OTTOBRE 2007 | Newsletter | Volume 4 | Numero 66

 
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Italia Life in I Style
Fashion Bites. L’autunno caldo della moda italiana
  • Rilanci, scommesse, alleanze. L’autunno della moda italiana negli Usa si preannuncia bollente.  Basta sfogliare il numero del New Yorker di fine settembre, il magazine letto dagli americani più cosmopoliti e raffinati. Per capirlo basta leggere l’articolo dedicato a “Mondo Donatella”, l’erede della creatività Versace. La direttrice artistica della maison è protagonista di un lungo reportage. Un viaggio attraverso i cambiamenti nella sua vita privata e in quelli dello stile del marchio fondato dal fratello Gianni: “I vestiti, tradizionalmente caratterizzati da stampe su seta sfacciate, da spacchi rivelatori e l’abbondanza di motivi grechi, arzigogoli e dorature, sono diventati più raffinati” leggiamo. Pochi designer negli Stati Uniti godono di una simile vetrina, sintomo dell’attenzione vigile a ciò che accade al di là dell’Atlantico.
  • Una figura ponte tra i due mondi, Italia e Stati Uniti, è, da oltre trent’anni, Adriano Goldschmied, vero “pioniere del denim” secondo Women’s Wear Daily. Questo mese parliamo della sua nuova avventura, la partnership con Jereme Dahan e la sua Citizen of Humanity che, promette Goldschmied, provocherà terremoti nel mercato del jeans. Anche La Perla si appoggia a un alleato statunitense, JH Partners, per ritrovare il vento in poppa dopo una fase opaca. Nuovi soci finanziari fanno gola persino a Roberto Cavalli, alla guida di un’azienda in crescita del 25%. Non è escluso che, nel prossimo futuro, li trovi proprio negli Stati Uniti, magari in quella Midtown newyorchese, dove ha appena aperto l’ultimo monomarca Just Cavalli.
  • Tutto questo accade mentre i grandi nomi della fashion industry italiana disertano Wall Street per Piazza Affari. Un trend avviato da Benetton a metà settembre, che potrebbe essere seguito da aziende come Prada, Versace, Ferragamo che dovrebbero sbarcare in borsa entro la fine del prossimo anno.
  • Nell’autunno 2007 la moda italiana festeggia due retailer statunitensi di primo piano. La boutique Rubeinstein che si rinnova a New Orleans, a due anni dall’uragano Katrina, e dall’11 al 13 novembre celebra un tris vincente della moda maschile italiana: Brioni, Zegna e Santoni. Poi, il centenario di Neiman Marcus, uno dei department store che hanno fatto la fortuna del made in Italy nel paese a stelle e strisce.
  • Con l’inizio della nuova stagione esploriamo due mercati ancora vergini, o quasi, per il made in Italy. Il primo è quello virtuale del commercio via Internet. Se Giorgio Armani ha lanciato lo shop www.emporioarmani.com, tanti imprenditori della moda rimangono alla finestra. Lo dimostra l’assenza di nomi italiani nella top ten delle vendite online stilata da Nielsen/NetRatings. Il secondo settore tutto da scoprire è la pet fashion, ovvero, la nicchia degli articoli di lusso per animali domestici che ha ormai una settimana della moda newyorchese tutta per sè. Intanto, arrivano novità anche dalla New York Fashion Week ufficiale: l’evento rimarrà a Bryant Park fino al 2010.
  • Infine, i dati economici. Parlano di flessione del comparto orologeria ma da Morellato arriva una notizia che risolleva lo spirito: l’accordo con John Galliano, l’estroso designer inglese che ha scelto l’azienda italiana per la produzione dei suoi segnatempo.
Ancora Bryant Park nel futuro della New York Fashion Week
  • view bryant parkLa Fashion Week di New York rimarrà a Bryant Park fino al 2010. IMG Fashion, il colosso del marketing che produce l’evento, ha chiuso l’edizione di Settembre 2007 con un sospiro di sollievo. L’intesa è la più lunga mai siglata tra IMG e l’amministrazione newyorchese. “Non potremmo essere più felici – ha commentato Fern Mallis per IMG – Bryant Park è sinonimo di moda e, nonostante la ricerca per una nuova location continui, siamo contenti di poter confermare i prossimi eventi”.
  • Sotto i tendoni di Bryant Park, dal 5 al 12 settembre, hanno sfilato oltre 60 collezioni della primavera 2008 tra cui quelle di Badgley Mischka, Vera Wang, Max Azria, Michael Kors, Diane von Furstenberg, Carolina Herrera, Anna Sui, Betsey Johnson, and Zac Posen. Altri 100 show hanno trovato spazio in location alternative sparse nella città. Z Zegna ha sorpreso con una collezione più trasgressiva del solito, ispirata, spiega il designer Alessandro Sartori, alla figura “dell’esploratore moderno che sopravvive nel panorama della metropoli”.
  • Un dandy coraggioso che veste shorts e bluse leggerissime in tessuti high tech. Gli accessori irrinunciabili sono zaini, sandali allacciati alle caviglie e maschere futuristiche. A poche ore dallo show newyorchese, il marchio italiano ha presentato anche Z Zegna Extreme, profumo in edizione limitata distribuito da novembre in una rete di punti vendita che comprende Bloomingdale's, Macy's e Sephora. Sartori ha accennato a “grandi progetti” in cantiere per i profumi Z Zegna: “Moda e profumi si stanno evolvendo insieme” dice.
  • Miss Sixty è tornata a New York con modelli diretti a giovanissime che non temono colori fluorescenti, shorts di jeans e tessuti argentati. Tra gli accessori cappelli di plastica trasparenti, calze dai colori accesi, collane e borse oversize. Il Gruppo Sixty ha aperto di recente il primo store a Las Vegas, uno spazio di 240 metri quadri all’interno del Caesars Palace. Frutto della collaborazione tra Studio 63, Kenneth Park Architects e il Sixty Group Interior Design Team, segna l’avvio di un ambizioso progetto di penetrazione sul mercato americano. Nell’ultimo anno, forte di una rete di 15 monomarca e 6 outlet, Sixty Usa ha registrato un aumento delle vendite del 40%. Per il 2007-2008, l’azienda  attende una crescita altrettanto consistente. Oltre Las Vegas, Atlanta e Chicago sono altre due piazze strategiche nel piano di ampliamento della distribuzione.
  • Philosophy di Alberta Ferretti  ha puntato sulle strisce come elemento unificante della seconda passerella newyorchese, mentre le modelle di Narciso Rodriguez calzavano scarpe griffate Sergio Rossi. Lo stilista cubano-americano ha collaborato con il marchio che fa capo al Gruppo Gucci al design di una collezioni limitata in bianco, nero e verde pallido. Tuleh ha reso omaggio all’Italia con il titolo del suo show: “Alta Moda in Vacanza a Nuova York”.
Rubensteins riapre i battenti all’insegna del Made in Italy
  • RubensteinsNew Orleans, Louisiana - A distanza di due anni dai tragici eventi dell’urgano Katrina, lo storico outlet Rubensteins, situato nel cuore dell’antico business district di New Orleans, riporta il Prêt-à-porter nella Città del Delta con una tre giorni dedicata alla moda maschile Made in Italy.  L’evento è organizzato nell’ambito delle attività che l’ Istituto nazionale per il Commercio Estero (Italian Trade Commission negli States) dedica alla promozione e alla distribuzione dei prodotti di eccellenza italiani fuori dalle piazze convenzionali come New York, Los Angeles o Las Vegas.  Un’occasione per conoscere le ultime novità di firme come Zegna, Brioni e Santoni e per celebrare l’apertura del nuovo store dopo i lavori di ristrutturazione resi necessari in seguito ai danni causati dall’uragano nell’agosto 2005.
  • “Per la riapertura del primo piano dell’edificio, giovedì 11 ottobre verrà organizzata una cena di gala a cui sono stati invitati i nostri principali top customers” dichiara David Rubenstein, titolare assieme ai fratelli Andre e Kenny del negozio situato all’angolo tra Canal Street e St. Charles Avenue.
  • Sarà una serata particolare, durante la quale i clienti più affezionati avranno la possibilità di prendere confidenza con il nuovo showroom e con il suo rinnovato design. L’evento è stato distribuito sui due piani dello store; una volta serviti gli antipasti ed il primo, gli ospiti saranno invitati a salire al piano superiore per gustare il dessert. Non mancheranno le occasioni per conoscere le ultime novità e le nuove collezioni per la prossima stagione. Le giornate di venerdì 12 e sabato 13 saranno infatti dedicate al Trunk Show di Brioni, Ermenegildo Zegna e Santoni, per il quale sono attese centinaia di presenze. Sebbene i numeri e la percezione comune sembrano ostinarsi a ricondurre il mercato dell’alta moda americana all’interno del triangolo New York-Los Angeles-Las Vegas, qui a New Orleans, grazie anche al lavoro che da generazioni Rubesteins porta avanti, esiste una piazza solida che fa riferimento ad un pubblico estremamente esigente.
  • “Non è la prima volta che organizziamo eventi simili” continua David Rubenstein, “e la risposta della città si è sempre dimostrata entusiastica. Nel corso degli anni la nostra tradizione ha saputo distinguersi per la qualità delle selezioni e per la lungimiranza delle nostre scelte; risultati che sono il frutto di un lungo ed attento lavoro che ha impegnato la famiglia Rubenstein per tre generazioni”.
  • David Rubestein ha sempre creduto nella qualità del prodotto italiano e continua facendo notare che: “All’inizio degli anni 70, quando il mercato era ancora in via di sviluppo ed i prodotti del made in Italy qui a New Orleans non erano così conosciuti, feci un viaggio in Italia. Ricordo di essere rimasto stupefatto dalla bellezza e dalla cura degli abiti nelle boutique e per le strade. Noi di Rubenstein in quegli anni fummo i primi a portare Ermenegildo Zegna negli Stati Uniti. Ordinai 40 completi con giacca italiana e pantalone americano. I vestiti rimasero in vetrina per tre mesi senza che nessuno ne comprasse uno, mio padre non faceva che ripetere che nessuno avrebbe mai speso 400 dollari per un vestito italiano. Poi un giorno un uomo entrò in negozio e disse che voleva il vestito più bello che avevamo per un’occasione particolare. Da quel momento non abbiamo più smesso di venderne".
  • Nominato “Best Men’s Specialty Store” da GQ e “Best of Class 2007” da Esquire, Rubensteins continua a mantenere la sua fedeltà nei confronti dei marchi italiani, largamente presenti nelle selezioni moda uomo e che, a conti fatti, rappresentano il 50% delle vendite dello store.
Just Cavalli, un’astronave chic sulla Quinta Strada
  • Roberto Cavalli1350 metri quadri dominati dal bianco, da giochi di specchi, forme rotonde e illuminazioni a fibre ottiche. Galassie e astronavi hanno ispirato Roberto Cavalli e l’architetto Italo Rota nel design di Just Cavalli Fifth Avenue, la boutique sulla Quinta Strada inaugurata il 7 settembre, nel pieno della Fashion Week newyorchese. A festeggiare lo stilista italiano, tra flash di fotografi, champagne e gli effetti di luce studiati per l’occasione dal light designer Simon Costin, c’erano tutte le testimonial del brand: da Demi Moore a Jennifer Lopez, da Jessica Simpson a Tyra Banks.
  • A due passi da Gucci e dal Museum of Modern Art, il nuovo store su due piani è il fiore all’occhiello di un marchio in crescita costante: il fatturato del solo abbigliamento, tra il 2005 e il 2006, ha segnato un +43%.
  • Negli Stati Uniti c’erano già cinque monomarca Just Cavalli, due a Las Vegas e Los Angeles, una a Bal Harbor. La collezione è inoltre distribuita in oltre 270 punti vendita tra cui Neiman Marcus, Saks Fifth Avenue e Nordstrom. Alle ventisei boutique sparse nei quattro angoli del pianeta si aggiungeranno nei prossimi mesi quelli di San Diego, Atlantic City, Boca Raton, Pechino e Macao. Le vendite di Just Cavalli nel mercato americano sono pari al 15% del fatturato, una percentuale destinata a salire al 20% secondo le previsioni aziendali per il 2007.
  • "Tengo molto a questo progetto – ha dichiarato lo stilista fiorentino all’opening newyorchese – Just Cavalli sta diventando un brand sempre più sofisticato, più simile a quello che la linea Roberto Cavalli era agli inizi”. Una conferma della strategia avviata da qualche stagione: differenziare la linea giovane creata nel 1997, guidarla verso uno stile più sobrio rispetto al passato, renderla autonoma e completa con una collezione che oggi, oltre all’abbigliamento uomo e donna, comprende anche pelletteria e accessori (in licenza a Ittierre), gioielli (Morellato), una linea eyewear (Marcolin), orologi (Sector), intimo (Albisetti) e profumi (ITF).
  • Tra i progetti americani di Roberto Cavalli, c’è anche l’apertura di un ristorante modellato sul Cafè Giacosa di Firenze e il Just Cavalli Cafè di Milano. I rapporti con gli Stati Uniti potrebbero stringersi ulteriormente se, come si mormora da mesi, la griffe aprirà a investitori esterni. A giugno Roberto Cavalli aveva detto: “Ci sono stati un paio di fondi americani, i più brillanti del momento, che mi hanno avvicinato. E che ho deciso di ascoltare perché ero curioso di sapere quale sarebbe stato il valore attribuito all’azienda al traguardo dei 40 anni di attività". Secondo il settimanale economico “Il Mondo” la valutazione si aggira tra 1,2 e 1,4 miliardi di euro. A spingere lo stilista verso alleanze finanziarie sarebbe la prospettiva di l’espansione nei settori che più gli fanno gola: “l'abbigliamento maschile, gli accessori, le fragranze". La carriera di Cavalli è decollata 35 anni fa con una sfilata alla Sala Bianca che fece scalpore per i patchwork di daino e stampe su denim. Nel 2007 lo stilista ha firmato una mini-collezione per il colosso svedese H&M, distribuita in 200 store in tutto il mondo.
  • Le vendite complessive del gruppo Cavalli hanno toccato 150 milioni di euro nel 2006. Per l’anno corrente si aspetta una crescita del 25%.
La Perla, JH Partners investe sul rilancio
  • Nel 1954 Ada Masotti apre a Bologna un laboratorio di confezioni. Dalla fusione tra abilità artigianale, attenzione alla qualità e all’immagine nascono i seducenti corsetti La Perla. Cinquantatre anni dopo la storia del marchio continua negli Stati Uniti. La famiglia Masotti ha ufficializzato la cessione della maggioranza dei capitali a JH Partners, società di private equity di San Francisco specializzata in marketing e investimenti in aziende di medie dimensioni ad alto potenziale di sviluppo.
  • L’accordo era nell’aria da tempo e preannuncia il rilancio dell’azienda leader della lingerie, costretta negli ultimi anni a ridimensionare il giro d’affari, passato da 210 milioni del 2005 (con 25 milioni di perdite) ai 190 milioni previsti per il 2007.
  • “Facciamo un volume limitato di investimenti e di solito scegliamo affari in cui sappiamo di fare la differenza. Abbiamo avvicinato La Perla e dedicato molto tempo a conoscere la famiglia. Hanno un brand e una storia favolosa” ha dichiarato John C. Hansen, presidente di JH Partners in un’intervista concessa a “Women’s Wear Daily”. Hansen ha fatto capire che il mercato americano coprirà un ruolo chiave nella ripresa internazionale del marchio italiano: “Non credo – ha detto – che La Perla sia conosciuta come dovrebbe negli Stati Uniti. Pensiamo ci siano molte opportunità di distribuzione”. Hansen ha indicato nell’Europa dell’Est e nel Medio e Estremo Oriente altre aree di espansione.
  • La prospettiva ha conquistato Alberto Masotti, figlio della fondatrice di La Perla: “Negli ultimi anni – ha spiegato - istituzioni finanziarie, gruppi, fondi di ogni tipo hanno molto premuto per entrare nella composizione societaria della nostra azienda. JH Partners mi ha convinto per varie ragioni. Per esempio la presenza delle cinque maggiori università statunitensi (Yale, Harvard, Princeton, Stanford e MIT, ndr) tra i soci fondatori”.
  • Alberto Masotti sarà confermato alla presidenza. Nel nuovo consiglio di amministrazione siederanno anche figlia Anna, responsabile della direzione artistica del gruppo da ora in poi delegata all’immagine e alla comunicazione, e la moglie Olga, a lungo supervisor della collezione prêt-à-porter. Il ruolo di amministratore delegato andrà a Jeff Hansen, fratello di John e partner della JH Partners.
  • Il fondo californiano spera di ripetere e superare il successo ottenuto con Frette, l’azienda italiana di biancheria di alta gamma rilevata nel 2006 e rimessa in piedi con un’iniezione di 107 millioni di dollari. “Frette era ridotta male. Tutto funzionava in modo insoddisfacente, la produzione, il management, il business alberghiero, la distribuzione. Ora va molto meglio e non ci sono problemi finanziari”.
  • Nel caso di La Perla il pareggio nel fatturato è previsto per il 2008. La società bolognese controlla i marchi Marvel, Black Label by La Perla, La Perla Mare, La Perla Prêt-a-Porter e GrigioPerla (uomo). Gestisce 63 monomarca tra cui nove negli Stati Uniti, paese dove nel 2004 registrava profitti attorno ai 23 milioni di dollari. Di recente l’azienda ha inaugurato punti vendita a Bangkok, Pechino, Mosca e Hanoi. A inizio 2007 ha scommesso sugli accessori con due accordi pluriennali. Con Baldan per la confezione di calzature top level, e con Finduck, casa madre di Mandarina Duck, per una collezione di borse da lanciare a livello internazionale.
Dopo Vogue, anche Bazaar rinnova la sua veste online
  • bazaar siteDopo il completo “makeover” di Vogue Online, anche Harper’s Bazar sta lavorando a una rinnovata veste per il suo sito web ufficiale, www.bazaar.com. La rivista ha recentemente concluso un accordo con Sarah Cristobal, intraprendente 29enne nata a Barcellona, che inizierà la sua attività come web editor del nuovo sito a partire dal 24 settembre.
  • Sarah Cristobal si occuperà della programmazione editoriale giornaliera, della direzione artistica del materiale video, e della sperimentazione di nuove funzioni interattive. La Cristobal aveva già avuto modo di dimostrare la sue competenza nel mondo del web come redattore associato della rivista Style.com; la sua esperienza era cominciata con alcuni contributi per alcuni magazines online come Interview, Radar e ESPN; la Cristobal aveva anche rivestito il ruolo di redattore associato del magazine per uomo Gear, poi fallito.
  • Il settore delle vendite online di accessori e vestiario è in continua espansione, e rappresenta per molte aziende una percentuale sempre crescente del fatturato globale. Secondo un recente studio di Forrester Research, nel panorama internazionale le vendite online di capi d’abbigliamento e di accessori di moda hanno raggiunto un fatturato di oltre 18 miliardi di dollari nel 2006, e si prevede che cresceranno fino a raggiungere i 22,1 miliardi alla fine del 2007.
  • E’ pero da notare come l’industria italiana della moda sia ancora in larga misura esclusa dal mercato mondiale delle vendite sul web: lo dimostra una classifica redatta da Nielsen/NetRatings, che indica la top ten dei maggiori punti vendita del mercato online della moda a livello internazionale, aggiornata a luglio 2007.
  • Con poche sorprese, in cima alla lista spunta eBay, con vendite online di accessori e capi d’abbigliamento per un totale di 2,98 milioni di articoli, e con una spesa media per compratore piuttosto bassa (di circa 35 dollari); il mercato di eBay rappresenta per sempre più utenti una risorsa inesauribile di prodotti dell’industria della moda: su eBay, il cliente online può trovare capi griffati a prezzi bassissimi, sia per il meccanismo delle vendite all’asta, sia perché spesso i capi – dai vestiti agli accessori di lusso, inclusi marchi come Prada, Chanel, Gucci o Tiffany - sono di seconda mano. Come leader, eBay studia continuamente nuove misure per combattere i falsi.
  • Al secondo posto si trova il mercato di vendite online di Victoria’s Secret, il cui sito offre, oltre alla biancheria intima, un’ampia selezione di costumi da bagno, accessori, scarpe e prodotti cosmetici: Victoria’s Secret ha raggiunto a luglio un totale di 663.000 vendite, con una spesa media per cliente tra le più alte (di quasi 200 dollari). Con un totale di 568.000 vendite online, e una spesa media di circa 70 dollari, segue J.C. Penney & Co., che tra l’altro ha ottenuto il quarto posto a livello mondiale per soddisfazione dei clienti nelle vendite online secondo un recente studio di ForeSee Results. Vengono poi Chadwick’s, L.L.Bean, Lands’End, Coldwater Creek, Lane Bryant, QVC e Kohl’s. Il crescente mercato delle vendite online di abbigliamento e accessori rappresenta una sfida che l’industria italiana della moda dovrebbe affrettarsi a cogliere al più presto.
Adriano Goldschmied: “Insieme a Dahan per cambiare la storia del denim”
  • jeans sampleIl guru del denim rilancia. Adriano Goldschmied, designer italiano residente in California, si è unito a Jerome Dahan per sfidare il mercato del premium jeans.
  • La Citizens of Humanity di Dahan ha acquisito GoldSign, marchio creato da Goldschmied nel 2005 e rapidamente diventato sinonimo del luxury denim statunitense. I numeri dell’accordo sono avvolti nel segreto ma i due partner prevedono vendite per 150 milioni di dollari nel 2008, un netto balzo in avanti rispetto ai 120 milioni ottenuti sommando gli introiti delle società nel 2007. “La fusione offre a entrambi una piattaforma più grande. Il risultato  metterà paura alla concorrenza. La combinazione della nostra esperienza, di risorse e visioni ci permetterà di scrivere insieme il prossimo capitolo della storia del denim” promette Goldschmied. 
  • “Adriano è  stato il mio mentore per lungo tempo e la sua conoscenza del denim non ha pari. Senza di lui l’industria del premium jeans non esisterebbe neppure” ha dichiarato Dahan.
  • In seguito al nuovo accordo, Goldschmied lavorerà al fianco di Dahan nel ruolo di vice-presidente esecutivo allo sviluppo di Citizens e manterrà l’autonomia creativa nel design di GoldSign, destinato a rimanere un marchio di punta distribuito in boutique esclusive.
  • Citizens of Humanity ha acquistato anche il Laundry Atelier aperto da Goldschmied a Vernon, California, con un investimento di un milione di dollari. Il Laundry, pensato per proteggere la privacy delle ultime fasi del processo produttivo, diventerà un vero e proprio laboratorio per l’ideazione di trattamenti innovativi dei tessuti.
  • La sinergia tra Citizens of Humanity e GoldSign segna un ulteriore rivouzione nel settore del denim in rapido cambiamento. L’esempio più eclatante è  stato pochi mesi fa l’aquisizione di Seven For All Mankind da parte di Greensboro. Proprio Jerome Dahan è  stato tra i fondatori di Seven For All Mankind che ha poi lasciato nel 2003 per dare vita a Citizens of Humanity. Nel 2006 ha ceduto la maggioranza della società al fondo di private equity americano Berkshire Partners, la cui quota è  stata ridimensionata con l’ingresso di GoldSign come socio di minoranza.
  • All’inizio degli anni Ottanta Adriano Goldschmied ha rivoluzionato il  panorama del denim con Genius Group, incubatore della creatività e trampolino per nuovi brand. All’interno di Genius Group sono nati marchi del calibro di Replay, creato nel 1981 insieme a Claudio Buziol, e Diesel, progetto avviato con Renzo Rosso, l’imprenditore visionario che verso la metà del decennio ha acquisito il controllo del gruppo. All’inizio degli anni Novanta Goldschmied ha lasciato l’Italia per proseguire negli Stati Uniti l’esplorazione delle mille possibilità del denim. In California ha ideato marchi come A Gold E, vintage jeans da donna, e AG Adriano Goldschmied, ora controllata dal manager coreano Yul Ku, capo della Koos Manufacturing. Nel 2002 il designer italiano si è  cimentato nella linea uomo. Tre anni dopo, mentre cominciava l’avventura GoldSign, è  arrivato il Premio Pitti alla carriera.
  • Di recente l’instancabile Adriano Goldschmied ha collaborato con Evisu, brand globale del denim, per realizzare la collezione Evisu Goes Hollywood, 50 capi in jeans e jersey con prezzi compresi tra 100 e 400 dollari.
Quattro zampe in passerella: è la Pet Fashion Week newyorchese
  • Un settore di nicchia non ancora sufficientemente esplorato dall’industria italiana, quello dei prodotti di lusso per animali domestici, sta vivendo un vero e proprio boom negli Stati Uniti, come ha dimostrato il successo della seconda annuale Pet Fashion Week di New York, che si è tenuta dal 18 al 19 agosto al Metropolitan Pavilion nel quartiere della “creative upper class” di Chelsea.
  • Più che una semplice fiera per compratori ed espositori internazionali, la Pet Fashion Week ha promosso anche una serie di simposi dedicati a strategie di marketing e promozione per questa nicchia in espansione della fashion industry internazionale, un settore di cui gli Stati Uniti rappresentano il leader nel mercato internazionale.
  • Gli sponsor di questa edizione della Pet Fashion Week sono marchi ormai noti in un settore in continua crescita: Pet Elite, PupStyle.com, Luxury Pet Pavilion, Les Poochs, Pet’s World, Faceatelier, The Powder Group, Leashes and Lovers, Ilama Product, White Wolf Group, Four Paws Grooming, Pet Business, New York Dog, Hollywood Dog, e City Pet Guide.
  • La Pet Fashion Week ha presentato in passerella le creazioni di 15 designer destinati a diventare i pionieri di un settore in continuo sviluppo: tra questi Andrea Levine di Andrea Levine Jewelry, Robin Rive di Country Life New Zealand, Malucchi di  DJ Pets, Mikael Besnainou & Betsy Bes di Dog in Paris, Carol Blanchette & Sherry Raposa di Emma Rose Design, Suyun Kim per Hip Doggie,  Joanie Dhillon per Idawg Clothing, Ann & Björn Gärdsby per Mos Manfred of Sweden, Katie Horberg & Brenda Glaser Baranek per One Lucky Dog Couture,  Janet Lee per Petote, Carmen Slaven per Sweet Pea, Biscuit & Jam, fino all’italiana Jessica Stentarelli di For Pets Only srl, una delle più conosciute aziende italiane di prodotti di lusso per i sempre più viziati amici a quattro zampe.
  • I 175 espositori internazionali hanno presentato i loro prodotti, inclusi cucce e lettini di lusso, tute, giubbetti e cappellini, cibi organici  e prodotti per la cura e la pulizia del pelo, nonché gioielli, accessori, profumi, collari e guinzagli griffati. Nonostante il mercato più forte sia quello americano, si sono presentati compratori provenienti da ogni parte del mondo, e in particolare europei, asiatici, sudamericani, russi e australiani.
  • Secondo statistiche dell’American Pet Product Manufacturers Association, il 63 percento delle famiglie americane possiede un animale domestico: questo ammonta a un totale di circa  88 milioni di gatti, 74 milioni di cani, e 142 milioni di pesci rossi. L’industria di prodotti per animali domestici fattura negli Stati Uniti circa 40 miliardi di dollari (oltre 30 miliardi di euro) l’anno, inclusi 16 miliardi spesi ogni anno in prodotti alimentari per animali, 20 miliardi spesi per visite veterinarie e medicine, e circa 4 miliardi di dollari spesi in giocattoli, abbigliamento, accessori, e dog-sitters.
  • “Vogliamo presentare ai compratori di tutto il mondo i prodotti più innovativi, sofisticati e all’avanguardia dedicati agli animali domestici” ha detto Mario Difante, direttore esecutivo e  socio fondatore della Pet Fashion Week, “e mostrare ai media la qualità di ciò che oggi viene prodotto a livello internazionale per questo settore”. Il sito ufficiale della manifestazione è all'indirizzo www.petfashionweek.com.
Gli orologi Galliano alla Morellato
  • John GallianoCon una previsione di fatturato di 270 milioni di euro nel 2007 e una serie di nuovi accordi, il gruppo Morellato procede la scalata del mercato internazionale. Il colpo grosso, segnato a metà settembre, è la licenza esclusiva per la produzione di orologi targati John Galliano.
  • L’intesa con Les Jardins d’Avron, che cura il prêt-à-porter dello stilista nato a Gibilterra da genitori spagnoli, durerà dieci anni. La linea Galliano/Morellato debutterà alla fiera di Basilea dell’aprile 2008.
    Il designer sarà direttamente responsabile di tutte le decisioni creative e stilistiche del progetto ispirato a un’idea chiave: lanciare ogni anno una nuova collezione, costruita attorno a un modello base declinato in diverse varianti.
  • “Siamo estremamente felici della collaborazione con il brand Galliano che per noi rappresenta l’essenza del lusso contemporaneo” ha dichiarato Massimo Carraro, boss di Morellato. Carrano promette “segnatempo originali, Swiss made, decisamente differenti dai prodotti di massa che attualmente affollano il mercato della moda”. I prezzi, fanno sapere i portavoce di Galliano, si aggireranno intorno ai 1500 euro.
  • Lo spirito irriverente di John Galliano fa presagire orologi eccentrici, come gli abiti creati per la Maison Dior di cui è direttore artistico dal 1997. Esperto di storia del costume, lo stilista inglese ama provocare con abiti eccentrici che ammiccano ad ambienti o eventi storici particolari. Lo scorso luglio, in occasione dei 60 anni della casa francese, ha scelto l’Orangérie di Versailles per una sfilata ispirata ai geni della pittura, da Goya a Picasso.
  • Il designer è legato all’Italia anche attraverso IT Holding SpA a cui ha affidato la produzione di una seconda linea donna che porta il suo nome. La collezione è prodotta interamente nel nostro paese ma guarda soprattutto ai mercati degli Stati Uniti, del Medio Oriente e dell’Europa dell’Est.
  • Oltre a creare l’asse del lusso con Galliano, negli ultimi tempi Morellato ha lavorato al rafforzamento della rete di distribuzione. Confermata per metà settembre l’acquisizione del D.I.P., Diffusione Italiana Preziosi, società che, attraverso Bluespirit, controlla una catena di franchising con 287 punti vendita in dieci paesi. Al momento non sembra ci siano piani di apertura di store Bluespirit negli Stati Uniti.
  • L’operazione D.I.P., ha commentato Carraro, “permette al gruppo di completare l'integrazione verticale della filiera, dal disegno dei gioielli e degli orologi, fino alla loro commercializzazione”.
  • L’azienda nata a Bologna nel 1930 come produttrice di cinturini per segnatempo, ha raggiunto dimensioni importanti nell’arco di vent’anni. Nel 2000 ha scoperto il business dei gioielli easy chic, pezzi di qualità ma facili da portare, che accostano acciaio e pelle a oro e pietre. La holding gestisce numerosi marchi di proprietà e su licenza: Molecole, Sector, Philip Watch, Just Cavalli Jewels e Time, Miss Sixty Jewels e Time, Roberto Cavalli Timewear, Moschino Hours&Minutes e Pirelli PZero Tempo. Presente in 45 paesi (Sector Usa ha sede a New York), Morellato ha aperto di recente un flagship store a Shanghai. In Europa i mercati principali sono Francia, Germania e Spagna. Mentre Cina e Giappone si sono rivelati aree di grande interesse, gli Stati Uniti vanno più a rilento e potrebbero essere il terreno in cui investire nel prossimo futuro.
La “guerra” delle borse
  • I colossi della moda italiana battono in ritirata da Wall Street. Il 12 settembre scorso il consiglio di amministrazione di Benetton Group ha deliberato la cessazione volontaria della quotazione e registrazione delle proprie azioni dal più blasonato listino del mondo, il New York Stock Exchange, dopo oltre 17 anni di onorata presenza. L’avventura era iniziata con la quotazione al NYSE l’8 giugno del 1989.
    “La decisione è stata presa alla luce di un processo di globalizzazione dei mercati finanziari e dopo aver constatato che i volumi trattati alla borsa di New York sono molto contenuti e che i maggiori azionisti statunitensi trattano il titolo Benetton principalmente sulla borsa italiana”, si sono affrettati a spiegare i vertici del colosso di Ponzano Veneto. Ma forse, alla base della decisione della società, ci potrebbero essere anche altre ragioni.
  • Con l’uscita di scena di Benetton, soltanto Luxottica continuerà a presidiare il segmento moda italiana del New York Stock Exchange. Non a caso, gli ultimi rumors relativi alle future quotazioni di aziende italiane del lusso come Prada, Piquadro, Salvatore Ferragamo e Versace parlano tutti di Piazza Affari come approdo più probabile delle operazioni di Ipo (Initial public offering). Sembrano così finiti i tempi in cui Leonardo Del Vecchio volava dall’altra parte dell’Oceano per suonare la campanella di Wall Street che annunciava il primo giorno di contrattazioni per quello che, di lì a poco, sarebbe diventato un punto di riferimento mondiale per la produzione di occhiali, Luxottica.
  • Era il 23 gennaio 1990, i volumi trattati al Nyse non erano nemmeno paragonabili ai modesti multipli delle borse del Belpaese e le regolamentazioni richieste per la trattazione delle azioni certamente più snelle rispetto agli infiniti labirinti imposti dalla Consob alle aziende che volevano quotarsi. Da allora, tuttavia, molte cose sono cambiate. Gli scandali finanziari di inizio millennio, da Worldcom a Enron, tanto per citare i principali, hanno imposto una revisione dell’informativa richiesta alle aziende pubbliche quotate a Wall Street invertendo la snellezza burocratica a favore dell’Italia. Nonostante questo, l’America continuava a rappresentare il listino per eccellenza in termini di visibilità e movimenti. Anche questo primato è stato scalfito, se non del tutto annullato, dalla fusione di Piazza Affari con la Borsa di Londra consacrata dal via libera ricevuto l’8 agosto scorso dalle rispettive assemblee degli azionisti. “Esiste un enorme potenziale per le Ipo in Italia”, ha dichiarato Clara Furse, ceo del London Stock Exchange, “perché nel Paese vi è una cultura imprenditoriale molto vivace e il nostro lavoro è far sì che il mercato azionario risponda ai bisogni delle società garantendo un costo di capitale molto basso”.
  • Nonostante la performance poco brillante di Alberta Ferretti, sbarcata in Borsa il 24 luglio scorso e subito penalizzata dal cattivo momento dei listini azionari, alcuni grandi nomi del lusso made in Italy hanno fatto intendere di preferire comunque la Borsa italiana a quella americana. Oltre a nomi più blasonati come Prada, Ferragamo e Versace che dovrebbero sbarcare sul mercato entro la fine del prossimo anno, anche Miss Sixty sembra aver optato per la via della Borsa. Il gruppo di Teramo avrebbe già preso contatti con alcune importante banche (tra cui Morgan Stanley e Merril Lynch) per una possibile Ipo in grado di sostenere le mire espansionistiche internazionali. Dopo aver inaugurato un negozio a Las Vegas, grande 240 metri quadrati, che va ad aggiungersi a quelli di Los Angeles, San Francisco, Dallas e Houston, Miss Sixty starebbe valutando la possibilità di espandere la propria rete di vendite oltre Oceano con l’apertura di altri cinque negozi negli Usa, da New York ad Atlanta, entro la fine di quest’anno.
Neiman Marcus taglia il traguardo dei 100 anni
  • neiman store dallasNeiman Marcus, la catena del lusso che tanto ha contribuito al successo del made in Italy negli Stati Uniti, taglia il traguardo dei 100 anni. Il department store, fondato a Dallas nel 1907 da Herbert Marcus, la sorella Carrie e il cognato A. L. Neiman, celebra il compleanno con una serie di iniziative e la vendita di mini-collezioni realizzate per l’occasione da nomi di primo piano della moda internazionale.
  • Qualche settimana fa Giorgio Armani ha brindato al retailer che, ha sottolineato, “è stato uno dei miei primi sostenitori ed è oggi uno dei miei più importanti partner”. "Armani è un’icona vivente e siamo molto felici che sia venuto a Dallas come nostro ospite d’onore al Crystal Charity Luncheon 2007, che quest’anno coincide con il nostro centesimo anniversario. - ha dichiarato Burt Tansky, presidente dell’azienda americana - Armani rappresenta il grande stile, l’eleganza, l’innovazione, che identificano anche Neiman Marcus, ora che ci impegniamo ad affrontare il nostro secondo secolo e guardiamo al futuro". Lo stilista italiano compare anche in un breve documentario promozionale sulla storia dei grandi magazzini texani.
  • Neiman Marcus lo ha distribuito attraverso il sito web YouTube (vai al video) dove 75.000 persone lo hanno visto in tre giorni. Una scelta che conferma l’interesse per gli utenti del web, target di riferimento della catena di shopping center fin dal 1999, l’anno del debutto nel commercio online con la versione elettronica del ricchissimo catalogo pubblicato per la prima volta sessant’anni prima.
    L’11 e il 12 ottobre la festa continua con una giornata a tema western e un party esclusivo nel department store di Dallas.
  • Neiman Marcus Group gestisce 37 punti vendita in venti stati americani e due negozi Bergdorf Goodman a New York. Nel terzo quarter del 2007 la società ha superato il miliardo di dollari nei ricavi, un salto del +6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dall’ottobre 2005 è proprietà dei fondi di private equity TPG Capital e Warburg Pincus che hanno sborsato 5.1 miliardi di dollari per l’acquisto.
  • L’azienda statunitense fu avviata con un’investimento iniziale di 25.000 dollari. Negli anni Venti Stanley Marcus, figlio di Herbert, entrò nell’azienda di famiglia e la guidò verso l’affermazione internazionale. A lui si deve, nel 1938, l’invenzione del Neiman Marcus Award, che per decenni ha premiato stilisti e professionisti della moda con meriti particolari. Nel palmares dei vincitori figurano molti nomi italiani: da Salvatore Ferragamo a Roberta di Camerino, da Missoni a Prada. Neiman Marcus è stato il primo grande magazzino americano a importare la maglieria italiana, uno dei nostri cavalli di battaglia nel mercato statunitense.
  • Non stupisce dunque che tantissimi articoli a edizione limitata prodotti in occasione del centenario siano targati made in Italy. Gucci ha proposto una variazione del classico mocassino, Prada ha disegnato una borsetta in coccodrillo rosa acceso mentre Valentino ha scelto il rosso fuoco per la Rosette Bag. Alberta Ferretti ha giocato con diverse variazioni del grigio, Loro Piana ha firmato un poncho dal collo di pelliccia, Dolce & Gabbana un abito in seta maculata.
Fashion-digest
  • L’industria italiana pensa allo slowear come risposta ecologica alla fast-fashion
    Chiunque faccia spesso shopping presso H&M o Zara, sa che i cicli della moda (collezioni, sfilate, consumo) stanno diventando sempre più brevi: i designer preparano nuove collezioni sempre più frequentemente, e il passaggio dalla passerella alle boutique è ormai cosa di pochi giorni o settimane. La cosiddetta “fast fashion” è naturalmente un grande business dei nostri giorni, e un trionfo delle strategie di marketing: nuove collezioni appaiono e scompaiono nel giro di pochi mesi, forzando i consumatori a rinnovare continuamente il loro guardaroba non in base alla necessità, ma forzati dalle strategie di marketing, perché ciò che hanno acquistato oggi è già fuori moda nel giro di pochi mesi.
    Ma alcune aziende italiane hanno deciso di andare controcorrente, e l’azienda italiana Slowear ha deciso di promuovere una diversa etica del vestire e del consumo di moda. La loro collezione non è soggetta a continue revisioni e aggiornamenti, ma produce oggetti classici, sempre attuali, e di assoluta qualità: con Slowear si pagano la qualità e la durata del prodotto, che può essere indossato per anni senza dover essere buttato la stagione successiva. Fondata dai fratelli Roberto e Marzio Compagno, l’azienda riunisce firme storiche e con decenni di esperienza artigianale nel campo della moda di qualità, e si ispira al modello di Slowfood, il movimento nato nel 1989 come risposta ai fast food americani di Mac Donald's, e che si è focalizzato sull’enfasi data alla qualità della cucina locale, all’uso di ingredienti organici, al rispetto delle tradizioni.
  • The Make up Show arriva a Miami a Febbraio
    L’edizione 2008 di “It’s Showtime – The Make-up Show”, la manifestazione internazionale dedicata ai professionisti del make-up e della cosmesi, sarà ospitata al Convention Center di Miami dal 24 al 25 febbraio. Tra le aziende partecipanti, Stila, Billy B., Face Atelier, Obsessive Compulsive Cosmetics, Temptu, Lord & Berry, Auraline e Crown Brushes. La manifestazione, fondata nel 2006 con The Powder Group, è dedicata interamente al settore del trucco, dei prodotti cosmetici e delle nuove tendenze nel mondo del make up. L’edizione 2008 ospiterà oltre 40 tra seminari, workshops e simposi dedicati agli ultimi trend e alle più recenti tecnologie in fatto di make-up: tra i temi della prossima edizione, i trucchi dedicati alle donne di colore.
  • Il Gianni Versace Home Design va sul Web
    Apre il sito ufficiale della collezione di arredamento per interni di Gianni Versace, che presenterà ad un’utenza internazionale innovative visioni high-tech per il mondo dell’interior design di lusso. Il sito web consente agli utenti di scaricare cataloghi dell’intera collezione Versace Home per interni, ma offrirà anche ad architetti e arredatori la possibilità di scaricare immagini tridimensionali dei diversi pezzi e articoli d’arredamento, che i designer potranno anche integrare nei loro software di progettazione. Il fatturato della collezione per interni di lusso di Versace è salito a 62 milioni di euro nel 2006 (78 milioni di dollari). Nonostante il sito ufficiale per il momento non preveda la possibilità di acquistare prodotti online, l’e-commerce sarà il target del prossimo anno, secondo un portavoce di Versace Home. Il sito è su www.versacehome.it/.
  • Calzoleria Italiana negli Usa. Botticelli apre un punto vendita a Phoenix
    Botticelli aprirà un punto vendita al Biltmore Fashion Park di Phoenix questo ottobre. Per l’azienda  italiana, specializzata in calzature in pelle, borse e accessori, quello di Phoenix sarà il primo negozio in territorio americano. La nuova linea che Botticelli presenterà nel suo atelier al Biltmore Fashion Park sarà dedicata ad una passione tutta americana, quella del golf. E secondo la casa italiana, Phoenix non potrà che dimostrarsi un mercato attraente, dal momento che è considerata la capitale mondiale di questo sport. Secondo Mary Boyd, portavoce di Westcor, che gestisce la maggioranza degli shopping center al Biltmore Fashion Park, l’azienda italiana ha scelto Phoenix come prima destinazione americana anche per la sua popolazione giovane, la sua attrattività come meta turistica, l’abbondanza di hotel di lusso di fama mondiale, e una crescente domanda di beni di lusso.
  • In Florida il nuovo punto vendita di Brioni
    Con l’apertura a Bal Harbour del suo primo punto vendita monomarca in Florida, Brioni continua la sua espansione verso il mercato americano, dopo le tre boutique di New York, quella di Aspen in Colorado, quelle di Beverly Hills e di Las Vegas. La nuova boutique si trova all’interno del Bal Harbour Shops Mall: il negozio ospita le collezioni uomo e donna del brand, oltre a mettere a disposizione della clientela un servizio di sartoria su misura. Nel 2008 è inoltre prevista l’inaugurazione di un quarto shop a New York, questa volta a Wall Street; inoltre la maison italiana sta anche valutando altre aperture in nuove città americane. E Brioni non si limita all’America: tra la fine del 2007 e il 2008 ulteriori indirizzi (a gestione diretta o in franchising) sono previsti nella lussuosissima Dubai, a Baku in Azerbaijan, a Seoul, Hong Kong, Almaty in Kazakhistan, Kuala Lumpur, Macao e Jakarta.
  • Cristina Ortiz nominata nuovo direttore artistico del prêt-à-porter di Ferragamo
    Ferragamo ha assunto Cristina Ortiz come nuovo direttore artistico per il prêt-à-porter, dopo l’uscita di scena di Graeme Black ai primi di Settembre.
    Secondo il direttore esecutivo Michele Norsa, l’assunzione di Ortiz arriva in un momento perfetto per la storica azienda fiorentina, che ha deciso recentemente di aprirsi agli azionisti con una prima offerta pubblica che avverrà agli inizi del 2008 (alcuni incontri con i primi azionisti sono previsti già a ottobre).
    Nativa delle isole Canarie, la Ortiz entrerà a far parte del gruppo Ferragamo in Ottobre, e si occuperà della direzione artistica del ready-to-wear per le collezioni autunno-inverno 2008 e 2009. James Ferragamo, nipote del fondatore Salvatore, continuerà a occuparsi della collezione accessori. La Ortiz ha recentemente dichiarato: “Firenze rimane un punto di riferimento a livello mondiale per l’assoluta qualità e per la tradizione delle lavorazioni artigianali: in entrambi i campi, Ferragamo è sempre stato un eccellente protagonista.”
    L’espansione dei suoi punti vendita negli Stati Uniti e in Asia continua ad essere una priorità per l’azienda: recenti aperture includono una boutique a Scottsdale (Arizona), e una a Philadelphia. Aperture previste per il prossimo anno sono a Topanga Canyon (California), Troy (Michigan), e St. Thomas (Virgin Islands). In Russia sono previsti due monomarca a Mosca e a Yekaterinburg. E due nuovi atelier in Cina, a Pechino e Chengdu, sono stati recentemente inaugurati, in previsione dei giochi Olimpici del 2008.
  • La regina del rock contro Hogan
    Hogan ha recentemente dedicato una sua nuova linea di borse e accessori alle donne della cultura post-punk e radical chic, ma ha fatto un grave errore quando ha deciso di ispirarsi, per una borsa in pelle di pony, chiamata “The Chrissie”, alla regina del rock Chrissie Hynde, cantante dei Pretenders. La Hynde infatti, insieme ad altre personalità della musica e dello spettacolo come Pink, Kathleen Hannah e Joan Jett, è stata per tutta la vita una strenua attivista per i diritti degli animali, collaborando con la PETA in moltissime occasioni, e ha deciso di fare causa alla Hogan. Chrissie ha recentemente dichiarato: “Non credevo di essere il tipo che potesse mai fare causa a nessuno. Ma appena ho saputo che il mio nome sarebbe stato utilizzato per pubblicizzare moda fatta con pelli di animali morti, ho considerato l’opzione di una causa legale con i miei collaboratori della PETA. All’inizio ho pensato che fosse uno scherzo oltraggioso, sconsiderato e di cattivo gusto.”
  • “50 anni di Stile Italiano”: ecco perché Vogue Italia rimane la più autorevole rivista di moda al mondo
    Una mostra celebra 50 anni di Vogue Italia, l’edizione italiana della storica bibbia dello stile di Condè Nast. Negli ultimi anni Vogue Italia ha raggiunto una posizione di assoluto e incontrastato primato nel mondo della moda, nonostante abbia una tiratura di sole 145.000 copie, e sia scritto in italiano: dunque il meno commerciale di tutti i Vogue internazionali, eppure il più autorevole per la qualità assoluta delle sue immagini e per la sua capacità di continua sperimentazione nei contenuti. Nel luglio 2005, il reportage fotografico di Steven Meisel “Makeover Madness”, che ritraeva le più belle modelle del mondo, tra cui Linda Evangelista, in shockanti immagini “prima, durante e dopo” interventi di chirurgia plastica, fece scalpore a livello mondiale. Nel 2006, lo stesso Meisel avrebbe dedicato al clima del post 11 settembre lo shockante reportage fotografico “Set of Emergency”.
    Con simili contenuti, Vogue Italia riesce a rompere ogni linea di demarcazione tra alta moda, reportage sociale e arte, tanto da convincere il New York Times a ribattezzare Vogue Italia “the world’s most influential fashion magazine”.
    La mostra Vogue Italia “50 Years of Italian Style” presenta 50 immagine iconiche dall’archivio di Vogue Italia, che coprono un periodo che va dagli anni 60 fino ai giorni nostri.  Fotografi del calibro di Steven Meisel, Paolo Roversi, Bruce Weber, Oliviero Toscani, Gian Paolo Barbieri, David Bailey e  Peter Lindburgh catturano Isabella Rossellini, Sophia Loren, Cindy Crawford, Monica Bellucci, Naomi Campbell, Linda Evangelista negli abiti delle più grandi case di moda italiane, da Valentino a Gucci, da Ferrè ad Armani, da Versace a Prada. “Ho voluto che Vogue Italia fosse lo specchio della società di oggi” dichiara Francesca Sozzani, caporedattore di Vogue Italia, la cui leggendaria entrata in scena dal 1988 ha trasformato la rivista italiana nel più influente riferimento della moda al mondo.
  • Le vendite Online sperimentano nuove strategie
    Un numero sempre maggiore di rivenditori di abbigliamento e accessori online sperimenta continue innovazioni sul web: dai blog ai forum dedicati, da video e immagini che ispirino all’acquisto, a spazi personalizzati destinati ai clienti e ai loro commenti.
    Uno studio della National Retail Federation del 18 settembre ha analizzato i piani di marketing di 150 rivenditori online per i prossimi 12 mesi. Secondo questo rapporto, il settore si fa sempre più competitivo, man mano che l’e-commerce si avvia a rappresentare una fetta sempre più consistente del mercato (secondo lo studio, l’e-commerce dovrebbe raggiungere il 18 per cento del mercato globale entro la fine del 2007). I maggiori rivenditori online sembrano concentrarsi adesso su alcune particolari strategie per rendere i loro siti più competitivi in un mercato in continua espansione: in particolare l’introduzione di immagini e reportage di lifestyle, che possano indirizzare ed educare il cliente all’acquisto, è sentita come una priorità assoluta.
  • La crisi del dollaro americano mette a rischio l’Export italiano
    Uno scarto sempre maggiore tra l’euro e il dollaro americano comincia a danneggiare le esportazioni di prodotti italiani. L’impennata dell’euro nei confronti del dollaro (attualmente a un fattore di cambio di 1,38 dollari) sta cominciando a preoccupare seriamente l’industria italiana. Le esportazioni italiane continueranno a crescere fino alla fine del 2007, ma potrebbero avere un indebolimento rispetto alle previsioni, secondo un rapporto stilato a giugno dalla Camera Nazionale della Moda Italiana.
    Le esportazioni di tessuti, abbigliamento, pelletteria, scarpe e accessori italiani dovrebbero crescere, sempre secondo questo rapporto, del 3,7 percento, raggiungendo un fatturato di 42,17 miliardi di euro (o 58,15 miliardi di dollari) entro la fine del 2007. Questo rappresenterebbe una frenata alla crescita, considerando che l’espansione nell’export di questi tessuti nel 2006 era stata del 4,6 percento.
Eventi Moda ottobre 2007
  • 10-13 ottobre 2007
    BILL LOYA
    Salt Lake City, UT
    marchi promossi: Max Mara Collection, Lili Petrus, Pollini, Goffredo Fantini
  • 11 e 13 ottobre 2007
    STILETTO
    Philadelphia, PA
    marchi promossi: Giuseppe Zanotti, Roberto Cavalli, Alessandro Dell'acqua, Sergio Rossi, Claudio Merazzi
  • 12-13 ottobre 2007
    RUBENSTEIN
    New Orleans, LA
    marchi promossi: Brioni, Ermenegildo Zegna, Santoni, Armani, Etro, Diesel
  • 26-27 ottobre 2007
    GARYS & COMPANY
    Newport Beach, CA
    marchi promossi: Isaia, Gravati, Moreschi, Brioni, Corneliani
Statistiche I style – Il dato economico
  • Continua il momento favorevole della pelletteria italiana al di là dell’Oceano. Le esportazioni di prodotti made in Italy hanno registrato nei primi sette mesi dell’anno una performance davvero eccezionale (+24,33%) posizionando il Belpaese in seconda posizione assoluta nella lista dei principali fornitori di pelletteria degli Stati Uniti.
    I capi italiani venduti in Usa hanno raggiunto un controvalore di poco superiore ai 354 milioni, inferiori ai numeri registrati dalla Cina, primo esportatore di pelletteria in America con una quota di mercato pari al 71% con oltre 3,3 miliardi di dollari di venduto.
    I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto diffuso dal Dipartimento del Commercio americano che ha analizzato l’andamento dei flussi d'importazioni tra gennaio e luglio 2007 dei principali prodotti riconducibili al comparto della moda.
    L’ottima performance registrata dal settore della pelletteria non rappresenta tuttavia un caso isolato nel vasto panorama della moda italiana. Sul versante dell’export nel mercato a stelle e strisce, protagonista dei primi sette mesi dell’anno è stato anche il comparto occhiali che ha registrato un incremento delle vendite del +15,07% confermando la seconda posizione dell’Italia, ancora una volta alle spalle della Cina (+12,49%). In questo caso, tuttavia, il divario esistente tra i due Paesi risulta davvero risicato.
  • statistiche luglio
    Il valore delle esportazioni di occhiali italiani in America nel periodo gennaio-luglio 2007 si è attestato a 218 milioni di dollari (pari al 37,36% del totale di mercato), contro i 281,77 milioni del gigante asiatico che ha ottenuto il 45% del totale delle vendite.
    Sul fronte delle materie prime, da sottolineare il momento d’oro del cotone italiano. Nei primi sette mesi dell’anno le vendite sono cresciute del 14,2% superando per la prima volta i 100 milioni di dollari di controvalore, alle spalle del Pakistan (215 milioni) e della Cina (317 milioni di dollari). Un’analisi più approfondita dei dati mostra ancora più inequivocabilmente le ottime prospettive di crescita dell’export di cotone in America.
    Tra gennaio e luglio 2007, infatti, l’andamento delle vendite cinesi ha segnato un incremento dell’8,39%, poco più della metà rispetto alla performance italiana. Non solo. L’export di prodotti pachistani ha registrato un andamento negativo, arretrando addirittura del 50% rispetto allo stesso periodo di un anno prima. Crescita a due cifre, invece, per i principali segmenti della moda italiana in America: abbigliamento uomo, donna e calzature.
    Nel primo caso, il valore delle vendite gennaio-luglio è arrivato a superare i 408 milioni di dollari con una variazione del 10,14% in più rispetto allo stesso periodo del 2006. Questi valori consentono alla moda uomo italiana di assicurarsi il 3% del totale delle quote di mercato, in rialzo rispetto al 2,92% di un anno prima.
    Più contenuta la performance dell’abbigliamento donna che tra gennaio e luglio ha messo a segno un incremento delle vendite del 9,74% a 341,4 milioni di dollari. In questo caso l’Italia si è posizionata in 12esima posizione nella lista dei maggiori esportatori di vestiti da donna in America alle spalle Vietnam, Indonesia e Cina, primi tre classificati.
    Ottima performance anche per il comparto calzaturiero, in progresso del 10,4% a 704 milioni di dollari, (6,25% del totale del mercato americano). In controtendenza, invece, il comparto dell’orologeria le cui vendite hanno segnato una flessione del 25,15% tra gennaio e luglio.
    Male anche i gioielli italiani. Le vendite di oreficeria sono diminuite di oltre il 12% consegnando al Belpaese il 9,48% delle quote del mercato Usa. Un anno prima l’Italia deteneva l’11,21% del totale delle vendite.