
Il Giappone è alle prese con un paradosso di e-commerce, sempre
più persone passano alla banda larga ADSL e ai collegamenti
a fibre ottiche a casa, ma la maggior parte di loro trova, ancora,
più comodo accedere a internet attraverso il cellulare.
In un bollettino governativo del 10 dicembre, il numero degli attuali
iscritti a internet in banda larga è stato dichiarato pari a
5.117.860 - quota raggiunta in soli due anni e, per la prima volta,
sopra la soglia dei 5 milioni. La percentuale di diffusione supera
già il 20% delle famiglie. InfoCom Research stima che, agli
attuali ritmi di adesione, toccherà il 60% entro la fine del
2003 e che, entro il 2005, i servizi di accesso a banda larga saranno
utilizzati da circa l’85% delle famiglie.
Per il momento, tuttavia, la banda larga e tutti gli altri servizi
basati su PC sono arretrati rispetto all’accesso tramite telefonino,
in termini di utilizzo complessivo. Nel maggio 2002, il Giappone aveva
in circolazione settanta milioni di cellulari con capacità di
navigazione in internet, più di un telefonino ogni due persone.
Nonostante le vicissitudini di NTT, i sistemi di accesso via cellulare
stile “paga per pacchetto di informazioni” i-mode, hanno
registrato un enorme successo in Giappone. I cellulari giapponesi sono
molto più avanzati rispetto a quelli di altri paesi e offrono
vere e proprie e-mail su molti servizi, non solo i brevi “messaggi
di testo”, che vanno a ruba tra i giovani europei.
Questo ha ostacolato, in generale, lo sviluppo dell’e-commerce,
ma numerose società stanno ora acquisendo molti clienti attraverso
i telefonini. Culture Convenience Club (CCC), la catena di noleggio
video, ad esempio, sostiene che i tassi di risposta alla pubblicità attraverso
i cellulari sono molto più rapidi dei servizi e-mail in generale
(anche se non è chiaro se questo è valido a livello generale
o riguarda soltanto il Giappone). CCC offre circa 300.000 articoli
compresi CD, DVD e giochi attraverso la sua divisione vendite on-line
e ha realizzato un fatturato dell’ordine di 4,5 miliardi di yen
nel 2002, 30% in più rispetto l’anno precedente. La società sostiene
che il 70% delle vendite sono realizzate grazie agli ordini via telefonino,
inoltre, prevede che la crescita continuerà al ritmo del 30%
annuo sicuramente fino al 2004.
I giovani consumatori adolescenti e ventenni rappresentano i gruppi
chiave, desiderosi di acquistare gli ultimi album e avere informazioni
aggiornatissime sugli idoli del momento. I telefoni cellulari permettono
a questi gruppi di ricevere, per posta, riviste e altro materiale pubblicitario
sui personaggi preferiti, in qualsiasi momento, anche mentre lavorano
o sono a lezione. Stando a quanto sostiene CCC, i consumatori fanno
totale affidamento sui cellulari e molti pensano di non avere bisogno
di connessioni da PC.
METI ha stimato il mercato e-commerce del cellulare pari a 120,5 miliardi
di yen nel 2001, ma prevede che la cifra raddoppierà entro il
2005, portandosi a circa 239,0 miliardi di yen.
Il braccio di consulenza vendite via cellulare di Recruit, Mo-on,
sostiene che, indipendentemente dalla diffusione che avranno le connessioni
PC a banda larga, molti consumatori saranno restii a passare alle connessioni
via PC semplicemente perché il telefonino è troppo comodo.
La capacità di connettersi ovunque, in qualsiasi momento, oltre
alla capacità di comunicazione in più che offre un telefono,
continua a esercitare un fascino irresistibile. SOPRA
Intesa fra le piccole aziende
di abbigliamento per diventare competitive
Secondo
quella che è una prerogativa squisitamente nipponica, la concorrenza,
in Giappone, spesso significa collaborazione. Le piccole aziende
si stanno associando per sviluppare marchi di abbigliamento comuni
e competere contro la minaccia cinese. Programmano di vendere i marchi
in Europa? Concorrenza? Probabilmente, no
Nel
2001, in Giappone si contavano circa dodicimila, fra piccole e medie
imprese di produzione di abbigliamento, in calo
del 20% rispetto al 1996. Con le importazioni di abbigliamento che
rasentano i 2,3 trilioni di yen nel 2001, rispetto ai soli 43 miliardi
delle esportazioni, le società e le associazioni di categoria
hanno cercato di escogitare strategie per espandersi all’estero.
Poiché la produzione cinese domina la fascia bassa del mercato,
l’unico metodo affidabile è creare marchi di fascia medio-alta.
Tuttavia, la maggior parte delle piccole aziende sono ditte che producono
per altri marchi e dettaglianti e non hanno cognizione di commercializzazione
di un marchio e di marketing. Per superare questo ostacolo, diverse
società si sono associate per unire le risorse e creare marchi
in collaborazione per i mercati di esportazione.
I tentativi di gruppi di società per creare un marchio in collaborazione,
raramente hanno avuto successo. Il marchio WiLL, ad esempio, è famoso
per la scarsa performance. Tuttavia, l’idea di collaborare per
la creazione di un marchio esercita un certo fascino per le società di
abbigliamento nipponiche, soprattutto quelle alle prese con la concorrenza
cinese.
Un paniere misto di società, da produttori di abbigliamento
a produttori di orologi, con l’ovvio supporto di una trading
company, hanno realizzato un nuovo marchio espressamente per l’esportazione.
Le società si augurano che il marchio di abbigliamento uomo,
che si chiamerà Bido, si possa vendere bene nei mercati nordamericani
ed europei. A quanto sembra, il gruppo di società ritiene che
l’etichetta del Made in Japan avrà un valore di marchio
sufficientemente importante di per sé, da distinguersi rispetto
alla produzione cinese.
Fra i nove membri del gruppo figura Kakiuchi, una società commerciale
di media grandezza specializzata in tessili per abbigliamento, che
possiede il franchise per Kookai, in Giappone. Tra i produttori figurano
Ohga, ditta di abbigliamento maschile affiliata a Itochu, con collaborazioni
di lunga data con Katherine Hamnett, e Citizen, il produttore di orologi.
Le vendite inizieranno nella seconda metà del 2004 e gli abiti
saranno prezzati attorno agli 80.000-100.000 yen. Si prevedono vendite
per 2 miliardi di yen, nel secondo anno. SOPRA
Trussardi annulla la licenza Teijin
Trussardi, il marchio di lusso, ha annullato il suo secondo
accordo di licenza generale nell’arco di tre anni. Diversamente
dalla maggior parte dei grossi marchi, tuttavia, non aprirà una
propria filiale in Giappone, ma firmerà con un nuovo socio:
Mitsui. I cambiamenti illustrano alcune delle diverse strutture di
concessione
di licenze disponibili per le marche italiane

Il
primo a muoversi, l’ultimo a imparare
Nel 1999, Trussardi scosse l’industria della moda giapponese
annunciando l’annullamento dell’accordo di licenza/importazione
con Itochu Shoji. Trussardi è stato uno dei primi gruppi di
marchi di spicco a troncare i rapporti con la trading company. Diversamente
da molti, tuttavia, non la ha sostituita con operazioni proprie, ma
ha siglato un nuovo accordo con Teijin, la grande azienda tessile,
che ha acquisito il 90% di una nuova società, Trussardi Japan.
Come per gli altri grossi marchi, uno dei principali motivi dell’operazione è stata
la preoccupazione di distribuire i prodotti importati anziché la
merce in licenza. Inoltre, la società, al pari di altre, ha
intuito la necessità di competere con un sempre maggior numero
di negozi indipendenti.
Questo è ciò che sta dietro all’accordo con Teijin.
Nonostante il gigante del tessile avesse un’esperienza limitata
nella distribuzione e nella vendita al dettaglio di marchi di lusso,
sembra che Trussardi ritenesse di poter esercitare un maggiore controllo
sul suo nuovo partner. In particolare, con il nuovo contratto si aspettava
che la percentuale di prodotti importati sarebbe aumentata e che nuovi
flagship avrebbero consentito di sollevare il profilo del marchio.
I flagship non sono mancati, ma le ubicazioni scelte sono state tutt’altro
che ideali. Il primo è stato aperto di fronte a Sogo Yurakacho,
proprio prima che questi si trasformasse in un negozio discount di
articoli elettrici. Il negozio era indubbiamente originale e spazioso,
ma purtroppo, raramente ha avuto l’affluenza adatta al tipo di
spazio. Il secondo negozio è stato aperto all’estremità sbagliata
di Kotto Dori, a Aoyama, in un edificio difficile, con una presenza
di marchi limitata. Per la fine del 2002, i negozi di sola importazione
in Giappone erano sei, anche se tre di questi sono punti vendita, a
dimostrazione del fatto che la gestione del marchio non è stata
ottimale durante il periodo di Teijin.
Fuori uno, sotto un altro
L’1 gennaio 2003, l’attività di licenza Trussardi è passata
a Mitsui, mettendo fine al contratto quinquennale con Teijin, con un
anno di anticipo. Contestualmente, Teijin ha annunciato che i sei negozi
di importazione avrebbero chiuso entro maggio. Mitsui e Trussardi rilanceranno
l’attività di importazione in futuro, ma non si può paragonare
questa strategia alle attività parallele di negozi di sola importazione
e distribuzione su licenza. E non c’è da stupirsene. La
creazione di importazione e distribuzione su licenza parallela e distinta
va contro ogni tendenza recente nella distribuzione dei marchi di lusso.
Oltre a creare una notevole confusione nei consumatori, i punti di
prezzo misti e lo stile danneggiano il posizionamento e la strategia
del marchio.
L’attività di licenza nipponica attualmente conta dieci
sublicenziatari, che passeranno sotto il controllo di Mitsui, fra questi
c’è l’operatore in franchise King Group. Attualmente,
si stima che l’attività in concessione abbia un fatturato
di circa 5 miliardi di yen, ma Mitsui spera di portare la cifra a 8
miliardi di yen, nell’arco di alcune stagioni. Tutte le attività di
importazione saranno sospese fino a quando la distribuzione Trussardi
in Giappone non sarà stata riorganizzata.
Uno in più nella crescente collezione Mitsui
Mitsui, di recente, è salito agli onori della cronaca per l’ottimo
affare concluso. Dopo aver annunciato la formazione di un fondo d’investimento
interno per l’acquisto di marchi giapponesi e internazionali,
la società ha rapidamente ampliato il numero di marchi della
moda e vendita al dettaglio.
Mitsui era già uno dei principali protagonisti nella licenza,
importazione e distribuzione dei marchi, ma il suo portafoglio era
per lo più costituito da griffe europee, quali Pierre Cardin,
Burberry, Valentino. Mitsui ha, inoltre, acquisito Hanae Mori e Le
Ciel Bleu e il suo intervento è stato decisivo nell’accordo
tra l’affiliata Sann Frere e Pringle. Trussardi si aggiunge a
questo gruppo, ma Mitsui si è anche adoperata per firmare accordi
con marchi meno esclusivi.
Lo scorso mese, Mitsui ha aperto una nuova attività in joint
venture con Mango (vedi numero di febbraio della newsletter della moda);
inoltre, sempre il mese scorso, Mitsui ha siglato un altro accordo
di licenza generale, con il marchio francese Et Vous e la seconda linea
EV by Et Vous. Il contratto è con Kise, azienda giapponese proprietaria
dei marchi in Giappone. Attualmente, sono presenti tre sublicenziatari
in Giappone, compresi Ogitsu, per le calzature, e PX, per l’abbigliamento
donna. Le vendite si attestano sui 7,5 miliardi di yen, ma Mitsui aumenterà il
fatturato a 12 miliardi di yen, aggiungendo licenziatari per borse,
accessori e abbigliamento maschile, al suo vasto gruppo di affiliati
e partner. SOPRA
Altro
anno, altro record: Louis Vuitton
Il prezzo aumenta e i nuovi negozi hanno permesso
a Louis Vuitton, considerato, oggi, da alcuni, come il marchio di
valigeria
nazionale del Giappone, di mantenere una crescita a due cifre. Ma c’è molto
di più dietro questo successo

Louis
Vuitton Japan si è ripetuto, registrando,
anche quest’anno, vendite record. Le vendite sono salite del
15,1%, attestandosi su 135,7 miliardi di yen per l’anno fiscale
2002. Il risultato si pone sulla scia dell’incremento del 17,6%
registrato lo scorso anno, con un fatturato di 117,9 miliardi di yen.
La crescita di quest’anno è dovuta a diversi fattori,
non secondaria l’apertura del nuovo flagship a Omotesando, il
più grande negozio Louis Vuitton al mondo, davanti al quale,
il giorno dell’apertura, si è avuta una fila di millecinquecento
persone. Lo scorso anno, c’è stata l’apertura di
un negozio a Kobe e, negli ultimi mesi del 2001, è stato inaugurato
un negozio a Sapporo. Lo scorso novembre, la filiale giapponese ha
annunciato ulteriori aumenti dei prezzi, dopo i rialzi del 9,5% a febbraio
2001 e, ancora, 2002 - i primi aumenti dal 1998. Questa volta, i prezzi
hanno subito un incremento di circa il 6% sulla maggior parte delle
linee di prodotti, a eccezione di pronto moda, calzature e i nuovi
orologi. L’incremento è stato indotto dall’indebolimento
dello yen e dimostra la consapevolezza di Louis Vuitton della sua posizione
esclusiva, in Giappone.
Gli aumenti di prezzo hanno favorito le vendite confrontate per periodo
ma, nonostante i rialzi - o forse a causa di questi - l’aumento
della domanda ha favorito lo sviluppo delle vendite, che a quanto sembra
hanno registrato un incremento a due cifre. Le vendite per cliente
sono rimaste invariate intorno ai 75.000 yen.
Oltre che alla pubblicità ai nuovi negozi e agli aumenti dei
prezzi, il miglioramento delle vendite, confrontate per periodo, è attribuibile
anche al notevole impulso delle attività, in Giappone, nel corso
degli ultimi tre anni. Anziché riposare sugli allori, Vuitton
Japan ha investito in operazioni di back office e ristrutturazione.
Nel back office, l’attenzione si è concentrata sui miglioramenti
dell’assistenza clienti, attraverso la formazione del personale,
considerata dai dirigenti elemento fondamentale per mantenere l’esclusività e
la preferenza per il marchio. A Parigi, è stato creato un team
di consulenti per l’assistenza ai clienti, fra cui diversi membri
del personale nipponici, al fine di predisporre un migliore addestramento.
Contestualmente, nel corso del 2002, è proseguito l’insediamento
del personale Vuitton nelle concessioni dei grandi magazzini. Nel 2001,
venticinque concessioni sono rilevate, ma ora quasi tutte hanno personale
Vuitton.
Il 2002 è stato anche l’anno della realizzazione di un
nuovo sistema di gestione della catena di approvvigionamento, in relazione
al quale sono stati addestrati tutti i dipendenti dei negozi Vuitton.
Il sistema collega i negozi direttamente alle fabbriche. Di conseguenza,
la gestione dell’inventario è diventata più efficiente
e il controllo delle migliori vendite realizzate è migliorato.
Il 2003, mostra tutti i segni per essere un altro anno interessante
per Vuitton, come anche per altre marche del Gruppo LVMH. Quello di
Kobe è stato il primo complesso pluri-marca aperto da LVMH Fashion
Group Japan e, quest’anno, il concetto sarà ripetuto ad
Aoyama e, se possibile, in altre località.
Anche Dior mostra di essere sempre più forte, richiamando un
gruppo di consumatori più giovani e disinvolti nella spesa -
come si rileva dalla linea di cosmetici, buon indicatore del successo
riscosso dal riposizionamento del marchio.
La crescita di altri marchi oltre che auspicabile, potrebbe rivelarsi
necessaria. L’apparente facilità con cui Vuitton Japan
continua a mettere a segno una crescita delle vendite a due cifre di
anno in anno, nasconde una difficile attività di equilibrio
necessaria per mantenere l’esclusività, perseguendo, al
contempo, una strategia di crescita. Se diventa troppo esclusivo, i
consumatori più giovani potrebbero esserne intimiditi e spostarsi
verso marchi più casual, ma sempre di lusso come Coach; se diventa
troppo generico, la base dei consumatori chiave abbandonerà il
marchio per pascoli più esclusivi. Una politica difficile da
mantenere, ma, a giudicare da come si è mossa fino a oggi, LVMH
Japan saprà trovare una via d’uscita. SOPRA
World
cambia
World,
un tempo il più grande gruppo di abbigliamento giapponese,
sta pianificando le future sfide con nuovi avversari e la ricostruzione
della sua posizione nel mercato. Nel programma per tornare a essere
una SPA di prima grandezza, il target sono i giovani consumatori
e uno degli obiettivi è l’espansione delle catene di
select shop di proprietà come Aquagirl, venditore chiave di
marche italiane e straniere in generale
Un
tempo World deteneva il titolo di maggiore gruppo di abbigliamento
nipponico. Oggi, la posizione è saldamente
in mano a Onward Kashiyama. Il divario, in termini di vendite e performance è andato
sempre più ampliandosi, e World ha intrapreso svariate iniziative
per rafforzare i suoi risultati, tra cui nuovi marchi, collaborazioni
per la realizzazione di marche e chiusure di negozi che davano risultati
insoddisfacenti. Ultimamente, la società ha accelerato le aperture
di punti vendita periferici e, dopo aver toccato, a novembre, il prezzo
delle azioni più basso mai registrato, ha deciso di cambiare
anche gli account.
In una recente intervista con Nikkei, il presidente di World, Hidezo
Terai, ha illustrato le iniziative per incrementare vendite e utili,
nonché per fronteggiare il graduale crollo del prezzo delle
azioni che, dal massimo decennale del novembre 1999 di 14.300 yen,
ha toccato, il mese scorso, i 1.730 yen. A settembre, World ha concluso
la prima parte dell’anno finanziario 2002 registrando un calo
degli utili, in seguito a costi più elevati e a vendite fiacche
nei grandi magazzini. Terai ha dichiarato che l’incremento dei
costi è stato, in realtà, conseguenza della fusione di
quattro società di vendita all’inizio del primo semestre,
evento che ha determinato un aumento di 1 miliardo di yen in costi
di personale; Terai prevede, nel secondo semestre, un ulteriore aumento
di 200 milioni di yen.
Per far fronte alla diminuzione delle vendite presso le concessioni
nei grandi magazzini, World sta espandendo i negozi gestiti direttamente
nei centri commerciali periferici e nei palazzi della moda presso le
stazioni. Nonostante ciò significhi un aumento dei costi di
capitale e, di conseguenza, del debito produttivo di interesse, Terai
ha dichiarato che la misura è necessaria per contrastare il
calo delle vendite nei grandi magazzini, soprattutto se si considera
che, nei centri commerciali, sono le teenager alla base dei principali
risultati positivi dell’industria della moda. Tuttavia, in separata
sede, la società ha anche annunciato piani per incrementare
il numero di family store Hush Hush nei centri commerciali, portandoli
da ventiquattro a sessanta. Terai ha affermato che i costi di apertura
di un negozio in un centro commerciale sono dieci volte superiori rispetto
a quelli per un outlet in un grande magazzino e ciò, in parte,
spiega l’aumento di 4 miliardi di yen di spesa di capitale per
il primo semestre dell’anno finanziario 2002.
World, inoltre, è sempre più concentrato nell’espansione
del suo portafoglio di catene di select shop. Oltre a una partecipazione
di maggioranza in United Arrows, la società possiede catene
di proprietà come Aquagirl. Rispetto ai punti vendita SPA, questo
genere di negozi presenta il vantaggio di mescolare le marche del negozio,
che costituiscono la parte più consistente delle vendite, con
una gamma di interessanti etichette giapponesi e straniere; in questo
modo, il branding è superiore e si realizzano margini più elevati.
Inoltre, questi negozi hanno una capacità di attrazione sui
giovani consumatori, attenti alle tendenze moda, più alta degli
SPA.
Fino a poco tempo fa, World non disponeva di sistemi POS che collegavano
i negozi con i centri di produzione. La loro recente introduzione ha
determinato una diminuzione dell’inventario invenduto dal 15-20%
al 10% circa. Si prevede, pertanto, una crescita del cash flow di circa
50 miliardi di yen, con un incremento delle vendite appena al di sotto
del 20%. Terai ha dichiarato che la produzione su base giapponese non
subirà riduzioni significative e, contrariamente ad altri operatori
SPA come Itokin, continuerà a rappresentare il 65-75% della
produzione totale. World ritiene, infatti, che nel soddisfacimento
della domanda di articoli moda di tendenza, la produzione degli ordini
con consegna a breve termine abbia un ruolo più importante della
produzione a basso costo.
Per l’anno conclusosi nel febbraio 2003, World prevede vendite
consolidate per 235,1 miliardi di yen rispetto ai 221,7 miliardi nell’anno
finanziario 2001, con una previsione di utile, prima delle tasse, pari
a 13,1 miliardi di yen, rispetto ai 12,9 miliardi dello scorso anno.
Per quanto riguarda, poi, il minimo storico toccato dal prezzo delle
azioni della società lo scorso anno, Terai ha dichiarato che
l’andamento generale della borsa ha influito su tutte le aziende,
ma non rispecchia il reale o il futuro valore potenziale delle singole
società. In seguito al calo di prezzo, World sta riacquistando
le proprie azioni, anche se non risulta chiaro dall’intervista
se ciò avvenga attraverso un ulteriore indebitamento o attingendo
agli utili. In ogni caso, Terai ha dichiarato di sperare che questi
e altri recenti sforzi per migliorare il dividendo incoraggino gli
investitori a conservare le azioni nel lungo periodo. SOPRA
In
arrivo grandi centri commerciali
Nonostante la generale depressione del settore al
dettaglio, i segnali positivi della fine degli anni Novanta hanno
determinato,
per la fine del 2002, la realizzazione di molti grandi centri commerciali.
Sempre più imprenditori hanno accettato la nuova legislazione
e altri grandi complessi apriranno i battenti nel 2003, attirando nuovi
dettaglianti stranieri

Il 2002 è stato un anno negativo per i centri commerciali. Lo scorso
anno, sono stati aperti in totale cinquanta nuovi shopping centre, di cui
undici sviluppati dalla sola Aeon. Nel secondo semestre, si è assistito
all’apertura di numerosi grossi complessi, tra cui i grandissimi Park
Place di 85,746 mq a Oita (Kyushu) e il Centro commerciale Aeon a Takaoka
a Toyama, di 64.534 mq.
La costruzione di cinquanta nuovi centri commerciali rappresenta un passo
avanti rispetto ai trentanove complessi realizzati nel 2001, anno successivo
all’entrata in vigore della legge sull’ubicazione dei grandi
negozi, Large Store Location Law. Entrambi i dati, tuttavia, sono inferiore
a quelli della metà degli anni Novanta, periodo in cui si inauguravano
cento centri commerciali l’anno. Il picco è stato raggiunto
nel 2000, quando sono stati aperti più di centocinquanta nuovi complessi,
soprattutto per anticipare la legge.
L’elemento incoraggiante, tuttavia, è rappresentato dal numero
di centri di grandi dimensioni che sono stati aperti lo scorso anno, nonché dalla
quantità di strutture in costruzione. Anche in questo caso, Aeon è l’imprenditore
principale. I complessi Tenri e Shinagawa della società hanno suscitato
interesse per la struttura moderna e gli innovativi concetti di negozio.
Anche l’enorme centro commerciale Diamond City, ubicato presso l’aeroporto
Itami a Hyogo, che si estende su una superficie di 52.023 mq, ha riscosso
grande successo fin dai primi mesi di apertura, attirando, ogni fine settimana,
un numero enorme di visitatori. Lo stesso team Aeon e Mitsubishi che ha sviluppato
il complesso a Itami, in autunno, aprirà un altro centro commerciale
Diamond City a Kyoto. Considerati i 52.000 mq di terrazze, sarebbe stato
perfetto chiamarlo Patio, ma il nome era già stato adottato da un
altro centro commerciale a Kobe.
Il Maru Biru a Otemachi, Tokyo, è la dimostrazione che è possibile
realizzare complessi esclusivi di grandi dimensioni anche nella situazione
attuale. Mori spera di avere altrettanto successo con il suo enorme complesso
a Roppongi Hills, che aprirà il 25 aprile 2003. Tra le inaugurazioni
attese per il 2003:
* Il secondo magazzino Metro, a Kawaguchi
* Il primo magazzino Seiyu in formato Wal-Mart, a Saga
* Il magazzino Daimaru Sapporo
* L’ultimo centro commerciale pedonalizzato di Chelsea Japan, Sano,
Nagano
* L’ampliamento di Matsuzakaya, a Nagoya, che sarà operativo
in autunno
* Il primo negozio Marui, a Kobe
* Il magazzino Amagasaki, sviluppato congiuntamente da Costco e Carrefour. SOPRA
Seibu,
saga epica
La saga di Seibu è una delle più lunghe
e complesse fra quelle delle principali conglomerate commerciali del
settore del dettaglio. Superiore a Daiei per varietà e flessibilità del
gruppo, Seibu è stata oggetto di ridimensionamenti. Seiyu è diretta
da Wal-Mart ed è diventata la sua spina nel cuore. Ora, Seibu
e i suoi creditori vogliono voltare pagina. Seibu rimane un’importante
catena di grandi magazzini per le marche straniere e, una volta completata
la fusione con Sogo, le vendite di entrambe le società saranno
più facili

Dei
vecchi tempi non è rimasto molto
Seibu Department Stores, rispetto a altri negozi ha un passato turbolento
e Nikkei lo ha raccontato in un recente articolo. Seibu era, inizialmente,
un’importante società ferroviaria privata con partecipazioni
nel settore del dettaglio. Quando l’attività al dettaglio è stata
divisa da quella ferroviaria, Seibu è cresciuta rapidamente
divenendo, in breve tempo, uno dei maggiori conglomerati commerciali,
conosciuto con il nome di Saison. Dall’analisi di Nikkei, emerge
chiaramente che, oggi, del gruppo non resta più nulla, a eccezione
di Seibu Department Stores e Credit Saison. Dal 1990, infatti, tutte
le attività chiave sono state parzialmente o completamente vendute,
per ridurre il debito e l’esposizione al rischio.
È
chiaro che la stampa giapponese ha capito ciò che in passato
pochi avrebbero ammesso: è stata l’acquisizione di Seiyu
da parte di Wal-Mart a salvare la società dal collasso totale.
L’intervento del più grande operatore al dettaglio del
mondo non solo ha sollevato Seibu Department Store dall’impegno
di una ristrutturazione di Seiyu, ma le ha dato fiato, permettendo
di concentrarsi sull’assorbimento di Sogo e di ottenere un consistente
sostegno finanziario dalle banche.
Il piano di ristrutturazione di Seibu
Seibu, sollevata dal peso di Seiyu, a metà gennaio, ha annunciato
il piano di ristrutturazione. Oltre a eliminare quattro dei più grandi
negozi, tagliando mille posti di lavoro a tempo pieno entro il 2008,
la società prevede di ridurre l’indebitamento fruttifero
di 200 miliardi di yen (37%) entro il 2006, nonché di portare
gli utili di esercizio a 20 miliardi entro il 2008 (+ 57% nel 2002).
Come, di preciso, l’azienda pensi di raggiungere tali obiettivi
resta vago, ma il principale istituto di credito Mizuho ha accettato
di condonare alla società il 99,9% di prestiti non garantiti,
per un totale di 135 miliardi di yen. La Tokyo Mitsubishi Bank, unitamente
ad altri cinque istituti di credito e a Credit Saison condonerà 85
miliardi di yen di prestiti scoperti (il 68% circa del totale). Seibu
ha già intrapreso le trattative con i quarantatré creditori
principali per assicurare altre remissioni di debiti.
Nessuna nuova assunzione. Il presidente rassegna le dimissioni
Seibu ha annunciato che non effettuerà assunzioni a tempo pieno
per l’anno finanziario 2003. Inoltre, l’attuale presidente,
Yukio Horiuchi, e il presidente in carica, Kotaro Matsumoto,
si dimetteranno; il nuovo presidente sarà l’ex capo
di Seibu, Shigeaki Wada. Wada è alla guida della ristrutturazione
di Sogo e ricoprirà la
duplice carica di presidente di entrambe le società, fino
a quando le due catene si fonderanno ufficialmente.
La decisione non è una novità. Nell’ultimo decennio,
la maggior parte dei grandi nomi del commercio al dettaglio hanno
tagliato in maniera consistente le assunzioni. Anche se le società giapponesi
prendono ancora in considerazione la possibilità di assumere
giovani freschi di studi, il loro limitato valore in termini
di capacità ed
esperienza, fa sì che questo non sia più il tipo
di assunzione più diffuso. Il ritorno di Wada deve essere
interpretato sia come un’ammissione, da parte della società,
della necessità di
un radicale cambiamento, sia della fiducia riposta dall’azienda
in Wada. Wada è ritenuto più determinato e innovativo
rispetto a molti alti senior executive del settore al dettaglio.
Nonostante la società abbia proposto il prepensionamento ai
dipendenti (nella maggior parte dei casi ciò significa
dimissioni volontarie, poiché la maggior parte è al
di sotto dell’età del
pensionamento) e l’offerta sia stata accettata da circa
ottocento lavoratori, il numero degli impiegati è ancora
in esubero. Seibu spera, in ogni caso, di ridurre il personale
a tempo pieno da 5.400
unità nel febbraio 2002, a 3.400 entro la fine di marzo,
per poi scendere a 2.400, e i dipendenti part-time da 9.400 a
5.700 unità entro
la fine del programma di ristrutturazione, nel febbraio 2008.
Gli interventi sono finalizzati a una riduzione delle spese per
il
personale, pari
a 17,8 miliardi di yen.
Nonostante queste iniziative, Seibu continua a rappresentare
un problema. L’indebitamento resta elevato e i risultati
per il 2002-2003 si annunciano terribili. La trattativa per pacchetti
di assistenza è stata
programmata in modo da essere condotta prima di una verifica
delle istituzioni finanziarie da parte del nuovo governo, così da
concedere a Seibu almeno altri dodici mesi. Con Daiei, Seibu
rimane, in ogni modo, uno degli operatori al dettaglio più osservati
e ha, quindi, un bisogno disperato di nuove idee. Il recente
sviluppo di nuove marche private e di un servizio al cliente
più “friendly”,
lodato dalla stampa, si sta rivelando un fiasco. Alcuni negozi
Seibu, a Tokyo, tengono duro, ma per altri, in provincia, è impossibile
resistere (cfr. tabella). La catena ha annunciato quattro chiusure
entro la fine dell’anno finanziario 2004, ma altre potrebbero
seguire a breve. SOPRA
Takashimaya
intensifica gli interventi di riduzione del debito
Anche
Takashimaya, come Seibu, sbandiera grandiosi piani per riassettare
il bilancio e, per cominciare, sostituisce il presidente della società

Il 1 marzo, Koji Suzuki sostituirà Ichiro Masukura in qualità di
presidente di Takashimaya. Suzuki ha, però, già chiarito
le sue intenzioni e, alla vecchia guardia, potrebbero non piacere.
Ha, infatti, annunciato piani per accelerare le iniziative di taglio
dei costi e, contestualmente, ha ridotto il debito del gruppo di 84
miliardi di yen, portandolo a 210 miliardi di yen. Il precedente piano
triennale di gestione, varato nel febbraio 2001, prevedeva una riduzione
del debito di soli 32 miliardi di yen.
I primi segnali di controlli dei costi più severi sono apparsi
alla fine dello scorso anno, quando Takashimaya, il maggiore gruppo
di grandi magazzini, aveva comunicato l’annullamento dei piani
relativi all’apertura di un nuovo negozio a Kanagawa. Il gruppo
ha anche annunciato variazioni rispetto alle previsioni di vendita
per il prossimo anno finanziario, che si concluderà nel febbraio
2004. Si prevede un fatturato di circa 1,15 trilioni di yen, rispetto
al dato previsto di 1,2 trilioni di yen, mentre gli utili, prima delle
tasse, saranno pari a 17,5 miliardi di yen, anziché 27,5 miliardi
di yen.
Le dichiarazioni rispecchiano un cambiamento fondamentale nell’atteggiamento
manageriale relativamente all’efficacia di due strategie distinte:
crescita della quota di mercato o crescita dell’utile. In passato,
quasi tutti gli operatori al dettaglio condividevano il mantra: espandi
oggi la quota di mercato e preoccupati domani dei guadagni - anche
se “domani” non era mai chiaro. È solo con una nuova
razza di specialisti, i brand retailer, che l’utile è diventato
una strategia chiave del business. I dettaglianti tradizionali, infatti,
continuano a considerare come priorità principale l’accumulo
di spazio e non tengono conto delle cifre di vendita confrontate per
periodo.
Questa impostazione era ammissibile quando banche e società di
trading erano prodighe di finanziamenti ai clienti favoriti. Si poteva
costruire un nuovo negozio o ristrutturarne uno esistente senza considerare
il costo del prestito. Ora, invece, data la pressione da parte del
Ministro delle finanze sulle banche affinché riducano i prestiti
inesigibili e ottengano un rendimento più elevato sulle restanti
attività, i dettaglianti con alti livelli di indebitamento hanno
dovuto adeguarsi. La crescente crisi nel settore bancario, imputabile
principalmente all’incapacità di trasformazione delle
banche, indica che qualsiasi decisione del governo volta a far crescere
l’attendibilità bancaria si riflette sui dettaglianti,
che sono tra i peggiori contravventori quando si tratta di investimenti
senza profitto. Improvvisamente, aumentare le vendite attraverso l’espansione
di negozi non risulta facile come in passato, mentre la redditività acquista
via via importanza.
Takashimaya è stato l’unico grande gruppo di grandi magazzini
ad ampliare lo spazio vendita negli anni Novanta, divenendo così di
gran lunga il maggiore gruppo per fatturato di vendita. Gli utili,
tuttavia, non sono cresciuti allo stesso ritmo e ciò spinge
a qualche riflessione. Nei sei mesi precedenti l’agosto 2002,
Takashimaya ha registrato un utile di esercizio di 800 milioni di yen,
il 72% in meno rispetto allo scorso anno, con una percentuale di vendite
dello 0,17% soltanto, rispetto al 2% circa registrato da Isetan.
Su base consolidata, tuttavia, gli utili prima delle tasse sono migliorati
in seguito allo snellimento e alla ristrutturazione del gruppo. Nell’anno
finanziario 1998, l’utile al lordo delle tasse ammontava ad appena
9,6 miliardi di yen, con vendite pari a 1,22 trilioni di yen. È poi
passato a 15,7 miliardi di yen nel 1999, a 18,6 miliardi di yen nel
2001 e, infine, ha raggiunto i 20,9 miliardi di yen nel febbraio 2002.
Anche l’anno scorso, tuttavia, si è registrata una perdita
netta, l’unica riscontrata tra i cinque principali gruppi di
grandi magazzini e, a ragione, il consiglio di amministrazione è preoccupato
per le continue spese di ristrutturazione e la pianificazione di nuovi
negozi. Nella prima metà di quest’anno finanziario, Takashimaya
ha investito 6,8 miliardi di yen per rinnovare i punti vendita, in
particolare i magazzini di Osaka e Yokohama. SOPRA
Peter
Rabbit finalmente libero
Il caso di Peter Rabbit esemplifica ciò che
si deve evitare in Giappone quando si ha a che fare con i licenziatari,
ma fornisce anche suggerimenti su cosa fare (e cosa non fare) quando
le cose non funzionano con il socio d’affari

Nei
mercati esteri la protezione dei marchi e dei nomi dell’abbigliamento
per bambini è spesso risultato essere un compito arduo e,
sotto questo aspetto, il Giappone non rappresenta un’eccezione.
Mothercare ha avuto problemi con Motherwear e, più di recente,
l’editore britannico Frederick Warner, proprietario dei diritti
d’autore di Peter Rabbit, il famoso personaggio di Beatrix
Potter, ha dovuto lottare con il licenziatario giapponese.
Nel lontano 1976, Familiar, importante ditta produttrice di abbigliamento
per bambini, ha ottenuto una licenza per Peter Rabbit, il famoso personaggio
per l’infanzia inventato da Beatrix Potter. Il contratto è scaduto
nel 1999, ma Familiar non solo ha continuato a distribuire vecchie
scorte, triste ma diffusa prassi, ma ha anche continuato a produrre
articoli con i disegni di Peter Rabbit. La società sosteneva
di avere il diritto di produrre e distribuire, senza detenere i diritti
di licenza, perché il suo nome era presente sulla registrazione
del marchio Peter Rabbit in Giappone.
Come accade a Peter Rabbit, la determinazione e la resistenza, alla
fine, sono state premiate e il beniamino dei bambini si è sbarazzato
degli intrallazzi del profittatore con l’aiuto del sistema giudiziario
giapponese. In una recente sentenza, un tribunale giapponese ha obbligato
Familiar a interrompere la fabbricazione, nonché a pagare 3,7
milioni di yen a titolo di risarcimento - una somma non esorbitante,
ma comunque una vittoria morale. L’ordinanza del giudice si è basata
su un'argomentazione giuridica che presenta un certo interesse per
molti detentori di licenza, ovverosia che il diritto di Familiar a
registrare il marchio si fondava sul suo contratto di licenza e, pertanto,
una volta che la licenza era stata annullata, la società non
aveva più il diritto di continuare a detenere la registrazione
del marchio.
Peter Rabbit è tuttora molto famoso in Giappone e, dopo il remake
del personaggio lo scorso anno per festeggiare il centesimo compleanno
del risoluto coniglietto, è probabile che il prossimo anno il
personaggio sia presente su un assortimento di articoli ben più ricco,
non solo in Giappone ma anche negli altri mercati. Dallo scorso settembre
e per tutto il 2003, saranno organizzate mostre di Peter Rabbit in
musei del Giappone e del Nord America. Inoltre, in seguito all’associazione
di Wal-Mart con Penguin Putnam per una serie di prodotti Peter Rabbit
sotto il marchio Seedlings, la distribuzione in Giappone dovrebbe raggiungere
livelli eccezionali. SOPRA
Focus,
inversione di ruoli
Come
emerge da Retail Japan 2003, la relazione sulla vendita al dettaglio
edita dall’agenzia Sensu, le tre “C” della vendita
al dettaglio sono: Concentrazione, Consolidamento e Collaborazione.
Lo scorso mese ci siamo concentrati sui cambiamenti nel settore della
vendita al dettaglio di abbigliamento. In questo numero daremo un’occhiata
alla distribuzione delle calzature, un altro esempio di tre “C” -
un utile riferimento, in quanto le trasformazioni nel settore al
dettaglio hanno un impatto analogo sulla catena di approvvigionamento
Due
anni fa, Chiyoda, il più grande operatore
al dettaglio di calzature in Asia, ha approfittato del fallimento di
Kutsu no Marutomi, il secondo protagonista del settore in ordine di
grandezza, che allora non era molto più piccolo di Chiyoda.
Ora, Chiyoda è solo al vertice della classifica seguito da Nustep,
la consociata di Aeon. Anche se è vero che le operazioni di
Chiyoda comprendono consistenti interessi nell’abbigliamento
(Mac House e Reo), nei giocattoli, negli accessori e nell’abbigliamento
per bambino, la categoria delle calzature resta il nucleo centrale
dell’attività, incidendo per il 65% sul totale delle vendite
di 1.077 negozi.
La distribuzione giapponese detesta i vuoti e, negli ultimi due anni,
si sono verificati interessanti cambiamenti nella configurazione dell’alta
classifica dei dettaglianti. L’evento più significativo è stato
la rapida crescita di ABC Mart (un tempo International Trading Company
o ITC). ABC Mart è cresciuta grazie a una miscela fatta di espansioni
di negozi, fusioni di attività consociate e affiliate, e una
sana crescita confrontata per periodo, imponendosi come terzo maggiore
dettagliante di calzature e secondo operatore al dettaglio del settore
su base consolidata. ABC Mart resta una frazione rispetto alle dimensioni
di Chiyoda, con vendite per soli 32,6 miliardi di yen rispetto ai 197,6
miliardi di Chiyoda su base consolidata nell’anno finanziario
2001, ma sta crescendo rapidamente dai 28,3 miliardi di yen (15,1%)
dell’anno scorso. Nel novembre 2002, la società è balzata
dal JASDAQ alla borsa di Tokyo. Chiyoda, invece, ha registrato un calo
delle vendite nell’ultimo quinquennio, dai 224 miliardi realizzati
nell’anno finanziario 1997-8. In termini di vendite unicamente
di calzature, ABC Mart ha assistito a una crescita delle vendite del
52%, passando da 13,7 miliardi a 20,9 miliardi, la più alta
crescita mai registrata nel settore stando alle cifre proposte da Shoes
Post. Chiyoda, invece, è riuscita a ottenere un aumento dell’1,6%,
passando da 118 miliardi di yen a 119,8 miliardi di yen. Nel frattempo,
le vendite di NuStep sono rimaste fiacche, realizzando soltanto un
aumento minimo delle vendite dello 0,5% , per un totale di 24,9 miliardi
di yen.
Parimenti, la distribuzione giapponese offre diversi livelli di protezione
per la sopravvivenza del non idoneo e, nonostante il continuo calo
delle vendite e dei profitti, alcuni dettaglianti di calzature meno
determinati continuano ad andare avanti zoppicando. Nel complesso,
il settore resta frammentato con un serie di catene regionali in concorrenza
per un mercato che va sempre più assottigliandosi. Chiyoda è ancora
l’unica catena nazionale, mentre i negozi NuStep sono, per la
maggior parte, locatari all’interno di centri commerciali della
società madre Aeon.
Tuttavia, ci sono segnali di una concentrazione in atto. Anche se lo
scorso anno, la catena minore Tomiyama, al sedicesimo posto in classifica,
presentando la domanda di risanamento, nel maggio 2002, dichiarava
che non c’era futuro, i dettaglianti più intraprendenti
hanno iniziato a sottrarre una fetta di mercato alle catene minori.
Alcune catene regionali come Fit House e Tsuruva, stanno crescendo
rapidamente, pur continuando a essere piccole per gli standard delle
catene di altri settori.
Fit House, per esempio, è una catena provinciale di negozi di
grandi dimensioni con sede nel cuore della tradizionale terra dei tessuti,
Gifu. Attualmente, è il quinto più grande distributore
di calzature, con vendite che, lo scorso anno, sono cresciute del 18,8%,
toccando i 15 miliardi di yen. Come in molti altri settori, il successo
di Fit House nasce dalla semplice applicazione di lineari e chiare
pratiche di vendita al dettaglio: negozi moderni e luminosi, con gradevoli
espositori per un’attenta disposizione della merce, supportati
da un’efficiente catena di approvvigionamento, chiari termini
commerciali e feedback pertinente dei dati POS. Nulla di nuovo, ma
un approccio completamente diverso dai tradizionali sistemi del passato
dipendenti dai fabbricanti. Soprattutto, Fit House fa parte di quella
nuova rara razza di operatori al dettaglio, che si sono concentrati
tanto sulla redditività, quanto sull’espansione della
quota di mercato.
Tsuruya, società quotata in borsa, anch’essa con sede
a Nagoya, è entrata, quest’anno, tra le prime dieci. Adottando
una strategia analoga a Fit House, le vendite di Tsuruya hanno continuato
a crescere a due cifre raggiungendo gli 11,2 miliardi di yen. Il fatturato
per le scarpe sportive è lievitato in modo rapido e, ora, incide
per oltre il 52% sulle vendite. La crescita di reddito sia per Tsuruya
sia per Fit House è ancor più considerevole dato il crollo
dei prezzi al dettaglio per le calzature economiche, anche se gran
parte della crescita proviene da nuove aperture di negozi, con diminuzione
del fatturato di vendita confrontato per periodo. Lo stile e la professionalità di
queste piccole catene lasciano ben sperare per il futuro e un costante
aumento in scala dovrebbe contribuire a mantenerle stabili, con conseguente
redditività.
Il fattore chiave della redditività è già visibile.
Nell’anno conclusosi nel febbraio 2002, ABC Mart ha registrato
utili consolidati prima delle tasse pari a 9,8 miliardi di yen, il
24,1% in più rispetto ai 7,9 miliardi di yen dell’anno
precedente. Nonostante i considerevoli costi di apertura del negozio,
Tsuruya è riuscita a ottenere un incremento degli utili, prima
delle tasse, da 646 milioni di yen a 784 milioni di yen (+21,4%).
Tuttavia, Chiyoda, leader del settore, ha dimostrato che non sono solo
i piccoli a perseguire gli utili. Oltre a introdurre iniziative di
razionalizzazione simili a quelle dei concorrenti, la società ha
impiegato il suo potere di mercato per convincere marchi di spicco
come Nike a fornirle modelli in esclusiva. In questo modo, sia il fornitore,
sia il dettagliante sono in grado di avere buoni margini. Nonostante
la diminuzione in termini di fatturato, superiore al 10% in cinque
anni, gli utili, prima della tassazione, di Chiyoda sono passati da
4,6 miliardi di yen a 5,6 miliardi di yen, registrando un aumento pari
al 21,2%. Il mese scorso, Chiyoda ha annunciato di prevedere, per l’anno
che si concluderà nel febbraio 2003, un ulteriore aumento degli
utili al lordo delle tasse, del 9%, realizzando, così, 6,15
miliardi di yen. Non si tratta di ottimismo azzardato considerati gli
utili interinali prima della tassazione della società, che,
nel mese di agosto, sono saliti al 56,2%.
A differenza dei settori dell’abbigliamento e dell’elettronica,
qui siamo solo agli inizi. Mentre molti poveri dettaglianti resistono
testardamente, l’eccessiva capacità produttiva continua
a impedire ai migliori di espandersi, realizzando così il reale
potenziale di vendita. Le tendenze presenti in altri campi suggeriscono
che settori di alto profilo, come quello delle calzature, cambieranno
rapidamente.
Fino a oggi, ci sono state poche fusioni e acquisizioni nel settore
delle calzature, ma le motivazioni alla base dei consolidamenti in
altri settori esistono anche in questo comparto. Nel dicembre 2001,
ABC Mart, contestualmente al cambiamento di nome, ha fuso in un’unica
società le affiliate regionali SG Shoes Company e Win International. È probabile
che, data la fiducia degli investitori e gli utili in crescita, ABC
Mart sia in grado di convincere i banchieri a finanziare l’acquisizione
di operatori al dettaglio regionali non affiliati. Anche Fit House,
Tsuruya e l’operatore al dettaglio di calzature da donna Kanematsu
potrebbero essere attratti dai considerevoli vantaggi di una strategia
di espansione mediante acquisizioni.

Nel frattempo, l’espansione organica continua rapidamente per
le aziende di primo piano. Chiyoda sta concentrandosi sull’introduzione
di altri negozi nelle popolari aree Shoes Plaza e SPC. Shoes Plaza,
una catena roadside, passerà dagli attuali centocinquanta negozi
a più di quattrocento entro il 2007. SPC, che compete per il
primato con ABC Mart, incrementerà il numero dei negozi dai
tredici attuali a più di ottanta entro il 2004. Soltanto nell’ultimo
semestre, Chiyoda ha inaugurato quarantacinque negozi, tra cui sette
magazzini SPC e quattordici outlet Shoes Plaza. Ma ancora una volta, è ABC
Mart che ha realizzato l’espansione più spettacolare.
Nel marzo 2001, ABC Mart, infatti, gestiva solo ventuno negozi; nel
dicembre 2001, il numero era salito a più di ottanta e, attualmente,
si avvicina ai cento. Il presidente, Masahiro Miki, prevede di portarlo
a trecento, a un ritmo di trenta-quaranta negozi l’anno.
Una situazione analoga si sta creando per le società produttrici/grossisti,
anche se, secondo le indagini di Shoe Post, contrariamente ad altre
importanti categorie che trattano grossi volumi, quaranta delle cento
prime aziende di calzature hanno registrato un aumento delle vendite
durante l’ultimo anno e, già negli anni precedenti, erano
cresciute considerevolmente. Diciannove aziende hanno assistito a un
aumento delle vendite del 5%, quindici a una crescita del 5-15%, quattro
del 15-20% e due addirittura superiore al 20%. La Marubeni Footware
ha ottenuto un incremento delle vendite superiore al 30% grazie alla
marca Ifumi. Per tutti i principali distributori stranieri di scarpe
sportive come Nike, Adidas, New Balance, Reebock e Cosa Liebermann
(Puma), l’aumento è stato superiore al 10%. Nel complesso,
i distributori di calzature sportive straniere e nazionali hanno ottenuto
risultati migliori dei distributori di calzature di altra tipologia.
Fa eccezione Moonstar, società produttrice delle scarpe sportive
Converse, di proprietà di Itochu, che, la scorsa estate, ha
annunciato che, data la fiacchezza delle vendite di scarpe Converse,
avrebbe investito nella sua marca di scarpe da escursione World March,
che, attualmente, è venduta in circa 1.600 negozi in tutto il
Giappone. Inoltre, Moonstar ha di recente siglato un accordo con Kappa.
Una società di articoli non sportivi che ha realizzato un incremento
delle vendite superiore al 10% è stata Mode e Jacomo, distributore
e operatore al dettaglio di calzature da donna e borse, nonché canale
chiave per le marche straniere.
Nel settore all’ingrosso, si sta assistendo anche a una concentrazione
delle quote di mercato. Nel caso delle prime cento società,
le vendite in generale sono diminuite, sebbene soltanto di 8 miliardi
di yen. Per le prime dieci società, tuttavia, le vendite sono
in realtà aumentate di 5 miliardi di yen, toccando i 231 miliardi
di yen, pari al 37,9% dell’intero mercato all’ingrosso.
Come i loro omologhi del settore al dettaglio, anche i produttori di
calzature e i grossisti sono impegnati a razionalizzare le operazioni
a fronte di prezzi decisamente inferiori. La principale fonte di efficienza è il
passaggio a una produzione non giapponese, in particolare cinese. I
negozi GMS, nonché le catene specializzate leader, stanno costringendo
molti fornitori a ridurre i prezzi all’ingrosso, adducendo come
motivazione la concorrenza nel settore al dettaglio. Nel caso di marche
proprie, un approvvigionamento diretto dalla Cina ha anche consentito
ai dettaglianti di fare maggiormente leva sui fornitori .

I fabbricanti hanno reagito diventando, a loro volta, operatori al
dettaglio e aumentando l’attenzione per le marche nel tentativo
di incoraggiare le catene. Anche questa tendenza si riscontra in altri
settori come l’abbigliamento, dove le catene SPA gestite da produttori/grossisti
stanno scavandosi un’importante nicchia di mercato. Nel settore
delle calzature, a guidare questa tendenza sono state le principali
marche straniere come Nike, Adidas e Puma, che hanno aperto scintillanti
negozi bandiera per integrare la distribuzione di articoli di specialità e
migliorare la conoscenza della marca.
Ora, i marchi nazionali hanno deciso di rispondere. Asics, di recente,
ha creato una divisione al dettaglio di scarpe da escursione con l’intenzione
di ampliare il numero di outlet da ventidue a trentadue entro un anno.
In realtà, Asics sta cercando di prendere due piccioni con una
fava, incoraggiando attivamente i dipendenti a lasciare la società e
ad aprire attività come licenziatari Asics - una politica comunemente
utilizzata da catene di convenience store come Lawson. Per rendere
più appetibile l’affare, sono offerti prestiti senza interessi
anche fino a 25 milioni di yen. Il primo negozio è stato aperto
a Ibaraki, nel mese di ottobre. Altre strategie di espansione dei negozi
provengono da aziende di articoli sportivi generici come Mizuno e Goldwin.
Se da un lato, la concentrazione della quota di mercato e il taglio
dei costi sono tendenze chiare, la collaborazione e il consolidamento
restano a un livello minimo, anche se altri settori di beni di consumo
forniscono possibili soluzioni relativamente al futuro. Anche i settori
dell’abbigliamento, quello alimentare e quello farmaceutico hanno
assistito a buoni livelli di consolidamento tra i grossisti, spesso
a opera di trading company. Le ragioni alla base del consolidamento
sono simili alle pressioni cui sono sottoposti i grossisti di calzature,
sollecitazioni per una diminuzione dei prezzi all’ingrosso e
il sempre maggior potere delle catene più grandi attraverso
un’espansione di punti vendita, fusioni e investimenti nelle
proprie marche. Se gli operatori al dettaglio di calzature inizieranno
a formare delle concentrazioni, i fornitori dovranno collaborare tra
loro oppure saranno penalizzati.
Nel complesso, il settore delle calzature resta frammentato, obsoleto
e inefficiente. Ci sono, tuttavia, segnali di razionalizzazione, innovazione
e perfino di marketing della marca e la maggior parte di queste tendenze
sono state introdotte da un pugno di dettaglianti e produttori, spesso
i marchi internazionali top. Sono queste società che saranno
i futuri leader dell’industria calzaturiera moderna. Come è stato
dimostrato in altri settori, la questione non è se avverrà,
bensì quando avverrà.

SOPRA
Smith & Wesson
firma un contratto di licenza giapponese
Smith & Wesson,
società produttrice di spicco di piccole armi ha annunciato
un nuovo contratto di licenza per l’abbigliamento in Giappone.
La licenza è con la trading company Nissho Iwai, già distributore
delle pistole Smith & Wesson per la polizia e l’esercito
giapponesi.
Ai sensi dell’accordo, Nissho Iwai godrà dei diritti esclusivi
di fabbricazione e distribuzione di articoli di abbigliamento e accessori
con il logo Smith & Wesson.
SOPRA
Missoni
firma un contratto di licenza con Onward Kashiyama
Seguendo l’esempio di Polo Ralph Lauren, Missoni ha posto fine
al contratto di licenza con Seibu Department Stores. Seibu è stato
licenziatario esclusivo e distributore della griffe Missoni negli ultimi
venti anni. Anche in questo caso, come per Polo Ralph Lauren, i diritti
per il marchio passeranno al colosso dell’abbigliamento Onward
Kashiyama, anche se in questo caso non sarà costituita nessuna
joint venture.
Onward Kashiyama si farà carico della gestione dei negozi Missoni
esistenti e, nell’ambito dell’accordo, li ristrutturerà.
Inoltre, incrementerà il numero di punti vendita e aprirà nuovi
flagship. SOPRA
Fast
Retailing sposta la produzione
All’insegna
di una ulteriore espansione della catena Uniqlo in altri paesi, Fast
Retailing ha confermato l’intenzione di spostare ed espandere
la produzione in nuove località. Attualmente, quasi tutta
la produzione di abbigliamento per la catena Uniqlo avviene in circa
sessanta stabilimenti in Cina, con strutture collaterali in Giappone,
Vietnam e Thailandia.
Per la prevista espansione nel Regno Unito e in altri paesi europei,
Fast Retailing prenderà contatti con stabilimenti in Tunisia
e Turchia, essendo, quest’ultima, uno dei centri principali di
produzione di abbigliamento e articoli per la casa in Europa. Saranno,
inoltre, utilizzati altri paesi non soggetti a restrizioni nelle esportazioni
in Europa, segnatamente Sri Lanka e Cambogia.
Nel contempo, la produzione per il mercato giapponese sarà controllata
mediante il trasferimento del quartiere generale della produzione dal
Giappone a Shanghai, un’iniziativa che riflette la posizione,
sempre più forte, di Shanghai come avamposto dell’industria
dell’abbigliamento per molti dettaglianti della moda. SOPRA
Francesco
Pineider firma un accordo d’importazione
Francesco
Pineider, società italiana specializzata in articoli in carta,
ha siglato un importante contratto per le linee di articoli di cancelleria,
cartelle e accessori. L’accordo è un contratto di importazione
esclusiva con Adding, importatore specializzato in articoli di cartoleria
e per interni. Adding inizierà la vendita dei raffinati prodotti
Pineider a primavera in negozi specializzati e in grandi magazzini
di lusso.
Pineider è una solida azienda legata al mondo della carta, fondata
nel 1774. Il campo di attività della società si è poi
esteso a cartelle e accessori e, lo scorso anno, è iniziata
una collaborazione con uno stilista di accessori da donna per lanciare
una nuova linea di articoli pensata per il pubblico femminile. Le borse
Pineider sono vendute a 200.000 yen circa.
L’accordo con Adding rappresenta la prima espansione della marca
fuori dall’Italia, dove Pineider ha dieci negozi. Adding ha dichiarato
di voler aprire concessioni Pineider nei grandi magazzini e, se possibile,
un negozio indipendente entro uno o due anni. La società ritiene
che il mercato delle cartelle e degli articoli da lavoro per signora
sia servito in modo insufficiente dai marchi giapponesi e da altri
nomi internazionali e auspica, pertanto, che questo mercato diventi
una fonte primaria di fatturato di vendita nel giro di pochi anni. SOPRA
Cruciani
amplia le linee a edizione limitata
Cruciani,
marca italiana leader di capi in maglia di lusso, ha annunciato,
per la prossima stagione invernale, una nuova strategia per il marketing
dell’abbigliamento in maglia da donna, in Giappone e nel mondo.
La società è già affermata nell’abbigliamento
maschile e, in questo modo, spera di incrementare la penetrazione
nel mercato da donna. Cruciani ha dichiarato di voler influire sulla
sua base clienti offrendo linee esclusive limitate, nonché abbigliamento
in maglia su ordinazione per selezionati clienti VIP.
Per realizzare questo obiettivo, Cruciani si avvale di un gruppo completamente
nuovo di stilisti, tra cui designer esterni, provenienti da Milano
Collezioni.
Allontanandosi completamente dall’immagine dei negozi globali
che presentano lo stesso design e la stessa merce in tutti i paesi,
Cruciani afferma di voler sviluppare linee a edizione limitata specifiche
per ogni mercato. Alcuni modelli disponibili in Giappone, per esempio,
non saranno venduti in Italia.
Per sottolineare il carattere esclusivo delle linee a edizione limitata
e del servizio su ordinazione, Cruciani consentirà soltanto
ad alcuni negozianti di tutto il mondo che trattano la sua marca, di
partecipare all’iniziativa. In Giappone solo quindici negozi
di alto livello promuoveranno il club VIP Cruciani. SOPRA
Isetan
intende rinnovare l’ala dedicata all’abbigliamento maschile
La
ristrutturazione da parte di Isetan del negozio bandiera a Shinjuku,
che realizza più del 60% del totale delle vendite, è in
corso. Dopo il rifacimento di sezioni chiave del palazzo principale,
che comprende i reparti cosmetici e moda, Isetan interverrà sull’ala
Shinkan, che ospita la maggior parte degli articoli di abbigliamento
maschile. Il fatturato di questa sezione incide per circa 31 miliardi
di yen su un fatturato totale di vendita di 242 miliardi di yen,
meno del 10%, ma secondo Isetan la ristrutturazione incrementerà le
vendite del 2-3% l’anno, consentendo, così, di recuperare
il costo dell’intervento entro tre anni.
La prima fase del rifacimento si svolgerà a marzo e quella finale
a settembre, con una spesa intorno ai 4,5 miliardi di yen.
Interessante indicazione degli effetti della nuova penetrazione da
parte delle principali catene di abbigliamento maschile come Aoyama
e Aoki nelle vendite di abiti di lusso, è stato il commento
stampa di Isetan, in cui la società ha chiarito il proprio punto
di vista annunciando l’intenzione di introdurre nuove linee di
abiti di altissimo livello, con prezzi a partire da 79.000 yen. In
passato, il primo prezzo degli abiti delle marche più famose
era di circa 100.000 yen. SOPRA
Kappa
firma un contratto di licenza per le calzature
La
marca italiana Kappa, fondata nel 1916, ha firmato un contratto di
licenza per le calzature con l’importante produttore e distributore
giapponese Moonstar. Mentre le scarpette chiodate saranno importate,
gli altri prodotti saranno prodotti su licenza. Moonstar distribuirà il
prodotto a circa duemila clienti, auspicando di vendere circa 200.000
paia il primo anno e realizzare un fatturato al dettaglio di 1 miliardo,
per poi raggiungere, entro il 2005, le 600.000 paia vendute per un
totale di 3 miliardi. SOPRA
Il
portafoglio anti-invecchiamento di Kanebo
Nel
corso degli ultimi due anni, la divisione cosmetici di Kanebo ha
presentato una vasta scelta di creme anti-invecchiamento, pozioni
e prodotti per la salute, che hanno riscosso un successo molto vario. È quanto
fanno molte delle principali società cosmetiche che hanno
come target la preoccupazione delle donne per gli effetti dell’età,
dello stress e dell’inquinamento sulla pelle. Tuttavia, dall’insolita
struttura aziendale di Kanebo è nata un’originale variazione.
A differenza della maggior parte delle aziende cosmetiche, Kanebo
comprende anche un’importante divisione abbigliamento che tratta
Fila e altri marchi internazionali, nonché marche proprie
e una vasta gamma di tessuti. Poiché al momento, le parole
in voga nell’élite aziendale giapponese sono “integrazione” e “consolidamento”,
Kanebo è riuscita a trasporre il successo ottenuto nel settore
dei cosmetici in altri mercati.
A primavera una delle sue consociate del tessile lancerà una
nuova linea di camicie, bluse e t-shirt anti-invecchiamento, impiegando
gli stessi ingredienti, basati sulla vitamina E, utilizzati nei prodotti
cosmetici. Gli ingredienti saranno inseriti nel tessuto ricorrendo
a un particolare microprocesso, che Kanebo afferma essere una applicazione
di quel sacro gral delle società tecnologiche che è la
nanotecnologia.
Stando a Kanebo, i capi, che saranno venduti dalle concessionarie cosmetiche
Kanebo, aiuteranno a combattere gli effetti devastanti del sole. SOPRA