Marzo 2006

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Ice Moda

Seven & I acquisisce Millennium

Seven & I Holdings èè divenuto il piùù importante gruppo retail nipponico con la decisione di acquisire Millennium Retailing, il gruppo di grandi magazzini comprendente Sogo e Seibu. Una decisione giunta all’improvviso. Quella delle fusioni e acquisizioni viene ora considerata una alternativa strategica chiave per la distribuzione al dettaglio, ma numerosi analisti nutrono dubbi e non comprendono appieno questa particolare alleanza. Il fatto èè, tuttavia, che il nuovo gruppo èè il distributore retail di abbigliamento leader in Giappone e di conseguenza un cliente importante per numerosi esportatori di abbigliamento e tessili.

Il Natale 2005 èè stato un periodo speciale per Millennium Retailing. Seven & I Holdings ha consegnato all’azionista di maggioranza Nomura Holdings e al suo presidente Shigeaki Wada un dono straordinario che ha generato un terremoto percepito nell’intero settore retail nipponico. Il 26 dicembre, Seven & I (S&I) e Millennium hanno confermato un accordo di fusione nel cui quadro S&I acquisiràà il 65% delle azioni in circolazione di Millennium per un controvalore riferito di 131,1 miliardi di yen (ca. 936 mln. di euro). Per riepilogare nel modo piùù semplice possibile, èè nato il secondo gruppo di distribuzione al dettaglio in ordine di importanza con il secondo gestore di grandi magazzini grazie a una delle piùù grandi fusioni nella storia del retail giapponese.
La tranche iniziale di azioni saràà acquisita da Nomura Holdings, azionista di maggioranza di Millennium ed, elemento assai significativo, partner commerciale di lunga data di Ito-Yokado. S&I intende rilevare il rimanente 35% del capitale, parzialmente detenuto da Credit Saison e Itochu, entro il giugno 2006, per cui Millennium diverràà una affiliata interamente controllata. S&I offriràà uno swap azionario per le azioni restanti come alternativa al denaro liquido, offrendo 0,61 azioni di S&I per ogni azione Millennium. La societàà ha quindi in programma lo scioglimento di Millennium nel corso dei prossimi cinque anni, operazione che trasformeràà le catene di grandi magazzini Sogo e Seibu in negozi al dettaglio direttamente controllati. Nel quadro dell’accordo, Wada diviene vice presidente di S&I con diritti di rappresentanza e altri dirigenti Millennium entreranno nel consiglio di amministrazione di S&I. Quest’ultima trasferiràà proprio personale di alto livello a Millennium.
Le attivitàà amministrative di Millennium saranno assorbite mentre la sua rete di distribuzione, i suoi sistemi informativi e il management gestionale dei negozi saràà rilevato appieno da S&I entro il 2011. In totale, la fusione faràà salire il fatturato S&I di quasi mille miliardi di yen fino a raggiungere un totale di circa 4,5 mila miliardi di yen (ca. 32 mld. di euro). Un dato che ne faràà il massimo gruppo retail del Sol Levante, davanti ad Aeon, ma se si includono le vendite realizzate in franchising, il fatturato totale di S&I si avvicina a 7,5 miliardi di yen facendone uno dei massimi gruppi nipponici inSIMillennium assoluto in termini di fatturato.

La notizia èè giunta solo un giorno circa prima dell’annuncio ufficiale, dando credito all’abilitàà di queste societàà di tenere il riserbo cosìì a lungo su una novitàà cosìì importante. La repentinitàà e la natura inaspettata della notizia ha generato delle onde d’urto recepite in tutto il settore. Anche se le fusioni non sono insolite nella distribuzione al dettaglio con notizie di nuove alleanze che si ripetono quasi a ritmi mensili, nulla di cosìì grosso era successo sin dalla acquisizione di Seiyu da parte di Wal-Mart. L’annuncio èè stato seguito da numerose congetture sul futuro non solo della fusione in questione, ma anche sul futuro immediato e a medio termine della distribuzione al dettaglio in Giappone. La fusione S&I/Millennium èè una ennesima conferma della accresciuta tendenza a ricorrere a fusioni e acquisizioni allo scopo di aggiungere rapidamente dimensioni ed evitare approcci acquisitivi sgraditi.

Nonostante lo scarso peso attribuitovi dalla stampa giapponese, le attivitàà di Aeon e di tutte le principali trading company indicano un consolidamento strategico nel settore alimentare. Abbiamo giàà visto manovre analoghe nella distribuzione al dettaglio nel segmento drugstore, in quello di elettrodomestici e, ad un livello inferiore, in quello dell’abbigliamento. Con queste fusioni fra grandi, le ultime notizie stanno a indicare che alleanze del genere sono politicamente accettabili oltre a rappresentare una opzione strategica definita, per cui èè improbabile che sia l’ultima.

Le uniche domande sono quali grandi societàà ne saranno oggetto e quando, ma anche le societàà fra le prime 20 in termini di fatturato stanno esaminando la possibilitàà di consolidare le proprie posizioni grazie ad alleanze. Questo mese Mitsubishi ha consolidato la propria partecipazione in Life Corporation e Itochu ha acquisito una piccola partecipazione in Uny – una delle catene a cui saranno interessati svariati potenziali acquirenti.

La fusione S&I/Millennium di per séé èè stata tuttavia accolta con un mix di incredulitàà e sorpresa tanto dai giornalisti quanto dagli analisti. Ancora una volta per illustrare la cosa con la massima semplicitàà, si tratta di un’alleanza fra qualcuno che storicamente èè stato uno dei migliori retailer nipponici da un lato, e una societàà i cui risultati almeno negli anni ‘90 sono stati fra i piùù scarsi. Nei cinque anni trascorsi dal fallimento di Sogo, Shigeaki Wada si èè guardato molto in giro unendosi alla fine a Seibu, e ha compiuto alcuni miracoli finanziari trasformando la nuova entitàà nel secondo gruppo di grandi magazzini nel paese con le carte in regola per uscire a breve dall’amministrazione controllata. Mentre la performance delle vendite resta scarsa per la maggior parte dei punti vendita della societàà, non si puòò negare la nuova vitalitàà apportata ai negozi di Sogo e Seibu nel loro complesso, qualcosa che infonde ottimismo a dispetto di eventuali problemi residui.

Resta pur sempre un’alleanza che sorprende. Ito-Yokado, la catena di ipermercati di S&I, aveva pubblicamente liquidato le fusioni e acquisizioni come alternativa strategica dopo i passati fallimenti e questa èè la sua prima importante acquisizione dalla fine degli anni ’80 quando prese in mano le redini della Southland Corporation, proprietaria di Seven-Eleven a livello globale. Con una particolare attenzione all’efficienza e alla redditivitàà complessiva dei negozi, e spinto dal modello di franchising altamente redditizio utilizzato da Seven-Eleven Japan, il gruppo èè rinomato per la propria crescita prudenziale, ma costante e credibile. ÈÈ cosìì che l’acquisizione di una societàà di grandi magazzini tradizionali, fallita di recente e che non ha ancora pienamente ripreso la strada del risanamento, ha sbalordito piùù di qualche analista. Tant’èè vero che Standard & Poor's, la societàà leader mondiale per le informazioni finanziarie, ha posto S&I sotto osservazione inserendolo nella lista del “Credit Watch”, sottolineando che l’attivitàà dei grandi magazzini potrebbe benissimo portare al ribasso i profitti del gruppo nel suo complesso. Nonostante il risanamento, infatti, Millennium ha ancora una esposizione debitoria di 360 miliardi di yen circa (ca. 2,5 mld. di euro).

Anche il quotidiano economico Nikkei ha dichiarato che la “logica economica” nascosta dietro la manovra era difficile da comprendere, quindi ci si chiede il perchéé questo particolare accordo. Ovviamente, per Millennium, la manovra èè una manna, consentendole di essere quotata in borsa come controllata di S&I senza timore di essere acquisita, e giunge solo poche settimane dopo che Wada aveva dichiarato di avere abbandonato l’idea di riquotare la societàà in borsa per timore di una sgradita offerta pubblica di acquisto. Adesso puòò godere dell’apporto di ulteriore capitale, know-how e competenze in materia di distribuzione al dettaglio che Millennium da solo non avrebbe mai potuto sognare di ottenere, oltre alla chiara scelta di quello che si puòò definire il Santo Gral del grande magazzino, ossia sistemi centralizzati di gestione dei negozi della catena.

Per S&I, i vantaggi sono molsogoto meno chiari. Ito-Yokado si era ritirato dai grandi magazzini un paio di anni fa quando si èè liberata di Robinsons, una societàà che non offriva risultati soddisfacenti, per cui Millennium rappresenta una nuova formula non concorrente per il gruppo. La maggior parte dei negozi Millennium non fa alcuna concorrenza interna ai punti vendita esistenti di Ito-Yokado. Alcuni suggeriscono che la posizione di mercato di fascia alta di Millennium assicuri un nuovo fronte rispetto alla posizione di mercato di massa delle attuali controllate di S&I. Ma anche questo èè sospetto, in quanto gli ipermercati Ito-Yokado continuano a lottare per competere con le catene specializzate. Secondo alcuni, l'abilitàà di Millennium di “ricostruire negozi in via di fallimento” era quella che S&I cercava, ma poichéé gran parte della catena di Millennium finora ha realizzato solo miglioramenti secondari nonostante investimenti ingenti, anche questo èè difficile da credere.

Esiste tuttavia un ulteriore fattore che la stampa nipponica sembra avere trascurato finora: l’abbigliamento. S&I acquisisce accesso a molteplici competenze di Millennium nell’abbigliamento del mercato di fascia alta. Nonostante la chiara tendenza verso un retailing specializzato di abbigliamento, gli alti dirigenti della S&I continuano a sperare in una ripresa delle loro vendite di abbigliamento negli ipermercati. In realtàà, dopo la fusione, ha anche annunciato che i 30 negozi di cui èè programmata la chiusura nei prossimi tre anni, saranno ridotti ad appena 20, il che suggerisce che speri di mantenere e incrementare il proprio business. La selezione di abbigliamento di Ito-Yokado èè effettivamente indietro rispetto alla sofisticazione del proprio segmento alimentare e necessita con urgenza di un cambiamento di vasto respiro. Questo èè un settore in cui Millennium potrebbe essere molto utile. Oltre alle competenze in materia di marketing e vendite, l’acquisizione di Millennium consentiràà di incrementare enormemente il volume di vendita dell’abbigliamento. Per l’esercizio finanziario 2004 il fatturato combinato di abbigliamento dei due gruppi èè stato di un imponente 675,19 miliardi di yen (ca. 4,8 mld. di yen), piùù o meno il doppio di quello di Aeon, allora il principale venditore di abbigliamento. Si tratta del 4,2% del mercato totale dell’abbigliamento, e del 9,5% del mercato detenuto dalle principali 100 catene. Nessuna altra societàà puòò avvicinarsi a questi dati.

Se questa posizione dominante nell’abbigliamento rendesse l’acquisizione la manovra giusta da fare o meno, saràà solo il tempo a dirlo, ma S&I ha bisogno di fare presto. Mentre il suo piano di integrare Millennium completamente entro il 2011 èè ragionevole, con l’impatto che èè destinato ad avere sul retailing di abbigliamento e dei grandi magazzini in generale, la fusione quasi certamente innescheràà analoghe manovre da parte di altre societàà. Per quasi 60 anni, il governo nipponico assieme ai produttori che controllavano le catene di fornitura, ha insistito che “piccolo” era bello per la distribuzione al dettaglio, ma come Aeon va ribadendo da quasi 10 anni, ora “grande” èè molto meglio. Anche quello delle dimensioni èè un termine relativo, e se da un lato Millennium era il secondo gruppo di grandi magazzini, ora trarràà vantaggio dall’essere parte del gruppo retail piùù grande in assoluto. Le dimensioni, il volume, il potere d’acquisto, il raggio d’azione del mercato e il controllo del mercato sono tutti fattori che determinano il successo di ciascuna delle principali societàà mondiali di distribuzione al dettaglio. Ito-Yokado ha efficacemente confermato l’enfasi di Aeon sulle dimensioni acquisendo Millennium, e tale assioma, per quanto qualcuno lo ritenga “non-giapponese”, non puòò piùù essere negato. I retailer considereranno sempre piùù le fusioni e acquisizioni un mezzo valido di espandersi a breve. Coloro che riescono a individuare prede da acquisire utili e ben disposte, e ad evitare le insidie di societàà che forzano i modelli di business esistenti, saranno quelli che guideranno il settore nei prossimi anni.

 

La distribuzione al dettaglio degli articoli sportivi cambia marcia

La distribuzione di articoli sportivi èè improvvisamente divenuta un settore pulsante dopo anni di fallimenti, chiusure e contrazioni. Buona parte dei ringraziamenti deve andare alle donne che sono divenute avide consumatrici di articoli sportivi con un nuovo interesse negli sport dallo yoga fino ad includere la boxe. Tuttavia anche la nuova validitàà delle fusioni e acquisizioni ha giocato la sua parte. Il nuovo e piùù vibrante mercato fornisce serie opportunitàà per i marchi di sportswear e di abbigliamento yoga per donne.

La distribuzione di articoli sportivi e per le attivitàà all’aperto era caratteristica della distribuzione dei beni di consumo negli anni ‘90. Le catene di distribuzione al dettaglio di medie dimensioni che erano cresciute esponenzialmente dopo le vendite frenetiche di articoli per lo sci e il golf negli anni ‘80, ebbero un tracollo negli anni ’90. Minami, Phenix e Victoria fallirono tutti mentre altri sono riusciti ad entrare con difficoltàà nel nuovo millennio senza chiare strategie di crescita. Nel frattempo, marchi di produttori internazionali, come Nike, Puma e Adidas, hanno rubato la scena a Mizuno, Asics e Descente grazie ad ingenti investimenti in termini di marketing, negozi al dettaglio e relazioni dirette con le catene piùù importanti.

Un decennio dopo cheb78d684 il settore aveva raggiunto il punto piùù basso, ora prevale un senso di chiarezza. A livello di marchi, tutte le principali societàà internazionali ora hanno posizioni radicate. I marchi locali, in particolare Mizuno e Asics, si stanno sforzando di creare un nucleo di appassionati al di fuori del Giappone, e in particolare Asics sta investendo ingentemente in Europa oltre che in Cina nella corsa alle Olimpiadi.

Nel complesso il mercato appare piùù in salute di quanto non sia successo da anni a questa parte. Con un valore di circa 2 mila miliardi di yen (ca. 14,2 mld. di euro) - stando alla federazione di categoria JSR (Japan Sports yohin kyodo kumiai Rengokai) - come per qualsiasi altro mercato i dibattiti sulla crescita futura sono tutti dominati dalla contrazione della popolazione. Tuttavia, nel caso degli sport, tanto i retailer quanto i marchi stanno traendo vantaggio da un nuovo mercato fondamentale rappresentato dalle donne dai 18 ai 50 anni, che partecipano a nuove attivitàà sportive quali yoga, danza, pilates, calcio e altri sport piùù tradizionali come il tennis e lo sci. JSR stima che vi siano circa 10 milioni di donne che esercitano sport, con un valore di mercato di circa 330 miliardi di yen (ca. 2,35 mld. di euro).

La crescente importanza delle donne nei consumi di articoli sportivi e l’ingresso dei marchi internazionali hanno dato vita ad un altro fenomeno potenzialmente lucrativo: la crescente ibridazione fra abbigliamento sportivo e moda. Da lungo tempo a questa parte uno specifico mercato giovane equipara i marchi sportivi alla moda, ma fino a poco tempo fa questo segmento non era confluito nel tradizionale mercato della moda. Nuove linee di capi per lo yoga come Slow Flow di Goldwin, consentono ora di vendere lo sportswear come moda.

Il potenziale di una costante forza dei marchi leader e il florido mercato femminile non sono passati inosservati néé dai retailer néé dai fondi di investimento. Mentre il numero totale di negozi di articoli sportivi èè sceso da un picco di 12.000 a 8.000 circa, secondo JSR, le opportunitàà di accaparrarsi una fetta piùù ampia di una torta divenuta piùù piccola, non disgiunte dall’interesse per i capi sportivi da donna, hanno attratto nuova liquiditàà e nuove fusioni e acquisizioni.

Come riferito nel numero di gennaio di questa newsletter, si èè verificato un vero e proprio sisma nella distribuzione degli articoli sportivi quando Xebio ha perfezionato l’acquisizione di Victoria. Di colpo, Xebio l’ha trasformata in un business da 130 miliardi di yen (ca. 926 mln. di euro) con chiare idee su come raggiungere Alpen, leader di lunga durata nel settore. La catena Alpen, con sede nella provincia di Aichi, oggi supera Xebio di appena 20 miliardi di yen, mentre entrambi sono molto avanti rispetto al terzo in classifica, Megasports. L’acquisizione ha segnato la fine di un anno molto attivo di nuove collaborazioni e nuovi investimenti. Come in altri settori ammodernati, la vendita al dettaglio di articoli sportivi ora conta all’incirca tre leader nella fascia di mercato alta grazie all’espansione del numero di punti vendita e alle acquisizioni; poche societàà in crisi nella fascia intermedia, e piccoli negozi o gruppi di negozi innovativi nella fascia bassa.

Nella fascia alta, ora dominano Alpen e Xebio. ABC Mart sta avendo un impatto minore dopo la sua acquisizione di Sports Vision nel 2004. Anche Yamano Holdings sta assorbendo un gruppo di catene e produttori piùù piccoli. Yamano era una societàà abbastanza tradizionale sotto ogni profilo, ma nel 2003 si èè trasformata in una societàà altamente acquisitiva sul mercato degli articoli sportivi, creando quello che sembra essere un produttore verticalmente integrato nel retail in grado di creare una autentica catena SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel) di articoli sportivi. ÈÈ ancora troppo presto per dirlo ma, a partire dall’anno scorso, Yamano ha inanellato non meno di tre acquisizioni ad iniziare da Viva Sports nel 2004. Ha poi rilevato la fallita Powers e poi in agosto l’ha fusa con Viva Sports. In ottobre Yamano non si èè lasciato sfuggire un residuo di Daiei, Sports World, con un fatturato di 4,2 miliardi di yen. Se le acquisizioni sono state secondarie, la velocitàà èè stata sorprendente, avendo comunque aggiunto 10 miliardi di yen (ca. 71,4 mln. di euro) e 17 negozi al gruppo Yamano in meno di un anno. Allo stesso livello, J Bridge èè entrato nel gioco con un’altra recente acquisizione, la societàà di abbigliamento in crisi Kosugi Sangyo, per rilevare il retailer fallito Minami.

Nonostante Minami vanti un esiguo fatturato di 7 miliardi di yen circa (ca. 50 mln. di euro), J Bridge ritiene che l’espansione del consumi di articoli sportivi da donna crei delle opportunitàà nella ibridazione di sportswear e moda che alimenteranno la cresabcmart2cita per Kosugi a livello di produzione, e per Minami a livello di vendita al dettaglio. Altri sembrano essere d’accordo. Il quotidiano specializzato Senken prevede che il mercato dei capi e altri articoli per lo yoga abbia raggiunto 16 miliardi di yen per il 2005, a cui il solo abbigliamento avràà contribuito per 10 miliardi. Data la penetrazione ancora limitata dello yoga e degli sport correlati al di fuori delle maggiori conurbazioni, esiste chiaramente un potenziale a lungo termine. Inoltre, a tutt’oggi buona parte dell’attenzione dei fabbricanti locali e marchi esteri come il canadese Lulu Lemon, èè stata riservata alla fascia alta del mercato. Il marchio Slow Flow di Goldwin, ad esempio, ha uno spazio dove si puòò praticare lo yoga ad Aoyama e vende top che arrivano a 24.000 yen. Linee di yoga dai prezzi ragionevoli esploderanno nei prossimi anni, e uno dei primi esempi saràà indubbiamente Welcomfo by Chacott. Chacott prevede che le vendite di articoli di yoga compiano un balzo del 50% quest’anno e investe anche in nuovi marchi per fare fronte alla crescita del settore danza, con prodotti specializzati per tango, tip tap, salsa e anche musica folk.
L’abbigliamento sportivo da donna non si limita tuttavia allo yoga e ad altri sport “lenti”. Se da un lato le celebritàà hanno spinto le consumatrici verso lo yoga, il pilates e altri sport correlati, hanno anche generato entusiasmo per altri tipi di esercizio e anche per il pugilato. Nike e altri marchi internazionali si aspettano una forte crescita della dance fitness ispirata dalle celebritàà, del running e di altri sport. L’anno scorso, Nike ha lanciato una nuova linea chiamata Nike Rockstar Workout disegnata in collaborazione con Jennifer Lopez, Madonna e Jamie King. Nike ha fatto ricorso anche alle celebritàà locali per promuovere i propri articoli per la corsa nell’ambito di workshop e talk show, come avvenuto, ad esempio, ad una manifestazione tenuta nel quartiere di Odaiba, a Tokyo, in novembre. Anche Adidas ha fatto della promozione, attraverso eventi speciali, ricorrendo a modelle locali note, come Shiho, per far parlare dei propri marchi di abbigliamento sportivo Adidas by Stella McCartney e Be. Questa ibridazione fra moda e sport sta creando nuovi canali distributivi per i marchi principali oltre a spingere un nuovo tipo di cliente verso i retailer esistenti di articoli sportivi come Xebio.
Puòò darsi che la popolazione giapponese sia in calo, e saràà vero che il numero di negozi di articoli sportivi si sia ridotto di un terzo rispetto al momento di massimo sviluppo, ma grazie a nuovi trend nelle attivitàà sportive, allo sviluppo degli sport femminili e all’accettazione delle fusioni e acquisizioni come legittima via per espandersi, èè stata infusa nuova energia in ciòò che, guarda caso, era uno dei settori piùù apatici nel settore retail.

 

Zara Japan conferma l’espansione

Zara inizieràà ad inaugurare negozi di piccole e medie dimensioni a partire da quest’anno. Ha in programma un incremento del tasso di espansione dai due-tre attuali negozi ad almeno otto all’anno, e punta a creare una presenza nelle periferie delle grandi cittàà e nelle cittàà di provincia. Si prevede che lanci inoltre un altro marchio Inditex nel corso di quest’anno.

Lo scorso mese Inditex ha acquisito le restanti partecipazioni di Bigi in Zara Japan, ponendo fine ad una joint venture che era rimasta in piedi per otto anni. Ora si prevede che il gruppo spagnolo acceleri il ritmo dell’espansione, sia nel Sol Levante che nel resto dell’Asia, essendosi ritagliato una solida posizione in questo mercato.
Finora, l’approccio di Inditex al mercato nipponico era rimasto prudente. La collaborazione con Bigi gli aveva fornito una rete di contatti, un po’ di esperienza locale in materia di retail oltre alla conoscenza dei trend dei consumatori giapponesi. Tuttavia, una caratteristica apprezzabile della joint venture era il forte controllo sulle decisioni in materia di siti da parte della sede, con rigorosi criteri che hanno assicurato una espansione a ritmi graduali nei primi tempi. La velocitàà dell’espansione non èè mai stata una prioritàà, essendo la sede piùù preoccupata di costruire una solida base di negozi di qualitàà in cittàà chiave oltre alla fedeltàà al marchio. Solo allora l’espansione avrebbe registrato un’accelerazione.

zaracopyCome riferito in passato da questa newsletter, Bigi non avrebbe potuto in ogni caso tenere il passo con i programmi di Inditex a piùù lungo termine, e una volta creata una solita base di flagship shop, la joint venture èè infatti terminata. Con il 100% del controllo dell’attivitàà, e l’attuale realizzazione di una nuova logistica in Asia per la gestione dei fornitori, Inditex si muoveràà verso una ulteriore accelerazione dell’espansione, sia in termini di numero di negozi Zara che con l’aggiunta di nuovi marchi. Il marchio Massimo Dutti ha inaugurato il suo primo flagship shop asiatico a gennaio, anche se a Singapore e non in Giappone. I nuovi negozi saranno unitàà di medie dimensioni di circa 500 mq, anzichéé negozi su larga scala di 1.000 e piùù mq come quelli che sono stati aperti in tutte le principali cittàà del paese. Un buon esempio della nuova formula èè il negozio nel quartiere di Motomachi a Yokohama inaugurato lo scorso autunno. ÈÈ prevista l’apertura di otto negozi circa con insegna Zara ogni anno per i prossimi tre-cinque anni. Un dato diverso rispetto al ritmo di due-tre negozi all’anno registrato sin dal lancio di otto anni fa, per un totale di 18 negozi a tutt’oggi facenti parte della catena.

La maggior parte dei punti vendita di piùù piccole dimensioni saràà ubicata nei sobborghi delle cittàà piùù grandi e di quelle di provincia, in particolare all’interno dei centri commerciali. Una delle altre vie per contribuire ad accelerare il ritmo delle aperture arriveràà dai nuovi contratti di locazione all’interno di grandi magazzini, come quello con Isetan a Tachikawa. I primi shop-in-shop partiranno probabilmente in autunno presso Isetan, Daimaru, e Takashimaya secondo le voci che circolano. Per i siti piùù piccoli, Inditex pensa anche ad introdurre dei piccoli punti vendita da 300 mq.
Continueranno ad essere inaugurati nuovi negozi nella classe dei 1.000 mq. I primi nuovi punti vendita quest’anno saranno aperti nella cittàà di Sendai e a Osaka, nel quartiere di Shinsaibashi, tra marzo e aprile, ed entrambi saranno ampi.

Ancora piùù allettante èè l’annunciato lancio di Massimo Dutti sul mercato nipponico. Questo marchio unisex di fascia lievemente alta èè divenuto un secondo successo per Inditex con oltre 325 negozi nel mondo fra cui un positivo lancio nel Regno Unito nel 2004. I prezzi sono fra il 50% e il 100% superiori a quelli di Zara, e i prodotti tendono verso una gamma piùù classica di modelli e in particolare di colori. Considerando l’attuale boom dell’abbigliamento uomo in Giappone, i validi capi casual e formali da uomo di questo marchio potrebbero assicurare un lancio positivo.

 

Il boom dell’abbigliamento uomo dàà nuovo slancio a Daimaru

Il boom nelle vendite di abbigliamento uomo non èè appannaggio delle catene di select shop e di Isetan. Daimaru registra una crescita del fatturato uomo per la prima volta in quattro anni, grazie a un maggiore traffico di clienti e ad articoli di piùù elevato valore. Parte dei migliori risultati derivano dal nuovo e positivamente giudicato approccio Daimaru alla gestione della catena di fornitura. Di conseguenza, i buyer di Daimaru sono molto piùù influenti di quanto siano mai stati in passato nella scelta di prodotti e stanno diventando un target per i team di vendita internazionali di abbigliamento.

Daimaru afferma che le vendite di abbigliamento uomo sono cresciute in ciascuno degli ultimi sette mesi rispetto all’anno precedente. Il fatturato primavera/estate èè cresciuto del 3,7% mentre quello autunno/inverno fino a fine dicembre èè salito di un buon 7,6%. Nonostante all’incremento delle vendite abbiano contribuito alcuni articoli dai prezzi piùù elevati, il maggiore fattore di crescita èè stata la maggiore affluenza. Nel complesso i sei principali punti vendita di Daimaru hanno registrato nell’esercizio 2005 conclusosi a febbraio, vendite per 53,8 miliardi di yen (ca. 384 mln. di euro), con un +4,4% rispetto allo scorso anno. Si tratta della prima crescita su base annua da quattro anni a questa parte, e significa che l’abbigliamento uomo ha contribuito all’11,5% del fatturato. Per il 2006, si prevede un ulteriore incremento del fatturato del 3,2%, ossia a 55,5 miliardi di yen.

Una parte della crescita èè stata assicurata dai marchi del rivenditore e dai marchi esclusivi forniti da grossi produttori di abbigliamento locali. Nonostante il generale regresso in questi segmenti del settore grandi magazzini nel suo complesso, Daimaru èè riuscito ad andare controcorrente acquisendo un maggior controllo sulla catena diKobeDaimaru fornitura di quanto sia normale attendersi da un grande magazzino nipponico. Questo controllo si applica all’abbigliamento, agli accessori, alle borse e alle calzature, che hanno registrato tutti forti vendite lo scorso anno. In autunno, il 47,5% dell’abbigliamento uomo èè passato attraverso l’ufficio acquisti centrale.
Daimaru ha trascorso gli ultimi anni a mettere a punto un sistema di acquisti centralizzato per i negozi che formano il nucleo della propria rete. Entro il 2007, l’85% delle vendite dei negozi principali, ossia 390 miliardi di yen (ca. 2,7 mld. di euro), saràà gestito da un team di acquisti centrale. Una iniziativa che assicura ai buyer Daimaru un controllo molto maggiore sul flusso, sul mix merceologico, sui quantitativi di merce in magazzino e sulle azioni successive. L’aspetto piùù importante in assoluto èè che assicura anche il controllo dei prezzi. Il sistema consente di lanciare nuovi prodotti in minore tempo, elaborare procedure di pianificazione piùù efficaci con i produttori e, naturalmente, una migliore visione degli articoli che si vendono bene e di quelli che non si vendono. L’anno scorso ad esempio, i reparti delle calzature da donna e quelli riservati ai giovani sono tutti passati agli acquisti centralizzati. Ne èè conseguito che il fatturato èè cresciuto dell’8,2% rispetto all’anno precedente. Piùù di qualsiasi altra cosa, gli acquisti centralizzati contribuiscono a ridurre il costo delle vendite, uno dei maggiori ostacoli del settore grandi magazzini ad una maggiore remunerativitàà.

Non sorprende che Daimaru abbia registrato il suo semestre piùù redditizio, quello conclusosi ad agosto. Il fatturato èè salito a 396,1 miliardi di yen, mentre l’utile operativo èè salito del 18% grazie a spese generali inferiori. Incoraggiato da questo successo, nell’abbigliamento uomo, gli acquisti centralizzati per il nucleo di grandi magazzini saliranno al 90%. In tal modo, Daimaru spera di migliorare le proprie dimensioni, il merchandising e il targeting dei suoi vari segmenti di clienti. Due anni fa le vendite di abbigliamento uomo nel complesso era scese al 79% rispetto ai livelli del 1997, ma grazie alla crescita dell’anno scorso e alla prosecuzione di quest’anno si prevede che ritornino a circa il 90% dei livelli del 1997. Lo stesso Daimaru si aspetta di continuare a registrare miglioramenti grazie alla forte performance nell’area del Kansai e Sapporo e, piùù a lungo termine, grazie al nuovo negozio della capitale nel quartiere di Yaesu, nei pressi della stazione di Tokyo.

 

Onward espanderàà i marchi esteri

L’attuazione dei programmi di espansione all’estero di Onward inizia quest’anno. Le sue recenti acquisizioni in Italia e nel Regno Unito potranno contare sugli investimenti in marketing e nella catena di distribuzione al dettaglio nonchéé sulle risorse rappresentate dagli uffici di Onward presenti in mercati fondamentali. Onward espanderàà anche i propri marchi nazionali con una catena di 150 negozi in Asia. La societàà sta diventando un concorrente da temere su tutti i mercati, ma specialmente in Europa.

Onward ha reso noto che inizieràà l’espansione delle proprie attivitàà estere a partire dal prossimo esercizio finanziario. Nuovi marchi che puntano ai grandi magazzini e alle catene di negozi nei centri commerciali saranno sviluppati nel quadro dei programmi volti ad ampliare la propria presenza sui mercati esteri. Nel contempo, le controllate estere saranno incorporate in seno alle principali operazioni di Onward al fine di iniziare la trasformazione di Onward in un autentico business multinazionale.
Uno dei piùù importanti progetti esteri saràà l’espansione del marchio Joseph acquisito lo scorso maggio. Dopo l’uscita del fondatore per ragioni di etàà, Onward intende utilizzare la propria rete di affiliate per rilanciare il marchio in Europa, negli USA e in Asia. In Europa, vi saràà una espansione sia delle vendite all’ingrosso che dei negozi propri mentre lo showroom statunitense saràà utilizzato per sviluppare un’attivitàà all’ingrosso sull’importante mercato americano. In Asia la distribuzione al dettaglio saràà effettuata attraverso la formula franchising, con particolare attenzione ai mercati coreano e cinese.
Anche l’altra recente acquisizione, il marchio di calzature italiano Iris, beneficeràà degli investimenti nei negozi al dettaglio. Un nuovo concept store èè stato inaugurato lo scorso anno in Italia, un’idea che saràà ripetuta in nuovi mercati, non solo in Giappone.
Del resto, Onward non ha neppure finito di rilevare marchi. Con una forte rete di partner in tutti gli USA e in Europa grazie alle proprie relazioni distributive come quelle con Polo Ralph Lauren, Sonia Rykiel e altri, Onward èè facilmente in grado di attingere ad una invidiabile fonte di informazioni al fine di individuare potenziali bersagli. A tal riguardo, èè meglio collocato di Fast Retailing (la societàà di Uniqlo), e ha il vantaggio di operare su una piùù alta fascia di mercato in cui le opportunitàà sono piùù differenziate. La societàà ha chiarito di avere l’intenzione di acquisire marchi di pelletteria e accessori entro il prossimo anno, e di applicare la stessa strategia al dettaglio utilizzata con Iris.
Nonostante l’effervescenza dovuta alle sue acquisizioni. Onward registra anche una forte crescita estera grazie al proprio portafoglio. I tre principali marchi di Onward con cui punta di espandersi all’estero, ICB, 23KU e Rosebullet - quest’ultimo lanciato di recente - vanteranno oltre 125 negozi in Asia al di fuori del Giappone entro la fine dell’anno. Si prevede che le vendite raggiungano i 5 miliardi di yen, con un balzo del 36% rispetto allo scorso anno. Quest’anno il lancio sul mercato si estenderàà alla Tailandia e al resto del sud-est asiatico, con una proiezione di 150 negozi in totale entro il 2008. Puòò darsi che i titoli dei quotidiani specializzati siano monopolizzati da Fast Retailing, ma la rete estera di negozi dei propri marchi nazionali non tocca ancora le 30 unitàà. Altri marchi nazionali saranno lanciati quest’anno, e l’enfasi saràà posta su un lancio multinazionale piuttosto che iniziare con il mercato nazionale come in passato. Marchi di pret-àà-porter di lusso per l’uomo e la donna saranno lanciati per il mercato dei grandi magazzini e quest’autunno èè previsto anche un marchio di abbigliamento donna SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel) per il mercato dei centri commerciali.

 

Comptoir de Cotonniers ha aperto a febbraio nel Sol Levante

L’acquisizione francese di Fast Retailing viene lanciata in Giappone, con un decollo aggressivo che prevede almeno 100 negozi nei prossimi tre anni. Con un target di 1.000 miliardi di yen di fatturato entro il 2010 previsto da Fast Retailing facendo affidamento sulle proprie acquisizioni esterne piùù che su una crescita organica della catena Uniqlo, la creazione di una linea di collegamento diretta con la Francia saràà un indicatore chiave della possibilitàà di raggiungere tale target.

Fast Retailing ha acquisito una partecipazione del 31,53% della catena francese Comptoir de Cotonniers (CDC) solo lo scorso maggio, ma ha giàà elaborato dei piani operativi e aperto il primo negozio sul mercato giapponese il 17 febbraio. La catena di 216 negozi, famosa per le proprie campagne di marketing che utilizzano clienti come modelle, ha iniziato a elaborare un piano per il mercato nipponiccotonnier2o non appena èè andato in porto l’accordo con Fast Retailing. Da allora i due team, quello nipponico e quello francese, hanno intensificato il lavoro con Air France e JAL al fine di assicurare un lancio ben mirato. Tadashi Yanai, Chairman di Fast Retailing, pare che da CDC si attenda in Giappone un fatturato pari al suo attuale fatturato globale di 11 miliardi di yen (ca. 78,4 mln. di euro) in un periodo di tre-cinque anni. Considerando il potenziale del Sol Levante e il probabile ampliamento delle dimensioni dei punti vendita, egli prevede questo fatturato con soli 100 negozi rispetto agli attuali 215 di CDC. Fast Retailing si aspetta che il mix di modelli casual e design di buon livello di CDC piaceràà in Giappone, dove ritiene che questo tipo di marchi siano rari.

Fast Retailing ha creato una affiliata al 100%, CDC Japan, nel mese di settembre dell’anno scorso con presentazioni ai grandi magazzini e ai fashion building nel corso di settembre e ottobre per assicurarsi i primi spazi per gli shop-in-shop. I primi negozi saranno probabilmente concentrati nell’area di Tokyo, con una particolare attenzione alle aree residenziali popolate da famiglie benestanti attorno a Tokyo e Kanagawa, la provincia alla periferia di Tokyo. Come èè successo per vari marchi in anni recenti, Fast Retailing ha anche scoperto che i capi importati non necessitano di taglie diverse per il mercato giapponese. Di conseguenza, tutti i prodotti saranno importati con il mix di taglie e gamme di colori lievemente adeguati al mercato locale, con una sola nuova taglia (la 34) introdotta sul mercato nipponico (ma da introdurre simultaneamente anche in Francia).

Il lancio giapponese non intende semplicemente espandere le vendite su un nuovo mercato. Scegliendo il Giappone come nuova rampa di lancio, Fast Retailing tenteràà di creare un ampio canale di comunicazione con la sua controllata francese al fine di creare un team internazionale di dirigenti comprendente sia manager giapponesi che internazionali. A piùù lungo termine, con la propria futura partecipazione del 50% che dovrebbe essere ulteriormente ampliata, Fast Retailing prevede un fatturato globale per CDC di oltre 40 miliardi di yen (ca. 285 mln. di euro) e un utile al lordo delle imposte di 10 miliardi di yen. Lo sviluppo di un team forte composto da manager internazionali rappresenteràà una fase cruciale per le ambizioni di Yanai di creare una conglomerata con un fatturato di mille miliardi di yen entro il 2010. Concorrenti come Gap e H&M osserveranno da vicino l’evolversi della situazione.

 

Chloe punta ad una grande crescita

Chloe, marchio del Richemont Group, èè intenzionato a raddoppiare il numero dei negozi diretti nei prossimi quattro anni. Oltre a raddoppiare il suo attuale numero di shop-in-shop nei grandi magazzini, prevede l’inaugurazione di nuovi flagship shop da aggiungere a quello aperto di recente ad Aoyama.

Chloe intende espandere la propria distribuzione diretta nel corso dei prossimi anni fino al 2010. Raddoppieràà il numero di negozi diretti portandolo a circa 40. Un negozio stand-alone Chloe èè stato aperto a metàà gennaio nel quartiere di Aoyama. I 10 shop-in-shop esistenti nei grandi magazzini, che vendono sia abbigliamento che accessori donna, saranno inoltre portati a 15. Questo marchio attualmente gestisce solo 3 shop-in-shop che vendono esclusivamente le linee di accessori, ma espanderàà anche questa formula portandola a 8-10 negozi entro il 2008. Il numero di shop-in-shop “C by Chloe” cresceràà dagli attuali 7 a circa 15.

Il nuovo flagship shop di Aoyama si articola su due piani e ha una superficie di vendita di circa 195 mq. Per l’apertura ha potuto contare su linee a edizione limitata di borse e abbigliamento e, pur essendo piccolo in base ad alcuni standard precedenti, il negozio ha attratto una coda prima dell’apertura di oltre 60 persone il primo giorno. Secondo le voci circolate, tutti gli articoli a tiratura limitata sono subito esauriti. La societàà starebbe attualmente prendendo in esame la possibilitàà di vari altri flagship shop per replicare il successo del primo.

Per l’esercizio fiscale 2005, Chloe prevede un fatturato, sia in Giappone che a livello globale, doppio rispetto all’anno precedente, in ampia misura grazie al successo sia degli articoli di abbigliamento che dell’enorme boom delle borse Paddington vendute al dettaglio a circa 198.000 yen (ca. 1.400 euro) in Giappone. Chloe si rivolge nel Sol Levante ad un mercato piùù giovane rispetto a qualsiasi altro paese con una etàà media delle clienti compresa fra 25 e 30 anni. Nonostante non siano stati divulgati dati specifici, secondo le indiscrezioni pare che questa societàà punti a raddoppiare ancora una volta le vendite in Giappone nei prossimi due anni.

 

Hugo Boss forte con l’abbigliamento donna

Hugo Boss si aspetta un altro anno eccezionale quest’anno, dopo una crescita del 20% l’anno scorso. ÈÈ l’abbigliamento donna che continua ad assicurare la crescita, e non deve sorprendere quindi che buona parte dei nuovi investimenti in negozi saranno utilizzati per espandere le vendite di questo settore.

Hugo Boss Japan concentreràà gli investimenti ed il marketing per la distribuzione al dettaglio sull’abbigliamento donna, a seguito della forte performance registrata nelle recenti stagioni. La linea principale, Boss Black, vedràà nascere non meno di 11 nuovi negozi quest’anno di cui almeno cinque questa primavera. L’anno scorso i negozi di abbigliamento donna hanno registrato una crescita delle vendite pari al 70% rispetto all’anno precedente e, anche considerando le vendite a perimetro costante, la crescita ha raggiunto le due cifre. Oltre agli 11 negozi Boss Black, saranno inaugurati altri quattro negozi di abbigliamento donna. La societàà nipponica espanderàà anche la propria offerta di taglie grandi nei grandi magazzini dopo i buoni risultati dell’anno scorso, essendo il merchandising delle taglie piùù ampie ancora raro fra i marchi internazionali.
Nel frattempo l’abbigliamento uomo dovràà accontentarsi piùù dei rinnovi dei negozi che non dell’espansione, con almeno 15 punti vendita che saranno rimessi a nuovo nel corso dell’anno. Hugo Boss introdurràà articoli casual facenti parte delle linee Boss Orange e Boss Green e spera di ampliare gli spazi di vendita con un target di media di 80 -100 mq rispetto ai 60 mq di oggi. Anche la linea sportiva Boss Green beneficeràà degli investimenti con l’apertura di cinque negozi di abbigliamento donna e due di abbigliamento uomo. Boss Green saràà oggetto di espansione e oltre all’abbigliamento da golf includeràà un maggior numero di articoli per sport attivi.
Con i negozi nuovi e quelli restaurati, il nuovo sistema informatico globale, ed una crescente forza dei suoi marchi, Hugo Boss si attende di ripetere una crescita del fatturato del 20% o superiore, analogamente all’anno scorso.

Cool Biz aiuta i produttori a prepararsi a buone vendite di primavera

Mentre il freddo fa bene alle vendite al dettaglio, i produttori di calzetteria e maglieria intima sperano che l’iniziativa “Cool Biz” contribuisca a stimolare le vendite di questa primavera ed estate. “Cool Biz” era stato lanciato la scorsa estate per invogliare le aziende ad essere piùù elastiche consentendo ai dipendenti di vestirsi meno elegantemente (senza giacca e cravatta) e di conseguenza di impostare i condizionatori a temperature piùù elevate. L’iniziativa aveva ingenerato, in effetti, un aumento degli acquisti di camicie e pantaloni piùù leggeri, ma con il successo di “Warm Biz” in inverno volto a incoraggiare a vestirsi di piùù per tenere il riscaldamento piùù basso, le societàà di abbigliamento si aspettano che la popolazione attiva prenda davvero alla lettera l’idea la prossima estate. Le societàà di calzetteria e maglieria intima stanno per lanciare articoli estivi piùù freschi. Gunze lanceràà una nuova gamma di prodotti chiamata Seek. Le maglie della salute avranno uno scollo molto incavato a U che consentiràà agli uomini di indossare camicie sbottonate fino al secondo bottone senza mostrare la maglietta sottostante: un aspetto davvero cruciale se si pensa alle rigorose istruzioni sull’abbigliamento da indossare in ufficio. Il prodotto èè anche privo di cuciture, rendendo possibile una linea piùù piatta che consente di indossare camicie piùù sottili senza che si veda la maglietta della salute. Fujibo Apparel era stato veloce a cogliere l’occasione l’anno scorso con magliette a V molto scollate, ma lanceràà nuove versioni quest’anno utilizzando uno speciale mix di cotone, fibre di cellulosa riocell e poliestere per creare magliette che assorbono il sudore.

 

Uniqlo punta a una maggiore espansione in Europa

Fast Retailing, gestore della catena di abbigliamento casual Uniqlo, sta riflettendo su come creare una presenza nel Regno Unito. Stando a un articolo apparso sul Financial Times, Tadashi Yanai, il Chairman della societàà, sta considerando un’alleanza o acquisizione per migliorare la propria posizione nel Regno Unito dopo l’insuccesso di un precedente tentativo di espansione in questo paese. Lo stesso articolo afferma che Fast Retailing si rende conto della necessitàà di avere stabilimenti produttivi nella UE e negli USA per migliorare la catena di fornitura. La maggior parte dei capi Uniqlo sono attualmente prodotti in Cina. Uniqlo al momento conta 8 negozi nel Regno Unito, rispetto ai 21 che erano aperti in questo paese nel 2002. Yanai ha dichiarato al Financial Times che spera di aprire nuovi flagship shop a Londra e New York entro un anno. Ha anche detto di volere modellare l’attivitàà nel Regno Unito su quella francese, facendo pensare ad una strategia basata su acquisizioni. Fast Retailing spenderàà una cifra compresa fra 300 e 400 miliardi di yen (ca. 2,5 mld. di euro) per fusioni e acquisizioni nei prossimi tre-quattro anni perseguendo l’obiettivo di divenire un retailer globale. Persistono voci secondo cui Philip Green, proprietario di Arcadia Group (che detiene marchi quali Top Shop, Miss Selfridge, etc.) e della catena BHS, potrebbe benissimo prendere in considerazione una cessione a Fast Retailing, per raccogliere fondi sufficienti per finanziare i suoi tentativi attualmente in corso di rilevare Marks & Spencers.

 

Le catene di calzature si danno al marketing

Chiyoda, il massimo retailer di calzature e una delle piùù grandi catene nipponiche per numero di negozi, sta sviluppando il marchio di calzature Bio Fitter come fulcro centrale della sua futura espansione. Il design viene pubblicizzato come “salutare e coadiuvante nel trattamento di piedi stanchi”. La maggior parte dei modelli viene attualmente venduta a 4.000 yen al paio e la societàà punta a vendere 1 milione di paia nel 2006 e circa 3 milioni di paia all’anno entro il 2008. Bio Fitter èè stato creato da un professore della Waseda University e viene proposto in nove diversi modelli, la maggior parte dei quali sono scarpe da ginnastica. Attualmente solo il 3% del fatturato di Chiyoda èè rappresentato da marchi del rivenditore, ma questa societàà spera di portare questa percentuale al 20% entro il 2009. Oltre al nuovo marchio Bio Fitter, Chiyoda ha venduto scarpe con il marchio proprio Hydro Tech, con tomaie in pelle impermeabili ma traspiranti, nell’ultimo paio d’anni.

Nel frattempo, l’unico vero rivale di Chiyoda, ABC Mart, ha iniziato una nuova serie di spot televisivi trasmessi durante le popolari serie televisive serali di cui èè anche sponsor. Questa catena spera di ricevere un piccolo numero, si parla di “decine” di ordini, durante gli orari di programmazione in tarda serata, nonchéé di incentivare le visite ai negozi a seguito della campagna.

 

Gli operatori dell’abbigliamento nutrono buone speranze per il 2006

Da una recente indagine effettuata dal quotidiano specializzato Senken sulle societàà di tessile/abbigliamento èè emerso che si prevedono performance di gran lunga migliori in termini di vendite e utili per l’esercizio finanziario 2005. Su 179 ditte intervistate, 89 (il 49.7%) hanno dichiarato di aspettarsi miglioramenti delle vendite e 98, (54.7%), di prevedere un aumento dell’utile. 50 societàà (27.9%) prevedono un andamento costante delle vendite e 36 (20.1%) un andamento costante dell’utile. Solo 29 societàà (15.6%) ritengono probabile un calo delle vendite, mentre 30 societàà (16.8%) prevedono un calo dei profitti. Una sola societàà, infine, ha previsto di registrare una perdita.

Per l’esercizio 2006 le ditte sono ancora piùù ottimiste grazie alla ripresa dell’economia giapponese: 124 operatori (69,3%) si aspettano un fatturato migliore e 130 (72.6%) un maggiore utile. I produttori e le trading company di tessuti e filati (sono 43 le aziende che hanno risposto al sondaggio) sono tuttavia meno ottimisti, con solo 13 aziende (30.2%) che si aspettano dei miglioramenti sia dei fatturati che degli utili; 16 (37.2%) che prevedono un andamento costante nelle vendite e 15 (34.9%) negli utili, e 11 (26.6%) che prevedono una diminuzione nelle vendite e 12 (27.9) negli utili. Queste ditte ritengono responsabile del calo nelle vendite il passaggio della produzione all’estero da parte delle societàà di abbigliamento, mentre l’alto prezzo del petrolio e il deprezzamento dello yen sarebbero responsabili del regresso degli utili. Le societàà di abbigliamento hanno affermato che il proprio ottimismo era dovuto al fatturato dell’abbigliamento uomo molto migliorato e alle forti vendite di accessori, nonchéé alla rapida aggiunta di nuovi negozi e all’espansione delle vendite nei mercati esteri. In termini di utili, il calo dei costi di produzione grazie alla produzione all’estero, la chiusura molto piùù spietata dei negozi con risultati negativi e l’aumento delle vendite, sono tutti fattori che contribuiscono alla salita degli utili. Non deve pertanto sorprendere che su 179 intervistati, i retailer siano stati i piùù ottimisti con il 65,5% che prevede maggiori vendite e il 63,65% che si aspetta un maggiore utile al lordo delle imposte.

 

Prevista l’apertura di un negozio di articoli sportivi Phenix a Sapporo

Phenix, produttore di capi di abbigliamento per lo sci, il golf, e lo sport in generale, èè pronto per espandere la sua piccola catena di negozi a gestione diretta. Proseguendo la strada aperta con un nuovo negozio inaugurato in dicembre presso il Naeba Prince Hotel, nella provincia di Niigata, questa societàà aggiungeràà un nuovo negozio direttamente gestito a Sapporo in marzo. Phenix ha anche firmato un nuovo accordo di sponsorizzazione con la squadra calcistica Consadole Sapporo inquadrata nella divisione nipponica J-League. Nel quadro del contratto di sponsorizzazione, Phenix forniràà il kit con il marchio Kappa, completi da allenamento e borse sportive alla Consadole, che attualmente gioca nella seconda divisione della J-League. Di conseguenza, il negozio si concentreràà sulle due diverse categorie di articoli per il calcio e lo sci.

I nuovi negozi sono i primi da due anni a questa parte essendo Phenix stata sottoposta ad un procedimento di riabilitazione sotto la tutela della IRCJ (Industrial Revitalization Corporation of Japan). Un iter conclusosi alla fine del 2005 che fa sìì che la societàà sia ora pronta per rilanciare il proprio marchio. Il nuovo negozio di Sapporo verràà inaugurato l’11 marzo all’interno di Sapporo Factory, un centro commerciale stile “outlet mall”. Come per altri punti vendita Phenix, questo negozio avràà una metratura di appena 105 mq, ma proporràà l’intera gamma di prodotti Phenix per lo sci oltre ad una vasta selezione di articoli per il calcio con marchio Kappa. Punta ad un fatturato di 100 milioni di yen il primo anno. Con il nuovo negozio, il numero di punti vendita Phenix saliràà a 11.

 

Buone le vendite dell’abbigliamento sportivo invernale

Grazie alla complicità dell’ondata di freddo di gennaio coronata dalla neve a Tokyo o a quella della campagna “Warm Biz” che avrebbe dovuto spronare l’esercito di impiegati nipponici a vestirsi pesante in modo da ridurre le bollette del riscaldamento, le vendite di capi caldi di abbigliamento sono andate bene. Uniqlo ha presentato un certo numero di linee “Warm Biz” di camicie a maniche lunghe da uomo e da donna, vendute tutte ad un prezzo standard di 1000 yen (ca. 7 euro) a capo, proposte nella consueta ampia gamma di colori Uniqlo.

Nel grande magazzino Odakyu Halc, il segmento dedicato all’abbigliamento sportivo ha registrato un incremento delle vendite di piumini e altri capi sportivi invernali del 40% rispetto all’anno scorso. L’abbigliamento sportivo è spesso poco ingombrante rispetto alla quantità di calore fornita e viene acquistato anche dagli impiegati che vestono formale. Odakyu ha proposto piumini North Face e Victorinox in una fascia di prezzo compresa fra 20.000 e 40.000 yen (ca. 213 euro).

Oltre all’aumento della gente che voleva ripararsi dal freddo, i grandi magazzini hanno assistito anche all’incremento di quelli che volevano partire ben vestiti per le settimane bianche, o che si recavano all’estero per andare ad ammirare fenomeni naturali invernali quali l’aurora boreale. Entrambe le tipologie cercano i migliori capi sportivi invernali e, grazie alla ripresa dell’economia, i consumatori non scelgono più automaticamente le catene discount di articoli sportivi più a buon mercato.

La tendenza all’acquisto di capi sportivi caldi è stata accompagnata, in modo speculare, dalle vendite di soprabiti. Gli articoli che sono andati per la maggiore sono stati i capi più casual, e anche in questo caso i piumini in particolare. Onward e Sanyo Shokai hanno entrambi registrato incrementi fino al 50% con piumini a prezzi di circa 50.000 yen, e con alcune linee che hanno raddoppiato le vendite. Anche i cappotti in lana hanno registrato buone vendite. Onward afferma che uno dei propri marchi ha assistito ad un +20% delle vendite dei capi in lana e D'Urban a un +30%, e che le vendite di cappotti hanno rappresentato il 30% del totale. Sanyo Shokai ha fatto ancora meglio con un incremento delle vendite di capispalla di uno dei suoi marchi del 70%, con ottimi risultati per quelli da 115 cm con cintura e per quelli lunghi importati. Si sono venduti bene anche i capispalla 100% cotone e 100% cachemire a prezzi da 100.000 e 120.000 yen. Anche la maglieria ha registrato buoni risultati con buone vendite natalizie nel settore “regali personali”. Onward ha assistito ad un balzo del +10% delle vendite, mentre Sanyo Shokai ha registrato un +15% e D'Urban un +11%.

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