GIUGNO 2007 | Newsletter | Volume 4 | Numero 62

 
Italia Life in I Style
Abbigliamento e prezzi, difficile orientarsi
  • Orientarsi nella giungla di prezzi e, in particolare, delle tasse applicate ad abbigliamento e accessori, è quantomeno difficile. Si prendano per esempio i costumi da bagno da uomo di rinomate griffe americane: le tasse imponibili si aggirano attorno al 28%. Per i costumi da donna? Solo il 12%. Stesso discorso per le magliette di lana: le tasse per i capi da uomo ammontano al 18%, per quelli da donna arrivano a oltre il doppio.
  • L’elemento peculiare è che non si riesce a fare una statistica omogenea ed è praticamente impossibile cercare di trovare delle linee guida che aiutino a capire in base a quali meccanismi le leggi del governo penalizzano ora il settore maschile ora quello femminile. Cedendo a un lampo di cinico sarcasmo, non manca chi sostiene che, se alla fine le tasse sui capi da donna fossero sempre più alte, la tassazione sull’abbigliamento si trasformerebbe nell’unica nicchia dove la discriminazione sessuale è autorizzata dalla legge.
  • Lasciando da parte i toni ironici, è un dato di fatto che l’assenza di canoni generali sta cominciando a creare qualche problema, con i grandi marchi che danno segni di insofferenza per le evidenti disparità. Alcune case produttrici, tra cui Steve Madden, Asics e Columbia Sportswear, hanno intentato causa contro il Governo federale degli Stati Uniti proprio per questo motivo, dando avvio a un contenzioso che minaccia di avere serie ripercussioni sull’industria della moda.
  • Se le società dovessero avere la meglio, non solo avrebbero diritto a chiedere oltre un miliardo di dollari di danni, ma creerebbero un precedente che rischia di risultare assai dannoso per le casse dello stato. Quest’ultimo sarebbe per esempio chiamato a restituire tasse per 2,5 milioni di dollari imposte sull’abbigliamento intimo, 93 milioni per le magliette di cotone da uomo, 16 milioni per le camicette di seta e 71 milioni per le calzature di cuoio.
  • Al di là delle questioni legali, resta comunque da stabilire come mai capi di abbigliamento dello stesso genere da uomo e da donna sono tassati in modo così differente, che, di fatto, è proprio quello che gli esperti dell’industria sperano venga alla luce in tribunale. Nel frattempo, le teorie prolificano e alcune, piuttosto fantasiose, vanno addirittura a pescare nel sessismo ottocentesco. “È semplicemente assurdo”, è stato il commento di Peter Bragdon, consigliere generale di Columbia Sportswear, che deve applicare ai costumi da donna tasse più alte di oltre un punto e mezzo rispetto a quelle imposte ai costumi da uomo.
  • Il governo sembra essere restio a discutere della questione, con i portavoce del dipartimento del Commercio e del dipartimento di Giustizia che si trincerano dietro un secco “no comment”. Finora molte società hanno accettato la disparità come un dato di fatto, ma c’è anche chi, come Michael Cone, legale di Neville Deterso, le trova semplicemente “offensive”.
L’intervista - Boyds Philadelphia, ai massimi livelli da tre generazioni
  • Oggi come sessant’anni fa, quando Boyds Philadelphia aprì i battenti, la filosofia del gruppo, la cui gestione passa di padre in figlio da tre generazioni, non è cambiata; così come non è mutata la volontà di "offrire ai clienti il meglio del meglio". Una sorta di principio, o regola aurea, che è poi la ricetta del successo dei titolari della società, Jeff Glass, Ralph Yaffe e Kenny Gushner.
  • Lasciandosi alle spalle lo stereotipo che i centri commerciali debbano essere un po’ tutti uguali e freddamente impersonali, Boyds Philadelphia è una vera e propria cittadella della moda dove convivono fianco a fianco i nomi migliori del fashion system. Non mancano ovviamente anche le grandi case di moda italiane, da Armani Collezioni a Zegna, da Dolce & Gabbana a Gucci. "Ogni stagione i nostri esperti vanno alla ricerca di novità e di ciò che è destinato a fare tendenza. Offrire sempre qualcosa di innovativo ai nostri clienti è uno dei punti di forza di Boyds", ha detto Jeff Glass, che si occupa in particolare del settore uomo.
  • L’outlet di Philadelphia, in Pennsylvania, è diventato un punto di riferimento per gli amanti del ben vestire, che qui possono scegliere in tutta tranquillità lo stile più adatto alla loro personalità, spaziando dall’abbigliamento classico, a quello sportivo e di sartoria, passando per accessori e calzature. "Trattiamo ogni cliente come fosse l’unico, con grande attenzione e dedizione", ha detto ancora Glass. I risultati del resto sembrano dargli ragione: "in aprile le vendite sono state sostenute e il mese di maggio si avvia a concludersi con lo stesso passo. Nel settore abbigliamento uomo e donna i risultati sono stati addirittura superiori alle aspettative", come ha sottolineato Glass, spiegando che solo nel 2006 sono state oltre 35.000 le persone che hanno comprato qualcosa in una delle boutique di Boyds Philadelphia. "Alcuni marchi – ha continuato Glass - sono un punto di forza per il gruppo. Tra questi, di sicuro, vanno citati Canali, Brioni, Armani Collezioni e Hugo Boss".
  • Sebbene la stagione primavera-estate sia appena cominciata, lo sguardo è rivolto al futuro e alle prossime collezioni, il prossimo autunno-inverno certo, ma anche la primavera del 2008. "Per noi è importante continuare a puntare sulla crescita del gruppo, sullo sviluppo di nuove strategie che consolidino l’ottimo lavoro fatto finora e amplino il numero di clienti", ha detto Glass, sottolineando che "si continueranno a cercare nuovi partner. Tra le collaborazioni che avvieremo nel prossimo autunno ci sono quelle con Alberta Ferretti, Giambattista Valli, Paul Smith, Corneliani e alcuni designer americani. Ma punteremo anche su marchi con cui lavoriamo da tempo, come Dolce & Gabbana, Jimmy Choe e Gucci".
Nike e Foot Locker, accordo tra titani
  • Quella tra Nike e Foot Locker ha tutte le caratteristiche dell'alleanza tra titani e di certo rappresenta una novità nel settore della vendita al dettaglio. Non è infatti usuale che una casa di moda, per di più celebre come il colosso dell’abbigliamento sportivo statunitense, decida di collaborare con un rivenditore, che si offre di renderne disponibili i modelli in esclusiva sul mercato. Nike e Foot Locker hanno deciso di andare controtendenza e hanno stretto un accordo che ha il gusto dell’innovazione: la catena di negozi di calzature e abbigliamento sportivo aprirà punti vendita dedicati esclusivamente ai prodotti firmati Nike e specifici per chi gioca a pallacanestro.
  • L’iniziativa è parte di una più ampia strategia di Nike, che intende sviluppare un nuovo concetto di vendita indirizzata a specifiche nicchie di mercato, cercando così di lasciarsi alle spalle le concorrenti. Nike dimostra quindi di non accontentarsi più dei propri negozi monomarca e tanto meno dei quei punti vendita dove deve dividere la scena con i prodotti di altri marchi. Nei nuovi negozi, chiamati "House of Hoops by Foot Locker", si potranno acquistare solo calzature e abbigliamento per la pallacanestro (hoop, in inglese, è appunto il cesto).
  • Secondo le previsioni, dovrebbero essere avviati 50 punti vendita negli Stati Uniti nei prossimi tre anni, il primo dei quali aprirà i battenti nel quartiere di Harlem, a New York, all'inizio del 2008. La scelta di prodotti sarà ampia e includerà le linee "Jordan" e "Converse", oltre naturalmente a una vasta gamma di capi di abbigliamento, dai pantaloncini alle tute e alle magliette. "Abbiamo l'opportunità di creare un nuovo concetto di vendita, concentrandoci in particolare sui prodotti per gli appassionati di pallacanestro", ha dichiarato Charles Denson, direttore generale di Nike.
  • Foot Locker, d’altra parte, già domina il mercato statunitense per quanto riguarda la vendita di abbigliamento e calzature sportive, e tenta di proporsi in una veste un po’ più sofisticata e ambiziosa, che ha a che fare con la volontà di avere voce in capitolo sui dettami della moda.
Le nuove star americane dello stile ‘contemporaneo’
  • Nella competitiva industria della moda femminile statunitense è sempre più il momento dello stile 'contemporary', dove a vincere sono piccole aziende ‘di culto’ con i loro prodotti innovativi e coraggiosi.
  • Nella definizione piuttosto ampia di abbigliamento contemporaneo ricadono tutti quei prodotti legati a look casual e un po’ azzardati, come t-shirt aderenti e jeans sgualciti, che alcune innovative brand come Chip&Pepper, Ella Moss e Vince sono riuscite ad elevare a desiderabili capi di fashion, legittimando anche la spesa di 170 dollari per un top o di 500 dollari per un vestitino.
  • Le grandi aziende produttrici di capi più tradizionali si stanno affannando a ridisegnare le loro linee per non subire perdite di lungo periodo. Alcune, come Liz Claiborne, hanno visto i profitti crollare del  65% nel primo trimestre di quest’anno. Altre, come Neiman Marcus, si sono già adattate e stanno espandendo il loro settore di moda contemporanea.
  • Ken Downing, fashion director dell'azienda, racconta di aver capito l'importanza del fenomeno quando ha notato che a curiosare tra le marche 'contemporary' erano donne di tutte le età. "Molta gente pensa che il mercato contemporaneo punti a una cliente più giovane, ma la distinzione riguarda in realtà il gusto e lo stile di vita", spiega. Le clienti non sono unicamente teenager ossessionate dallo stile, ma anche donne di 30-40 o anche 50 anni, che ricercano un look che proietti un’ immagine giovanile e sofisticata.
  • Le marche 'contemporary' non puntano su grandi campagne pubblicitarie, ma piuttosto su una distribuzione limitata e su un marketing fatto per raggiungere certe categorie di donne molto attente alle innovazioni della moda, celebrità hollywoodiane incluse.
  • Mentre i grandi stilisti vestono le celebrità in occasioni da tappeto rosso come serate di gala e premiazioni, marche come La Rok e JBrand,  puntano a intercettarle sulle riviste di gossip o di costume, che ritraggono le dive nella loro quotidianità, con magliette di cotone e bermuda.
  • I gemelli Chip e Pepper Foster, fondatori di Chip&Pepper, hanno deciso di non fare sfilate e campagne pubblicitarie ma di pubblicizzare  il loro brand interamente attraverso il 'celebrity marketing', regalando vestiti a celebrità come Jessica Alba e Jessica Simpson, o al loro parrucchiere, che indossa i loro jeans mentre pettina Kevin Costner.
  • Questo fermento ha fatto crescere molto la città di Los Angeles, da sempre offuscata da New York nel settore della moda. Oggi molte delle più originali e inventive aziende di moda statunitensi si trovano infatti nella bassa California.
Difficile trovare finanziamenti per le giovani aziende di moda
  • Finanziare una piccola impresa start-up nel settore della moda oggi apparentemente non è il migliore degli investimenti possibili. O almeno, non per tutti. Secondo Pierre Mallevays, fondatore di Savigny Partners, una società di consulenza nel settore dei beni di lusso con base a Londra, "le conglomerate del lusso devono focalizzarsi sui loro grandi marchi, i private equity vogliono investire in settori consolidati, mentre gli hedge fund vogliono fare affari di grandi dimensioni".
  • Anche stilisti che si sono fatti un nome all'interno di grandi marchi consolidati, come Hedi Slimane per Dior Homme o Pheobe Philo di Chloé, che si accingono a produrre le  proprie linee, potrebbero avere qualche difficoltà a trovare finanziamenti.
  • Il problema è sempre il solito: chi investe lo fa per guadagnare, meglio se in fretta e con pochi rischi. "Se le prospettive di fatturato non si aggirano tra i 5 e i 10 milioni, è difficile destare l'interesse di qualche investitore", spiega Richard Morgan, vice presidente del settore 'corporate finance' di BNP Paribas a Parigi. E per partire con una nuova 'griffe' servono almeno 5 milioni di dollari iniziali, più altri 10-15 milioni entro i successivi 18 mesi.
  • Settori come quelli scientifico e informatico sono più attraenti perché offrono la possibilità di valutare lo sviluppo di una tecnologia il cui successo è più prevedibile e oggettivo, mentre la moda non ha ancora trovato il modo di creare una prospettiva economica che possa mitigare i grandi rischi di investimento.
  • Spesso gli stilisti tendono inoltre a snobbare le linee produttive secondarie – come profumi, accessori, borsette - che piacciono molto agli investitori perché consentono uno sfruttamento intensivo del marchio e aumentano il fatturato.
  • Secondo Robert Burke di Robert Burke Associates, un'altra società di consulting del settore lusso, con base a New York, "guadagnare con solo gli abiti delle collezioni è un processo lungo e lento”.
  • Il mercato è comunque sempre affamato di nuove griffe, e la promessa di scoprire i prossimi Dolce & Gabbana o Jimmy Choo è ciò che stimola la fantasia di chi investe, e il futuro sarà di chi intraprenderà strade anche poco battute. Xavier Mayer, direttore esecutivo del settore investment banking di Morgan Stanley, in un suo recente viaggio in Brasile è rimasto colpito dalla quantità di talenti che ha incontrato e non esclude che "entro i prossimi 20 anni possa nascere un grande marchio in quel paese. Oppure che il prossimo Giorgio Armani verrà fuori dalla Cina".
Aria di novità all’America Smart 2007
  • Grandi novità sulle passerelle e non solo, per gli show autunno 2007 dell’importante fiera del pret-a-porter di Atlanta AmericasMart dove, tra il 15 e il 18 aprile scorsi, hanno partecipato molti tra i principali "buyers", stilisti e addetti ai lavori del settore moda americano.
  • Tra le rivoluzioni organizzative di questa edizione, che hanno incontrato anche qualche critica da parte degli accreditati, si annoverano il cambio di data e la decisione di presentare le collezioni donna, bambino e accessori del prossimo autunno insieme allo show premiere di ‘pret a porter’ maschile Alpha. Al posto della tradizionale durata da giovedì a domenica, infatti, l’AmericasMart si è svolto dalla domenica al mercoledì, con un’estensione degli show fino alle otto di sera. Per Mike Turnbull, vice presidente del marketing di AmericasMart, si è trattato di una scelta innovativa che ha fatto registrare un incremento delle presenze, registrato anche da Brad Johnson dello showroom Ambrosia & Co: "la domenica è stato in assoluto il nostro giorno di vendite più riuscito, con incassi a sette cifre". Per Lauren Sheets dello showroom Lauren Pink e per alcuni altri espositori, invece, il cambio di data avrebbe significato una perdita di circa il 20% di vendite, sia a causa della difficoltà di reperire personale part-time per le vendite durante i giorni feriali, sia perché in molti hanno avuto difficoltà a lasciare scoperti i propri showroom durante normali giornate lavorative per assistere alla fiera.
  • Polemiche a parte, dalle passerelle è però arrivato un tripudio di idee per la moda della prossima stagione autunnale. Particolare successo hanno riscontrato le cromie del nero, del grigio e del marrone, sdrammatizzati da Marigail Mathis, proprietaria del suo omonimo negozio a Florence (Alabama), con sciarpe in lana colorate firmate Echo e scarpe in pelle rossa di BCBG. Un’altra fan del grigio è stata Julie Routenberg che ha acquistato lingerie firmata Cosabella, Only hearts e Anue per le sue due boutique di Atlanta. Parlando di tessuti, ampio spazio è stato dato a lana leggera, cashmere e tweed. Per Francine Whyman Brown, proprietaria della boutique Mario Pucci di Boca Raton (Florida) la soluzione per abiti autunnali abbastanza leggeri per il tiepido clima della Florida per le esigenze di eleganza della sua clientela è invece arrivata dalla seta. Le stampe hanno spaziato dalle tinte unite a più audaci motivi di ispirazione grafica. Mini abiti da cocktail e una vasta gamma di pantaloni, da quelli a vita altissima fino al più classico taglio a sigaretta, hanno ricevuto notevole consenso di pubblico.
Importazioni dal Vietnam, ancora scontro negli USA
  • Un gruppo trasversale di parlamentari americani si sta opponendo alla creazione di un organo di vigilanza, proposto dall’amministrazione Bush, il cui il compito è di gestire un programma di controllo sugli import tessili dal Vietnam. Secondo il gruppo, infatti, tale programma sarebbe in contrasto con le stesse leggi in materia di commercio degli Stati Uniti.
  • I sei membri, appartenenti al commissione stanziamento del Congresso Usa hanno illustrato le loro obiezioni in una lettera inviata al Segretario per il Commercio, Carlos Gutierrez. I deputati hanno richiesto di definire meglio l’autorità legale data all’agenzia nella costituzione del programma e di delineare anche quale tipo di merci tessili sarebbero soggette al controllo e quindi, potenzialmente, ad azioni di antidumping, cioè di applicare tariffe più basse grazie al sostegno dei governi.
  • "Se il Dipartimento non sarà in grado di dimostrare l’autorità legale dell’agenzia in questione, ci aspettiamo che il programma stesso venga fermato subito", si legge nella lettera firmata dai deputati Earl Blumenauer (democratico dell’Oregon), Jim Ramstad (repubblicano del Minnesota), Mike Thompson (democratico della California), Jim McDermott (democratico di Washington), Joseph Crowley (democratico di New York e Ron Kind (democratico del Wisconsin).
  • I sei parlamentari si sono attivati sulla scia delle lamentele di alcuni importatori, preoccupati del fatto che tali misure potrebbero portare ad un aumento delle tasse sull’import dal Vietnam. Questi si sono quindi rivolti a funzionari del dipartimento al Commercio durante un’audizione lo scorso aprile, chiedendo di modificare il programma in modo che da evidenziare in primo luogo quali merci siano confezionate negli Stati Uniti e quali produttori sarebbero effettivamente colpiti dalle importazioni dal Vietnam.
  • La posizione dei sei parlamentari è in contrasto con quella di due senatrici, Lindsey Graham (repubblicana della Carolina del Sud) e Elizabeth Dole (repubblicana della Carolina del Nord), rappresentanti dei maggiori stati americani produttori di tessile.
  • Il programma di vigilanza, infatti, sarebbe il risultato di un accordo tra l’amministrazione Bush e le due senatrici che, in cambio del loro benestare ad un decreto che sanciva lo status di libero partner commerciale per il Vietnam, avrebbero però chiesto l’istituzione di questa agenzia di vigilanza.
  • I produttori tessili americani sostengono la necessità del programma, sentendosi vittime della concorrenza dell’import vietnamita a basso costo. I parlamentari, da parte loro, sostengono che se tale programma andrà avanti il Dipartimento per il Commercio "dovrà impegnarsi affinché vengano efficacemente minimizzati gli svantaggi per gli importatori, i rivenditori e i consumatori americani". Chiedono inoltre che l’azione del programma si applichi solo a specifici articoli strategici per la moda USA, e su richiesta dei produttori, comprovata dal rischio di danni nei loro confronti.
Vendite a gonfie vele, un dato destinato a consolidarsi
  • Se da una parte i rivenditori al dettaglio hanno brindato nel mese di marzo a vendite più che mai solide, gli economisti e i rivenditori hanno mostrato un certo scetticismo. Ad alimentare il timore che acquisti così consistenti possano essere destinati a non durare nel tempo sembra essere l’incremento dell’indebitamento negli Stati Uniti, ma anche un certo raffreddamento del mercato immobiliare.
  • A sostegno di questa tesi sono arrivati anche i dati sulle vendite che hanno messo in luce un aumento degli acquisti nei department store di alto livello, come Saks e Neiman Marcus, mentre hanno sottolineato una certa fatica da parte di quelli di fascia intermedia, primo fra tutti Federated Department Store, che controlla Macy’s e Bloomingdale’s. Va anche considerato che a spingere le vendite delle collezioni primaverili nei mesi di marzo e aprile è stato anche il clima insolitamente mite.
  • Wal-Mart Stores ha reso noto che le vendite nei negozi aperti da almeno un anno sono aumentate del 4%, meglio rispetto all’incremento tra l’1 e il 2% preventivato, ma ha anche dichiarato di attendere per il prossimo periodo affari in ribasso o, nella migliore delle ipotesi, invariati. “La mia sensazione è che la crescita stia rallentando il passo e che i numeri di aprile andranno anche in negativo”, ha detto Ken Perkins, direttore generale di Retail Metrics, società di ricerca di Swampscott, in Massachusetts.
  • Dopo quasi due anni di spese pazze i consumatori sembrano orientati a moderare gli acquisti, almeno secondo quanto sostiene Bill Hampel, capo economista di Credit Union National Association. "Le richieste di prestiti sono aumentate, non c’è da stupirsi se i consumatori cercheranno di risparmiare", ha detto l’economista. A farne le spese sono stati soprattutto grandi magazzini come J.C,. Penney e Kohl’s, che hanno dovuto cedere il passo ai concorrenti, in grado di offrire capi a prezzi più bassi, ma anche collaborazioni con nomi importanti della moda, come Liz Claiborne e Polo Ralph Lauren.
  • Quest’anno a rendere complicata la valutazione dei risultati del mese di marzo si è aggiunto un altro fattore: alcuni rivenditori hanno posticipato di una settimana il termine del calendario fiscale, facendo scivolare in avanti il periodo da considerare e rendendo difficile un paragone con lo stesso periodo dell’anno precedente. Questo tuttavia aiuta a capire la notevole differenza di risultati che separa per esempio Wal-Mart e Target, che ha riportato un rialzo delle vendite pari al 12 per cento.
I capi firmati? Ora si comprano online
  • Che agli americani piaccia fare acquisti 'online' non è un fatto nuovo e nemmeno sorprendente. Ma se fino ad ora nel campo delle spese via Internet a farla da padrone erano gli oggetti tecnologici, quella in atto sembra essere una vera e propria rivoluzione. Nel 2006, sono stati spesi 18,3 miliardi di dollari per comprare abbigliamento e accessori sul web e, secondo una ricerca condotta da Forrester Research per Shop.org, nel 2007 la cifra è destinata a salire a 22,1 miliardi di dollari, circa il 10% del totale delle vendite del settore abbigliamento.
  • I nomi buoni della moda si sono subito adeguati cercando di cavalcare fin da subito l’onda: Neiman Marcus e Nordstrom, rivenditori di abbigliamento di lusso, hanno già pensato di ampliare il proprio negozio virtuale, aggiungendo capi firmati Armani, Alexander McQueen e Burberry. I concorrenti non sono stati certo a guardare e dopo avere fatto un rapido calcolo sul potenziale guadagno si sono immediatamente adeguati: su eluxury.com, controllata da Lvmh, è possibile comprare capi firmati Louis Vuitton, mentre Chanel ha preferito scegliere una sorta di via di mezzo, mettendo ‘online’ il catalogo completo delle proprie linee, che però devono essere acquistate nei negozi tradizionali. Se Christian Dior ha scelto la via della collega francese, Giorgio Armani ha deciso di puntare sul proprio sito, dove si comprano profumi, cosmetici e orologi firmati Armani Exchange.
  • Come era prevedibile, le case di moda statunitensi si sono mostrate più spregiudicate e, capitanate da Ralph Lauren, che sul sito polo.com ha messo in vendita praticamente tutti i propri prodotti, hanno deciso di sfruttare al massimo il nuovo canale. "Le società stanno cercando di sfruttare le nuove tecnologie, creando siti di facile consultazione, ma completi e capaci di attrarre i consumatori più facoltosi", si legge nel rapporto di Forrester Research.
  • Il successo delle vendite online di capi di abbigliamento ha addirittura oscurato gli acquisti di tecnologia, relegandoli al secondo posto con 17,2 miliardi di dollari. Al terzo posto si sono piazzate le vendite di componenti per auto, 16,7 miliardi di dollari, e arredamento per la casa, con 10 miliardi di dollari. Complessivamente, nel 2007 le vendite online, eslcudendo il settore turistico, dovrebbero raggiungere i 259,1 miliardi di dollari, facendo segnare un incremento del 18% rispetto all’anno precedente.
Prodotti ecologici? La moda arranca
  • In un momento in cui l’attenzione sembra focalizzata sull’ecologia, è proprio l’industria della moda, tradizionalmente all’avanguardia, a mostrarsi in ritardo. Persino gli stilisti più famosi sembrano in affanno e faticano a proporre linee di abbigliamento in grado di rispettare l'ambiente, senza cadere nello stereotipo che vuole ecologico come sinonimo di poco sofisticato.
  • Quello che stupisce di più è che, a differenza degli anni passati quando vestire ecologico significava indossare magliette di iuta e scarpe di sughero, oggi le materie prime non mancano più: l'industria tessile riesce a ricavare materiali morbidissimi dal bamboo e dalla canapa (piante robuste che non hanno bisogno di fertilizzanti chimici e pesticidi) ed ha sviluppato tecniche per tingerli con pigmenti atossici ma non per questo meno brillanti e durevoli.
  • Eppure, chi desidera acquistare un guardaroba ecologico e al contempo sofisticato deve armarsi di pazienza, rassegnarsi a una ricerca lunga e tenere gli occhi bene aperti per evitare di farsi rifilare prodotti che di ecologico hanno ben poco. Gli stilisti infatti sembrano non essersi ancora decisi a prendere parte alla rivoluzione 'verde' per timore che i loro prodotti non vendano bene come quelli convenzionali e, allo stesso modo, i negozi si sono dimostrati poco ospitali per quei designer all'avanguardia che propongono abiti ecologici. E' quanto accaduto, ad esempio, a Linda Loudermilk, che ha lanciato la propria linea 4 anni fa ma ha dovuto implorare per ottenerne la distribuzione: "chiamavo i negozi e dicevo: ve lo giuro, non sono abiti orrendi, fatemi parlare con il manager" ha raccontato con ironia.
  • Qualcosa tuttavia sta cambiando: Barneys New York, uno dei grandi magazzini più di tendenza della Grande Mela, ha promesso di ampliare la propria offerta 'ambientalista', Eileen Fisher ha introdotto il cotone organico tra i suoi prodotti e Giorgio Armani ha iniziato ad utilizzare canapa e fibre di grano.
  • D'altra parte, se il settore della moda non si darà da fare in tempi brevi, rischierà di lasciarsi sfuggire un mercato in netta crescita: l'interesse dei consumatori nei confronti dei prodotti ecologici in generale - dalle automobili agli alimenti - è salito al del 18% nel 2006, rispetto al 6% del 2004. E non mancano ricerche che mostrano come le persone siano pronte a pagare fino al 24% in più per rispettare l'ambiente.
Fashion-digest
  • Vendite online: si impara a scuola
    Quella dei corsi per insegnare a vendere on-line è una moda che arriva dall’emisfero australe, ma che le università americane guardano con un certo interesse. Il primo a lanciare lezioni di “auction marketing” su Internet è stato l’ateneo di Marleston, nei pressi di Adelaide, nell’Australia del Sud. Durante il corso si impara a usare strategicamente eBay, il popolare sito per le aste online e anche a creare un proprio sito internazionale dedicato alle vendite nel campo della moda. Lisa Cimmino, responsabile didattica, ha spiegato che le lezioni inizieranno ad agosto e saranno dedicate in particolare a designer, produttori e rivenditori. “La cosa più importante - ha dichiarato Cimmino - è essere in grado di raggiungere il mercato internazionale e questo è un buon modo per farlo”.
  • Macy’s cambia nome, via libera degli azionisti
    Dopo essersene parlato per molto tempo, dal 1 giugno è divenuto realtà. Federated Department Store, società che controlla Macy’s e Bloomingdale’s, cambierà il proprio nome in Macy’s Inc. Il gruppo intende così dare il giusto riconoscimento al marchio Macy’s, che genera da solo il 90% del fatturato annuale dell’azienda. Originariamente il nome avrebbe dovuto essere Macy’s Group, ma la società ha deciso di semplificare le cose, anche in vista della possibile assegnazione del simbolo "M" per la quotazione sul New York Stock Exchange.
  • Un angolo di Italia a New York
    sacks imageUn piccolo pezzo di Italia si è trasferito per qualche tempo a New York grazie all’iniziativa che ha visto protagonisti Saks, ovvero il fiore all’occhiello della Grande Mela in materia di department store, e l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero. Alcuni dei migliori pezzi della mostra "Human Game. Winners and Losers", che si è tenuta dal 21 giugno al 21 luglio scorso alla stazione Leopolda di Firenze, sono stati esposti nel grande magazzino per celebrare l’incontro fra moda e arte. Altre opere hanno trovato la giusta cornice nelle vetrine che si affacciano sulla Fifth Avenue, dove abiti e arte hanno anche sottolineato l’eccellenza della produzione italiana nel campo dell’abbigliamento sportivo e tradizionale.
  • Carlyle sconfitto nella battaglia per la conquista di Valentino
    Dopo un'aspra battaglia, il controllo di Valentino Fashion Group è finito nelle mani dei fondi Permira, mentre il rivale statunitense Carlyle ha dovuto battere in ritirata sconfitto dal fondo europeo. Il gruppo di private equity statunitense si era detto interessato a rilevare una quota della maison italiana, ma si è poi tirato indietro quando Permira ha annunciato di essere in trattativa per acquistare un’ulteriore quota di capitale pari al 24% per 35 euro per azione. Carlyle, che secondo fonti vicine alle parti aveva offerto 34,5 euro per azione, avrebbe considerato il prezzo eccessivo.
  • Steve & Barry’s punta su Amanda Bynes
    Dopo avere arruolato Sarah Jessica Parker, che ha firmato la linea Bitten, la catena statunitense Steve & Barry, specializzata nelle magliette con il logo delle università, ha deciso di puntare su Amanda Bynes. L’attrice firmerà una collezione esclusiva di abbigliamento e accessori, che sarà lanciata nei negozi il prossimo 10 agosto. Ogni capo della linea Dear avrà un costo più che accessibile, ma si propone di diventare un must per i giovani, che dovrebbero apprezzarne lo stile e la comodità. Bynes, che con questa iniziativa muove i primi passi nel mondo della moda, ha accettato di buon grado di percorrere la stessa strada imboccata da numerose colleghe, da Paris Hilton a Sienna Miller e Victoria Beckham. La collezione sarà composta da 120 capi di abbigliamento, 28 accessori e 70 gioielli.
  • Donna Karan, un’americana a Londra
    Donna Karan non è nuova della capitale britannica, ma la boutique in Bond Street cominciava a non andarle più a genio. Così, senza pensarci due volte, si è trasferita proprio dietro l’angolo, dove ha aperto i battenti il nuovo negozio situato in una villa georgiana del diciottesimo secolo in Conduit Street. Il negozio, che ha come vicini gli store di Vivienne Westwood, Connolly e PPQ, è un po’ più piccolo, ma ha mantenuto l’atmosfera un po’ chic, impreziosita dall’enorme caminetto. "È intima, accogliente e calda. Si addice decisamente molto allo stile del marchio", ha dichiarato Patti Cohen, vicedirettore generale marketing e comunicazione di Donna Karan International.
  • Limited Brands dice addio a Express
    Tempo di cambiamenti per Limited Brands. La società di Columbus, in Ohio, ha deciso di cedere una quota di maggioranza di Express, preferendo concentrarsi su altri marchi di sua proprietà come Victoria’s Secret e Bath and Body Works. Limited Brands ha annunciato di avere stretto un accordo con Golden Gate Capital, che rileverà una quota di capitale di Express pari al 67% per 548 milioni di dollari in contanti. Del resto, la società aveva reso noto di avere intenzione di esplorare tutte le possibili alternative strategiche, soprattutto da quando il successo di Victoria’s Secret ha cominciato a crescere, lasciando sperare in margini di guadagno decisamente ampi. Limited Brands inoltre punta a continuare il piano di espansione a livello internazionale, dopo avere acquistato La Senza, rivenditore canadese di abbigliamento intimo per 600 milioni di dollari.
Eventi Moda giugno, luglio, agosto 2007
  • Promozione della moda italiana presso il piccolo dettaglio USA
    7 giugno 2007
    DAVIDE CENCI
    New York, NY
    Belvest, Saintandrews, Gravati, Avon Celli, etc.
    14 giugno
    R. LEVY’S LTD
    Rocky Mount, NC
    marchi promossi: Zanella, Tino Cosma, Romano Martegani, Toscano, Ingram, Stefano Corsini, Luigi Bianchi Mantova, Bresciani Hosiery, etc.
  • 6 giugno 2007
    Biella The Art of Excellence
    Hearst Tower, New York
    Networking event e conferenza stampa in occasione della premiazione dello stilista Oscar de la Renta da parte della fondazione Biella The Art of Excellence. Il premio, conferito per la costante ricerca e l’utilizzo dei tessuti italiani nella creazioni di alta moda da parte dello stilista, verrà consegnato in partnership con l’ICE, l’Unione Industriale Biellese e la Regione Piemonte.
  • 15-16-17 luglio 2007
    Cosmoprof North America
    Las Vegas, Mandalay Bay Convention Center
    Collettiva di aziende italiane organizzata con il supporto dell’ICE e di UNIPRO
  • 17 luglio 2007
    Presentazione tendenze tessili
    New York, The Morgan Library, 225 Madison Avenue
    Presentazione intermediale delle tendenze tessili italiane per l’Autunno Inverno 2008
  • 17 luglio 2007
    Presentazione del libro “I dettagli cambiano la moda”
    New York, The Morgan Library, 225 Madison Avenue
    Presentazione del volume “I dettagli cambiano la moda” redatto da Tessilvari. All’evento interverranno designer americani, operatori specializzati e rappresentanti della stampa americana anche di settore
  • 17-18 luglio 2007
    I-PLACE
    New York, West Side Loft, 336 West 37th Street
    Presentazione tendenze ed esposizione prodotto finito del settore pelletteria
  • 17-18 luglio 2007
    Arts & Tannery
    New York, West Side Loft, 336 West 37th Street
    Presentazione tendenze ed esposizione pellami e accessori
  • 18-19 luglio 2007
    Premiere Visione Preview New York
    New York, Altman Building & Metropolitan Pavilion, 125 West 18th Street
    Collettiva di aziende italiane e presentazione delle precollezioni tessili per l’Autunno/Inverno 2008
  • 30 luglio – 2 agosto 2007
    WSA – The Collections
    Las Vegas, The Venetian Hotel
    Presenza di aziende italiane presso la sede espositiva Venetian Hotel
  • 26-27-28 agosto 2007
    The Exclusive
    Las Vegas, The Venetian Hotel
    Collettiva di aziende italiane operanti nel settore dell’abbigliamento uomo di alta gamma
Statistiche I style – Gennaio-Marzo 2007
  • Importazioni italiane negli USA gennaio-marzo 2007
    Nel settore della maglieria, l’Italia, pur continuando a non avere una posizione di preminenza nella classifica dei Paesi fornitori, fa registrare per il terzo mese consecutivo un incremento, rispetto allo stesso periodo del precedente anno, pari all’8,23%. Va inoltre evidenziato che nel settore gioielleria-oreficeria si registra un calo delle esportazioni italiane in USA del 9,07% (in leggera ripresa rispetto al mese precedente) mentre nel comparto orologeria si assiste a un decremento del 40,24%. Il macrosettore cosmetica-profumeria chiude il mese in controtendenza rispetto ai primi due mesi del 2007 co un +1,28% rispetto allo stesso mese del 2006. Nel settore calzature continua a confermare l’andamento postivi con un incremento del 6,49%, contemporaneamente si rafforza l’alto gradimento degli importatori statunitensi per i pellami italiani (+7,16%) e per il settore pelletteria con un incremento del 24,78%. Nel comparto dei tessuti e filati si registra, in particolare, un aumento delle esportazioni verso gli USA del 13,33% per la seta e del 22,07% per il cotone mentre la lana rallenta la fase negativa registrando un -5,81% rispetto allo stesso periodo del 2006. Se poi si passa a considerare i dati relativi all’abbigliamento uomo e donna si nota un’interessante crescita rispettivamente del9,01% e dell’8,72%. Infine, nel settore occhialeria si registra un aumento del 25,48% ma purtroppo contemporaneamente le importazioni italiane di montature scendono del 6,43%.
  • Importazioni USA Abbigliamento Uomo in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 6203


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 5,915.77 5,068.46 5,480.75 100 100 100 8.13
    1 Cina 812.83 600.18 1,091.89 13.74 11.84 19.92 81.93
    2 Messico 708.15 621.24 544.81 11.97 12.26 9.94 -12.3
    3 Bangladesh 259.97 333.88 404.91 4.4 6.59 7.39 21.27
    4 India 294.53 287.94 317.29 4.98 5.68 5.79 10.19
    5 Indonesia 206.41 226.11 269.53 3.49 4.46 4.92 19.2
    8 Italia 186.44 155.16 169.14 3.15 3.06 3.09 9.01
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Abbigliamento Donna in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 6204


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 8,197.20 8,032.09 8,628.41 100 100 100 7.42
    1 Cina 2,062.58 1,950.26 2,910.31 25.16 24.28 33.73 49.23
    2 Indonesia 443.52 543.28 651.29 5.41 6.76 7.55 19.88
    3 India 451.63 574.85 513.89 5.51 7.16 5.96 -10.6
    4 Vietnam 293.71 369.75 447.78 3.58 4.6 5.19 21.1
    5 Messico 609.09 482.45 413.75 7.43 6.01 4.8 -14.24
    11 Italia 166.52 145.23 157.89 2.03 1.81 1.83 8.72
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Maglieria in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 61


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 7,336.57 7,288.15 8,241.62 100 100 100 13.08
    1 Cina 1,256.26 1,007.57 1,844.12 17.12 13.83 22.38 83.03
    2 Messico 589.28 550.76 456.81 8.03 7.56 5.54 -17.06
    3 Honduras 495.49 445.84 444.69 6.75 6.12 5.4 -0.26
    4 Indonesia 168.55 283.75 405.11 2.3 3.89 4.92 42.77
    5 Vietnam 239.69 302.71 399.95 3.27 4.15 4.85 32.12
    26 Italia 91.50 81.65 88.37 1.25 1.12 1.07 8.23
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Calzature in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 64


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 4,409.09 4,656.40 4,900.66 100 100 100 5.25
    1 Cina 3,068.49 3,288.38 3,562.34 69.6 70.62 72.69 8.33
    2 Italia 327.81 285.93 309.86 7.44 6.14 6.32 8.37
    3 Vietnam 153.34 242.06 254.19 3.48 5.2 5.19 5.01
    4 Brasile 280.81 254.19 214.24 6.37 5.46 4.37 -15.72
    5 Indonesia 135.95 133.72 105.42 3.08 2.87 2.15 -21.16
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Pelletteria in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 42


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 1,773.26 1,925.76 2,146.27 100 100 100 11.45
    1 Cina 1,194.44 1,313.19 1,486.93 67.36 68.19 69.28 13.23
    2 Italia 148.34 160.43 200.18 8.37 8.33 9.33 24.78
    3 Francia 70.06 71.91 82.39 3.95 3.73 3.84 14.58
    4 India 46.00 50.49 53.55 2.59 2.62 2.5 6.06
    5 Vietnam 30.58 33.58 36.78 1.73 1.74 1.71 9.51
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Pellami in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 41


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 213.59 215.51 208.36 100 100 100 -3.32
    1 Italia 45.87 49.56 53.11 21.48 23 25.49 7.16
    2 Brasile 24.47 30.60 33.10 11.46 14.2 15.88 8.15
    3 Argentina 32.05 28.53 30.52 15.01 13.24 14.65 6.98
    4 Canada 14.22 17.33 12.56 6.66 8.04 6.03 -27.51
    5 Messico 18.13 12.87 12.33 8.49 5.97 5.92 -4.21
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Occhiali in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 9004


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 283.13 323.67 386.42 100 100 100 19.39
    1 Cina 131.46 148.16 184.33 46.43 45.78 47.7 24.41
    2 Italia 86.47 111.99 140.53 30.54 34.6 36.37 25.48
    3 Taiwan 33.06 32.60 32.61 11.68 10.07 8.44 0.04
    4 Giappone 13.73 13.98 13.84 4.85 4.32 3.58 -1.05
    5 France 4.51 3.88 5.38 1.59 1.2 1.39 38.46
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Montature per occhiali in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 9003


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 163.68 190.13 207.94 100 100 100 9.37
    1 Cina 59.37 79.57 95.43 36.27 41.85 45.89 19.93
    2 Italia 55.96 59.96 56.11 34.19 31.54 26.98 -6.43
    3 Giappone 10.61 11.27 14.97 6.48 5.93 7.2 32.8
    4 Austria 8.10 9.52 9.76 4.95 5.01 4.7 2.5
    5 Corea del Sud 10.48 9.62 9.17 6.41 5.06 4.41 -4.75
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Gioielli in metalli preziosi in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 7113


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 1,535.46 1,810.11 1,907.02 100 100 100 5.35
    1 India 320.19 429.18 556.26 20.85 23.71 29.17 29.61
    2 Cina 175.13 233.38 246.71 11.41 12.89 12.94 5.71
    3 Tailandia 170.84 203.92 218.17 11.13 11.27 11.44 6.98
    4 Italia 193.30 190.77 173.47 12.59 10.54 9.1 -9.07
    5 Hong Kong 89.69 107.02 114.49 5.84 5.91 6 6.98
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Orologi in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 91


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 818.30 808.53 877.46 100 100 100 8.53
    1 Svizzera 390.07 392.44 498.03 47.67 48.54 56.76 26.9
    2 Cina 148.53 138.84 134.33 18.15 17.17 15.31 -3.24
    3 Giappone 146.22 143.24 128.79 17.87 17.72 14.68 -10.08
    4 Messico 25.32 27.25 27.33 3.09 3.37 3.11 0.29
    5 Tailandia 34.35 31.43 22.26 4.2 3.89 2.54 -29.18
    9 Italia 5.97 8.79 5.25 0.73 1.09 0.6 -40.24
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Profumeria, Cosmetica in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 33


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 1,593.19 1,609.24 1,704.82 100 100 100 5.94
    1 Irlanda 496.24 475.55 469.57 31.15 29.55 27.54 -1.26
    2 Francia 293.48 306.50 305.96 18.42 19.05 17.95 -0.17
    3 Canada 203.97 223.24 225.92 12.8 13.87 13.25 1.2
    4 Italia 84.88 95.04 96.26 5.33 5.91 5.65 1.28
    5 Regno Unito 72.47 93.51 95.60 4.55 5.81 5.61 2.23
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Filati e tessuti in lana in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 51


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 75.94 76.45 74.08 100 100 100 -3.1
    1 Italia 19.13 19.59 18.45 25.19 25.62 24.9 -5.81
    2 Messico 6.20 7.04 7.84 8.17 9.2 10.58 11.42
    3 Regno Unito 7.23 6.62 7.81 9.52 8.67 10.54 17.9
    4 Cina 3.83 5.91 7.33 5.05 7.73 9.89 23.95
    5 Nuova Zelanda 8.33 6.63 4.78 10.97 8.67 6.45 -27.89
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Filati e tessuti in cotone in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 52


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 451.62 393.74 330.79 100 100 100 -15.99
    1 Cina 47.79 51.91 63.26 10.58 13.18 19.12 21.86
    2 Pakistan 101.25 104.40 53.10 22.42 26.52 16.05 -49.14
    3 Italia 40.42 32.29 39.41 8.95 8.2 11.91 22.07
    4 Corea del Sud 30.32 27.82 27.93 6.71 7.06 8.44 0.42
    5 India 19.63 19.77 22.90 4.35 5.02 6.92 15.81
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Filati e tessuti in seta in Gennaio-Marzo 2007 - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 50


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2005 2006 2007 2005 2006 2007 07/06
    0 Mondo 72.63 69.26 66.33 100 100 100 -4.23
    1 India 25.77 25.08 22.66 35.48 36.21 34.17 -9.64
    2 Cina 15.70 18.07 18.03 21.62 26.09 27.17 -0.27
    3 Italia 14.56 11.05 12.52 20.04 15.95 18.88 13.33
    4 Corea del Sud 6.84 7.91 5.77 9.41 11.42 8.7 -27.08
    5 Regno Unito 3.69 3.05 2.84 5.08 4.4 4.29 -6.74
    Fonte: World Trade Atlas