Fast Retailing
(13 domande). Aeon si è piazzata fra i primi otto, con 8 nuove
domande di apertura. Il numero totale delle domande per lo scorso anno
è stato di poco inferiore al doppio di quelle registrate nel
2000-2001.
Nel mese di marzo, FKD Shopping Mall ha guidato la classifica con una
domanda per una struttura di 41.500 mq a Utsunomiya. Il centro vedrà
fra i locatari principali il Fukuya Department Store e includerà
3.200 posti per parcheggio auto. L’inaugurazione è prevista
per i primi di novembre e, se avrà successo, è probabile
che rivitalizzi un fiacco mercato regionale al dettaglio.
Aeon compare nella lista delle domande del mese di marzo e ha in cantiere
un centro di 36.094 mq ad Aichi, la cui apertura è prevista per
il 16 giugno, e un altro da 22.521 mq a Saitama che sarà inaugurato
nel marzo 2003. Anche l’affiliata catena di supermercati Max Valu
spicca con sei domande, che vanno da un negozio di 3.307 mq a Hokumi
in Hokkaido, a un punto vendita di 1.435 mq nella prefettura di Aomori.
Anche Max Valu figurerà fra i più importanti locatari
assieme al King Home Center in un centro commerciale di 10.864 mq, la
cui apertura è prevista a Yamagata, in novembre.
È Shimamura tuttavia a vincere il premio del più alto
numero di domande, con un totale di 15 in marzo, tutte per un analogo
formato con spazi compresi tra i 1.100 e i 1.300 mq, con due punti vendita
con una superficie superiore a 3.000 mq. Apriranno in Hokkaido, Kanto,
Aichi, Kyushu, Hyogo e, significativamente, Kyoto.
Kyoto è una città notoriamente ostile alle grandi società
di distribuzione al dettaglio, e il successo di Shimamura rappresenta
il primo caso di accettazione della domanda di una grande superficie,
negli ultimi 18 mesi. In realtà, si tratta dell’espansione
di un negozio esistente che rientrava nel limite dei 1.000 mq e che
sarà portato a 1.189 mq, per cui non si tratta affatto di un
nuovo punto vendita. Kyoto rimane un mercato che molte società
di distribuzione al dettaglio di grandi dimensioni si vedranno costrette
a evitare. SOPRA
Nara
Camicie Japan realizza un fatturato di 5 miliardi di yen; previsto per
la prossima primavera un negozio bandiera

La primaria azienda italiana produttrice di camicie, Nara Camicie, con
Nara Camicie Japan ha confermato che il suo fatturato all’ingrosso ha raggiunto i 5
miliardi di yen, nello scorso esercizio finanziario. La società,
al momento, conta 56 punti vendita. L’azienda ha attribuito l’aumento
delle vendite ai nuovi modelli, agli investimenti operati nella formazione
del personale e al varo di un nuovo servizio di trucco all’interno
dei negozi. L’azienda ha operato ingenti investimenti anche per
una gestione più efficiente del dettaglio, puntando in particolare
sui sistemi e sulla progettazione dei negozi e sulle presentazioni interne
al negozio. Ne è conseguito che le vendite a prezzo intero sono
salite all’80% nella scorsa stagione autunno/inverno.
L’aspetto più interessante tuttavia è stata l’espansione
nel settore dei servizi di cosmesi. Ciò è in gran parte
dovuto a Flexas, affiliata giapponese di Nara Camicie Japan. Flexas propone servizi di trucco con il nome “15 minutes
biews”, e offre brevi sessioni di estetica e trucco della durata
di 15-20 minuti. La società ora gestisce vari punti vendita,
compreso quello di Ginza. Le vendite legate al “trucco”
attualmente ammontano a circa 300 milioni di yen, ma il suo valore in
termini di PR è molto superiore.
Questa primavera, l’azienda ha lanciato la nuova linea di borse
Nara Camicie che incorpora alcuni dei dettagli dello stile camicie nelle
borse per lo shopping. La prossima estate, Flexas prevede di aprire uno
spazio di 180 mq nella nuova lottizzazione Roppongi Hills, che includerà
15 Minutes Biews, le camicie di Nara Camicie, le borse e una nuova linea
di gioielleria. SOPRA
CWF
Japan e il lusso per bambini
Con CWF Japan pronta ad espandere la propria presenza al dettaglio,
unitamente alle nuove linee della LVMH, il Giappone potrebbe andare
incontro a un boom dei marchi lusso per bambini. I genitori potranno
acquistare articoli esclusivi per i propri bambini e per se. Se questo
mercato si svilupperà, vi saranno numerose opportunità
per i marchi italiani del lusso.

CWF
Japan, l’affiliata joint venture del primario produttore francese
di abbigliamento bimbo CWF, e l’importatore di abbigliamento bimbo
con sede a Osaka, Ma Mere, hanno confermato che apriranno, nel corso
dei prossimi tre anni, cinque negozi a gestione diretta.
In aprile, la società ha inaugurato il suo primo negozio giapponese
a Hiroo, nel centro di Tokyo, che si presenta come un formato selezionato
recante il nome Le Fashion Store, e vende Timberland e altre linee di
abbigliamento bimbo importate come Kenzo, nonché altre distribuite
da Ma Mere. Oltre ai cinque negozi direttamente gestiti, CWF Japan spera
di aprire cinque concessioni in grandi magazzini nel corso del prossimo
anno e altre 20 entro la fine del 2005. È anche previsto che
Timberland Japan incorpori 10 concessioni di abbigliamento bimbo nei
propri punti vendita, nell’anno a venire. La linea abbigliamento
bimbo di Timberland dovrebbe riuscire a conseguire buoni risultati,
in Giappone, grazie al posizionamento del marchio e alla capacità
di CWF di creare marchi di fascia alta per bambini. In Europa, si dice
che CWF abbia visto crescere di sei volte il proprio fatturato di abbigliamento
bimbo nell’arco di tre anni.
CWF ha costituito un’affiliata in Giappone, nel marzo 2001 e ha
avviato le operazioni con la distribuzione dell’abbigliamento
bimbo Kenzo lo scorso autunno. Quest’autunno sarà la prima
stagione pienamente operativa per l’azienda con Kenzo e Timberland
all’opera.


CWF è la prima società estera, che vanta competenze di
ampio respiro nella distribuzione di marchi di fascia alta per bambini,
a entrare nel mercato giapponese e le sue attività saranno osservate
con interesse. Si potrebbe obiettare che il Giappone è potenzialmente
il più grosso mercato al mondo per i marchi di abbigliamento
bimbo di lusso. Finora, il mercato è stato frenato da un marketing
limitato e da un’imprudente distribuzione su licenza. Questi problemi
hanno ostacolato numerose linee principali dei marchi di lusso fino
all’avvio di attività direttamente controllate, intorno
alla metà degli anni ‘90.
Con l’ingresso di CWF, il Giappone potrebbe finalmente assistere
a un marketing ingegnoso guidato dal retail di marchi primari per bambini,
sia all’interno dei grandi magazzini sia a livello strada. Man
mano che CWF svilupperà il proprio business in Giappone, è
probabile che numerosi primari marchi di lusso rivedano gli accordi
di licenza esistenti.
CWF già da in licenza marchi come Burberry, Nike e DKNY per altri
mercati e sembra che abbia in corso trattative con il LVMH Group per
acquisire licenze di altri marchi LVMH, oltre a Kenzo. La distribuzione
e la vendita al dettaglio dell’abbigliamento bimbo sono attività
specializzate, e i marchi saranno probabilmente più selettivi
nel cambiare licenziatari o nella distribuzione diretta. Alcuni degli
accordi di licenza esistenti, come quello per Burberry, stanno già
registrando ottimi risultati e non sarebbe conveniente trasferire i
diritti a CWF.
Tuttavia, così come si è verificato per la distribuzione
delle linee principali dei marchi di lusso, quando i massimi nomi dell’abbigliamento
bimbo sceglieranno o CWF o il controllo diretto, i licenziatari locali
esistenti si azzufferanno per acquisire i diritti di licenza di marchi
di secondo ordine per sostituire il business perso e inizieranno a investire
di più nella distribuzione al dettaglio, per competere con i
maggiori marchi. Se ciò accadrà, la distribuzione al dettaglio
dell’abbigliamento bimbo riceverà finalmente quello scossone
di cui aveva bisogno da tempo. Unitamente al declino da lungo tempo
in atto dei produttori di abbigliamento bimbo di media categoria, la
distinzione fra marchi di lusso, marchi moda e il mercato dei volumi
diverrà più chiara con una maggiore enfasi su un moderno
retail marketing. SOPRA
St.
John punta al Giappone
St. John, primario marchio statunitense di maglieria, è presente
in Giappone da 15 anni, ma non ha mai davvero decollato. Ora, nel quadro
di una strategia guidata dal dettaglio analoga a quella portata avanti
negli USA, St. John punterà al Giappone come primario mercato
per export, riconoscendo, come ha già fatto Loro Piana, che il
Giappone è il mercato numero uno per la maglieria moda di lusso.
St. John ha già una presenza al dettaglio in Giappone con una
serie di negozi in ubicazioni chiave quali l’Imperial Plaza, ma
nonostante 15 anni di presenza sul mercato, il fatturato che realizza
è di appena 800 milioni di yen. Guidata da nuovi manager, l’azienda
spera che i nuovi investimenti nella distribuzione al dettaglio le consentano
di triplicare le vendite portandole a 2,4 miliardi di yen, nell’arco
dei prossimi due o tre anni.
L’amministratore delegato, Bruce Fetter, ha di recente suggerito
che il motivo principale della crescita limitata in Giappone è
l’inadeguatezza degli investimenti, soprattutto nella distribuzione
al dettaglio. L’altro fattore che sta dietro il basso livello
di notorietà del marchio, sarebbe rappresentato dalle restrizioni
sui marchi di fabbrica dovuti alla necessità di pre-registrazione
del nome nella Classe 25 da parte di una società giapponese.
Di conseguenza, fino al 1997, l’azienda ha dovuto usare il marchio
Mary Gray (nome della stilista della collezione).
Una volta ottenuti i marchi di fabbrica e con un nuovo management in
Giappone, la società sta programmando un’espansione della
propria presenza retail soprattutto tramite concessioni, ma anche con
un possibile negozio flagship entro due o tre anni. Esistono, al momento,
due concessioni gestite direttamente oltre a otto in-shop, ma la società
spera di raddoppiare il numero di punti vendita nell’arco dei
prossimi due anni e, durante questo periodo, di passare dall’attuale
quota di mercato del 2% al 6%.
Avrà finalmente luogo una revisione del merchandising di cui
vi è molto bisogno. Finora, St. John è stata ostacolata
dall’enfasi posta sugli abiti da sera, uno dei mercati di nicchia
meno popolari in Giappone. Questa politica di merchandising comportava
anche che il cliente primario fosse sopra i 40 anni di età. A
partire dalla prossima stagione, sarà introdotta una gamma più
ampia di linee da lavoro e casual allo scopo di focalizzare il target
sulle donne lavoratrici, di età compresa tra i 20 e i 40 anni.
Anche i prezzi saranno adattati alle moderne prassi distributive e allineati
con la maggior parte degli altri marchi esteri, a un fattore compreso
fra l’1,2 e l’1,3 del prezzo al dettaglio sul mercato nazionale.
Per potenziare il branding, saranno lanciati oggetti per l’arredamento
di interni, gioielleria, articoli da regalo e calzature. Con i nuovi
negozi e una gamma completa di prodotti a soddisfare una clientela femminile,
St. John potrebbe seguire Loro Piana ed essere, forse, il secondo marchio
estero di maglieria a divenire una società di distribuzione interamente
controllata, stabile e a lungo termine in Giappone. SOPRA
Mitsui
acquisisce Hanae Mori
Mitsui Co., Ltd. ha creato, lo scorso anno, un fondo di investimento
per costituire un portafoglio di aziende moda giapponesi ed estere da
sviluppare uitlizzando le proprie cospicue risorse finanziarie in primari
marchi internazionali. Hanae Mori è stata una delle prime.

Le
operazioni vendita e distribuzione del primario designer brand giapponese
Hanae Mori sono state acquisite da Mitsui, importante società
commerciale. Hanae Mori è stata ricostituita con ragione sociale
Hanae Mori Associates, un’affiliata interamente controllata da
Mitsui. La nuova società riunisce, oltre a Hanae Mori, anche
altri marchi in licenza. Mitsui gestirà la produzione delle gamme
dei marchi e la totalità delle licenze.
A partire dall’autunno, sarà lanciata una nuova linea denominata
Hanae Mori Do a circa metà del prezzo, rispetto alla linea principale
Hanae Mori International. Con questa mossa, Mitsui spera di attrarre
una nuova fascia di età di consumatori.
Il marchio Hanae Mori International sarà unificato e potenziato
in termini di concessioni nei principali grandi magazzini. Mitsui prevede
di aumentare le concessioni dalle attuali 50 a un numero di 80-90 nei
prossimi tre anni.
Hanae Mori contribuirà disegnando una linea donna di abbigliamento
golf per Onward Kashiyama. In questo modo, sarà ampliata l’attuale
linea abbigliamento uomo Lakeland con il nome Lakeland by Hanae Mori.
La società prevede l’apertura di 20 negozi entro il 2003
e un fatturato di 1 miliardo di yen. Il target sarà costituito
da donne tra i 40 e i 60 anni, e i punti vendita saranno di un’ampiezza
di circa 50 mq, e proporranno la gamma completa di prodotti Lakeland,
oppure di 30 mq nel qual caso offriranno solo le nuove linee donna.
Le giacche al dettaglio si venderanno a prezzi compresi fra i 39.000
e i 69.000 yen, mentre i pantaloni a prezzi che vanno da 23.000 a 29.000
yen.
Lakeland è attualmente venduto in circa 90 concessioni in grandi
magazzini, e il fatturato annuo realizzato fino a febbraio, è
stato di 3 miliardi di yen. SOPRA
Cambiamenti
ai vertici Uniqlo
Il presidente di Fast Retailing, Tadashi Yanai, ha lasciato la sua
posizione per assumere la carica di Chairman del gruppo. Con una mossa
elogiata da alcuni, ma descritta “in stile Daiei” da altri,
Yanai dirigerà le operazioni del gruppo, mantenendo il controllo
sia dell'esistente attività nel campo dell'abbigliamento sia
della catena di negozi nel settore alimentare di prossima realizzazione.
Il nuovo presidente di Fast Retailing è Gen-ichi Tamatsuka, che
lascia la precedente posizione di direttore di Fast Retailing UK. Tamatsuka
è un 39enne giovanile, e insieme al nuovo presidente di Lawson,
fa scendere di 15 anni l'età media di inizio della carriera per
i presidenti delle maggiori aziende di vendita al dettaglio.
La nomina, tuttavia, ha avuto luogo non senza qualche controversia,
poiché Tamatsuka non era il favorito per ricoprire la carica.
Originariamente, infatti, Yanai sperava di nominare il suo numero due,
Takashi Sawada, ma questi ha rifiutato l'incarico sostenendo di avere
intenzione di intraprendere un'attività in proprio e di lasciare
Uniqlo entro l'estate. Una simile mossa scatena immediate congetture,
e nonostante Fast Retailing sostenga la tesi della separazione amichevole,
voci sull’insoddisfazione di Sawada per lo stile dirigenziale
di Yanai e dubbi in merito alla diversificazione con l’inserimento
del settore alimentare sono comunemente indicati come le cause dell'abbandono
di Sawada. SOPRA
Carrefour
lancia una campagna di comparazione dei prezzi
I consumatori si rifiutano di credere che Carrefour costi meno. Con
una mossa considerata poco signorile da alcuni rivenditori giapponesi
allergici alla concorrenza, Carrefour ha iniziato a esporre confronti
di prezzi nei propri punti vendita, consentendo ai consumatori di riscontrare
facilmente che i prodotti Carrefour sono molto più economici
rispetto a quelli dei concorrenti giapponesi come Daiei o Seiyu. Carrefour
ha applicato questa politica a circa 700 articoli delle proprie linee
di cibo confezionato e di articoli di non-food, cominciando con il punto
vendita di Komyoike, a Osaka. L'idea sarà introdotta, ora, nei
due centri Carrefour di Tokyo durante l'estate. I prezzi sono aggiornati
ogni settimana per gli alimentari e ogni quindici giorni per il non-food.
Gli articoli di importazione sono, ovviamente, più costosi, e
un rivenditore francese deve vendere articoli di importazione, giusto?
La manovra è la risposta a quei consumatori che si rifiutano
di accettare il fatto che, un negozio francese possa essere più
economico di uno locale. La continua enfasi posta da Carrefour sul fatto
di avere prezzi più bassi ha fatto qualche proselito, ma le cifre
sono ancora modeste e la maggior parte dei consumatori continua a credere
nei dettaglianti locali. Il fallimento della politica dei prezzi bassi
per attirare i consumatori giapponesi è una trappola in cui,
in passato, più di un rivenditore d'oltreoceano è già
caduto.SOPRA
Martha
arriva ai 2000
Il marchio Martha Stewart sarà allargato a comprendere circa
2.000 articoli, tre volte quelli attuali, entro l'estate 2003. Seiyu,
licenziatario del marchio per il Giappone, ha in progetto di ampliare
la gamma aggiungendo articoli per la pulizia della casa, il giardinaggio,
la biancheria per i lettini dei bambini e gli articoli da cucina. Seiyu
attualmente commercializza 700 linee, per lo più di articoli
di arredamento per la casa. Nella seconda metà del 2001, il marchio
Martha Stewart ha realizzato un fatturato di 3,5 miliardi di yen e punta
al raggiungimento dei 6 miliardi di yen nell'anno in corso. Martha Stewart
è definita dalla stampa giapponese come "Charisma Housewife"
grazie al successo del suo marchio. SOPRA
Sunworld
rileva la concessione di licenze per il marchio Ball
Sunworld, l'azienda con sede a Osaka, concessionaria di licenze di vari
marchi, dai "character goods" all'abbigliamento, ha concluso
un accordo con Ball, il marchio italiano di abbigliamento casual. Il
marchio Ball ha vissuto un vero e proprio boom in Giappone verso la
fine degli anni '80, e Sunworld spera di riposizionarlo mirando a un
target composto di genitori giovani che vogliano acquistare un marchio
pensato per gli adolescenti. Vi sono già 45 punti vendita già
esistenti sulla base di varie licenze, che trattano abbigliamento per
uomo, occhiali e ombrelli, ma Sunworld negozierà con catene di
abbigliamento e società di vendita per corrispondenza come Senshukai,
per la distribuzione dell'abbigliamento. Sunworld prevede un fatturato
di 1,5 miliardi di yen al dettaglio nel primo anno e di 5 miliardi di
yen nel terzo anno, dopo aver aumentato il numero di sublicenziatari
a 15 società. SOPRA
Itochu
Corporation crea una base operativa Converse Japan e punta a un fatturato
di 50 miliardi di yen
Itochu Corporation ha costituito una nuova base operativa Converse Japan,
in seguito all'acquisizione del marchio avvenuta lo scorso anno. La
nuova consociata ha sede nel quartier generale Itochu di Osaka e sarà
usata per rafforzare la presenza del marchio sia nell'ambito del marketing
sia della vendita al dettaglio, il tutto per cercare di migliorare l'andamento
in crescita del fatturato e portarlo a livelli simili a quelli degli
USA.
In Giappone, il fatturato, comprese le calzature e l'abbigliamento,
è attualmente di 40 miliardi di yen al dettaglio, ma Itochu spera
che, con un nuovo impegno nel settore marketing e vendite al dettaglio
e un migliore merchandising autorizzato, il fatturato possa raggiungere
i 50 miliardi di yen al dettaglio nei prossimi due o tre anni. Finora
le vendite hanno registrato, nello scorso anno, solo un aumento del
3% nelle calzature e dell'8% nell'abbigliamento. SOPRA
Jack
of All Trades apre un nuovo store
Jack of All Trades, importatore e distributore specializzato in moda
per giovani, giunto al successo con la distribuzione delle calzature
dello stilista britannico Patrick Cox, ha aperto un nuovo store a Shibuya.
Il negozio occupa il secondo piano del nuovo complesso Zerogate, gestito
da Parco, che riunisce marchi del mondo della moda, inaugurato alla
fine di aprile. Lo store si estende su una superficie di 150 mq e dispone
di una parete adibita a spazio grafico che sarà allestito da
graphic designer di tutto il mondo, a rotazione, ogni due mesi. Il negozio
è stato dotato di un impianto audio fra i più avanzati
per consentire l'esibizione di DJ e di band dal vivo. I prodotti in
vendita sono un insieme di tutti i marchi dei quali Jack of All Trades
detiene i diritti di importazione in Giappone, tra i quali Fake London
Genius, Levi’s Red, Trickers, Duffer St George, Justin Davis,
e altri. Jack of All Trades gestisce inoltre un negozio di sole calzature
chiamato Corniche. SOPRA
Mokumoku
riporta un utile in Asia
La ditta specializzata in abbigliamento femminile Mokumoku, che gestisce
la catena Olive des Olive, ha annunciato che, per la prima volta quest'anno,
prevede di riportare un utile dalle operazioni condotte nei paesi dell'est
asiatico, Giappone escluso. Mokumoku ha lanciato con successo il marchio
Olive des Olive in Asia nel 1999, per lo più attraverso i grandi
magazzini giapponesi di Taiwan, Hong Kong e della Corea. Fino a oggi,
ha aperto 18 negozi a Taiwan, compresi alcuni negozi indipendenti. Attualmente,
i prodotti sono importati dal Giappone, ma sono in fase di attuazione
progetti che prevedono, per quest'anno, l'inizio della produzione in
Cina. In Corea, Mokumoku ha un accordo con una società locale
che ha aperto 45 punti vendita, con un fatturato di 3 miliardi di yen
e un utile di 200 milioni di yen. Per l'anno fiscale 2003, Mokumoku
prevede, in Corea, un fatturato di 5 miliardi di yen e un utile di 500
milioni di yen da 50 punti vendita. A Hong Kong, le vendite dirette
ai grandi magazzini e ai negozi specializzati hanno avuto inizio quest'anno
e la prossima primavera, sarà inaugurato a Shanghai il primo
negozio dell'azienda nella Cina continentale. SOPRA
Strenesse
Japan si espande
Strenesse Japan, la joint venture di proprietà per il 75% di
Itochu Shoji, ha annunciato un'espansione della gamma dei prodotti e
nuovi canali di vendita al dettaglio, per il prossimo anno. La società
giapponese è stata costituita lo scorso luglio con Coronet, distributore
di Strenesse e Strenesse HQ in Germania, con una partecipazione rispettivamente
del 10% e del 15%. Al tempo, esistevano circa 19 corner in grandi magazzini
e da allora, se ne sono aggiunti altri 3. Infine, lo scorso aprile è
stato inaugurato un flagship a Aoyama che si estende su 200 mq distribuiti
su tre piani, per un totale di 23 punti vendita in Giappone. Itochu
prevede per il primo anno della nuova società, un fatturato attorno
ai 2,2 miliardi di yen. Il prossimo anno, vedrà l'introduzione
in Giappone della nuova linea maschile e con il flagship operativo per
l'intero anno, il fatturato del secondo anno potrebbe salire a 3 miliardi
di yen e produrre i primi utili. Sorge quindi spontanea una domanda:
se due soli anni sono sufficienti, perché la Strenesse stessa
non ha investito di più? SOPRA
Sanki
Trading Co., Ltd. firma un accordo con Pirelli
Sanki Trading Co., Ltd. continua il proprio impegno nella distribuzione
di marchi della moda italiana con la sottoscrizione, questo mese, di
un nuovo accordo con Pirelli per l'importazione e la concessione di
licenze della collezione P Zero. P Zero è una linea di calzature
di alta qualità, disegnata a Firenze, del marchio P Zero Aqua.
Attualmente, esistono solo otto linee di calzature maschili e due femminili,
ma per la prossima stagione si prevede un potenziamento del settore
femminile. SOPRA
Nuovo
grande flagship Adidas
Adidas ha aperto, il mese scorso, un nuovo megastore a Harajuku, portando
a 6 il numero dei punti vendita gestiti direttamente dal marchio. Il
megastore è situato al secondo piano dell'ex negozio Sephora
di Harajuku, in YM Square, una costruzione della società Takenaka
Koumuten, e può contare su 1.200 mq di spazio vendita. Oltre
all'esposizione e alla vendita dei prodotti, il megastore dispone di
uno spazio dedicato agli eventi che Adidas utilizzerà per l'organizzazione
di manifestazioni per la divulgazione dei valori del marchio Adidas
ai consumatori di Harajuku.SOPRA
Playboy
si rivolge a un pubblico maschile adulto
Mitsui Co., Ltd. ha confermato i propri licenziatari per la nuova operazione
Playboy in Giappone denominata Playboy VIP. La linea si rivolgerà
a uomini sulla quarantina, un target che sembra molto più facile
da raggiungere rispetto ai progetti originali di Mitsui di imporre il
marchio Playboy come marchio di tendenza per giovani uomini e donne
attorno ai 20-30 anni. Tra i maggiori licenziatari vi saranno Kosugi
Sangyo, Eminent e Gifu Takeru. A livello di mercato di massa, il marchio
si concentrerà sulle catene di abbigliamento che conseguono i
maggiori volumi di vendite. SOPRA
Puma
a Osaka
Hit Union, il licenziatario e distributore giapponese di Puma, ha aperto
un nuovo flagship store Puma a Osaka. Inaugurato dopo l'apertura del
negozio di Harajuku lo scorso ottobre, si tratta del nono negozio Puma
nel mondo. Il flagship si estende su 190 mq, con l’abbigliamento
al livello del piano stradale e le calzature al secondo piano. Hit Union
prevede un fatturato di circa 180 milioni di yen nel primo anno. SOPRA
Ined
in crescita
Ined, la marca fiore all’occhiello della famosa azienda produttrice
di abbigliamento Flandre sta sperimentando una crescita a due cifre
grazie a nuovi tessuti e una migliore qualità. Quest’autunno,
Flandre ha in programma la ristrutturazione di alcuni negozi e il riposizionamento
di altri, che stanno ottenendo risultati poco soddisfacenti. Fino a
un anno e mezzo fa, Ined registrava un calo delle vendite e una risposta
poco entusiasta della clientela verso la qualità e il design
dei prodotti proposti. In seguito a modifiche apportate alla merce,
le vendite di questa stagione sono salite del 14% e dell’11% rispetto
allo scorso anno. SOPRA
Impact
21 sotto pressione per migliorare Ralph Lauren
Impact 21 ha ricevuto pressioni sempre più forti da Polo Ralph
Lauren di New York, per migliorare il posizionamento e l’immagine
del marchio della sua linea bandiera Ralph Lauren. Negli ultimi anni,
quest’ultima è stata penalizzata da un livello di investimenti
relativamente basso rispetto a quelli di altre marche internazionali
presenti in Giappone, in particolare di quelle la cui distribuzione
è controllata direttamente dai titolari esteri. Infatti, mentre
queste griffe hanno assistito all’apertura di nuovi negozi bandiera
in località chiave del Giappone e hanno rinegoziato le concessioni
nei grandi magazzini di alto livello, gli investimenti a favore di Ralph
Lauren sono stati di minore impatto.
Secondo le relazioni commerciali, tuttavia, Impact 21, la consociata
di Onward Kashiyama che importa e ha in licenza gran parte del portafoglio
PRL, ha promosso investimenti per circa 300-350 milioni di yen nel rinnovamento
dei negozi Ralph Lauren, incrementando la percentuale di abbigliamento
donna attualmente del 25%. Nel corso di questa primavera/estate, la
società procederà al rinnovamento di 18 negozi e di altri
16 in autunno. SOPRA
Espansione
della distribuzione al dettaglio per iBlues Japan
iBlues Japan è una joint venture tra Sanki Trading Co., Ltd.
(50%), JDI, l’ex azienda di Mitsubishi ora di proprietà
di Sanki (25%) e il Gruppo Max Mara (25%) che detiene i diritti globali
di iBlues. La società è stata costituita lo scorso anno
per lanciare in Giappone la linea Diffusion di Max Mara e, attualmente,
gestisce 13 punti vendita. Nei prossimi due anni, iBlues aprirà
altri 7 negozi tra cui un outlet e un negozio indipendente. Tale operazione
prevede la trasformazione dei negozi Prisma esistenti nel format iBlues
e, come già in altri paesi, le marche Prisma e Piano Forte saranno
probabilmente commercializzate all’interno dei negozi iBlues.
In seguito a questa rivoluzione a livello di marche, dallo scorso autunno
sono state varate nuove campagne di marketing per migliorare il profilo
del nome iBlues ed è stato così ottenuto un incremento
del 15% delle vendite rispetto allo scorso anno, con un aumento totale
del 90% (60% a prezzo pieno). Il fatturato per l’anno di esercizio
che si concluderà a luglio, dovrebbe attestarsi intorno a 1,4
miliardi di yen, ma la società spera che nel 2004 i 20 negozi
realizzino vendite al dettaglio pari a 2 miliardi di yen e quelle all’ingrosso
per circa 10 miliardi di yen, attraverso 150 account. SOPRA
Mitsui
pianifica le importazioni Pierre Balmain
Pierre Balmain Japan, una consociata interamente detenuta da Mitsui
Co., Ltd. ha annunciato i suoi piani per aumentare le importazioni della
marca dalla Francia, pur continuando a mantenere a un livello pari o
superiore la produzione degli articoli su licenza. Pierre Balmain Japan
utilizzerà la linea importata per espandere l’offerta di
abbigliamento donna, commercializzando insieme sia i prodotti su licenza
sia quelli importati. Attualmente, l’attività su concessione
realizza vendite al dettaglio per circa 11 miliardi di yen, ma grazie
al nuovo team creativo della Pierre Balmain, legato alla società
con un contratto a lungo termine, Mitsui spera di ampliare non soltanto
il numero di licenze di abbigliamento femminile, ma anche le importazioni.
Mitsui ha iniziato a importare abbigliamento tre anni fa, aprendo un
flagship ad Aoyama e realizzando vendite all’ingrosso per 100
milioni di yen. Purtroppo, le vendite sono poi scese a 40 milioni di
yen, e il calo è stato imputato dall’azienda a un improvviso
cambiamento di stilisti presso la Pierre Balmain in Francia. Con un
nuovo team creativo legato all’azienda a lungo termine, la società
prevede vendite di prodotti importati per circa 500 milioni di yen in
18 account e alcuni corner; la società, inoltre, definirà
i prezzi giapponesi in linea con gli altri mercati, all’1,1 dei
prezzi al dettaglio del mercato interno. SOPRA
Onward
Kashiyama conferma l’espansione delle importazioni al dettaglio
dall’Italia di Paul Smith Women
Onward Kashiyama ha confermato la sua intenzione di aumentare il livello
delle importazioni della prima linea di abbigliamento da donna Paul
Smith, in previsione della ri(apertura) di un negozio bandiera Paul
Smith Women a Kotto-dori, Aoyama, nel mese di settembre e di 10 nuovi
punti vendita, il prossimo anno. Contestualmente alla linea importata,
Onward commercializzerà anche la linea su licenza PS Paul Smith
Women. Da quanto è stato reso noto, il nuovo negozio sarà
di dimensioni contenute e coprirà una superficie di circa 160
mq.
La decisione di Onward, ditta produttrice di abbigliamento di stampo
tradizionale, di aumentare la percentuale delle importazioni potrebbe
sorprendere alcuni osservatori. Non si deve dimenticare, però,
che la produzione di Paul Smith Women avviene in Italia ed è
gestita da una consociata di Onward chiamata Gibo S.p.A. Gibo produce
tutta la prima linea di abbigliamento da donna di Paul Smith destinata
alla distribuzione mondiale, e rifornisce anche altri negozi Paul Smith
gestiti da Onward, come quello di Parigi. Questa operazione rende Onward,
insieme a Itochu Corporation, uno dei più importanti titolari
del franchising Paul Smith al di fuori del mercato britannico.
Per quanto riguarda il Giappone, Onward spera che, nel prossimo triennio,
i nuovi negozi realizzino vendite al dettaglio della linea Paul Smith
Women e dei prodotti su licenza per 8-9 miliardi di yen, dai 4,2 miliardi
di yen dell’anno in corso. SOPRA
Itochu
Fashion Systems sigla un accordo per altre due marche
Itochu Fashion Systems, la consociata di Itochu Corporation, ha firmato
un contratto per due nuove marche. La prima è la marca giapponese
Person’s, linea di abbigliamento casual di cui IFS ha acquistato
i diritti esclusivi di licenza, la seconda è la marca statunitense
top di capi in denim, Lucky Brand Jeans, rilevata dal Liz Claiborne
Group nel 1999. IFS sarà la ditta produttrice e importatrice
di Lucky e, nel primo anno, concentrerà le sue vendite in circa
30 punti vendita, tra negozi selezionati e grandi magazzini; la società
sta anche valutando la fattibilità di un negozio indipendente
o di una concessione da realizzarsi a breve termine. Il fatturato di
vendita al dettaglio di circa 400 milioni di yen, previsto nel primo
anno, dovrebbe salire a 1,5 miliardi entro la fine del triennio. La
marca giapponese Person’s continuerà a essere concessa
in sottolicenza a Fusen Usagi per l’abbigliamento donna e bambino,
a Citizen per gli orologi, nonché ad altre licenze, anche se
IFS ha intenzione di trasformare la marca in una griffe completa del
lifestyle, con abbigliamento, accessori, alimentari, articoli d’arredamento
e persino apparecchiature elettroniche. Dalle relazioni commerciali
emerge che IFS ha intenzione di posizionare Person’s come marca
di un lifestyle tranquillo e sano, con caffè e ristoranti come
attività derivate, sicuramente gestite da Itochu Shokuhin. Per
quanto i collegamenti di natura logistica abbiano una loro logica, ancora
una volta il tentativo di applicare un lifestyle branding a prodotti
generici è un ulteriore esempio di banale distribuzione dei prodotti,
anziché di una vera politica di marketing della marca.
Ciononostante, IFS ha grandi progetti, tanto in Asia quanto negli Stati
Uniti. Person’s è già in vendita in questi mercati
e, in Asia, IFS farà sicuramente leva sul potere di una marca
espressione della cultura popolare giapponese per affermare in modo
permanente la sua presenza. IFS prevede che le attuali vendite al dettaglio
di 30 miliardi di yen saliranno a 50 miliardi di yen, nei prossimi tre
anni. . SOPRA