AGOSTO 2007 | Newsletter | Volume 4 | Numero 64

 
Italia Life in I Style
Las Vegas, sfida in passerella
  • Quella a cui i rivenditori di lingerie stanno assistendo a Las Vegas sarà una vera sfida, che vedrà protagoniste due delle principali fiere del settore, Lingerie Americas Las Vegas e CurveNV. Campagne di marketing di alto livello e una vastissima gamma di prodotti presenti renderanno le due manifestazioni, appuntamenti imperdibili per gli esperti del settore e per tutti i curiosi. Si terranno entrambe al Venetian Resort Hotel, “una cornice di grande prestigio e con una notevole visibilità”, ha spiegato Jean-Luc Teinturier, direttore generale di CurveExpo.
  • Un susseguirsi di eventi, sfilate e appuntamenti renderà interessanti le giornate, ma non manca chi solleva qualche protesta. “Dovrebbero pensare all’ipotesi di fondere le due fiere in un unico appuntamento, così si rischia di non riuscire a vedere tutto quello che si desidera”, ha detto Lida Linsey, proprietaria di Inside Story, negozio di abbigliamento intimo di Oakville, in Ontario, Canada. Dello stesso parere Kathy Rodarte, titolare di LuLu, negozio di Manhattan Beach, in California, secondo la quale “sembra che ci sia una sfida in corso, i due eventi dovrebbero essere unificati, ma per fortuna si tengono nello stesso edificio, cosa che rende il tutto meno dispersivo”.
  • In fin dei conti, sembra proprio trattarsi di una sfida, per una competizione che si tiene a distanza con le manifestazioni di Manhattan Intima America, che dal 2004 non ha più cadenza annuale, e Lingerie Americas, versione newyorkese dell’appuntamento di Las Vegas.
  • CurveNV, che si è tenuta per la prima volta lo scorso febbraio proprio al Venetian, riaprirà i battenti dal 27 al 29 agosto prossimi. Sino ad oggi 131 espositori, tra cui Dkny Underwear, Verde Veronica, Kenan e Donna Karan Intimates, hanno confermato la propria presenza, ma gli organizzatori si aspettano “un sostanziale incremento del numero di conferme”, come ha dichiarato Laurence Teinturier, vicedirettore generale di CurveExpo. Tra gli sponsor di CurveNV c’è anche Wear Canada, associazione canadese dei rivenditori di abbigliamento, che ha deciso di offrire il proprio appoggio alla manifestazione anche in virtù del fatto che saranno presenti 20 marchi del paese. “Abbiamo seguito un segnale preciso arrivato dai rivenditori”, hanno dichiarato durante la settimana della moda newyorkese i rappresentanti dell’associazione.
  • Lingerie Americas Las Vegas si terrà invece dal 26 al 28 agosto, in sostanza in contemporanea con CurveNV, con almeno 112 espositori, tra cui Kenzo, Nina Ricci, John Galliano, Oscar de la Renta, Chantelle e Christian Lacroix. “Siamo ancora in trattativa con altri espositori e attendiamo numerose altre conferme”, ha detto Jonathan Colella, manager del progetto della fiera, che segue appunto l’undicesima edizione di Lingerie Americas New York, creata nel 2002. Spiegando la scelta di aprire i battenti la domenica, Colella ha chiarito che “l’85% dei rivenditori apprezza questa scelta perché permette loro di avere due giorni pieni a disposizione oltre al fatto che i voli di sabato costano meno quindi è più facile raggiungere Las Vegas”.
  • L’ICE sarà presente alla CurveNV non solo con uno stand informativo a vantaggio delle aziende ma anche organizzando la partecipazione italiana al ricco calendario delle sfilate.
Portero, lusso all’asta… su Internet
  • portero web siteQuello delle aste online è un settore che ha conosciuto una crescita esponenziale, trainato anche dalla popolarità di siti come eBay. In questo mondo così variegato e competitivo, ha fatto la sua comparsa nel 2004 Portero, portale Internet specializzato nella vendita di prodotti di lusso, che ha conosciuto un successo inarrestabile. “Abbiamo messo a segno risultati di grande prestigio e siamo molto soddisfatti del lavoro fatto, fino ad ora abbiamo venduto circa 60.000 oggetti”, ha detto Michael Sheldon, fondatore e amministratore delegato.
    Il sito, come spiega lo stesso Sheldon, non si propone solamente di vendere all’asta prodotti, ma offre ai propri clienti una certezza in più, ossia quella “di acquistare prodotti garantiti e certificati dal team di esperti della società. Tutto quello che è venduto sul sito è selezionato accuratamente e riceve l’approvazione del produttore, questo è uno dei maggiori punti di forza”. Questo punto diventa oltremodo importante se si considera la diffusione di prodotti contraffatti, soprattutto su Internet, una piazza assai difficile da tenere sotto controllo. “Abbiamo accordi con circa 60 marchi che operano nel settore del lusso, tra cui anche Bulgari, Buccellati, Baume & Mercier, Lalique, Tiffany e Cartier”, ha detto Sheldon, spiegando che “le persone si fidano maggiormente oggi ed effettuano con più facilità acquisti su Internet, ma chiedono di sapere cosa comprano e di essere sicuri di comprare prodotti originali”.
  • Sul sito sono all’asta anche prodotti di lusso “pre-owned”, ovvero oggetti usati, ma certificati dai produttori, i quali garantiscono che il prodotto è in perfette condizioni, come se fosse appunto nuovo. “E’ lo stesso concetto applicato dai marchi automobilistici di lusso negli anni Novanta per alcuni modelli di vetture Lexus e Mercedes-Benz, - ha spiegato Sheldon. – Questo conferisce al prodotto un valore aggiunto, quello che potremmo definire ‘valore come asset’ e non solo valore come oggetto in se stesso. Intendo dire, che non si tratta solo di ‘cose belle’ ma di veri e propri oggetti da collezione”. E proprio i collezionisti sono tra i principali visitatori del sito, che spesso tornano a fare acquisti “soddisfatti dalle garanzie che diamo. E’ possibile restituire il prodotto se non corrisponde a quanto promesso, ma questo avviene assai di rado perché, ribadisco, ogni singolo prodotto è accuratamente selezionato, certificato e garantito”.
  • I risultati messi a segno da Portero sono di tutto rispetto, “una soddisfazione soprattutto per quanto riguarda gioielli e orologi, ma va bene anche la divisione accessori che abbiamo aperto da poco”, ha detto Sheldon, aggiungendo di essere molto ottimista per il futuro. “Il mercato e la domanda di beni di lusso sono destinati a crescere, così come l’interesse per gli acquisti online. Per questo mi sento di guardare con una certa tranquillità al nostro futuro”, ha detto Sheldon.
Moda In e ICE rivestono New York con il tessuto italiano.
Tendenze tessuto Autunno Inverno 2008
  • image itc eventLo scorso 17 luglio, nella esclusiva cornice del teatro della Morgan Library si è svolta la presentazione delle tendenze Moda In per l’autunno/inverno 2008-2009 che si è confermata come uno dei momenti più seguiti di quella che tutti quanti ormai a New York definiscono la “settimana del tessile”.
    La linearità della struttura architettonica, recentemente restaurata ed ampliata su progetto di Renzo Piano, ha dato particolare enfasi a “Trends in Music”, il nuovo format della presentazione tendenze tessuto di Moda In che a New York ha avuto il suo battesimo. Accompagnato dalle musiche jazz di Alessandro Lanzoni, astro nascente del panorama musicale italiano, è stato proiettato il video delle tendenze tessuto realizzato dall’equipe del celeberrimo trend setter Angelo Uslenghi.
  • Nel corso della serata, Alberto Ielmini, presidente di Moda In, ha ringraziato ICE per l’impegno profuso e per aver reso possibile la realizzazione della presentazione che in questa sua prima edizione ha dovuto confrontarsi con nuove ed impegnative sfide organizzative.
  • La “vetrina” del tessuto italiano è stata dapprima illuminata dalla presentazione del libro “I dettagli cambiano la moda” preziosa realizzazione editoriale curata da Lucia Serlenga che sottolinea l’importanza delle eccellenze di tulle, pizzo, ricamo, nastri e passamanerie nella moda italiana.
  • Alla serata erano presenti i principali giornalisti stanutitensi, i corrispondenti delle testate italiane oltre agli editor delle principali riviste specializzate USA.
  • Il particolare format dell’evento ha attratto l’attenzione e riscosso più che lusinghieri commenti di apprezzamento dei circa 300 operatori del settore intervenuti. Tra questi, i rappresentanti delle principali scuole di moda newyorkesi, i designer e le case di moda (tra gli altri: DKNY, Victoria’s Secret, Searle, Liz Claiborne e molti altri). Anche alcuni rappresentanti del jet set hanno partecipato all’appuntamento.
Sotto pressione l’industria del cotone in USA
  • cotton plant imageIl futuro dell’industria del cotone statunitense sembra essere saldamente legata al modo in cui saprà fare valere la propria posizione a livello internazionale. Sebbene infatti la domanda globale sia in continua crescita, il mercato americano si trova ad affrontare numerose sfide, rappresentate in particolare dall’aumento della competizione e dal fatto che gli agricoltori sembrano determinati a orientare la produzione verso raccolti più redditizi.
    Nel corso della ventesima edizione di Cotton Incorporated, conferenza internazionale dedicata al settore, oltre 150 produttori si sono interrogati sulle strategie da mettere in atto per garantire il futuro dell’industria e sui miglioramenti da apportare al settore, analoghi all’introduzione di Engineered Fiber Selection, software che valuta e analizza la qualità delle fibre per rendere i prodotti più uniformi introdotto nel 1982.
  • Punto focale delle discussioni è stata la necessità di adattare velocemente la produzione alle esigenze del mercato globale, cercando di andare oltre il ruolo tradizionale del coltivatore e sviluppando un sistema che comprenda tutti gli aspetti della catena dell’offerta. “Diversamente da quanto accadeva vent’anni fa, bisogna comprendere che ogni elemento della produzione è legato e influenza i successivi passi e che si fa parte di un sistema globale”, ha detto Louie Perry Jr, presidente di Cotton. Bisogna inoltre fare fronte al crescente interesse del mercato per le fibre di altro genere e “sfatare il mito negativo che il cotone coltivato in maniera tradizionale ha un impatto negativo sull’ambiente”, ha aggiunto Perry.
  • A pesare sull’andamento dell’industria del cotone statunitense è il calo delle esportazioni verso la Cina. Negli ultimi dieci anni, la Cina ha importato dagli Stati Uniti circa il 50% del cotone non prodotto nel paese, ma questa percentuale è significativamente scesa nel corso degli ultimi 12 mesi, passando da 13,5 milioni di balle di cotone in un anno a circa 3,6 milioni. Tuttavia, secondo Mark Messura, vicedirettore generale della produzione globale di Cotton, è possibile guardare al futuro con ottimismo e prevedere per il prossimo anno esportazioni verso la Cina per 23 milioni di balle. “Riteniamo che la Cina non sia in grado di produrre autonomamente la quantità di cotone che le serve per soddisfare la domanda interna”, ha detto Messura.
A New York, il lusso in mostra
  • image of new yorkContrariamente a quanto si possa pensare, la passione per il lusso non è di certo un fenomeno recente, come si propone di sottolineare la mostra allestita al Fashion Institute of Technology di New York. In esposizione quella che può essere considerata una carrellata di pezzi storici, che vanno da abiti europei in seta e taffettà del 1735, ai recentissimi abiti firmati Rodarte. La moda, il lusso, sono elementi che hanno percorso i secoli e che li hanno caratterizzati, come spiega Valerie Steele, curatrice della mostra che sarà visibile fino al prossimo 10 novembre.
    La parola lusso che un tempo era associata a concetti vagamente negativi, come quello di lussuria e di una sorta di corruzione morale, è stata rivalutata nel corso degli anni, perdendo quell’aura di “elemento in grado di indebolire l’integrità delle persone e delle nazioni” che la circondava, per assumere un valore più positivo, collegato al gusto per il bello.
  • Il concetto di lusso è stato sviscerato e reinterpretato in chiave moderna, come dimostrano gli abiti firmati Prada, tra cui una gonna con inserti in pelliccia ecologica. La seta poi sembra farla da padrona, con abiti da sera del 1860, un top di Paquin del 1930, scarpe disegnate nel 1956 da Roger Vivier Christian Dior. Tra i 150 oggetti in mostra non mancano ovviamente la storica borsa Kelly di Hermès, molto amata dall’ex first lady statunitense Jaqueline Kennedy, e inviti scritti a mano per le sfilate di Jeanne Lanvin, icona della moda francese a cavallo delle due guerre mondiali. “Il lusso, come l’arte, è valutato in base a quanto è desiderabile e a quanto è difficile averlo, non si tratta solo di un fattore legato alla moda”, ha detto Steele. In una delle prime sale, un abito da sposa firmato da Viktor & Rolf ricorda ai visitatori proprio questo concetto, rendendo visibile il rapporto tra ciò che si desidera e ciò che non tutti possono ottenere.
  • La mostra affronta anche la tematica delle imitazioni dei capi di alta fascia, un fenomeno che si è diffuso, secondo Steele, di pari passo con il capitalismo nel diciannovesimo secolo. Tuttavia, il tema è toccato solo per ribadire le differenze tra le copie e quelli che possono essere considerati “oggetti d’arte”.
Accessori, il futuro della moda
  • Il futuro del mondo della moda? E’ tutto negli accessori. Certo, abiti e calzature resteranno il modo per determinare i trend e gli stili, ma per le maison grandi e piccole i veri guadagni arriveranno da borsette & Co. “I capi di lusso non sono al tramonto, il settore è in buona salute, ma i trend si diversificano. Gli accessori rappresentano un mercato meno instabile di quello dell’abbigliamento, il nostro gruppo ha visto crescere esponenzialmente il settore gioielli”, ha detto Burt Tansky, amministratore delegato di Neiman Marcus Group nel corso di una conferenza organizzata da Altagamma, che raggruppa alcuni dei marchi migliori del “made in Italy”.
  • Secondo Tansky il problema è comunque definire in qualche modo il concetto di “lusso” perché “un capo o un oggetto di lusso ma a prezzi modici non può essere considerato veramente di lusso, fa solo finta di esserlo”. Il settore sembra comunque in buona salute, come dimostra uno studio realizzato da Altagamma, Hernst & Young e dalla School of Management dell’Università Bocconi di Milano, secondo il quale 39 delle principali aziende del settore quotate in borsa hanno riportato un rialzo medio delle vendite del 14% nel 2006. “Le società devono concentrarsi sulla vendita al dettaglio”, cercando di ampliare la propria presenza in Europa e negli Stati Uniti, ha sottolineato il direttore marketing di Luxottica, Fabio D’Angelantonio.
  • Negli Stati Uniti, le performance migliori sono state messe a segno da Coach, American Eagle Outfitters e Abercrombie & Fitch, che sembrano avere avuto una maggiore capacità di rispondere e adeguarsi ai trend e alle richieste del mercato. Tuttavia, marchi come Abercrombie & Fitch, che ha di recente aperto un nuovo punto vendita a Londra, hanno costruito il proprio successo sull’idea di creare “un lusso accessibile a tutti”, secondo quel concetto criticato da Tansky. Una via di mezzo fra i due punti di vista, sembra essere quello di Valentino, secondo cui “la società non ama dire di essere nel settore del lusso, ma preferisce cercare di rendere la gente soddisfatta con quello che indossa, qualunque cosa questo significhi”.
  • Un punto importante è comunque l’espansione su altri mercati, come quello asiatico. Mentre alcuni marchi, per esempio Gap, sono entusiasti dell’apertura a Oriente, altri mostrano una certa cautela. “Un’espansione troppo consistente potrebbe rappresentare un rischio nel momento in cui dovessero cambiare le dinamiche socioeconomiche”, ha detto Leonardo Ferragamo, presidente di Altagamma.
Jeans, una moda al tramonto?
  • jeansLa loro fortuna è iniziata negli anni Cinquanta e da allora non hanno mai smesso di essere uno dei capi più indossati da generazioni di giovani e meno giovani, i jeans hanno dettato storia, hanno fatto epoca e la loro gloria sembrava intramontabile. Appunto sembrava, perché una recente ricerca del Npd Group, società di ricerca specializzata nel settore della moda, racconta una storia diversa, che parla di un leggero declino. “Non è ancora il momento di lanciare un allarme, ma bisogna tenere sotto controllo l’andamento. I negozi non hanno ancora registrato cali delle vendite di denim, ma molti hanno visto gli acquisti rallentare”, ha dichiarato Marshal Cohen, capo analista del Npd.
    I dati sembrano dargli ragione, ma sembra decisamente presto per parlare di una moda al tramonto: nel 2006 le vendite di jeans sono aumentate del 3,9% in termini di numero di capi acquistati e del 3,4% se si considera il giro d’affari in dollari. Un risultato senz’altro positivo, ma non come quello dell’anno precedente, quando la crescita complessiva fu del 7,7 per cento.
    Queste cifre, che di per sé non sono particolarmente indicative, assumono un significato più chiaro se inserite in un quadro più ampio: nel 2006 le vendite dei jeans da uomo sono aumentate del 5,4%, mentre quelle dei modelli da donna sono calate, per la prima volta in cinque anni. Il ribasso è stato dell’1,8% in termini di fatturato e del 2,3% in termini di capi venduti.
  • Questo cosa significa? “Considerando i dati delle vendite nel corso degli anni, si nota che sono le donne a determinare l’andamento del mercato del denim, per questo la situazione va tenuta sotto controllo”, ha detto ancora Cohen, spiegando che sono state ancora le donne a determinare il successo di nuovi oggetti, come scarpe, borse e accessori, quando sono comparsi sul mercato accanto ai tradizionali pantaloni e giubbotti.
  • Secondo lo studio del Npd, ciò che desta maggiore preoccupazione è l’andamento del settore “premium denim”, ovvero quello dei marchi di fascia più alta che vendono capi dai 100 dollari in su. “I consumatori sono disposti a pagare molto per jeans che vestano meglio e accessori di migliore qualità, tuttavia, sebbene ritenga che questo trend non sia destinato a invertire la rotta nell’immediato, bisogna tenere sotto controllo le vendite”, ha concluso Cohen.
A scuola di “Fast-Fashion” negli USA
  • Il fenomeno del “fast fashion” è diventato ormai così notevole da essere insegnato nelle università, per lo meno questo avviene per gli studenti della California Polytechnic University di Pomona, nella contea di Los Angeles.
  • Lo scorso 31 maggio Ken Watson, membro della società di ricerca londinese Industry Forum Services, ha parlato di fronte agli alunni del corso di studi in Apparel Merchandising and Management, illustrando come il “fast fashion” stia cambiando il business della moda.
  • I grandi protagonisti del “fast-fashion”, come Zara, H&M e Mango, hanno aumentato la loro presenza negli Stati Uniti negli ultimi anni e, anche se non hanno generato immediatamente profitti, rappresentano un modello da cui imparare, anche per altre industrie. Ispirandosi al fast fashion - che sta ad indicare aziende in grado di rispondere molto rapidamente all’emergere di nuovo trend rendendo i prodotti disponibili per essere venduti – la società di personal computer Dell costruisce nuovi apparecchi nel giro di quattro/sette giorni e non mantiene i macchinari ultimati in magazzino per più di 90 giorni.
  • Secondo Watson, il grande sviluppo del “fast-fashion” è dovuto alla crescente domanda da parte dei consumatori. La differenza con il mercato della moda tradizionale è evidente. Un produttore impiega in media 167 giorni per sviluppare una linea e portarla nei negozi. 100 giorni vengono dedicati allo sviluppo, 34 a reperire i tessuti e 40 alla lavorazione vera e propria. Alla fine del processo, inoltre, solo il 35% dei modelli viene adottato in una collezione.
  • Nel “fast-fashion” viene invece seguita una struttura più lineare. Gli stilisti disegnano nel corso della stagione, in alcuni casi basandosi sui tessuti che sono più rapidamente a disposizione.
  • Queste strategie hanno pagato. I clienti di Zara visitano i negozi almeno tra volte al mese e in media 17 all’anno. La società può inoltre permettersi di risparmiare molto in pubblicità, affidandosi al passaparola. Come la catena inglese Topshop, che ha messo sotto contratto Kate Moss e basa praticamente tutto il suo marketing sull’ immagine della top-model.
  • Infine, un altro aspetto a cui le aziende del "fast-fashion" tengono moltissimo è la posizione: hanno la pazienza di aspettare anche diversi anni per ottenere la disponibilità di una location ideale.
In cerca di nuove locations
  • Si è tenuta questa primavera a Las Vegas la convention stagionale dell’International Council for Shopping Centers (Icsc), in cui si convergono aziende dell’industria della moda, costruttori e broker immobiliari.
  • Nei giorni dal 20 al 23 maggio sono emerse preoccupazioni riguardo agli affitti in aumento in città fondamentali per l’industria come New York e San Francisco. “Otto anni fa il prezzo di affitto sulla 34ª strada a Manhattan era di 100 dollari al piede quadrato” (un piede quadrato è paria a circa 0,1 metri quadri), ha detto Jeffrey Paisner, un dirigente della società di intermediazione immobiliare Lansco. “Adesso sono saliti a 400 dollari al piede quadrato”.
  • La zona intorno alla 34ª strada e la Sesta avenue a New York, dove Macy’s ha la usa sede ammiraglia, ha visto i prezzi salire in maniera vertiginosa, ma gli investimenti non sono di certo calati. La catena J.C. Penney inaugurerà alla fine del 2008 un negozio di 45.000 metri quadrati. Mickey Drexler, presidente e amministratore delegato di J.Crew, ha rivelato che la società aprirà un negozio interamente dedicato alla sua linea di fascia alta J.Crew Collection sulla Madison avenue, a New York.
  • Ma non è solo la Grande Mela ad essere oggetto di attenzione da parte delle grandi catene d’abbigliamento Usa. La zona a nord di Phoenix ad esempio è un territorio molto conteso. “Ci sono 1.200.000 metri quadri di spazio disponibili”, ha detto David C. Scholl, vice direttore generale di Westcor, catena leader in Arizona.
  • A Las Vegas si stanno costruendo nuovi spazi destinati a negozi di abbigliamento per un totale di 2.200.000 metri quadrati, e nei prossimi 12 mesi ne sono in programma altri per più di 3 milioni di metri quadrati.
  • Ma gli investitori puntano anche oltre gli Stati Uniti, in destinazioni come Abu Dhabi, che sta diventando un polo di grande interesse per il turismo di lusso. Secondo Stephen Barrott, amministratore delegato della società immobiliare Aldar, che ha base proprio nella capitale degli Emirati Arabi, Abu Dhabi è un luogo ideale per aprire punti vendita. “Un milione di persone vengono qui da Dubai per fare acquisti e Abu Dhabi è uno dei paesi a più alto Pil del mondo”.
Su Internet abbigliamento più venduto dei PC
  • L’abbigliamento nel 2006 ha toccato per la prima volta il vertice dei prodotti più venduti su Internet, esclusi i viaggi. Secondo uno studio della National Retail Federation, l’associazione dei rivenditori statunitensi, le vendite online di vestiti, accessori e calzature hanno raggiunto i 18,3 miliardi di dollari lo scorso anno, e per quest’anno le previsioni sono di una crescita a 22,1 miliardi.
  • Allo stesso tempo però sta aumentando la competizione e i parametri per ottenere successo si fanno più restrittivi. Secondo Brendan Hoffman, direttore e amministratore delegato di Neimann Marcus Direct, non basta più costruire un bel sito Internet. “Servono per lo meno servizio clienti 24 su 24, telefonate, ‘chat room’ tra i clienti”.
  • Le società più consolidate su Internet, come Neimann Marcus e Net-a-porter, generano solidi profitti e tassi di crescita che vanno dal 20 al 70% dalle loro attività online.
  • Ragioni dello sviluppo sono il fiorire di nuovi siti, il miglioramento dell’aspetto grafico, e anche il fatto che ormai la maggioranza delle persone è dotata di connessione Internet a banda larga.
    "I clienti hanno fotografie migliori per vedere i prodotti che acquistano", ha detto Rich Last, direttore generale per lo sviluppo di nuove attività per J.C.Penney. "Nel mercato dei libri o dei computer non fa molta differenza, ma per i vestiti è un aspetto fondamentale". Per Scott Silverman, direttore esecutivo di Shop.org, “non si tratta più di un’abitudine per chi è più tecnologico, ma è diventato un fenomeno di massa”.
  • Una della società che ha conosciuto la maggiore crescita è stata Federated Department Store, con una giro d’affari in crescita del 38% nel 2006, contro i 450 milioni dell’anno precedente.
  • Anche Saks Fifth Avenue ha fatto molto bene, con una crescita del 35 per cento. Lo scorso anno la società ha cambiato radicalmente il suo assortimento online e ha puntato molto su abbigliamento pret-a-porter, borse, scarpe e sullo stile contemporaneo. “La torta continua ad allargarsi”, ha detto Denise Incandela, vice direttore generale di Saks Direct.
  • Nonostante le cifre notevoli riportate da queste società, rimane molto spazio da riempire nel settore dei prodotti d’abbigliamento online. Basta osservare che il 41% delle vendite di computer e di software avviene su Internet, mentre vi è venduto solo l’8% dei prodotti che comprendono vestiti, scarpe e accessori.
Negozi specializzati unisex in crescita in Canada
  • La grande distribuzione sul mercato canadese, nazionale e internazionale, ha preso un brutto colpo nel settore della rivendita di prodotti d’abbigliamento, con il pubblico che in modo crescente tende a fare shopping di vestiti, scarpe e accessori in negozi specializzati. Secondo il gruppo di ricerca Npd, tra i più grandi fornitori mondiali di dati e informazioni su consumatori e rivenditori, il giro d’affari per il canale di rivenditori specializzati è cresciuto dell’8% dal 2004, contro la crescita piatta nel mercato di rivendita di massa.
  • Tra il 2001 e il 2004, la grande distribuzione ha registrato una forte aumento (più del 14%), doppio rispetto a quella dei canali specializzati nello stesso periodo (7%). Tuttavia, tra il 2004 e il 2006, la tendenza si è invertita con i rivenditori specializzati in crescita dell’8% e la grande distribuzione in flessione. “Questa crescita indica che i consumatori beneficiano dell’assortimento di prodotti e della disponibilità del servizio clienti negli ambienti dedicati a determinati prodotti”, spiega Kaileen Millar-Ruff, direttore generale del settore Fashion a Npd.
  • A guidare la crescita dei negozi di abbigliamento specializzati sono i rivenditori unisex, che hanno avuto un miglioramento del 24% dal 2001, e quelli di abbigliamento per bambini, cresciuti del 22% dal 2001. Anche l’abbigliamento femminile specializzato è aumentato in questo caso di un 15% nello stesso periodo.
  • “Stiamo decisamente vedendo un cambiamento nelle abitudini di acquisto. - aggiunge Millard - Rivenditori unisex come Marks Work Warehouse e Old Navy stanno crescendo ad un ritmo superiore a quello dell’abbigliamento femminile, e anche a scapito del mercato maschile”.
  • In ogni caso il mercato dell’abbigliamento specializzato femminile è ancora di dimensioni doppie rispetto a quello unisex, con un giro d’affari di più di 4 miliardi di dollari nel 2006 (in rialzo del 7% dal 2004), contro i 2 miliardi di dollari generati dall’abbigliamento femminile nel settore unisex. Lo specializzato maschile è stato valutato 970 milioni nel 2006, in calo del 7 per cento. “Questo indica quanto forte sia la crescita nel mercato unisex, sia per uomo che per donna”, ha concluso Millar.
Fashion-digest
  • Tutte pazze per il bianco
    Non solo matrimonio e cerimonie ufficiali, il bianco sembra finalmente essersi liberato da quella patina di diffidenza che lo circondava e si prepara a fare il proprio ingresso trionfale tra i colori di moda. Gli abiti candidi – anche completamente, per chi vuole osare la sfida al tanto temuto “effetto gelataio” – sono ora un ‘must’, soprattutto per lei. Per le signore, la regola dell’estate vuole che siano indossati abiti bianchi, che fannorisaltare l’abbronzatura, magari accompagnati da qualche tocco di colore negli accessori. Benissimo il trench di cotone o seta bianchi, da portare con disinvoltura anche sopra i jeans o una t-shirt, e deliziosi i pantaloni immacolati, di qualunque foggia e tessuto, da indossare con un top colorato.
    Sciarpe, foulard, scarpe e borsette completano il quadro o, tutto al più, consentono anche alle donne che non si sentono abbastanza in forma per seguire la strada del total look, di non trovarsi completamente fuori moda.
  • Vestirsi per un matrimonio: cosa indossare?
    Certo, nel giorno del sì tutti gli occhi saranno puntati su di lei, la sposa. Tuttavia, analizzato ogni minimo dettaglio dell’emozionata promessa, le invitate si diletteranno a scandagliarsi l’una con l’altra, cercando inesorabili di inquadrare il vestito peggiore. Per evitare tale onta, secondo Liz Jones, autorità in fatto di stile, occorre seguire poche semplici regole: l’abito deve essere semplice, di seta o satin e lungo fino al ginocchio, possibilmente firmato Bottega Veneta. Mostrare gambe e decollete va bene, ma senza esagerare: si tratta di un matrimonio e per tradizione anche le ospiti dovrebbero mostrare un certo decoro. Attenzione ai colori: il nero è concesso solo se la cerimonia è di sera e comunque accompagnato da accessori variopinti, mentre il bianco andrebbe evitato. Gli accessori sono fondamentali: mai una borsa a tracolla o da portare sulla spalla, bene una pochette da tenere in mano; bandite le scarpe basse, il tacco tuttavia non dovrebbe superare i sei centimetri.
  • Il 2007? L’anno migliore per gli abiti
    Al giro di boa di metà anno, per il mondo della moda è già tempo di fare i primi bilanci e decretare i primi vincitori. Secondo una ricerca effettuata da Npd Group, società di ricerca del settore, il 2007 è l’anno degli abiti: nei 12 mesi terminati ad aprile sono stati venduti vestiti da donna per 5 miliardi di dollari, il 30,4% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. “Si tratta di una crescita senza precedenti, che ha interessato tutti i generi di negozi, in particolare le grandi catene e i department store”, ha detto Marshal Cohen, capo analista del Npd. Dopo avere subito perdite significative nell’anno precedente, le vendite di vestiti, di tutte le taglie e in tutte le fogge, sono aumentate esponenzialmente, come in una sorta di rinascita”.
  • Pellicce, a NY le leggi si fanno più severe
    Sulla scia delle polemiche seguite alla diffusione di prodotti contraffatti, lo stato di New York ha deciso di rendere più severe le leggi, almeno quelle che riguardano le pellicce, molto amate dalle signore dell’alta borghesia della Grande Mela. In base alla normativa appena approvata, chiunque importa, vende, produce o distribuisce capi di abbigliamento che non riportano il marchio “vera pelliccia” o “pelliccia sintetica” va incontro a multe tra i 500 e i 1.000 dollari. La legge, chiamata Fur Products Labelling Act, non riguarda i prodotti in pelliccia, o con parti in pelliccia, che costano meno di 150 dollari. “La normativa farà in modo che i clienti possano decidere consapevolmente cosa comprano”, ha dichiarato la deputata Linda Rosenthal, promotrice della legge.
  • Kate Moss, successo anche lontano dalle passerelle
    Nonostante si stata di recente sulle prime pagine dei giornali per i suoi problemi legati alla vita privata, Kate Moss rimane comunque tra le modelle più pagate, dopo Gisele Bundchen. Ma la chiacchierata top model è riuscita ad aggiudicarsi un altro primato: la sua linea di abbigliamento, disegnata per la catena di negozi britannica Topshop, è andata a ruba nella settimana seguita alla presentazione, con vendite record per 3 milioni di sterline,
    circa quanto Moss era stata pagata per disegnare i 50 capi della collezione. Proprio grazie al successo degli abiti lanciati da Barneys, tempio della moda della Grande Mela, Topshop pensa di aprire almeno tre boutique a Manhattan, come ha confermato il proprietario Philip Green, aggiungendo che la società è alla ricerca “delle location adeguate e, verosimilmente, per l’apertura bisognerà attendere circa nove mesi”.
  • Sarah Jessica Parker si da’ alla moda
    Si allunga la lista delle celebrità che scoprono di avere la passione per la moda, o forse solo per il ricco business che le ruota attorno. Dopo Madonna, Jennifer Lopez, Paris Hilton e Britney Spears, l’ultima in ordine di tempo a sentirsi un po’ stilista è Sarah Jessica Parker, star del serie televisiva Sex and the City. Bitten, così si chiama la sua linea di abbigliamento presentata nel grande magazzino newyorkese Steve & Barry’s, conta di emulare il successo dei prodotti delle colleghe di Parker. I 500 pezzi della collezione includono qualcosa per tutte le donne, anche in fatto di taglie pensate per signore molto magre o con più di qualche chilo di troppo. “Mi è piaciuta l’idea di rendere la moda accessibile a tutte le donne, a prescindere da disponibilità economica e dalla taglia”, ha detto l’attrice alla presentazione della linea.
  • Abercrombie & Fitch arriva in Italia
    Per la gioia dei giovani, che conoscono e apprezzano il marchio statunitense e che ritengono i due negozi di Manhattan una tappa fissa durante i viaggi a New York, Abercrombie & Fitch sbarcherà in Italia. La maison di abbigliamento casual di grande successo a New York e negli States, aprirà i battenti in diversi paesi d’Europa: oltre all’Italia sarà in Francia, Germania, Danimarca e Svezia. La società di Albany aveva inaugurato lo scorso marzo il primo punto vendita europeo a Londra ed è ora pronta a espandersi al di fuori del Regno Unito. "Stiamo valutando i mercati europei da tempo ed è chiaro che la domanda per il nostro marchio è molto forte", ha dichiarato l’amministratore delegato Mike Jeffries.
  • Hindmarch, la moda è ecologica
    Tutti pazzi per i prodotti ecologici. A New York l’imperativo unico sembra essere proprio questo, prima solo a tavola ora anche nella moda. L’ultimo trend della Grande Mela è la borsa per la spesa in tessuto firmata dalla stilista inglese Anya Hindmarch. Messe in vendita in edizione limitata nei punti vendita Whole Food Market, vere e proprie boutique dei prodotti biologici, sono andate letteralmente a ruba. “E’ un prodotto esclusivo, alle persone piace collezionarle”, ha detto Meredith Petran, manager del Whole Food di Columbus Circe, la piazza che si affaccia su Central Park, nel cuore di Manhattan. Bianca, semplice, con le cuciture blu la borsa, destinata a diventare un ‘must’ per le signore newyorkesi, ha stampata la scritta “I’m not a plastic bag”, ossia non sono una borsa di plastica. Più chiaro di così.
  • Outlet, le firme a basso prezzo
    In base a una decisione della Corte Suprema, negli Stati Uniti le case di moda possono stabilire un prezzo minimo di vendita al pubblico dei loro prodotti. Sembra tuttavia che questo non danneggerà gli outlet, come Syms e Loehmann's. "I negozi di abbigliamento di marca a basso costo sopravvivranno. Fanno parte di un’industria viva e molti produttori hanno interesse a sostenerla", ha detto Steve Feirman, esperto del settore, spiegando che gli ‘outlet’, grandi magazzini con articoli a prezzi di costo o bassissimi, ricevono prodotti di marca da una varietà di fonti e vendono loro la merce rimasta invenduta dopo i saldi. A volte, sono gli stilisti, i produttori o gli intermediari a rifornirli con ordini cancellati o con le scorte eccessive di magazzino.
  • Bill Blass, è un profumo l’ultima novità
    Quando i primi abiti firmati Bill Blass apparvero sulle passerelle negli anni Settanta, le appassionate di moda di tutto il mondo tirarono un sospiro di sollievo: finalmente uno stilista aveva capito che le donne potevano essere sofisticate e femminili anche in abiti dalle linee tipicamente maschili. Questa stessa caratteristica, ormai una sorta di marchio di fabbrica della casa di moda, si ritrova anche nella nuova fragranza, Bill Blass appunto, nella quale si fondono note di mandarino verde e toni speziati, tocchi di gelsomino e giglio con sandalo e muschio. Di classe anche la location dove il profumo è venduto, ossia Saks Fifth Avenue, il grande magazzino newyorkese per eccellenza.
Eventi Moda agosto 2007
  • 26-27-28 agosto 2007
    The Exclusive
    Las Vegas, The Venetian Hotel
    Collettiva di aziende italiane operanti nel settore dell’abbigliamento uomo di alta gamma
  • 27-28-29 agosto 2007
    CurveNV
    Las Vegas, The Venetian Hotel
    Presenza stand informativo ICE e organizzazione della partecipazione delle ditte italiane al calendario delle sfilate
Statistiche I style – Gennaio-Maggio 2007
  • Importazioni italiane negli USA gennaio-maggio 2007
    Nel settore della maglieria, l’Italia, pur continuando a non avere una posizione di preminenza nella classifica dei Paesi fornitori, fa registrare per il quinto mese consecutivo un incremento, rispetto allo stesso periodo del precedente anno, pari all’9,06%. Va inoltre evidenziato che nel settore gioielleria-oreficeria si registra un calo delle esportazioni italiane in USA del 10,05% mentre nel comparto orologeria si assiste a un decremento del 38,02%. Il macrosettore cosmetica-profumeria chiude il mese in ripresa rispetto ai primi mesi del 2007 con un +3,36% rispetto allo stesso mese del 2006. Nel settore calzature continua a confermare l’andamento postivo con un incremento del 10,81%, contemporaneamente si rafforza il gradimento degli importatori statunitensi per i pellami italiani (+0,39%) e per il settore pelletteria con un incremento del 25,54%. Nel comparto dei tessuti e filati si registra, in particolare, un aumento delle esportazioni verso gli USA del 12,52% per la seta e del 13,76% per il cotone mentre la lana rallenta la fase negativa registrando un –3,74% rispetto allo stesso periodo del 2006. Se poi si passa a considerare i dati relativi all’abbigliamento uomo e donna si nota un’interessante crescita rispettivamente dell’11,19% e dell’11,26%. Infine, nel settore occhialeria si registra un aumento del 19,44% ma purtroppo contemporaneamente le importazioni italiane di montature scendono del 3,93%.
  • Importazioni USA Abbigliamento Uomo in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 6203


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 9,677.07 8,253.52 8,891.62 100 100 100 7.73
    1 Cina 1,360.46 999.28 1,659.91 14.06 12.11 18.67 66.11
    2 Messico 1,234.04 1,041.08 904.18 12.75 12.61 10.17 -13.15
    3 Bangladesh 432.98 537.12 657.10 4.47 6.51 7.39 22.34
    4 India 478.07 459.37 515.45 4.94 5.57 5.8 12.21
    5 Indonesia 329.98 369.25 439.88 3.41 4.47 4.95 19.13
    9 Italia 273.24 233.42 259.53 2.82 2.83 2.92 11.19
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Abbigliamento Donna in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 6204


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 12,874.27 12,920.11 13,762.23 100 100 100 6.52
    1 Cina 3,462.39 3,304.91 4,672.20 26.89 25.58 33.95 41.37
    2 Indonesia 687.31 848.59 1,008.54 5.34 6.57 7.33 18.85
    3 India 753.59 939.04 840.89 5.85 7.27 6.11 -10.45
    4 Vietnam 448.02 603.72 750.99 3.48 4.67 5.46 24.39
    5 Messico 1,038.60 824.56 693.29 8.07 6.38 5.04 -15.92
    14 Italia 225.68 210.62 234.35 1.75 1.63 1.7 11.26
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Maglieria in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 61


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 11,857.43 11,881.25 13,391.05 100 100 100 12.71
    1 Cina 2,129.48 1,666.74 2,905.51 17.96 14.03 21.7 74.32
    2 Messico 1,008.71 923.41 762.65 8.51 7.77 5.7 -17.41
    3 Honduras 827.89 720.72 761.58 6.98 6.07 5.69 5.67
    4 Vietnam 394.18 530.64 701.36 3.32 4.47 5.24 32.17
    5 Indonesia 271.98 464.14 662.90 2.29 3.91 4.95 42.82
    26 Italia 128.65 118.32 129.05 1.09 1.00 0.96 9.06
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Calzature in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 64


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 7,193.29 7,634.09 7,907.53 100 100 100 3.58
    1 Cina 5,046.22 5,460.35 5,751.65 70.15 71.53 72.74 5.33
    2 Italia 478.03 429.97 476.47 6.65 5.63 6.03 10.81
    3 Vietnam 267.04 404.46 440.82 3.71 5.3 5.58 8.99
    4 Brasile 440.22 390.54 333.25 6.12 5.12 4.21 -14.67
    5 Indonesia 229.52 213.60 177.36 3.19 2.8 2.24 -16.97
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Pelletteria in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 42


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 3,051.88 3,351.81 3,609.51 100 100 100 7.69
    1 Cina 2,087.46 2,340.30 2,522.15 68.4 69.82 69.88 7.77
    2 Italia 234.42 260.54 327.07 7.68 7.77 9.06 25.54
    3 Francia 118.68 122.65 134.80 3.89 3.66 3.74 9.91
    4 India 81.84 84.92 89.24 2.68 2.53 2.47 5.09
    5 Vietnam 55.48 59.05 61.10 1.82 1.76 1.69 3.48
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Pellami in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 41


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 369.34 366.87 353.32 100 100 100 -3.69
    1 Italia 80.18 86.08 86.42 21.71 23.47 24.46 0.39
    2 Brasile 41.85 54.34 57.97 11.33 14.81 16.41 6.68
    3 Argentina 57.58 51.41 51.33 15.59 14.01 14.53 -0.17
    4 Canada 26.17 27.63 21.97 7.09 7.53 6.22 -20.5
    5 Messico 29.25 22.33 20.81 7.92 6.09 5.89 -6.81
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Occhiali in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 9004


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 478.81 573.93 649.44 100 100 100 13.16
    1 Cina 213.37 264.80 308.05 44.56 46.14 47.43 16.34
    2 Italia 157.34 197.90 236.37 32.86 34.48 36.4 19.44
    3 Taiwan 53.32 57.09 54.58 11.14 9.95 8.4 -4.41
    4 Giappone 23.13 26.06 25.26 4.83 4.54 3.89 -3.06
    5 Francia 8.10 6.62 8.91 1.69 1.15 1.37 34.67
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Montature per occhiali in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 9003


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 285.38 334.34 354.42 100 100 100 6
    1 Cina 105.55 143.46 161.58 36.99 42.91 45.59 12.63
    2 Italia 94.59 103.80 99.72 33.14 31.05 28.14 -3.93
    3 Giappone 18.58 19.53 24.58 6.51 5.84 6.93 25.8
    4 Austria 14.33 15.43 15.60 5.02 4.62 4.4 1.13
    5 Corea del Sud 16.91 16.36 14.94 5.93 4.89 4.22 -8.69
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Gioielli in metalli preziosi in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 7113


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 2,888.68 3,262.24 3,419.79 100 100 100 4.83
    1 India 594.77 796.20 967.79 20.59 24.41 28.3 21.55
    2 Cina 317.18 411.60 430.51 10.98 12.62 12.59 4.59
    3 Tailandia 314.90 374.54 403.05 10.9 11.48 11.79 7.61
    4 Italia 359.04 347.41 312.49 12.43 10.65 9.14 -10.05
    5 Hong Kong 176.94 194.26 211.42 6.13 5.96 6.18 8.83
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Orologi in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 91


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 1,455.20 1,444.83 1,526.56 100 100 100 5.66
    1 Svizzera 719.08 727.88 873.22 49.42 50.38 57.2 19.97
    2 Cina 249.76 242.34 227.03 17.16 16.77 14.87 -6.32
    3 Giappone 246.94 236.65 212.18 16.97 16.38 13.9 -10.34
    4 Messico 42.69 47.03 46.91 2.93 3.26 3.07 -0.27
    5 Tailandia 57.66 52.95 45.30 3.96 3.66 2.97 -14.43
    9 Italia 10.88 14.03 8.69 0.75 0.97 0.57 -38.02
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Profumeria, Cosmetica in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 33


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 2,729.98 2,823.00 2,979.03 100 100 100 5.53
    1 Irlanda 867.95 920.34 873.55 31.79 32.6 29.32 -5.08
    2 Francia 489.45 507.34 532.09 17.93 17.97 17.86 4.88
    3 Canada 342.68 361.52 391.93 12.55 12.81 13.16 8.41
    4 Italia 148.94 158.19 163.50 5.46 5.6 5.49 3.36
    5 Cina 100.09 114.91 154.92 3.67 4.07 5.2 34.82
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Filati e tessuti in lana in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 51


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 137.35 134.00 128.97 100 100 100 -3.75
    1 Italia 37.44 35.63 34.29 27.26 26.59 26.59 -3.74
    2 Regno Unito 12.46 11.57 13.88 9.07 8.63 10.76 19.97
    3 Messico 11.46 11.96 12.52 8.34 8.92 9.71 4.74
    4 Cina 6.81 10.23 11.83 4.96 7.64 9.17 15.59
    5 Nuova Zelanda 13.30 11.22 8.60 9.68 8.37 6.67 -23.29
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Filati e tessuti in cotone in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 52


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 755.63 673.82 558.43 100 100 100 -17.12
    1 Cina 79.31 93.11 103.05 10.5 13.82 18.45 10.67
    2 Pakistan 160.14 174.67 83.77 21.19 25.92 15 -52.04
    3 Italia 71.39 58.91 67.01 9.45 8.74 12 13.76
    4 Corea del Sud 54.11 48.34 51.25 7.16 7.17 9.18 6.01
    5 India 31.51 35.14 36.27 4.17 5.22 6.5 3.22
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Filati e tessuti in seta in Gennaio-Maggio 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 50


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 123.95 118.05 114.55 100 100 100 -2.97
    1 India 42.09 42.41 38.87 33.96 35.92 33.93 -8.34
    2 Cina 28.53 30.25 30.54 23.02 25.63 26.66 0.96
    3 Italia 24.63 19.03 21.41 19.87 16.12 18.69 12.52
    4 Corea del Sud 12.05 13.55 10.90 9.72 11.48 9.52 -19.56
    5 Regno Unito 7.11 5.21 4.96 5.73 4.41 4.33 -4.75
    Fonte: World Trade Atlas