GENNAIO 2007 | Newsletter | Volume 4 | Numero 57

 
Italia Life in I Style
Parola d’ordine: comfort
  • Quello che le donne vogliono - tanto per dirla con il film che vedeva protagonista un Mel Gibson impegnato a calarsi nei panni delle colleghe per carpirne i segreti - sembra essere un inverno all'insegna della comodità. Abbandonate le forme striminzite e attillate, i maglioni diventano grandi, grandissimi e si trasformano quasi in vestiti, come insegna per esempio Marc Jacobs che al maximaglione in lana, in realtà un abitino che arriva sotto le ginocchia, abbina anche gli scaldamuscoli da portare sopra gli immancabili stivali.
  • Del resto, quando il freddo diventa pungente come quello newyorkese, cosa c'è di meglio del caldo abbraccio della lana o, meglio ancora, del cachemire? L'indicazione che arriva dalla Grande Mela sembra essere infatti inequivocabile: il maglione oversize può essere declinato in mille modi diversi e reso perfetto per ogni occasione. Stella McCartney, figlia stilista del celebre cantante, li propone anche per le feste, magari intrecciati con luccicante lamé o con scollatura profonda per lasciare intravedere una maglietta tutta strass.
  • Il designer Mark Eisen, quasi mettendo le mani avanti per prevenire qualunque protesta da parte di signore scandalizzate da una tendenza giudicata poco sexy, ha spiegato che “la lana può essere intrecciata in una quantità di modi differenti, realizzando un tessuto quasi impalpabile o un capo piuttosto pesante. Lo stesso vale per i modelli”. Come a dire, care signore, non esistono solo i maglioni della nonna.
  • Dello stesso avviso sembrano essere anche stilisti del calibro di Michael Kors, Catherine Malandrino e Alice Temperley, che hanno sperimentato quasi tutto lo sperimentabile, andando dagli abitini a palloncino al kimono, dal miniabito a coste con collo alto, al classico maglione a trecce con tanto di maxisciarpa abbinata. Tutto quindi è lasciato all'estro dello stilista e alla fantasia delle signore che si possono sbizzarrire con forme, colori e abbinamenti. I guru della moda danno solo pochi consigli: se il filato è molto spesso, meglio preferire una lunghezza corta o media, magari accompagnando il maglione con pantaloni stretti, mentre se il filato è sottile la lunghezza può aumentare, cercando di evitare però l'effetto sacco mettendo una cintura in vita, come propone Temperley.
Nancy Pelosi, la presidente che veste Armani
  • nancy pelosiNegli anni Sessanta e Settanta fu Jaqueline Kennedy a dettare le regole dello stile negli Stati Uniti, oggi è un'altra donna a essere guardata come maestra di eleganza. Nancy Pelosi, prima donna a essere nominata presidente della Camera, con l'elezione ha guadagnato anche l'onore – forse l'onere – di rappresentare il fascino e la bellezza delle donne mature.
  • Lo stile sobrio e impeccabile della nuova padrona di casa del ramo basso del parlamento non ha mancato di catturare, già ai party dove si è celebrata la vittoria dei democratici alle elezioni di metà mandato, l'attenzione degli esperti di moda, che ne hanno fatto, come era prevedibile, una radiografia attenta e impietosa. Il risultato? Madame Speaker, come è stata affettuosamente ribattezzata Nancy Pelosi, è stata promossa a pieni voti. Con buona pace degli stilisti americani, la signora del Campidoglio ha mostrato di prediligere lo stile di Giorgio Armani. Suo era il tailleur grigio-blu con cui si è presentata per annunciare il risultato delle votazioni e suo era quello rosso, più impegnativo ma portato con grande classe, con cui ha accolto la formalizzazione del suo incarico qualche giorno più tardi.
  • “Viene la tentazione di dire che Pelosi sia chic, termine che al di fuori di Washington è considerato un complimento ma che nel complicato contesto della politica si carica di insinuazioni di preferenze politiche e di compiacenza” scrive il Post, secondo il quale la scelta di uno stilista come Armani, esprime anche il tipo di approccio scelto da Pelosi verso l'autorevolezza del suo ruolo. “Lo stilista che si indossa comunica anche un'immagine ben precisa - scrive ancora il quotidiano - Ci sono molti modi, per una donna, di vestire in modo professionale: da Ellen Tracy a St. John, da Chanel a Akris”. Scegliere Armani significa “essere intimamente consapevoli del valore di avere un look vincente, sia per come gli altri lo percepiscono sia per come questo fa sentire a livello personale. Armani è una specie di armatura del professionista, è protettiva ma anche morbida, rigida ma drappeggiata”.
  • Certo è difficile decidere cosa una donna di potere debba indossare. Deve fare come Hillary Clinton, che nella sua prima campagna al Senato fece del tailleur nero la sua uniforme? O dovrebbe preferire gli abiti rigidi adornati di spille patriottiche usati dall'ex segretario di Stato Madeline Albright? Oppure, come l'attuale segretario di Stato Condoleezza Rice dovrebbe unire ad un look un po' castigato da professore un tocco di sex appeal? Nancy Pelosi ha preso la sua decisione: la donna al secondo posto nella successione del presidente degli Stati Uniti deve apparire seria e dignitosa, indossando colori neutrali e abiti leggermente avvitati. “E nel suo caso - conclude il Post – sta anche molto bene”.
Brooklyn style central
  • Brooklyn bridge
  • Non chiamatelo semplicemente quartiere, periferia o sobborgo di New York City. Brooklyn, l’ex “seconda scelta” per tutti quelli che non potevano permettersi un loft a Tribeca o Soho, si conferma oggi una città nella città e la “centrale” creativa dove si concentrano designers e creativi di ogni genere. Non a caso, la rivista di costume “Nylon”, occhio critico e affermato su moda e tendenze metropolitane il cui editorial staff vive per metà proprio a Brooklyn, in un reportage fotografico dedicato alla moda “on the road” nelle diverse città americane, ha dedicato molta attenzione al “brooklyn style”, in barba ai puristi del Mahnattan way of life, innavicinabile ai più.
  • Per “Nylon”, oggi Brooklyn è sinonimo di uno stile di vita, di un look e di uno street style ben riconoscibili che le conferiscono una personalità originale e unica.
  • Spazi più grandi, un’atmosfera meno inquadrata e più rilassata, lontana dal cuore del business più tradizionale, Brooklyn è animata da una nuova tribù di giovani creativi, come Sophie Buhai, creatrice della linea di moda “Vena Cava” con base a Carroll Gardens insieme alla sua socia Lisa Mayock.
  • Il quartiere ha sempre avuto una sua forte connotazione artistica (sono “di zona” Paul Auster e Spike Lee e, qualche tempo fa, presenziava il quartiere anche Jean Baptiste Basquiat), ma oggi questa vibrazione creativa sembra vivere un nuovo momento magico.
  • Per la moda, ad esempio, gli spazi post industriali di Williamsburg sono diventati  la nuova casa di brand molto popolari tra i “fashionisti” della zona, come “In God we trust” e “Sunshine & Shadow” e molti giovani designers come Matthew Ames, Jessie Randall e Aaron Ruff della linea di gioielli “Digby and Iona” creano i loro pezzi nei pittoreschi edifici di mattoni di Boerun Hill e Fort Green.
  • “La separazione fisica dal sovraffollato centro dello shopping di midtown è fondamentale per creare cose nuove”, dice Lisa Mayock, con cui concorda pienamente la designer di abiti Mina Stone che a Brooklyn sente meno la pressione del mercato e riesce a creare più liberamente.
  • Piccoli negozi esclusivi, designers underground e decine di vintage shop per nulla che economici: Brooklyn è il vero centro dello shopping alternativo, dedicato agli appassionati dell’accessorio unico, delle sneakers personalizzate e dell’abitino anni '50 da abbinare ad un paio di “Ugg” boots (stivali bassi di montone imbottito di manifattura australiana) consumati.
  • Perché un vero “brooklynite” si riconosce a vista, sempre secondo gli esperti di “Nylon”, per l’assoluta disinvoltura con cui mescola tra loro giacche militari anti pioggia con cravatte di seta a righe, vestitini bon-ton con calze colorate e stivaletti lucidi anni ’80, fili di perle e cerchietti di raso con tatuaggi da gangster su metà del corpo. Quell’easy style disimpegnato, insomma, che tutto è tranne che casuale.
Alta Moda “Islam-Friendly”? Una realtà
  • islamForse le creazioni di alta moda di Brooke Samad non saranno conosciute nel mondo come i vestiti attillati di Diane von Furstenberg o come gli abiti di Vera Wang, ma di sicuro le sue gonne lunghe o gli abiti simili a un kimono sono di gran lunga più apprezzati dalle donne musulmane, che possono sentirsi al passo con i tempi, ma senza risultare appariscenti.
  • Circa un anno e mezzo fa, Samad creò Marabo, una linea di abbigliamento ideata e cucita personalmente nel suo piccolo studio affacciato su una spiaggia del New Jersey. L'idea ispiratrice era cercare di creare qualcosa che le donne musulmane potessero apprezzare, soprattutto quelle che avevano difficoltà a trovare abiti appropriati nei grandi magazzini o sui cataloghi per la vendita per corrispondenza.
  • “Non ci sono molte opzioni, vogliono apparire professionali, ma vogliono vestire in modo decoroso, mescolando elementi tradizionali e innovativi. Non penso ci sia qualcosa di anti-islamico in questo”, ha detto Samad facendo riferimento al fatto che le donne musulmane, soprattutto negli Stati Uniti, non sempre sono tenute a indossare abiti secondo la più stretta tradizione.
  • La stilista, che pur avendo sempre nutrito una passione per la sartoria ha studiato giurisprudenza per seguire la volontà paterna, è tornata alla sua vocazione e ha seguito un corso al Fashion Institute di New York, dove si è laureata nel 2004. Come spiega Samad, “gli abiti riflettono uno stile molto personale, disegno solo abiti che indosserei io stessa”.
  • Tuttavia, secondo Ishraq Zraikat, giornalista di moda del periodico giordano Skin, la realizzazione di capi adatti alle donne musulmane è ancora limitata e lontana da una piena realizzazione. “Non ho ricevuto lamentele da nessuna donna”, ha comunque dichiarato Samad, che si è convertita all'Islam nel 2000 quando ha sposato un uomo pakistano. “L'Islam si adatta perfettamente alla mia vita”, ha detto la stilista, che vende le proprie creazioni tramite un sito Internet personale, su cui l'articolo più acquistato è una gonna lunga di jeans.
Madonna e H&M, la ricetta del successo
  • Tempo di collaborazioni illustri per Hennes & Mauritz, la seconda catena europea di abbigliamento meglio nota come H&M. Dopo avere fatto firmare le passate collezioni da stilisti del calibro di Stella McCartney, Viktor & Rolf e Karl Lagerfeld, il guru della moda che ha prestato la propria matita alle più prestigiose case di moda, da Fendi a Chanel, da Yves Saint Laurent a Calvin Klein, si può dire che H&M abbia nuovamente fatto centro.
  • Negli store di tutto il mondo, a partire da marzo, sarà infatti in vendita la linea primaverile M by Madonna, firmata proprio dalla regina della musica pop Madonna, che continua così il felice connubio con la casa di moda. Nel corso di Confessions Tour, il tour mondiale della cantante che si è concluso lo scorso settembre e ha fatto registrare il tutto esaurito in ogni tappa, gli assistenti della signora Ciccone hanno indossato solo abiti H&M.
  • A fare da preludio all'intera collezione è stata la tuta presentata l'estate scorsa, indossata dalla stessa Madonna nella campagna pubblicitaria che preannuncia la presentazione della collezione.
  • L'entusiasmo mostrato dalla casa di moda svedese è quello delle grandi occasioni e, del resto, non capita tutti i giorni di potere avere tra le proprie fila quella che da anni è considerata un'icona in fatto di stile, soprattutto per il fatto di avere cambiato look infinite volte, restando sempre al passo con i tempi. “La nuova linea riflette lo stile glamour, senza tempo, unico e senza tempo di Madonna”, ha detto Margareta von den Bosch, direttore del design di H&M e responsabile per la linea M by Madonna.
  • Dal canto suo, Madonna, tuttora in cima alle classifiche con il suo ultimo album Confessions on a dance floor, si è detta emozionata all'idea di lavorare con Margareta von den Bosch. “Lavorare con Margareta e con H&M ha rappresentato una sfida dal punto di vista creativo. Sono felice dei risultati e non vedo l'ora di indossare i capi della collezione come tutte le altre persone nel resto del mondo”, ha detto la cantante.
Prada prende il controllo del gruppo Church
  • Il Gruppo Prada prende il controllo del 100% del capitale di Church's, uno dei marchi più prestigiosi nel settore delle calzature di lusso. Prada ha infatti siglato un accordo con la società di investimento di diritto lussemburghese Equinox per l'acquisizione del 55% di Church's ancora non in mano al gruppo italiano. Lo comunica Prada in una nota.
  • Ad oggi, Church's è presente in 40 paesi e può contare su 26 negozi diretti, con un fatturato di gruppo previsto a oltre 62 milioni di euro per il 2006, in crescita rispetto ai 56 milioni del 2005. Con l'acquisizione il Gruppo Prada prevede di accelerare lo sviluppo di Church's nel prossimo triennio. La nuova strategia elaborata dal Gruppo Prada, prevede in particolare il raddoppio del network retail, con aperture di negozi diretti nei principali mercati nel Far east, in Giappone, Europa e USA.
  • “L'acquisizione della totalità del capitale di Church's – afferma in una nota Patrizio Bertelli, amministratore delegato del Gruppo Prada - è in linea con le scelte strategiche operate negli ultimi due anni concentrandoci sui marchi che hanno maggiori opportunità di sviluppo in termini di fatturato e di redditività”.
Vietnam, il rilancio del tessile
  • vietnam
  • A partire dal 7 gennaio 2007 il Vietnam diventerà il centocinquantesimo membro del WTO (World Trade Organization). Entrando a far parte dell’organizzazione, il paese del sudest asiatico avrà libero accesso ai beni e ai servizi riservati ai membri e potrà beneficiare dei relativi vantaggi economici.
  • In particolare per l’industria tessile, questo ingresso significherà un libero accesso al mercato americano, già destinatario del 60% delle esportazioni tessili del Vietnam. Secondo l’Office of the United States Trade Representative, con la sua partecipazione al WTO, il paese non sarà più soggetto alle esistenti quote sulle esportazioni di tessile e abbigliamento, a condizione che il paese rinunci, a partire dalla data di ingresso nell’organizzazione, a tutti quei sussidi proibiti dal WTO.
  • A beneficiare dell’accordo, secondo il sito www.textile2456.com, saranno in primo luogo le industrie produttrici del tessile, non più costrette da un limite nelle quantità delle esportazioni e che potranno vedere, tra l’altro, i loro costi di produzione alleggeriti dal dazio sulle quote, che l’Unione Europea ha già rimosso lo scorso anno facendo crescere le esportazioni vietnamite fino ad un giro d’affari di 588 milioni di euro nei primi 7 mesi dell’anno (se dunque l’Europa e gli Stati Uniti si aprono al Vietnam, questo non accade nei confronti della Cina, che ha visto imporsi nuovamente i dazi di esportazione dall’EU a causa di una politica di esportazioni del tessile giudicata troppo aggressiva).
  • L’ingresso nel WTO segue una specifica pianificazione da parte dei dirigenti vietnamiti che sono determinati a far diventare il paese un punto di riferimento mondiale per la produzione e l’esportazione di tessile e abbigliamento. Come dichiara Jordan Lee, economista dell’Hong Kong Trade Development Council (incaricato di uno studio di consulenza per aziende di Hong Kong pronte a investire in Vietnam) “il Vietnam è pronto per il grande salto e vuole imporsi sul mercato mondiale del tessile dopo l’ingresso nel WTO. La proiezione della crescita quest’anno è di un totale di circa 6 miliardi di dollari, 15% in più dal 2005”.
  • Tra i vari settori, sarà quello delle confezioni di abbigliamento a beneficiare al massimo dell’accordo. Il Vietnam, infatti, è già ben inserito in questo settore produttivo, attirando da circa dieci anni diversi investitori stranieri come Cina, Taiwan e Singapore che importano nel paese beni tessili intermedi (ossia non finiti e confezionati) che vengono qui rifiniti e poi esportati. Ad attirare capitali destinati allo sviluppo di questo settore industriale è anche il basso costo della manodopera locale. Secondo un recente sondaggio del JETRO (Overseas Research Department of Japan Trade Organization), il salario minimo medio vietnamita è di 50 dollari circa, assai più basso se comparato ai 74 dell’India, ai 90 dell’Indonesia, ai 135 delle Filippine e ai 92 della Cina del sud.
  • Il settore è supportato anche dalla crescita della domanda interna, grazie ad una popolazione che è al 70% al di sotto dei 35 anni con un potere d’acquisto supportato da un’economia nazionale relativamente robusta che ha visto crescere il PIL dell’8,4% nel 2005, crescita seconda solo a quella di Cina e India.
  • Non a caso, diversi marchi internazionali stanno riempiendo grandi magazzini e centri commerciali del paese, che aprono ad un ritmo sostenuto. Tra gli esempi recenti, la maison Louis Vuitton ha da poco messo piede ad Hanoi e le catene di abbigliamento di Hong Kong Bossini, Esprit, Giordano stanno aprendo i loro negozi in Vietnam.
Abiti pesanti in crisi?
  • winter coatI negozianti newyorchesi la chiamano “la crisi del cappotto 2006”, quella che ha lasciato centinaia di pellicce appese e abbandonate sugli stand del grande magazzino Saks Fifth Avenue e altrettante giacche a vento negli scaffali di Bloomingdale’s.
  • Tutta colpa dell'effetto serra, che ha fatto registrare temperature più alte di quasi 10 gradi rispetto all’anno scorso soprattutto sulla East Coast americana, tanto che, a fine dicembre, gli “shopper” di New York, Boston e Washington hanno fatto i loro acquisti natalizi indossando un maglione e una leggera giacca di cotone.
  • In tutto il nord est statunitense, la temperatura media di questo dicembre è stata di circa 8 gradi, comparati con gli zero dell’anno scorso e l’area metropolitana di New York, mecca dello shopping, a dicembre ha registrato gli 11 gradi di media durante tutto il mese, davvero molti soprattutto se comparati con il 2005, tra gli inverni più freddi degli ultimi anni.
  • Un caldo improvviso che si è tradotto in vendite disastrose per gli abiti pesanti, dai berretti di cashmere alle sciarpe di lana, incoraggiando i consumatori verso l’acquisto di oggetti tecnologici, come i televisori al plasma e le fotocamere digitali, piuttosto che verso gli altrettanto costosi piumini e cappotti di lana pregiata.
  • Secondo quanto riporta il New York Times, tutti i maggiori rivenditori di abiti invernali hanno subito forti perdite durante quella che è considerata la settimana più importante per i bilanci annuali, ossia quella di Natale che, per il 2006, è stato ribattezzato il primo “global warming Christmas” della storia. NPG Group, una compagnia americana di ricerca sulle vendite al dettaglio, ha stimato un calo di almeno il 20% nelle vendite di abiti e giacche invernali rispetto allo scorso anno e, anche se bisognerà aspettare gennaio per aver cifre definitive sulla stagione natalizia, tutti i rivenditori si stanno preparando a notizie non buone.
  • “E’ molto semplice: per vendere vestiti pesanti, deve far freddo. Il fatto che io faccia ancora jogging in pantaloncini corti non è un buon segnale” dice Barry Kay, co-presidente della Herman Kay, società che rifornisce di cappotti ai grandi magazzini Macy’s e J.C. Penney.
  • Il bel tempo, però, non è l’unica ragione alla base del declino delle vendita dei cappotti anti freddo e del tradizionale trio: sciarpa, cappello e guanti. Già da qualche anno, infatti, milioni di americani scelgono di regalare per Natale le cosiddette “gift cards”, ossia “buoni shopping” di un determinato valore da spendere in un determinato negozio. Spesso i destinatari di queste carte non vanno a “riscuotere” il loro regalo che dopo alcune settimane, il che vuol dire che, nella maggioranza dei casi, la stagione di cappotti e maglioni è ormai finita.
  • La crisi delle vendite si traduce ovviamente in uno sconto dei prezzi iniziato ben prima dei tradizionali saldi post natalizi. Da Bloomindgale’s, ad esempio, i piumini sono già scontati al 30% e Gap propone tutti i vestiti invernali al 50% del prezzo originale.
  • Nessuno, tuttavia, soffre questo caldo come i rivenditori di pellicce. Chris Spyropoulos, direttore di BC International che produce le pellicce di Bloomingdale’s e Saks Fifth Avenue ha ammesso i notevoli ribassi nelle vendite dovuti alle alte temperature, ad eccezione fatta per le pellicce meno pesanti come quelle di visone rasato che tengono le cifre di stagione.
  • “Certo, c’è aria di crisi, ma non dimentichiamoci di uno degli aspetti fondamentali alla base del desiderio di fare shopping, ossia lo stile”, dichiara Micheal Fink responsabile delle collezioni donna di Saks. “Per quanto caldo possa fare, ci sono alcuni cappotti e pellicce nella nostra collezione a cui le nostre clienti non rinunceranno mai, perché si tratta dei pezzi più di tendenza della stagione”.
Fashion-digest
  • Battuta d’arresto per Juicy Couture
    La moda era scoppiata due anni fa quando la stella del pop e del gossip Britney Spears e suo marito Kevin Federline si erano fatti vedere in giro indossando i capi Juicy Couture. Oggi le cose sono un po' diverse, non solo per la coppia che si è detta ormai addio, ma anche per la casa di moda famosa per i suoi capi sexy e un po' sopra le righe. Il marchio ha infatti visto calare la propria popolarità, sebbene Trudy Sullivan, direttore generale di Liz Claiborne che ha acquistato il marchio Juicy tre anni fa, abbia dichiarato che le vendite sono salite del 28% rispetto all'anno scorso. Che gli affari abbiano rallentato il passo è stato ammesso da Gela Nash Taylor, cofondatrice del marchio, che però ha spiegato che “dopo anni di crescita esponenziale era normale che ci fossero rallentamenti”.
  • Té Casan, il negozio da non perdere
    Per chi ha la passione per le calzature e per chi ama semplicemente curiosare tra le vetrine più originali, l'indirizzo giusto nella Grande Mela è Té Casan, il negozio di scarpe più grande di Manhattan, stando almeno a quanto sostengono i responsabili della boutique. Che sia vero o meno, poco importa, perché nei quasi 700 metri quadrati della boutique di SoHo, si trovano solo scarpe in edizione limitata, massimo 30 paia per ogni tipo. Poi, se il piacere di avere un pezzo quasi unico non sembrasse abbastanza per spendere minimo 300 dollari, resterebbe il gusto di esplorare il punto vendita che, secondo Asil Attar, direttore creativo della società, “è pensato per creare una connessione speciale ed emotiva tra i clienti e il negozio stesso”. In attesa dell'apertura delle boutique di Miami e Las Vegas, previste per settembre, Attar si gode il successo sempre crescente di Té Casan e il bagno di folla che la boutique ha sperimentato nelle vacanze natalizie.
  • Gap in vendita?
    Gli investitori americani stanno nuovamente speculando sulla possibilità che la catena di abbigliamento Gap Inc. possa essere oggetto di una acquisizione da parte del miliardario Edward Lampert, già noto nel mondo del business per aver salvato il grande magazzino Kmart dalla bancarotta ed aver guidato la sua fusione con la compagnia Sears, Roebuck & Co. Secondo alcuni analisti, però, questa acquisizione potrebbe porre dei problemi a Lampert, in quanto i negozi Gap di San Francisco, California, sarebbero saldamente nelle mani della famiglia Fisher.
  • Levi's USA si divide
    Levi Strauss & Co. Ha deciso di divere il marchio U.S. Levi’s in due dipartimenti separati: vendita all’ingrosso e vendita al dettaglio.
    La decisione è la risposta della compagnia all’incremento del settore delle vendite al dettaglio, le cui operazioni sono quasi duplicate per l’azienda. Il core business di U.S. Levi’s è però da sempre stato la vendita all’ingrosso e per gestire meglio questo doppio business, la compagnia ha nominato due presidenti: Loreen Zakem, da 28 anni in azienda, sarà a capo della divisione “ingrosso”, mentre Mark Breitbart, ex dirigente di Abercrombie & Fitch, si dedicherà alla divisione “dettaglio”.
  • Un nuovo Yves a New York
    Yves Saint Laurent ha dichiarato che ci saranno dei cambiamenti nel suo negozio di Madison Avenue a New York, fiore all'occhiello della compagnia francese. Verranno infatti convertiti circa 2000 metri quadri, al momento dedicati alla vendita, in una vera e propria boutique dedicata ad abiti e accessori solamente femminili. Il negozio, inaugurato nel 2001 dall'ex direttore creativo Tom Ford, chiuderà per i lavori a Natale e riaprirà il prossimo aprile, per diventare il nuovo punto di riferimento per le fashion victim newyorchesi, considerate dall'azienda il vero “core customer” negli Stati Uniti. Le linee maschili saranno vendute, da aprile, solamente al 3 east della 57 strada.
  • Tommy Hilfiger chiama Lagerfield
    Tommy Hilfiger, uno dei designer americani più amati negli States ha firmato un accordo con Karl Lagerfield che vedrà lo stilista tedesco impegnato nel design di una nuova collezione denim chiamata Special K, che Tommy Hilfiger Corp. distribuirà mondialmente. Per Lagerfield, questa  non è la prima collaborazione con brand che non fanno parte del prèt à porter. Nel 2004, infatti, Lagerfield ha firmato una linea esclusiva e limitata per la grande catena svedese di moda a basso costo H&M.
  • In USA occhi puntati alla moda cinese
    La società americana Keating Investments LLC insieme alla giapponese Crosby Investment Company hanno investito nel brand di moda cinese Ominaluo, creato dalla stilista Lou Zheng. Si tratta del primo caso di investimento straniero nel lavoro di un designer cinese e questo accordo porterà all’apertura di una nuova compagnia a Shenzhen. Lou Zheng è considerata una delle designer più importanti in Cina (le sue collezione sono distribuite in più di 100 punti vendita), tanto che la sua linea di abbigliamento è stata presentata, nel 2003, al Louvre di Parigi come una delle collezioni rappresentative della moda asiatica ed ha vinto l’ “Award of Asian Fashion Design” organizzato da Hennessy of Louis Vuitton.
  • Victoria Secret's in versione ecologica
    La statunitense Limited Brands, proprietaria della famosa catena di biancheria intima femminile Victoria’s Secret è stata a lungo sotto l’attacco di varie associazioni ambientaliste a causa della stampa di milioni di cataloghi prodotti con carta proveniente dalle foreste boreali canadesi e della British Columbia. Adesso la compagnia ha accettato di produrre i suoi nuovi cataloghi con carta riciclata e certificata dall’autorevole Forestry Stewardship Council. I 360 milioni di brochure del 2007 saranno quindi, grazie all’accordo siglato con l’associazione Forest Ethic, prodotti con carta ecologicamente sostenibile.
Eventi Moda Gennaio 2007
  • 22 gennaio 2007 ore 8:30 am
    ICE-DNR Lounge at The Collective
    Evento di networking tra buyer americani e produttori italiani durante la settimana moda uomo di Pier94 55th street 12 ave. New York, NY
    Riservato ad operatori
  • 23 gennaio 2007 ore 17:30
    Seminario presentazione tendenze moda - "MODA IN"
    Bryant Park Grill 25 W. 40th St., New York, NY 10018
    (between Fifth and Sixth Aves)
    Presentazione delle tendenze moda, colori, materiali, tessuti e accessori - Primavera/Estate 2008
    (evento per RSVP al 212.848-0306)
  • 24 gennaio, 2007: 9am - 6pm
    25 gennaio, 2007: 9am - 5pm
    Partecipazione italiana I-Texstyle alla Preview New York
    Altman Building & Metropolitan Pavilion, Halls A & B
    125-135 West, 18th Street
    (between 6th and 7th Avenues)
    New York, NY 10011
    Collettiva Italiana a Preview New York, fiera del tessile ed accessori per abbigliamento Primavera/Estate 2008
    (registrazione è richiesta www.europeanpreview.com)
  • 14 - 16 Febbraio 2007
    Partecipazione collettiva di aziende italiane ad "The Exclusive"
    Sands Expo, Las Vegas
    Riservato ad operatori
    The Exclusive, è considerata una delle più importanti fiere per l’abbigliamento e accessori uomo della Costa Ovest degli USA. È focalizzata sull’abbigliamento classico e di alto livello e i visitatori sono i più importanti dettaglianti americani per la maggior parte provenienti dalla costa Ovest e Sud Ovest degli USA.
Statistiche I style – Gennaio-Ottobre 2006
  • Importazioni USA Abbigliamento Uomo in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 6203


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 20,554.79 21,935.81 19,576.90 100 100 100 -10.75
    1 Cina 1,743.35 3,303.83 3,329.55 8.48 15.06 17.01 0.78
    2 Messico 2,746.96 2,672.85 2,299.40 13.36 12.19 11.75 -13.97
    3 Bangladesh 829.64 1,035.36 1,299.06 4.04 4.72 6.64 25.47
    4 India 835.27 1,007.66 926.78 4.06 4.59 4.73 -8.03
    5 Honduras 1,295.38 1,370.57 905.42 6.3 6.25 4.63 -33.94
    6 Vietnam 915.77 859.21 886.42 4.46 3.92 4.53 3.17
    7 Indonesia 616.78 757.06 871.90 3 3.45 4.45 15.17
    8 Republica Dominicana 969.87 967.39 734.84 4.72 4.41 3.75 -24.04
    9 Hong Kong 820.80 741.79 659.68 3.99 3.38 3.37 -11.07
    10 Pakistan 630.43 682.78 582.50 3.07 3.11 2.98 -14.69
    11 Italia 599.06 596.17 539.44 2.91 2.72 2.76 -9.52
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Abbigliamento Donna in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 6204


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 24,618.59 26,753.38 27,707.59 100 100 100 3.57
    1 Cina 4,384.90 7,570.11 8,361.21 17.81 28.3 30.18 10.45
    2 Indonesia 1,187.18 1,426.14 1,754.34 4.82 5.33 6.33 23.01
    3 Messico 2,425.60 2,091.39 1,683.28 9.85 7.82 6.08 -19.51
    4 India 980.51 1,361.02 1,486.31 3.98 5.09 5.36 9.21
    5 Vietnam 949.48 1,038.15 1,310.16 3.86 3.88 4.73 26.2
    6 Cambodia 666.01 820.58 946.45 2.71 3.07 3.42 15.34
    7 Filippine 838.16 824.24 938.03 3.41 3.08 3.39 13.81
    8 Hong Kong 1,469.42 995.58 920.22 5.97 3.72 3.32 -7.57
    9 Sri Lanka 742.39 853.54 885.33 3.02 3.19 3.2 3.72
    10 Bangladesh 618.92 721.58 856.60 2.51 2.7 3.09 18.71
     
    15 Italia 509.13 490.38 481.03 2.07 1.83 1.74 -1.91
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Maglieria in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 61


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 26,560.88 28,192.50 29,813.20 100 100 100 5.75
    1 Cina 3,488.43 5,869.99 6,521.39 13.13 20.82 21.87 11.1
    2 Messico 2,311.13 2,016.11 1,898.84 8.7 7.15 6.37 -5.82
    3 Honduras 1,647.01 1,664.80 1,593.20 6.2 5.91 5.34 -4.3
    4 Hong Kong 1,564.65 1,608.00 1,320.49 5.89 5.7 4.43 -17.88
    5 Vietnam 1,009.69 942.58 1,207.24 3.8 3.34 4.05 28.08
    6 Indonesia 544.57 707.73 1,174.69 2.05 2.51 3.94 65.98
    7 Guatemala 1,033.02 1,024.06 1,074.75 3.89 3.63 3.61 4.95
    8 Cambodia 532.63 710.05 1,058.84 2.01 2.52 3.55 49.12
    9 El Salvador 1,120.34 1,120.64 1,004.57 4.22 3.98 3.37 -10.36
    10 India 568.59 771.64 984.03 2.14 2.74 3.3 27.53
     
    26 Italia 372.41 332.49 318.29 1.4 1.18 1.07 -4.27
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Calzature in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 64


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 13,939.99 15,232.43 16,243.17 100 100 100 6.64
    1 Cina 9,613.92 10,816.58 11,782.84 68.97 71.01 72.54 8.93
    2 Italia 1,035.20 960.12 922.48 7.43 6.3 5.68 -3.92
    3 Vietnam 400.42 611.72 811.28 2.87 4.02 5 32.62
    4 Brasile 911.10 883.59 776.36 6.54 5.8 4.78 -12.14
    5 Indonesia 423.42 440.34 410.43 3.04 2.89 2.53 -6.79
    6 Tailandia 239.98 246.28 253.86 1.72 1.62 1.56 3.08
    7 Messico 206.33 201.11 231.14 1.48 1.32 1.42 14.93
    8 Spagna 187.82 161.46 164.73 1.35 1.06 1.01 2.02
    9 India 106.12 119.84 133.55 0.76 0.79 0.82 11.44
    10 Republica Dominicana 109.58 116.92 108.15 0.79 0.77 0.67 -7.51
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Pelletteria in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 42


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 6,896.44 7,325.96 7,946.41 100 100 100 8.47
    1 Cina 4,800.47 5,276.70 5,764.23 69.61 72.03 72.54 9.24
    2 Italia 488.44 510.21 595.97 7.08 6.96 7.5 16.81
    3 Francia 220.55 232.70 257.29 3.2 3.18 3.24 10.57
    4 India 211.90 205.78 207.03 3.07 2.81 2.61 0.61
    5 Vietnam 103.29 111.00 116.10 1.5 1.52 1.46 4.6
    6 Filippine 99.10 85.96 88.86 1.44 1.17 1.12 3.38
    7 Messico 108.62 93.64 86.69 1.58 1.28 1.09 -7.42
    8 Hong Kong 108.98 103.86 86.67 1.58 1.42 1.09 -16.55
    9 Indonesia 81.58 78.96 85.46 1.18 1.08 1.08 8.23
    10 Tailandia 123.29 95.97 80.22 1.79 1.31 1.01 -16.41
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Pellami in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 41


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 742.40 756.23 722.19 100 100 100 -4.5
    1 Italia 169.15 160.97 172.50 22.78 21.29 23.89 7.16
    2 Brasile 99.40 98.03 116.14 13.39 12.96 16.08 18.48
    3 Argentina 109.76 112.73 102.33 14.78 14.91 14.17 -9.23
    4 Canada 53.44 54.33 46.67 7.2 7.18 6.46 -14.11
    5 Messico 52.02 58.37 45.50 7.01 7.72 6.3 -22.05
    6 Cina 47.13 43.36 39.16 6.35 5.73 5.42 -9.69
    7 Uruguay 37.04 28.28 21.95 4.99 3.74 3.04 -22.38
    8 Germania 21.45 20.27 19.75 2.89 2.68 2.74 -2.55
    9 Sud Africa 16.92 18.98 19.69 2.28 2.51 2.73 3.75
    10 Francia 10.63 10.11 14.32 1.43 1.34 1.98 41.61
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Occhiali in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 9004


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 779.82 869.42 1,082.02 100 100 100 24.45
    1 Cina 315.83 368.16 468.49 40.5 42.35 43.3 27.25
    2 Italia 246.40 291.79 392.59 31.6 33.56 36.28 34.55
    3 Taiwan 104.95 104.11 112.10 13.46 11.98 10.36 7.67
    4 Giappone 47.37 47.79 55.12 6.07 5.5 5.09 15.33
    5 Francia 17.04 13.26 13.17 2.19 1.53 1.22 -0.7
    6 Hong Kong 11.00 9.67 7.93 1.41 1.11 0.73 -18.05
    7 Canada 6.13 7.42 6.04 0.79 0.85 0.56 -18.53
    8 Austria 5.09 4.82 5.49 0.65 0.55 0.51 13.89
    9 Germania 3.00 2.95 3.85 0.39 0.34 0.36 30.5
    10 Messico 8.65 7.11 3.73 1.11 0.82 0.35 -47.44
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Montature per occhiali in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 9003


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 581.61 575.29 684.86 100 100 100 19.05
    1 Cina 202.44 233.19 302.22 34.81 40.53 44.13 29.6
    2 Italia 177.77 172.66 198.18 30.57 30.01 28.94 14.78
    3 Giappone 55.18 39.44 50.12 9.49 6.86 7.32 27.08
    4 Corea del Sud 31.70 33.64 31.98 5.45 5.85 4.67 -4.94
    5 Austria 29.00 27.83 30.58 4.99 4.84 4.47 9.9
    6 Hong Kong 45.81 30.19 28.07 7.88 5.25 4.1 -7.04
    7 Francia 20.27 20.65 20.81 3.48 3.59 3.04 0.76
    8 Germania 6.84 5.08 4.80 1.18 0.88 0.7 -5.48
    9 Danimarca 1.62 1.12 3.73 0.28 0.2 0.54 232.26
    10 Taiwan 2.21 2.41 2.81 0.38 0.42 0.41 16.89
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Gioielli in metalli preziosi in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 7113


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 5,640.32 6,347.66 7,159.68 100 100 100 12.79
    1 India 1,154.20 1,401.51 1,845.90 20.46 22.08 25.78 31.71
    2 Cina 653.07 772.93 922.38 11.58 12.18 12.88 19.34
    3 Tailandia 666.53 689.84 817.78 11.82 10.87 11.42 18.55
    4 Italia 800.77 757.24 751.33 14.2 11.93 10.49 -0.78
    5 Hong Kong 389.76 384.54 398.42 6.91 6.06 5.57 3.61
    6 Messico 196.69 345.35 326.17 3.49 5.44 4.56 -5.55
    7 Turchia 299.30 339.93 279.92 5.31 5.36 3.91 -17.65
    8 Republica Dominicana 191.82 204.58 225.06 3.4 3.22 3.14 10.01
    9 Francia 123.04 171.49 216.80 2.18 2.7 3.03 26.42
    10 Israele 182.53 190.08 183.62 3.24 3 2.57 -3.4
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Orologi in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 91


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 3,068.84 3,262.80 3,342.91 100 100 100 2.46
    1 Svizzera 1,333.07 1,550.16 1,661.60 43.44 47.51 49.71 7.19
    2 Cina 624.60 589.94 569.04 20.35 18.08 17.02 -3.54
    3 Giappone 571.62 580.19 556.99 18.63 17.78 16.66 -4
    4 Tailandia 130.97 139.77 119.68 4.27 4.28 3.58 -14.37
    5 Messico 88.17 86.90 112.67 2.87 2.66 3.37 29.66
    6 Hong Kong 90.53 94.38 106.51 2.95 2.89 3.19 12.85
    7 Filippine 61.68 66.61 63.19 2.01 2.04 1.89 -5.14
    8 Germania 42.85 41.88 40.42 1.4 1.28 1.21 -3.47
    9 Italia 24.01 22.30 26.32 0.78 0.68 0.79 18.01
    10 Francia 15.58 14.87 13.32 0.51 0.46 0.4 -10.42
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Profumeria, Cosmetica in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 33


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 4,781.49 5,616.91 5,834.36 100 100 100 3.87
    1 Irlanda 1,393.31 1,764.40 1,773.66 29.14 31.41 30.4 0.53
    2 Francia 953.10 1,022.26 1,041.44 19.93 18.2 17.85 1.88
    3 Canada 633.42 706.83 728.94 13.25 12.58 12.49 3.13
    4 Italia 268.07 318.77 337.12 5.61 5.68 5.78 5.75
    5 Cina 212.14 290.42 330.47 4.44 5.17 5.66 13.79
    6 Regno Unito 253.74 276.89 318.62 5.31 4.93 5.46 15.07
    7 Messico 107.47 130.36 190.24 2.25 2.32 3.26 45.94
    8 Germania 173.93 167.02 158.52 3.64 2.97 2.72 -5.09
    9 Spagna 101.95 131.82 150.66 2.13 2.35 2.58 14.29
    10 Giappone 96.32 110.07 94.23 2.01 1.96 1.62 -14.39
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Filati e tessuti in lana in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 51


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 288.23 284.22 276.36 100 100 100 -2.76
    1 Italia 88.40 80.82 72.25 30.67 28.44 26.14 -10.6
    2 Messico 22.60 26.42 27.68 7.84 9.3 10.02 4.76
    3 Regno Unito 29.54 25.19 24.65 10.25 8.86 8.92 -2.14
    4 Cina 5.69 15.02 23.35 1.98 5.29 8.45 55.44
    5 Nuova Zelanda 27.63 26.44 21.70 9.59 9.3 7.85 -17.94
    6 Canada 30.47 20.34 18.17 10.57 7.16 6.57 -10.68
    7 Australia 16.26 18.03 16.63 5.64 6.35 6.02 -7.76
    8 Germania 7.53 8.22 8.97 2.61 2.89 3.25 9.23
    9 Peru 3.97 8.15 8.19 1.38 2.87 2.96 0.46
    10 Corea del Sud 7.54 7.95 6.46 2.62 2.8 2.34 -18.7
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Filati e tessuti in cotone in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 52


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 1,642.68 1,405.52 1,282.07 100 100 100 -8.78
    1 Pakistan 390.64 302.59 297.06 23.78 21.53 23.17 -1.83
    2 Cina 143.04 164.84 192.88 8.71 11.73 15.04 17.01
    3 Italia 130.64 128.07 119.85 7.95 9.11 9.35 -6.42
    4 Corea del Sud 93.58 105.99 95.81 5.7 7.54 7.47 -9.6
    5 India 69.22 62.28 73.53 4.21 4.43 5.74 18.06
    6 Giappone 76.89 70.14 67.30 4.68 4.99 5.25 -4.04
    7 Messico 138.94 116.20 60.20 8.46 8.27 4.7 -48.19
    8 Indonesia 54.20 34.89 48.81 3.3 2.48 3.81 39.89
    9 Turchia 49.31 47.06 38.21 3 3.35 2.98 -18.8
    10 Taiwan 50.14 45.70 37.90 3.05 3.25 2.96 -17.07
    Fonte: World Trade Atlas
    Importazioni USA Filati e tessuti in seta in Gennaio-Ottobre - Milioni di $ USA
    codice doganale HS 50


    % Quota
    % Variaz.
    Class. Paese 2004 2005 2006 2004 2005 2006 06/05
    0 Mondo 241.41 252.23 243.26 100 100 100 -3.55
    1 India 86.62 86.35 86.55 35.88 34.23 35.58 0.24
    2 Cina 52.11 58.55 64.32 21.58 23.21 26.44 9.86
    3 Italia 47.01 48.98 40.37 19.48 19.42 16.59 -17.58
    4 Corea del Sud 26.58 25.81 25.15 11.01 10.23 10.34 -2.56
    5 Regno Unito 11.36 14.02 11.03 4.71 5.56 4.53 -21.34
    6 Tailandia 4.91 5.11 4.73 2.03 2.03 1.94 -7.42
    7 Francia 4.88 4.51 3.53 2.02 1.79 1.45 -21.82
    8 Giappone 1.11 2.62 1.50 0.46 1.04 0.62 -42.73
    9 Svizzera 1.47 1.76 1.41 0.61 0.7 0.58 -19.79
    10 Germania 1.01 0.34 1.06 0.42 0.13 0.44 215.53
    Fonte: World Trade Atlas