NOVEMBRE 2007 | Newsletter | Volume 4 | Numero 67

 
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Italia Life in I Style
Etico è chic
  • “Una sfida morale e spirituale per l'umanità”. Così Al Gore, Nobel per la pace 2007, ha commentato l’emergenza global warming. La consapevolezza della crisi, ormai diffusa a livello mondiale, tocca anche l’industria della moda statunitense.
  • In questo numero dedichiamo due articoli al tema della moda ecologica e sostenibile perché difesa dell’ambiente può significare anche opportunità di mercato. L’Italia batte la strada dell’eco-moda già da metà anni Novanta e produce tessuti ecocompatibili molto apprezzati a livello internazionale. Il lato “green” del made in Italy potrebbe riservare sorprese nella competizione con la Cina nel mercato americano dove, all’indomani dello scandalo dei giocattoli tossici, la richiesta di nuovi standard etici e ecologici diventa pressante e i consumatori cominciano lentamente a modificare le abitudini di acquisto.
  • Ottobre è anche il mese delle promozioni in grande stile con “Italy at South Coast Plaza”, l’evento che per quasi un mese ha trasformato uno degli shopping center di lusso più importanti degli Stati Uniti, il South Coast Plaza di Orange County, California, in una piazza italiana animata da sfilate, mostre e degustazioni che hanno valorizzato l’intero sistema Italia, dai motori alla pelletteria.
  • Bilancio positivo, secondo i professionisti del settore, anche per un’altra iniziativa targata ICE e ANCI (Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani). “I Love Italian Shoes”, selezione di scarpe italiane in mostra alla New York Fashion Week di settembre, ha coinvolto marchi come Goffredo Fantini, in forte ascesa negli Stati Uniti, e Vicini, l’azienda di Giuseppe Zanotti, premiato di recente dal FFANY di New York come Designer of the Year.
  • Un successo confermato dai dati economici: tra gennaio e agosto 2007 il settore calzature ha registrato una crescita del 8.47% che ha portato il giro d’affari complessivo a quota 829.69 milioni di dollari. Lo share italiano, pari a 6.19%, è secondo solo al gigante cinese che controlla il  73.01% del mercato. Buone notizie anche per l’occhialeria: mentre continua la sfida tra Safilo e Luxottica, il comparto guadagna il 16,02%.
  • Dopo la crisi dei mutui subprime che in agosto ha fatto tremare le borse, gli occhi degli investitori internazionali sono ancora puntati sul mercato immobiliare americano. Se quello delle case scricchiola, il real estate commerciale è in controtendenza con un aumento complessivo dei costi pari al 4%. Gucci investe cifre colossali per il suo spettacolare monomarca su Fifth Avenue, la via più cara al mondo, ma altre piazze, da Las Vegas a Miami, sono ancora alla portata di aziende di dimensioni inferiori.
  • La vendita del flagship store su Old Bond Street a Londra ha fruttato 73 milioni di sterline a Tiffany che ha annunciato una novità dal sapore storico: la democratizzazione della griffe. Dall’autunno 2009, l’azienda aprirà decine di piccoli punti vendita che venderanno gioielli a prezzi accessibili.
  • Last but not least, il “matrimonio” con Carmen Marc Valvocon Cosabella, marchio di lingerie made in Italy con base a Miami. Per Cosabella è la prima alleanza strategica in vista dell’espansione verso la fascia alta del mercato.
USA, cresce la domanda per l’eco-fashion
  • Women’s Wear Daily l’ha definita una “pentola a pressione”, ovvero una bomba potenziale. I lati oscuri del boom cinese – inquinamento, sfruttamento intensivo della manodopera, sicurezza dei consumatori – preoccupano in misura crescente il mercato americano.
  • Negli ultimi anni i colossi del retail, da Wal-Mart a Macy’s, hanno puntato sull’outsourcing della produzione e sull’import dalla Cina e altri paesi asiatici per abbassare i costi e offrire articoli a prezzi competitivi. Ora, tuttavia, sembra che nel pubblico statunitense la percezione del costo reale dei “prezzi stracciati” stia diventando sempre più ampia.
  • Il recente ritiro dal mercato di milioni di giocattoli e dentifrici made in China ha spinto le associazioni di consumatori a chiedere maggiori garanzie e le agenzie governative di Cina e Stati Uniti ad avviare revisioni delle procedure di sicurezza. Decine di associazioni ambientaliste e per i diritti umani hanno condotto campagne contro “l’economia degli sweatshop” e l’inquinamento industriale, una delle cause principali del global warming.
  • Paul CharronSecondo Paul Charron, autorevole ex CEO di Liz Claiborne, l’incontenibile sviluppo cinese ricorda gli scenari del “selvaggio west”. “C’é stata una crescita incontrollata, senza i contrappesi appropriati. Credo che il periodo di espansione senza regole sia vicino alla fine” ha dichiarato.
    L’attenzione verso pratiche produttive più trasparenti e sostenibili potrebbe avere effetti concreti sulle attitudine d’acquisto dei consumatori. Secondo Women’s Wear Daily questi temi hanno un impatto poco rilevante nelle fascie alte del mercato ma potrebbero incidere sui designer che firmano collezioni per le grandi distribuzioni: da Karl Lagerfeld per H&M a Vera Wang per Kohl’s.
    “Finora nessuno dei marchi citati é stato coinvolto in questi problemi, - scrive WWD - ma nel lungo termine i consumatori sembrano sempre meno disposti a concedere via libera sulla sicurezza nella produzione”. E in tanti si dicono disposti a spendere di più per prodotti ad alto contenuto etico. Già nel 1999, una ricerca della Marymount University, rivelava che l’86% delle persone interpellate era disposta a pagare un dollaro in più su un capo da venti dollari in cambio di garanzie sulle condizioni di produzione.
    Negli USA l’industria della moda si muove per rispondere alla nuova sensibilità del mercato. Brand come American Apparel hanno fondato la propria l’identità attorno al concetto di responsabilità sociale dell’azienda. Timberland ha creato etichette che contengono informazioni sull’impatto ambientale dei propri articoli e confezioni che usano materiali riciclati.
  • Sono in forte aumento i marchi che, come Victoria’s Secret e No Nonsense, verificano la presenza di agenti chimici nocivi nei propri prodotti, un trend confermato dall’International Oeko-Tex Association, network euro-giapponese di 14 istituti di ricerca in campo tessile, che ha visto crescere a dismisura la domanda statunitense di test e certificazioni.
  • Nel mercato americano, la richiesta nuove regole e nuovi standard etici e ecologici potrebbe tradursi in un aumento dei prezzi dei prodotti di provenienza cinese con benefici per i competitors internazionali. Potrebbe anche rivelarsi un’opportunità importante per tanti marchi del made in Italy che già dalla metà degli anni Novanta hanno cominciato ad esplorare l’innovativo segmento dell’eco-chic o che puntano sulla qualità di articoli realizzati con tecniche artigianali.
Calzature a Bryant Park: la parola a Fantini
  • “Un ottimo biglietto da visita per il pubblico americano più esigente”. Così Daniele Felli, agente americano dei marchi di calzature Goffredo Fantini e Materia Prima commenta “I Love Italian Shoes”, la mostra di scarpe made in Italy organizzata a Bryant Park in occasione della New York Fashion Week (5-12 settembre).
  • In collaborazione con l’ANCI, Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, l’ICE ha invitato ventitre designer italiani (tra gli altri Testoni, Manas, Tosi e Giuseppe Zanotti) a presentare il meglio delle loro produzioni in una serie di vetrine allestite all’ingresso dei tendoni di Bryant Park.
  • italian shoes“Una scelta azzeccata – dice Felli – perché era un punto di passaggio obbligato per chi entrava alle sfilate.  Siamo assolutamente soddisfatti dell’iniziativa e speriamo si ripeta in futuro”.
    “I Love Italian Shoes” è un format promozionale e distributivo già sperimentato con successo al Micam, il salone milanese della calzatura, in Russia e altri mercati esteri. 
    “Abbiamo proposto gli articoli più trendy delle due collezioni disegnate da Fantini. – sottolinea Felli - Calzature da sera con tacchi importanti ed elementi estrosi come lavorazioni in osso, oro e pitone. Goffredo, un designer giovane ma piuttosto conosciuto negli States, predilige colori naturali come terra e beige e cura molto i particolari, dalle fibbie alle cuciture. Rispetto a marchi come Sergio Rossi e Manolo Blahnik, che si distinguono per linee classiche, noi puntiamo su un look più eccentrico”.
  • Lo stile Fantini è nato nel 1990 a Carpinello, vicino Forli. Il padre Giovanni è titolare di un noto calzaturificio, Goffredo lavora fianco a fianco con il fratello Enrico che si dedica alla linea maschile.
    Materia Prima, dice Felli,  “è la linea giovane di Fantini. Spiritosa, allegra, è perfetta per donne fino ai quaranta anni, persone molto alla moda che non disdegnano un tocco di brio”. Alle clienti più mature e sofisticate è rivolta la collezione che porta il nome dello stilista e impiega materiali più ricercati ed eleganti. I prezzi per le collezioni estive vanno dai 170 ai 260 dollari per Materia Prima, e dai 350 ai 470 dollari per Goffredo Fantini.
    “Siamo presenti in tutto il territorio americano, da Chicago a Las Vegas, in decine di boutique e nei department stores più importanti. A New York gestiamo uno show room nella Trump Tower sulla Quinta Strada” spiega Felli. L’agente non rivela il fatturato dell’azienda ma dice “L’ultima stagione è stata ottima. L’aumento delle vendite negli Stati Uniti si aggira intorno al 26%”.
  • Un risultato in linea con il trend positivo dell’export delle calzature italiane sul territorio americano che, tra gennaio e giugno 2007, ha registrato un incremento del 10,90% per un volume d’affari complessivo di 575 milioni di dollari. A livello globale, nei primi cinque mesi del 2007, l’esportazione è aumentato del 3,13% ed è pari a 3,13 miliardi di euro con un saldo attivo di oltre 1,5 miliardi.
  • A fine ottobre il marchio Fantini è volato a Salt Lake City, nello Utah, per un’altro evento targato ICE, una promozione in una delle boutique locali più raffinate: Bill Loya.
Cosabella, nuova linea firmata Carmen Marc Valvo
  • Due milioni di dollari di vendite entro il primo anno.  È il traguardo fissato da Cosabella per la nuova linea di lingerie realizzata in collaborazione con il designer americano Carmen Marc Valvo. Una preview della collezione, pensata per solleticare le fantasie di vacanza delle clienti, sarà presentata a maggio nello showroom newyorchese di Cosabella mentre la linea completa arriverà nei negozi nell’ottobre 2008.
  • Cosabella è il marchio nato nel 1983 per iniziativa di Ugo e Valeria Campello. La coppia si è trasferita a Miami nei primi anni Ottanta e, dopo l’esordio come importatori di intimo italiano negli Stati Uniti, è passata a creare collezioni proprie che coniugano l’attenzione alle tendenze del mercato americano e la maestria artigianale italiana. Le collezioni sono disegnate nella sede di Miami e confezionate in Italia, tra le Marche e il bergamasco.
  • Valvo, stilista di origini italiane, ha lavorato per Nina Ricci e Christian Dior a Parigi. Nel 1989 ha lanciato il marchio che porta il suo nome conquistando la stima dei buyers di Saks Fifth Avenue e Neiman Marcus. Quasi dieci anni dopo ha creato la linea Couture presentata alla New York Fashion Week. Dal 2005, oltre a gioielli e pellicce, firma anche una collezione di costumi da bagno che genera volumi di vendita di 3 milioni di dollari annuali.
  • “Questa collaborazione è molto importante per noi perché si tratta della prima partnership strategica” ha spiegato Ugo Campello. Christian Knaust, presidente della società Valvo, ha ricordato che l’unione con Cosabella è stata accarezzata a lungo. “Siamo molto cauti nella scelta dei partner – ha detto – perché vogliamo che il prodotto abbia la stessa qualità e gli standard dei nostri articoli più importanti”.
  • Dopo il primo test di mercato, la linea Carmen Marc Valvo by Cosabella sarà ampliata e comprenderà intimo a vista, reggiseni, bustier, reggicalze che uniranno la qualità del made in Italy e lo stile glamour degli abiti da sera Valvo, amati da celebrities come Kate Winslet, Catherine Zeta-Jones e Beyoncé Knowles. 
    Guido Campello, figlio dei fondatori di Cosabella e vice-presidente della ditta di famiglia, ha spiegato che la distribuzione della collezione partirà da sessanta punti vendita prestigiosi che già espongono capi delle due aziende.
  • Lisa Minerva-Paulino, manager delle vendite di Cosabella, avrà il compito di trovare i compratori giusti in vista del futuro salto oltre oceano, in Europa e nel mercato asiatico, dove Cosabella conta su una rete distributiva consolidata.
    La nuova linea metterà Cosabella in concorrenza con il marchi di intimo di fascia alta, una strategia avviata negli ultimi due anni. Uno dei competitor principali sul mercato americano sarà, con ogni probabilità, La Perla, passata di recente sotto il controllo del fondo di private equity JH Partners.
  • Lo stile Cosabella si contraddistingue per l’ampio ventaglio di tonalità, le stampe innovative, e l’uso di materiali inconsueti, come pizzi lavorati per i collant e tulle per i reggiseni. Soire, la linea best seller, è disponibile in oltre quaranta tinte aggiornate ogni stagione.
  • Cosabella gestisce un flagship store a Miami ed è presente in oltre 3000 punta vendita negli Usa oltre che in Australia, Giappone, Cina, Hong Kong e Messico.
Costa Mesa, Made in Italy in vetrina
  • South Coast PlazaGrande successo per “Italy at South Coast Plaza”, la manifestazione che per 25 giorni (4-29 ottobre) ha trasformato il cuore commerciale della Costa Mesa in una piazza italiana, luogo di convivialità e affari. “Per il South Coast Plaza, il mall più elegante della California del Sud, è stato l’evento promozionale più importante in quaranta anni di storia. Per noi il tentativo riuscito di attrarre nuovi consumatori verso il Made in Italy” afferma Aniello Musella, coordinatore degli uffici ICE Rete USA, che ha curato l’evento insieme ministero del Commercio internazionale.
    “I residenti della Costa Mesa, dispongono di redditi elevatissimi e guardano ai prodotti di fascia alta. Ciò spiega perché, pur essendo un’area relativamente periferica rispetto a Los Angeles, un centro commerciale come South Coast Plaza ospita le boutique di oltre trenta designer italiani e altri apriranno nel prossimo futuro” spiega Musella.
    Ultimo arrivato tra gli italiani è Versace che ha inaugurato ufficialmente il suo monomarca il 25 ottobre. Il punto forte dell’expo organizzato dall’ICE è stato la sinergia tra i settori chiave del made in Italy. Gli store di marchi affermati come Zegna, Valentino, Sergio Rossi, La Perla, Max Mara, Marina Rinaldi, Rangoni e Armani Exchange hanno ospitato trunk shows, cocktails e mini-sfilate. Georgia Turri, Claudio Montias, Rosamosario e Lavinia Turra, nomi emergenti interessati alle opportunità del mercato californiano, hanno presentato le loro collezioni primavera-estate 2008. Nella “piazza” costruita a Jewel Court intorno a uno schermo gigante su cui scorrevano immagini dell’Italia, il pubblico ha osservato orafi e artigiani che lavoravano oro e cuoio, passeggiato tra Ferrari e Maserati in mostra e assaggiato caffé e gelati.
  • Aniello MusellaNelle pause tra gli acquisti, era possibile visitare “Playing With Textiles”, esposizione di tessuti preziosi rivisitati da artisti e studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera, e “Fashionset”, viaggio nella storia della sartoria romana Annamode con gli abiti che hanno fatto la storia del cinema. Il binomio film e fashion era anche al centro di “Shoes For the Stars”, mostra di calzature italiane create per l’industria cinematografica, e “Moda & Cinema”, ritratti di star che indossano costumi disegnati da storiche sartorie. In centinaia hanno ammirato l’infiorata che riproduceva la Creazione di Adamo di Michelangelo allestita da un gruppo di maestri siciliani in occasione dell’opening di “Italy at South Coast Plaza”.
  • “Il governo italiano potrebbe organizzare eventi come questo ovunque negli USA. Il fatto che abbiamo scelto noi è una soddisfazione non da poco” ha commentato Anton Segerstrom, membro della famiglia che ha fondato il centro commerciale nel 1967.
    Con 280 boutique, 7 department store, decine di ristoranti e centri di bellezza, South Coast Plaza attira 22 milioni di visitatori l’anno per un volume di vendite pari a 1.5 miliardi di dollari. Nel 2006 ha inaugurato 12 nuovi negozi e altrettanti hanno aperto nella primavera-estate del 2007. Il quarantesimo anniversario ha coinciso con un restyling da 155 milioni di dollari.
Affitti d’oro a New York, opportunità tra Las Vegas e Miami
  • New YorkUna volta, grazie a romanzi come L’età dell’innocenza di Edith Warthon, Fifth Avenue era nota come l’area residenziale dell’élite newyorchese. Oggi è sinonimo di shopping e affitti stellari pagati dai marchi globali del lusso, da Prada a Cartier, per aggiudicarsi una vetrina.
    Secondo una recente ricerca condotta dal gruppo di consulenza immobiliare Colliers International, con 1.350 dollari a piede quadrato (0,093 metri quadri) la mitica Quinta è in cima alla classifica delle strade più costose degli Stati Uniti. Ne sa qualcosa Gucci che, secondo la stampa americana, ha firmato un contratto da 1500 dollari a piede quadrato per uno store che occuperà tre piani della Trump Tower, all’angolo con la 56ª strada.
    Una cifra record che permetterà al gruppo italiano di aprire nei prossimi mesi la sua boutique più grande e spettacolare con vetrine che occuperanno l’intero perimetro dell’edificio.
    In confronto agli affitti newyorchesi, quelli losangelini sembrano quasi un affare: la media per le boutique su Rodeo Drive è di 480 dollari a piede quadrato. Leggermente al di sotto di Union Square a San Francisco (485 dollari), via illuminata dalle insegne dei department store più importanti, da Neiman Marcus a Bloomingdale’s che ha aperto l’anno scorso, seguito due mesi fa da Barneys New York.
  • Secondo Colliers International, la crisi immobiliare del mercato statunitense (da cui New York sembra immune), non tocca gli spazi commerciali. Al contrario, la continua crescita dei prezzi spinge alla ricerca di soluzione creative e nuovi concept.
  • Se i numeri citati sembrano proibitivi per aziende di medie dimensioni interessate ad aprire monomarca negli USA, è importante notare che piazze meno in vista ma in netta ascesa offrono opportunità più accessibili. Nella “Magnificent Mile” di Chicago, ovvero North Michigan Avenue, la densità di vetrine è altissima (comprende, tra gli altri, Chanel e Giorgio Armani) e il costo medio è di 250 dollari a piede quadrato. Va meglio ancora meglio a Las Vegas (210 dollari) dove all’interno dei grandi casinò proliferano le boutique. Un esempio? Cinquanta negozi, da Ferragamo a Ralph Lauren, apriranno il 20 dicembre a The Palazzo, gigantesca estensione del Venetian. 
  • Ad Houston, Texas, il prezzo per una boutique su Westheimer Road è di 120 dollari a piede quadrato, quasi la metà rispetto a Las Vegas ma quasi il doppio rispetto alle cifre di tre anni fa. Qui, nel mall Galleria hanno trovato casa Dior, Luis Vuitton e Saks Fifth Avenue. Stesse cifre per Lincoln Road a Miami che, secondo Ross Moore, vice-presidente di Colliers, “Vanta alcuni tra i migliori retail del paese”. Nella capitale culturale della Florida gli affari sono assicurati dall’esplosione del turismo e del mercato dell’arte. Costi ancora inferiori a La  Jolla, il quartiere piu “in” di San Diego e a Walnut Street, la via dello shopping di Philadelphia, dove hanno investito marchi come Burberry e Diesel.
  • Nel complesso, l’analisi di Colliers International rileva che l’aumento degli affitti si aggira intorno al 4% l’anno con picchi in settori particolari del mercato o in aree particolarmente ambite.
  • Su scala internazionale, Fifth Avenue è seconda solo a Old Bond Street (1.400 dollari a piede quadrato). Seguono gli Champs Elysées a Parigi (900 dollari), Causeway Bay a Hong Kong (570 dollari) e Ginza a Tokyo (550 dollari).
Luxottica, Safilo, e il mercato americano
  • La competizione tra le due aziende italiane, leader dell’eyewear mondiale, si fa sempre più accesa.
  • Safilo ha annunciato il 16 ottobre scorso la volontà di estendere il contratto con la designer Liz Claiborne fino al 2012. Safilo aveva lanciato la linea di accessori e collezioni eyewear per donna di Claiborne nel 2003, ed intende così continuare la produzione e distribuzione sul mercato americano delle sue collezioni, in un momento in cui l’azienda fronteggia una congiuntura difficile: in primo luogo l’euro forte sul dollaro scoraggia le esportazioni negli Stati Uniti; in secondo luogo Safilo ha appena perso la licenza di utilizzare il marchio Polo Ralph Lauren, che è passato alla rivale Luxottica.
  • Nel frattempo Luxottica, leader assoluta dell’occhialeria nel mondo (e con un fatturato quattro volte superiore a quello di Safilo) tenta nuove strategie sul mercato americano, e persevera nel suo progetto di trasformare l’eyewear (e specialmente il settore degli occhiali da sole) in un’industria di beni di lusso: il nuovo punto vendita di New York (ILORI, nel quartiere di Soho) mette in display montature per occhiali che vanno dai 250 ai 24.000 dollari, in un ambiente minimale che ricorda una galleria d’arte, con salette private e bar-lounge riservati ai clienti vip. L’obiettivo di ILORI è quello di attirare una clientela d’alto profilo che veda nell’occhiale da sole un bene di consumo distintivo: come dichiara Martin Hansen, direttore del negozio “Molte delle nostre clienti sono disposte a comprare 50 paia di scarpe, o borse, da abbinare con diversi completi; perché non dovrebbero comprare 50 paia di occhiali e montature, per il perfetto abbinamento per ogni occasione?” Luxottica controlla oggi circa 5000 punti vendita nel mondo, di cui 2400 negli Stati Uniti. Tuttavia ILORI rappresenta il primo tentativo dell’azienda italiana di promuovere un concetto di retail di lusso, che proietti quello che un tempo era un bene di necessità (l’occhiale) nel mondo dell’alta moda - esattamente come Louis Vuitton ha fatto con borse e  accessori.
  • La competizione tra le due aziende italiane riguarda anche gli accordi di licenza con grandi marchi internazionali: se Ralph Lauren e Burberry hanno recentemente abbandonato Safilo per Luxottica, i marchi Emporio Armani e Hugo Boss hanno scelto la strada opposta, e si sono associati al marchio Safilo.
  • Entrambe le aziende sono nate nelle vallate alpine di Agordo, al confine con la Svizzera. Entrambe hanno saputo difendersi dall’invasione del low-cost cinese, proiettando l’occhialeria di qualità nel mercato dell’alta moda, ed espandendo i propri punti vendita in oltre 120 paesi. Entrambe le aziende possiedono le maggiori catene di negozi di eyewear americani: tra queste LensCrafters, Pearle Vision, Sunglass Hut, e Solstice Sunglass Stores. Luxottica tuttavia, con un fatturato di 4,4 miliardi di euro nel 2006, è quattro volte più grande di Safilo, che ha fatturati di circa 1,1 miliardi di euro. Inoltre, il fondatore di Luxottica Leonardo del Vecchio continua a controllare il 67% dello stock azionario dell’azienda, mentre Vittorio Tabacchi, nipote del fondatore di Safilo, controlla un più modesto 37%.
La nuova strategia di Tiffany: nuovi stores per collezioni di classe a prezzi accessibili
  • Tiffany - NYLa grande casa americana di gioielleria, fondata a New York da Charles Lewis Tiffany nel 1873, è da oltre un secolo sinonimo di assoluta eccellenza nella gioielleria di lusso. Adesso, con il lancio di Tiffany & Co. Collections, Tiffany apre a un mercato più ampio. L’azienda prevede di inaugurare dall’autunno del 2009 circa 70 piccole boutique dedicate a gioielli di qualità, ma a prezzi accessibili (il costo dei gioielli per le nuove collezioni varierà dai 100 ai 15.000 dollari). Oggi Tiffany controlla 68 negozi negli Stati Uniti, in Europa e in Asia.
    Michael J. Kowalski, direttore generale di Tiffany & Co. ha recentemente dichiarato: “Apriremo ai consumatori un nuovo universo del nostro marchio: in ognuna di queste boutique avremo un inventario limitato a poche collezioni a prezzi accessibili, che però non includerà gli anelli di fidanzamento che hanno reso celebre Tiffany”.
  • In un momento in cui la domanda di gioielleria di lusso a prezzi inavvicinabili (dalle centinaia di migliaia ai milioni di dollari) sembra forte, la decisione dell’azienda americana appare controcorrente rispetto alle scelte di mercato di altre aziende come De Grisogono, Chopard, Graff e Leviev. Tuttavia, sottolinea Kowalski, il progetto potrebbe portare a Tiffany interessanti profitti con investimenti contenuti dato l’inventario limitato di prodotti in vendita e le dimensioni ridotte dei nuovi store. A quanto pare la borsa ha apprezzato la mossa: il 18 ottobre, immediatamente dopo l’annuncio della nuova strategia, le azioni della casa americana sono salite del 3,7%.
  • I nuovi negozi Tiffany & Co. Collections avranno un’estetica minimale e ariosa: video di artisti e designer saranno proiettati su schermi al plasma che rivestiranno le pareti in legno, e gli accessori saranno disposti per scelta stilistica, e non per categoria, in bacheche di vetro e acciaio. Le nuove boutique permetteranno di ridurre il gap tra consumo di massa e consumo di lusso, e per questo punteranno specialmente su gioielli in argento, che attraggono soprattutto un target di teenagers, e sul mercato degli orologi, che, secondo la casa stessa, non è ancora abbastanza ricco. Con la revisione delle collezioni Atlas e Mark, e l’introduzione della Tiffany Grand Collection, Tiffany vuole arrivare a essere universalmente conosciuta per la sua produzione di orologi tanto quanto per i celebri anelli di fidanzamento. Nella nuova collezione di segnatempo, punterà sui diamanti, e cercherà di rivaleggiare con le produzioni di Cartier. Nel frattempo le divisioni estere di Tiffany vanno a gonfie vele, con il negozio di Londra che si è rivelato il più redditizio, e futuri piani di espansione in India e in Cina.
  • Il 19 ottobre Tiffany ha inoltre venduto il punto vendita di Londra al 25 di Old Bond Street per 73 milioni di sterline (149 milioni di dollari), concludendo con il nuovo compratore un contratto di affitto per quindici anni, rinnovabile ogni dieci anni; il punto vendita di Londra era stato acquisito da Tiffany nel 2002 per 43 milioni di dollari americani. Questo rientra nella strategia generale di Tiffany & Co. che, ad eccezione del flagship store di Manahttan, ancora di sua proprietà, preferisce stabilire contratti d’affitto nei suoi punti vendita, e che  secondo Reuters sembra ora interessata alla vendita alla Goldman Sachs dello store di Tokyo per 318 milioni di dollari americani.
Eco-chic e sweatshop free fanno tendenza negli USA
  • Non solo un nuovo trend, ma una nuova sensibilità va affermandosi nel mondo della moda, dall’Europa agli Stati Uniti. Porta il nome di “green trend”, ovvero moda ecologica, e promuove non soltanto tessuti e modi di produzione, ma anche stili di vita e di consumo sostenibili, attenti all’ambiente e parsimoniosi nell’utilizzo delle risorse naturali.
  • In Italia, già negli anni Novanta Legambiente si occupò di sensibilizzare l’industria e i consumatori alle tematiche ecologiche lanciando Ecomoda, la prima esposizione italiana di moda “green”, che si svolse alla Triennale di Milano dal 1994 al 1997. La mostra ebbe il merito di informare l’industria e i consumatori sul tema del “tessile ecologico”, e di stabilire un’alleanza con alcune aziende italiane che decisero di puntare su questo settore. Il “green trend” italiano è recentemente tornato alla ribalta a WHITE, il salone milanese del prêt a porter femminile, grazie al lancio di C.L.A.S.S. (“Creative Lifestyle And Sustainable Synergies”), una piattaforma dedicata ai tessuti ecologici e alle tecnologie sostenibili nelle creazioni di moda.
  • E gli Stati Uniti non stanno certo a guardare: la Sustainable Lifestyle Foundation, fondata nel 2003 da Rebecca Luke e Sean Schmidt, è diventata parte di un vero e proprio movimento di pensiero che vuole educare il consumatore a stili di vita e di consumo sostenibili e rispettosi dell’ambiente. La fondazione ha stilato un manifesto strategico in 7 punti, il cui obiettivo è quello di trasformare il “green trend” in una filosofia di vita che possa aiutare, attraverso un consumo consapevole, a rispettare le risorse naturali. Tra i punti programmatici della fondazione: informare sui prodotti sostenibili disponibili e sui loro produttori; incrementare sia la domanda sia l’offerta attraverso un’adeguata promozione; incoraggiare il consumatore nelle scelte ecologiche con discrezione, mai con radicali costrizioni di tipo politico o morale; sorprendere i consumatori informandoli dell’incredibile offerta e varietà di prodotti ecologici disponibili; far diventare il “trend” della sostenibilità ambientale un concetto onnipresente nei media; sostenere la ricerca in senso ecologico anche attraverso incentivi alla cooperazione tra centri di ricerca e industria ecologica; puntare sul potere della cultura popolare per influenzare in senso sostenibile ed ecologico le scelte dei consumatori, anche proponendo modelli di vita e di consumo che ispirino il consumatore nelle sue scelte personali.
  • Una rinnovata sensibilità ambientale può offrire un sistema di valori che l’industria della moda può fare proprio e inglobare nel suo universo simbolico: la selezione responsabile delle materie prime, lo stabilire relazioni eque e solidali con la manodopera su scala globale, la valorizzazione del territorio, delle sue relazioni umane e specificità produttive, sono scelte etiche che in molti casi hanno dimostrato di ripagare nel lungo termine.
  • Tuttavia, i recenti trend di mercato mostrando risultati ambivalenti: da una parte dimostrano come investire sull’impegno ambientale ed etico renda le industrie più competitive, per il valore aggiunto che il prodotto ecologico acquista; dall’altra, gli alti prezzi dei tessuti “green”, dovuti al maggiore costo di produzione, rendono la moda ecologica un mercato attraente solo per un ristretto target di consumatori, e inavvicinabile per il mass consumer.
  • In ottobre, la fiera parigina Première Vision ha dedicato un’intero padiglione al settore delle fibre ecologiche, sorprendendo i visitatori con un’incredibile varietà di tessuti ecocompatibili provenienti da ogni parte del mondo (le aziende italiane, giapponesi e sudcoreane sono state le più apprezzate). Ma i prezzi di questi tessuti hanno scoraggiato la maggioranza dei compratori, molti dei quali hanno dichiarato di pensare di dedicare solo settori estremamente ristretti del loro mercato alla moda ecologica: ovvero linee di abbigliamento d’alto profilo per consumatori che non badano al portafoglio.
Le collezioni Milano Primavera 2008 più viste on-line. Top 10
  • Milano Primavera 2008
  • da WWD sulle pagine più viste su Style.com
Fashion-digest
  • La Milano neo-romantica e tribale che piace agli americani
    Modelli sexy-sofisticati, stampe etniche, trasparenze e tocchi d’artista hanno sedotto i buyer americani presenti a Milano Moda Donna (22 settembre-29 settembre). Le collezioni di Dolce & Gabbana, Jil Sander, 6267, Marni, Fendi, Prada e Versace hanno riscosso consensi unanimi. Ken Downing, fashion director di Neiman Marcus ha elogiato “I riferimenti multiculturali” e “l’affermazione netta del colore”. Linda Fargo, in missione per Bergdorf Goodman si è detta convinta che “la predominanza di stampe astratte e floreali creerà fermento nei punti vendita”. “Ancora una volta – ha aggiunto – Prada ha offerto qualcosa di assolutamente originale e ricco d'immaginazione”. Per Stephanie Solomon, inviata di Bloomingdale’s, la stagione primavera-estate 2008 è stata “la migliore che ho visto a Milano. Piena di ottimismo”. Michael Fink, women’s fashion director di Saks Fifth Avenue ha scommesso che “le clienti ameranno scegliere tra uno stile neo-romantico con forme morbide, esplosioni floreali e tessuti leggerissimi e idee tribali, coloratissime, vivide e piene di energia”. Julie Gilhart di Barneys New York ha assicurato che “nonostante si parli molto degli effetti dell’euro forte sulle vendite, Milano ha offerto articoli speciali che attrarrano le clienti per un’abilità artistica senza pari e la forte femminilità”. Unico neo, sottolineato da più parti, l’affollamento degli eventi in calendario.
  • Kohl rivela il piano di sviluppo per il 2007-2012
    Ad un meeting a Minneapolis, la Kohl’s Corporation ha rivelato lo scorso ottobre il suo ambizioso piano di sviluppo in 5 anni, che prevede l’apertura di 1400 nuovi store entro il 2012. Un numero impressionante, se si considera che l’azienda possiede al momento 900 punti vendita. L’azienda prevede inoltre un aumento degli utili del 15-17%, ed un impennata dal 9 all’11% nelle vendite totali. L’azienda ha annunciato un investimento di capitale di circa 1,7 miliardi di dollari all’anno, finalizzato soprattutto alla realizzazione dei nuovi punti vendita e nuove strategie di merchandising. Il 3 ottobre soltanto, l’azienda ha aperto 80 nuovi punti vendita, mentre sono previste altre 15 aperture per metà novembre; queste ultime da sole dovrebbero creare 14.000 nuovi posti di lavoro. Il presidente e direttore esecutivo di Kohl’s, Larry Montgomery, ha recentemente dichiarato: “Negli scorsi 2 anni abbiamo nettamente superato ogni più rosea aspettativa in quanto a vendite e fatturati. Adesso siamo nella posizione di poterci dedicare ad un ambizioso e solido piano di crescita”.
  • I grandi della moda discutono il futuro del settore
    In un mercato solido e in espansione, ma ancora minacciato dalla crisi americana dei crediti e dalla guerra in Iraq, i grandi direttori delle più grandi aziende di moda si incontreranno per una due-giorni di brainstorming, finalizzata al networking e allo scambio di idee, ma soprattutto diretta a investigare future strategie per ampliare il mercato e gli utili, e per contrastare la crisi. Vi parteciperanno come speaker, tra gli altri, Ralph Lauren, presidente e direttore esecutivo di Polo Ralph Lauren Corp., Tory Burch, direttore artistico della Tory Burch LLC, Mark Lee, direttore esecutivo di Gucci, Harvey Weinstein, co-presidente della Weinstein Company LLC, e Jane T. Elfers, presidente di Lord & Taylor. Il summit vedrà anche la presenza di ospiti a sorpresa, e di personaggi della cultura, del cinema e dello spettacolo, come l’attrice Sarah Jessica Parker.
  • Donna Karan lancia “Urban Zen”
    Nel maggio di quest’anno, Donna Karan aveva lanciato l’iniziativa Urban Zen con un seminario di 10 giorni su benessere, terapie e medicine alternative, che si era svolto in uno spazio temporaneo nella Greenwich Street di Manhattan. Karan ha cominciato ad occuparsi di questi temi da quando il marito Stephan Weiss si trovò a combattere contro i limiti del sistema sanitario americano durante la sua lotta contro il cancro. Da quel momento la stilista ha dedicato sempre maggiore attenzione a terapie e medicine alternative, al cibo organico, e allo yoga. Secondo quanto annunciato a settembre, adesso Karan è decisa a integrare la causa umanitaria nell’industria, trasformando l’iniziativa Urban Zen in un nuovo marchio, aprendo stabilmente il locale di Greenwich Street come punto vendita, disegnando una nuova collezione mirata (in gran parte dedicata alla moda ecologica e sostenibile), e dedicando una porzione dei nuovi utili alla propria fondazione.
  • Valentino e Marc Jacobs premiati per l’eccellenza
    Si terrà il 5 novembre a New York la cerimonia annuale di premiazione degli Ace Awards (Accessories Council Excellence Awards), in una serata di gala al ristorante italiano Cipriani sulla 42esima strada. L’edizione renderà omaggio a Marc Jacobs (Designer of the Year Award) per la sua collezione di borse e accessori, a Valentino (Hall of Fame Award) per la carriera, al redattore capo di Harper’s Bazaar Glenda Bailey (Magazine of the Year), nonchè a Tory Burch, direttore artistico della Tory Burch LLC (Accessory Brand Launch Award), e alla co-fondatrice di Scoop, Stefani Greenfield (Retailer of the Year).
  • Eleganza in prima linea alla fiera del prémaman di Los Angeles
    Si è tenuta dal 30 settembre al 1 ottobre al Cooper Design Space di Los Angeles la fiera biennale del prémaman “Mom2B”, che ha ospitato 140 aziende e oltre 300 compratori, e che si è principalmente rivolta a mamme che non vogliono rinunciare all’eleganza durante l’attesa. Ha fatto furore la collezione primavera-estate dell’azienda canadese Julou, che ha presentato sofisticate tuniche in maglia e seta a tinte antracite e metalliche. Il baby boom hollywoodiano ha decisamente aiutato il settore dell’abbigliamento per mamme e future tali: alcuni mesi fa bastò una foto dell’attrice Tori Spelling con al collo il suo bambino in un fagottino in maglia di MetroMamma per catapultare dall’oggi al domani l’azienda di Las Vegas in 65 storesparsi per gli Stati Uniti.
  • Una ricetta per il mercato fieristico: puntare sull’innovazione per non perdere presenze
    In un mercato sempre più dominato da pochi grandi brand globali, le fiere internazionali sembrano meno capaci di attirare i grandi compratori, che preferiscono visite mirate e individuali ai quartieri generali delle aziende di loro interesse. Questo riguarda prevalentemente il mercato dei prodotti cosmetici di largo consumo, come quello dei grandi drugstore americani, un mercato ormai spartito tra un ristrettissimo numero di catene globali come CVS, Walgreens e Rite Aid. La tendenza attuale del mercato fieristico sembra quindi quella di alleggerire la portata delle grandi mostre mercato, ovvero ridurle sensibilmente in durata e dimensioni, rendendole più mirate e specialistiche. L’idea è creare microeventi fieristici dedicati ai settori specializzati, invece di megaeventi dispersivi e spesso dannosi per le aziende più piccole, che investono in tempo e danaro per parteciparvi, senza poi riuscire a ricavarne l’adeguato profitto in vendite o contratti. Nel campo della moda, l’innovazione sembra la mossa vincente per non perdere presenze: in Italia lo hanno dimostrato i recenti successi di WHITE a Milano, che ha pensato a strategie anticonvenzionali (con eventi e show ospitati in diverse strutture sparse per la città, e con l’introduzione della “Eco-sustainable Showroom”), e di Pitti Immagine Uomo a Firenze, che nell’ultima manifestazione ha reinventato l’esperienza della fiera di moda grazie a innovative sperimentazioni visuali interattive concepite in collaborazione con il Massachussets Institute of Technology (MIT).
  • La FFANY premia le scarpe-gioiello di Zanotti
    zanotti pictureÈ andato a Giuseppe Zanotti il premio Designer of the Year assegnato dalla FFANY (Fashion Footwear Association di New York) in occasione di “Shoes on Sale”, il gala di beneficenza newyorchese che il 17 ottobre ha chiamato a raccolta oltre 1100 persone pronte ad acquistare calzature pregiate per finanziare la ricerca contro il tumore al seno. Coinvolti in diretta nell’evento anche i telespettatori di QVC, il più famoso canale televisivo statunitense per le vendite in diretta. Un premio, sottolinea Joe Moore, CEO della FFany, “alla qualità artistica, all’eccellenza nel design, allo straordinario successo del marchio di Zanotti e al suo impegno per far crescere una nuova generazione di designer e artigiani nell’industria calzaturiera”. Giuseppe Zanotti è a capo “dell’officina creativa” Vicini di San Mauro Pascoli, in Emilia-Romagna, dove 340 dipendenti confezionano scarpe-gioiello per star come Beyoncè Knowles e Mary J. Blige. Nel 2006 il fatturato aziendale è cresciuto del 20% toccando quota 62 milioni di euro. Zanotti possiede boutique monomarca a New York e Las Vegas ed è distribuito da retailer del lusso come Saks Fifth Avenue e Neiman Marcus.
Eventi Moda Novembre 2007
  • 7 novembre 2007
    Morris & Sons
    Chicago, IL
    marchi promossi: Stefano Ricci, Kiton, Pal Zileri, Brioni, Luciano Barbera, Cruciani, Borrelli, Zanella
  • 15-16 novembre 2007
    Forty Five Ten
    Dallas, TX
    marchi promossi: Alessandro Dell’Acqua, Marni, Miu Miu, Moschino, Alberta Ferretti, Philosophy di Alberta Ferretti e Gioielleria Pomellato
Statistiche I style – il dato economico
  • Occhiali: +16%; abbigliamento: +8.7%
    Ancora buone notizie sul fronte delle esportazioni nel mercato a stelle e strisce per il comparto occhiali, settore che consolida la sua tendenza positiva con una crescita del 16,02% e che consegna al nostro paese il 37.18% del totale dell’import con un giro di affari di 362.73 milioni di dollari. Ennesimo risultato confortante che consente all’Italia di guadagnare altri punti di share alla Cina, che detiene la leadership del mercato con 443.22 milioni.
  • calzature abbigliamento donna
  • Nel periodo gennaio-agosto 2007, le esportazioni di prodotti made in Italy relativi al settore dell'abbigliamento femminile hanno registrato una crescita dell'8.70% arrivando a determinare un giro d’affari di 423.54 milioni di dollari, valore che porta l’Italia a guadagnarsi la dodicesima posizione nella classifica dei maggiori esportatori di moda donna all’interno degli Stati Uniti. I dati sono stati diffusi nell’ultimo rapporto del Dipartimento del Commercio americano che ha esaminato l’andamento dei flussi d'importazione dei principali prodotti riconducibili al comparto della moda tra gennaio ed agosto 2007. Sul fonte dell'abbigliamento maschile, il flusso di esportazioni verso gli Usa segna un aumento considerevole (+9.80% a 472.06 milioni di dollari), risultato che posiziona l’Italia al nono posto per controvalore degli scambi.
  • I dati positivi relativi all’export della moda italiana in territorio americano non hanno coinvolto solamente il comparto abbigliamento. Il settore calzature ha segnato un balzo in avanti del 8.47% tra gennaio e agosto portando il valore dell’export made in Italy a 829.69 milioni di dollari. Nonostante il primato assoluto in termini di esportazioni di prodotti calzaturieri verso gli Stati Uniti spetti ancora alla Cina con il  73.01% del mercato, l’Italia, con la sua produzione di eccellenza, può comunque vantare il secondo posto con uno share considerevole (6.19%).
  • Occhiali
    Importazioni USA in gennaio-agosto 2007 - Occhaili Codice Doganale HS 9004
    valori espresi in milioni di dollari
    Source: U.S. Dept. of Commerce, Bureau of Census
  • Ancora in controtendenza, sebbene in leggero recupero, le vendite di montature, per le quali si è registrata una flessione dell' 1.90 % tra gennaio ed agosto con un giro di affari sceso a 158.57 milioni rispetto ai  161.64 milioni registrati nello stesso periodo del 2006. Andamento sfavorevole anche sul versante di gioielleria e oreficeria, dove il rating dei marchi italiani ha dovuto nuovamente cedere il passo alla concorrenza proveniente dall’India. I dati del Dipartimento del Commercio americano registrano una diminuzione delle vendite statunitensi dell' 11.19%,  con una contrazione che in un anno ha portato il giro d'affari da 546.81 a  485.62 milioni di dollari. Ancora in negativo, sebbene in netto recupero, il comparto dell’orologeria, le cui vendite hanno segnato una flessione del 18.04% tra gennaio e agosto con un giro di affari che è sceso da 20.17 a 16.53 milioni di dollari.
  • Prosegue invece la tendenza positiva della pelletteria italiana nel mercato americano. Le esportazioni di prodotti made in Italy hanno registrato nei primi otto mesi dell’anno una performance davvero considerevole (+22.25%) che ha consentito al Belpaese di posizionarsi in seconda posizione assoluta nella lista dei principali fornitori di pelletteria degli Stati Uniti. I capi italiani venduti in Usa hanno raggiunto un controvalore di poco superiore ai  581.70 milioni. Positivo, infine, l’andamento del comparto profumeria e cosmetica. Tra gennaio e agosto 2007 l’export di profumi e trucchi prodotti in Italia si è attestato a 277.17 milioni di dollari, il 4.29% in più rispetto ai primi 8 mesi dello scorso anno.