SETTEMBRE 2007 | Newsletter | Volume 4 | Numero 65

 
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Italia Life in I Style
Si accendono i riflettori sulla New York Fashion Week
  • bryant parkL’artista Damien Hirst sarà la star del party alla boutique Prada a Soho. L’attrice Hillary Swank attrarrà sguardi e sussurri alla festa per 25 anni dell’intimo targato Calvin Klein. I media spendono fiumi di parole sui party più esclusivi e le celebrities che li animano, ma la New York Fashion Week è soprattutto business.
  • L’evento, organizzato dal colosso del marketing statunitense IMG due volte l’anno (inizio settembre e febbraio) cattura l’attenzione degli operatori mondiali dell’industria e genera un volume d’affari stimato tra 157 e 177 milioni di dollari con i grandi retailers, da Macy’s a Saks, a fare la parte del leone negli accordi stretti dietro le quinte.
  • Le luci sulle collezioni primavera-estate 2008 si accenderanno il 5 settembre. Nel corso della settimana la febbre della moda contagerà i quartieri più trendy di Manhattan. Il cuore della manifestazione però rimane Bryant Park, uno spazio di oltre tre ettari a Midtown, ricoperto di tendoni e stand brulicanti di migliaia di buyers, giornalisti, modelle, artisti del make-up e i vip invitati dai designer. Da anni si parla di cambio di location ma gli organizzatori continuano a smentire.
  • Il debutto più atteso è quello di Naoki Takizawa, ex direttore artistico di Issey Miyake, che ha scelto la vetrina newyorchese per lanciare la prima collezione indipendente. Sarà dedicata a donne coraggiose e cosmopolite che prediligono innovativi tessuti giapponesi e capi color indaco in cui, fa sapere Takizawa, c’è la mano di artigiani italiani. A New York troverà finalmente conferma l’indiscrezione che sia italiano anche il marchio produttore delle nuove borse firmate dal designer nipponico.
  • numbersProfumo di Italia anche nella sfilata di Tuleh. Il designer Bryan Bradley si è ispirato allo stile della nostra alta moda anni Sessanta e per una collezione dai colori accesi. L’evento più glamour della settimana della moda newyorchese sarà la presentazione alla Gagosian Gallery di Chelsea della linea Warhol Factory di Levi’s griffata Damien Hirst e distribuita, a partire da gennaio, in pochi, selezionatissimi, store americani. Tra i modelli creati da Hirst spicca quello ispirato al suo celebre teschio di diamanti: una pioggia di strass sul denim nero dei classici 501.
  • In passerella anche i marchi italiani Z di Zegna, Diesel e Miss Sixty, marchio, quest’ultimo, in forte espansione negli Stati Uniti. In autunno il Gruppo Sixty inaugurerà nella Grande Mela un nuovo negozio (all’interno dello storico Lord&Taylor Building) che si aggiunge a quello al 386 di West Broadway. A strettissimo giro, apriranno gli store di Atlanta e Las Vegas. Roberto Cavalli ha giocato d’anticipo scegliendo proprio le giornate della fashion week per tagliare il nastro del nuovo punto vendita Just Cavalli, la linea giovani dello stilista italiano che trova casa a 665 della Quinta Strada.
  • Da tener d’occhio per gli operatori italiani la mostra degli accessori affiancata alle sfilate di Bryant Park. È una vetrina globale per calzature, borse, occhiali e gioielli, settori chiave del made in Italy che il mercato statunitense ha già dimostrato di apprezzare e che potrebbe offrire nuove occasione di espansione
Vogue va online e diventa un vero e proprio “Fashion Channel”
  • image vgue coverIl numero di settembre di Vogue sarà XXL, con un totale di 727 pagine dedicate agli inserzionisti pubblicitari: questo a dimostrazione  dell’appetito insaziabile del settore pubblicitario nei confronti della grande editoria di moda. Ma la più grande novità annunciata sulle pagine pubblicitarie di Vogue di settembre sarà l’incredibile makeover del suo sito web su www.shopvogue.tv, che è stato concepito come un vero e proprio canale di intrattenimento e di informazione, oltre che di shopping.
  • Vogue Online offre sì la possibilità di acquistare i prodotti recensiti sulle pagine della rivista stampata, ma presenta anche oltre 240 minuti di contenuti video ad alta definizione: da filmati dei più recenti ed esclusivi fashion shows, a campagne pubblicitarie di aziende e inserzionisti, a veri e propri “serial tv” creati su misura da Vogue per questa grandiosa campagna, sulla cui spesa complessiva Vogue, di proprietà della Condè Nast, non si è ancora espressa.
  • Tra le serie tv che il canale offre, “60 Seconds to Chic”, un veloce programma a puntate che insegna trucchi per ottenere un look perfetto in un minuto, “Behind The Lens”, una serie documentaria sul “dietro le quinte” dei grandi eventi di moda, e “Trend Watch”, ospitato da Mimi Anden, che offre un insight sugli ultimi trend nel settore.
  • Thomas Florio, editore di Vogue, commenta dal suo quartiere generale di New York: “Gli americani sembrano sempre più interessati all’entertainment sul mondo della moda”: basti pensare al successo di film come “Il Diavolo veste Prada” - ispirato al romanzo di Lauren Weisberger e centrato sulla figura di Miranda Prestley, caporedattore di “Runway”, che è in tutto e per tutto ispirata alla direttrice di Vogue, Anna Wintour – o al successo dei reality shows dell’ultima generazione, come "Project Runway" e "America's Next Top Model." Florio auspica inoltre che gli shows offerti sul nuovo canale, gazie anche all’alta definizione offerta da un sito internet progettato secondo criteri impeccabili di qualità, diventeranno molto più popolari di quelli di YouTube: “Quando abbiamo girato 60 Seconds to Chic, abbiamo voluto farne una serie contagiosa: vogliamo che diventi celebre oltre  i confini di Vogue Online”.
  • Il sito è anche stato progettato per una totale interazione con l’utente: i visitatori potranno interagire con la pagina web facendo l'upload delle immagini delle proprie creazioni nell’area “Fashion U Share”. Naturalmente l’entertainment servirà ad educare il consumatore all’acquisto. Del resto, sempre secondo Florio, l’80% dei lettori di Vogue compra la rivista per le sue inserzioni pubblicitarie. Nel nuovo sito, i visitatori potranno fare acquisti scegliendo marchi e prezzi che preferiscono, ispirandosi al materiale pubblicitario disponibile. Ogni singolo inserzionista di Vogue ha voluto far parte del business, e ha incluso nella pagina web inserzioni statiche, ma anche interi video commerciali e pubblicitari delle più recenti campagne.
  • ShopVogue.TV esisteva già prima di questo straordinario makeover, ma nella forma di una pagina statica che permetteva soltanto di scorrere i contenuti della rivista stampata. La nuova pagina ha una grafica di estrema eleganza, si carica in un attimo, i video hanno una definizione impeccabile e difficilmente reperibile su canali come YouYube.
  • Le riviste di moda potrebbero in breve cedere il passo all’universo delle riviste online: all’inizio di agosto, Hearst Magazine ha annunciato di voler acquistare lo shopping site Kaboodle. Vogue e Hearst entrano così nel mercato online anni dopo il successo di siti commerciali come net-a-porter.com.
  • Il gruppo Vogue si aspetta circa mezzo milione di visitatori online solo nella prima stagione. Il sito internet è attualmente pubblicizzato su Vogue stessa, su migliaia di websites dedicati al mondo della moda, e su 270 autobus a Manhattan.
Stanley Korshak da il benvenuto in stile texano alla moda italiana
  • Non solo New York, Los Angeles e Las Vegas. Anche le piazze meno esplorate degli Stati Uniti riservano sorprese agli operatori italiani. Eventi promozionali ben congegnati, il lavoro di squadra tra marchi di settori differenti, una manciata di creatività e coraggio possono diffondere la conoscenza della qualità del made in Italy e sedurre nuovi consumatori americani. E’ accaduto a Dallas, Texas, dove, come scoprirete leggendo l’articolo che segue, la boutique Stanley Korshak si è trasformata per una notte in passerella del prodotto italiano. Un esempio da riprodurre perchè i milioni di statunitensi lontani dalle grandi metropoli dello stile rappresentano uno mercato dalle potenzialità smisurate. Dalla cultura “europea” di Boston allo stile di vita rilassato di Santa Barbara fino ai lussuosi resort hawaiani, la chiave è saper entrare in sintonia con gusti e specificità locali per cogliere nuove domande e tendenze dell’acquisto.
  • Stanley KorshakDallas, Texas -  Quando una boutique prestigiosa come la Stanley Korshak di Dallas decide di organizzare un gala per celebrare il design italiano, è certo che sarà un evento da ricordare. “E’ stato davvero elegante e bellissimo” afferma Crawford Brock, proprietario del punto vendita aperto ventuno anni fa che, il 23 agosto, ha ospitato l’evento VIVA ITALIA, organizzato insieme all'ufficio ICE di New York. “ Appena hanno messo piede al party gli ospiti hanno vissuto una esperienza tutta italiana”.
  • Gli oltre 600 ospiti, un mix di raffinati clienti abituali, fashionistas locali e membri della comunità italiana di Dallas, hanno partecipato alla serata ricca di cibo italiano, drinks, musica e, ovviamente, moda.
  • Brock lo descrive come una scena dall’aspetto tutto italiano. “Gli ospiti hanno atraversato il giardino, decorato da file di bandierine tricolore ai lati della fontana ornamentale. C’erano stand di gelato e caffé espresso e alcuni modelli di Vespa Piaggio dai colori vivaci in mostra.” La sfilata di moda è stata un enorme successo” ha aggiunto.
  • Per presentare le collezioni d’autunno delle linee italiane più vendute dal negozio, Brock ha fatto costruire una passerella nell’ampio atrio. Modelli e modelle hanno sfilato sfoggiando abiti di Belvest, Kiton, Brioni, Cucinelli e altri designer italiani di rilievo. “Ogni ospite ha ricevuto una lista dei capi per seguire la sfilata”, ha spiegato. “Tutti hanno approfittato di questa opportunità. Tant’è che dopo una settimana i clienti arrivano ancora muniti di liste e note a margine per ordinare gli abiti”.
  • “Tutto ha funzionato perfettamente”, aggiunge Brock. “Avevo  discusso l’idea con l’ICE durante il mio viaggio in Italia l’autunno scorso, ma non l’avevo considerata seriamente fino al mio ritorno negli States. Quando ho realizzato la quantità di spazio e l’investimento economico dedicato dal negozio ai designer italiani, e le forti relazioni con diverse importanti società con proprietà e sedi italiane, mi sono convinto che era un’idea valida.”
  • Brock precisa che da quando ha preso controllo della Stanley Korshak  cinque anni fa, il negozio ha costantemente incrementato la porzione di acquisti dall’Italia. Stima che i designer italiani rappresentano tra l’80 e il 90 percento dell’inventario. “Abbiamo imparato che la nostra clientela apprezza la qualità degli articoli  prodotti in Italia e capisce lo stile italiano. L’evento di agosto ha permesso di mettere insieme il meglio che l’Italia ha da offrire in un’unica sede.”
  • Oltre a sponsorizzare l’evento con Stanley Korshak, Brock ha convinto Maserati, Piaggio, Bice Restaurant, Segafredo a partecipare. “E’ stata un’esperienza positiva per tutti” conclude Brock.”Non solo ha fatto conoscere il nostro negozio e rinforzato la nostra passione per il prodotto italiano, ma ha anche  favorito la promozione di tutti i prodotti italiani disponibili negli Stati Uniti”.
  • L’evento è riuscito cosi bene che Brock non ci pensa nemmeno a mettere via le bandiere italiane. “Mister Armani arriva in città fra qualche settimana, e potrebbe fermarsi a visitare il negozio.  Sarebbe un bel benvenuto”.
Pucci, profumo di nuovo
  • Il denim diventa psichedelico con Pucci e 7 For All Mankind. La maison fiorentina firma la coloratissima linea jeans realizzata da una delle leader statunitensi del settore. La collezione, in edizione limitata di circa 2000 pezzi, si presenta nelle tinte unite del giallo limone, rosso, arancio, fucsia e nero e tessuti rigorosamente stretch. Matthew Williamson, stilista inglese e direttore creativo di Pucci, ha voluto il logo della marchio italiano sulla tasca posteriore.
  • “Negli anni Cinquanta mio padre Emilio Pucci ha disegnato pantaloni Capri colorati in seta e cotone. I nuovi jeans rivisitano quello stile in chiave moderna” commenta Laudomia Pucci, responsabile immagine della griffe che a fine maggio ha festeggiato i 60 anni di attività. “Abbiamo inserito una linea denim nella collezione autunno-inverno – aggiunge - perché riteniamo sia un ulteriore passo avanti per lo sviluppo del marchio, rivolto alla clientela consolidata come a quella nuova”. La capsule collection è già in disponibile nei monomarca Emilio Pucci e in pochi, selezionatissimi, multimarca del mondo. Il prezzo si aggira intorno ai 440 dollari.
  • La casa italiana, dal 2000 controllata dal colosso francese Lvmh, non è nuova ai progetti di co-branding. Se in passato il marchese Emilio Pucci disegnava porcellane per Rosenthal, asciugamani per Spring Mills e stampati per la linea aerea Qantas, più di recente l’azienda si è associata a Rossignol per la creazione di sci e capi da montagna, a Omas per le penne e Guerlain per il maquillage. 
  • Settembre è anche il mese dell’esordio negli Stati Uniti del nuovo profumo Vivara Emilio Pucci, un classico rivisitato in occasione del compleanno della maison dopo vent’anni di assenza dal mercato. L’essenza di bergamotto, gelsomino, narciso, iris, patchouli e vetiver è racchiusa in una flacone ispirato ai fondali del Mediterraneo ideato dalla designer danese Helle Damkjaer. In America sarà inizialmente distribuito in 94 punti vendita, tra cui sei boutique Pucci e i department store Saks Fifth Avenue, Neiman Marcus, Bergdorf Goodman e Barneys New York.
  • Oltre alla collaborazione con Pucci, il legame con l’Italia di 7 For All Mankind si riflette anche nella linea di calzature uomo-donna lanciata lo scorso anno. Le scarpe, confezionate in gran parte da artigiani del nostro paese, sono un ulteriore passo verso un progetto ambizioso: il total look 7 For All Mankind. Dopo l’acquisizione da parte di Vf Corporation per 775 milioni di dollari, il salto dal denim allo swimwear, l’occhialeria e i cosmetici potrebbe diventare presto realtà. Intanto, a novembre, il brand americano aprirà a Los Angeles, la sua città, il primo dei 100 monomarca pianificati da qui al 2011. Ad agosto l’azienda ha lanciato la campagna pubblicitaria mondiale con Carolyn Murphy e Tyson  Ballou fotografati da Patrick Demarchelier. 7 For All Mankind registra un fatturato di circa 300 milioni di dollari, cresciuto negli ultimi anni al ritmo del +15% annuo.
Zegna Sport guarda al futuro con le smart fabrics di Eleksen
  • zegna jacketZegna Sport, la linea sportiva del marchio Zegna, nasce soltanto nel 1999 con l’obbiettivo di unire eleganza italiana e performance tecnologica nell’abbigliamento sportivo. E sembra riuscirci in modo sempre più stupefacente.
  • Nel novembre 2006 l’azienda milanese, che oggi ha 500 punti vendita in tutto il mondo e vende oltre 75.000 capi all’anno, ha siglato un accordo con la Eleksen, azienda pioniera nel settore degli smart fabrics (tessuti con interfacce elettroniche integrate) con sedi a Londra e San Francisco. Questa collaborazione porta oggi sul mercato i primi futuristici risultati, come la prima bluetooth iJacket, con comandi per iPod e per telefono cellulare integrati nel tessuto tramite interfacce Eleksen.
  • La giacca di Zegna permette di ascoltare l’ipod e non perdere la comunicazione con il proprio cellulare tramite un comando nascosto all’interno della manica: quando il telefono squilla, l’iPod attenua il volume e la comunicazione passa al cellulare; l’utente può interagire con un bluetooth e un microfono integrato nel colletto, e impegnarsi in conversazioni “on the run”. 
  • E’ già stato ribattezzato “communication clothing”, ed è un settore in continua espansione, come dimostra negli ultimi anni  il numero sempre maggiore di alleanze tra case di moda e produttori di smart fabrics, e la quantità di prodotti sempre più rivoluzionari che arrivano sul mercato:  esistono tessuti intelligenti che si adattano alle temperature esterne, che siano rigidissime o torride, permettendo una totale indipendenza termica all’indossatore; altri incorporano piccoli display flessibili; altre addirittura hanno sensori biochimici capaci di eseguire test medici sul “paziente” mentre vengono indossate.
  • Ma i più commerciali di questi prodotti sono stati creati in risposta al continuo e sempre crescente successo dell’iPod. Leader nel settore sono aziende inglesi come la Eleksen, la Fibretronic - che recentemente ha siglato un accordo con Levi’s per un nuovo jeans (RedWire DLX Jeans) con comandi per iPod integrati - e la Paratech, pure inglese, che in accordo con la Burton Snowboards ha realizzato un linea di abbigliamento snowboard ad alta performance tecnologica.
  • La linea di Zegna non è la prima a soddisfare i fanatici dell’iPod. Nel 2006 un simile prodotto fu sviluppato da Kenpo, ma aveva un aspetto più casual e lontano anni luce dall’eleganza della iJacket.  Il marchio Zegna continua a dimostrarsi un vero pioniere nel settore degli smart fabrics, basti pensare alla Zegna Solar Jacket, che sfruta l'energia fotovoltaica per ricaricare dispositivi portatili come iPod o telefonini, e che verrà diffusa sul mercato nell’estate 2008.
  • Il tessuto scelto da Eleksen per la linea di Zegna Sport è ElekTex, una stoffa setosa al tatto e ultraleggera, traspirante e impermeabile all’acqua, lavabile senza che i suoi sensori risultino danneggiati, oggi usata anche nell’industria militare ed aerospaziale. Un tessuto estremamente costoso, che non permette una diffusione sul mercato popolare, ma perfetto per una linea sportiva di lusso come quella che Zegna oggi offre negli Stati Uniti.
  • La giacca, la cui eleganza sofisticata, pur nel taglio sportivo, è di chiaro marchio Zegna, non è infatti per tutte le tasche: con un prezzo base che parte da 1.700 dollari americani, la si può trovare ormai nei maggiori distributori mondiali di lusso del mercato europeo, americano e asiatico.
Abbigliamento junior: una crescita rapida
  • Il settore della moda bambino continua a dimostrarsi un mercato in crescita continua; un’industria da 30 miliardi di dollari l’anno che con il tempo ha saputo affermarsi come una palestra di sperimentazioni e novità. “Il comparto della moda bimbo sta dedicando grossa attenzione nei confronti dell’innovazione presentandosi come uno dei mercati più attivi e vitali” ha dichiarato Jessica Hartshorn, giornalista del magazine American Baby, al sito parents.com “Se una volta l’abbigliamento per i più piccoli veniva considerato qualcosa di prezioso ed esclusivo, ora si tratta di un settore in grado di attirare l’attenzione anche di soggetti più trendy e alla moda. Di solito il modo in cui è vestito tuo figlio tende inevitabilmente a riflettere la tua personalità ed il tuo stile, così se ti consideri un genitore elegante ed attento, il look dei tuoi figli tenderà ad assomigliarti; la stessa cosa accadrà con un genitore casual o sportivo. Inoltre vestire i bambini è un’operazione molto divertente a cui al giorno d’oggi è piuttosto difficile sottrarsi”. Il crescente interesse nei confronti della moda bambino, ha negli ultimi anni spostato il confine stimolando la creatività degli stilisti con risultati eccellenti.
  • Uno dei problemi dell’abbigliamento junior è legato alla crescita rapida dei bambini, che raramente riescono ad indossare lo stesso capo per due anni consecutivi. Per questo motivo c’è chi ha pensato di introdurre dei piccoli accorgimenti in grado di allungare la vita media di un abito come le maniche srotolabili o i bottoni a doppia fila di Lands’End.
  • Sul fronte delle collezioni per l’inverno 2007/2008 la tendenza sembra legata al bianco, ai colori freddi e ai materiali preziosi.
  • Anche in Italia la moda bambino sta attraversando una stagione di successi e di crescita. Ne è la prova l’ultima edizione di Pitti Bimbo tenutasi a fine giugno a Firenze. “Un’edizione in cui abbiamo percepito in modo forte l’ottimo andamento della moda junior – ha dichiarato Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine – che nel tessile-moda è il settore che ha segnato i risultati migliori nel 2006.
  • Il comparto dell’industria italiana dell’abbigliamento Junior ha salutato il 2006 con un  fatturato in crescita (+2,6%), sotto la soglia dei 2,6 miliardi di euro. Si tratta di un risultato, migliore di quello ottenuto dalla filiera tessile-moda nel suo complesso.
  • Nei tre giorni del salone, Pitti Bimbo ha portato a Firenze un totale di 8.189 visitatori, registrando una crescita del 3,5% rispetto alle 7.916 presenze dell’ultima edizione estiva del giugno 2006. Sono stati 5.020 i compratori italiani (+3,8% rispetto ai 4.838 del giugno 2006), e 3.169 i buyer esteri (contro le 3.078 presenze dell’ultima edizione estiva, in crescita del 3%), provenienti da quasi 100 paesi di tutti i continenti.
Boutiques online
  • keyboardRiusciranno i prezzi vantaggiosi e le gallerie fotografiche attraenti degli online fashion store a rimpiazzare l’ebbrezza fisica e tattile dello shopping?  Se da una parte i dati e le statistiche sembrano consolidare la tendenza ad utilizzare la Rete anche per l’acquisto di capi di abbigliamento, dall’altra il massiccio spostamento in atto verso il mercato online comincia a differenziare la sua offerta e a smarcarsi nella proposta di servizi.
    Sebbene al di fuori degli Stati Uniti non tutti abbiano confidenza con gli acquisti sul web, l’abitudine a ricercare informazioni in rete è oramai da considerarsi una pratica consolidata, un’operazione che gli utenti compiono sistematicamente prima di effettuare la propria decisione di acquisto. I siti di e-commerce servono dunque sempre più frequentemente da specchio, molto spesso vengono utilizzati allo scopo di conoscere e confrontare i prezzi, per vedere in anteprima le collezioni, o per rintracciare qualche capo avvistato per strada, nella vetrina di un negozio.
  • Mentre lo scorso anno sul web sono stati spesi 18,3 miliardi di dollari per comprare capi di abbigliamento e accessori, secondo quanto riportato da una ricerca condotta da Forrester Research per Shop.org, nel 2007 la cifra è destinata a salire a 22,1 miliardi di dollari, circa il 10% del totale delle vendite del settore. Il successo delle vendite online di capi di abbigliamento ha per la prima volta superato gli acquisti di tecnologia, relegandoli al secondo posto con 17,2 miliardi di dollari. Al terzo posto si sono piazzate le vendite di componenti per auto, 16,7 miliardi di dollari, e arredamento per la casa, con 10 miliardi di dollari. Complessivamente, nel 2007 le vendite online, escludendo il settore turistico, dovrebbero raggiungere i 259,1 miliardi di dollari, facendo segnare un incremento del 18% rispetto all’anno precedente.
  • Gli esperti di e-commerce insistono sulla necessità e l’importanza di differenziare l’offerta online, investendo nella realizzazione di siti dal design efficace e accattivante, sicuri e di facile utilizzo, soprattutto nella fase di acquisto.  La tendenza dei siti di e-shopping di nuova generazione sembra quella di integrare la proposta classica dell’e-store con campagne e servizi provenienti dal mondo del web. Ne è un esempio emblematico il portale Tobi.com che mette a disposizione ai propri utenti uno stilista online in grado di seguire passo per passo l’utente durante la fase dello shopping e quella dell’acquisto, ed un servizio di social networking, MyTobi, che mette in contatto tra di loro gli utenti del sito.
  • Non da ultimo i vantaggi degli Online Fashion Store interessano anche gli addetti ai lavori, che attraverso i servizi presenti in Rete possono ottenere informazioni preziose senza doversi necessariamente recare alle fiere di settore. “Partecipare alle fiere è sempre più costoso” sostiene Steven Barraza, chief executive officer di Tianello, “I prezzi degli hotel in una città come New York sono diventati proibitivi, così come i trasporti ed il carburante. I compratori stanno cambiando il loro atteggiamento nei confronti dell’acquisto e accolgono positivamente l’introduzione di nuovi servizi online in grado di fornire loro informazioni esaustive”.
A tempo di rock: Glam Rock
  • glam rockHa compiuto cento anni nel 2006 ma non rinuncia al rock. Binda, azienda milanese titolare di Breil Milano, ha stretto un accordo per la distribuzione degli orologi Glam Rock in Italia e Nord-America.
  • Nato nel 2005 a Miami da un’idea di Isabelle Maujean ed Enrico Margaritelli, manager italiano che in passato ha lavorato per Fossil e Binda, Glam Rock guarda ad un pubblico dallo stile di vita frizzante e sofisticato, attento al design e ai dettagli come all’eccellenza tecnica. Il marchio americano ha esordito con successo sul mercato europeo. Nell’aprile 2007, con la partecipazione alla fiera di Basilea, si è affacciato in Medio ed Estremo oriente e America Latina. Mancavano gli USA perché, ha spiegato Isabelle Maujean in una recente intervista “È un mercato che offre una sola chance. È necessario essere pronti e arrivare al momento giusto”.
  • La sfida parte in queste settimane grazie all’alleanza con il distributore italiano. Binda USA LLC porterà i segnatempo Glam Rock nei department stores e nelle più importanti gioiellerie/orologerie di Stati Uniti e Canada. L’azienda madre di Breil gestirà anche il consolidamento sul mercato italiano, dove il marchio “made in Miami” è già presente in oltre 200 punti vendita.
  • “Frutto della creatività italiana ma nato negli Stati Uniti, Glam Rock si è imposto subito sul palcoscenico internazionale - dichiara il presidente Enrico Margaritelli - Fin dall’inizio abbiamo voluto esaltare l’identità fashion-luxury del marchio (ogni orologio costa tre 400 e 3000 euro, ndr) con scelte coerenti ed oculate che riguardano sia le caratteristiche del prodotto che la selezione della distribuzione”. “Come i brand del Gruppo Binda, Glam Rock è dinamico e innovativo, e perciò gode di forte appeal sia in Italia sia all’estero. Il prodotto rappresenta un ideale complemento del nostro portfolio prodotti nel segmento di mercato dell’alto di gamma, che già presidiamo con gli orologi Wyler Genève” aggiunge Marcello Binda, amministratore delegato del Gruppo Binda.
  • In contemporanea a Glam Rock, Binda, impegnata nel brand extension verso gioielli e accessori, lancia negli Stati Uniti anche D&G Jewels, la linea di gioielli di Dolce e Gabbana. Per l’azienda milanese, (che ora distribuisce anche la nuova linea Paris Hilton Watches), le due operazioni sono importanti tasselli per il rafforzamento negli Stati Uniti. Il Gruppo è presenta in 50 paesi e impiega oltre 350 persone. Nel 2006 ha registrato un fatturato di 253 milioni di euro, in crescita del 10% rispetto all'esercizio precedente. L'export, pari al 39% delle vendite totali, dovrebbero salire al 44% per la fine del 2007. Per l’anno successivo l’obiettivo  è pareggiare il rapporto con le vendite in Italia. Da febbraio di quest'anno Gianni Pieraccioni è il nuovo managing director del gruppo, mentre da fine maggio Roberto Pierucci copre l’incarico di general manager internazionale.
  • Binda conta attualmente circa 30 monomarca Breil Milano e prevede di arrivare a 100 entro tre anni. Tra le prossime location, una delle più ambite è New York dove Breil è sbarcata lo scorso marzo con un party e un temporary store, teatro di una competizione tra DJ.
Piccoli marchi crescono
  • Miu Miu, sorella minore di Prada, diventa grande e si riposiziona sul mercato. Mentre altre seconde linee abbassano costi di produzione e prezzi in competizione con Zara e H&M, Miu Miu sceglie la strada opposta: sfidare i brand del lusso.
  • I primi segnali sono arrivati con la collezione autunno-inverno dello scorso anno, presentata a Parigi invece che Milano, sede della casa madre. Poi, è  seguita l’acquisizione di una nuova location a rue Saint Honoré, nella capitale francese. Ora la nuova rotta conduce dritta verso l’espansione negli Stati Uniti, che negli anni Novanta fecero di Miuccia Prada un “caso” quando ancora i giornalisti italiani storcevano il naso di fronte alle sue collezioni.
  • Prada non ha ancora annunciato se sostituirà Michelle Sanders, capo delle operazioni della divisione americana, passata di recente a dirigere la collezione accessori di Donna Karan. Per ora l’attenzione è  concentrata sull’apertura di due nuovi monomarca Miu Miu a New York e Los Angeles che si aggiungono agli store di Soho e Madison Avenue.
  • Le vetrine della nuova boutique di Manhattan (630 metri quadri sulla 57ª Strada con apertura prevista per novembre), finora occupate da Jil Sander, sono vicine a quelle di Louis Vuitton, Yves Saint Laurent, Chanel e Burberry, un chiaro segno delle ambizioni del marchio creato nel 1993. Anche sulla West Coast Miu Miu farà un’entrata in scena in grande stile entro fine 2007 con uno store di quasi 300 metri quadri su di Rodeo Drive, la via dello shopping della Città degli Angeli. In linea con le location di Milano, Londra e Parigi, i punti vendita statunitensi esibiranno un mix di elementi classici e moderni, giochi di luce, specchi e pareti di tende. Tra i materiali, preziosi damaschi color oro e il legno dei parquet.
  • L’identità adulta di Miu Miu, griffe da sempre contraddistinta da uno stile ironico e spregiudicato che non rinuncia alla raffinatezza, si riflette in un tris di novità: il consistente aumento dei prezzi, il cambio di testimonial per la campagna autunno-inverno 2007 e il lancio di un sito web autonomo. Il nuovo volto Miu Miu è la modella corsa Letitia Casta, meno giovane ma decisamente più sofisticata dell’americana Lindsay Lohan, testimonial della campagna precedente. Mert Alas e Marcus Pigott l’hanno fotografata con una parrucca rosso fuoco (simile a quella indossata da Lohan), avvolta in abiti che alternano colori assoluti come nero, bianco e blu notte al fucsia e beige. In primo piano le calzature della Capsule Collection, un set di pochi modelli e pochi pezzi spesso bicolore, dal tacco incassato in ABS, punte rotonde e tinte coraggiose, rosso, rosa, mandarino, azzurro e verde. Le immagini di Casta sono online sul sito www.miumiu.com, arricchito da video e dietro le quinte delle sfilate.
  • Nel 2006 il fatturato di Miu Miu è  cresciuto del 22% toccando quota 154 milioni di euro. Prada ha chiuso l’anno con 76 milioni di euro di profitto, più 63% rispetto al bilancio precedente.
Fashion-digest
  • Est, Est, Est! Ma Vuitton preferisce l’Italia
    Cina, Vietnam, Europa dell’Est. E’ questo il nuovo Eldorado delle produzioni a basso costo verso cui si stanno orientando le principali griffe della moda. Ma c’è chi la pensa diversamente. E’ il caso di Louis Vuitton. In barba a coloro che si attendono un futuro fatto di articoli marchiati ‘made in China’, la  maison francese ha deciso di investire sui piccoli grandi artigiani del Belpaese. Almeno per quanto riguarda il comparto calzaturiero. “I produttori asiatici di scarpe hanno raggiunto un buon livello ma gli artigiani italiani sono impareggiabili” ha dichiarato Friedrich Schwegler, direttore del segmento calzature di Louis Vuitton a New York. “La qualità e la cura presenti nelle scarpe realizzate dai maestri calzaturieri italiani restano impareggiabili e non possono di certo venir replicate in Cina”. Per un paio di scarpe Louis Vuitton, rigorosamente fatte a mano da maestri italiani, sono necessarie dalle 70 alle 200 diverse operazioni realizzate attraverso l’intervento di 12-15 specialisti del settore.
  • La calzatura “made In Italy” sfila a New York per la Mercedes Fashion Week
    A Briant Park, una delle più eleganti cornici di Midtown Manhattan, sfila la moda italiana della calzatura. L'Istituto nazionale per il Commercio Estero e l’ A.N.C.I., Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, scelgono la grande mela per mettere in display i marchi più sofisticati dell’industria calzaturiera italiana. “Le calzature made in Italy sono assolutamente le più quotate. I nostri designer e artigiani si reinventano continuamente: stagione dopo stagione, dettano nuovi standards nel design del settore, e si spingono in direzioni sempre più innovative. I marchi italiani hanno ricevuto il rispetto e l’ammirazione mondiali.” afferma Aniello Musella, direttore di ICE New York. L'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani (A.N.C.I.) raggruppa circa 1.000 industrie calzaturiere, molte delle quali di piccole dimensioni e altamente specializzate in calzature di lusso. il loro fatturato rappresenta il 70% dell’intera produzione calzaturiera in Italia.
  • Visconti nominata direttrice marketing della New York & Co.
    Cecilia Rao Visconti è nuova direttrice marketing della New York & Company Inc. La sua posizione precedente nella compagnia era stata di vicepresidente del dipartimento marketing e comunicazioni, e prim’ancora aveva ricoperto posizioni di prestigio con Tommy Hilfiger, Giorgio Armani, Emporio Armani e A|X Armani Exchange. La sua nuova posizione nell’azienda la vedrà responsibile delle nuove strategie di marketing e di vendita dei marchi New York & CO. e JasmineSola. Richard Crystal, presidente e direttore generale dell’azienda, commenta: “Celia è un’amministratrice piena di talento, e porterà ingegno e creatività nei nostri marchi. Stiamo cercando di ottimizzare la nostra posizione sul mercato, attraendo nuovi clienti e costruendo legami di fiducia sempre più stretti con la clientela esistente per aumentare le vendite. Celia è la persona adatta per la realizzazione di questi obbiettivi.”
  • Nuova responsabile per la linea accessori a Bloomingdale’s
    Brooke Jeff Scott è la nuova responsabile per gli accessori di moda del marchio Boomingdale’s. La Scott, che rimpiazza il posto occupato da Sheila Aimette, aveva lavorato dal 2004 come redattore nella sezione accessori del celebre magazine In Style, occupandosi del mercato americano di gioielli, borse, scarpe, occhiali da sole, cappelli, maglierie, sciarpe, scialli e cinture. A Bloomingdale, la Scott si occuperà dell’organizzazione generale del settore accessori, dalla scelta dei prodotti più esclusivi da mettere sul mercato, alle strategie di marketing e advertising, ma curerà anche l’organizzazione degli eventi di presentazione dei prodotti ai clienti e la direzione dei cataloghi.
  • Tiffany & Co.: aumentano le vendite ma calano i profitti
    Nel secondo trimestre 2007 (al 31 luglio), i profitti di Tiffany & Co. sono calati del 10%: lo share del 26% (37 millioni di dollari) registrato a luglio denota un calo considerevole, se paragonato al 29% (41,1 milioni) dello stesso periodo nell’anno precedente. Il calo considerevole dei profitti è in parte dovuto alla prevista cessione, ancora in sospeso, della linea Little Switzerland. Tuttavia le vendite sono cresciute oltre ogni ottimistica previsione: sul mercato mondiale le vendite dei gioielli del marchio Tiffany sono salite del 20%, rispetto ad un ben più modesto trend di crescita generale nel settore del 17% negli Stati Uniti, e del 7% nel mercato internazionale.
  • Dopo Madonna, H&M conquista Cavalli
    Anche Cavalli entra nell’universo della grande catena svedese, e possiamo scommettere che ci porterà qualcosa della sua esperienza e del suo stile eccessivo e radical chic. La linea sarà disponibile in tutte le filiali di H&M a partire dall’8 novembre, e comprenderà accessori, lingerie, intimo per donna e per uomo. Margareta van den Bosch, direttore artistico di H&M, ha dichiarato in una recente intervista: “Roberto Cavalli ha creato un mondo tutto suo, un universo iconico e fantastico, con colori, stampe e stile assolutamente unici.” Cavalli è così il primo stilista italiano a collaborare con la catena svedese: prima di lui H&M ha ospitato le firme di Karl Lagerfeld, Stella McCartney, e di Madonna, che al termine del suo “Confession Tour” ha disegnato per l’azienda svedese una linea minimalista di abiti sportivi e accessori.
  • Borse per la spesa: di stoffa, ecologiche… e trendy
    Le vecchie borse di stoffa tornano ad essere trendy, ed è difficile dire se sia una rinnovata attenzione all’ambiente, o il fatto che molte di esse siano sempre più attraenti, a spingere un numero sempre maggiore di consumatori ad usarle per fare la spesa. Alcuni siti internet, come www.hippyshopper.com e www.petacatalog.org, dedicano ampio spazio alla nuova tendenza. I grandi stilisti hanno riconosciuto i meriti ecologici - e commerciali - delle borse di stoffa: Hermes ha debuttato quest’estate con la SilkyPop, una borsa in seta dal prezzo di 960$. In giugno Stella McCartney ha aggiunto una borsa in cotone organico del prezzo di 495$ alla sua collezione. Ma gli esempi che hanno riscosso maggior successo sono quelli più popolari, come le borse della catena alimentare Wholefoods, disegnate da Anya Hindmarch, che recavano la scritta “I’m not a plastic bag!” e vendute a 15$: andate a ruba in un lampo, sono ormai reperibili solo su eBay per circa dieci volte il loro prezzo originale.
  • Myspace lancia la sua nuova “Fashion Community”
    Myspace è diventata ormai la piattaforma di socializzazione, networking e marketing di un’intera generazione di teenagers, ma anche di professionisti nei più diversi settori. Dopo MyspaceMusic e MyspaceComedy, il 28 agosto Myspace ha lanciato la sua nuova “fashion community” (all’indirizzo  www.myspace.com/fashion), imitando l’esperienza di altre comunità online del mondo della moda, come IQONS e ShareYourLook. Sulla comunità virtuale di myspace.com/fashion sarà possibile navigare tra video di sfilate di moda, immagini dai backstage di grandi eventi e interviste a celebrità, ma anche caricare video personali, interagire con i professionisti del settore, e molto altro. Il target è un pubblico dai 14 ai 28 anni.

    La nuova comunità online potrebbe permettere una fruttuosa contaminazione tra la ricchissima comunità di Myspace e la comunità dei fashion designers e degli stilisti: un ponte per unire creativi nei più diversi campi (musica, arti figurative, video installazioni, etc.) con i professionisti, o aspiranti tali, della moda.
  • Jeffrey Fashion Event raccoglie 700 mila dollari per la ricerca su AIDS e tumori
    Il 27 agosto Il Jeffrey Fashion Cares Benefit di Atlanta ha compiuto 15 anni, e li ha festeggiati con un galà di beneficienza che ha raccolto oltre 700.000 dollari destinati a finanziare centri di ricerca su AIDS e tumori al seno: una cifra straordinaria, che supera la già considerevole cifra di 435.000 dollari raccolta l’anno scorso dall’azienda di Atlanta. L’evento ha ottenuto il supporto dello stilista Oscar de la Renta, che ha disegnato 14 dei 28 abiti sfilati in passerella. Lo show ha incluso, tra gli altri, abiti di Versace, Jil Sander, Balenciaga e Rodarte. Circa 750 invitati si sono presentati all’evento: il prezzo per un posto in prima fila era di 650$. Una cifra considerevole, ma per una buona causa: i ricavati hanno beneficiato le associazioni Lambda Legal, Hetrick Martin Institute e il Gay Men's Health Crisis Institute.
  • Senatori USA annunciano sanzioni contro i pirati del design
    Alcuni senatori degli Stati Uniti, tra cui la democratica Hillary Clinton dello stato di New York, hanno annunciato il 2 agosto a Washington D.C. un nuovo disegno di legge contro le violazioni del copyright. Se passerà, Il Design Piracy Prohibition Act proteggerà  i designer e le loro creazioni per un tempo di tre anni contro la pirateria. Chi viola questa legge, copiando un design o un qualsiasi prodotto intellettuale registrato all’ufficio dell’US Copyright, si troverà ad affrontare una causa per violazione della legge. La protezione della proprietà intellettuale è cosa comune in Europa, ma negli USA le leggi attualmente vigenti si limitano a punire i prodotti contraffatti (ovvero quei prodotti che si spacciano per autentici pur non essendolo), ma non le creazioni degli artisti che vengano effettivamente copiate sotto altri nomi o con altri marchi.
  • Azzedine Alaia torna al timone della sua Maison
    I grandiosi progetti del gruppo Prada di diventare una grande corporation internazionale sembrano per il momento disillusi: l’azienda italiana ha recentemente annunciato il suo progetto di restituire ad Azzedine Alaia la propria parte del pacchetto azionario nella casa di moda francese. Alaia, che era entrato in partnership con Prada nel 2000, ricomprerà il pacchetto azionario dal gruppo Prada e tornerà così ad avere il controllo al 100% della sua casa e del suo marchio. Ciononostante il gruppo Prada continuerà a sviluppare collezioni di calzature e pelletteria per la Maison Alaia, e le due aziende continueranno a intrattenere un rapporto amichevole di collaborazione. Il direttore generale del gruppo Prada Patrizio Bertelli aveva acquisito una partecipazione nel gruppo Alaia durante la fase finale del periodo di grandi acquisizioni che era cominciata a fine anni Novanta, e che vide la casa italiana acquisire il controllo, tra gli altri, dei marchi Jil Sander, Helmut Lang e Church's.
Eventi Moda settembre/ottobre 2007
  • Promozione della moda italiana presso il piccolo dettaglio USA
    6 settembre 2007
    Mitchells/Marshs
    Huntington, NY
    Marchi promossi: Ermenegildo Zegna, Dolce & Gabbana, Canali, Armani Collezioni, Loro Piana, Prada, Etro, Gucci
    27 settembre 2007
    Levy's Clothier For Men & Women
    Nashville, TN
    Marchi promossi: Armani Collezioni, Santoni Shoes, Incotex, Luciano Barbera, Zanella
    24-29 settembre 2007
    Rodes
    Louisville, KY
    marchi promossi: Brioni, Ermenegildo Zegna, Isaia, Zanella, Etro, Canali, Paul & Shark, Gran Sasso, Malo, Armani Collezioni, M Missoni, Gravati, Incotex, Max Mara, Dolce & Gabbana, Moschino, Ferragamo, Brunello Cucinelli, Gucci, Santoni, Fabiana
    28-29 settembre 2007
    Kilgore Trout
    Cleveland, OH
    marchi promossi: Ermenegildo Zegna, Gimo’s, Fuzzi
    10-11 ottobre (trunk shows) - 13 ottobre (Evento/Sfilata di beneficenza)
    Bill Loya
    Salt Lake City, UT
    Marchi promossi: Max Mara Collection, S Max Mara, Lili Petrus, Pollini, Goffredo Fantini
  • 5-12 settembre 2007
    New York Fashion Week
    New York , Bryant Park
    Esposizione di calzature di fascia alta nella prestigiosa cornice delle passerelle del Bryant Park in occasione della settimana delle sfilate a New York.
Statistiche I style – Il dato economico
  • Il super euro non riesce a contenere il favore dilagante per la moda italiana che ha contagiato i consumatori d’Oltreoceano. La conferma è arrivata dalle ultime statistiche diffuse dal Dipartimento del Commercio americano relative a tutti i prodotti del comparto fashion.
  • E’ così che si scopre che nel periodo gennaio-giugno 2007 le esportazioni di prodotti di abbigliamento donna marchiati “made in Italy”, hanno registrato una crescita di poco superiore al 10% arrivando a determinare un giro d’affari semestrale di 276 milioni di dollari. Valore che consente all’Italia di guadagnarsi la 14esima posizione nella classifica dei maggiori esportatori di abbigliamento femminile all’interno degli Stati Uniti. Ma il favore per i capi disegnati e realizzati nel Belpaese non si è limitato a contagiare soltanto le ragazze e le signore americane. Il flusso di esportazioni verso gli Usa di prodotti di abbigliamento uomo ha segnato una progressione considerevole nel primo semestre del 2007 (+9,32% a 318 milioni di dollari). Risultati che posizionano l’Italia al nono posto per controvalore degli scambi.
  • stats
  • Il boom della moda italiana in territorio americano non ha interessato soltanto il comparto abbigliamento. Le calzature realizzate dai maestri del Belpaese hanno segnato un balzo in avanti del 10,90% tra gennaio e giugno portando il valore dell’export made in Italy verso gli Usa a 575 milioni di dollari. Fermo restando il primato assoluto della Cina in quanto a esportazioni di prodotti calzaturieri verso gli Stati Uniti con il 72,8% del mercato, l’Italia può vantare un secondo posto di tutto rispetto (6%), oltre ad aver ottenuto la performance di crescita più sostenuta tra i primi 10 Paesi esportatori di scarpe. Il buon momento del fashion made in Italy si è fatto sentire anche sul fronte dell’export di occhiali che hanno raggiunto a giugno i 185,4 milioni di euro di fatturato soltanto negli Usa, in crescita del 14% rispetto allo stesso periodo di un anno prima, consegnando all’Italia il 36% del totale delle importazioni del mercato a stelle e strisce.
  • In controtendenza, invece, le vendite di montature per cui si è registrata una flessione del 4% tra gennaio e giugno. Venti di crisi anche sul versante della gioielleria e oreficeria. Pur mantenendo la terza posizione assoluta in termini di controvalore dei prodotti esportati, i marchi italiani hanno dovuto piegare la testa di fronte alla concorrenza proveniente dall’India che in appena sei mesi ha visto crescere il volume del proprio export verso gli Usa del 27%. Ed è così che i maestri gioiellieri di casa nostra hanno visto diminuire le vendite statunitensi del 4%, portandosi a 418 milioni di dollari. Positivo, infine, l’andamento del comparto profumeria e cosmetica. Tra gennaio e giugno 2007 l’export di profumi e trucchi realizzati nel Belpaese si è attestato a 178 milioni di dollari, il 4% in più rispetto al primo semestre del 2006.