APRILE 2008 | Newsletter | Volume 5 | Numero 72

 
Italia Life in I Style
Il futuro del design americano parte dall’Italia
  • Dalla Rhode Island School of Design sono passati designer come Leo Narducci e Nicole Miller, artiste come Jenny Holzer, Francesca Woodman e Kara Walker e registi come Gus Van Sant. La lista potrebbe continuare a lungo perché la scuola di Providence è uno straordinario incubatore di talenti. Da luglio 2007 a marzo 2008 questo laboratorio di innovazione si è aperto alla qualità dei tessuti e dei filati italiani. Oltre venti aziende hanno messo a disposizione degli studenti materiali preziosi per realizzare una serie di mini-collezioni poi esposte da Bergdorf Goodman a New York. In questo numero vi raccontiamo l’esperimento promosso dall’ICE con l’obiettivo di favorire scambi e contatti tra la prossima generazione di designer, il pubblico di consumatori e un settore del Made in Italy in forte crescita.
  • Le statistiche infatti parlano chiaro: nel 2007 l’esportazione italiana di tessuti e filati di lana nel mercato americano è cresciuta di oltre il 6%. Un balzo in avanti che ha portato a 6.23 milioni di dollari il valore della produzione. Negli Stati Uniti, sostiene il Council of Fashion Designers of America, il futuro del design è intrecciato a doppio filo al copyright. Per questo gli stilisti hanno lanciato una campagna per l’approvazione di una legge anti-pirateria che potrebbe tutelarli dall’imperversare delle copie a basso costo che compaiono nelle vetrine delle grandi catene dopo poche settimane dal debutto in passerella dei modelli originali.
  • Ma la battaglia dei designer, guidati da Diane Von Furstenberg, si scontra con le resistenze di altri operatori dell’industria. In un clima turbato dalla recessione, abbiamo scelto l’esempio positivo di due realtà italiane, Diesel e M Missoni, che investono negli USA e aprono nuovi punti vendita. Uno dei mercati più appetibili per donne e uomini d’affari amanti del rischio è Atlanta, la città della CNN, che in appena un anno ha scalato ben 19 posizioni nella classifica delle metropoli più attraenti stilata da Forbes. Ne offriamo un identikit a tutto tondo, dall’incremento demografico al boom immobiliare.
  • Inoltre, vi raccontiamo le ultime imprese di Wal-Mart, il discount che, dopo gli insuccessi del passato, tenta ancora una volta l’avvicinamento alla moda che conta, e quelle dei grandi magazzini americani che si sono attrezzati per navigare nella acque della crisi economica.
  • Con l’inizio della primavera è tempo di odori nuovi: segnaliamo le ricerche sul marketing olfattivo e i due accordi commerciali che daranno vita a ondate di nuovi profumi. Avon ha stretto un accordo con Ungaro per il lancio di una serie di fragranze disponibili da agosto. Alberta Ferretti e Elizabeth Arden promettono per il 2009 profumi per la donna "che sa vivere nel presente proiettandosi nel futuro".
Global Travel, la partnership tra ICE e Rhode Island School of Design
  • RISD-Rhode Island School of DesignLo spirito innovativo dei designer americani del futuro, la qualità dei tessuti italiani e il prestigio di Bergdorf Goodman. Questi gli ingredienti chiave alla base di Global Travel, la collezione firmata dagli studenti Rhode Island School of Design esposta dall’11 al 14 marzo al terzo piano del grande magazzino newyorchese. Nato dalla collaborazione tra l'Ice (Istituto Nazionale per il Commercio Estero) e la RISD-Rhode Island School of Design, uno dei migliori istituti a livello internazionale, il progetto ha coinvolto 22 aziende produttrici di filati e maglieria di Como, Biella e Prato e 20 studenti dei corsi Tessile e Confezioni impegnati per un intero semestre.
  • I giovani talenti della scuola di Providence hanno studiato a fondo le possibilità di materiali italiani che potranno riutilizzare nel corso della loro carriera. I clienti di Bergdorf Goodman ne hanno apprezzato la versatilità attraverso i modelli esposti. Liz Collins e Donna Gustavsen, docenti della RISD, sono state in Italia e hanno selezionato personalmente una gamma di tessuti tale da ispirare dieci team creativi formati da due studenti. Ogni team ha realizzato un cappotto, avvolgente e protettivo come una seconda casa per i viaggiatori globali, e altri due pezzi complementari. Quindici capi sono stati esposti da Bergdorf Goodman.
  • Isabella Rossellini, testimonial della qualità italiana negli Stati Uniti con la campagna di comunicazione Let yourself be charmed by an Italian, è stata la madrina dell’evento di inaugurazione. “Questo progetto ha offerto ai nostri studenti un’occasione straordinaria: sperimentare con materiali italiani di qualità senza pari ed entrare in contatto con dei fornitori a cui potranno tornare a rivolgersi nel corso della loro carriera” ha spiegato Donna Gustavsen, responsabile del dipartimento Confezioni della RISD. La docente ha sottolineato l’idea di contaminazione tra visioni ed esperienze diverse alla base del progetto: “Gli studenti del dipartimento Tessile hanno manipolato maglie e filati, creato motivi e fantasie inedite, ricamato e lavorato a maglia. Quelli del dipartimento Confezioni hanno modellato nuove forme e volumi in rapporto al corpo. I prodotti finali sono frutto della creatività spinta al limite”.
  • Aniello Musella, direttore esecutivo dell’ICE negli Stati Uniti, si è detto “onorato di presentare una mostra di giovani talenti e offrire loro sostegno nella fase di formazione”. “È importante che i giovani stilisti abbiano la possibilità di sperimentare con un’ampia selezione dei materiali di qualità altissima nel corso della loro educazione. Le aziende che hanno partecipato al progetto si collocano nella fascia più alta del prodotto italiano”.
  • Nanhee Kim, una delle studentesse impegnate nel progetto, ha raccontato così il semestre appena concluso: “Insieme a Catherine Furio ho trovato ispirazione nell’attuale tendenza dei viaggiatori moderni a portare con sè tecnologie leggere, fatte di architetture intelligenti e strutture complesse nascoste in forme semplici. Abbiamo reso l’idea del passaggio al tridimensionale con filati lavorati a maglia dalle linee scolpite”. “Qui negli Stati Uniti non è facile trovare materiali di tale qualità a disposizione degli studenti. I produttori italiani sono stati molto generosi con noi”. I produttori di tessuti e filati coinvolti sono stati Luigi Boggio Casero, Lanificio Puro Tessuto, Serikos Collezioni & Tessili, Taroni, Seterie Argenti, Tesso, Gaetano Rossini Holding, Giancarlo Ones, Styletex, Botto Poala, Filatura di Crosa, Zegna Baruffa, Luigi Boldrini, Grignasco, Monticolor, BE.ME.VA e Lineapiù.
Un ponte Italia-Stati Uniti per il design del futuro.
Intervista a Liz Collins, docente della RISD
  • Insieme a Donna Gustavsen, Liz Collins ha guidato venti studenti della Rhode Island School of Design attraverso il loro primo “global travel”. Un viaggio attraverso l’universo dei tessuti e filati italiani culminato nella creazione di abiti scultura esposti al terzo piano del grande magazzino newyorchese Bergdorf Goodman (vedi articolo precedente). Oltre a insegnare al dipartimento tessile della RISD, Collins è una designer affermata a livello internazionale, che vende elaborati pezzi unici in alcune selezionate boutique di New York e Tokyo. Nel 2006 ha ottenuto il prestigioso United States Artists Target Fellow in Crafts and Traditional Arts.
  • Alcuni dei progetti realizzati dagli studenti della RISDProfessoressa Collins, come è nato il progetto Global Travel?
    Il dipartimento Tessile della RISD aveva collaborato con l’Ice e una dozzina di aziende italiane nel 2005. A partire da quella relazione, abbiamo coinvolto anche il dipartimento Confezioni per realizzare una classe comune. E’ stato il primo realizzato in collaborazione tra i due corsi della RISD. Gli studenti hanno imparato a confrontarsi e lavorare insieme.
    Ci spieghi le varie fasi dell’operazione.
    Nel luglio del 2007 sono andata in Italia insieme a Donna Gustavsen per scegliere i materiali da usare nel progetto. L’accoglienza dei produttori italiani è stata incredibile. Ci hanno mostrato i loro laboratori e un assortimento vastissimo di lane, fibre e filati. La loro generosità, sia in termine di tempo che di materiali, è stata davvero fuori dal comune. Ci hanno spedito tutto prima della chiusura di agosto, cosa che ha permesso di catalogare e organizzare tutto in tempo per il ritorno degli studenti. A questo punto il processo di creazione è entrato nel vivo: gli studenti hanno cominciato a tagliare, ricamare, a lavorare a maglia e al telaio, a stampare e cucire. Di settimana in settimana, discutevamo i risultati.
  • Quali criteri avete usato per la scelta dei materiali?
    L’idea di base era fornire agli studenti materiali da trasformare con grande libertà. Abbiamo quindi escluso gli stampati e i tessuti con un’identità troppo forte. Il mix finale andava dal lino alla seta passando per lana e cotone, c’era un grande assortimento di pesi, di fibre naturali e tessuti tecnologici.
  • Come hanno sviluppato di concetto base di viaggio globale?
    Alcuni in modo letterale: un team, ad esempio, si è ispirato alle sette meraviglie del mondo e ha immaginato una viaggiatrice sofisticata che si sposta tra le varie location. Altri si sono spinti lontano, pensando ad esempio agli stereotipi che coreani e giapponesi proiettano gli uni sugli altri dai tempi dell’occupazione giapponese. Un tema chiave di questa collezione è il contrasto tra spalle morbide e spalle squadrate, un riferimento al conflitto tra le due culture.
  • Alla RISD piacerebbe ripetere l’esperienza?
    Da parte nostra c’è una grande voglia di ripeterla. Ogni fase è stata ricca di stimoli, anche l’evento di inaugurazione da Bergdorf Goodman è stato un successo di pubblico e di stampa. Questo progetto ha aperto una collaborazione tra i due dipartimenti della scuola, il nostro prossimo corso comune durerà un anno intero. Speriamo che l’ICE e le aziende italiane ci sosterranno ancora.
Pirateria, la guerra dei designer americani contro le copie a basso costo
  • Battuta d’arresto per la campagna a favore del copyright del Council of Fashion Designers of America. L’associazione degli stilisti statunitensi non è riuscita a portare a casa il sostegno dell’American Apparel and Footwear Association all’iniziativa di legge presentata da tempo al Congresso americano.
  • Secondo Diane Von Furstenberg, presidente dell’organizzazione, il via libera dei produttori dell’abbigliamento avrebbe dato al Congresso una chiara indicazione riguardo alla posizione dell’industria della moda. Al contrario, il parere negativo segnala che il dibattito è ancora apertissimo. Le attuali norme americane proteggono il logo e le stampe originali ma non i modelli. Gli stilisti vorrebbero mettere fuorilegge i capi che, pur presentati con un’etichetta differente, somigliano in modo inequivocabile agli originali.
  • L’obiettivo è mettere fine alla riproduzione a basso costo dei modelli che sfilano sulle passerelle della New York Fashion Week e arrivano nelle vetrine delle grandi catene americane in tempi rapidissimi e a prezzi stracciati. Nei mesi scorsi la causa legale aperta da Anna Sui e altri stilisti contro Forever 21, distribuzione che controlla 400 punti vendita e realizza vendite per oltre un miliardo di dollari, ha portato a galla le tensioni tra players che, pur operando su fasce di mercato diverse, rischiano la collisione.
  • Il design può essere assolutamente originale? A che punto l’ispirazione diventa imitazione deliberata? Il copyright è un ostacolo per la creatività? L’orientamento del Council of Fashion Designers rispetto a queste domande è stato espresso da Diane Von Furstenberg in un editoriale pubblicato dal Los Angeles Times lo scorso agosto. “Gli Stati Uniti sono l’unico leader della moda internazionale che non protegge la proprietà intellettuale dei suoi stilisti.
  • In Europa la protezione dei modelli arriva fino a 25 anni. Il Design Piracy Prohibition Act (questa la denominazione della legge fatta propria da nove senatori, ndr), in attesa di discussione al Congresso, fornirebbe una protezione minima di tre anni. Una volta approvata, questa legge tutelerebbe solo modelli unici ed originali, lasciando assolutamente tutto ciò che è già stato ideato al pubblico dominio e disponibile alla copia. Questa tutela di breve periodo sostiene i creativi e insieme preserva il flusso di tendenze e stili al centro del design di moda”. La mancanza di leggi, ha scritto la stilista, “ha trasformato gli Stati Uniti in un paradiso della pirateria”.
  • A chi sottolinea il problema dell’accessibilità legato ai prezzi, Von Furstenberg ha ricordato che “retailer di massa, tra cui Target, Kohl’s e J.C. Penney, tendono sempre più ad assumere stilisti che creano collezioni per i propri punti vendita. Questo protegge i designer e contemporaneamente rende la moda disponibile a prezzi contenuti”.
  • Alcuni studiosi di proprietà intellettuale e le aziende che producono abbigliamento a basso costo però la pensano diversamente. Nell’industria delle moda, dicono, la copie servono a diffondere tendenze e dunque a stimolare la domanda. Così, ad esempio, la pensa Christopher Sprigman, autorevole professore di diritto all’University of Virginia secondo cui proprio questo modello di business è il motore che genera i 181 miliardi di dollari dell’industria dell’abbiagliamento americano. L’opposizione dell’American Apparel and Footwear Association sembra legata alla preoccupazione che l’approvazione del Design Piracy Prohibition Act aprirebbe le porte a un’ondata di cause legali che potrebbero rallentare l’industria.
  • Steven Kolb, direttore esecutivo del Council of Fashion Designers, ha dichiarato al New York Times che il gruppo continuerà a fare pressione affinché la legge venga approvata ma ha ammesso che dopo la mossa contraria dei produttori, i giochi si sono fatti più difficili.
Da Saks a Lord&Taylor, i department store resistono alla crisi. Bloomie’s punta sugli accessori
  • I grandi department store inviano timidi segnali di tenuta all’economia americana. Una tendenza che corrisponde a quella espressa da Wal-Mart (vedi articolo successivo) nella fascia più bassa del mercato.
  • Saks Incorporated, che controlla Saks Fifth Avenue, ha chiuso il quarto trimestre il 2 febbraio 2008 con guadagni netti per 39,5 milioni di dollari. Il balzo in avanti di 10.4 milioni rispetto al quarter precedente è legato anche a un’entrata da 8.1 milioni di assicurazione per la sede di New Orleans, distrutta nel 2005 dall’uragano Katrina. A febbraio le vendite sono aumentate del 3.5% rispetto allo stesso periodo del 2007 ma le previsioni per il futuro sono caute. “Sono ottimista sulle prospettive a lungo termine per il settore del lusso e in particolare per gli affari di Saks Fifth Avenue” ha detto il CEO Stephen Sadove. Il manager, tuttavia, prevede “un contesto macroeconomico e promozionale difficile” per il breve periodo che ha spinto l’azienda ad adottare “un approccio conservatore nella pianificazione del 2008”.
  • Neiman Marcus, la catena che ha appena festeggiato i cento anni di attività, ha annunciato a inizio marzo i risultati del secondo trimestre dell’anno fiscale 2008. Le vendite sono pari a 1.37 miliardi di dollari contro 1.30 dell’anno passato, gli utili operativi sono cresciuti da 127.8 a 134.3 milioni.
  • Presente in 12 stati con 40 department store, Bloomingdale’s ha realizzato 2.5 miliardi di dollari di vendite nel 2007. Un risultato trainato anche dall’ottima performance degli accessori che nelle ultime stagioni ha ampiamente superato quella dell’abbigliamento. Il reparto borse ha conquistato spazio nello store della 59ª strada a New York ed è stato rinnovato in diversi altri punti vendita grazie al sapiente dosaggio di brand emergenti e articoli di sicuro appeal per le clienti. Al mix di marchi si accompagna l’ampio ventaglio di prezzi che parte dai 20 dollari per shopping bag informali e arriva a migliaia di dollari per le borse Chanel. Il comparto occhialeria, fortemente influenzato dall’associazione tra marchi e celebrities, ha registrato crescite a doppie cifra ma secondo le manager di Bloomingdale's, i veri protagonisti della prossima stagione saranno spille e sciarpe. Il rallentamento economico induce anche Bloomie’s alla prudenza: l’apertura della nuova sede di Phoenix, Arizona, è stata rinviata dall’autunno 2009 a novembre 2010.
  • Lord & Taylor, il grande magazzino più antico d’America, prosegue il risanamento iniziato nel 2006 col passaggio di mano a NRDC Equity Partners. NRDC è pronta a investire 500 milioni di dollari nell’arco di cinque anni per la ristrutturazione delle sedi tra cui quella newyorchese di Fifth Avenue. I locali del department store saranno ridotti della metà per fare spazio a un ristorante e uffici. Se prima del 2006 Lord & Taylor sembrava destinato a una fine ingloriosa, ora, secondo quando dichiarato a Fortune da Steven Greenberg della società di consulenza The Greenberg Group, “Nell’arco dell’ultimo anno i loro affari sono migliorati in modo straordinario”.
Wal-Mart cresce e ritenta l’aggancio con la fashion industry
  • Crisi dell’economia americana? Per Wal-Mart potrebbe tradursi in opportunità. A febbraio le vendite della catena discount sono salite del 2.6%, e le previsioni per marzo sono del +2%. Gli analisti suggeriscono che la tenuta è legata all’incertezza dei consumatori.
  • Quelli che stringono la cinghia infatti preferiscono i discount alle catene di medio-livello come Kohl’s e J.C. Penney che, non a caso, ha annunciato un crollo del 33% nelle previsioni di guadagno del primo trimestre 2008. Tengono, invece, pur con qualche difficoltà, i department store di lusso come Saks e Bloomingdale’s.
  • Alla base della crescita di Wal-Mart c’è anche l’effetto di una campagna pubblicitaria particolarmente aggressiva e un’ampio rinnovamento di scaffalature e illuminazioni in oltre la metà dei 4100 punti vendita. La somma di questi fattori porta a proiezioni positive per l’anno in corso. Secondo gli analisti di Wall Street nel 2008 le azioni del gigante di Bentonville cresceranno dell’8.6%. I ricavi potrebbero toccare quota 406 miliardi di dollari contro i 379 del 2007.
  • Norma KamaliNonostante l’enfasi sul risparmio, Wal-Mart non rinuncia all’esplorazione di segmenti di mercato più alti. Va letta in questo senso la partnership con Norma Kamali, designer nota per i cappotti in tela di paracadute, l’uso innovativo dei tessuti felpati e gli opulenti costumi da bagno degli anni Ottanta. Dopo il flop dell’operazione Metro 7, primo tentativo di avvicinamento alla fashion industry, Walt-Mart produrrà una linea firmata Kamali che sarà distribuita in 350 punti vendita selezionati. In una prima fase comprenderà abbigliamento da donna e successivamente anche accessori, articoli per bambini e per la casa. Una sfida non da poco per il discount dove il costo dei capi più venduti non supera i dieci dollari.
  • Ma le vendite dell’abbigliamento - certamente non il punto di forza di Wal-Mart - stanno migliorando e l’inizio delle vendite primaverili ha fornito indicazioni “molto promettenti” secondo il CEO Eduardo Castro-Wright. Anche per Kamali non sarà facile adattare il suo stile, e i suoi costi, a quelli di Wal-Mart. Ma la passata collaborazione con l’azienda di abbigliamento sportivo Everlast le tornerà utile. Kamali ha descritto i suoi modelli per Wal-Mart come “capi senza tempo che tutti potranno indossare” e ha annunciato che li venderà anche nella sua boutique di Manhattan.
  • Una conferma della salute del discount è l’annuncio dell’apertura di una nuova sede nello stato di New York, non lontano da Albany. Non sarà un Wal-Mart qualunque ma il più grande degli Stati Uniti con un’area di oltre 24.000 metri quadrati su due piani. L’azienda ha avviato la ristrutturazione del centro commerciale un anno fa, senza troppo rumore, annunci alla stampa e ai consumatori. L’inaugurazione è prevista per maggio. Sul fronte dei mercati esteri il modello Wal-Mart continua a ottenere risultati eterogenei. Gli affari vanno bene in Messico e America Latina ma sono decisamente al di sotto delle aspettative in Giappone. Anche la Germania e la Corea del Sud si sono rivelati mercati difficili tanto che l’azienda americana ha decisamente ridimensionato la sua presenza. A livello globale Wal-Mart controlla circa 3000 punti vendita.
Espansione negli USA per Diesel e M Missoni
  • A dispetto delle turbolenze del mercato americano, diverse realtà italiani puntano a rinforzare la presenza negli Stati Uniti approfittando del cambio euro-dollari che favorisce gli investimenti. Marchi come Diesel e M Missoni, ad esempio, hanno messo a punto solidi piani strategici nell’area americana.
  • dieselL’azienda creata trenta anni fa da Renzo Rosso prenderà il posto di Gucci sulla Quinta Strada di New York. La prestigiosa location, a due passi dal Museum of Modern Art, diventerà un flagship store di tre piani, il più grande del gruppo di Molvena. Il contratto firmato con Gucci, proprietario dell’edificio, prevede un accordo di 16 anni per una cifra pari, secondo operatori dell’immobiliare newyorchese, a 10 milioni di dollari l’anno. “Nel 1996 aprimmo il primo punto vendita internazionale di Diesel su Lexington Avenue. L’apertura sulla Quinta Strada rappresenta l’inizio di una nuova avventura.
  • Portare il proprio brand su Fifth Avenue è il sogno di ogni azienda e per noi è un passo importante verso il posizionamento di Diesel nel mondo: giochiamo nella lega dei maggiori player del mercato dell’abbigliamento e degli accessori” ha dichiarato Renzo Rosso. Il piano di espansione del marchio sul mercato statunitense prevede l’apertura a breve termine di altri cinque o sette punti vendita che si aggiungeranno ai 40 già presenti nelle principali piazze americane.
  • A livello internazionale, le collezioni Diesel sono vendute in 400 negozi monomarca e 5.000 punti vendita. I lavori di ristrutturazione del nuovo flagship store dovrebbero cominciare a maggio. L’inaugurazione è prevista per novembre. La boutique ospiterà tutte le collezioni Diesel, inclusa Black Gold, la nuova linea in vendita dal prossimo autunno, a cui sarà dedicata un’intera area al secondo piano. “Questo flagship aiuterà la ridefinizione del brand e mostrerà la forza della nostra crescita” ha sottolineato Steve Birkhold, CEO di Diesel USA.
  • L’azienda veneta non è il solo marchio di moda accessibile che trova casa sulla Quinta Strada. Uno dei nuovi vicini sarà Tommy Hilfiger che sostituisce Fortunoff. Segno che la via dello shopping di lusso si sta gradualmente trasformando in location caratterizzata da un mix dell’offerta.
  • M Missoni, linea prodotta in licenza da Valentino Fashion Group, sfida il rallentamento dell’economia statunitense con un tris di nuove boutique in California, Florida e Texas che seguono quelle di Soho e di Paramus, nel New Jersey. “Siamo cresciuti del 50% l’anno scorso in USA”, ha spiegato Graziano De Boni, presidente e CEO di Valentino Fashion Group USA, “e anche se si parla di crisi prevediamo di progredire a doppia cifra anche nel 2008”. Nel 2007, M Missoni ha registrato ricavi per 46 milioni di euro con una crescita del +47%. La linea è venduta in oltre 1000 punti vendita in tutto il mondo. Il lancio del marchio Missoni negli USA risale al 1970 grazie alla partnership con Bloomingdale’s nella Grande Mela.
  • Oggi il volume di affari negli Stati Uniti pesa per oltre un quinto del fatturato dell’azienda fondata da Ottavio e Rosita Missoni nel 1953. Di recente l’attuale direttore generale Massimo Gasperini si è detto convinto delle ulteriori potenzialità di crescita e ha annunciato investimenti a sostegno dell’espansione di tutte le linee Missoni sul mercato americano.
Atlanta, una città business-friendly
  • Atlanta, GeorgiaUn forte aumento dell’occupazione e della crescita economica e una marcata diminuzione della criminalità. Sono queste le chiavi del successo di Atlanta, la capitale dello stato americano della Georgia, che negli ultimi anni ha scalato le classifiche delle città metropolitane più attraenti sotto il profilo del business. A tal punto che nel corso del 2008 Atlanta è riuscita a sbaragliare la concorrenza di altri mostri sacri del mondo economico a stelle e strisce come Dallas, Detroit, New York o Los Angeles conquistando la sesta posizione assoluta della classifica di Forbes relativa alle aree metropolitane più attraenti per costituire nuove imprese, in progresso di 19 posizioni rispetto a un anno fa.
  • Lo sanno bene colossi del calibro di IBM, UPS, Home Depot, Coca Cola, AT&T e CNN, che da tempo hanno stabilito in città i propri headquarters. Ma sono migliaia le piccole e medie imprese che si stanno muovendo verso la capitale della Georgia per sfruttare le migliori condizioni economiche presenti in quella che viene ormai definita “Hotlanta”.
  • Ma quali sono i numeri che hanno fatto della 28esima area metropolitana d’America la meta preferita degli imprenditori in cerca del nuovo El Dorado dell’industria d’Oltreoceano? Forte di una popolazione di 5,2 milioni di abitanti, Atlanta ha visto crescere la propria popolazione a ritmi sostenuti nel corso dell’ultimo decennio con una media di 100mila nuovi residenti all’anno dal 1997 a oggi. E in futuro le cose non dovrebbero cambiare. Anzi, per il 2030 le autorità di Atlanta si attendono un incremento del numero di cittadini pari a 2,2 milioni di nuovi residenti.
  • Questo flusso migratorio, che ha interessato lo stato della Georgia, si è immediatamente tradotto sul valore del commercio al dettaglio. Secondo l’analisi condotta dal Metropolitan Atlanta Chamber of Commerce, tra il 1995 e il 2005 il valore delle vendite retail è cresciuto dell’89,5% arrivando a generare un giro d’affari di 123 miliardi di dollari, mentre il potere d’acquisto dei residenti è aumentato nello stesso periodo del 67,9% arrivando a valere 167 miliardi di dollari. Ed è così che è iniziata la corsa alla costruzione di shopping mall e centri direzionali che ha subito una battuta d’arresto soltanto negli ultimi mesi a causa della recessione dell’economia americana e della crisi dei mutui subprime.
  • Ma c’è ancora chi scommette sulla profittabilità del settore immobiliare che ad Atlanta dà lavoro a una persona su sei. E’ il caso del colosso del real estate Daniel Corp. che, nonostante i venti di crisi, ha dato l’avvio alla realizzazione di un centro commerciale faraonico denominato 12th & Midtown del valore di 2 miliardi di dollari per una superficie di un milione di piedi quadrati. “La grande attrattività della zona di Midtown Atlanta sarà il punto di forza di questa nuova realizzazione immobiliare”, ha dichiarato Steve Baille, senior vice president di Daniel. “Non si può negare che ci siano venti di crisi ma questi porteranno a una selezione naturale del mercato lasciando in piedi gli attori dotati di buoni fondamentali e togliendo di mezzo tutti quelli marginali”.
  • Oltre ad attrarre imprenditori e lavoratori d’America, l’amministrazione di Atlanta ha deciso di giocare la carta dell’estero andando a puntare su uno dei punti di forza della propria città: l’aeroporto internazionale Hartsfield-Jackson che vanta il primato di hub più trafficato del mondo per numero di passeggeri. E’ così che a partire dal 30 marzo scorso il colosso dei cieli Delta Airlines, con base ad Atlanta, ha dato il via a un collegamento aereo con Shanghai creando di fatto un legame molto stretto tra le due capitali dell’economia di Oriente e Occidente. I risultati di questa mossa non si sono fatti attendere. Alcune imprese cinesi hanno già iniziato a posizionare ad Atlanta i propri headquarters americani innescando un circolo virtuoso di investimenti che dovrebbe arrivare a valere 400 milioni di dollari nel giro dei prossimi anni.
Scent Marketing
  • Nonostante oggi il marketing utilizzi prevalentemente i canali dell’udito e della vista, l’uomo ha mantenuto la sua naturale capacità di risposta agli stimoli che derivano dall’olfatto; aromi e profumi riescono ad avere un importante ruolo sia sul fisico, sia sulla mente. Spesso odori ed essenze sono in grado di rievocare ricordi sepolti per sempre nella memoria.
  • Molte realtà interessate a nuove forme di marketing, stanno sperimentando l’utilizzo di aromi e profumi per ottimizzare il risultato di un evento, per indurre i clienti all’acquisto o per stimolare i propri dipendenti. Un test promozionale effettuato in un grande magazzino, i cui risultati sono stati presentati a Chicago nell’ambito della Global Shop Conference lo scorso 20 marzo, ha dimostrato che in presenza di profumi e fragranze, i clienti tendono a fermarsi il 40% del tempo in più all’interno del negozio con un incremento degli acquisti del 30% rispetto ad un normale punto vendita. Sony, che già nel 2004 aveva utilizzato per Spiderman 3 una campagna promozionale a base di bustine profumate, ha avviato questa sperimentazione in 41 punti vendita utilizzando un infuso a base di cedro ottenendo risultati sorprendenti.
  • A Los Angeles un grande magazzino diffonde regolarmente profumi di erba, foglie e frutta in quanto, come sostiene il direttore, la reazione suscitata dall’inalazione di questi aromi porta le persone a “rallentare l’andatura e questo comportamento rende più probabile la decisione di acquisto”. Attraverso il naso ed il nervo olfattivo vengono inviati dei messaggi al cervello che stimolano delle reazioni. Gli odori sono in grado di stimolare sensazioni positive, evocare ricordi piacevoli e riportare alla mente scene vissute nel passato e legate proprio ad un determinato profumo.
  • Alcune imprese in Giappone ormai da diversi anni profumano i propri uffici adottando determinate strategie: essenza di limone al mattino per stimolare i dipendenti, odori di fiori nel pomeriggio per prolungare la resistenza, profumo di bosco alla sera per trasmettere una sensazione di ottimismo. In Olanda ed Inghilterra esistono ospedali progettati da veri e propri architetti del profumo, dotati di un sistema di areazione a base di essenze di erba di prato, fragranza che secondo gli studi si accosterebbe maggiormente alla descrizione di “libertà”, utilizzate per coprire la cappa di odori di medicine e disinfettanti.
  • Anche il metro di Parigi e l’Atm di Milano stanno sperimentando i benefici effetti derivanti da queste strategie. In futuro si potranno utilizzare aromi selezionati in base ai prevedibili effetti anche nei congressi: un’essenza stimolante potrà contrastare gli effetti soporiferi di certi interminabili interventi, un aroma frizzante potrà trasmettere energia ai venditori. La forza del profumo, è quella di riuscire a creare un effetto di “compressione del tempo” e di agire sulla memoria con un forte stimolo, tanto che c’è chi prevede l’adozione del profumo aziendale in sostituzione del logo per il suo maggior potere rappresentativo ed evocativo.
Accordo Avon & Ungaro
  • Dopo il successo della partnership con Cynthia Rowley per la linea di fragranze Flower and Petal e quello dello scorso anno in collaborazione con Christian Loacroix, Avon ha siglato un accordo con la Maison Emanuel Ungaro per la creazione e il lancio delle fragranze U by Ungaro for Her e U by Ungaro for Him, che saranno disponibili attraverso la rete dei rivenditori e delle presentatrici Avon a partire da agosto.
  • L’obiettivo della nuova linea è quello di catturare la spontaneità e la sensualità della Maison parigina per interpretare i gusti e l’interesse dei consumatori più giovani attraverso l’appeal cosmopolita del brand Ungaro. I profumi della collezione sono stati sviluppati in coerenza con la collezione Ungaro, che ha debuttato nel 1997 con la creazione e il lancio di Fleur de Diva, seguito da Desnuda nel 2001 e da Apparition nel 2004.
  • Prodotto dai profumieri Jean Marc Chaillan e Loc Dong, Avon U by Ungaro For Her è un profumo fresco, arboreo e floreale con note di bergamotto, fresia, acacia aura, loto, osmanto, iris, sandalo e muschio. La versione for men è stata curata dai profumieri Yves Cassar e Pascal Gaurin che hanno puntato su una mix arboreo aromatico ed acquoso, con note di base di pompelmo rosa, foglia di mandarino, melograno, cardamonio, elicriso, foglie di cedro, vetiver, patchouli, sandalo, Tonka bean e balsamo del Perù. Le due fragranze sono il risultato di una strategia di partnership che vede Avon Cosmetics Inc. in un progetto di collaborazione con le grandi firme della moda internazionale.
  • L’accordo con la Maison Emanuel Ungaro segue le partnership con Cynthia Rowley, per la limited edition della linea cosmetica “Avon”, e con Christian Lacroix, per le fragranze “Rouge” e “Noir” lanciate nel 2007. A prestare il volto per la campagna della fragranza pour elle sarà Reese Witherspoon, oscar per migliore attrice protagonista con Walk the Line e ambasciatrice dell'azienda dal 2007. Avon, che dispone di una rete di 5,4 milioni di rivenditori, è presente in più di 100 paesi ed ha un fatturato annuo di 10 miliardi di dollari.
  • Stesso connubio all’insegna della qualità anche quello messo in campo da Elizabeth Arden, azienda leader mondiale di prodotti di bellezza che ha di recente concluso un accordo con la stilista Alberta Ferretti per la creazione di una linea di fragranze firmate. Il lancio è previsto per la Primavera 2009 e farà da apripista ad una collezione di cosmetici e prodotti skincare. La direzione creativa sarà interamente gestita dalla stilista romagnola che per questo profumo ha dichiarato di volersi ispirare alla donna contemporanea “che sa vivere nel presente proiettandosi nel futuro”.
Le migliori città per carriera e business
  • best cities
    (dati: forbes.com - marzo 2008)
Fashion-digest
  • Banana Republic lancia la prima collezione green
    Banana Republic sta finalmente abbracciando il trend della moda green, come suggerisce la recente decisione di lanciare una collezione di 50 capi eco-friendly per uomo e donna in occasione dell’”Earth Day”, iniziativa nata nel 1970 e che il 22 Aprile 2008 celebrerà il suo ventottesimo anniversario. “Earth Day” è oggi un network che coinvolge oltre 17.000 organizzazioni in 174 paesi, e che solo negli Stati Uniti coordina 5000 gruppi e oltre 25.000 educatori che perseguono cause di protezione dell’ambiente e di tutela delle risorse naturali. La nuova collezione green di Banana Republic approderà in tutti gli stores della catena a partire dall’8 aprile, e comprenderà vestiti disegnati in tessuti ecologici come bambù e cotone organico, che venderanno dai 24 ai 150 dollari a capo. Inoltre, dal 22 al 27 aprile, Banana Republic donerà l’1% dei suoi profitti di vendita, fino ad un massimo di 100.000 dollari, al “Trust for Public Lands”, un’organizzazione non-profit che si occupa della preservazione di boschi e aree verdi negli Stati Uniti. L’iniziativa riflette una recente attenzione di Banana Republic per la causa ecologica: il colosso americano ha recentemente lanciato un piano strategico per limitare l’impatto ambientale della sua produzione, diviso in tre aree d’azione: rendere le confezioni e gli imballaggi meno inquinanti, utilizzando una percentuale di materiali biodegradabili e riciclabili; progettare gli stores secondo criteri di ecosostenibilità, attraverso l’utilizzo di illuminazioni a risparmio energetico e materiali riciclabili nell’arredo; e controllare la qualità dei processi di lavorazione dei capi, utilizzando tecniche di lavaggio non inquinanti.
  • High-tech clothing per l’atleta del futuro
    Lululemon Athletica, l’azienda realizzata dall’imprenditore e fan dello yoga Chip Wilson, ha realizzato le prime “hearthbeat tanks”, indumenti sportivi ad alta tecnologia capaci di monitorare il battito cardiaco, cronometrare il tempo di esercizio, e controllare le calorie bruciate durante l’allenamento. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Numetrex, un marchio di proprietà di Textronics Inc. e specializzato in “body sensoring clothing”, ovvero capi sportivi dotati di sensori che al semplice contatto forniscono dati sull’attività del corpo durante il training. Con Lululemon, Numetrex ha realizzato una “cardio shirt” per uomo, in colori blu acciaio e graffite, e un top per donna in colori rosa corallo e nero, entrambi realizzati in fibra di lycra e nylon contenente sensori brevettati in grado di trasmettere informazioni a un circuito centrale, e compatibili con altri dispositivi di misurazione del battito cardiaco. Il tutto senza cuciture, cinghie o polsini a strap. Le heartbeat tanks si vendono per 74 dollari nei negozi monomarca Lululemon in tutto il nord America, Canada, Giappone e Australia. Durante l’anno fiscale 2007, l’87,1% dei profitti dell’azienda americana è stato ricavato da vendite in Canada, l’11,7% da vendite negli Stati Uniti, e l’1,2% da vendite in Australia e Giappone.
  • IDG lancia una biennale della moda a Los Angeles
    IDG World Expo è riconosciuta come una delle più autorevoli istituzioni nell’organizzazione di mostre e eventi, e ha al suo attivo vent’anni di attività in cui ha realizzato oltre 750 conferenze ed eventi di portata globale in 55 paesi. Per il 2009, IDG pensa di lanciare una fiera biennale della moda a Los Angeles: la fiera si terrà a primavera, in modo da coincidere con la settimana del mercato, o “Market Week”, e cercherà di individuare e promuovere designer giovani e innovativi. L’evento porterà il nome di “Reveal Los Angeles”, e verrà inaugurato al California Market Center il 13 marzo 2009; un secondo evento complementare si terrà a Los Angeles dal 16 al 18 ottobre 2009. L’obbiettivo di Reveal è di diventare un trampolino di lancio per giovani designer ancora non inseriti nel mercato, ed una risorsa preziosa per retailer globali in cerca di nuovi talenti. Con spazi espositivi dai prezzi accessibili (circa 50 dollari a metro quadro), il fashion trade show potrà dare la possibilità ai giovani designer privi di showroom di esporre il proprio lavoro e avere così accesso a compratori provenienti da 85 paesi, inclusa la Cina - il paese dove IDG World Expo produce numerosi eventi e fiere e ha un network particolarmente fitto. L’obiettivo dichiarato è quello di mettere Los Angeles sotto i riflettori dei media globali, come città internazionale della moda e del design, stimolando così il mercato della moda non solo a downtown, ma anche in altre zone dello shopping meno note, e supportando una miriade di iniziative collaterali legate al mondo della moda sparse per la città.
  • Rivelati i finalisti dei “National Magazine Awards”
    Sono soprannominati gli “Ellies”, e sono i veri e propri Oscar del mondo dell’editoria. Il 19 marzo scorso l’American Society of Magazine Editors ha rivelato la lista dei finalisti del 43esimo premio annuale che verrà assegnato alle riviste americane il cui lavoro si è dimostrato particolarmente autorevole e significativo. La cerimonia di premiazione finale si terrà il 1 maggio al Lincoln Center di New York: quest’anno hanno partecipato alla selezione 333 riviste, tra stampate e online. Ancora una volta il New Yorker è in testa alla lista dei 128 finalisti, con 12 nominations, seguito a breve distanza dal New York Magazine, con 9 nominations, e Vanity Fair, con 6. GQ e National Geographic hanno entrambi ricevuto 5 nominations, ma anche numerose di moda o magazines al femminile come Elle, Glamour, W, e Martha Stewart Living sono tra le finaliste. Esquire ha invece subito un duro colpo, passando dalle sette nominations dell’anno scorso ad una sola di quest’anno. Per la prima volta sono state segnalate anche riviste più indipendenti come Domino, Portfolio e Good, ma anche alcuni supplementi di giornale, come il New York Times Magazine, Play e T.
  • Acqua di Parma lancia linea di skin care per uomo
    La fragranza di proprietà del gruppo Moët Hennessy e Louis Vuitton lancerà una nuova linea di prodotti per la cura della pelle maschile, che porterà il nome di “Blu Mediterraneo Italian Resort”, e sarà in vendita a partire dal maggio 2009. La linea includerà 5 diversi prodotti per la cura della pelle dell’uomo, e la strategia di lancio prevede un’iniziale distribuzione in un numero limitato di negozi (circa 700): i profitti previsti si aggirano intorno ai 6 milioni di euro (9,3 milioni di dollari al cambio attuale) in vendite globali durante il primo anno. Il lancio sarà accompagnato dall’apertura di una lussuosa spa a Porto Cervo, sulla Costa Smeralda, che porterà lo stesso nome della linea: il nuovo centro benessere, che aprirà le porte a maggio, utilizzerà prodotti professionali specifici proposti nella nuova linea. Nonostante i cali nelle vendite dovuti alla difficile congiuntura economica americana, la categoria dei prodotti per la cura e la bellezza della pelle continua a mantenersi solida: per il 2008 gli analisti prevedono una crescita generale del settore, nonostante il mercato nel 2007 sia cresciuto di soli 382 milioni di dollari - un calo considerevole se paragonato alla performance dell’anno precedente, che aveva visto una crescita di 910 milioni di dollari. In particolare espansione il mercato dei prodotti per la cura maschile, specialmente con il lancio di prodotti sempre più specifici dedicati alla cura del cuoio capelluto, alla calvizie, e all’acne giovanile. In totale, il mercato americano dei prodotti skin care è valutato intorno ai 15 miliardi di dollari, e ha registrato una crescita del 2,9% nel 2007.
  • Precipitano i profitti di Dillard’s
    Dillard’s Inc. è tra i più grandi retailer statunitensi di abbigliamento e accessori per la casa, e opera 326 stores in 29 stati. Ma le pessime performance di vendita del 2007 stanno portando l’azienda ad una politica di ferreo ridimensionamento: portavoci hanno dichiarato che i profitti per l’ultimo quartale conclusosi il 2 febbraio 2008 sono precipitati del 69,5%, scendendo a 47,3 milioni di dollari, rispetto ai 155 milioni dell’anno precedente; nello stesso periodo le entrate sono scese del 9,4 % (da 2,44 a 2,21 miliardi di dollari). Come performance generale, nel 2007 i profitti sono scesi del 78,1% ad un ammontare di 53,8 milioni di dollari. In considerazione di questa situazione, la catena ha recentemente deciso di chiudere un centro di distribuzione e tre dei suoi negozi durante il 2008, al tempo stesso affinando le proprie strategie di vendita e concentrandosi su un ritocco del merchandising, che punterà su articoli più esclusivi. “Non siamo riusciti a raggiungere il livello di vendite aspettate”, ha dichiarato William Dillard II, direttore esecutivo della catena: “Nel futuro, cercheremo di ottimizzare la qualità della merce in vendita, e cercheremo così di far fronte alla congiuntura macroeconomica sfavorevole.” Nel 2007 Dillard’s è stato già costretto a chiudere nove negozi.
  • Abbigliamento uomo e bambino: prezzi in salita negli Usa
    Secondo dati del Labor Department’s Producer Price Index resi noti a marzo, negli Stati Uniti i prezzi all’ingrosso dell’abbigliamento uomo e bambino prodotto nel paese hanno avuto un incremento dello 0,4% rispetto all’anno precedente, con un aumento dello 0,1% a febbraio rispetto al marzo 2008. Il prezzo per i produttori, esclusi energia e generi alimentari, è aumentato di un ulteriore 0,5% a febbraio dopo un incremento dello 0,4% a gennaio 2008. La diminuzione dei prezzi degli alimentari a febbraio ha in qualche modo compensato l’aumento incontrollabile dei prezzi dell’energia: il prezzo del petrolio e dei gas naturali è continuato a salire mettendo in difficoltà l’economia americana per tutto il mese di febbraio. In generale, i prezzi dei tessili prodotti nel paese hanno avuto un incremento dello 0,4% a febbraio, e del 3,1% rispetto all’anno precedente. Più in particolare, i prezzi dei filati sono saliti dello 0,7% a febbraio e hanno avuto un’impennata del 5,3% rispetto allo scorso anno; le fibre sintetiche sono aumentate dello 0,2% a febbraio e dello 0,5% rispetto all’anno precedente; il prezzo dei tessili grezzi è salito dello 0,2% a febbraio, e del 2,8% rispetto all’anno prima, mentre quello dei tessuti finiti (lavati, sbiancati, colorati) è salito dello 0,4% a febbraio, e dello 0,2% su base annua.
  • Zegna continua a puntare sull’abbigliamento sportivo
    Il 30 Gennaio scorso Ermenegildo Zegna ha inaugurato il suo primo Global Store negli Stati Uniti, a Manhattan sulla 5th Avenue. Ma la recente inaugurazione in grande stile del reparto sportivo ha sottolineato ancora una volta il successo e la massiccia presenza del marchio Zegna nell’immaginario del consumatore sportivo. Il nuovo Global Store, che fa seguito a quello di Milano, aperto a ottobre 2007, e che precede la prossima apertura di uno store a Tokio all’inizio del 2009, si estende su una superficie di 900 metri quadrati disposti su tre piani. E’ al secondo piano che si trovano le collezioni “Upper Casual” e “Zegna Sport”, l’ultima in particolare dedicata ad un uomo sportivo, elegante e super tecnologico. La collezione Zegna Sport per l’autunno-inverno 2008-09 cerca di unire un design elegante e sofisticato alla qualità e al comfort di tessuti e tecnologie altamente innovativi. Tra i capi di punta della collezione di Zegna, la “Solar Ski Jacket”, una giacca in fibre ad alta tecnologia con un sistema che sfrutta l’energia solare per ricaricare iPods o cellulari; la “Contour Racket” ergonomica, in microfibra stretch; i jeans in denim tagliato al laser o in cotone organico; le maglie Impermeabili leggere in micro-cotone a tre strati con membrane traspiranti; le polo e maglie con tecnologia termo-sigillante che consente di saldare le giunzioni senza cuciture. Prosegue anche il progetto di collaborazione con iPod, con la iFleece, la felpa con controllo dei comandi nascosti nella manica.
  • Record di visitatori per la Green Expo di Anaheim
    Negli Stati Uniti quello dei prodotti naturali e organici è ormai un mercato da 57 miliardi di dollari l’anno; e l’attenzione per i prodotti organici (alimentari e cosmetici, tra gli altri) è sempre crescente, come testimonia il successo di affluenze quest’anno al “Natural Products Expo West” di Anaheim, in California. L’evento annuale, che si è svolto all’ Anaheim Convention Center dal 13 al 16 marzo, ha attirato un numero record di oltre 52.000 ospiti in tre giorni, superando l’affluenza dell’anno scorso, con 47.000 visitatori. Erano presenti oltre 3000 espositori da ogni parte del mondo, con prodotti che andavano dai generi alimentari organici, ai make-up realizzati in cristalli minerali, fino alle medicine naturali e omeopatiche. Crissy Leatham, direttrice delle vendite e del marketing della linea “Green by Nature”, ha dichiarato: “Da parte di quasi tutti i retailer registriamo un crescente interesse verso questa categoria. L’evento viene visto sempre più come un’occasione per introdurre nuove linee e prodotti su mercati che vanno dagli specialty stores ai retailer di massa”. Molti di questi prodotti sono difatti acquistati da grandi catene nazionali, come dimostra l’esempio della linea di prodotti per la cura della pelle realizzata con ingredienti naturali dalla dietista di New York Keri Glassman, che è stata introdotta in circa 14.000 drugstores americani tra cui le mega-catene Rite-Aid e Walgreen.
  • Knitwear: un settore in piena crescita
    La maglieria sta attraversando un momento di rinascita sul mercato, e anche di grandi trasformazioni per adattarsi ai nuovi trend e soprattutto ai cambiamenti climatici, che cominciano a modificare le abitudini dei consumatori. Normalmente il business del knitwear si è basato sui corpulenti maglioni di lana, ma sul mercato cominciano a moltiplicarsi maglie e tessuti di grande leggerezza, che sempre più spesso sono a base di cotone e altri blend di fibre leggere. Il cliente contemporaneo è sempre più spesso alla ricerca di maglie ibride, golfini o cardigan leggeri in misti di lana e altre fibre naturali, il cui proposito non è necessariamente quello di tenere caldo, ma di apparire eleganti e sportivi. Nuovi dati di mercato della NPD Group confermano la tendenza positiva del settore: negli Stati Uniti le vendite per maglie e golf nel periodo gennaio-dicembre 2007 hanno avuto un incremento del 23,6% rispetto al 2006, con un totale di vendite di 1,7 miliardi di dollari. I grandi magazzini hanno registrato un aumento delle vendite di maglieria del 6,9%, mentre le vendite del settore in catene domestiche hanno visto un aumento vertiginoso del 37,4%. L’uso consistente di maglie leggere rappresenta un nuovo trend destinato a rivoluzionare il mondo della maglieria, non più confinata ai periodi invernali, ma adatta a tutte le stagioni. In particolare, le vendite sono aumentate per le fasce di età comprese tra i 35 e i 44 anni (62,4%), ma anche per le fasce dei più giovani tra i 18 e i 24 anni (20,8%). Secondo dati del U.S. Department of Commerce, la maggioranza dell’importazione americana di maglieria continua a venire dalla Cina, per un totale di 790,70 milioni di dollari nel 2007, ma anche da Indonesia (142,50 milioni), Messico (142,24), e Cambogia (130,22). Dall’Italia nel 2007 sono arrivate importazioni per 29,19 milioni di dollari.
Eventi Moda aprile 2008
  • 4-5 aprile 2008
    Butch Blum
    Seattle, WA
    Marchi promossi: Cividini
  • 10-12 aprile 2008
    Pockets Menswear
    Dallas, TX
    marchi promossi: Ermenegildo Zegna, Canali, Gravati, Zanella, Luciano Barbera, Michael Toschi, Lorenzini
  • 12 aprile 2008
    Thomas Miller
    Woodbury, NY
    marchi promossi: Luciano Barbera, Salvatore Ferragamo, Ermenegildo Zegna, Borrelli
  • 25-26 aprile 2008
    Taylor, Richards & Conger
    Charlotte, NC
    marchi promossi: Brunello Cucinelli, Canali, Caruso, Nicky, Truzzi, Valentini, Gemma
Statistiche I style – Il dato economico
  • L’America incorona l’Italia regina dell’export di pellami, tessuti e filati di lana
    Gli orologi con il marchio Made in Italy conquistano gli Stati Uniti. Nel corso del 2007 le esportazioni sono cresciute del 350%.
  • Pellami, tessuti e filati di lana. Sono questi i prodotti del made in Italy che non temono rivali al di là dell’Atlantico. Secondo i dati diffusi dal Dipartimento per il commercio americano, nel corso del 2007 le imprese del Belpaese si sono confermate leader a livello mondiale nelle esportazioni di questo genere di prodotti all’interno degi Stati Uniti.
  • Sul fronte dei pellami, lo scorso anno l’Italia ha esportato negli Usa prodotti per una valore complessivo di 16,57 milioni di dollari (pari al 26,46% del totale del mercato americano), con una crescita del 6,12% rispetto al 2006. E questo, a fronte di una contrazione marcata del principale concorrente dei pellami italiani all’interno degli Stati Uniti, il Brasile, che tra gennaio 2007 e gennaio 2008 ha registrato una variazione negativa del proprio export di poco inferiore al 10%. Ancora più deludente la performance dell’Argentina, terzo maggiore produttore di pellami destinati al mercato americano. Lo scorso anno, le esportazioni provenienti dal cono del Sud America sono infatti diminuite del 45% assestandosi a 8,7 milioni di dollari rispetto ai 15 milioni di un anno prima.
  • Il 2007 verrà ricordato come un esercizio da incorniciare anche per le imprese del made in Italy attive nella produzione di tessuti e filati di lana. Le esportazioni verso gli Usa sono infatti cresciute di oltre il 6% consolidando la leadership del Belpaese e portando a 6,23 milioni di dollari il valore totale della produzione pari al 23,68% delle quote di mercato. Il primato indiscusso dell’Italia sembra soffrire, tuttavia, dell’incalzante ascesa di prodotti provenienti dalla Nuova Zelanda che nel corso dell’esercizio passato hanno potuto beneficiare di una crescita delle esportazioni pari al +71%, facendo così lievitare la propria quota di mercato dal 6,75 al 10,91%.
  • export orologi in USASe gli esportatori di pellami e lana italiani hanno confermato il primato assoluto in territorio americano, la vera sorpresa del 2007 sono state le esportazioni di orologi con marchio Made in Italy. Negli ultimi dodici mesi, le vendite al di là dell’Oceano sono infatti crescite del 350% consegnando al Belpaese il quinto piazzamento assoluto nella classifica degli esportatori di orologi. Il valore dei prodotti venduti negli Stati Uniti si è così portato a 6,12 milioni di dollari rispetto agli 1,32 di un anno prima consentendo all’Italia di scalzare il Messico dalla quinta posizione, guadagnandosi così l’1,76% del mercato americano.
    Forte progresso anche per il segmento delle montature per occhiali che in appena un anno hanno fatto registrare un balzo in avanti del 32% a quota 17,43 milioni di dollari. Situazione opposta per il comparto sportivo. Tra gennaio 2007 e gennaio 2008 il valore dell’export di calzature sport dall’Italia verso gli Stati Uniti ha registrato una flessione del 31,6% a fronte di una leggera limatura al ribasso (-3,6%) per le calzature generiche italiane. Il valore dell’export di scarpe sportive si è riportato al di sotto di un milione di dollari contro i 41,41 milioni di valore delle scarpe provenienti dalla Cina, primo partner commerciale degli Usa in questo comparto merceologico.
  • Battuta d’arresto anche per il segmento dell’abbigliamento sportivo. In questo caso, l’export verso gli Usa ha segnato una flessione del 10,11% consegnando all’Italia soltanto la 14esima posizione in classifica con un valore del venduto pari a 3,11 milioni di dollari rispetto ai 3,46 di un anno prima. Annata negativa anche per la maglieria. Nel corso del 2007 le esportazioni verso gli Usa sono diminuite dell’11% costringendo l’Italia in 24esima posizione nella lista dei princiapli partner commerciali con un valore del venduto pari a 25,9 milioni di dollari a dispetto dei 29 milioni di un anno prima.