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38ma edizione di Shoes From Italy "Shoes from Italy", la mostra organizzata dall'Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE) giunta alla sua 38ma edizione, ha avuto luogo presso l'Hotel Okura di Tokyo, dal 4 al 6 aprile. Vi hanno preso parte 60 espositori (45 di calzature donna, 38 uomo e 3 bambino, con sovrapposizioni per prodotto) provenienti dalle principali zone di produzione calzaturiera italiana (30 dalle Marche, 19 dalla Toscana, 5 dal Veneto, ecc), che hanno presentato le proprie collezioni Autunno/Inverno 2006/07 in Giappone. Fra di essi 8 hanno partecipato per la prima volta. Quest'anno i visitatori sono stati 1.448 in rappresentanza di 844 ditte. Promopel Dal 3 al 5 aprile a Tokyo e dal 6 al 7 aprile ad Osaka la delegazione di aziende italiane produttrici di borse, articoli da viaggio e piccola pelletteria, ha presentato al mercato giapponese le proprie collezioni. La mostra, giunta alla sua 61ma edizione, e' stat Incontro con la stampa Il 4 aprile, giorno inaugurale di "Shoes from Italy" alla presenza di oltre 30 giornalisti del settore, si e' tenuto un incontro con la stampa alla quale sono intervenuti Roberto Pelo, Direttore dell'ICE di Tokyo, Paolo Quattrocchi, Vice Direttore dell'ICE di Tokyo e Responsabile del Settore Moda e Marco Lombardi, primo segretario dell'Ambasciata d'Italia per gli Affari economici. Nel suo intervento, Roberto Pelo, dopo aver ribadito l'importanza di una manifestazione come "Shoes from Italy" su questo mercato, ha sottolineato come i consumatori di scarpe italiane siano diversi da quelli di scarpe Made in China. E a riprova di cio ha fornito ai presenti alcuni dati. Nel 2005, le importazioni di calzature italiane in Giappone hanno raggiunto un valore di 329,1 milioni di dollari USA, in calo del 2,2% rispetto all'anno precedente (336,5 milioni). La quota italiana sul totale delle importazioni giapponesi del settore e' stata del 9,9%, assestando il nostro paese in seconda posizione, dietro la Cina, che domina il mercato delle calzature d'importazione con una quota del 68,6% sul totale. Se pero si analizzano i dati relativi alle sole calzature in pelle, nel 2005, l'Italia detiene una quota del 38,6% sul totale delle importazioni giapponesi di calzature in pelle, per un valore di 274,0 milioni di dollari, seguita dalla Cina con il 20,1% per un valore di 142,4 milioni di dollari. Nel settore calzature in pelle da donna, nel 2005, l'Italia detiene una quota del 45,0% sul totale delle importazioni giapponesi di questo settore, per un valore di 119,3 milioni di dollari, seguita dalla Cina con il 19,2% per un valore di 50,9 milioni di dollari. L'Italia rimane il primo fornitore del Giappone anche nelle calzature in pelle da uomo che nel 2005 conferma la stessa posizione di vertice per questo settore con quota pari al 38,9%, per un valore di 86,2 milioni di dollari, registrando una crescita del 9,1%. Inoltre, nel settore calzature casual in pelle, nel 2005 il valore di questa categoria ha raggiunto i 68,5 milioni di dollari, con quota pari al 30,6%. Pelo ha anche annunciato una nuova iniziativa per il prossimo luglio. All'interno di Moda Italia, la mostra storica dell'abbigliamento e della pelletteria italiani in Giappone organizzata dall'ICE, oltre alle aziende di abbigliamento e a quelle di accessori, parteciperanno anche una ventina di aziende calzaturiere selezionate dall"Anci. Lo scopo dell'iniziativa e' quello di offrire al mercato giapponese un "Total look" tutto italiano. Per il futuro Pelo ha anticipato sia una mostra congiunta delle calzature europee che potrebbe essere realizzata gia' nella seconda meta' del 2007, sia - ma non prima del 2008 - una mostra della moda europea in collaborazione con Francia, Spagna e Gran Bretagna, per la quale, tuttavia, e' ancora da trovare uno spazio adatto nel centro cittadino. L'intervento di Marco Lombardi, invece, si e' concentrato prevalentemente sui tentativi attualmente in corso da parte dell'Italia, in collaborazione con le associazioni di categoria di Spagna, Francia ed altri, di ottenere dal governo giapponese l'abolizione del TQ (Tariff Quota), che pone forti limitazioni all'importazione delle calzature in pelle. Fino a questo momento, nonostante del problema si sia discusso gia' due volte nel 2005 all'interno di un forum di dialogo economico, il governo giapponese resta fermo sulla posizione di volere considerare il problema non da un punto di vista bilaterale, quanto invece nell'ambito delle discussioni agricole presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio. Sia Pelo che Lombardi hanno infine parlato del progetto "Primavera Italiana", un insieme di manifestazioni di promozione integrata che si svolgera' da marzo a luglio 2007, e alla quale parteciperanno diverse istituzioni quali l'ICE, l'Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, l'ENIT, etc. Scopo principale della manifestazione e' quello di fornire ai giapponesi un'immagine completa dell'Italia, che non si limita ad aspetti gia' noti della cultura del passato ma anche alle tecnologie d'avanguardia e alla cultura contemporanea. La manifestazione si propone inoltre di creare dei poli di contatto tra gli operatori giapponesi e quelli italiani.
Il poderoso programma di aperture di negozi di Xebio oltre alla recente acquisizione della catena di articoli sportivi Victoria, e' servito a svegliare dal torpore Alpen, una volta primo retailer nipponico di articoli sportivi. Pur conservando il primo posto Alpen e' braccato da tutte le parti da Xebio oltre che da concorrenti piu' piccoli e agili. Alpen ha quindi deciso di prendere l'ascia e tagliare i rami secchi della propria rigida catena di fornitura nell'intento di divenire un operatore SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel) di articoli sportivi a pieno titolo. Il mercato nipponico al dettaglio degli articoli sportivi comincia a muoversi. Alpen, la piu' grande catena nipponica di articoli sportivi, che l'anno scorso ha registrato un fatturato di 161 miliardi di yen (ca. 1,136 mld. di euro), dichiara di volere rivedere la propria catena di merchandising e fornitura, spostando fino al 50% dei prodotti verso i marchi del rivenditore. Attualmente gli articoli con marchio del rivenditore rappresentano meno del 25% del prodotto. Alpen dice, in effetti, di volersi trasformare in una catena SPA di articoli sportivi, modellata sul successo di societa' equivalenti in abbigliamento convenzionale come Fast Retailing. Il primo Nel contempo, Alpen ha avuto da fare a razionalizzare drasticamente i propri articoli. Sicuramente una necessita', con il centinaio di marchi del rivenditore che contava quando la societa' si trovava al culmine della disorganizzazione sette anni fa, dopo anni di vertiginosa espansione. A peggiorare le cose, e con la redditivita' ancora piu' difficile da mantenere, molti dei marchi del rivenditore venivano prodotti da diversi fornitori. Oggi esistono 36 marchi. Una ulteriore razionalizzazione sara' effettuata entro i prossimi due anni. Vari vantaggi matureranno a favore di Alpen, non ultimo dei quali sara' una sostanziosa riduzione del costo delle vendite. La societa' sara' anche in grado di concentrare la propria spesa di marketing su pochi e importanti marchi del rivenditore. Alpen ha gia' lavorato alla creazione del proprio marchio Kissmark, ingaggiando vari atleti che hanno vestito questo brand in occasione delle Olimpiadi invernali. Per il prossimo autunno e' previsto il lancio di un altro importante marchio caratterizzato da una gamma di tessuti dalle elevate prestazioni e modelli "street", per il mercato giovane urbano, anche in questo caso con prezzi molto bassi. Entro un anno o due, Alpen avra' probabilmente ridotto il portafoglio di "store brand" ad appena 10 marchi, tutti con chiari mercati target e beneficiando di ingenti investimenti in marketing, fra cui spot televisivi. Alpen spera in questo modo di allontanare nel tempo la crescente minaccia di Xebio che, a seguito dell'acquisizione di Victoria, si sta espandendo su tutti i mercati nazionali con i propri "store brand" di successo. Il settore della distribuzione al dettaglio dei capi sportivi sta finalmente rilanciando.
Nuova filiale giapponese per GAS Grotto, societa' italiana che produce e distribuisce capi di abbigliamento con il marchio GAS,
Gap e' stato il primo retailer estero di abbigliamento a sviluppare con successo una attivita' nipponica autonomamente rispetto ai partner locali. Oltre a cambiare il modo in cui il personale dei negozi accoglieva e gestiva i clienti, ha anche stimolato le societa' locali a sviluppare le proprie catene. A seguito del lancio di Banana Republic la societa' statunitense sta ora investendo ulteriori risorse per lo sviluppo di Gap nel Sol Levante. Gap Japan ha annunciato la propria intenzione di decentrare alcune attivita' chiave sul mercato nipponico dopo il successo di analoghe iniziative di Gap International sul mercato britannico. La ristrutturazione si delinea come il maggior cambiamento delle proprie operazioni in Giappone dal lancio del primo negozio, all'interno di Hankyu, nel 1995 e segue le dimissioni di Christopher Garek da presidente della societa' giapponese dopo 10 anni al timone. Il decentramento di varie funzioni chiave con la creazione di un quartiere generale in Giappone ha avuto inizio lo scorso anno e rientra nell'obiettivo di incrementare le densita' di vendita nei negozi esistenti, migliorare il reddito per negozio, aumentare il numero di negozi e sviluppare ulteriormente Baby Gap come catena separata nei grandi magazzini. Nel complesso, Gap International sta tentando di intensificare la propria presenza sul mercato giapponese, dopo 10 anni come prima grossa catena di abbigliamento estera, sviluppando una gestione diretta in questo mercato e creando una rete di 91 negozi. Risulta che il fatturato per l'esercizio 2004 avrebbe raggiunto 66 miliardi di yen (ca. 466 mln. di euro). A seguito dell'attuazione di un analogo piano nel Regno Unito, Gap - secondo indiscrezioni - avrebbe trasferito le funzioni di merchandising, pianificazione e marketing in Giappone lo scorso anno. La pianificazione del prodotto continua a essere organizzata dagli USA, ma i modelli, i rapporti taglie nelle varie linee, nei vari colori e accessori sono stati affidati alla controparte locale per meglio tenere conto delle differenze nipponiche. Secondo Senken, anche alcune linee a edizione limitata sarebbero in corso di sviluppo in Giappone, come ad esempio i prodotti per celebrare il decimo anniversario lo scorso autunno. Un approccio analogo e' stato adottato nel Regno Unito dove Gap ha a che fare con la concorrenza di gruppi del calibro di Inditex e H&M. Un ufficio stile e' stato costituito a Londra per decentrare il prodotto e anche il marketing sara' adattato al mercato britannico. Anche il merchandising ha goduto di qualche apporto loc Quanto ai punti vendita, Gap Kids sara' lanciato indipendentemente dai principali negozi Gap, come piccola superficie all'interno di grandi magazzini, una decisione che ha le carte in regola per ingenerare un rapido picco delle vendite: uno dei negozi di maggiore successo in Giappone e' stato il negozio Gap Kids all'interno di Isetan Shinjuku. In febbraio sono stati aperti due negozi all'interno di Isetan a Shizuoka e di Tobu a Funabashi (alla periferia di Tokyo), mentre un piu' consistente lancio e' previsto per l'autunno. Anche i negozi Gap che offrono tutte le linee, e che presentano superfici maggiori, beneficeranno di nuovi investimenti. Nonostante non siano ancora stati annunciati numeri precisi per il Giappone, almeno 50 negozi sono programmati al di fuori degli USA il prossimo anno, compresi quelli del marchio Banana Republic, e si prevede che il Sol Levante sia beneficiario di buona parte di questi negozi. Il decentramento di alcune attivita' per consentire la personalizzazione del prodotto e del marketing in linea con la domanda locale, unita ad ulteriori investimenti nei negozi Gap oltre alla catena Gap Kids che ha riscosso un grande successo, avviera' probabilmente un secondo periodo di crescita per Gap in quello che e' stato un mercato estero chiave. A seguito della firma di un accordo a Singapore con FJ Benjamin Holdings, il Giappone ha le carte in regola per divenire ancora piu' importante come base asiatica nel prossimo decennio.
Il Biscaye Group ha siglato un accordo di distribuzione esclusiva con il marchio statunitense Sweetface, controllato in parte da Jennifer Lopez, in collaborazione con Mitsubishi Shoji in veste di importatore. Sweetface viene gia' venduto in Giappone ma tramite importazione diretta ad opera di vari select shop quali Free's shop e Le Ciel Bleu. Sweetface sara' venduto nei negozi esistenti ed e' in cantiere un programma di licenze per il prossimo anno, con il possibile lancio della seconda linea JLo by Jennifer Lopez.
In espansione il mercato degli accessori uomo Le vendite di abbigliamento da uomo sono andate costantemente incrementando gli ultimi anni nei negozi specializzati e nei grandi magazzini. Ora anche gli accessori da uomo stanno recuperando il terreno perduto, e le societa' di borse da donna stanno entrando in questo mercato per soddisfare una nuova domanda di borse griffate. Il boom dell'abbigliamento uomo e' in corso, ma anche gli accessori uomo ora stanno divenendo oggetto di potenziale crescita per numerosi marchi. Non volendo lasciarsi sfuggire l'occasione, varie societa' nipponiche di borse e accessori da donna si stanno affollando sulla scena con nuovi marchi, nonche' con linee uomo dei loro marchi donna esistenti. Diversamente dalla vecchia generazione di accessori da uomo focalizzata sulla sola utilita' e praticita', la recente produzione di linee da uomo lanciata da societa' di borse da donna dimostra che le proprie radici affondano nel design. Fra i leader di questo tren Marusho Endo, una societa' di Asakusa che distribuisce in licenza Charles Jourdan, ha lanciato una linea uomo lo scorso autunno che si rivolge agli uomini trentenni alla ricerca di borse business eleganti nonche' borse da weekend con prezzi compresi fra 25.000 e 60.000 yen (tra i 175 ed i 420 euro ca.). Anche Princess Toraya ha lanciato una linea uomo lo scorso autunno per il proprio marchio Dakota chiamata Dakota Black Label. Uno dei lanci di cui piu' si e' parlato riguarda Samantha Thavasa, societa' di accessori e borse in rapida crescita. Questa societa' ha riscosso grande successo grazie alla sua costosa campagna di marketing che ha fatto ricorso a tutta una serie di celebrita' locali e internazionali quali Penelope Cruz e la sorella. Questo autunno, la societa' lancera' un nuovo marchio uomo comprendente borse e articoli di gioielleria. Il marchio si chiamera' Samantha Kingz e sara' caratterizzato da una forte enfasi sul design sia per le borse business che per le linee casual e outdoor. I prezzi saranno compresi fra 10.000 e 100.000 yen (tra i 70 ed i 700 euro ca.). Sara' inclusa anche la gioielleria in argento e oro con prezzi da 30.000 a 300.000 yen. La distribuzione sara' analoga a quella delle linee donna, in altre parole avverra' attraverso i migliori operatori al dettaglio, con un flagship shop atteso per l'anno prossimo. E' in programma anche una linea completa comprendente linee sia donna che uomo. La scelta delle celebrita' non e' stata finora confermata. Sussiste certamente una richiesta da parte dei retailer. Sia i buyer dei grandi magazzini che i negozi specializzati assistono a incrementi delle vendite di accessori da uomo superiori al 20%, ma continuano a lamentare che i fornitori non riescono a fare fronte alla crescente domanda di linee dal miglior design, piu' alla moda, che la giovane generazione di uomini ventenni e trentenni si aspetta al posto delle solite pratiche borse business. In particolare i buyer ritengono che gli uomini siano alla ricerca di un design che presenti dettagli originali, quali fodere, cerniere e materiali delle borse.
Descente punta ai mercati asiatici Descente, affiliata di Itochu, sta programmando un poderoso assalto ai mercati dell'Asia continentale nel tentativo di fare balzare il fatturato a 80 miliardi di yen e l'utile al lordo delle imposte a 5 miliardi. L'ex distributore di Adidas pensa anche di espandere i propri marchi sportivi e di lanciarsi in nuovi mercati. L'affiliata di Itochu Descente si trova in difficolta' da quando ha perso i diritti di distribuzione di Adidas sul mercato nipponico un decennio fa. Questa societa' ha tuttavia messo a punto un nuovo ambizioso piano triennale al termine del quale prevede di realizzare un fatturato di 80 miliardi di yen (ca. 565 mln. di euro). A tale scopo dovra incrementare il fatturato nazionale dell'8,3% mentre quello dell"Asia continentale dovrebbe salire di un poderoso 165% a 17,5 miliardi di yen e quello europeo del 31,6% a 2,5 miliardi, portando il fatturato complessivo non nipponico al 25% di quello totale. Per categoria di prodotto, il comparto primario sara' quello degli sport invernali che dovrebbero rappresentare il 59% del business nazionale c Oltre al maggiore fatturato, Descente si augura di raddoppiare l'utile ante imposte portandolo da circa 2,3 miliardi dell'esercizio conclusosi a marzo 2006 a 5 miliardi di yen. A tale scopo, Descente investira in misura ingente sulla crescita dei propri marchi, come ha tentato di fare negli ultimi cinque anni, anche se con meno successo di quanto sperasse. Su Descente, il marchio principale, continuera ad essere puntata grande attenzione, anche se ulteriori investimenti saranno stanziati a favore di altri marchi quali Arena e il marchio sotto licenza Le Coq Sportif. Il fatturato nell'Asia continentale dovrebbe essere generato da tre mercati principali. Secondo le previsioni, la Corea dovrebbe produrre un fatturato di 10 miliardi (ca. 70,6 mln. di euro), seguita dalla Cina con 3 miliardi e da Hong Kong con 2,2 miliardi di yen, mentre gli altri mercati dovrebbero contribuire con 2,3 miliardi. Per raggiungere questo obiettivo, Descente rinuncera al proprio tradizionale approccio di distribuzione all'ingrosso investendo nel dettaglio, franchising compreso. In tre anni, Descente si aspetta di avere 270 negozi in attivita' nell'Asia continentale rispetto ai 128 di oggi. Il grosso di questi sara' in Corea dove il marchio Descente contera' 170 negozi rispetto agli attuali 113.
Itochu Shoji e' uno degli offerenti per il marchio di accessori Kate Spade. La griffe statunitense e' stata messa in vendita recentemente dal proprietario Neiman Marcus. In Giappone, Kate Spade viene venduta tramite importazioni e su licenza da Sanei International, altro presunto offerente. Tuttavia, il forte interesse attorno al marchio, che ha stuzzicato anche un gigante dell'abbigliamento come Jones Apparel, ha portato il valore di acquisto a superare i 150 milioni di dollari, stando a quanto viene riferito. L'interesse di Itochu segue il suo recente acquisto del marchio Le Sportsac con il socio americano Accessory Network. Si dice che sia interessata anche la societa' di investimento britannica Capital Change Partners.
Hankyu ha siglato un accordo con Uni-President Group di Taiwan per l'apertura di negozi sul mercato taiwanese. I programmi sono gia' a buon punto e il primo progetto sara' probabilmente un punto vendita di 19.800 mq nella Dream Mall a Kaohsiung, in un periodo non precisato del prossimo anno. Hankyu fornira' anche i servizi di approvvigionamento, contribuendo a lanciare una serie di marchi di abbigliamento donna giapponesi nel mercato taiwanese, in collaborazione con aziende di abbigliamento nipponiche. Diversi consorzi di abbigliamento giapponesi hanno incoraggiato Hankyu ad espandersi sui mercati esteri, offrendo assistenza per la logistica e il marketing. Uni-President Group spera che il successo del lancio a Taiwan porti ad ulteriori collaborazioni sul mercato cinese dove Hankyu e' notoriamente assente, mentre i concorrenti come Isetan e Mitsukoshi si stanno facendo strada.
Un select shop francese arriva sul mercato giapponese dell'abbigliamento infantile Non e' un segreto che il Giappone sia uno dei migliori mercati del mondo per l'abbigliamento infantile di alta gamma. Con un tasso di natalita' inferiore a 1,3 bambini a coppia, il Giappone ha una piramide inversa della popolazione tale da far trascorrere notti insonni agli operatori del settore al pensiero di tutti quei nonni, cugini e zie con tanto denaro da spendere per un unico bambino. Negli ultimi anni si e' assistito ad un vero boom tra i rivenditori e adesso un'altra societa' europea ha fatto il suo ingresso sul mercato. NotSoBig e' un select shop molto rinomato di Parigi che offre una gamma di prodotti per bambini altamente selezionati, di nuovi stilisti di tutto il mondo. Lanciato nel 2002 ha una clientela fedele e l'apertura in Giappone da parte della societa' locale Fashion Suga ha riscosso notevoli consensi. Il primo marzo sono stati inaugurati due shop-in-shop all'interno del grande magazzino Takashimaya, uno a Nihonbashi, a Tokyo, e l'altro a Yokohama. I due negozi, che hanno, rispettivamente, una superficie di 17mq e 30 mq, offrono un'ampia gamma di accessori ed abbigliamento selezionati dalla boutique parigina. Ai due punti vendita gia' aperti se ne e' aggiunto un altro ad Aoyama l'11 marzo, ed entro il 2007 si prevede l'apertura di un totale di 7 negozi.
Il marchio italiano Liu Jo ha firmato un accordo di distribuzione esclusiva con la societa' giapponese Micalady. Quest'ultima ha acquisito i diritti di distribuzione sia per la brand principale Liu Jo che per "LJ by Liu Jo". Il marchio, che dalla sua nascita avvenuta 10 anni fa ha visto crescere il suo successo, attualmente possiede 41 negozi in Italia e continua ad espandere il numero dei punti vendita all'estero. Per il Giappone, Micalady ha in programma una rapida espansion Il fatturato previsto su base al dettaglio e' di 1,5 miliardi di yen (ca. 10, 7 mln. di euro) nel corso del primo anno, e di 3 miliardi di yen entro tre anni. Liu Jo deteneva un accordo con un'altra societa' giapponese, Eishin Bussan, per le vendite in questo paese. L'accordo si risolvera' con la stagione primavera/ estate, permettendo a Micalady di cominciare ad aprire i suoi negozi a partire dall'autunno. Si prevede che il marchio venga accolto positivamente dalle donne giapponesi come brand casual di alto livello Made in Italy, adatto sia al lavoro che al tempo libero.
Il Giappone come target della Turchia La Turchia ha cominciato ad effettuare ricerche sul mercato della moda giapponese circa 3 anni fa e quest'anno comincia a vedere i primi risultati. A febbraio ha avuto luogo la prima mostra di abbigliamento turco organizzata dalla Istanbul Textile & Apparel Exporters' Association (ITKIB). La Turchia, decimo esportatore tessile e quarto di abbigliamento del mondo, adesso spera di convincere le societa' giapponesi sia a cominciare a produrre abbigliamento in Turchia, sia ad acquistare marchi turchi. La ITKIB afferma che l'industria turca ha sviluppato un piano ventennale: prima di tutto per elevare gli standard produttivi; poi applicando marchi ai suoi prodotti; infine per distribuire questi marchi fuori dal Paese attraverso l'apertura di negozi. Secondo il quotidiano specializzato Senken, alla mostra svoltasi a Tokyo i buyers giapponesi si aspettavano dagli espositori prezzi piu' bassi, mentre il livello di design e' stato piu' elevato del previsto. Un altro quotidiano specializzato, il Sen-i, tuttavia, afferma che ci sono vari marchi che hanno raggiunto il successo e che esiste un buon potenziale per espandersi nel mercato giapponese. Un esempio e' costituito dalla societa' Abbate, che vende camicie con i marchi Abbate, Lorenzo, Enzo Feritti e Thomas Hard per competere con marchi di camicie italiani ed inglesi. La societa' ha gia' alcuni negozi in Europa ed e' altamente competitiva offrendo qualita' e design simili ma a prezzi inferiori di un terzo. Buone prospettive anche per marchio turco Pink Label di Dice Kayek. Sebbene le notizie pubblicate lascino intuire che all'inizio sara' difficile ottenere il favore dei buyers in Giappone, il rapporto qualita'/prezzo potrebbe far si' che una volta acquistato il prodotto lo stesso buyer torni a comprarlo. Il Sen-i inoltre afferma che il successo dei marchi e dei negozi di marchi turchi in Europa potrebbe far presagire buone prospettive a lungo termine, una volta che i turisti giapponesi in Europa cominceranno a conoscere meglio i marchi e gli stilisti di quel paese.
La passione per la campionessa Arakawa fa vendere gioielli Il successo di Shizuka Arakawa, l'atleta giapponese che ha vinto la medaglia d'oro nel pattinaggio sul ghiaccio alle Olimpiadi di Torino di febbraio, non ha soltanto scatenato il boom di tale disciplina sportiva tra i giovani e giovanissimi giapponesi, ma ha anche fatto scaturire un improvviso interesse per un certo gioiello. Oggetto del desiderio sono gli orecchini di diamanti che l'atleta ha indossato nel corso dell'evento sportivo. Gli orecchini, del marchio americano Lazare Diamonds, sono composti da 3 diamanti ed in Giappone sono venduti al prezzo di 435.000 yen (poco piu' di 3.000 euro). La filiale giapponese di Lazare Diamonds ha reso noto di avere ricevuto, dalla fine dei giochi olimpici, oltre 100 richieste per questo monile. I produttori locali si sono subito dati da fare, mettendo sul mercato repliche vendute ad un prezzo che si aggira tra i 250.000 ed i 500.000 yen. Anche Takashimaya ed il negozio di De Beers, all'interno di Isetan, hanno riferito di avere ricevuto richieste per prodotti simili. La Arakawa ha inoltre ricevuto in regalo dalla regione Piemonte un diadema con diamanti realizzato per lei dalla Associazione Orafa Valenzana. La Mediterraneo Jewels s.r.l., la societa' facente parte dell'Associazione alla quale e' stata affidata la produzione del gioiello, dal 17 al 19 aprile ha tenuto negli uffici ICE di Tokyo degli incontri con gli operatori del settore gioielleria giapponese, permettendo loro di visionare anche il diadema della Arakawa, chiamato "Dia Deo". Dopo Tokyo, la societa' ha proseguito la presentazione negli uffici ICE di Osaka il 20 e 21 aprile.
Sempre piu' numerose le aziende di cosmesi che approdano sul mercato nipponico L'azienda di profumi francese, L'Artisan Parfumeur, ha fondato una filiale giapponese al fine di espandere piu' rapidamente la sua presenza sul mercato nipponico. La societa' attualmente ha degli account solo con alcuni grandi magazzini giapponesi e qualche sporadica boutique, ma ora progetta di lasciare un'impronta importante nel mercato nipponico attraverso negozi propri. Nel frattempo l'azienda di cosmesi Coty ha confermato un nuovo accordo di licenza con Kose per il suo fortunato marchio britannico, Rimmel, che si rivolge alle adolescenti e al mercato delle studentesse in Giappone. Secondo i termini dell'accordo, Kose avra' i diritti di produzione e distribuzione sul mercato giapponese ma importera anche il prodotto dal Regno Unito. La distribuzione sara' concentrata sui canali del mercato di massa quali General Merchandise Stores (GMS), farmacie e convenience stores.
Apertura del primo flagship shop Coach a Kobe in giugno Il marchio di accessori Coach aprira in giugno il suo ottavo flagship shop in Giappone, il primo nella citta di Kobe. La struttura di 575 mq si trova nel quartiere di Motomachi, area rinomata per lo shopping. Il nuovo punto vendita rientra nella politica di apertura di negozi ad un ritmo rapido e costante, che vedra salire a 115 il numero dei negozi nel paese entro la fine dell'esercizio 2006, che si conclude in giugno 2007. Coach prevede vendite per 48 miliardi di yen (ca. 339 mln. di euro) per l'anno in corso, in rialzo del 20% rispetto all'anno precedente.
Narumiya punta all'Europa per le vendite di abbigliamento per bambini Una delle principali aziende di abbigliamento per bambini del Giappone, Narumiya International, da aprile ha cominciato a lanciare le sue collezioni sul mercato europeo. La societa' ha confermato il progetto di mirare anzitutto al Regno Unito con una mostra tenuta a Londra, e prevede di vendere ai grandi magazzini e ai negozi specializzati. Narumiya ritiene che in Europa ci sia un ampio mercato per i suoi prodotti, considerato l'interesse dei buyer europei e la loro evidente percezione che "il mercato dell'abbigliamento per bambini nipponico sia piu' avanzato e piu' sofisticato di quello europeo o degli Stati Uniti". I marchi lanciati in Europa sono "Mezzo Piano" e "Pom Ponette". Narumiya intende lavorare con un partner locale per coordinare le vendite, ma esplorera' anche l'opportunita di dare in licenza i suoi marchi nel medio termine. La societa' e' interessata, inoltre, alla concessione in licenza dei suoi marchi ad aziende europee per prodotti diversi dall'abbigliamento come gli accessori e le calzature. Narumiya vende gia' i suoi prodotti all'esterno del Giappone, a Hong Kong e in Corea.
Il successo di Omotesando Hills Il successo iniziale di Omotesando Hills, il complesso commerciale inaugurato a meta' febbraio nel cuore di Aoyama, fornisce un'utile inquadratura della ripresa della fascia alta del mercato di consumo nipponico e della rapidita' con cui sta riacquistando nuovamente vivacita'. Piu' di 70.000 persone hanno visitato l'edificio adibito a centro commerciale il suo primo giorno di apertura, confermando nei fatti le statistiche che presentavano un mercato del consumo nipponico a crescita piu' rapida rispetto a quello americano ed europeo nell'ultimo trimestre 2005, in rialzo dell'1,4%. Mori Building, la societa' che ha realizzato il complesso, afferma che le vendite stanno superando le previsioni di una percentuale a due cifre. Tra i 93 punti vendita presenti, i negozi piu' visitati sono stati - e la cosa non sorprende - quelli di accessori ed i ristoranti, con alcuni di essi che hanno dichiarato vendite del 200% superiori alle previsioni, con vendite medie unitarie da 30.000 a 50.000 yen (tra i 210 ed i 350 euro circa). L'area di Omotesando continua ad essere invasa dai consumatori che visitano il sito da tutto il Giappone.
Itochu Shoji ha siglato un accordo con un altro marchio per la sua fiorente scuderia. Questa volta ha approfittato della cessione di Kanebo, firmando con Fila per il mercato nipponico. Come sua consuetudine, Itochu ha passato le operazioni di routine ai sublicenziatari, a cominciare da Renown che avra' i diritti di produzione e distribuzione per l'abbigliamento. L'accordo di licenza di lunga data tra Fila e Kanebo si e' concluso Secondo i termini del nuovo accordo, Itochu acquisira' le operazioni giapponesi esistenti e, immancabilmente, passera' le operazioni di routine al principale sublicenziatario di abbigliamento, che nella fattispecie sara' Renown, per l'abbigliamento uomo e donna. Renown rilevera la maggior parte dei 70 shop-in-shop dei grandi magazzini attualmente operativi compreso lo staff. Inoltre espandera la gamma merceologica del marchio.
La vendita diretta torna a riprenders Gli ultimi risultati delle societa' di vendita per corrispondenza di abbigliamento suggeriscono che finalmente il settore ha ritrovato forza. Con una ulteriore razionalizzazione, qualche accorpamento tramite fusioni e acquisizioni, negozi on-line ed espansione sui mercati esteri, le societa' piu' importanti potrebbero avere un futuro piu' roseo di quanto non si potesse immaginare negli ultimi cinque anni. L'autentica innovazione giunge tuttavia dalle societa' che operano sul Web come Coffers e Fashionwalker, societa' che si da' il caso stiano aiutando a promuovere marchi europei sul mercato giapponese, offrendo una eccellente opportunita ai marchi che vogliono vendere in Giappone. Sono arrivati i risultati dell'esercizio fiscale 2005 per le maggiori societa' di vendita per corrispondenza e, dopo un decennio di contrazioni, ora vi sono raggi di speranza per tutte. Si tratta di un marcato cambiamento. Finora, le sole buone notizie dal settore della vendita diretta erano giunte da Nissen (che ora ha superato Senshukai divenendo la principale societa' di vendita su catalogo), da Belluna, da societa' piu' piccole e agili che propongono beni di consumo in rete, oltre che da Jupiter Shopping Channel, che continua a farsi strada e diverra molto presto un business da 100 miliardi di yen. Come rappresenta il Grafico 1, tutte le principali aziende prevedono incrementi delle vendite e degli utili per l'esercizio 2006. Le previsioni riflettono un sorprendente Per l'esercizio 2005, solo Nissen e Image (ex Simree), avevano registrato risultati finali positivi. Secondo le previsioni, Belluna, Dinos e Mutow dovrebbero registrare un aumento di fatturato, ma mancano ancora le cifre finali certificate. Senshukai ha registrato un ulteriore declino delle vendite scese a 145,4 miliardi di yen (poco piu' di un miliardo di euro), segnando un -1,26%. Il fatturato di Senshukai e' regredito ogni anno salvo uno negli ultimi sette anni, scendendo da 170 miliardi di oltre 24 miliardi di yen dall'esercizio finanziario 1998 in poi. Senshukai continua ad essere frenato dal regresso del fatturato del catalogo principale Belle Maison, nonostante la caduta sia ora inferiore al 5% rispetto ai declini del 7% nel 2003 e nel 2004. Tuttavia, nonostante i risultati contrastanti, buone sono le notizie riguardanti la profittabilita'. Senshukai sta iniziando infatti a generare utili costantemente piu' elevati, avendo segnato un +23,5% lo scorso anno, e con una previsione di 4,2 miliardi di yen per l'anno prossimo, un vero e proprio record se il dato sara' centrato. Un risultato che viene reso possibile dall'organizzazione di una catena produttiva in Cina. Fino a poco tempo fa, oltre il 50% del prodotto Senshukai veniva reperito localmente, rispetto ad appena il 10% di Nissen, leader del settore. Senshukai lavora in joint venture con Sumitomo, che fornisce servizi di produzione per conto terzi dal proprio ufficio di Hong Kong, e con la propria affiliata molto attiva Sumitex. Senshukai ha anche operato tagli incisivi nelle proprie attivita' logistiche, affidandole parzialmente in appalto a Sagawa Kyubin, e anche riducendo l'8% della forza lavoro nella propria sede. I risultati di Senshukai sono tuttavia meno negativi di quelli di Cecile. Quest'ultima, che un tempo era alla testa del settore, ha generato risultati molto inferiori alle aspettative, scendendo di quasi il 29% ad appena 61,2 miliardi di yen. Un calo sensibile per una societa' che vantava un fatturato di 155 miliardi di yen nell'esercizio fiscale 1999. Cecile ora si aspetta che il fatturato torni a salire, grazie all'ottimismo generato dall'acquisizione da parte di Livedoor Marketing. Tuttavia, ora che Livedoor attraversa un brutto momento, potrebbe essere in dubbio il futuro dei finanziamenti pianificati necessari per revisionare la gestione e amministrazione, l'infrastruttura delle vendite Internet e la inefficiente catena di fornitura di Cecile. Se Livedoor non e' piu' in grado di fare invertire la tendenza a Cecile, Mutow ben presto potrebbe rivendicare il quinto posto nella classifica delle vendite, nonostante esso stesso sia andato perdendo 10 miliardi di yen di fatturato negli ultimi sei anni. La vera preoccupazione di Livedoor Marketing dovrebbe tuttavia essere il fatto che Cecile sia andata esibendo il raddoppio della circolazione del suo catalogo nel 2003, continuando tuttavia a registrare un calo delle vendite. Solo interventi chirurgici profondi sia sul fronte della catena di fornitura che dell'organizzazione centrale possono risolvere i problemi di Cecile. Non tutto e' tuttavia catastrofico. Gli autentici promettenti protagonisti nella vendita su catalogo sono Nissen e Belluna. Entrambe le societa' assicurano agli investitori una costante crescita anno per anno. Belluna e' riuscita a raddoppiare le vendite dall'esercizio finanziario 1999 in poi, salendo da 61,3 miliardi a 122,1 miliardi di yen nell'anno conclusosi a marzo 2006 (dati non definitivi), il quattordicesimo anno di aumenti consecutivi delle vendite. Anche gli utili ante imposte sono raddoppiati nello stesso periodo passando da 6 a 12 miliardi di yen. Parte di questa crescita e' dovuta al consolidamento, ma ha avuto luogo anche una espansione su nuove attivita', in particolare l'allargamento alle vendite basate su Internet e nuovi cataloghi, oltre all'espansione all'estero. Belluna vanta inoltre una clientela molto fedele e crescente che spazia dalle quarantenni alle sessantenni, con oltre 4 milioni di clienti attivi. Si e' allargata sui mercati esteri con un successo maggiore di qualsiasi altra grossa ditta, con una solida presenza in Corea, e tramite la controllata statunitense BN International. Belluna si e' anche avvalsa della propria costante profittabilita' per finanziare una espansione sul mercato altamente competitivo delle donne giovani attraverso i propri cataloghi Ryu Ryu (ventenni) e Luar (trentenni), nonche' sul catalogo per interni chiamato Sutekina Zakka anch'esso rivolto alle trentenni. Belluna ha messo a punto delle innovazioni in questi settori che vengono ora copiate da altre societa'. Ad esempio il catalogo Ryu Ryu e' legato ad un sito di telefoni cellulari in cui le lettrici possono chiedere di fare da modelle sui cataloghi, un modo piu' che certo di attrarre nuove clienti. Il catalogo Luar e' stato sviluppato come rivista on-line, una formula che ora viene adottata da societa' come fashionwalker. Belluna gestisce con successo anche attivita' di vendita per corrispondenza di singoli prodotti nei settori dei cosmetici e dei prodotti naturali. Piu allettante e' la prospettiva di una acquisizione di una piu' piccola societa' di vendita per corrispondenza l'anno prossimo. La performance e le sfide delle societa' leader riflettono i trend generali con cui devono fare i conti le societa' di vendita di abbigliamento per corrispondenza e via Internet. Si tratta delle seguenti tendenze a) costante ristrutturazione volta a ridurre i costi e a razionalizzare le attivita', compresi investimenti nelle vendite via Internet b) concorrenza da parte di nuove e piu' agili ditte basate su Web e dei negozi specializzati c) necessita' di reperire nuovi mercati in cui smaltire l'eccesso di capacita' produttiva - nonostante la grave contrazione gia' avvenuta sul mercato delle vendite su catalogo. Queste sfide vengono affrontate con una serie di strategie comuni che queste societa' mettono in atto con vari gradi di successo. La ristrutturazione delle maggiori societa' in termini sia di risparmi sui costi di gestione che di diversificazione resta una priorita'. Nissen da parte sua continua ad essere in testa in termini di fatturato complessivo, ma anche di razionalizzazione delle attivita', seguita da vicino da Belluna. Nissen ha assistito ad una caduta degli utili ante imposte del 12,9% lo scorso anno, un fatto tuttavia dovuto soprattutto alla necessita' di includere l'imposta sul consumo nel proprio catalogo principale, Nissen, in modo da lasciare immutati i prezzi esposti a seguito dell'obbligo di esporre prezzi comprensivi dell'imposta - in realta uno sconto generalizzato del 5%. I miglioramenti della logistica sono stati ingenti con un miglioramento dell'1% nell'indice dei costi di evasione degli ordini, e un miglioramento dell'1,2% nel costo delle vendite. Quest'ultimo e' stato raggiunto incrementando l'approvvigionamento estero di un ulteriore 2% mentre i costi di evasione degli ordini sono stati ridotti accorpando gli ordini dei clienti al fine di ridurre le spedizioni. Nel contempo Nissen ha incrementato il numero dei clienti da 20,2 milioni a 21,63 milioni, 5,27 milioni dei quali sono attivi rispetto ai 5,05 milioni di un tempo. Ulteriori risparmi sono previsti quest'anno grazie ad un nuovo call center basato su un sistema di telefonia VoIP e al nuovo contratto con le Poste nipponiche per la spedizione dei cataloghi. Nissen sta diversificando le sue operazioni anche con una nuova joint venture con e-Bookoff, societa' operante via Internet con sede a Nagoya che raccoglie una fetta significativa dei mercati dell'abbigliamento e dei libri di seconda mano. L'alleanza con Nissen fara' si' che i 21 milioni di clienti di Nissen siano ora esposti a questo nuovo mercato di articoli di seconda mano. Senshukai continua a collaborare con Sumitomo e al tempo stesso cerca di diversificare le vendite su catalogo mirando a segmenti di consumatori meglio definiti. Ne sono un esempio il catalogo Rashisa rivolto alle quarantenni, e l'apertura dei nuovi negozi tradizionali come Cisty, un negozio di abbigliamento e accessori per viaggi inaugurato in febbraio. Senshukai ha pubblicato inoltre un catalogo di gioielli in aprile. Anche Dinos, la consociata di Fuji Sankei, sta ampliando la sua gamma di cataloghi e quest'anno ha aperto il primo Cafe Dinos. Il suo target specifico e' il mercato degli uomini della generazione Dankai (i nati tra la fine degli anni '40 ed i primi anni '50, n.d.r.). Invece, Mutow e Image hanno dovuto arrangiarsi con i cataloghi esistenti e devono ancora uscire con pubblicazioni migliori. D'altro canto, Image sta godendo i frutti di un miglioramento importante del fatturato delle vendite tradizionali, grazie al successo dell'acquisizione del marchio Transcontinents, ed ha lanciato un nuovo concept store di successo chiamato Material Girl, che gli ha valso un'impennata delle vendite di oltre il 20% nell'esercizio 2005. I maggiori risparmi sui costi derivano dal passaggio delle transazioni al Web. Le principali aziende stanno tutte investendo molto nell'infrastruttura per sostenere il carico crescente delle vendite on-line. Senshukai afferma che, secondo i suoi piani, entro il 2007 piu' del 40% delle vendite deriveranno dalla sua presenza su Internet. Belluna conta di raggiungere livelli analoghi entro il 2009/10. A questo proposito il grafico 2 mostra la transizione rapida alle vendite via Internet, con Nissen Esiste un divario enorme tra i primi due e gli altri, infatti i terzi classificati, Dinos e Cecile, lo scorso anno hanno realizzato solo 15 miliardi di yen ciascuno per le vendite on-line. Ciononostante, tutte le aziende sono concordi nel prevedere che, entro un lasso di tempo da tre a cinque anni, il 50% delle vendite proverra' da negozi on-line, attraverso nuovi investimenti. Le aziende si servono del Web anche come sistema piu' efficace in termini di costi per lanciarsi in nuovi mercati. Dinos, ad esempio, lancera' un nuovo sito per clienti donne piu' giovani in giugno e Image ha lanciato Modekuru, un sito che si avvale di modelle/i famosi per offrire suggestioni di stile sul prodotto Image, con una visuale a 360 gradi dei modelli che indossano il prodotto. In termini di nuovi mercati, le aziende piu' grandi sono sorprendentemente reticenti a lanciarsi in Cina. Dall'ultima indagine sulle vendite per corrispondenza svolta da JapanConsuming lo scorso anno, a tutt'oggi esiste ancora solo un operatore nipponico sul mercato cinese, Cubics, che distribuisce un catalogo intitolato Private Colors nel mercato delle impiegate di Shanghai e rimane un'attivita' modesta, con vendite intorno a 1,3 milioni di yen. Cio' e' dovuto in parte alle nuove leggi in Cina che hanno reso piu' difficile gestire le attivita' di vendita diretta. Al fine di tenere d'occhio il mercato e realizzare un certo utile in Cina, alcune aziende hanno avuto l'idea di vendere la loro competenza in sistemi e software. Mutow, ad esempio, collabora con Itochu per vendere servizi di consulenza e software e progetta di lanciare le sue operazioni in quel paese nei prossimi anni. In altri mercati, il business ha fatto presa: Nissen e' presente a Taiwan e nella Corea del Sud, anche se le vendite sono ancora limitate e si aggirano sugli 80 miliardi di yen a Taiwan e 500 milioni di yen in Corea - tuttavia le vendite in Corea dovrebbero raddoppiare a 1 miliardo di yen quest'anno. Nissen possiede anche una joint venture per attirare i cittadini giapponesi espatriati nel resto del mondo. A parte questi sforzi minori, l'espansione all'estero rimane limitata, soprattutto se confrontata alla rapida espansione in Asia da parte dei retailer specializzati in abbigliamento. Il passaggio a Internet, i nuovi cataloghi e i negozi, e una certa espansione all'estero mostrano tuttavia che vi sono segni incoraggianti di innovazione e diversificazione da parte dei principali protagonisti del mercato interno. Ciononostante, la concorrenza da parte di nuove societa' operanti via Internet e' in aumento. Libere dagli oneri e dalle spese di aziende tipo Senshukai, la nuova generazione di societa' Internet di abbigliamento presenta temibili sfide per le aziende che operano in modo tradizionale, sia in termini di innovazione sia di linee di prodotti, ed alcune sono target di acquisto ideali. Un esempio per tutti e' Coffers (www.coffers.jp), la boutique di lusso on-line. Coffers e' stata creata esattamente un anno fa, ed offre una soluzione brillante a marchi esteri piu' piccoli che cercano di ottenere accesso al mercato nipponico. La societa' si avvale di un ufficio a New York per trovare marchi non venduti in Giappone. Servendosi di una rete di stylist e buyer di tutto il mondo, si e' gia' costruita una reputazione invidiabile come fonte di prodotto di qualita' tra le donne in carriera, grazie anche al reclutamento della stylist della popolare serie televisiva Sex and the City, Patricia Field, e dello stylist delle supermodelle, Rod Novoa. Entrambi hanno dedicato pagine del sito alle linee dei loro prodotti mentre altre pagine organizzano il prodotto per temi come "appuntamento speciale", "festa a casa", "villeggiatura" e cosi via, come pure per marchio e tipo di prodotto. Il sito offre di tutto, dall'abbigliamento ai prodotti per animali domestici, tutti con un posizionamento di lusso - una borsa Darby Scott, ad esempio, viene venduta alla cifra di 400.000 yen (ca. 2.800 euro). Il sito propone attualmente circa 350 articoli e vanta vendite medie di 40.000 yen a cliente. La societa' assicura persino i servizi di confezionamento dei grandi magazzini e gli alti livelli di assistenza alla clientela. In un certo senso assomiglia al sito Net-a-porter del Regno Unito in termini di target di mercato e di prodotto di alta gamma, ma differisce per il fatto che offre un prodotto non disponibile altrove in Giappone. A dimostrazione della potenza del concetto, Coffers e' riuscito a convincere 10 marchi a concedergli l'esclusiva per il mercato nipponico, pur non avendo una presenza al dettaglio. Ora si prevedono ulteriori esclusive in seguito alla firma di un accordo tra Coffers ed Eternal, distributore di marchi esteri. Eternal, che fornira' una presenza operativa tradizionale per i marchi Coffers, attualmente e' in trattative con i grandi magazzini per spazi da 66 a 99 mq ed ha in programma anche un flagship shop. La concorrenza per le grandi aziende proviene anche dai fornitori di marchi gia' sul mercato. Come riferito di recente (vedere numero di aprile, n.d.r.), Girlswalker.com ha lanciato una nuova rivista moda basata sul Web denominata fashionwalker.com. Il sito offre una serie di cataloghi impostati A far presa sul retailing moda on-line e' anche Zozotown, il centro commerciale di select shop virtuale che offre shopping dalle principali catene di select shop come United Arrows, Sazaby e Beams. Zozotown rimane un'attivita' relativamente piccola, con vendite per 3,6 miliardi di yen lo scorso anno, ma e' in rapida crescita. L'aspetto importante riguardo alle venture come Fashionwalker e Zozotown non e' la loro dimensione, ma la loro varieta e la crescita in numero. Se da un lato attualmente sono pochi i siti moda on-line a rappresentare una minaccia per i grossi protagonisti del mercato, considerati nel complesso stanno rosicchiando terreno alle grosse aziende, e gridano forte un messaggio che Senshukai e gli altri potrebbero non gradire: le dimensioni non rappresentano piu' il punto di riferimento superiore, come quando la vendita diretta significava solo fare arrivare milioni di tonnellate di pagine stampate ad ogni famiglia sulla terra. Tuttavia, le aziende operanti tramite catalogo hanno qualcosa che qualunque azienda Internet puo soltanto sognare: enormi database di clienti spesso con ben il 5% della popolazione come acquirenti attivi, e sistemi di distribuzione dei cataloghi che consentono di mantenere e sviluppare la consapevolezza del marchio per attirare i clienti ai loro negozi on-line. Questo potere probabilmente dara alle principali societa' di vendita per catalogo una vita piu' lunga, e potrebbe comportare il loro incorporamento di aziende del calibro di Zozotown come consociate, anziche lasciarle sviluppare come temibili concorrenti. Per il momento tuttavia, il settore della vendita diretta di abbigliamento sembra avere toccato il fondo e, una volta perfezionate alcune fusioni, sembra pronto per un nuovo periodo di crescita e innovazione.
Si lavano senza detersivo le nuove T-shirt di Aigle Yamato International ha lanciato una nuova gamma di T-shirt per le quali proclama sia sufficiente il lavaggio in acqua. Realizzate in Ecomagic, un materiale originale elaborato dalla giapponese Gunze, le T-shirts sono state immesse sul mercato a meta' aprile. La societa' sostiene che per il lavaggio basta usare soltanto acqua e che anche di quest'ultima e' necessaria un piccola quantita'. Per lavare 4 kg di capi Ecomagic ogni giorno, per un mese, sono necessari solo 1.080 litri di acqua. Il tessuto era stato gia' messo in commercio nel febbraio 2002 e per l'esercizio 2005 si prevede di arrivare a 200.000 maglie vendute. Si nota sul mercato l'accresciuta consapevolezza nei confronti dei problemi ambientali da parte dei produttori.
Ralph Lauren inaugura il suo flagship a Tokyo Ralph Lauren e' venuto in Giappone a fine marzo per inaugurare il suo enorme flagship shop di 2.200 mq a Omotesando, proprio accanto a Omotesando Hills, attualmente mecca di numerosissimi visitatori. Il negozio, rivestito di bianco e simile ad una casa coloniale, e' stato aperto per dare nuovo tono al marchio che negli ultimi 5 anni non aveva mostrato grande vitalita', forse perche' le troppe licenze avevano provocato una diluizione della sua immagine. Nonostante cio, il marchio riporta vendite al dettaglio per 100 miliardi di yen (ca. 700 mln. di euro). Il nuovo La decisione di aprire il negozio fa seguito agli investimenti di successo da parte della societa' americana nelle sue operazioni giapponesi, che hanno portato alla creazione di una joint venture con Onward Kashiyama che assicura alla societa' circa il 50% dei titoli azionari. Le licenze continuano ad esserci, ma Polo Ralph Lauren ne sta eliminando alcune tra quelle periferiche che risalgono ad una decina di anni fa. Con gamme di prodotti su licenza piu' ristrette, con il nuovo flagship e con un'economia in crescita - soprattutto nell'ambito del mercato maschile - Polo Ralph Lauren sembra avere tutte le carte in regola per cominciare bene. |
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Maggio 2006
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Istituto nazionale per il Commercio Estero |
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