DICEMBRE 2007 | Newsletter | Volume 4 | Numero 68

 
  • Realizzato da

    Italian Trade Commission
    Trade Promotion Section of the
    Consulate General of Italy
  • New York
    33 East 67th Street
    New York, NY 10021-5949
    Tel. (212) 980-1500
    Fax (212) 758-1050
  • Email:
    newyork@newyork.ice.it
  • Website:
    www.italtrade.com - www.ice.it
Italia Life in I Style
Fashion Bites. Natale in grigio per gli americani?
  • Le vetrine delle catene del lusso newyorchesi, da Saks a Barneys, scintillano di decorazioni e addobbi sontuosi ma quest’anno sul Natale degli americani risplende una luce grigia.
  • Time Warner Building at Columbus CircleUn indicatore autorevole è l’andamento del Consumer Confidence Index (Indice di Fiducia dei Consumatori). La Conference Board, l’organizzazione che raccoglie 1600 corporation in 60 paesi, ha annunciato che in ottobre l’indice è calato a 87.3, otto punti in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Indice delle Aspettative, che misura le attese per i prossimi sei mesi, è sceso da 80 a 68.7. Numeri che gettano ombre preoccupanti sulla stagione dello shopping, ufficialmente aperta negli USA da venerdì 23 novembre, il Black Friday, che pure ha segnato un afflusso di consumatori superiore del 22% rispetto al 2006. “Non significa che i consumatori non spenderanno. - avverte l’analista Joel L. Naroff della Naroff Economic Advisors. - Vuol dire, piuttosto, che saranno cauti”. “Sarà una stagione mediocre, non terribile ma neppure buona” aggiunge.
  • Così, prima dell’immersione nel clima natalizio, una serie di articoli della nostra newletter esplorano i risvolti e le possibili vie di uscita dal ristagno dei consumi statunitensi. La grande distribuzione è sull’orlo di una crisi? Come reagisce alla prospettiva del rallentamento dello shopping? Per scoprirlo basta sfogliare le prossime pagine.
  • Intanto, nel generale panorama di incertezza, i dati del Dipartimento per il Commercio di Washington sulle importazioni dei mesi gennaio-settembre 2007 fanno ben sperare per le vendite del made in Italy. Se le cifre dell’abbigliamento e delle calzature invitano a un ottimismo moderato, gli straordinari progressi nei settori dell’occhialeria, della pelletteria e dell’underwear italiano (rispettivamente +15,59% , +20.22% e + 25.5%) testimoniano l’esistenza di un mercato estremamente ricettivo. L’intimo è un segmento ancora poco battuto dalle imprese italiane che al momento detengono appena lo 0,21% del mercato Usa, ma qualcuno è già pronto a cavalcare l’onda favorevole.
    Si tratta di Giorgio Armani che insieme a Macy’s ha formato un’asse di ferro per il lancio dell’intimo maschile firmato Emporio negli USA. Le previsioni di vendita nel primo anno sono di 4 milioni di dollari anche grazie a un testimonial del calibro di David Beckham.
  • In questo numero ci occupiamo anche di fashion e finanzia, ovvero dei matrimoni tra grandi case di moda e le società di private equity. L’ultimo caso è quello di Conpibel, pronta alle nozze con la società d’investimenti americana Oaktree.
  • Infine, raccontiamo il taglio del nastro di due nuovi punti vendita americani: Versace che è tornato in Costa Mesa, California, con una boutique nello shopping center South Coast Plaza, e Brooks Brothers, società americana guidata dal manager italiano Claudio del Vecchio, che ha aperto il terzo store a Manhattan, nei pressi del Lincoln Center.
  • A Versace, del Vecchio e voi tutti, auguri di Buone Feste.
Manhattan, shopping tra vetrine mozzafiato e consumatori prudenti
  • fendiLa palma dell’allestimento più raffinato va a Bergdorf Goodman, quella per le decorazioni più attuali a Barneys. Le vetrine natalizie di Bergdorf Goodman, tra Fifth Avenue e la 57ª strada, omaggiano Tony Duquette, icona del design americano. Il suo stile rococo sontuoso e sensuale è stato rivisitato attraverso il tema dei quattro elementi - aria, acqua, fuoco e luce – ognuno rappresentato da un’esplosione di motivi naturali. “Water”, ad esempio, mostra una figura femminile che danza con un alligatore in smoking sullo sfondo di una nave e centinaia di conchiglie, crostacei e tridenti d’oro.
    Al numero 660 di Madison Avenue, Simon Doonan, direttore creativo di Barneys, ha abbinato crisi ecologica e leggerezza per celebrare un Natale più consapevole. Nelle vetrine del department store che guarda all’innovazione, decine di punti luci verdi illuminano un’incredibile quantità di materiali riciclati, lattine, bottiglie e tessere della metropolitana. Un’intera sezione è dedicata agli “Heroes of Green”, da Al Gore a Daryl Hannah.
    Gli altri department store newyorchesi puntano su un’immaginario natalizio più tradizionale coniugato a tecnologie di animazione che trasformano ogni vetrina in un palcoscenico per automi scatenati.
  • Macy’s proietta Babbo Natale nello spazio, mentre Saks si è ispirato al libro per bambini Snowpeople che racconta le storie di pupazzi di neve in cerca d’identità. Bloomingdales scommette sulla fantasia dei più piccoli con modelli tridimensionali ispirati ai sogni infantili delle feste. Lord & Taylor, il decano dei retailer statunitensi, esplora il tema dei cinque sensi con miniature che riproducono suoni, sapori, odori e visioni del Natale.
    Di fronte alle vetrine, nel lungo weekend del Ringraziamento (22-25 novembre) migliaia di newyorchesi hanno atteso pazienti il loro turno per l’ingresso nei templi dello shopping. All’alba del Black Friday da Macy’s e la domenica pomeriggio da Saks c’erano file lunghe interi isolati.
  • I registratori di cassa hanno battuto un fiume di scontrini soprattutto nei negozi di elettronica, nei grandi discount come Wal-Mart e Target e nelle catene dai prezzi contenuti come J.C. Penney Co. e Kohl's.
    Secondo Bill Martin, portavoce della ShopperTrak, società che monitora le vendite di oltre 50.000 retail, “È stata un’ottima partenza” per l’avvio dello shopping natalizio. Le vendite di venerdì e sabato, sostiene ShopperTrak, hanno segnato un +7.2% rispetto agli stessi giorni dell’anno precedente.
  • ComScore, che studia l’andamento dell’e-commerce, ha reso noto che nei primi 23 giorni di novembre gli americani hanno fatto acquisti online per un valore di 9.3 miliardi di dollari, il 17% in più del 2006. Il picchi più alti sono stati registrati nella giornata del Ringraziamento (+29% con 272 milioni di dollari) e nel Black Friday (+22% con $531 milioni).
    Gian Fulgoni, presidente di ComScore ha previsto ulteriori aumenti nei giorni di dicembre. Ma non tutti gli analisti condividono l’entusiasmo per l’impennata dei consumi superiore alle aspettative all’apertura della stagione dello shopping. Frederick Crawford della AlixPartners, ha dichiarato all’Associated Press che “i consumatori avevano un elenco e sono stati molti specifici nelle loro ricerche”. E in cima alla lista delle priorità, assicura Crawford, c’era la caccia ad articoli dai prezzi ridotti.
Retailer, Natale a suon di sconti
  • Il Natale bussa alle porte e i grandi retailers americani rispondono a suon di sconti, offerte e promozioni di ogni genere. Dai ribassi del 60% messi in campo dal colosso del discount TJX Cos, alle spedizioni a casa gratuite sui regali acquistati online di Sears, fino ad arrivare al “prendi due paghi uno” proposto da Kohl's, la grande distribuzione americana si sta attrezzando per cercare di contrastare il temuto crollo dei consumi. Non si tratta di un problema da poco se si pensa che la crisi dei mutui accompagnata al rialzo dei prezzi del petrolio e dei generi alimentari sta facendo da zavorra alla capacità di spesa delle famiglie d’Oltreoceano. “Per i mesi a venire ci attendiamo un ribasso del giro d’affari dei retailer americani del 13% determinato in parte dalla stagnazione delle vendite di abbigliamento invernale dovuto al clima incredibilmente mite di questo autunno e in parte ai problemi economici delle famiglie”, ha spiegato Walter Loeb della società di consulenza commerciale, Loeb Associates. “La crisi dei consumi si è tradotta in un incremento inaspettato delle scorte di magazzino che hanno portato i grandi retailer ad anticipare il periodo degli sconti natalizi per cercare di disfarsi di tutto l’invenduto”.
  • J.C. PenneyEd è così che i canali televisivi a stelle e strisce sono stati invasi prima del tempo da messaggi pubblicitari inneggianti a super sconti e promozioni pre-natalizie: “The Biggest Sale of Them All” promette J.C. Penney mentre Kohl’s risponde a suon di “100 Early Bird Specials”.
    Secondo i risultati di un’inchiesta condotta dalla società di consulenza, BDO Seidman, su un campione di imprese operanti nella grande distribuzione americana, il 73% dei marketing manager ha dichiarato che le campagne di sconti e promozioni proposte ai consumatori Usa in occasione del Natale 2007 saranno ben più intense rispetto a quelle dell’anno passato. E questo, a causa proprio della crisi economica che si sta abbattendo sui consumi delle famiglie. “Se si pensa che già nel 2006 i grandi gruppi di distribuzione avevano puntato su vendite promozionali di ogni genere per agevolare le spese degli americani, ci si rende conto di quanto grande sia quest’anno il timore dei retailers per un crollo delle vendite”, ha ammesso Al Ferrara, partner di BDO Seidman.
  • Questi timori sono confermati dalla drastica riduzione degli afflussi di compratori all’interno dei grandi centri commerciali registrato in novembre (-5%).
  • Molto meglio, allora, andare a cercare occasioni di risparmio negli off-price retailers come TJX Cos o Ross Stores Inc che propongono gli stessi prodotti dei department stores a prezzi più contenuti. “L’affannosa ricerca di sconti da parte delle famiglie americane è la chiave del successo degli off-price retailer come TJX che negli ultimi 25 anni non ha mai registrato nemmeno un trimestre di crescita negativa”, ha dichiarato Kimberly Greenberger, analista di Citi Investment Research.
  • La tendenza in atto è comprovata anche da una ricerca condotta da WWD alla fine del mese di ottobre sul numero di scontrini emessi dai department storse americani che ha mostrato un rialzo significativo nel traffico di clienti presente presso magazzini discount come Century 21, Loehmann’s e TJX a discapito dei negozi specializzati come American Eagle Outfitters, Banana Republic e Ann Taylor Loft.
  • In effetti la crisi dei consumi sta giocando due volte a favore degli off-price department. Da una parte, infatti, gli americani stanno indirizzando sempre di più le proprie decisioni di acquisto verso negozi che offrono prezzi più competitivi rispetto ai department stores. Dall’altro, il calo delle vendite dei grandi magazzini si è tradotto nella possibilità per gli off-price department di spuntare prezzi vantaggiosi sugli ordini emessi verso i propri fornitori ottenendo in questo modo un ulteriore vantaggio competitivo nei confronti dei retailers tradizionali.
PPR e LVMH fatturati in crescita
  • Vento in poppa per i conti del gruppo PPR (Pinault-Printemps-Redoute). Il colosso francese che controlla marchi storici del lusso come Gucci, Bottega Veneta, Yves Saint Laurent, Balanciaga e Sergio Rossi ha chiuso i primi nove mesi del 2007 con ricavi in crescita del 15% rispetto allo scorso anno, a 14,4 miliardi di euro. I buoni risultati 2007 sono stati sostenuti, in gran parte, dalla performance positiva del marchio Gucci che ha chiuso il terzo trimestre con un fatturato in aumento del 10,8% a 1,55 miliardi di euro, mentre le vendite del gruppo Gucci sono salite del 15,9% a 2,775 miliardi.
  • Il trionfo dei conti di PPR è legato anche all’ingresso nel gruppo del marchio Puma che ha contribuito all’aumento di fatturato per 670 milioni di euro nel terzo trimestre dell’anno. La griffe sportiva tedesca è stata annessa alla galassia PPR nel mese di luglio scorso quando i francesi hanno finalizzato l’acquisizione del 62,9% delle quote della società per un valore di 3,3 miliardi di euro.
  • “Nonostante le turbolenze economiche che stanno mettendo a dura prova i mercati internazionali PPR è riuscito a mettere a segno una performance di crescita sostenuta nel terzo trimestre dell’anno”, ha dichiarato con soddisfazione François-Henri Pinault, presidente e amministratore delegato del gruppo. “Ancora una volta, questi numeri riflettono l’efficienza e l’equilibrio del nostro Gruppo, sia in termini di business che in termini di presenza geografica”.
  • Ed è stata proprio l’espansione sui mercati internazionali che ha dato a PPR le maggiori soddisfazioni in termini economici. “Il valore delle vendite in Cina ha fatto registrare una variazione positiva del 113% nell’ultimo trimestre”, ha spiegato Jean-François Palus, direttore finanziario di PPR. “Crescita sostenuta anche per i principali mercati asiatici che nel loro complesso hanno fatto segnare un incremento del fatturato superiore al 26% negli ultimi tre mesi. Unica eccezione, il Giappone, che ha consolidato la crescita messa a segno negli anni passati”. Trimestre brillante anche per le vendite del Gruppo in mercati già maturi come Europa e Nord America dove l’aumento di fatturato è stato rispettivamente del 18 e del 10% nell’ultimo trimestre.
  • Tra i numerosi marchi che fanno capo al Gruppo francese PPR, è stata Bottega Veneta a dare a Pinault le maggiori soddisfazioni in termini di crescita del fatturato. Tra giugno e settembre 2007, infatti il valore delle vendite della griffe vicentina ha fatto registrare un vero e proprio boom mettendo a segno un rialzo del 48% e portandosi a 261,5 milioni di euro rispetto ai 186 dello stesso periodo del 2006. Dei 108 negozi Bottega Veneta distribuiti sui cinque continenti, quelli europei hanno segnato un aumento delle vendite del 56%. Ottima performance anche per gli store asiatici (+49%), per il Giappone (+47%) e per l’America dove il fatturato è salito nel trimestre del 32%.
  • Crescita a due cifre anche per gli altri marchi storici del gruppo PPR. Nel terzo trimestre 2007 Yves Saint Laurent ha messo a segno una aumento del fatturato del 20,1% a 162 milioni di euro dai 137 di un anno prima. Risultati molto simili anche per i marchi minori come Balenciaga, Boucheron, Alexander McQueen e Stella McCartney che hanno fatto registrare un balzo in avanti delle vendite a due cifre riportando complessivamente un incremento medio del 29%.
  • Quello di PPR non rappresenta un caso isolato nel panorama internazionale del mercato del lusso. Nel mese di ottobre il principale rivale di Pinault, ovvero il gruppo francese LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton, ha riportato risultati entusiasmanti fugando così i dubbi di coloro che si attendevano un futuro nero per il comparto. Nei primi nove mesi del 2007, il fatturato di LVMH ha registrato un balzo in avanti di 13 punti percentuali portandosi a 11,446 miliardi di dollari rispetto ai 10,626 miliardi dello stesso periodo del 2006. L’incremento del valore della produzione è stato trainato dalla performance eccezionale del marchio Louis Vitton che ha messo a segno un aumento delle vendite pari al 15% a fronte di una crescita del 14% del comparto wine & spirits e 12% del segmento “profumi e cosmetici”. Grandi soddisfazioni sono arrivate anche dal comparto orologi, rappresentato dai marchi Zenith, TAG Heur, Dior, Chaumet e De Beers, il cui fatturato complessivo nei primi nove mesi dell’anno è cresciuto del 22%.
La moda del private equity
  • A Cocconato d’Asti sembra ormai tutto pronto per il passaggio di Conbipel nell’orbita di Oaktree. Il 31 ottobre scorso la Commissione europea ha dato il via libera all’acquisizione della griffe italiana da parte della società d’investimenti americana che, secondo indiscrezioni, dovrebbe rilevare il 100% delle quote in mano alla famiglia Massa per un controvalore di 200 milioni di euro. Quello di Conbipel rappresenta, tuttavia, soltanto l’ultimo capitolo di un trend iniziato già da diverso tempo. Negli ultimi anni, sempre più imprese della moda italiana hanno deciso di cedere alle allettanti lusinghe economiche provenienti da società di private equity, pronte a fornire il capitale e gli strumenti necessari per traghettare le griffe verso nuovi e più ampi mercati.
  • E’ stato così che è avvenuto il rilancio del gruppo La Perla grazie all’ingresso in società del fondo di private equity americano, JH Partners, che ha rilevato dal fondatore Alberto Casotti la quota di maggioranza della società leader mondiale dell’intimo di lusso. Stesso destino anche per Samsonite entrata nell’orbita del private equity attraverso il fondo Cvc capital partners che ha versato 1,7 miliardi di dollari al gruppo di fondi di investimento che assieme controllavano fino a pochi mesi fa  l’85% della società.
  • Se è vero, come sostiene l’Ocse, che l’ingresso dei gruppi di private equity nel capitale delle imprese rappresenta un’opportunità di sviluppo da non sottovalutare per l’espansione del business, è anche vero che il comparto della moda costituisce un capitolo a sé. Non tanto per la tipicità del mercato di riferimento, quanto per la peculiarità dei marchi e per l’unicità dello stile del management. Il passaggio di proprietà delle griffe dalle famiglie di fondatori verso investitori istituzionali si traduce, non di rado, in una perdita di originalità e di stile a vantaggio di una gestione più attenta e razionale della società. E le esperienze negative, in questo senso non mancano. Uno per tutti, Bruno Magli. Lo storico marchio italiano delle calzature di lusso acquisito nel 2001 da Opera (società d’investimenti partecipata da Bulgari) e dal fondo pensione Verizon, è stato ceduto a inizio anno al fondo inglese Fortelus Capital portando con sé una rivoluzione sul fronte del management. Situazione molto simile anche per altri gruppi della moda come Jimmy Choo che ha dovuto soffrire di un terremoto ai vertici dopo che la proprietà del marchio è passata da Equinox a Towerbrook Capital partners per 185 milioni di sterline.
  • Lo scetticismo che ruota attorno all’ingresso nel comparto della moda dei grandi gruppi di private equity non è al momento la prima preoccupazione delle piccole e medie aziende. Pochi mesi fa era stato l’amministratore delegato di un grande gruppo come Ferragamo, Michele Norsa, a rompere gli indugi mostrando la propria diffidenza verso il private equity. Secondo Norsa, i grandi investitori speculativi si avvicinano al mondo della moda in maniera impreparata.  
  • E’ per questa ragione che gli analisti e i mercati guardano con sempre maggiore scetticismo agli ultimi movimenti che hanno traghettato importanti griffe italiane nell’orbita di grandi gruppi finanziari internazionali. La dimostrazione di questo teorema è contenuta nella performance di borsa delle società quotate dove le family companies hanno dato del fumo alle società con azionariato diffuso. E’ il caso, per esempio di Mariella Burani. Il titolo della maison di Cavriago (Reggio Emilia) ha registrato negli ultimi tre anni una performance davvero eccezionale aumentando del 170% il proprio valore. Trend molto simile per Hermes, Christian Dior e Polo Ralph Lauren, il cui valore delle azioni è salito dal novembre 2004 in media dell’80% contro apprezzamenti compresi tra il 40 e il 60% al massimo per società come Coach o Escada, quest’ultima gestita dal fondo di private equity, Finartis.
Spettro recessione sui consumi privati
  • Sos retailer. Negli ultimi 25 anni il popolo americano ha dovuto fare i conti con una lunga serie di turbolenze economiche più o meno preoccupanti. Dalla crisi petrolifera del 1979, al crollo di Wall Street dell’aprile 1987, fino ad arrivare allo scoppio della bolla speculativa sulla new economy di inizio Millennio. In tutto questo tempo, tuttavia, sono stati in pochi a preoccuparsi di mettere un limite al dilagare dell’indebitamento delle famiglie. Ed è così che dal 1981 fino a oggi, le spese per consumi da parte degli americani sono cresciute costantemente, trimestre dopo trimestre. Unica eccezione, il 1991 quando, in piena guerra del Golfo, le spese delle famiglie hanno fatto registrare un modestissimo -0,4%. Ma stavolta qualcosa è cambiato.
  • Lo sanno bene gli oltre 6.500 lavoratori che sono rientrati nei programmi di ristrutturazione predisposti in tutta fretta dai colossi americani delle vendite al dettaglio per cercare di contenere la flessione attesa del fatturato. Nel solo mese di ottobre i mega stores di abbigliamento e accessori hanno messo alla porta mille dipendenti mentre i grandi magazzini hanno lasciato a casa 5.500 persone. E questo, a fronte di una contrazione delle vendite del tutto limitata (-0,02%). Segno che i vertici dei grandi retailer americani si attendono brutti presagi per i mesi a venire.
  • Intanto è scattata come di consueto la corsa allo sfrenato shopping pre-natalizio. Secondo le rilevazioni della società di ricerche di mercato ShopperTrack, i timori di recessione che gravano sull’America non hanno impedito alle famiglie di lanciarsi in un vortice di acquisti senza precedenti durante le vacanze per il giorno del Ringraziamento e per il successivo Black Friday. In questo primo week end di compere, le vendite sono salite dell’8,3% rispetto allo stesso periodo del 2006, raggiungendo la cifra record di 10,3 miliardi di dollari. In forte ascesa anche il numero di compratori cresciuto, in base ai dati raccolti dalla National Retail Federation americana, del 4,8% a quota 147 milioni. In controtendenza, invece, la spesa media delle famiglie, scesa a 347,44 dollari per persona, il 3,5% in meno rispetto al week end del Thanksgiving di un anno fa.
  • Ma da dove ha origine il terremoto che si sta abbattendo sul mondo dei retailer a stelle e strisce? La ragione ha un nome semplice e si chiama crisi di liquidità. Se in passato le turbolenze economiche avevano toccato solo marginalmente la capacità di indebitamento degli americani, la crisi dei mutui inesigibili scoppiata tra luglio e agosto scorso ha portato alla luce i problemi strutturali di un sistema non in perfetta salute. Il crollo del mercato immobiliare si è tradotto nell’impossibilità delle famiglie di ripagare i propri debiti, innescando un effetto domino sulle banche che, con troppa leggerezza, avevano concesso finanziamenti ad alto rischio. E’ stato solo quando il tarlo ha raggiunto il cuore del sistema creditizio americano che è stato imposto uno stop al problema di lunga data dell’indebitamento eccessivo delle famiglie americane.
  • Secondo gli ultimi dati diffusi dal Bureau of Economic Analysis, il tasso di risparmio privato negli Stati Uniti è passato dal 12% del 1981 allo zero di oggi con ripercussioni molto forti sull’andamento delle spese per consumi. E’ in questo contesto che si inserisce il problema del crollo del mercato immobiliare che potrebbe portare tragiche conseguenze sui conti delle imprese americane. I numeri parlano chiaro. In base ai risultati di una ricerca condotta Christopher Carroll, docente di economia presso la Johns Hopkins University, il calo di un dollaro nei prezzi delle case si traduce in una diminuzione di 9 centesimi sul versante delle spese per consumi. Secondo le stime della Federal Reserve, il valore attuale del mercato degli immobili residenziali americani si aggira attorno ai 21mila miliardi di dollari. In questo contesto, una diminuzione del valore degli immobili del 10% ipotizzata dagli esperti di settore, si tradurrebbe in un calo dei consumi americani di ben 300 miliardi di dollari. Secondo gli analisti, tuttavia, a soffrire di questa situazione saranno soltanto marginalmente le imprese manifatturiere d’Oltreoceano che in tempi non sospetti hanno demandato ai nuovi Paesi emergenti il compito di produrre le merci a costi contenuti. I più colpiti sarebbero invece proprio i retailer, anello debole della catena produttore-consumatore.
Armani: underwear e nuove formule per conquistare l’America
  • Quattro milioni di dollari nel primo trimeste e raddoppio nell’autunno 2008. Sono le previsioni degli esperti per il lancio dell’underwear Emporio Armani nei 161 punti vendita di Macy’s e Bloomingdale’s.
  • armaniLa collezione di intimo maschile, venduta in Europa da anni, sbarcherà negli USA a dicembre con un soft launch sul sito www.emporioarmani.com. Da gennaio i 62 modelli della collezione saranno disponibili sui siti web e nelle boutique dei grandi magazzini che già  vendono le linee di gioielli, orologi e occhiali da sole griffate Emporio. La novità è che mentre questi articoli sono frutto di accordi di licenza, l’underwear maschile è controllato al 100% dalla casa madre, dalla fase di produzione a quella di marketing.
    La partnership con Macy’s rappresenta un passo talmente importante per il decollo americano di Emporio che Re Giorgio ha voluto un testimonial d’eccezione per rappresentare il marchio: David Beckham. A inizio novembre il calciatore del Los Angeles Galaxy, icona globale dello sport e della moda, ha posato di fronte all’obiettivo di Mert Alas and Marcus Piggott, autori della campagna pubblicitaria che da gennaio comparirà sui fashion magazine di tutto il mondo. L’amicizia tra i due è cominciata nel 2002, quando Beckham ha collaborato con Armani al design del guardaroba della nazionale inglese.
  • Gli strateghi del marketing di Emporio puntano a conquistare il 5% del mercato dell’underwear dei department store statunitensi nel 2008 e al raddoppio nel 2009. “Questo accordo ci ha attratto particolarmente perché Macy’s controlla il 51% delle vendite dell’intimo nel settore dei grandi magazzini“ ha spiegato il manager Carlos Serra al magazine americano DNR.  “Hanno anche un successo fenomenale presso la fascia di 18-25enni dove incontrano poche resistenze di prezzo” ha aggiunto.
  • L’underwear potrebbe aprire le porte del marchio Emporio ai giovani consumatori e convincerli ad esplorare l’universo di un brand che comprende linee di abbigliamento, scarpe e accessori.
  • Ma al momento è presto per dire se il rappporto con Macy’s si estenderà ad altre collezioni. “A loro piacerebbe fare qualcosa su scala più ampia ma a questo punto non è possibile dire se si tratti della fase uno del debutto dell’abbigliamento” ha dichiarato Serra.
  • L’accordo con Macy’s è l’ultima di una serie di iniziative che hanno visto il gruppo Armani brillare nei quattro angoli del pianeta. Da Tokyo, dove di recente lo stilista ha inaugurato un flagship store di 11 piani costato 20 milioni di dollari, a Dubai dove da fine ottobre è aperto il Sales Centre Armani Residences, ufficio vendite delle 144 unità residenziali disegnate per Burj Dubai, l’imponente edificio della Emaar Properties.
  • Gli Stati Uniti, comunque, rimangono al centro dell’impero Armani. Attualmente il volume di vendite di abbigliamento e accessori negli USA è pari al 25% del totale. Una percentuale che sembra destinata ad aumentare grazie a un investimento di 100 milioni di dollari nei prossimi tre anni, buona parte dei quali saranno dedicati al potenziamento di Emporio, brand finora sottoesposto in Nord America.
  • E dopo Beckham anche Julia Roberts ha accettato di associare il suo nome al brand italiano. L’attrice ha collaborato al design di un braccialetto della speciale collezione Emporio Armani (Product) Red. Il bracciale è in vendita sul sito ufficiale di Emporio dal 1 dicembre, giornata internazionale della lotta all’AIDS, e successivamente in una serie di punti vendita selezionati. Il 40% dei ricavi  andrà al Fondo Globale che combatte AIDS, tubercolosi e malaria.
Brooks Brothers, terza vetrina a Manhattan
  • Uno store a due piani tra Broadway e la 65/a strada di New York, mix equilibrato tra tradizione e innovazione! È l’ultima scommessa di Claudio del Vecchio, il manager italiano che dal 2001 guida Brooks Brothers, il marchio nato 189 anni fa, indossato da Abraham Lincoln e Franklin Delano Roosvelt e noto in tutto il mondo per le camicie bottom-down.
  • La boutique, 860 metri quadri distribuiti su due livelli, strizza l’occhio al passato con pannelli di mogano, grandi lampadari e stampe che ritraggono i quattro fratelli Brooks, figli del fondatore Henry Sands Brooks. Il design riprende quello dei monomarca di Londra, Milano, Parigi ed Edimburgo, tutti aperti negli ultimi tre anni. Il primo piano ospita capi e accessori maschili, mentre al secondo, più ampio, si trovano confezioni sartoriali uomo e donna, linee sportive, di cashmere e da notte. Una scelta che rompe con la consuetudine dei negozi Brooks Brothers dove di solito il piano strada ha dimensioni importanti e ha il sapore di una sfida agli affitti da capogiro di New York.
  • Le aspettative di del Vecchio verso la location sono alte: nell’arco di una paio d’anni il volume di vendite dovrebbe toccare quota 9 milioni di dollari grazie all’afflusso dei residenti degli appartamenti di lusso che proliferano intorno all’area del Lincoln Center.
  • Brooks Brothers controlla una rete di 210 store tra cui 3 a Manhattan. Due si trovano a Midtown (su Madison e Fifth Avenue) e il terzo in Liberty Street, nel cuore finanziario della città. Per il futuro il management non esclude nuove aperture a Chelsea e nella Upper East Side. Al momento però gli sforzi di espansione sembrano rivolti sopratutto a nuove piazze come Seoul e Santiago. Del Vecchio, 50 anni, figlio di Leonardo, patron del Gruppo Luxottica, ha lavorato a lungo nell’azienda di famiglia. Nel 1982 si è trasferito a New York per dirigere la distribuzione americana della società leader dell’eyewear e dieci anni dopo ha stretto con Marks & Spencer (che allora controllava Brook Bros.), un accordo per la licenza sull’occhialeria Brooks Brothers. Infine, nel 2001, all’indomani della caduta delle Torri Gemelle, ha rilevato il marchio per circa 225 milioni di dollari.  Oggi il fatturato complessivo dell’azienda si aggira intorno a 800 milioni di dollari.
  • Se negli anni Novanta lo storico brand aveva tentato il riposizionamento nel segmento del casual, sotto la guida di del Vecchio è tornato allo stile sobrio del passato, ai tessuti pregiati e alla precisione dei tagli. L’attenzione alle consumatrici, con la rivisitazione in chiave femminile in modelli classici e l’apertura di alcuni negozi dedicati esclusivamente le linee donna, è stata premiata dall’aumento consistente del volume di vendite passato dal 12% al 20% del totale. Per la fascia degli under 35, nel 2007 è nata la collezione Black Fleece firmata da Tom Browne e composta da 50 modelli maschili e femminili ispirati agli anni Sessanta.
  • A fine ottobre del Vecchio ha chiamato Diane Hamilton, co-fondatrice della Lighthouse Retail Group, ad affiancarlo nel ruolo di presidente e chief operating officer. Hamilton ha l’incarico di supervisionare tutti gli aspetti operativi, dai processi di produzione al controllo della divisione retail.
L’intervista
Michael Macko: “Designer, vi svelo come conquistare Saks Fifth Avenue”
  • Michael MackoAffidabilità e familiarità. Sono le parole chiave per conquistare Saks Fifth Avenue. All’indomani delle notizie sul balzo in avanti nei ricavi di Saks Incorporated (796 milioni di dollari guadagnati alla chiusura del terzo trimestre 2007, pari al +14.2% nelle vendite rispetto allo stesso periodo dell’anno passato), Michael Macko, men’s fashion director della catena di grandi magazzini, offre consigli ai designer italiani emergenti.
    “Per attirare la nostra attenzione devono garantire solidità nella produzione della collezione e puntualità nelle consegne. Diamo fiducia a chi sarà in piedi la prossima stagione” spiega Macko, nominato vice-presidente alle pubbliche relazioni ed eventi speciali lo scorso maggio.
    “Anche la familiarità  con Saks è importante. – continua - Prima di un incontro ufficiale consiglio una visita nei nostri negozi per capire quali collezioni vendiamo e come le esponiamo. La prima domanda che facciamo a un nuovo designer è: quale potrebbe essere la collocazione ideale della tua collezione? Ti immagini tra Gucci e Prada o vicino a quale altro marchio?”.
    Sugli scaffali del department store si trovano capi maschili firmati dai brand più noti del made in Italy (oltre Gucci e Prada, anche Dolce & Gabbana, Versace e Armani) e quelli di griffe meno famose ma di grandissima qualità come Canali e Brunello Cucinelli. L’elemento comune è l’eleganza ricercata e quasi mai sopra le righe. “La maggior parte dei nostri consumatori – precisa Macko - non è interessata ad articoli troppo eccentrici. Per loro innovazione è sinonimo di reintepretazione. Saks cerca capi inediti, mai visti prima, ma contemporaneamente non stravaganti”. L’euro forte, ammette il manager, è una sfida: “Ci costringe a essere più rigorosi del solito, a scegliere il meglio delle collezioni. Dobbiamo selezionare solo quello che piacerà ai consumatori”.
  • Alla vigilia del vendite natalizie, aggiunge, “la tendenza più forte è il ritorno dell’eleganza da gentlement perfino tra i giovani. I colori dominanti sono il nero, le sfumature del grigio e del bianco. I tessuti non sono trattati e invecchiati come in passato. C’è grande attenzione ad accessori come bretelle e fazzoletti da tasca”.
  • Macko non rivela la fetta del mercato del men’s clothing controllata da Saks ma dalle dichiarazioni del CEO Steve Sadove emerge che il settore è responsabile delle performance migliori insieme  a quello delle borse, delle calzature e dei gioielli femminili.
  • “Gli ottimi risultati nelle vendite – ha commentato Sadove – sono stati raggiunti nonostante i disagi causati dei progetti di ristrutturazione nel punto vendita di South Coast Plaza a Los Angeles e quelli di Palm Beach Gardens e Naples in Florida. Il negozio di New York ancora una volta ha superato la media aziendale e ha beneficiato della crescita del traffico provocata dal forte afflusso di turisti e dall’apertura del 10022-SHOE (il gigantesco ottavo piano interamente dedicato alle calzature, ndr)”. Notevole anche la crescita delle vendite online che con un +40%  che lascia ben sperare per il futuro.
  • Nonostante il contesto macroeconomico competitivo, per la fine dell’anno i vertici di Saks prevedono un margine operativo del 4% in termini di fatturato. Bocche cucite, invece, sulla possibilità di un takeover da parte della Baugur, società islandese che a fine ottobre ha confermato l’interessamento per la catena americana.
Niente frachising per Versace in Costa Mesa
  • Dopo quasi due anni di assenza la Medusa è tornata a South Coast Plaza. La maison Versace ha inaugurato una boutique di oltre 400 metri quadri nel lussuoso shopping center della Costa Mesa, lo stesso che ospita i flagship store di Cartier, Escada, Gucci and Yves Saint Laurent e che a novembre è stato teatro di Italy at South Coast Plaza, la grande promozione del prodotto italiano organizzata dall’ICE.
  • “Questa apertura dimostra il nostro continuo impegno alla crescita nel mercato americano” dice Giancarlo Di Risio, amministratore delegato dell’azienda fondata da Gianni Versace.
    "Per noi è un passo molto importante. Questa è la prima nuova apertura negli USA in un paio d’anni e avviene in un mercato di primo piano come quello della Costa Mesa” aggiunge Roberto Lorenzini, presidente della divisione americana di Versace.
  • Pavimenti in marmo nero, pareti bianche laccate, l’estetica del punto vendita rispecchia lo stile Versace nell’era di Donatella. Più scarno, pulito ed essenziale rispetto a quello del fratello Gianni. In esposizione le collezioni prêt a porter uomo e donna e le linee di accessori, borse, scarpe, cinture e occhiali, e gli articoli della Versace Home Collection.
  • “Abbiamo cercato di creare un ambiente in cui l’architettura valorizza le nostre collezioni in modo moderno, raffinato e accessibile alla clientela” spiega Di Risio.
  • A differenza del franchise precedente, il nuovo punto vendita è controllato direttamente dal Gruppo Versace e si rivolge ai clienti della Costa Mesa che non hanno voglia di guidare fino al flagship store Versace di Rodeo Drive, a Los Angeles.
    Negli USA Versace conta otto boutique, sei delle quali sono al centro di restyling radicali. Ad Houston, Texas, la chiusura dei lavori è prevista per dicembre. A Dallas e Atlanta la ristrutturazione sarà  compiuta nell’arco di 18 mesi.
  • L’effetto del nuovo look, garantisce Lorenzini, si sente ed è quantificabile in un aumento delle vendite pari al 30%.  “Le boutique sono decisamente più trafficate. Il volume delle affari è in rialzo e la crescita procede a velocità maggiore”.
  • Nel 2006, a tre anni dalla nomina di Di Risio ad amministratore delegato, l’azienda ha registrato profitti netti per 19.1 milioni di euro. Il bilancio del Gruppo presenta ricavi consolidati delle vendite pari a 288 milioni di euro.
  • Oltre all’apertura in Costa Mesa, ottobre è stato anche il mese del premio come miglior designer della linea uomo consegnato a Donatella Versace dalla rivista GQ. Nel 2007 la stilista continua la collaborazione con Tag Aircraft Interiors Limited per la creazione di interni personalizzati di jet privati. A Dubai intanto, proseguono i lavori di Palazzo Versace costruito da Emirates Sunland Group. Il resort, pronto nel 2009, comprenderà 215 suite, ristoranti e centri di bellezza. Arredi, tessuti e complementi saranno firmati Versace Home Collection.
Borse Chic, ecco le 12 griffe più famose negli U.S.
  • borse chic
    Source: Luxury Institute LLC; aWWD TheWWDList 8 Novembre, 2007
Fashion-digest
  • Burlington Labs inventa Easy Wool
    Burlington Labs, una divisione di BWW (Burlington Worldwide), ha lanciato una nuova linea di prodotti in filati di lana facilmente lavabile, chiamata Easy WOOL. Realizzati al 100 per cento con filati di lana particolare, questi prodotti saranno inseriti nel mercato della sartoria per uomo, inclusi completi, giacche, pantaloni, e abbigliamento da golf. I prodotti raggiungeranno il mercato al dettaglio entro l’autunno del 2008.
    “Abbiamo sperimentato una nuova tecnologia che ci consente di produrre indumenti in lana lavabili, centrifugabili e asciugabili fino a 25 volte” ha affermanto Ken Kunberger, presidente di Burlington Worldwide. “La nostra ricerca è volta all’innovazione e alla sperimentazione di nuove linee di prodotti che ci differenzino sul mercato, e che ci avvicinino alle scelte e allo stile di vita dei nostri clienti.” Già agli inizi di quest’anno BWW aveva lanciato due nuovi filati ad alta tecnologia: Cocona Wool e Invisible Barrier. Pete Baumann, vice presidente del reparto vendite di BWW, ha dichiarato che i tessuti  Easy WOOL sono realizzati con tecnologie sostenibili, non facendo uso di cloro nel processo di lavorazione, e che permettono al consumatore di evitare il lavaggio a secco, rinunciando all’uso dei prodotti chimici ad esso legati. Dopo ripetuti lavaggi, i capi non stringono, e mantengono la loro vestibilità nel tempo.
  • L’instabilità pakistana spaventa i retailers statunitensi
    Dopo la Cina, il Pakistan è il piu grosso exporter di abbigliamento e tessili negli Stati Uniti. Ma l’attuale situazione politica del paese desta molta preoccupazione: lo stato di emergenza imposto recentemente da Musharraf, con la sospensione dei diritti costituzionali e della corte suprema, e l’annullamento delle elezioni di gennaio, non sembrano ancora aver inibito le esportazioni di tessili, tuttavia sono molti nell’industria a temere future ripercussioni di questa crisi.
    “L’attuale situazione politica in Pakistan non ci ha ancora danneggiato, ma potrebbe scoraggiare contratti e transazioni nel prossimo futuro”, ha affermato Shahid Butt, direttore esecutivo di Shahkam Industries, che fornisce maglieria a retailers come Macy’s, Old Navy, Kohl’s e Belk. “Riceviamo centinaia di telefonate di importatori statunitensi preoccupati di ritardi nelle consegne. Nonostante finora non si siano verificati ritardi, e la produzione non abbia frenato, la nostra imagine come paese esportatore sta decisamente soffrendo per via di questa crisi politica”.
  • Condé Nast chiude House & Garden
    House & GardenCondé Nast ha annunciato che chiuderà a dicembre di quest’anno la pubblicazione di House & Garden, la famosa rivista dedicata all’house design e all’arredamento. Anche il sito della rivista, attualmente su houseandgarden.com, chiuderà a dicembre. La notizia è stata confermata da una portavoce di Condé Nast.
    Già a ottobre erano circolate voci di una possibile chiusura della rivista, scatenate dall’improvvisa uscita di scena del caporedattore Joe Lagani, che a ottobre è entrato a far parte della redazione online di Glam.com.
    Charles Townsend, presidente e direttore esecutivo di Condé Nast, ha dichiarato: “E’ stata una decisione difficile, ma era la cosa migliore da fare”. E, ringraziando l’intera redazione per il lavoro svolto, ha aggiunto “L’inaspettato abbandono da parte del nostro caporedattore ci ha spinto a riconsiderare sotto il profilo finanziario l’intero prodotto. House & Garden ha ricevuto consistenti investimenti da parte di Condé Nast, ma ha dimostrato nel lungo termine di non essere un’impresa redditizia per l'azienda.”
  • Luxottica acquista Oakley per 2 miliardi
    L’italiana Luxottica è l’incontrastata azienda leader nell’occhialeria mondiale, con un fatturato annuo di oltre 5 miliardi di dollari, e una distribuzione internazionale tramite i suoi punti vendita divisi nelle catene Sunglass Hut, LensCrafters e Pearle Vision. Recentemente Luxottica aveva incorporato nelle sue collezioni montature disegnate da Chanel e Prada. Il 20 Novembre Luxottica Group Spa ha concluso le trattative d’acquisto - per circa 2,1 miliardi di dollari - di Oakley Inc., azienda di base a Foothill Ranch. Le trattative erano cominciate a giugno di quest’anno.
    Oakley, che produce occhiali da sole, accessori e abbigliamento, manterrà il proprio nome all’interno di Luxottica. Secondo alcuni portavoce, il fondatore Jim Jannard, che possedeva il 63% del pacchetto azionario dell’azienda, rimarrà  il direttore creativo e artistico del marchio Oakley anche dentro Luxottica. Alcuni si chiedono se l’azienda non subirà qualche defezione dopo la recente acquisizione, come già avvenne con Arnette Optical Illusions Inc., un’azienda di Orange County produttrice di occhiali da sole, che  fu comprata dalla grande azienda italiana nel 1999.
  • Ralph Lauren glamour italiano per il nuovo negozio ad Atlanta
    Ha aperto ad Atlanta a metà novembre l’ultimo flagship store di Ralph Lauren. Il nuovo negozio occupa 1300 metri quadri su due piani, ed è situato a Lenox Square, nel centro della città. “Questo store ricorda lo spirito e il glamour del nostro negozio di Milano” ha affermato Charles Fagan, vice presidente esecutivo della Global Retail Brand Development di Ralph Lauren; “è grande quasi come il nostro monomarca a Beverly Hills, e potrebbe dimostrare di avere lo stesso potenziale in termini di vendite per metro quadro. Credo che saremo sorpresi dalle vendite che faremo qui.”
    Il reparto uomo è sul primo livello (600 mq), mentre i reparti donna (400 mq) e casa (300 mq) sono ai livelli superiori. Alfredo Paredes, vice presidente esecutivo dei servizi creativi, che conosce Atlanta bene per aver qui svolto i suoi studi universitari, ha ribadito come l’azienda cerchi di dare ad ogni store un tocco del sapore locale. Non a caso, il nuovo negozio si Atlanta assomiglia ad una grande ed elegante magione degli stati del sud, con un grande scalone centrale, grandi candelabri e dipinti incorniciati alle pareti.
  • Dopo Katrina, Rubenstein torna a New Orleans
    Rubenstein, il grande retailer di New Orleans specializzato in completi per uomo, abbigliamento sportivo e scarpe, ha recentemente investito 2,5 milioni di dollari per il restuaro e ampliamento del suo storico store nel quartiere francese di New Orleans (che verrà esteso da 750 a circa 1000 metri quadri). Queste operazioni di restauro erano state pianificate ancor prima della catastrofe inflitta alla città dall’uragano Katrina.  “Questo dovrebbe essere per tutti un segnale che la città sta risorgendo dalle sue ceneri, e che ha bisogno, più che mai, di fare affari.”, ha dichiarato David Rubenstein, coproprietario del negozio con il fratello Andre. Il negozio Rubenstein, fondato nel 1924, è localizzato in un insieme di cinque edifici storici del 1824 sulla Canal Street, a due passi dal quartiere francese. Stucchi, dipinti murali e decorazioni scultoreee sono le carte da visita di un negozio ormai storico a New Orleans.
    Alcuni hanno considerato l’ingente investimento dei Rubenstein una mossa ardita, considerata la persistente crisi economica e sociale nella New Orleans post-Katrina; ma per i Rubenstein questa decisione conferma l’impegno e la passione per New Orleans che li contraddistingue ormai da tre generazioni. I lavori saranno conclusi nella primavera del 2008.
  • J. Lo. firma lingerie per Yamamay
    Jennifer Lopez firma per Yamamay una nuova linea di lingerie, che si chiamerà JLO, come il nickname della famosa cantante e attrice.
    L’azienda italiana Inticom ha recentemente siglato con Sweetface Fashion Company - di proprietà di Jennifer Lopez e Andy Hilfiger - un accordo triennale per l’esculsiva della linea di lingerie JLO. La collezione ha debuttato il 15 novembre negli store Yamamay italiani ed esteri, nei negozi JLO Lifestyle Store in Europa, e sul sito www.yamamay.com.
    L’italiana Inticom è nata nel 2001 sviluppando una catena di circa 500 negozi monomarca di intimo e moda-mare in Italia e all’estero, con un fatturato - che sarà prossimo ai 100 milioni di euro a fine del 2007 - in crescita del 30% sul 2006. Con Yamamay, Inticom sta puntando ad una diffusione internazionale del suo marchio, con punti vendita già in diverse città europee. La recente partnership con Sweetface, titolare di tre linee di abbigliamento - Sweetface, JLO by Jennifer Sportswear Collection, e Justsweet - andrà invece a rafforzare la presenza del marchio negli Stati Uniti.
  • Fashion Show virtuale a New York
    Il 6 e 7 Novembre nella gloriosa cornice della Vanderbilt Hall di Grand Central Station a Manhattan, si è svolta una sfilata molto speciale delle ultime collezioni di Target: abiti degli stilisti Isaac Mizrahi, Erin Fetherston, Liz Lange, Mossimo, Keanan Duffty, gioielli di Dominique Cohen e scarpe di Holliwould sono stati presentati sotto forma di proiezioni olografiche ad alta definizione: una sfilata senza modelle e modelli, ma di sicuro effetto per le migliaia di viaggiatori e pendolari che affollano la stazione ogni giorno.
    Non è la prima volta che Grand Central Station viene usata per manifestazioni legate al mondo della moda: lo scorso anno, Chanel e Karl Lagerfeld avevano usato la Main Hall per una sfilata, che però, al contrario di quella di Target, includeva modelle e modelli in carne ed ossa.
  • Le donne glamour dell’anno
    Il diciottesimo Annual Glamour Women of the Year Awards, una celebrazione delle donne che più si sono distinte in iniziative umanitarie, si è svolto a New York il 5 novembre, portando alla ribalta una schiera impressionante di leggende viventi: dall’ autrice Toni Morrison, che ha vinto il premio per lifetime achievement, all’attrice undicenne Abigail Breslin (“Little Miss Sunshine”), nominata “Girl of the Year.”
    Inoltre, Glamour ha nominato le destinatarie del fondo “Women of theYear”, un’iniziativa filantropica che parte da quest’anno: saranno le donne dell’Uganda che si sono unite sotto il nome di “Empowering Hands”, donne che nell’infanzia hanno subito il rapimento e l’inserimento forzato nella milizia dei baby soldati ugandesi.
    Tra gli ospiti della cerimonia, la dottoressa Victoria Hale, la cui fondazione
    Institute for One World Health ha fatto tanto per sviluppare nuove cure e salvare migliaia di vite, e il noto comico e commediante anti-repubblicano Stephen Colbert, dello show “The Colbert Report”.
    Glamour ha premiato, tra gli altri, Elizabeth Edwards, moglie del candidato democratico alla Casa Bianca John Edwards; Drew Faust, presidente dell’Università di Harvard; Amy Gutmann, presidente della University of Pennsylvania; Ruth Simmons, presidente della Brown University; Shirley Tilghman, presidente della Princeton University; la fashion designer Donna Karan; la corrispondente di guerra per la CBS Lara Logan; la campionessa mondiale di golf Lorena Ochoa, e la giornalista Mariane Pearl.
Eventi Moda dicembre 2007
  • 8 dicembre 2007
    Cole Sport
    Park City, UT
    marchi promossi:  Authier, Cosabella, Dolomite, Hell is for Heroes, Parajumpers, Paul & Shark, Peuterey, Postcard, Prada e Tecnica
Statistiche I style – il dato economico
  • L’intimo italiano seduce gli americani
    intimo uomoNon accenna a placarsi il momento d’oro dell’intimo uomo italiano al di là dell’Oceano. Nonostante il rally dell’euro, che ha guadagnato oltre il 12% sul dollaro da inizio anno, le esportazioni di underwear e costumi da bagno destinati al pubblico maschile statunitense hanno fatto registrare un incremento del 25,5% da gennaio a settembre 2007 raggiungendo gli 1,76 miliardi di dollari di fatturato. Si tratta, tuttavia, di un segmento ancora poco battuto dalle imprese del made in Italy che al momento detengono appena lo 0,21% del mercato Usa, pari al 30esimo posto assoluto nella classifica dei maggiori esportatori di intimo uomo in America. Ma questo non rappresenta l’unico settore in ascesa nel panorama della moda italiana in Usa. Secondo i dati diffusi dal Dipartimento per il Commercio americano, tra gennaio e settembre 2007 le esportazioni di pelletteria italiana hanno fatto segnare un incremento del 20,22% portandosi a un passo dai 630 milioni di dollari di controvalore e consacrando la seconda posizione assoluta dell’Italia nella graduatoria dei maggiori esportatori di pelletteria all’interno degli Usa. Impossibile, per il momento, pensare di raggiungere la vetta della classifica dominata dalla Cina con il 72% delle quote di mercato pari a 5 miliardi di dollari di valore.
  • comparto occhialiIl 2007 verrà ricordato come un anno d’oro anche per il comparto occhiali le cui esportazioni verso gli Stati Uniti sono cresciute del 15,59% nei primi nove mesi, arrivano a superare i 400 milioni di dollari pari al 37,8% del totale del mercato dell’export. Anche in questo caso è la Cina a detenere il primato americano con un fatturato pari al 44,5% del totale corrispondente a 476 milioni di dollari. Molto più distanziati gli altri competitor internazionali come Taiwan, terzo in classifica con il 9% delle quote di mercato, il Giappone, quarto con il 4,3% o la Francia che negli ultimi mesi ha fatto registrare per il settore un balzo in avanti di tutto riguardo rispetto all’export verso gli Usa (+25,5%), ancora limitato, tuttavia all’1,4% del totale.
    Rialzi più modesti ma di tutto rispetto anche per i tre cavalli di battaglia dell’industria italiana del fashion: abbigliamento uomo, donna e calzature. Nel primo caso, i numeri mostrano un incremento delle vendite del 9,3% da inizio anno con un giro d’affari arrivato a toccare i 529 milioni di dollari. Più contenuta la crescita dell’export di abbigliamento femminile (+8,54%) che si è dovuto confrontare con l’invasione di prodotti cinesi e vietnamiti, cresciuti rispettivamente del 25 e del 29%. Bene anche il settore delle calzature, in progresso da inizio anno del 7,64% a 896 milioni di dollari. In questo caso l’eccellenza dei manufatti italiani ha avuto la meglio su competitor del calibro di Vietnam, Brasile, Indonesia e Tailandia, che si sono posizionati alle spalle del Belpaese nella classifica dei principali fornitori di scarpe verso gli Usa. La forza del made in Italy nulla è servita invece nel confronto con la Cina che con il 73,3% possiede il dominio incontrastato del mercato dell’export calzaturiero in territorio americano.
  • uomoI dati forniti dal Dipartimento per il Commercio americano hanno mostrato però anche l’altra faccia della medaglia. Se esistono segmenti di mercato all’interno del comparto della moda italiana in grande ascesa sui mercati d’Oltreoceano, ci sono anche settori che stanno soffrendo molto del caro euro e del balzo in avanti nel prezzo dei metalli preziosi, oro, argento e platino in primis. E’ così che si scopre che da gennaio a settembre 2007 le esportazioni di orologi italiani in America hanno registrato una flessione preoccupante: -17,2% pari a 18,6 milioni di euro. E’ così che l’Italia si è dovuta accontentare del nono posto nella classifica dei principali esportatori di orologi verso gli Usa. Classifica dominata anche quest’anno dalla Svizzera, regina assoluta del settore, che nel 2007 ha visto crescere la propria quota di mercato americana dal 49,6 al 51,8%. In termini economici questo si traduce in una crescita del fatturato da 1,4 a 1,6 miliardi di dollari.
    In forte ribasso anche l’export di gioielli italiani che ha registrato una flessione del 9% da inizio anno portando il giro d’affari dell’oreficeria made in Italy al di là dell’Oceano a 565 milioni di dollari. E questo, a tutto vantaggio di altri Paesi che nonostante le difficili condizioni di mercato sono riusciti ad imporre i propri prodotti. E’ il caso per esempio di Hong Kong che tra gennaio e settembre scorsi ha visto crescere le proprie esportazioni di gioielli verso gli Usa del 13%.