
Il
nuovo negozio Louis Vuitton a Omotesando sta superando ogni aspettativa.
Batte i record di fatturato, vende tutto ciò che è in
vendita e continua ad avere file di gente in attesa, dimostrando così
che, quale che sia l’andamento dell’economia, rimane molto
spazio per le società che indovinano branding e posizionamento.
Il successo di Louis Vuitton in Giappone non fa più notizia.
La domanda, a questo punto, è: “Quanto ancora durerà?”.
Con circa il 35% del fatturato mondiale proveniente dal mercato giapponese
e un 30% realizzato con le vendite a clienti giapponesi che acquistano
all’estero, LV potrebbe ormai essere considerato un marchio nazionale
giapponese. Negli ultimi anni, il gruppo si è rivolto anche ad
altri mercati, aumentando il numero di punti vendita negli Stati Uniti
e aprendo un negozio a Mosca, ma non ha ancora annunciato di voler rinunciare
al vantaggio costituito dall’attrattiva che i giapponesi provano
per la pelle di colore marrone.
Ogni domenica, il tanto conclamato negozio di Omotesando, che si presenta
in modo splendido, continua ad attirare persone che per entrare sono
disposte ad aspettare in fila anche un’ora. Il primo giorno, 1.400
clienti hanno atteso fuori e il fatturato è stato di 125 milioni
di yen, un record rispetto a qualsiasi altro negozio LV nel mondo. Le
1.000 borse esclusive, in edizione limitata, prodotte appositamente
sono andate a ruba e si trovano, ora, solo nei negozi di seconda mano
a un prezzo varie volte superiore a quello originario al dettaglio.
Anche altri nuovi articoli, come gli orologi LV, sono andati tutti venduti
il primo giorno.
Louis Vuitton prevede che la popolarità del marchio continuerà
ancora per un po’ e che altri potenziali clienti arriveranno a
Tokyo da tutto il Giappone, per vedere il nuovo negozio.
È possibile che Louis Vuitton segua le orme di Uniqlo e che il
marchio finisca con l’essere controllato da così tanta
gente diversa da diventare, per così dire, “diluito”?
Con l’attuale gestione, ciò sembra improbabile. Quello
che è certo, tuttavia, è che Vuitton stia dimostrando
a Fast Retailing cosa sia il valore. Sconti e prezzi bassi vanno bene
ovunque, ma il Giappone esige esclusività in quantità
limitate, questo è un messaggio chiaro per le attività
alimentari di Fast Retailing e di società come Tesco. SOPRA
I marchi italiani continuano a prosperare
In
Giappone, i marchi italiani continuano a essere popolari, gli acquirenti
continuano a ricercare una presenza italiana in numerosi marchi esteri,
requisito chiave per il marketing. Lo stile italiano sta diventando
una delle voghe giapponesi di maggiore durata.

Come
ha di recente scritto un giornale settoriale, la popolarità dei
marchi italiani in Giappone è stato uno dei pochi boom durati
a lungo. Da vari decenni, l’amore giapponese per i prodotti di
moda italiani sembra non essere destinato a declinare. Al contrario,
ora che un sempre maggior numero di società italiane ha attività
dirette e si interessa maggiormente alle attività dei distributori,
la notorietà presso i consumatori è in crescita.
I marchi italiani sono stati fra i più attivi nello stabilire
basi operative dirette in Giappone. Lo ha fatto la quasi totalità
delle grandi aziende, come Zegna e Prada, mentre altri come Giorgio
Armani hanno riacquistato il controllo dai vecchi partner. Il risultato
più sorprendente di questa presenza diretta sono stati i significativi
investimenti in negozi flagship e il livello degli investimenti non
sembra destinato a calare. Anche Prada, ostacolata da problemi finanziari
nella sede italiana, sta ricominciando a muoversi. I lavori di costruzione
nella parte alta di Omotesando a Aoyama, dopo lunghi ritardi, sembra
stiano finalmente per essere ultimati e il negozio dovrebbe aprire in
primavera. Fonti riferiscono che anche il vecchio negozio Sephora a
Ginza sia stato acquistato dal marchio, nonostante la vicinanza dell’altro
grande negozio Prada a Marunouchi.
Anche il Gruppo Gucci ha aperto negozi per il marchio nonché,
più di recente, per Bottega Veneta, a Omotesando.
Anche Salvatore Ferragamo Japan si è dato da fare e corre voce
che aprirà negozi a Chuo Dori a Ginza e nella parte occidentale
di Tokyo. Ferragamo Japan si è anche alleato con Zegna per il
lancio di una nuova gamma di calzature, a partire dal prossimo autunno.
Lo stesso Zegna, che già gestisce venticinque negozi indipendenti
e concessioni, ha registrato, lo scorso anno, un incremento del 7% del
proprio fatturato in Giappone, in parte grazie alla crescita a due zeri
del negozio bandiera Ermenegildo Zegna di Aoyama. Zegna ha investito
molto non solo nei negozi, ma anche in una gestione più efficiente
dei dati dei clienti al fine di massimizzare le vendite. Per il marchio
Zegna, saranno aperti altri negozi a un ritmo di circa una concessione
a stagione. Al contempo, il marchio di abbigliamento donna Agnona sarà
oggetto di ingenti investimenti a seguito del lancio che avverrà
questo autunno, con l’apertura di un negozio a Tokyo.
Anche il Gruppo Max Mara e l’affiliata Max & Co hanno inaugurato
nuovi negozi. Il fatturato, nell’esercizio che si conclude a luglio
2002, ha raggiunto i 14 miliardi di yen, nonostante una contrazione
del fatturato medio per cliente di 4.000 yen. Questo mese, si aprirà
il più grande negozio Max Mara in Giappone. Ancora una volta,
Nagoya è la città di elezione, a conferma della sua posizione
come una delle migliori ubicazioni per i più autorevoli marchi
internazionali. Il nuovo negozio, su due piani, si estenderà
su una superficie di 800 mq e includerà anche una caffetteria.
Il marchio aggiungerà inoltre una concessione nei grandi magazzini
Daiwa a Kanazawa, in autunno, e completerà la ristrutturazione
dei punti nei grandi magazzini Hankyu Umeda e Marui Imai a Sapporo.
Uno degli elementi trainanti della crescita futura sarà la linea
casual Sports Max, di cui Max Mara ha aperto un negozio bandiera a Aoyama
lo scorso anno.
Ma non sono solo le grandi ditte italiane a fare sentire la propria
presenza in Giappone. Una schiera di società più piccole
ha registrato buoni risultati in collaborazione con i distributori.
Un tema comune nelle relazioni con i distributori è la profonda
attenzione riservata al mercato giapponese, anziché fare affidamento
sul solo distributore. Ne consegue che una più ampia porzione
di distributori che trattano marchi italiani ha aperto punti vendita
al dettaglio, spesso con incoraggiamento e pressioni dall’Italia.
SOPRA
Ha inizio il remerchandising di
Uniqlo, prima le donne

Uno
degli elementi principali del boom del fatturato Uniqlo, lo scorso anno
e due anni fa, sono state le giovani donne che acquistavano articoli
in tessuto di vari colori. Fast Retailing ha lanciato nuove linee di
abbigliamento donna nella speranza di vivacizzare le vendite e ripristinare
un po’ dell’entusiasmo che manca all’offerta esistente.
Il nuovo negozio di Shinjuku San-chome, inaugurato lo scorso agosto,
è stato il primo a proporre le nuove gamme di abbigliamento donna
su cui Fast Retailing punta per il futuro. Fast Retailing spera di incrementare
le vendite di abbigliamento donna passando dall’attuale 30% del
totale a quasi il 50%. Utilizzando un ciclo di produzione rapido, la
società spera di rimanere al passo con le tendenze moda e continuerà
a proporre capi basics ma con colori stagionali e un pizzico di trend.
A tale scopo, il ciclo predominante di produzione, di quattro mesi,
cederà il passo a un uso crescente del ciclo di due mesi.
In teoria, ciò significherà che il look dei negozi sarà
rinnovato con frequenza, per attrarre più clienti e avere una
maggiore percentuale di vendite a prezzo intero di prodotto con il numero
dei negozi invariato - in teoria.
Molto dipenderà dall’abilità di Fast Retailing a
convincere le donne che Uniqlo è una buona fonte di basics alla
moda e cancellare la sua immagine di marchio non al passo con i tempi.
Tuttavia, anche se i dati tendenziali delle vendite sono in costante
calo, i piani Uniqlo per altri mercati dovrebbero contribuire a un incremento
del fatturato. Comprendendo i negozi in Giappone e quelli all’estero,
Fast Retailing prevede di raddoppiare l’attuale numero di punti
vendita (560) nel giro di alcuni anni. Una crescita organica è
essenziale per il modello di business dell’azienda, se vuole continuare
a spingere i costi verso il basso con economie di scala sempre maggiori.
Uniqlo
apre i primi negozi in Cina mentre si espande nel Regno Unito
Questo
mese, apriranno a Shanghai i primi negozi cinesi Uniqlo. Un totale di
due punti vendita, uno sarà situato nel centro cittadino e avrà
una superficie di circa 800 mq e l’altro sarà in un centro
commerciale suburbano su circa 1.000 mq. Fast Retailing gestisce già
quindici negozi in Gran Bretagna, ma si prevede che, nel giro di un
paio di anni, il numero di negozi cinesi supererà quello britannico.
Entro la fine dell’anno, Uniqlo inaugurerà altri sei negozi
nel Regno Unito, portando il totale a ventuno, rendendo probabile il
raggiungimento del target di cinquanta punti vendita entro il 2004.
Il fatturato nel Regno Unito ha raggiunto i 16 milioni di sterline,
il primo anno. Una campagna pubblicitaria di 3 milioni di sterline è
stata lanciata questo mese proprio nel momento in cui il nuovo amministratore
delegato per il Regno Unito, Masatoshi Morita, arrivava a Londra per
insediarsi nella sua carica.
SOPRA
In luglio, presentate domande per quarantanove
nuove grandi superfici
In luglio, 49 nuove domande per l’utilizzo di grandi superfici
sono state accolte dalle autorità locali in diverse parti del
Giappone.
Come prevedibile, ancora una volta, la domanda per il punto vendita
più grande è stata presentata da Aeon, che il 25 aprile
dell’anno prossimo aprirà, a Morioka nella Prefettura di
Iwate, un centro commerciale di 34.390 mq, con un parcheggio di 2.800
posti auto. Si tratta, in un certo qual modo, di un interessante sviluppo
poiché Morioka è il miglior esempio della sopravvivenza
degli shotengai (vie per lo shopping, di solito situate nelle vicinanze
delle stazioni, composte di piccoli negozi). Il nuovo centro Aeon potrebbe
quindi segnare la fine di un’era e di uno stile di vita.
In ordine di grandezza, seguono le richieste della società Gumma
per un Sekichu Home Center di media grandezza e quella per un supermercato
Sumitomo Mammy Mart su una struttura di 25.257 mq a Chiba, vicino a
Tokyo, che saranno inaugurate nell’aprile del 2003.
Sono inoltre state presentate quattro domande per strutture superiori
a 10.000 mq, fra cui un supermercato Izumiya di 13.713 mq a Osaka e
due grandi home center Sunday, nella Prefettura di Iwate (11.359 mq)
e a Konan a Yokohama (13.730 mq).
In questo panorama, i supermercati regionali rivestono un ruolo rilevante.
Yaoko sarà il locatario chiave assieme al partner Sekichu in
uno spazio di 15.505 mq a Kawagoe, vicino a Tokyo; Summit, l’altra
divisione supermercati di Sumitomo, inaugurerà, in marzo, un
punto vendita di proprietà di 2.143 mq a Nerima-ku a Tokyo; Max
Valu West, affiliata Aeon, aprirà a marzo un punto vendita di
1.852 mq a Yamaguchi, nella prefettura omonima.
La catena di negozi di abbigliamento Shimamura continua intanto la rapida
diffusione di nuove grandi superfici in tutto il paese e ha presentato
cinque domande per punti vendita a Saitama, Gifu, Miyagi e Tottori,
tutte con un ingombro standard appena superiore ai 1.300 mq. Anche la
catena Kawachi Yakuhin ha presentato quattro domande, l’home center
mobili Nafco ne ha presentate tre, mentre Yamada Denki, specialista
in articoli elettrici, ne ha presentate due.
Per la prima volta in tre mesi, non è stata presentata alcuna
domanda da parte di importanti società estere di distribuzione
al dettaglio. SOPRA
I
più grandi negozi del Giappone
I
maggiori negozi al dettaglio del Giappone, che lo scorso anno hanno
registrato il solito mix di risultati, sia in termini di fatturato sia
di dimensioni fisiche, sono i grandi magazzini. Tuttavia, anche così,
molti di loro saranno molto più contenti di quanto non lo siano
da tempo
L’annuale indagine del Nikkei sui maggiori negozi al dettaglio,
in termini di fatturato, si è conclusa. I grandi magazzini sono
i più grandi in assoluto e le catene leader, ancora una volta,
hanno registrato fatturati che fanno invidia ad altri settori. Al vertice
non si è verificato nessun cambiamento. I grandi magazzini Mitsukoshi
di Nihonbashi, pur includendo nel totale i punti vendita di Shinjuku
Alta, Tama, Ebisu e altri più piccoli, restano il più
grande singolo punto vendita al dettaglio con 305,5 miliardi di yen
realizzati su 124.256 mq di area occupata. I grandi magazzini Seibu
di Ikebukuro seguono al secondo posto, i grandi magazzini Isetan al
terzo, il punto vendita Hankyu di Osaka a Umeda al quarto, unico rappresentante
non di Tokyo fra i primi cinque.
Dei quindici grandi magazzini, dieci hanno registrato incrementi di
vendita, anche se molti di loro solo in misura marginale. Kintetsu,
che ha consolidato i negozi affiliati nel corso dell’anno, ha
registrato un incremento nominale del 5,2%. Il fatturato di Mitsukoshi,
che quest’anno ha ampliato l’area occupata rilevandola dal
punto vendita Tama, è salito del 4,6%.
Alla luce di questi dati, gli aumenti compresi fra l’1% e il 2,3%
registrati da Isetan, Takashimaya Yokohama, Hanshin Umeda e Keio Shinjuku
sono tutti risultati di cui andare fieri e che riflettono un migliore
controllo delle attività e una migliore gestione dei prodotti
comuni a tutte le principali catene. I magazzini Takashimaya rimarranno
delusi delle contrazioni nelle vendite nei punti vendita di Namba e
Nihonbashi, ma daranno la colpa all’opera di ristrutturazione.
Tobu, d’altro canto, ha poche scuse da addurre e, nell’area
di Ikebukuro, sta chiaramente perdendo la battaglia con il vicino di
porta Seibu.
In altre località, le ristrutturazioni pare stiano dando buoni
frutti. Il punto vendita Isetan di Tachikawa, nella zona ovest di Tokyo,
riaperto di recente, ha registrato, lo scorso anno, un incremento del
fatturato del 87,4%, 36,6 miliardi di yen. Tuttavia, se da un lato Isetan
ha ampliato l’area occupata passando da circa 13.400 mq a oltre
40.000 mq nel punto vendita di Tachikawa, con un fatturato in crescita
rispetto ai 13,79 miliardi del 1996, dall’altro registra un forte
regresso in termini di densità di vendita. La società
spera che la crescita di fatturato continui di pari passo con il crescere
dell’attrattiva del nuovo punto vendita.
Meno preoccupato appare Matsuya, il cui principale punto vendita a Ginza
è stato ristrutturato lo scorso anno. Anche se rimangono da riordinare
alcuni dei piani più alti, le vendite hanno registrato una positiva
ripresa dell’11,9%. Anche se il fatturato dello scorso anno è
stato di 66,09 miliardi di yen, inferiore del 6,5% rispetto a cinque
anni fa, Matsuya sembra essere sulla buona strada.
A parte questi due esempi chiave, i grandi magazzini che, lo scorso
anno, hanno registrato i migliori incrementi nel fatturato sono dislocati
un po’ in tutte le prefetture del paese. Izutsuya a Kitakyushu
ha approfittato della partenza di Sogo dalla stessa area e le sue vendite,
con un incredibile +82,9%, hanno toccato la cifra di 18,3 miliardi di
yen. Si tratta del 60% in più rispetto al 1996, un aumento cui
hanno contribuito sia il rilevamento da parte della società del
vicino punto vendita Sogo sia il raddoppio dello spazio di vendita da
12.000 a 26.000 mq. Anche il punto vendita HQ di Izutsuya a Fukuoka
ha registrato un incremento del fatturato annuo del 58,7%, 69,83 miliardi
di yen. Fra gli altri punti vendita degni di nota troviamo quello ristrutturato
di Marui, a Machida, dove il fatturato è salito del 58,7%, 2234
miliardi di yen, il punto vendita di Tokyu a Sapporo con un +11,5%,
40,93 miliardi di yen e, nel cuore della provincia, i grandi magazzini
Mitsukoshi di Takamatsu nello Shikoku, con un aumento del 12,4%, 30,08
miliardi di yen.
È pertanto logico che diversi grandi magazzini Sogo abbiano registrato
declini delle vendite, quello di Yokohama con un -17,1%, quello di Kobe
con una contrazione del 19,1% e il negozio di Hiroshima con un -22,1%.
In realtà, la peggiore performance, fra i primi 250 punti vendita,
è stata quella di Sogo a Kashiwa Chiba, con un regresso del fatturato
d’esercizio pari al 27,4%, seguito di misura da Mitsukoshi a Yokohama
dove le vendite hanno subito una contrazione del 25,3%, e il cui negozio
è ora in restauro. SOPRA
Benesse
partirà con la vendita per corrispondenza
Benesse
è la più grande società giapponese di vendita per
corrispondenza. Fino ad ora, tuttavia, il perno della sua attività
è stato rappresentato dalle vendite di corsi per corrispondenza
per studenti. Questo business di nicchia, ma redditizio, ha generato
un prezioso ma, fino a questo momento, non sfruttato database di famiglie
e di amministratori scolastici in tutto il paese. Stando alle informazioni
della società, Benesse vanta un archivio di circa dieci milioni
di persone. Nella maggior parte dei casi, si tratta delle stesse persone
che prendono le decisioni all’interno del nucleo familiare.
Benesse ha ora deciso di usare questo database per ampliare il proprio
giro di affari con cataloghi di beni di consumo, in parte per compensare
il declino delle vendite dei corsi per corrispondenza registrata negli
ultimi anni. Da novembre, si prevede che la nuova divisione di cataloghi
contribuirà al fatturato per 10 miliardi di yen in un arco di
tempo di cinque anni. Saranno pubblicati quattro cataloghi l’anno,
il primo avrà una tiratura di circa un milione di copie, diretti
per la maggior parte a famiglie con bambini in età prescolare
e che frequentano la scuola elementare.
Molti dei prodotti del primo catalogo saranno rivolti alle giovani famiglie
e alle loro abitazioni, utensili da cucina, compresi gli elettrodomestici,
mobili e diversi altri prodotti per la casa. I clienti potranno fare
le loro ordinazioni per telefono, via fax, per posta e via internet.
Il fatturato consolidato totale per l’esercizio 2001 ammonta a
267,25 miliardi di yen, registrando solo un lieve aumento di un +1,6%,
rispetto all’anno precedente. Le vendite ai genitori sono state
di 184 miliardi di yen, inferiori rispetto a quelle di due anni prima
pari a 197 miliardi di yen. Anche gli utili al lordo delle imposte sono
scesi da 31,9 a 25 miliardi di yen. SOPRA
La
potenza dei vicoli
Le edizioni limitate dei marchi moda sono sempre state un metodo infallibile,
impiegato dalle aziende, per incrementare sia il fatturato sia la notorietà
del marchio. I grandi magazzini le prediligono perché fanno aumentare
l’afflusso complessivo di visitatori e le riviste, che spesso
si accordano con i marchi per promuovere le edizioni limitate, amano
scrivere articoli su di esse perché si tratta di notizie fresche,
esattamente ciò che i lettori chiedono.
L’esempio più recente di successo di un’edizione
limitata riguarda il noto marchio giapponese M Premier prodotto da MID.
Il mese scorso, MID ha lanciato una gamma in edizione limitata all’interno
dei grandi magazzini Hankyu Umeda di Osaka, dal nome M Premier Black,
precorritrice di un lancio in piena regola della nuova linea, la prossima
primavera. Diverse ore prima dell’apertura, si era già
formata una coda fuori dal negozio e, il primo giorno, la piccola concessione
ha realizzato un fatturato superiore a 10 miliardi di yen, stando a
quanto riferito dall’azienda. Non esattamente Louis Vuitton, ma
per una piccola concessione giapponese, si tratta di un ottimo risultato.
La prima settimana, la linea ha portato a casa 47 milioni di yen, una
cifra tre volte superiore alle previsioni. La stessa settimana, MID
ha lanciato un’altra gamma limitata dal nome KK+M Premier, in
collaborazione con lo stilista Kyoko Koike. Nei grandi magazzini Isetan
Shinjuku e Hankyu Umeda, il marchio ha venduto rispettivamente oltre
38 milioni e 42 milioni di yen, nella prima settimana. Il primo giorno,
entrambi i negozi hanno realizzato oltre 15 milioni di yen.
SOPRA
Etro
Far East realizza una crescita a due cifre

Etro Far East, il ramo giapponese di Etro, ha assistito a un aumento
delle vendite del 12%, per l’anno conclusosi nel luglio 2002,
totalizzando 5,2 miliardi di yen nella vendita al dettaglio. Una delle
principali fonti di crescita è stato il costante miglioramento
delle vendite di abbigliamento femminile. Nel primo anno di attività
di Etro Far East, questa categoria rappresentava solo il 15% del totale
del fatturato, mentre gli accessori costituivano la parte più
consistente degli affari. Tuttavia, nell’ultimo anno finanziario,
l’abbigliamento femminile ha inciso per il 47% delle vendite.
In Giappone, Etro dispone attualmente di trentadue punti vendita, tra
negozi e concessioni, ubicati principalmente in località centrali
chiave. A differenza di altre marche straniere, Etro afferma, in questa
fase, di non avere in programma un’espansione del numero di negozi,
ma di volersi semplicemente concentrare sul miglioramento della performance
degli store già esistenti. Se in passato, infatti, Etro dipendeva
dalle sue gamme centrali caratterizzate dal disegno cachemire, attualmente
sta aggiornando gli articoli proposti nei negozi per creare nuovi motivi
di interesse e trasmettere in modo più efficace il messaggio
della marca ai consumatori. L’espansione delle collezioni di abbigliamento,
sempre più popolari presso il pubblico, è una delle vie
perseguite per raggiungere questo obiettivo. SOPRA
Le
marche maschili seducono le donne giapponesi
Già
lo scorso anno, ci sono stati segnali di un nuovo interesse delle donne
giapponesi per ciò che i loro compagni indossano. Non si tratta
però del tradizionale interesse a vestire i propri mariti, le
donne oggi cercano per sé marche tradizionalmente rivolte a un
pubblico maschile. Hanno iniziato con i profumi, acquistando fragranze
come Issey for Men. La tendenza è legata più a un profondo
apprezzamento per i capi basic di ottima qualità del mercato
dell’abbigliamento da uomo che a un amore verso lo stile maschile.
La catena di negozi selezionati Spick and Span di Baycrews, ad esempio,
ha venduto enormi quantità di articoli dell’azienda italiana
produttrice di camicie Barba, in cinque dei suoi negozi, nonostante
il ragguardevole prezzo di 20.000 yen. Barba ha iniziato, lo scorso
anno, a produrre taglie da donna senza però cambiare lo stile
dei suoi prodotti. Ad acquistare questa marca, sono soprattutto le donne
in carriera giapponesi attratte dallo stile semplice ed elegante e dalla
qualità.
Incentivato dai risultati di vendita, Spick and Span ha aggiunto un’altra
marca italiana di camicie, il cui prezzo al dettaglio è di 29.000
yen. La catena vende anche scarpe prodotte artigianalmente in Italia,
a prezzi che si aggirano intorno ai 54.000 yen, nonché pantaloni
eleganti fabbricati su contratto in Italia secondo specifiche fornite
dallo stesso Spick and Span.
Anche Dresstoria, un altro negozio di abbigliamento femminile, ha iniziato
a immagazzinare capi casual da uomo - acquistandoli però nelle
taglie da ragazzo. Tra gli articoli, si trovano anche tute e capi di
abbigliamento da lavoro. Da questo autunno, Dresstoria inserirà
inoltre, nel suo assortimento, taglie da ragazzo di articoli in tessuto
cerato della marca britannica Barbour.
SOPRA
Conran
Shop apre a Marunouchi
Terence
Conran ha inaugurato il suo terzo negozio giapponese a Marunouchi, nel
centro di Tokyo. Il negozio va ad aggiungersi ai punti vendita aperti
a Fukuoka nel Kyushu e a Shinjuku. In una recente intervista al Nikkei,
Conran ha voluto precisare che il nuovo negozio è molto diverso
dagli altri due, poiché si rivolge in prevalenza a una clientela
di uomini d’affari, che fanno acquisti nella zona di Marunouchi.
Il negozio inoltre costituisce un preludio all’imminente apertura
di un quarto punto vendita a Roppongi. Conran ha tuttavia respinto l’idea
di un’espansione della catena in Giappone e ha dichiarato di non
aver alcun desiderio di accelerare i tempi poiché il suo partner,
Tokyo Gas, sta gestendo bene i negozi esistenti e non c’è
alcuna pressione da parte degli azionisti.
Il quarto negozio aprirà nel complesso Roppongi Hills di Mori
dove è prevista anche l’apertura di un bar e di un ristorante.
Rivolgendo una velata critica ai dettaglianti giapponesi, sembra che
Conran abbia osservato che se da un lato le società nazionali
alimentano le esigenze dei clienti, dall’altro molte di loro non
riescono a soddisfare i loro desideri. Un semplice parere di cui gli
operatori al dettaglio, nazionali ed esteri, dovrebbero comunque tenere
conto. SOPRA
Il
nuovo negozio Beams per l’adulto elegante

Beams ha aperto un nuovo negozio a Marunouchi, rivolto agli impiegati
che lavorano negli uffici della zona. Il nuovo store della marca, nota
soprattutto per il suo assortimento di etichette moda casual sia straniere
sia giapponesi, ha una superficie di 900 mq e offre, analogamente al
negozio di abbigliamento formale a Meiji Dori a Harajuku, oltre a indumenti
casual molto curati, anche abiti e capi di abbigliamento eleganti uomo
e donna. SOPRA
Decisi
i termini dell’accordo commerciale tra grandi magazzini e gruppi
di abbigliamento
Sono ormai due anni che la Department Store Association e l’Apparel
Council discutono. Molto è stato fatto al fine di creare un nuovo
quadro politico per il rapporto contrattuale tra negozi e fornitori,
denominato direttiva della Fashion Business Architecture (FBA).
Il lavoro sembra aver dato i suoi frutti con la definizione di nuovi
termini commerciali per le marche, che saranno introdotti da quest’autunno.
Takashimaya e il primario gruppo di abbigliamento Onward Kashiyama hanno
stipulato contratti ufficiali per la fornitura e la vendita di una nuova
marca, che si indirizza al mercato delle “signore” e delle
quarantenni. Anche se il nuovo accordo di fornitura presuppone un rischio
leggermente superiore per entrambe le parti, obiettivi di vendita più
chiari e una responsabilità di business meglio definita dovrebbero
significare, nel complesso, migliori entrate. Anche in questo caso,
l’accordo ha le sue linee guida nel rapporto Fashion Business
Architecture.
Nel caso dei grandi magazzini, le linee guida richiedono di garantire
al fornitore di vendere una percentuale fissa del prodotto. In cambio
dell’assunzione del rischio, il fornitore si impegna ad assicurare
un approvvigionamento continuo degli articoli meglio venduti. Ambo le
parti sperano che l’inventario a fine stagione ne risulti ridotto
in modo consistente, dato che i prodotti di maggior successo saranno
andati esauriti e quelli meno apprezzati eliminati dagli scaffali. Assicurando
la consegna dei prodotti di successo per l’intera stagione, anziché
esaurirli a metà periodo, i grandi magazzini sperano di massimizzare
le opportunità di vendita.
Isetan e i membri del gruppo d’acquisto ADO hanno adottato prontamente
le direttive. Isetan ha attaccato il mercato realizzando i suoi popolari
negozi News Square, che propongono abbigliamento da donna e pelletteria
forniti da grandi gruppi della moda quali Tokyo Style. Sia Isetan, sia
i membri dell’ADO hanno garantito una percentuale minima delle
vendite in cambio di una miglior fornitura degli articoli più
venduti. SOPRA
È
nato FR Foods
Fast Retailing, ramo operativo della marca Uniqlo, ha ufficialmente
creato una consociata, interamente detenuta, chiamata FR Foods per gestire
le sue nuove operazioni alimentari; la società dovrebbe iniziare
a operare in autunno. FR Foods offrirà una gamma di prodotti
semi-organici, inizialmente soltanto attraverso canali di marketing
diretto e, più tardi, mediante un’offerta diretta al dettaglio.
Come prevedibile, con un calo, nel mese di agosto, del 29,9% delle vendite
dei negozi esistenti, FR Foods non offrirà il servizio con il
nome Uniqlo. Il nome della marca non è stato ancora svelato,
ma probabilmente si ispirerà alla vena anglo-nipponica, come
tutti i nomi aziendali inventati dalla società. SOPRA
Furla
a Ginza

Furla Japan ha aperto un nuovo flagship a Ginza. Il negozio di 150 mq
è situato all’incrocio di Ginza 4-chome e va ad aggiungersi
al negozio immagine di Aoyama. Il negozio presenta le principali linee
di accessori importati, nonché prodotti delle categorie periferiche
gestite su licenza da Itochu Shoji. Il Giappone rappresenta circa il
10% delle vendite totali di Furla, ma con i nuovi negozi d’imminente
apertura a Nagoya, Hiroshima e in altre città chiave, la percentuale
totale è destinata ad aumentare allineandosi ai livelli delle
maggiori marche internazionali di accessori. SOPRA
L’outlet
di Jupiter Shopping Channel
Jupiter Shopping Channel, il servizio di vendita a capitale misto in
rapida crescita, ha inaugurato il suo primo outlet. Il negozio, ubicato
al quinto piano del Decks Island Mall, comprende uno spazio vendita
di circa 100 mq. I prezzi sono inferiori del 30-60% rispetto a quelli
dell’omonimo canale per lo shopping. Il punto vendita sarà
dotato di televisioni con programmi che illustrano il servizio del canale
e di un angolo informazioni con cataloghi e guide sui programmi che
si occupano di televendite. SOPRA
Paul
& Joe: + 50%

Secondo
il suo distributore Elmex House, consociata di Ginza Yamagataya, Paul
& Joe, il marchio parigino di moda, nell’agosto di quest’anno,
ha assistito a una crescita, rispetto allo scorso anno, del 52% del
fatturato di vendita in Giappone.
Elmex House ha iniziato ad aprire negozi lo scorso anno e ora ne conta
già quattordici. Inoltre, una licenza con Albion, per i cosmetici,
si è rivelata un successo di enormi proporzioni, con code fuori
delle concessioni del grande magazzino Takashimaya nel giorno del lancio.
Il prossimo anno, la società aprirà punti vendita anche
a Sapporo, Hiroshima e Nagoya. SOPRA
Antik
Batik firma con Sagami
Sagami è la più grande catena di negozi di kimono del
Giappone. A seguito della diminuzione nella richiesta di kimono di alta
qualità, anche le vendite sono calate. Nell’anno finanziario
2001, le vendite sono crollate a 55,2 miliardi, dai 58,8 totalizzati
nel 2000. Sagami, tuttavia, è determinato a trovare una soluzione
innovativa per uscire dalla crisi, applicando a nuovi mercati il suo
solido branding di fornitore di kimono di alta qualità. Al momento,
Sagami gestisce negozi di gioielleria e ha di recente aperto un concetto
di arredamento d’interni alquanto promettente, che offre una moderna
interpretazione di elementi d’arredo giapponesi classici.
In seguito alla recente conclusione del suo primo contratto con una
società straniera, lo scorso mese, la società ha aperto
il primo negozio giapponese Antik Batik a Omotesando. Antik Batik ha
già un accordo di distribuzione con ABJ, ma Sagami gestirà
i negozi al dettaglio e spera di aprire dieci punti vendita, concessioni
incluse, nel giro di tre anni. Altri negozi indipendenti, con una superficie
di 100 mq saranno aperti a Osaka, Kobe e Fukuoka nel Kyushu, oltre a
Tokyo e, forse, Nagoya e Sapporo. Nel primo anno di apertura, si prevedono
vendite per 120 milioni di yen, che saliranno a 700 milioni entro il
terzo anno.
Attualmente, solo il 2,7% circa del fatturato proviene da vendite di
capi di abbigliamento diversi dai kimono, ma Sagami auspica di portare
la percentuale al 10% entro otto anni. Oltre ad Antik Batik, Sagami
ha lanciato una nuova catena chiamata Aim-as.SOPRA
Adidas
Japan apre Originals Store a Osaka
Lo scorso mese Adidas ha inaugurato il suo secondo Originals Store a
Osaka. Così come quello di Harajuku, il negozio vende linee moda
e articoli street style di vecchio stampo, rivisitati. SOPRA
Wal-Mart-Seiyu
venderà abbigliamento scontato
Secondo il Nikkei, le fonti di produzione Wal-Mart in Asia saranno utilizzate
nell’operazione Wal-Mart-Seiyu per produrre abbigliamento a basso
costo da vendere nei magazzini Seiyu. Il rapporto afferma che i prezzi
saranno inferiori del 40% rispetto a quelli di prodotti equivalenti
venduti da GMS e nei discount di abbigliamento quali Shimamura e Uniqlo.
I prodotti scontati comprenderanno camicie e altri articoli di abbigliamento
casual, ma successivamente l’iniziativa potrebbe anche estendersi
a un altro prodotto discount chiave di GMS, gli abiti formali. SOPRA
Nei
mesi di luglio e agosto, il negozio 109 a Machida registra 700.000 acquirenti
TMD,
operatore di 109 nonché consociata di Tokyo Development Corporation,
dichiara di aver registrato più di 700.000 clienti nelle prime
sei settimane di apertura del nuovo palazzo della moda di Machida, inaugurato
il 20 luglio. Come il fratello maggiore a Shibuya, il negozio 109 a
Machida attira una folla di giovani, oltre il 60% dei quali studenti
liceali. TDM prevede, nel primo anno, vendite per circa 5 miliardi di
yen. SOPRA
Per Furla, programmi di espansione
negli Stati Uniti e in Giappone
Furla ha annunciato la sua intenzione di estendere la propria attività
negli Stati Uniti e in Giappone, paese quest’ultimo dove realizza
il 30% del suo fatturato estero. Non è stato reso noto nessun
altro particolare. Il 40% del fatturato della griffe è prodotto
in Italia, mentre il resto è realizzato a livello internazionale.
SOPRA
Incremento delle vendite dei negozi
giapponesi di grande formato
Secondo la relazione preliminare del Ministero dell’Economia,
del Commercio e dell’Industria giapponese (Ministry of Economy,
Trade and Industry), il fatturato di vendita dei negozi al dettaglio
di grandi dimensioni è aumentato dello 0,1% rispetto all’agosto
dell’anno scorso, registrando la prima crescita in oltre quattro
anni.
È stata la prima volta, dall’aprile 1998 (quando le vendite
totalizzarono un +3,9% in reazione al brusco calo dell’anno precedente
dovuto all’incremento improvviso del 3-5% della tassa sui consumi
dell’aprile 1997), che i grandi distributori al dettaglio - grandi
magazzini e supermercati - hanno assistito a una crescita del fatturato
di vendita.
Secondo un funzionario del ministero, sono state le condizioni meteorologiche
favorevoli a contribuire a incentivare le vendite di articoli stagionali
presso i grandi negozi, le alte temperature durante le prime settimane
di agosto hanno gonfiato le vendite di capi estivi, mentre il clima
più fresco durante il resto del mese ha coinciso con il lancio
delle collezioni autunnali. SOPRA
Avviata
la produzione di Vivienne Westwod da parte della giapponese Orizzonti

Orizzonti, l’azienda distributrice e operatrice al dettaglio di
linee di abbigliamento uomo e donna, inizierà una produzione
su licenza, in Giappone e in Cina, per la stilista britannica Vivienne
Westwood. Fino a ora, i capi della marca Westwood erano stati importati
in Giappone da Itochu e venduti da Orizzonti. Adesso, Orizzonti produrrà
le linee di abbigliamento Westwood adattandole ai gusti e alle taglie
del mercato locale. Orizzonti ha inaugurato il primo negozio Vivienne
Westwood a Tokyo e prevede altri dodici punti vendita nell’ottobre
2002 e altri cinque-dieci nella primavera del 2003. SOPRA
Crescita delle vendite dei grandi
magazzini giapponesi della provincia

Secondo la Department Store Association (Associazione grandi magazzini)
della prefettura di Hyogo, i grandi magazzini di questa provincia, situata
nella parte centrale nel Giappone, hanno registrato vendite per 19,6
miliardi di yen nel mese di agosto, + 0,4% rispetto l’anno precedente.
In particolare, le vendite del grande magazzino Daimaru sono aumentate,
sempre rispetto l’anno precedente, del 28,5%, quelle di Sogo dell’1,4%
e quelle di Hankyu del 9,8%. Yamatoyashiki ha annunciato un incremento
delle vendite del 3,8% rispetto allo scorso anno, mentre per Sanyo c’è
stato un calo del 4,5%.
L’associazione dei grandi magazzini ha aggiunto che gli articoli
più venduti sono state le linee di abbigliamento donna e gli
abiti da sposa. Intanto, anche la Department Store Association di Kyoto
ha segnalato, per i sei grandi magazzini della città, una crescita
delle vendite del 2,2% rispetto l’anno precedente. L’associazione
ha aggiunto che l’aumento delle vendite è stato determinato
da una maggiore richiesta di abbigliamento estivo e cosmetici. Non sono
state fornite cifre comparative. SOPRA
Ancora una volta si contraggono le
vendite dei grandi magazzini di Tokyo, ma l’abbigliamento dà
segni di ripresa
Sebbene Burberry abbia, di recente, assistito a un revival in altri
mercati, in Giappone è riuscita a attingere a mercati diversi
da quello tradizionale, che rappresentava il sostegno principale del
marchio. Oltre a Burberry Blue Label che ha riscosso un buon successo
presso le giovani giapponesi, Sanyo Shokai, il licenziatario principale,
ha lanciato il marchio Burberry Black Label rivolto ai giovani uomini
in carriera. Ora che la direzione del merchandising presso la sede centrale
di Burberry è stata aggiornata, Sanyo si trova finalmente nella
posizione di aumentare il livello dei prodotti importati. Per festeggiare,
la società aprirà 3 concessioni durante i prossimi mesi
e molta della merce sarà importata. Forse per la prima volta,
tutti gli articoli di accessori saranno costituiti solamente da merce
di importazione. SOPRA
Prima
sfilata di moda per Hanae Mori dalla bancarotta

Il
13 settembre, la stilista giapponese Hanae Mori ha sfilato per la prima
volta in Giappone dalla chiusura della sua società Hanae Mori
International Co., Ltd., nel maggio scorso. Nella sfilata della collezione
di alta moda autunno/inverno 2002, la stilista ha presentato circa trenta
nuovi modelli contrassegnati dal suo marchio a farfalla. Per Hanae Mori
è stata la cinquantesima sfilata dall’epoca del debutto
a Parigi, nel 1977.
Il 30 maggio, la società ha depositato istanza di protezione
dai creditori al tribunale distrettuale di Tokyo, ai sensi della legge
sul rapido risanamento aziendale, con passività per un totale
di 10,1 miliardi di yen. Fondato nel 1949, il marchio della moda è
cresciuto negli anni ottanta e alla fine del decennio ha registrato
un fatturato di vendita di 40 miliardi di dollari. Negli ultimi anni
il suo giro d’affari è andato diminuendo sia a causa del
ridimensionamento di una situazione economica artificialmente gonfiata,
sia dell’accanita concorrenza da parte di marche straniere. SOPRA
Gli esperti giapponesi sperano di
produrre tessuto dalle bucce di banana
Stando a un rapporto di Just Style.com, non è lontano il momento
in cui i consumatori si precipiteranno a acquistare indumenti realizzati
dalla buccia delle banane, grazie allo sviluppo, da parte di esperti
giapponesi, di una nuova tecnica per riciclare gli scarti di questo
frutto.
Il professor Hiroshi Morishima della Nagoya City University, leader
del progetto Banana Green-Gold, ritiene che il miliardo di tonnellate
di peduncoli di banane scartato ogni anno, potrebbe essere utilizzato
per realizzare indumenti. Il suo team ha sviluppato una tecnica che,
nei prossimi anni, si spera consentirà la produzione di carta
da parati, paralumi e carta da lettere. Gli esperti prevedono di esportare
l’idea alle nazioni africane produttrici di banane entro il 2010,
come strumento generatore di reddito per questi paesi. SOPRA
I consumatori alla ricerca di affari premiano
Don Quijote

Nell’anno finanziario conclusosi in giugno, l’utile netto
del gruppo giapponese di negozi Don Quijote è salito del 20,1%
toccando la cifra record di 4,03 miliardi di yen, determinata in gran
parte dall’afflusso di clienti a caccia di affari. Don Quijote,
famoso per i suoi negozi sfavillanti nel centro delle città,
aperti fino a notte tarda, ha dichiarato che l’utile di esercizio
è salito del 15,1% attestandosi a 6.424 miliardi di yen in seguito
a entrate record di 11,4 miliardi di yen, pari a un + 21,9%. Prevedendo
poi un utile netto di 5,25 miliardi con vendite di 153,65 miliardi,
anche quest’anno saranno realizzati profitti e vendite record.
La catena al dettaglio ha continuato ad accumulare vendite cospicue
offrendo sconti su qualsiasi articolo, dagli spaghetti precotti ai Rolex,
sfidando difficoltà quali una persistente deflazione e una spesa
per i consumi in calo, che insidiano gli altri dettaglianti. Il negozio
si rivolge a una clientela disposta ad acquistare a ogni ora del giorno
e della notte, dato che una consistente percentuale della sua attività
si svolge dopo le 22.00, dopo l’orario di chiusura di supermercati,
empori e grandi magazzini. Una diminuzione del 3% nelle vendite rispetto
a negozi dello stesso tipo, si è verificata nel 2001 e 2002,
subito compensata però dall’apertura di venti nuovi negozi
e da un aumento del 58% dello spazio di vendita. Don Quijote ha in programma
di aprire venti nuovi negozi quest’anno, aumentando così
la superficie espositiva del 36%.
Nonostante il reddito record di 115.4 miliardi di yen, Don Quijote impallidisce
a confronto di leader del settore quali Ito-Yokado Co., Ltd. e Aeon
Co., Ltd. All’inizio di questo mese, Don Quijote ha dichiarato
che creerà un reparto nei suoi cinquantanove negozi sparsi in
tutta la nazione dedicato alla vendita di articoli a 50 yen, battendo
così i famosi negozi giapponesi “100 yen shop”.
SOPRA
La
risposta di Burlington alla domanda giapponese di jeans deep-dye
La Burlington Industries ha sviluppato una linea “sembra nero”
per rispondere alla richiesta di denim deep-dye, che sta vivendo un
forte ritorno sul mercato dell’abbigliamento casual giapponese.
I nuovi capi deep-dye sono diversi da quelli del passato perché
la formula della tinta è tale da sbiadire nel tempo, assumendo
con l’uso una colorazione grigio chiaro. SOPRA
JR East continua l’espansione
al dettaglio
Sembra che l’amore giapponese per lo shopping nelle stazioni
non sia destinato a finire. Quella nelle principali stazioni, ambiente
affollati per antonomasia, rappresenta per i negozi un’ubicazione
ideale. Nel corso dell’ultimo anno, abbiamo visto chioschi Muji
e Uniqlo, caffè alla moda e, ora, anche Shiseido ha fatto il
suo ingresso con una catena di saloni di bellezza “di prossimità”.
Oltre
un anno fa, in collaborazione con le affiliate Lumine, Artre e S-Pal,
JR East ha iniziato la risistemazione degli edifici delle proprie stazioni
ferroviarie e altri edifici sono ora lentamente assorbiti da queste
tre società con l’intento di razionalizzare l’attività
di promozione. Si tratterà, tuttavia, di un progetto a lungo
termine e si prevede che il consolidamento necessiti di un periodo di
circa un quinquennio.
Il processo, seppure lento, è atteso da tempo. Le attività
delle strutture retail di JR East sono un labirinto. Fino a quest’anno,
la divisione degli edifici delle stazioni ferroviarie di JR East comprendeva
cinquantasei società che gestivano centouno edifici, con un fatturato
combinato di 944 miliardi di yen. Il fatturato è cresciuto, lo
scorso anno, per la prima volta da molti anni a questa parte, ma solo
dell’1,2%. Le vendite al dettaglio non sono mai state l’attività
primaria del gestore ferroviario nazionale, ma anche una bassa crescita
del fatturato è un segno positivo degli effetti benefici dei
nuovi edifici e della ristrutturazione di alcune delle principali stazioni
di Tokyo, in particolare Ebisu, Meguro e Matsudo.
Un aiuto è giunto anche da Lumine, importante catena di edifici
di specialità con sede a Shinjuku. Gli edifici Lumine 1 e 2 di
Shinjuku hanno registrato, negli ultimi 18 mesi, consecutivi incrementi
di vendita. Nella prima metà dell’esercizio finanziario,
fino a luglio 2002, il fatturato è salito del 7%, un risultato
ottimo considerando la competizione derivante dai piani ristrutturati
nei grandi magazzini Isetan, Takashimaya e Odakyu. L’incremento
del fatturato è, in parte, dovuto all’orario di apertura
prolungato, fino alle 22.00, e all’introduzione di nuovi marchi.
La prossima primavera, al terzo e al quarto piano, dedicati alla donna
“impiegata”, saranno inseriti negozi di specialità.
Nonostante si miri a un totale consolidamento, è stata anche
introdotta una serie di altri interventi volti a tagliare i costi e
migliorare l’efficienza. Società affiliate quali JEMS,
JR East Planning e Birutech, pur non essendo fuse, hanno i servizi comuni
quali finanze, marketing, personale e amministrazione, gestiti da un
ufficio centralizzato. È stato inoltre creato un nuovo centro
di gestione dei costi con il compito di esaminare i progetti per i nuovi
edifici e per le ristrutturazioni, come quelli di Meguro, Matsudo e
Takasaki, con l’obiettivo di ridurre le spese per gli investimenti
e introdurre economie di scala nei contratti di costruzione e nella
fornitura di materiali. In luglio, JR ha anche fuso le sue due società
operative in un’unica società, Chiba Station Building,
con il compito di gestire i tre edifici delle stazioni di Chiba. È
stato creato un comitato per i nuovi edifici nelle stazioni, costituito
da quindici dipendenti chiave. Una delle mansioni del nuovo comitato
sarà di negoziare con i locatari e creare un dialogo allo scopo
di meglio commercializzare gli edifici. Il cambiamento più significativo,
per una società così fortemente tradizionale, è
che un altro comitato composto di persone più giovani, chiamato
da JR Working Team, coadiuverà il lavoro del comitato principale
esaminando nuovi potenziali locatari e analizzando i nuovi trend del
dettaglio.
SOPRA
La costante ascesa di Ebisu
Tre anni fa, Urahara - un mix di negozi di abbigliamento e accessori
che fiancheggia i vicoli di Harajuku - non era in grado di soddisfare
la forte richiesta di capi da parte delle giovani vittime maschili della
moda. Marchi come Bathing Ape avevano centrato il bersaglio sulla base
di miti attentamente costruiti con attenzione e rara genialità
in termini sia di prodotto sia di design, estorcendo fino all’ultimo
yen a consumatori all’avida ricerca degli ultimi modelli di abbigliamento,
borse e persino giocattoli. Tuttavia, le cose non stanno più
così. Il volto aggressivo della moda giapponese si è spostato
a sud, verso i più calmi distretti di Ebisu - e per i veri fanatici,
a Nakameguro.
Dal 1889 al 1991, il nome di Ebisu è stato associato alla fabbrica
di birra di Sapporo e alla bevanda omonima, ma ora non più. Dal
1994, l’area vanta la presenza dell’Ebisu Garden Place,
un complesso di 500.000 mq di uffici, alberghi e negozi e del centro
Artre, sopra la stazione di Ebisu. Nonostante le due nuove strutture
commerciali, l’intera area è gradualmente emersa come centro
di marchi della moda giovane e richiama, sempre più, l’attenzione
di stilisti pionieri della moda e di importatori. Il fenomeno ha avuto
inizio alcuni anni fa con l’apertura di negozi da parte di società
come Agosto e, poi, di negozi come Number (N)ine trasferitisi dai vicoli
di Harajuku difficili da localizzare, a viuzze ancora più impossibili
da trovare a Ebisu. Altri negozi, sono fuggiti dallo sgargiante affarismo
del distretto di Daikanyama, un tempo quartiere tradizionale e intimo,
e si sono trasferiti a Ebisu.
Il fatto di essere negozi con una reputazione di moda d’avanguardia
non significa che non abbiano fiuto per gli affari. Spesso, questi negozietti
anche se difficili da trovare, sono il centro di un’attività
all’ingrosso che si dirama in tutto il paese e che specula molto
attivamente sulla rarità e su un’immagine non commerciale.
Un marchio Ebisu-kei (stile Ebisu) può concentrarsi su un unico
negozietto, dalle dimensioni di una sessantina di metri quadrati, che
attrae i più assidui seguaci della moda di Tokyo, mentre i fabbricanti
rimangono impegnati nella distribuzione a negozi più commerciali
sparsi in tutto il Giappone. Nonostante una distribuzione a largo raggio,
in tutto il paese, i marchi fanno anche attenzione a limitare il numero
di negozi a un unico punto vendita in ciascuna delle regioni chiave,
per evitare una diluizione dovuta a eccessiva sovraesposizione.
Un aspetto rimarchevole di questi marchi è che non seguono il
solito sistema di limitare i lotti di produzione personalizzati. Anche
se la prima produzione è esigua, se una linea riscuote successo
sono più che contenti di passare ai riordini. L’esclusività
del marchio non è data dal numero limitato di pezzi in un periodo
di produzione, ma riguarda il team di stilisti e il negozio. Si tratta
di un nuovo orientamento e suggerisce che il ricorso alle edizioni limitate
come strumento di marketing non è più valido e, almeno
per i consumatori di moda all’avanguardia, ha connotazioni di
sfruttamento commerciale.
Per i negozi di specialità, il fatto stesso che il marchio conti
solo uno o due negozi indipendenti è vitale per mantenere un
senso di esclusività e rarità, una componente chiave per
attrarre una generazione di giovani consumatori che soffrono della sovraesposizione
al brand marketing nazionale. Stripe, negozio indipendente di Nagano,
tratta circa 25 marchi moda e, di questi, oltre 10 provengono da Ebisu.
La ricetta sembra funzionare. Dopo avere aperto il primo negozio nel
1999, è ora sul punto di aprire il suo terzo punto vendita.
Un altro negozio, Mocambo, a Gifu, ha aperto cinque negozi in tre anni.
Chi sono questi nuovi marchi che mirano al giovane uomo giapponese?
Quelli di maggior successo includono marchi quali TMT, Mackdaddy, Whoever,
Coda Nivi, Katie, Bamboo Shoot e Lobby.
MackDaddy vendeva nel negozio icona Height, inaugurato a Ebisu nel 1999,
e ora vanta code quasi tutti i fine settimana e ha, di recente, aggiunto
una linea abbigliamento donna al secondo piano.
Il marchio di accessori in argento Garni aveva aperto a Daikanyama e
Ebisu nel 1998, ma di recente si è ristrutturato, ampliato e
aprirà, quest’anno, un negozio a Nagoya.
Molti dei pianificatori dei prodotti per i marchi sono giovani che hanno
gli stessi gusti musicali e la stessa passione per gli sport estremi
dei consumatori cui la merce è venduta.
Ma mentre realizzano fatturati in costante aumento, compresi fra alcune
centinaia di milioni e oltre il miliardo di yen e godono dell’esposizione
ai media, gli stessi marchi si trovano a dovere affrontare una costante
battaglia per mantenere la propria peculiarità.
Alcuni negozi, stanchi dell’attenzione concentrata su Ebisu, si
sono trasferiti facendo nascere un nuovo distretto della moda nel cuore
di Nakameguro che, ironia della sorte, è anche la prima home
base di Agosto, uno dei pionieri del boom di Ebisu. SOPRA