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Fashion Bites. L’autunno caldo della moda italiana
- Rilanci, scommesse, alleanze. L’autunno della moda italiana negli
Usa si preannuncia bollente. Basta sfogliare il numero del New Yorker
di fine settembre, il magazine letto dagli americani più cosmopoliti
e raffinati. Per capirlo basta leggere l’articolo
dedicato a “Mondo Donatella”, l’erede della creatività Versace.
La direttrice artistica della maison è protagonista di un lungo reportage.
Un viaggio attraverso i cambiamenti nella sua vita privata e in quelli
dello stile del marchio fondato dal fratello Gianni: “I vestiti, tradizionalmente
caratterizzati da stampe su seta sfacciate, da spacchi rivelatori e
l’abbondanza
di motivi grechi, arzigogoli e dorature, sono diventati più raffinati” leggiamo.
Pochi designer negli Stati Uniti godono di una simile vetrina, sintomo
dell’attenzione
vigile a ciò che accade al di là dell’Atlantico.
- Una figura ponte tra i due mondi, Italia e Stati Uniti, è, da oltre trent’anni, Adriano Goldschmied, vero “pioniere del denim” secondo Women’s Wear Daily. Questo mese parliamo della sua nuova avventura, la partnership con Jereme Dahan e la sua Citizen of Humanity che, promette Goldschmied, provocherà terremoti nel mercato del jeans. Anche La Perla si appoggia a un alleato statunitense, JH Partners, per ritrovare il vento in poppa dopo una fase opaca. Nuovi soci finanziari fanno gola persino a Roberto Cavalli, alla guida di un’azienda in crescita del 25%. Non è escluso che, nel prossimo futuro, li trovi proprio negli Stati Uniti, magari in quella Midtown newyorchese, dove ha appena aperto l’ultimo monomarca Just Cavalli.
- Tutto questo accade mentre i grandi nomi della fashion industry italiana disertano Wall Street per Piazza Affari. Un trend avviato da Benetton a metà settembre, che potrebbe essere seguito da aziende come Prada, Versace, Ferragamo che dovrebbero sbarcare in borsa entro la fine del prossimo anno.
- Nell’autunno 2007 la moda italiana festeggia due retailer statunitensi di primo piano. La boutique Rubeinstein che si rinnova a New Orleans, a due anni dall’uragano Katrina, e dall’11 al 13 novembre celebra un tris vincente della moda maschile italiana: Brioni, Zegna e Santoni. Poi, il centenario di Neiman Marcus, uno dei department store che hanno fatto la fortuna del made in Italy nel paese a stelle e strisce.
- Con l’inizio della nuova stagione esploriamo due mercati ancora vergini, o quasi, per il made in Italy. Il primo è quello virtuale del commercio via Internet. Se Giorgio Armani ha lanciato lo shop www.emporioarmani.com, tanti imprenditori della moda rimangono alla finestra. Lo dimostra l’assenza di nomi italiani nella top ten delle vendite online stilata da Nielsen/NetRatings. Il secondo settore tutto da scoprire è la pet fashion, ovvero, la nicchia degli articoli di lusso per animali domestici che ha ormai una settimana della moda newyorchese tutta per sè. Intanto, arrivano novità anche dalla New York Fashion Week ufficiale: l’evento rimarrà a Bryant Park fino al 2010.
- Infine, i dati economici. Parlano di flessione del comparto orologeria ma da Morellato arriva una notizia che risolleva lo spirito: l’accordo con John Galliano, l’estroso designer inglese che ha scelto l’azienda italiana per la produzione dei suoi segnatempo.

Ancora Bryant Park nel futuro della New York Fashion Week
La
Fashion Week di New York rimarrà a Bryant Park fino al 2010.
IMG Fashion, il colosso del marketing che produce l’evento, ha chiuso
l’edizione di Settembre 2007 con un sospiro di sollievo. L’intesa è la
più lunga mai siglata tra IMG e l’amministrazione newyorchese. “Non
potremmo essere più felici – ha commentato Fern Mallis per
IMG – Bryant Park è sinonimo di moda e, nonostante la ricerca
per una nuova location continui, siamo
contenti di poter confermare i prossimi eventi”.
- Sotto i tendoni di Bryant Park, dal 5 al 12 settembre, hanno sfilato
oltre 60 collezioni della primavera 2008 tra cui quelle di Badgley Mischka,
Vera Wang, Max Azria, Michael Kors, Diane von Furstenberg, Carolina Herrera,
Anna Sui, Betsey Johnson, and Zac Posen. Altri 100 show hanno trovato
spazio in location alternative sparse nella città. Z Zegna
ha sorpreso con una collezione più trasgressiva del solito,
ispirata, spiega il designer Alessandro Sartori, alla figura “dell’esploratore
moderno che sopravvive nel panorama della metropoli”.
- Un dandy coraggioso
che veste shorts e bluse leggerissime in tessuti high tech. Gli accessori
irrinunciabili sono zaini, sandali allacciati alle caviglie e maschere
futuristiche. A poche ore dallo show newyorchese, il marchio italiano
ha presentato anche Z Zegna Extreme, profumo in edizione limitata distribuito
da novembre in una rete di punti vendita che comprende Bloomingdale's,
Macy's e Sephora. Sartori ha accennato a “grandi progetti” in
cantiere per i profumi Z Zegna: “Moda e profumi si stanno evolvendo
insieme” dice.
- Miss Sixty è tornata a New York con modelli diretti a giovanissime
che non temono colori fluorescenti, shorts di jeans e tessuti argentati.
Tra gli accessori cappelli di plastica trasparenti, calze dai colori
accesi, collane e borse oversize. Il Gruppo Sixty ha aperto di recente
il primo store a Las Vegas, uno spazio di 240 metri quadri all’interno
del Caesars Palace. Frutto della collaborazione tra Studio 63, Kenneth
Park Architects e il Sixty Group Interior Design Team, segna l’avvio
di un ambizioso progetto di penetrazione sul mercato americano. Nell’ultimo
anno, forte di una rete di 15 monomarca e 6 outlet, Sixty Usa ha registrato
un aumento delle vendite del 40%. Per il 2007-2008, l’azienda attende
una crescita altrettanto consistente. Oltre Las Vegas, Atlanta e Chicago
sono altre due piazze strategiche nel piano di ampliamento della distribuzione.
- Philosophy di Alberta Ferretti ha puntato sulle strisce come
elemento unificante della seconda passerella newyorchese, mentre le
modelle di Narciso Rodriguez calzavano scarpe griffate Sergio Rossi.
Lo stilista cubano-americano ha collaborato con il marchio che fa capo
al Gruppo Gucci al design di una collezioni limitata in bianco, nero
e verde pallido. Tuleh ha reso omaggio all’Italia con il titolo
del suo show: “Alta Moda in
Vacanza a Nuova York”.

Rubensteins riapre i battenti all’insegna del Made in Italy
New Orleans, Louisiana - A distanza di due anni dai tragici eventi dell’urgano Katrina, lo storico outlet Rubensteins, situato nel cuore dell’antico business district di New Orleans, riporta il Prêt-à-porter nella Città del Delta con una tre giorni dedicata alla moda maschile Made in Italy. L’evento è organizzato nell’ambito delle attività che l’ Istituto nazionale per il Commercio Estero (Italian Trade Commission negli States) dedica alla promozione e alla distribuzione dei prodotti di eccellenza italiani fuori dalle piazze convenzionali come New York, Los Angeles o Las Vegas. Un’occasione per conoscere le ultime novità di firme come Zegna, Brioni e Santoni e per celebrare l’apertura del nuovo store dopo i lavori di ristrutturazione resi necessari in seguito ai danni causati dall’uragano nell’agosto 2005.
- “Per la riapertura del primo piano dell’edificio, giovedì 11 ottobre verrà organizzata una cena di gala a cui sono stati invitati i nostri principali top customers” dichiara David Rubenstein, titolare assieme ai fratelli Andre e Kenny del negozio situato all’angolo tra Canal Street e St. Charles Avenue.
- Sarà una serata particolare, durante la quale i clienti più affezionati avranno la possibilità di prendere confidenza con il nuovo showroom e con il suo rinnovato design. L’evento è stato distribuito sui due piani dello store; una volta serviti gli antipasti ed il primo, gli ospiti saranno invitati a salire al piano superiore per gustare il dessert. Non mancheranno le occasioni per conoscere le ultime novità e le nuove collezioni per la prossima stagione. Le giornate di venerdì 12 e sabato 13 saranno infatti dedicate al Trunk Show di Brioni, Ermenegildo Zegna e Santoni, per il quale sono attese centinaia di presenze. Sebbene i numeri e la percezione comune sembrano ostinarsi a ricondurre il mercato dell’alta moda americana all’interno del triangolo New York-Los Angeles-Las Vegas, qui a New Orleans, grazie anche al lavoro che da generazioni Rubesteins porta avanti, esiste una piazza solida che fa riferimento ad un pubblico estremamente esigente.
- “Non è la prima volta che organizziamo eventi simili” continua David Rubenstein, “e la risposta della città si è sempre dimostrata entusiastica. Nel corso degli anni la nostra tradizione ha saputo distinguersi per la qualità delle selezioni e per la lungimiranza delle nostre scelte; risultati che sono il frutto di un lungo ed attento lavoro che ha impegnato la famiglia Rubenstein per tre generazioni”.
- David Rubestein ha sempre creduto nella qualità del prodotto italiano e continua facendo notare che: “All’inizio degli anni 70, quando il mercato era ancora in via di sviluppo ed i prodotti del made in Italy qui a New Orleans non erano così conosciuti, feci un viaggio in Italia. Ricordo di essere rimasto stupefatto dalla bellezza e dalla cura degli abiti nelle boutique e per le strade. Noi di Rubenstein in quegli anni fummo i primi a portare Ermenegildo Zegna negli Stati Uniti. Ordinai 40 completi con giacca italiana e pantalone americano. I vestiti rimasero in vetrina per tre mesi senza che nessuno ne comprasse uno, mio padre non faceva che ripetere che nessuno avrebbe mai speso 400 dollari per un vestito italiano. Poi un giorno un uomo entrò in negozio e disse che voleva il vestito più bello che avevamo per un’occasione particolare. Da quel momento non abbiamo più smesso di venderne".
- Nominato “Best Men’s Specialty Store” da GQ e “Best of Class 2007” da Esquire, Rubensteins continua a mantenere la sua fedeltà nei confronti dei marchi italiani, largamente presenti nelle selezioni moda uomo e che, a conti fatti, rappresentano il 50% delle vendite dello store.

Just Cavalli, un’astronave chic sulla Quinta Strada
1350 metri quadri dominati dal bianco, da giochi di specchi, forme rotonde
e illuminazioni a fibre ottiche. Galassie e astronavi hanno ispirato
Roberto Cavalli e l’architetto Italo Rota nel design di Just Cavalli Fifth
Avenue, la boutique sulla Quinta Strada inaugurata il 7 settembre, nel
pieno della Fashion Week newyorchese. A festeggiare lo stilista italiano,
tra flash di fotografi, champagne e gli effetti di luce studiati per l’occasione
dal light designer Simon Costin, c’erano tutte le testimonial del
brand: da Demi Moore a Jennifer Lopez, da Jessica Simpson a Tyra
Banks.
- A due passi da Gucci e dal Museum of Modern Art, il nuovo store su
due piani è il fiore all’occhiello di un marchio in crescita
costante: il fatturato del solo abbigliamento, tra il 2005 e il 2006, ha
segnato un +43%.
- Negli Stati Uniti c’erano già cinque monomarca Just Cavalli,
due a Las Vegas e Los Angeles, una a Bal Harbor. La collezione è inoltre
distribuita in oltre 270 punti vendita tra cui Neiman Marcus, Saks
Fifth Avenue e Nordstrom. Alle ventisei boutique sparse nei quattro angoli
del pianeta si aggiungeranno nei prossimi mesi quelli di San Diego, Atlantic
City, Boca Raton, Pechino e Macao. Le vendite di Just Cavalli nel
mercato americano sono pari al 15% del fatturato, una percentuale destinata
a salire al 20% secondo le previsioni aziendali per il 2007.
- "Tengo molto a questo progetto – ha dichiarato lo stilista fiorentino
all’opening newyorchese – Just Cavalli sta diventando un brand
sempre più sofisticato, più simile a quello che la linea Roberto
Cavalli era agli inizi”. Una conferma della strategia avviata da qualche
stagione: differenziare la linea giovane creata nel 1997, guidarla verso
uno stile più sobrio rispetto al passato, renderla autonoma e completa
con una collezione che oggi, oltre all’abbigliamento uomo e donna, comprende
anche pelletteria e accessori (in licenza a Ittierre), gioielli (Morellato),
una linea eyewear (Marcolin), orologi (Sector), intimo (Albisetti) e profumi
(ITF).
- Tra i progetti americani di Roberto Cavalli, c’è anche l’apertura
di un ristorante modellato sul Cafè Giacosa di Firenze e il Just
Cavalli Cafè di Milano. I rapporti con gli Stati Uniti potrebbero
stringersi ulteriormente se, come si mormora da mesi, la griffe aprirà a
investitori esterni. A giugno Roberto Cavalli aveva detto: “Ci sono
stati un paio di fondi americani, i più brillanti del momento, che
mi hanno avvicinato. E che ho deciso di ascoltare perché ero curioso
di sapere quale sarebbe stato il valore attribuito all’azienda al
traguardo dei 40 anni di attività". Secondo il settimanale
economico “Il
Mondo” la valutazione si aggira tra 1,2 e 1,4 miliardi di euro. A
spingere lo stilista verso alleanze finanziarie sarebbe la prospettiva
di l’espansione
nei settori che più gli fanno gola: “l'abbigliamento maschile,
gli accessori, le fragranze". La carriera di Cavalli è decollata
35 anni fa con una sfilata alla Sala Bianca che fece scalpore per
i patchwork di daino e stampe su denim. Nel 2007 lo stilista ha firmato
una mini-collezione per il colosso svedese H&M, distribuita in 200
store in tutto il mondo.
- Le vendite complessive del gruppo Cavalli hanno toccato 150 milioni
di euro nel 2006. Per l’anno corrente si aspetta una crescita del
25%.

La Perla, JH Partners investe sul rilancio
- Nel 1954 Ada Masotti apre a Bologna un laboratorio di confezioni.
Dalla fusione tra abilità artigianale, attenzione alla qualità e
all’immagine nascono i seducenti corsetti La Perla. Cinquantatre
anni dopo la storia del marchio continua negli Stati Uniti. La famiglia
Masotti ha ufficializzato la cessione della maggioranza dei capitali a
JH Partners, società di private equity di San Francisco specializzata
in marketing e investimenti in aziende di medie dimensioni ad alto
potenziale di sviluppo.
- L’accordo era nell’aria da tempo e preannuncia il rilancio
dell’azienda leader della lingerie, costretta negli ultimi anni
a ridimensionare il giro d’affari, passato da 210 milioni del 2005
(con 25 milioni di perdite) ai 190 milioni previsti per il 2007.
- “Facciamo un volume limitato di investimenti e di solito scegliamo affari
in cui sappiamo di fare la differenza. Abbiamo avvicinato La Perla e dedicato
molto tempo a conoscere la famiglia. Hanno un brand e una storia favolosa” ha
dichiarato John C. Hansen, presidente di JH Partners in un’intervista
concessa a “Women’s Wear Daily”. Hansen ha fatto capire che
il mercato americano coprirà un ruolo chiave nella ripresa internazionale
del marchio italiano: “Non credo – ha detto – che La Perla
sia conosciuta come dovrebbe negli Stati Uniti. Pensiamo ci siano molte opportunità di
distribuzione”. Hansen ha indicato nell’Europa dell’Est e
nel Medio e Estremo Oriente altre aree di espansione.
- La prospettiva ha conquistato Alberto Masotti, figlio della fondatrice
di La Perla: “Negli ultimi anni – ha spiegato - istituzioni
finanziarie, gruppi, fondi di ogni tipo hanno molto premuto per entrare
nella composizione societaria della nostra azienda. JH Partners mi ha
convinto per varie ragioni. Per esempio la presenza delle cinque maggiori
università statunitensi (Yale, Harvard, Princeton, Stanford e MIT,
ndr) tra i soci fondatori”.
- Alberto Masotti sarà confermato alla presidenza. Nel nuovo consiglio
di amministrazione siederanno anche figlia Anna, responsabile della direzione
artistica del gruppo da ora in poi delegata all’immagine e alla
comunicazione, e la moglie Olga, a lungo supervisor della collezione prêt-à-porter.
Il ruolo di amministratore delegato andrà a Jeff Hansen, fratello
di John e partner della JH Partners.
- Il fondo californiano spera di ripetere e superare il successo ottenuto
con Frette, l’azienda italiana di biancheria di alta gamma rilevata
nel 2006 e rimessa in piedi con un’iniezione di 107 millioni di
dollari. “Frette era ridotta male. Tutto funzionava in modo insoddisfacente,
la produzione, il management, il business alberghiero, la distribuzione.
Ora va molto meglio e non ci sono problemi finanziari”.
- Nel caso di La Perla il pareggio nel fatturato è previsto per il
2008. La società bolognese controlla i marchi Marvel, Black Label by
La Perla, La Perla Mare, La Perla Prêt-a-Porter e GrigioPerla (uomo).
Gestisce 63 monomarca tra cui nove negli Stati Uniti, paese dove nel
2004 registrava profitti attorno ai 23 milioni di dollari. Di recente
l’azienda ha inaugurato punti vendita a Bangkok, Pechino, Mosca
e Hanoi. A inizio 2007 ha scommesso sugli accessori con due accordi pluriennali.
Con Baldan per la confezione di calzature top level, e con Finduck, casa
madre di Mandarina Duck, per una collezione di borse da lanciare a livello
internazionale.

Dopo Vogue, anche Bazaar rinnova la sua veste online
Dopo il completo “makeover” di Vogue Online, anche Harper’s
Bazar sta lavorando a una rinnovata veste per il suo sito web ufficiale, www.bazaar.com.
La rivista ha recentemente concluso un accordo con Sarah Cristobal, intraprendente
29enne nata a Barcellona, che inizierà la sua attività come
web editor del nuovo sito a partire dal 24 settembre.
- Sarah Cristobal si occuperà della programmazione editoriale giornaliera,
della direzione artistica del materiale video, e della sperimentazione di
nuove funzioni interattive. La Cristobal aveva già avuto modo di
dimostrare la sue competenza nel mondo del web come redattore associato
della rivista Style.com; la sua esperienza era cominciata con alcuni
contributi per alcuni magazines online come Interview, Radar e ESPN;
la Cristobal aveva anche rivestito il ruolo di redattore associato del magazine
per uomo Gear, poi fallito.
- Il settore delle vendite online di accessori e vestiario è in continua
espansione, e rappresenta per molte aziende una percentuale sempre crescente
del fatturato globale. Secondo un recente studio di Forrester Research,
nel panorama internazionale le vendite online di capi d’abbigliamento
e di accessori di moda hanno raggiunto un fatturato di oltre 18 miliardi
di dollari nel 2006, e si prevede che cresceranno fino a raggiungere
i 22,1 miliardi alla fine del 2007.
- E’ pero da notare come l’industria italiana della moda sia ancora
in larga misura esclusa dal mercato mondiale delle vendite sul web: lo dimostra
una classifica redatta da Nielsen/NetRatings, che indica la top ten dei
maggiori punti vendita del mercato online della moda a livello internazionale,
aggiornata a luglio 2007.
- Con poche sorprese, in cima alla lista spunta eBay, con vendite online
di accessori e capi d’abbigliamento per un
totale di 2,98 milioni di articoli, e con una spesa media per compratore
piuttosto bassa (di circa 35 dollari); il mercato di eBay rappresenta
per sempre più utenti una risorsa inesauribile di prodotti dell’industria
della moda: su eBay, il cliente online può trovare capi griffati
a prezzi bassissimi, sia per il meccanismo delle vendite all’asta,
sia perché spesso i capi – dai vestiti agli accessori di lusso,
inclusi marchi come Prada, Chanel, Gucci o Tiffany - sono di seconda
mano. Come leader, eBay studia continuamente nuove misure per combattere
i falsi.
- Al secondo posto si trova il mercato di vendite online di Victoria’s
Secret, il cui sito offre, oltre alla biancheria intima, un’ampia
selezione di costumi da bagno, accessori, scarpe e prodotti cosmetici: Victoria’s
Secret ha raggiunto a luglio un totale di 663.000 vendite, con una spesa
media per cliente tra le più alte (di quasi 200 dollari). Con un
totale di 568.000 vendite online, e una spesa media di circa 70 dollari,
segue J.C. Penney & Co., che tra l’altro ha ottenuto il quarto
posto a livello mondiale per soddisfazione dei clienti nelle vendite online
secondo un recente studio di ForeSee Results. Vengono poi Chadwick’s,
L.L.Bean, Lands’End, Coldwater Creek, Lane Bryant, QVC e Kohl’s. Il
crescente mercato delle vendite online di abbigliamento e accessori rappresenta
una sfida che l’industria italiana della moda dovrebbe affrettarsi
a cogliere al più presto.

Adriano Goldschmied: “Insieme a Dahan per cambiare la storia del denim”
Il guru del denim rilancia. Adriano Goldschmied, designer italiano residente
in California, si è unito a Jerome Dahan per sfidare il mercato
del premium jeans.
- La Citizens of Humanity di Dahan ha acquisito GoldSign, marchio creato
da Goldschmied nel 2005 e rapidamente diventato sinonimo del luxury
denim statunitense. I numeri dell’accordo sono avvolti nel segreto ma i
due partner prevedono vendite per 150 milioni di dollari nel 2008, un netto
balzo in avanti rispetto ai 120 milioni ottenuti sommando gli introiti
delle società nel 2007. “La fusione offre a entrambi una piattaforma
più grande. Il risultato metterà paura alla concorrenza.
La combinazione della nostra esperienza, di risorse e visioni ci permetterà di
scrivere insieme il prossimo capitolo della storia del denim” promette
Goldschmied.
- “Adriano è stato il mio mentore per lungo tempo e la sua
conoscenza del denim non ha pari. Senza di lui l’industria del premium
jeans non esisterebbe neppure” ha dichiarato Dahan.
- In seguito al nuovo accordo, Goldschmied lavorerà al fianco di Dahan
nel ruolo di vice-presidente esecutivo allo sviluppo di Citizens e manterrà l’autonomia
creativa nel design di GoldSign, destinato a rimanere un marchio
di punta distribuito in boutique esclusive.
- Citizens of Humanity ha acquistato anche il Laundry Atelier aperto
da Goldschmied a Vernon, California, con un investimento di un milione
di dollari. Il Laundry, pensato per proteggere la privacy delle ultime
fasi del processo produttivo, diventerà un vero e proprio laboratorio
per l’ideazione di trattamenti innovativi dei tessuti.
- La sinergia tra Citizens of Humanity e GoldSign segna un ulteriore
rivouzione nel settore del denim in rapido cambiamento. L’esempio
più eclatante è stato pochi mesi fa l’aquisizione
di Seven For All Mankind da parte di Greensboro. Proprio Jerome Dahan è stato
tra i fondatori di Seven For All Mankind che ha poi lasciato nel 2003 per dare
vita a Citizens of Humanity. Nel 2006 ha ceduto la maggioranza della società al
fondo di private equity americano Berkshire Partners, la cui quota è stata
ridimensionata con l’ingresso di GoldSign come socio di minoranza.
- All’inizio degli anni Ottanta Adriano Goldschmied ha rivoluzionato
il panorama del denim con Genius Group, incubatore della creatività e
trampolino per nuovi brand. All’interno di Genius Group sono nati
marchi del calibro di Replay, creato nel 1981 insieme a Claudio Buziol,
e Diesel, progetto avviato con Renzo Rosso, l’imprenditore visionario
che verso la metà del decennio ha acquisito il controllo del gruppo. All’inizio
degli anni Novanta Goldschmied ha lasciato l’Italia per proseguire
negli Stati Uniti l’esplorazione delle mille possibilità del
denim. In California ha ideato marchi come A Gold E, vintage jeans da donna,
e AG Adriano Goldschmied, ora controllata dal manager coreano Yul Ku, capo
della Koos Manufacturing. Nel 2002 il designer italiano si è cimentato
nella linea uomo. Tre anni dopo, mentre cominciava l’avventura GoldSign, è arrivato
il Premio Pitti alla carriera.
- Di recente l’instancabile Adriano
Goldschmied ha collaborato con Evisu, brand globale del denim, per realizzare
la collezione Evisu Goes Hollywood, 50 capi in jeans e jersey con prezzi
compresi tra 100 e 400 dollari.

Quattro zampe in passerella: è la Pet
Fashion Week newyorchese
- Un settore di nicchia non ancora sufficientemente esplorato dall’industria
italiana, quello dei prodotti di lusso per animali domestici, sta
vivendo un vero e proprio boom negli Stati Uniti, come ha dimostrato il successo
della seconda annuale Pet Fashion Week di New York, che si è tenuta
dal 18 al 19 agosto al Metropolitan Pavilion nel quartiere della “creative
upper class” di Chelsea.
- Più che una semplice fiera per compratori ed espositori internazionali,
la Pet Fashion Week ha promosso anche una serie di simposi dedicati
a strategie di marketing e promozione per questa nicchia in espansione
della fashion industry internazionale, un settore di cui gli Stati
Uniti rappresentano il leader nel mercato internazionale.
- Gli sponsor di questa edizione della Pet Fashion Week sono marchi
ormai noti in un settore in continua crescita: Pet Elite, PupStyle.com,
Luxury Pet Pavilion, Les Poochs, Pet’s World, Faceatelier, The Powder
Group, Leashes and Lovers, Ilama Product, White Wolf Group, Four
Paws Grooming, Pet Business, New York Dog, Hollywood Dog, e City Pet Guide.
- La Pet Fashion Week ha presentato in passerella le creazioni di
15 designer destinati a diventare i pionieri di un settore in continuo
sviluppo: tra questi Andrea Levine di Andrea Levine Jewelry, Robin
Rive di Country Life New Zealand, Malucchi di DJ Pets, Mikael Besnainou & Betsy
Bes di Dog in Paris, Carol Blanchette & Sherry Raposa di Emma Rose
Design, Suyun Kim per Hip Doggie, Joanie Dhillon per Idawg Clothing,
Ann & Björn Gärdsby per Mos Manfred of Sweden, Katie Horberg & Brenda
Glaser Baranek per One Lucky Dog Couture, Janet Lee per Petote, Carmen
Slaven per Sweet Pea, Biscuit & Jam, fino all’italiana Jessica
Stentarelli di For Pets Only srl, una delle più conosciute aziende
italiane di prodotti di lusso per i sempre più viziati amici a quattro
zampe.
- I 175 espositori internazionali hanno presentato i loro prodotti, inclusi
cucce e lettini di lusso, tute, giubbetti e cappellini, cibi organici e
prodotti per la cura e la pulizia del pelo, nonché gioielli, accessori,
profumi, collari e guinzagli griffati. Nonostante il mercato più forte
sia quello americano, si sono presentati compratori provenienti da
ogni parte del mondo, e in particolare europei, asiatici, sudamericani,
russi e australiani.
- Secondo statistiche dell’American Pet Product Manufacturers Association,
il 63 percento delle famiglie americane possiede un animale domestico:
questo ammonta a un totale di circa 88 milioni di gatti, 74 milioni
di cani, e 142 milioni di pesci rossi. L’industria di prodotti per
animali domestici fattura negli Stati Uniti circa 40 miliardi di dollari
(oltre 30 miliardi di euro) l’anno, inclusi 16 miliardi spesi ogni
anno in prodotti alimentari per animali, 20 miliardi spesi per visite
veterinarie e medicine, e circa 4 miliardi di dollari spesi in giocattoli,
abbigliamento, accessori, e dog-sitters.
“Vogliamo presentare ai compratori di tutto il mondo i prodotti più innovativi,
sofisticati e all’avanguardia dedicati agli animali domestici” ha
detto Mario Difante, direttore esecutivo e socio fondatore della Pet
Fashion Week, “e mostrare ai media la qualità di ciò che
oggi viene prodotto a livello internazionale per questo settore”. Il
sito ufficiale della manifestazione è all'indirizzo www.petfashionweek.com.

Gli orologi Galliano alla Morellato
Con una previsione di fatturato di 270 milioni di euro nel 2007 e una serie di nuovi accordi, il gruppo Morellato procede la scalata del mercato internazionale. Il colpo grosso, segnato a metà settembre, è la licenza esclusiva per la produzione di orologi targati John Galliano.
- L’intesa con Les Jardins d’Avron, che cura il prêt-à-porter dello stilista nato a Gibilterra da genitori spagnoli, durerà dieci anni. La linea Galliano/Morellato debutterà alla fiera di Basilea dell’aprile 2008.
Il designer sarà direttamente responsabile di tutte le decisioni creative e stilistiche del progetto ispirato a un’idea chiave: lanciare ogni anno una nuova collezione, costruita attorno a un modello base declinato in diverse varianti.
- “Siamo estremamente felici della collaborazione con il brand Galliano che per noi rappresenta l’essenza del lusso contemporaneo” ha dichiarato Massimo Carraro, boss di Morellato. Carrano promette “segnatempo originali, Swiss made, decisamente differenti dai prodotti di massa che attualmente affollano il mercato della moda”. I prezzi, fanno sapere i portavoce di Galliano, si aggireranno intorno ai 1500 euro.
- Lo spirito irriverente di John Galliano fa presagire orologi eccentrici, come gli abiti creati per la Maison Dior di cui è direttore artistico dal 1997. Esperto di storia del costume, lo stilista inglese ama provocare con abiti eccentrici che ammiccano ad ambienti o eventi storici particolari. Lo scorso luglio, in occasione dei 60 anni della casa francese, ha scelto l’Orangérie di Versailles per una sfilata ispirata ai geni della pittura, da Goya a Picasso.
- Il designer è legato all’Italia anche attraverso IT Holding SpA a cui ha affidato la produzione di una seconda linea donna che porta il suo nome. La collezione è prodotta interamente nel nostro paese ma guarda soprattutto ai mercati degli Stati Uniti, del Medio Oriente e dell’Europa dell’Est.
- Oltre a creare l’asse del lusso con Galliano, negli ultimi tempi Morellato ha lavorato al rafforzamento della rete di distribuzione. Confermata per metà settembre l’acquisizione del D.I.P., Diffusione Italiana Preziosi, società che, attraverso Bluespirit, controlla una catena di franchising con 287 punti vendita in dieci paesi. Al momento non sembra ci siano piani di apertura di store Bluespirit negli Stati Uniti.
- L’operazione D.I.P., ha commentato Carraro, “permette al gruppo di completare l'integrazione verticale della filiera, dal disegno dei gioielli e degli orologi, fino alla loro commercializzazione”.
- L’azienda nata a Bologna nel 1930 come produttrice di cinturini per segnatempo, ha raggiunto dimensioni importanti nell’arco di vent’anni. Nel 2000 ha scoperto il business dei gioielli easy chic, pezzi di qualità ma facili da portare, che accostano acciaio e pelle a oro e pietre. La holding gestisce numerosi marchi di proprietà e su licenza: Molecole, Sector, Philip Watch, Just Cavalli Jewels e Time, Miss Sixty Jewels e Time, Roberto Cavalli Timewear, Moschino Hours&Minutes e Pirelli PZero Tempo. Presente in 45 paesi (Sector Usa ha sede a New York), Morellato ha aperto di recente un flagship store a Shanghai. In Europa i mercati principali sono Francia, Germania e Spagna. Mentre Cina e Giappone si sono rivelati aree di grande interesse, gli Stati Uniti vanno più a rilento e potrebbero essere il terreno in cui investire nel prossimo futuro.

La “guerra” delle borse
- I colossi della moda italiana battono in ritirata da Wall Street. Il 12 settembre scorso il consiglio di amministrazione di Benetton Group ha deliberato la cessazione volontaria della quotazione e registrazione delle proprie azioni dal più blasonato listino del mondo, il New York Stock Exchange, dopo oltre 17 anni di onorata presenza. L’avventura era iniziata con la quotazione al NYSE l’8 giugno del 1989.
“La decisione è stata presa alla luce di un processo di globalizzazione dei mercati finanziari e dopo aver constatato che i volumi trattati alla borsa di New York sono molto contenuti e che i maggiori azionisti statunitensi trattano il titolo Benetton principalmente sulla borsa italiana”, si sono affrettati a spiegare i vertici del colosso di Ponzano Veneto. Ma forse, alla base della decisione della società, ci potrebbero essere anche altre ragioni.
- Con l’uscita di scena di Benetton, soltanto Luxottica continuerà a presidiare il segmento moda italiana del New York Stock Exchange. Non a caso, gli ultimi rumors relativi alle future quotazioni di aziende italiane del lusso come Prada, Piquadro, Salvatore Ferragamo e Versace parlano tutti di Piazza Affari come approdo più probabile delle operazioni di Ipo (Initial public offering). Sembrano così finiti i tempi in cui Leonardo Del Vecchio volava dall’altra parte dell’Oceano per suonare la campanella di Wall Street che annunciava il primo giorno di contrattazioni per quello che, di lì a poco, sarebbe diventato un punto di riferimento mondiale per la produzione di occhiali, Luxottica.
- Era il 23 gennaio 1990, i volumi trattati al Nyse non erano nemmeno paragonabili ai modesti multipli delle borse del Belpaese e le regolamentazioni richieste per la trattazione delle azioni certamente più snelle rispetto agli infiniti labirinti imposti dalla Consob alle aziende che volevano quotarsi. Da allora, tuttavia, molte cose sono cambiate. Gli scandali finanziari di inizio millennio, da Worldcom a Enron, tanto per citare i principali, hanno imposto una revisione dell’informativa richiesta alle aziende pubbliche quotate a Wall Street invertendo la snellezza burocratica a favore dell’Italia. Nonostante questo, l’America continuava a rappresentare il listino per eccellenza in termini di visibilità e movimenti. Anche questo primato è stato scalfito, se non del tutto annullato, dalla fusione di Piazza Affari con la Borsa di Londra consacrata dal via libera ricevuto l’8 agosto scorso dalle rispettive assemblee degli azionisti. “Esiste un enorme potenziale per le Ipo in Italia”, ha dichiarato Clara Furse, ceo del London Stock Exchange, “perché nel Paese vi è una cultura imprenditoriale molto vivace e il nostro lavoro è far sì che il mercato azionario risponda ai bisogni delle società garantendo un costo di capitale molto basso”.
- Nonostante la performance poco brillante di Alberta Ferretti, sbarcata in Borsa il 24 luglio scorso e subito penalizzata dal cattivo momento dei listini azionari, alcuni grandi nomi del lusso made in Italy hanno fatto intendere di preferire comunque la Borsa italiana a quella americana. Oltre a nomi più blasonati come Prada, Ferragamo e Versace che dovrebbero sbarcare sul mercato entro la fine del prossimo anno, anche Miss Sixty sembra aver optato per la via della Borsa. Il gruppo di Teramo avrebbe già preso contatti con alcune importante banche (tra cui Morgan Stanley e Merril Lynch) per una possibile Ipo in grado di sostenere le mire espansionistiche internazionali. Dopo aver inaugurato un negozio a Las Vegas, grande 240 metri quadrati, che va ad aggiungersi a quelli di Los Angeles, San Francisco, Dallas e Houston, Miss Sixty starebbe valutando la possibilità di espandere la propria rete di vendite oltre Oceano con l’apertura di altri cinque negozi negli Usa, da New York ad Atlanta, entro la fine di quest’anno.

Neiman Marcus taglia il traguardo dei 100 anni
Neiman Marcus, la catena del lusso che tanto ha contribuito al successo del made in Italy negli Stati Uniti, taglia il traguardo dei 100 anni. Il department store, fondato a Dallas nel 1907 da Herbert Marcus, la sorella Carrie e il cognato A. L. Neiman, celebra il compleanno con una serie di iniziative e la vendita di mini-collezioni realizzate per l’occasione da nomi di primo piano della moda internazionale.
- Qualche settimana fa Giorgio Armani ha brindato al retailer che, ha sottolineato, “è stato uno dei miei primi sostenitori ed è oggi uno dei miei più importanti partner”. "Armani è un’icona vivente e siamo molto felici che sia venuto a Dallas come nostro ospite d’onore al Crystal Charity Luncheon 2007, che quest’anno coincide con il nostro centesimo anniversario. - ha dichiarato Burt Tansky, presidente dell’azienda americana - Armani rappresenta il grande stile, l’eleganza, l’innovazione, che identificano anche Neiman Marcus, ora che ci impegniamo ad affrontare il nostro secondo secolo e guardiamo al futuro". Lo stilista italiano compare anche in un breve documentario promozionale sulla storia dei grandi magazzini texani.
- Neiman Marcus lo ha distribuito attraverso il sito web YouTube (vai
al video)
dove 75.000 persone lo hanno visto in tre giorni. Una scelta che conferma
l’interesse
per gli utenti del web, target di riferimento della catena di shopping
center fin dal 1999, l’anno del debutto nel commercio online con la
versione elettronica del ricchissimo catalogo pubblicato per la prima
volta sessant’anni
prima.
L’11 e il 12 ottobre la festa continua con una giornata a tema western e un party esclusivo nel department store di Dallas.
- Neiman Marcus Group gestisce 37 punti vendita in venti stati americani e due negozi Bergdorf Goodman a New York. Nel terzo quarter del 2007 la società ha superato il miliardo di dollari nei ricavi, un salto del +6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dall’ottobre 2005 è proprietà dei fondi di private equity TPG Capital e Warburg Pincus che hanno sborsato 5.1 miliardi di dollari per l’acquisto.
- L’azienda statunitense fu avviata con un’investimento iniziale di 25.000 dollari. Negli anni Venti Stanley Marcus, figlio di Herbert, entrò nell’azienda di famiglia e la guidò verso l’affermazione internazionale. A lui si deve, nel 1938, l’invenzione del Neiman Marcus Award, che per decenni ha premiato stilisti e professionisti della moda con meriti particolari. Nel palmares dei vincitori figurano molti nomi italiani: da Salvatore Ferragamo a Roberta di Camerino, da Missoni a Prada. Neiman Marcus è stato il primo grande magazzino americano a importare la maglieria italiana, uno dei nostri cavalli di battaglia nel mercato statunitense.
- Non stupisce dunque che tantissimi articoli a edizione limitata prodotti in occasione del centenario siano targati made in Italy. Gucci ha proposto una variazione del classico mocassino, Prada ha disegnato una borsetta in coccodrillo rosa acceso mentre Valentino ha scelto il rosso fuoco per la Rosette Bag. Alberta Ferretti ha giocato con diverse variazioni del grigio, Loro Piana ha firmato un poncho dal collo di pelliccia, Dolce & Gabbana un abito in seta maculata.

Fashion-digest
- L’industria italiana pensa allo slowear come risposta ecologica alla fast-fashion
Chiunque faccia spesso shopping presso H&M o Zara, sa che i cicli della moda (collezioni, sfilate, consumo) stanno diventando sempre più brevi: i designer preparano nuove collezioni sempre più frequentemente, e il passaggio dalla passerella alle boutique è ormai cosa di pochi giorni o settimane. La cosiddetta “fast fashion” è naturalmente un grande business dei nostri giorni, e un trionfo delle strategie di marketing: nuove collezioni appaiono e scompaiono nel giro di pochi mesi, forzando i consumatori a rinnovare continuamente il loro guardaroba non in base alla necessità, ma forzati dalle strategie di marketing, perché ciò che hanno acquistato oggi è già fuori moda nel giro di pochi mesi.
Ma alcune aziende italiane hanno deciso di andare controcorrente,
e l’azienda italiana Slowear ha deciso di promuovere una
diversa etica del vestire e del consumo di moda. La loro collezione
non è soggetta
a continue revisioni e aggiornamenti, ma produce oggetti classici,
sempre attuali, e di assoluta qualità: con Slowear si pagano
la qualità e la durata del prodotto, che può essere indossato
per anni senza dover essere buttato la stagione successiva. Fondata
dai fratelli Roberto e Marzio Compagno, l’azienda riunisce firme storiche
e con decenni di esperienza artigianale nel campo della moda di qualità,
e si ispira al modello di Slowfood, il movimento nato nel 1989
come risposta ai fast food americani di Mac Donald's, e che si è focalizzato
sull’enfasi data alla qualità della cucina locale, all’uso
di ingredienti organici, al rispetto delle tradizioni.
- The Make up Show arriva a Miami a Febbraio
L’edizione 2008 di “It’s Showtime – The Make-up Show”, la manifestazione internazionale dedicata ai professionisti del make-up e della cosmesi, sarà ospitata al Convention Center di Miami dal 24 al 25 febbraio. Tra le aziende partecipanti, Stila, Billy B., Face Atelier, Obsessive Compulsive Cosmetics, Temptu, Lord & Berry, Auraline e Crown Brushes. La manifestazione, fondata nel 2006 con The Powder Group, è dedicata interamente al settore del trucco, dei prodotti cosmetici e delle nuove tendenze nel mondo del make up. L’edizione 2008 ospiterà oltre 40 tra seminari, workshops e simposi dedicati agli ultimi trend e alle più recenti tecnologie in fatto di make-up: tra i temi della prossima edizione, i trucchi dedicati alle donne di colore.
- Il Gianni Versace Home Design va sul Web
Apre il sito ufficiale della collezione di arredamento per interni di Gianni Versace, che presenterà ad un’utenza internazionale innovative visioni high-tech per il mondo dell’interior design di lusso. Il sito web consente agli utenti di scaricare cataloghi dell’intera collezione Versace Home per interni, ma offrirà anche ad architetti e arredatori la possibilità di scaricare immagini tridimensionali dei diversi pezzi e articoli d’arredamento, che i designer potranno anche integrare nei loro software di progettazione. Il fatturato della collezione per interni di lusso di Versace è salito a 62 milioni di euro nel 2006 (78 milioni di dollari). Nonostante il sito ufficiale per il momento non preveda la possibilità di acquistare prodotti online, l’e-commerce sarà il target del prossimo anno, secondo un portavoce di Versace Home. Il sito è su www.versacehome.it/.
- Calzoleria Italiana negli Usa. Botticelli apre un punto vendita a Phoenix
Botticelli aprirà un punto vendita al Biltmore Fashion Park di Phoenix questo ottobre. Per l’azienda italiana, specializzata in calzature in pelle, borse e accessori, quello di Phoenix sarà il primo negozio in territorio americano. La nuova linea che Botticelli presenterà nel suo atelier al Biltmore Fashion Park sarà dedicata ad una passione tutta americana, quella del golf. E secondo la casa italiana, Phoenix non potrà che dimostrarsi un mercato attraente, dal momento che è considerata la capitale mondiale di questo sport. Secondo Mary Boyd, portavoce di Westcor, che gestisce la maggioranza degli shopping center al Biltmore Fashion Park, l’azienda italiana ha scelto Phoenix come prima destinazione americana anche per la sua popolazione giovane, la sua attrattività come meta turistica, l’abbondanza di hotel di lusso di fama mondiale, e una crescente domanda di beni di lusso.
- In Florida il nuovo punto vendita di Brioni
Con l’apertura a Bal Harbour del suo primo punto vendita monomarca
in Florida, Brioni continua la sua espansione verso il mercato americano,
dopo le tre boutique di New York, quella di Aspen in Colorado, quelle di
Beverly Hills e di Las Vegas. La nuova boutique si trova all’interno
del Bal Harbour Shops Mall: il negozio ospita le collezioni uomo e donna
del brand, oltre a mettere a disposizione della clientela un servizio di
sartoria su misura. Nel 2008 è inoltre prevista l’inaugurazione
di un quarto shop a New York, questa volta a Wall Street; inoltre la maison
italiana sta anche valutando altre aperture in nuove città americane.
E Brioni non si limita all’America: tra la fine del 2007 e il 2008
ulteriori indirizzi (a gestione diretta o in franchising) sono previsti
nella lussuosissima Dubai, a Baku in Azerbaijan, a Seoul, Hong Kong, Almaty
in Kazakhistan, Kuala Lumpur, Macao e Jakarta.
- Cristina Ortiz nominata nuovo direttore artistico del prêt-à-porter di Ferragamo
Ferragamo ha assunto Cristina Ortiz come nuovo direttore artistico per il prêt-à-porter, dopo l’uscita di scena di Graeme Black ai primi di Settembre.
Secondo il direttore esecutivo Michele Norsa, l’assunzione di Ortiz arriva in un momento perfetto per la storica azienda fiorentina, che ha deciso recentemente di aprirsi agli azionisti con una prima offerta pubblica che avverrà agli inizi del 2008 (alcuni incontri con i primi azionisti sono previsti già a ottobre).
Nativa delle isole Canarie, la Ortiz entrerà a far parte del gruppo Ferragamo in Ottobre, e si occuperà della direzione artistica del ready-to-wear per le collezioni autunno-inverno 2008 e 2009. James Ferragamo, nipote del fondatore Salvatore, continuerà a occuparsi della collezione accessori. La Ortiz ha recentemente dichiarato: “Firenze rimane un punto di riferimento a livello mondiale per l’assoluta qualità e per la tradizione delle lavorazioni artigianali: in entrambi i campi, Ferragamo è sempre stato un eccellente protagonista.”
L’espansione dei suoi punti vendita negli Stati Uniti e in Asia continua ad essere una priorità per l’azienda: recenti aperture includono una boutique a Scottsdale (Arizona), e una a Philadelphia. Aperture previste per il prossimo anno sono a Topanga Canyon (California), Troy (Michigan), e St. Thomas (Virgin Islands). In Russia sono previsti due monomarca a Mosca e a Yekaterinburg. E due nuovi atelier in Cina, a Pechino e Chengdu, sono stati recentemente inaugurati, in previsione dei giochi Olimpici del 2008.
- La regina del rock contro Hogan
Hogan ha recentemente dedicato una sua nuova linea di borse e accessori alle donne della cultura post-punk e radical chic, ma ha fatto un grave errore quando ha deciso di ispirarsi, per una borsa in pelle di pony, chiamata “The Chrissie”, alla regina del rock Chrissie Hynde, cantante dei Pretenders. La Hynde infatti, insieme ad altre personalità della musica e dello spettacolo come Pink, Kathleen Hannah e Joan Jett, è stata per tutta la vita una strenua attivista per i diritti degli animali, collaborando con la PETA in moltissime occasioni, e ha deciso di fare causa alla Hogan. Chrissie ha recentemente dichiarato: “Non credevo di essere il tipo che potesse mai fare causa a nessuno. Ma appena ho saputo che il mio nome sarebbe stato utilizzato per pubblicizzare moda fatta con pelli di animali morti, ho considerato l’opzione di una causa legale con i miei collaboratori della PETA. All’inizio ho pensato che fosse uno scherzo oltraggioso, sconsiderato e di cattivo gusto.”
- “50 anni di Stile Italiano”: ecco perché Vogue Italia rimane la più autorevole rivista di moda al mondo
Una mostra celebra 50 anni di Vogue Italia, l’edizione italiana della storica bibbia dello stile di Condè Nast. Negli ultimi anni Vogue Italia ha raggiunto una posizione di assoluto e incontrastato primato nel mondo della moda, nonostante abbia una tiratura di sole 145.000 copie, e sia scritto in italiano: dunque il meno commerciale di tutti i Vogue internazionali, eppure il più autorevole per la qualità assoluta delle sue immagini e per la sua capacità di continua sperimentazione nei contenuti. Nel luglio 2005, il reportage fotografico di Steven Meisel “Makeover Madness”, che ritraeva le più belle modelle del mondo, tra cui Linda Evangelista, in shockanti immagini “prima, durante e dopo” interventi di chirurgia plastica, fece scalpore a livello mondiale. Nel 2006, lo stesso Meisel avrebbe dedicato al clima del post 11 settembre lo shockante reportage fotografico “Set of Emergency”.
Con simili contenuti, Vogue Italia riesce a rompere ogni linea di demarcazione tra alta moda, reportage sociale e arte, tanto da convincere il New York Times a ribattezzare Vogue Italia “the world’s most influential fashion magazine”.
La mostra Vogue Italia “50 Years of Italian Style” presenta 50
immagine iconiche dall’archivio di Vogue Italia, che coprono un periodo
che va dagli anni 60 fino ai giorni nostri. Fotografi del calibro di
Steven Meisel, Paolo Roversi, Bruce Weber, Oliviero Toscani, Gian Paolo
Barbieri, David Bailey e Peter Lindburgh catturano Isabella Rossellini,
Sophia Loren, Cindy Crawford, Monica Bellucci, Naomi Campbell, Linda Evangelista
negli abiti delle più grandi case di moda italiane, da Valentino a
Gucci, da Ferrè ad Armani, da Versace a Prada. “Ho voluto che
Vogue Italia fosse lo specchio della società di oggi” dichiara
Francesca Sozzani, caporedattore di Vogue Italia, la cui leggendaria
entrata in scena dal 1988 ha trasformato la rivista italiana nel più influente
riferimento della moda al mondo.
- Le vendite Online sperimentano nuove strategie
Un numero sempre maggiore di rivenditori di abbigliamento e accessori online sperimenta continue innovazioni sul web: dai blog ai forum dedicati, da video e immagini che ispirino all’acquisto, a spazi personalizzati destinati ai clienti e ai loro commenti.
Uno studio della National Retail Federation del 18 settembre ha analizzato i piani di marketing di 150 rivenditori online per i prossimi 12 mesi. Secondo questo rapporto, il settore si fa sempre più competitivo, man mano che l’e-commerce si avvia a rappresentare una fetta sempre più consistente del mercato (secondo lo studio, l’e-commerce dovrebbe raggiungere il 18 per cento del mercato globale entro la fine del 2007). I maggiori rivenditori online sembrano concentrarsi adesso su alcune particolari strategie per rendere i loro siti più competitivi in un mercato in continua espansione: in particolare l’introduzione di immagini e reportage di lifestyle, che possano indirizzare ed educare il cliente all’acquisto, è sentita come una priorità assoluta.
- La crisi del dollaro americano mette a rischio l’Export italiano
Uno scarto sempre maggiore tra l’euro e il dollaro americano comincia a danneggiare le esportazioni di prodotti italiani. L’impennata dell’euro nei confronti del dollaro (attualmente a un fattore di cambio di 1,38 dollari) sta cominciando a preoccupare seriamente l’industria italiana. Le esportazioni italiane continueranno a crescere fino alla fine del 2007, ma potrebbero avere un indebolimento rispetto alle previsioni, secondo un rapporto stilato a giugno dalla Camera Nazionale della Moda Italiana.
Le esportazioni di tessuti, abbigliamento, pelletteria, scarpe e accessori italiani dovrebbero crescere, sempre secondo questo rapporto, del 3,7 percento, raggiungendo un fatturato di 42,17 miliardi di euro (o 58,15 miliardi di dollari) entro la fine del 2007. Questo rappresenterebbe una frenata alla crescita, considerando che l’espansione nell’export di questi tessuti nel 2006 era stata del 4,6 percento.

Eventi Moda ottobre 2007
-
10-13 ottobre 2007
BILL LOYA
Salt Lake City, UT
marchi promossi: Max Mara Collection, Lili Petrus, Pollini, Goffredo Fantini
-
11 e 13 ottobre 2007
STILETTO
Philadelphia, PA
marchi promossi: Giuseppe Zanotti, Roberto Cavalli, Alessandro Dell'acqua, Sergio Rossi, Claudio Merazzi
-
12-13 ottobre 2007
RUBENSTEIN
New Orleans, LA
marchi promossi: Brioni, Ermenegildo Zegna, Santoni, Armani, Etro, Diesel
-
26-27 ottobre 2007
GARYS & COMPANY
Newport Beach, CA
marchi promossi: Isaia, Gravati, Moreschi, Brioni, Corneliani

Statistiche I style – Il dato economico
- Continua il momento favorevole della pelletteria italiana al di là dell’Oceano.
Le esportazioni di prodotti made in Italy hanno registrato nei primi sette
mesi dell’anno una performance davvero eccezionale (+24,33%) posizionando
il Belpaese in seconda posizione assoluta nella lista dei principali fornitori
di pelletteria degli Stati Uniti.
I capi italiani venduti in Usa hanno
raggiunto un controvalore di poco superiore ai 354 milioni, inferiori
ai numeri registrati dalla Cina, primo esportatore di pelletteria in
America con una quota di mercato pari al 71% con oltre 3,3 miliardi
di dollari di venduto.
I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto diffuso
dal Dipartimento del Commercio americano che ha analizzato l’andamento
dei flussi d'importazioni tra gennaio e luglio 2007 dei principali
prodotti riconducibili al comparto della moda.
L’ottima performance
registrata dal settore della pelletteria non rappresenta tuttavia un caso
isolato nel vasto panorama della moda italiana. Sul versante dell’export
nel mercato a stelle e strisce, protagonista dei primi sette mesi dell’anno è stato
anche il comparto occhiali che ha registrato un incremento delle vendite
del +15,07% confermando la seconda posizione dell’Italia, ancora
una volta alle spalle della Cina (+12,49%). In questo caso, tuttavia,
il divario esistente tra i due Paesi risulta davvero risicato.

Il valore
delle esportazioni di occhiali italiani in America nel periodo gennaio-luglio
2007 si è attestato a 218 milioni di dollari (pari al 37,36% del
totale di mercato), contro i 281,77 milioni del gigante asiatico che
ha ottenuto il 45% del totale delle vendite.
Sul fronte delle materie
prime, da sottolineare il momento d’oro del cotone italiano. Nei
primi sette mesi dell’anno le vendite sono cresciute del 14,2% superando
per la prima volta i 100 milioni di dollari di controvalore, alle spalle
del Pakistan (215 milioni) e della Cina (317 milioni di dollari). Un’analisi
più approfondita dei dati mostra ancora più inequivocabilmente
le ottime prospettive di crescita dell’export di cotone in America.
Tra gennaio e luglio 2007, infatti, l’andamento delle vendite cinesi
ha segnato un incremento dell’8,39%, poco più della metà rispetto
alla performance italiana. Non solo. L’export di prodotti pachistani
ha registrato un andamento negativo, arretrando addirittura del 50%
rispetto allo stesso periodo di un anno prima. Crescita a due cifre, invece,
per i principali segmenti della moda italiana in America: abbigliamento
uomo, donna e calzature.
Nel primo caso, il valore delle vendite gennaio-luglio è arrivato
a superare i 408 milioni di dollari con una variazione del 10,14% in
più rispetto
allo stesso periodo del 2006. Questi valori consentono alla moda uomo
italiana di assicurarsi il 3% del totale delle quote di mercato, in
rialzo rispetto al 2,92% di un anno prima.
Più contenuta la performance
dell’abbigliamento donna che tra gennaio e luglio ha messo a segno
un incremento delle vendite del 9,74% a 341,4 milioni di dollari. In
questo caso l’Italia si è posizionata in 12esima posizione
nella lista dei maggiori esportatori di vestiti da donna in America alle
spalle Vietnam, Indonesia e Cina, primi tre classificati.
Ottima performance
anche per il comparto calzaturiero, in progresso del 10,4% a 704 milioni
di dollari, (6,25% del totale del mercato americano). In controtendenza,
invece, il comparto dell’orologeria le cui vendite hanno segnato
una flessione del 25,15% tra gennaio e luglio.
Male anche i gioielli
italiani. Le vendite di oreficeria sono diminuite di oltre il 12% consegnando
al Belpaese il 9,48% delle quote del mercato Usa. Un anno prima l’Italia
deteneva l’11,21% del totale delle vendite.

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