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Lord & Taylor, oltre i confini delle grandi città
- Cambio di guardia nella proprietà di Lord & Taylor, storico marchio di abbigliamento di fascia alta. È stato infatti reso noto a metà ottobre che Nrdc Equity Partners ha messo a segno, per poco più di un miliardo di dollari, l'acquisto dello storico marchio che apparteneva a Federal Department e ha annunciato che investirà 150 milioni di dollari per rinnovare le boutique già esistente e aprirne di nuove, possibilmente al di fuori delle grandi città.
- Così, mentre molte case di moda fanno a gara per chi inaugura il negozio più grande e fantasioso nel cuore delle metropoli, una su tutte New York, Lord & Taylor va controcorrente, da tutti i punti di vista. Infatti, se da una parte ha messo in programma per la celeberrima boutique sulla Fifth Avenue un rinnovamento all'insegna della riduzione degli spazi, dall'altra guarda oltre le grandi metropoli per le nuove aperture.
- Al posto dello storico negozio tra la 38esima e la 39esima strada di Manhattan, gli habituè dello shopping dovranno abituarsi all'idea di non potere più passeggiare per gli 11 piani e accontentarsi di uno spazio più piccolo, sebbene altrettanto lussuoso. "Crediamo che oltre 60.000 metri quadrati siano troppi", ha commentato Richard Baker, direttore generale di Nrdc Equity Partners. La struttura, che realizza vendite per 140 milioni di dollari, è stata valutata tra i 300 e i 400 milioni di dollari.
- "È un momento in cui bisogna acquistare e costruire - ha dichiarato Baker -. E noi vogliamo continuare a crescere, anche attraverso la ristrutturazione delle boutique esistenti e la creazione di nuovi spazi". Da questo piano sembra essere stato escluso il negozio di Chicago in Water Tower Place, che chiuderà i battenti. "Realizza buone vendite, tuttavia abbiamo preferito optare per la chiusura, che probabilmente avverrà entro i primi tre mesi del 2007", ha detto ancora Baker.
- Il marchio, che ha alle spalle una storia di 180 anni e all'attivo 48 negozi che realizzano complessivamente vendite per 1,4 miliardi di dollari all'anno, si lancerà dunque alla scoperta di nuovi territori, abbandonando quelli classicamente deputati allo shopping di alto livello. Long Island, Connecticut, New Jersey e Pennsylvania saranno tra i primi a essere esplorati.

Mercato globale: aziende chiedono più tutela
- Nonostante gli sforzi del presidente George W. Bush per arginare la diffusione di prodotti falsificati, anche attraverso leggi che tutelino maggiormente la proprietà intellettuale, dalla conferenza Countering Global Counterfeiting and Piracy organizzata dalla camera del commercio degli Stati Uniti a fine settembre, arrivano dati non molto incoraggianti. La tutela dei marchi, infatti, sembra essere un problema fortemente legato all'espansione del mercato globale e come tale più difficile da risolvere.
- Secondo quanto riportato durante la conferenza, la distribuzione di prodotti falsificati costerebbe ogni anno alle società americane tra i 200 e i 250 miliardi di dollari, con una conseguente perdita di posti di lavoro che arriva a 750.000 unità. Le case di moda, in particolare quelle che realizzano prodotti di lusso, sarebbero quelle maggiormente danneggiate.
- Il segretario al Commercio Carlos Gutierrez e il ministro della giustizia Alberto Gonzales hanno sottolineato la necessità di vigilare con rinnovata attenzione, soprattutto in un momento in cui l'economia americana sta conoscendo un periodo favorevole all'innovazione e allo sviluppo di nuove tecnologie. "L'innovazione è importante - ha detto Gutierrez - ma non possiamo permetterci di allentare i controlli".
- Nel corso della conferenza è stato inoltre reso noto che il dipartimento al Commercio renderà più rigide le norme per la tutela della proprietà intellettuale, focalizzandosi in particolare sullo sviluppo dei nuovi mercati, come quello cinese, russo e indiano. "È necessario riportarli sulla giusta strada, qualora se ne allontanassero. Occorre che gli altri Paesi capiscano che è anche loro interesse rispettare le leggi vigenti sulla tutela dei diritti sui prodotti prodotti e venduti nel loro territorio", ha dichiarato Susan Schwab, Trade Rappresentative per il commercio USA.
- Guardando al futuro, ha fatto sapere Gonzales, sono in programma leggi che rendano più rigide le sanzioni per chi viola le leggi sulla proprietà intellettuale. Dovrà inoltre essere chiarito che per essere passibili di ammenda è sufficiente tentare di falsificare un prodotto o provare a vendere un oggetto non originale.

(Product) RED, la moda vede rosso
Bando ai sensi di colpa per il troppo shopping, perché adesso spendere soldi per gli acquisti ha anche un risvolto benefico. L'idea di devolvere una parte degli incassi derivati dalla vendita di svariate linee di abbigliamento e di prodotti tecnologici è venuta a Bono, cantante degli U2 già famoso per le sue attività umanitarie, e a Bobby Shriver, amministratore delegato di Debt, AIDS, Trade, Africa.
- Neppure a dirlo hanno riscosso un successo trasversale, coinvolgendo i nomi migliori della moda e del business.
- La campagna si chiama (Product) Red e vede partecipare, oltre a Apple e Motorola, anche American Express, Gap, Converse ed Emporio Armani, ognuno dei quali ha preparato un prodotto o una linea con il marchio Red. Il filo conduttore che unisce i prodotti è appunto il colore rosso, che si ritrova negli abiti, nelle calzature e nell'iPod nano da 4 GB, lanciato negli Stati Uniti, ma già presente anche sul mercato italiano.
- Una parte dei profitti derivati dalle vendite andrà al Fondo Globale per la lotta all'aids in Africa; Apple per esempio destinerà 10 dollari alla buona causa per ogni nuovo iPod nano venduto, mentre Gap ben metà degli introiti derivati dalla vendita della linea Red.
- Per una volta, oltre ad avere la certezza di avere acquistato prodotti di alto livello, gli appassionati di shopping hanno anche la consapevolezza di avere fatto un piccolo gesto per cambiare il mondo.
- "È meraviglioso vedere questo livello incredibile di impegno da parte di aziende che hanno la voglia di prestare la propria creatività alla lotta contro l’Aids in Africa, la più grave crisi sanitaria negli ultimi 600 anni", ha dichiarato soddisfatto il cantante degli U2.
- A dare una mano ci ha pensato anche Oprah Winfrey, uno dei personaggi più famosi e influenti della televisione americana, che è arrivata a Chicago, in Illinois, in compagnia di Bono a bordo di una Ford Thunderbird, ovviamente rossa. I due sono poi andati a fare shopping da Gap e quindi nei negozi Apple, Armani e Motorola sulla Michigan Avenue.

Gap, un nuovo passo nella rete
- Internet è una passatempo per molti, fare shopping una passione quasi per tutti e le scarpe... le scarpe sono quasi una mania per tantissime persone, soprattutto signore. Quelli di Gap devono avere semplicemente fatto uno più uno, anzi uno più due, e hanno deciso di mettere in programma un ingresso, si spera trionfale, nel mercato della vendita online di scarpe, inaugurato nel 1999 dal sito californiano Zappos.com.
L'esperimento non sarà del tutto nuovo per la società di San Francisco, che è già leader per la vendita su Internet delle altre linee di prodotti. Neppure il fatto che sul sito saranno presenti anche altri marchi è inedito, infatti Gap già negli anni Settanta aveva raggiunto un accordo per vendere i jeans Levi Strauss nei sui negozi. La scelta di vendere anche altri marchi oltre al proprio potrebbe infatti aprire la strada, in futuro, a una maggiore differenziazione di marchi anche nei punti vendita Gap e in quelli delle consociate Banana Republic e Old Navy.
- Il sito Piperlime.com, che dovrebbe essere inaugurato il 1° novembre, includerà migliaia di paia di scarpe di 150 marchi differenti, oltre a Gap naturalmente, e punta a soddisfare ogni genere di richiesta, dalla calzatura poco impegnativa da 24 dollari agli stivali ultimo grido da 900 dollari.
- Il nuovo progetto sfida anche il parere contrario di alcuni analisti, che vorrebbero vedere risolte le incertezze nelle vendite di Gap attraverso nei negozi tradizionali (i profitti sono in calo del 53 per cento nel terzo trimestre, mentre le vendite sono stabili a 3,72 miliardi di dollari) prima di vedere la società mentre intraprende un nuovo business, per quanto meno dispendioso del precedente.
- Non tutte le voci sono contrarie, per fortuna. Patricia Edwards, analista della società Wentworth, Hauser & Violich di Seattle, sarebbe propensa a spezzare una lancia in favore dell'iniziativa di Gap. "Il sito è un modo davvero poco costoso per incrementare le vendite e per riavvicinare i clienti al marchio", ha detto la Edwards, sollevando comunque il dubbio che possa non essere il momento giusto per l'azienda per avviare un'impresa del genere.
- Gap, dal canto suo, ha ripensato la propria piattaforma per le vendite online l'anno scorso e ha realizzato tramite questo canale introiti per 600 milioni di dollari, meglio di tutte le altre catene di negozi di abbigliamento. Le previsioni sul mercato delle vendite online di scarpe sembrano infine essere dalla parte del progetto: è infatti pronosticata una crescita di 2,9 miliardi di dollari per quest'anno e di 5,7 miliardi entro il 2011.
- "Abbiamo apportato sostanziali miglioramenti all'efficienza operativa, il mantenimento del numero di clienti, i margini di profitto e il volume di ordini online", ha detto Toby Lenk, direttore generale di Gab Direct, la divisione internet della società.

Puma, mette il negozio in scatola
- Chi pensava di avere ormai visto tutto in fatto di design si rassegni ad ammettere di avere sbagliato, perché nel mondo della moda non si può mai dire di avere detto l'ultima parola sulle tendenze. La palma dell'originalità va a Puma, leader tedesca dell'abbigliamento sportivo, che ha appena inaugurato a New York un negozio del tutto particolare.
- Al 33 di Union Square, nel cuore modaiolo di Manhattan, il terzo negozio monomarca cittadino di Puma sembra avere preso spunto dalla sua location nella piazza, già affollata di negozi e locali. Dopo il concept store di Soho e quello più alla moda del Meatpacking District, è stato infatti creato quello che negli USA chiamano "store in a box", negozio in scatola.
- Non è soltanto un modo di dire, perché tutto l'occorrente per arredare il concept store, inaugurato quasi contemporaneamente a quello di Portland, in Oregon, è arrivato all'interno di un enorme container rosso che è stato poi posizionato all'interno dei locali ed è diventato parte integrante del punto vendita.
- Poco importa se l'idea, stando a quanto sostiene Antonio Bertone, direttore globale del marchi, è nata per cercare di semplificare i lavori per l'apertura del negozio, quel che conta è il risultato. "Abbiamo lasciato lo spazio così come l'abbiamo trovato - gli ha fatto eco l'architetto Paolo Lucchetta. - Per esempio, restano i muri di mattoni a vista, ma tutto il resto diventa uno spazio fluido, in cui le idee di Puma possono essere rappresentate".
- Lo store di poco più di 370 metri quadrati diventa quindi una specie di laboratorio di idee, che cambierà volto di stagione in stagione, assecondando le mode e la filosofia del marchio. "È un modo per rendere reale il mondo che abbiamo creato sul sito di Puma, questa è una sorta di cattedrale del marchio", ha aggiunto Bertone non senza una punta d'orgoglio.
- Così, in attesa di vedere se il negozio riscuoterà il favore della clientela, la direzione si concentra sulla gestione degli 80 punti vendita sparsi per il mondo e sul rinnovo, in programma per l'anno prossimo, degli store di Londra, Parigi e Santa Monica, in California.

Levi Strauss, rinascita di un mito
- Quando un’era sembra finita, rimangono in pochi quelli disposti a scommettere su un nuovo inizio, soprattutto quando la fase appena conclusa tende a colorarsi di un alone mitico. A volte, questo capita anche con alcuni capi di abbigliamento, che segnano un’epoca e poi rimangono una sorta di piacevole ricordo, un’istantanea di un periodo concluso.
- Molti avrebbero giurato che questo sarebbe successo anche ai Levi, fino alla metà degli anni Novanta sinonimo stesso di jeans. Eppure, contro i pronostici, il celeberrimo marchio, che ha conosciuto negli anni scorsi una vera e propria caduta delle vendite, dai 7,1 miliardi di dollari della decade precedente a 4,1 miliardi, sembra vivere una seconda giovinezza.
- Non è dato sapere se sia merito della nuova costosa linea “Capital E” o dell’illuminata gestione di Robert Hanson, direttore generale per gli Stati Uniti, ma Levi Strauss & Co sta rapidamente risalendo la china. Come spesso accade in questi casi si è innescato una sorta di circolo virtuoso che, partendo da una buona idea, quella di alzare il “fashion quotient” del marchio, ha riportato l’attenzione delle patite di moda sul marchio. Così, mentre attrici varie, da Mena Suvari a Carmen Electra, sono corse nelle boutique ad acquistare almeno un paio dei jeans finalmente tornati di moda, più di un appassionato di denim deve avere pensato di dare un’occhiata nell’armadio alla ricerca del proprio personale pezzo di mito.
- Conferme del ritrovato successo sembrano arrivare anche dai rivenditori, che riportano dati sulle vendite ben più che confortanti. Ottime notizie per esempio da Anthropologie, catena che fa della vendita di marchi alla moda il proprio punto di forza, e da Pacific Sunwear, che dopo avere ottenuto buoni risultati in 200 negozi della catena nel periodo che precede l’apertura delle scuole, ha deciso di riportare il marchio in tutti i suoi 928 store.
- I risultati incoraggianti hanno poi convinto la società a inaugurare una serie di nuovi negozi monomarca sul territorio degli Stati Uniti, portando le boutique da 17 a 37. “Ora che la situazione si è stabilizzata dal punto di vista finanziario – ha detto Jeff Beckman, portavoce di Levi Strauss & Co – ci possiamo concentrare maggiormente sulla realizzazione di prodotti sempre migliori. Questo deve essere il nostro obiettivo”.

Mini contro maxi: fine dell’eterna lotta?
- Partiamo da un’affermazione che finora rappresenta, o per meglio dire rappresentava, l'abc delle donne di almeno metà del globo: mini e gonne lunghe non possono essere considerate di moda nel corso della stessa stagione. La storia, finora, sembrava avere confermato l’assunto, decretando le alterne fortune delle une o delle altre e facendo finire sulla lista delle peggio vestite ora le signore che mostravano troppo le gambe ora quelle che preferivano tenerle ben coperte.
- Ora, stando almeno alle indicazioni che arrivano da New York, l’eterna diatriba sembra avere trovato una conclusione. A mettere la parola fine alle discussioni ci ha pensato Alexander Allen, stylist personale di molte celebrità, da Beyoncé a Eve e a Sandra Bernhard. “Sono entrambe sexy – ha sentenziato Allen –. Si possono indossare mini, da accompagnare con scaldamuscoli o stivali, oppure lunghe, avvolgenti, quasi da sirena”.
- Tutte contente quindi, sia coloro che preferirebbero chiudersi in casa piuttosto che indossare gonne corte sia le signore che si sentono affascinanti solo se possono mostrare le gambe. Alla fine, ne trarranno vantaggio un po’ tutte, magari soprattutto quelle signore che non potendo esibire fisici statuari, indosseranno capi a loro più congeniali sentendosi al passo con i dettami della moda.
- Certo, le nuove direttive tolgono un po’ del divertimento che, da sempre, accompagnava l’ascesa dell’uno o dell’altro tipo di gonna. Le minigonne fecero la storia del Sessantotto e divennero il simbolo dell’emancipazione femminile, mentre, alcuni anni più tardi, non mancarono cortei di donne che portavano cartelli che invitavano a coprire le gambe.
- Anche gli stilisti sembrano essere d’accordo su questa nuova scuola di pensiero così, se Miss Sixty propone gonne cortissime, meglio se a pieghe e con fantasia scozzese da abbinare a cinture alte, DKNY punta sul lungo, con gonne a balze che hanno un qualcosa di gitano. In pelle e cortissime, da portare con stivali al ginocchio, sono le gonne viste da Lacoste, mentre Michael Kors riprende la fantasia scozzese ma non lascia scoperta neppure la caviglia, senza per questo descrivere una donna poco sexy.
- Il punto sembra essere proprio questo: si può essere provocanti anche senza esibire troppi centimetri di gambe, basta sapere giocare con tessuti piuttosto leggeri e forme avvolgenti, magari abbinando un maglione aderente. Se invece la scelta cadesse sulla mini, l’imperativo è non esagerare: se la gonna diventa corta, o anche cortissima, meglio abbinare un maglione, una camicetta o una giacca appena più castigati.

Tessile, il settore cerca protezione
- Mentre la campagna elettorale per le elezioni di metà mandato si avvia verso la fase calda, i produttori tessili fanno leva sulle ansie economiche e occupazionali degli elettori per ottenere maggiore protezione e limitare le iniziative volte a favorire i processi di deregolamentazione e libero scambio.
- I membri del Congresso hanno infatti accantonato svariati punti che l'amministrazione Bush aveva messo nella propria agenda commerciale ma a cui l'industria tessile si era opposta. Ora per la Casa Bianca la questione è come dare nuova linfa alla questione, soprattutto nel timore di una possibile vittoria dei democratici il prossimo 7 novembre. Questi ultimi infatti sono tradizionalmente a favore di forme di libero scambio più controllate rispetto ai rivali repubblicani.
- Le inquietudini dei votanti, alimentate dal calo occupazionale nel settore manifatturiero e dalla pressione di concorrenti stranieri, tra cui la Cina, hanno rilanciato l'azione di alcuni gruppi di interesse e sono state anche al centro della campagna elettorale di taluni candidati in Pennsylvania, Ohio, Indiana e nello stato di New York.
- "Dobbiamo fissare i nostri punti strategici e spingere una nostra agenda", ha dichiarato Augustine Tantillo, direttore esecutivo dell'American Manufacturing Trade Action Coalition, associazione che riunisce aziende tessili.
- Le associazioni di categoria temono di vedere approvate leggi che favoriscano eccessivamente i mercati stranieri come quello haitiano e vorrebbero inoltre fronteggiare la concorrenza vietnamita. In questo senso gli attriti erano iniziati lo scorso maggio, quando la Casa Bianca aveva sostenuto l'ingresso nella World Trade Organization delle nazioni del sud-est asiatico.

Importazioni tessili dalla Thailandia stabili dopo il colpo di Stato
- Secondo le prime stime effettuate immediatamente dopo il colpo di Stato in Thailandia, che ha deposto il primo ministro Thaksin Shinawatra, l’esportazione di prodotti tessili e accessori verso gli Stati Uniti non avrebbe subito cali vistosi.
- La Thailandia, con esportazioni verso il nordamerica per 2,2 miliardi di dollari nell’ultimo anno, detiene circa il 2 per cento del mercato, ma potrebbe avere difficoltà a mantenere la posizione – è attualmente al 12° posto tra i Paesi esportatori negli Stati Uniti – se la situazione continuasse a restare critica, a tutto vantaggio della Cina, uno dei principali concorrenti. “Non vediamo la possibilità di grossi problemi – ha fatto sapere Rick Darling, presidente di Li & Fung Usa, – certamente non nel breve periodo, ma probabilmente neppure a lungo termine”.
- La situazione resta comunque incerta, così come restano in sospeso futuri accordi e la prospettiva di una possibile liberalizzazione del mercato. “Speriamo che chi ha preso il potere lavori nell’interesse del Paese e mantenga la promessa di restaurare la democrazia – ha detto Tony Snow, uno dei portavoce stampa della Casa Bianca. – Una volta che questo sarà avvenuto, saremo nella posizione di procedere con gli accordi per liberi scambi commerciali”.
- “Stanno tutti aspettando di vedere come evolverà la situazione”, ha detto ancora Darling, a capo dell’azienda che da oltre trent’anni ha proprio in Thailandia una delle sedi principali dove sono al lavoro circa 500 persone.
- Il generale Sondhi Boonyaratkalin, che ha preso il controllo di un Paese con 65 milioni di abitanti, ha dichiarato a Bangkok che la democrazia potrebbe non essere ripristinata per almeno un anno e che le elezioni potrebbero tenersi attorno a ottobre 2007. Sondhi tuttavia ha promesso lealtà al re tailandese Bhumibol Adulyadej, che è detiene il trono da oltre 60 anni. Secondo Darling ciò rappresenta “un gesto importante e un segnale positivo, perché la popolazione è molto fedele al sovrano”.

Il Messico nel futuro di Sacks
- Appuntamento internazionale nell’agenda dei manager di Sacks Fifth Avenue, fiore all’occhiello della Manhattan degli acquisti di lusso. Il gruppo ha infatti annunciato di avere trovato un accordo con Grupo Sanborns, uno dei maggiori operatori messicani nell’ambito dei megastore, per aprire una nuova sede di Sacks a Città del Messico.
- Il negozio, tre piani per un totale di 150.000 piedi quadrati, dovrebbe essere inaugurato a settembre del prossimo anno e offrira’ in vendita prodotti simili a quelli che si trovano tra gli scaffali di New York. L’apertura messicana fa parte di una più ampia strategia internazionale che ha portato, nei tre anni scorsi, alla nascita delle due strutture di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e a Riyadh, in Arabia Saudita. Inoltre, il progetto di espansione prevede la realizzazione di un altra sede Sacks a Shanghai, in collaborazione con la Roosevelt China Investments, entro il 2008, quando il Paese del Sol Levante ospiterà i prossimi giochi olimpici.
- “Questo è un buon modo per incrementare ulteriormente il prestigio della compagnia” ha detto Steve Sadove, presidente e amministratore delegato di Sacks, aggiungendo che se Città del Messico e Shanghai si rivelassero all’altezza delle aspettative, sarebbero subito messi in cantiere altri punti vendita negli stessi Paesi. A fare da traino a questo imponente progetto, che prevedrebbe anche possibili aperture in Giappone, Qatar, Kuwait, Bahrain e India è ovviamente il grande successo della sede newyorkese, situata sulla Fifth Avenue, cuore della città in termini di shopping di alto livello.
- “Non si tratta di una strategia di crescita aggressiva – ha precisato Sadove – ma una buona opportunità per selezionare le location in modo da incrementare le vendite. La sede di Città del Messico, per esempio, si trova in uno snodo fondamentale dal punto di vista turistico, era molto sensato quindi sceglierla per la nostra terza apertura internazionale. Va però detto che il nostro principale obiettivo resta il miglioramento delle sedi sul territorio degli Stati Uniti”, New York innanzi tutto, ma anche San Francisco, Miami e Los Angeles.

Bloomingdale’s inaugura a San Francisco
Nelle grandi città USA non desta quasi più interesse notare, quasi giornalmente, una nuova vetrina, l’ennesimo negozio, lungo la strada per andare al lavoro. Quando però ad aprire i battenti è un vero e proprio tempio della moda, gli occhi di tutti, operatori del settore per primi, sono puntati già sui lavori, in attesa che la saracinesca sia finalmente alzata.
- Un’atmosfera da grande evento aleggia attorno al Westfield San Francisco Center, tra Market e Fifth Street, dove il 28 settembre è stata inaugurata la prima sede californiana di Bloomingdale’s, megastore che ospita le boutique dei più prestigiosi marchi della moda planetaria, da Dolce & Gabbana a DKNY, da Gucci a Ralph Lauren. L’apertura del nuovo store fa parte di un più ampio progetto di rinnovamento del Westfield Center per il quale saranno spesi complessivamente 460 milioni di dollari.
- Per la sede di San Francisco, che si prepara a eguagliare il successo della famosa sorella situata sulla 59th Street di Manhattan, non si è certo badato a spese: per costruire l’edificio di 5 piani, 330.000 piedi quadrati (secondo per dimensioni solo a quello di New York) sono stati spesi 60 milioni di dollari. Una tale cifra sembrerà tuttavia esigua se le attese vendite per 75 milioni di dollari già dal primo anno, non saranno tradite dal pubblico californiano. “Questo è un vero flagship store – ha dichiarato Michael Gould, presidente e amministratore delegato di Bloomingdale’s. – A San Francisco più che altrove abbiamo provato a ricreare il clima che si respira nella sede sulla 59th Street di Manhattan”, la sede più imponente, che copre un’area complessiva di 900.000 piedi quadrati.
- Questo nuovo debutto arriva a due anni e mezzo di distanza da un altro momento topico per la società, che aveva inaugurato nel quartiere di SoHo, a New York, il primo store di piccole dimensioni, 79.000 piedi quadrati. “L’apertura di una sede più piccola ha cambiato radicalmente il modo di percepire Bloomingdale’s, ma senza intaccarne il carattere e la qualità”, ha commentato Gould.

Fashion-digest
- Paolo Maldini testimonial di H&M
Per l'autunno inverno, l'uomo di H&M, catena svedese di negozi d'abbigliamento con 1.300 store in 24 paesi, sarà più mascolino e con un look classico. Completi, maglioni e giacche in stile marinaro saranno il cuore della collezione, completata da una serie di magliette, t-shirt e maglioni. Per incarnare l'uomo pensato e idealmente vestito dagli stilisti tedeschi Viktor & Rolf, che hanno disegnato la collezione autunnale, è stato scelto l'italianissimo Paolo Maldini, calciatore di professione, ma che non è nuovo alle incursioni nel mondo della moda. "Paolo ha uno stile naturalmente elegante, classico, ma senza disdegnare un tocco di modernità", ha detto Margareta van den Bosch, responsabile design di H&M.
- Un angolo di Italia a Manhattan
Per una settimana, a metà ottobre, Manhattan si è tinta dei colori italiani per festeggiare l'ingresso sulla scena newyorkese di Intimissimi, uno dei marchi di lingerie più famosi del nostro Paese e che sarà in vendita in esclusiva da Victoria's Secret. Alla Chinatown Brasserie, dove si è tenuto il party per Intimissimi, erano presenti Fabiola Beracasa, Emilia Fanjul e la modella Ana Beatriz Barros.
- Mark Weber alla guida di Donna Karan
Moet Hennessy Luois Vuitton ha annunciato la nomina di Mark Weber, esperto di moda di lungo corso, alla guida dei suoi marchi negli Stati Uniti, inclusa la casa di moda Donna Karan International. Weber, che ha lavorato 33 anni alla Phillips-Van Heusen, prende il posto di Jeffry Aronsson, che è stato amministratore delegato di Donna Karan dal novembre 2003 fino alle dimissioni, rassegnate dopo l'estate. Il nuovo amministratore delegato è chiamato a rinverdire le sorti del marchio Donna Karan, fino a qualche anno fa considerato sinonimo di eleganza per eccellenza.
- L'ultima creazione di Tom Ford
L'ultima creazione dello stilista americano Tom Ford, ex direttore creativo di Gucci e Yves Saint Laurent, non è un abito all'ultima moda, ma il suo sito Internet personale. Immagini evocative, informazioni sulla sua nuova fragranza Tom Ford Black Orchid e anteprime sulla collezione uomo per la primavera estate 2007 sono gli ingredienti principali di www.tomford.com. "Bisogna sapere sfruttare tutti i mezzi che si hanno a disposizione e Internet è indubbiamente uno dei media più potenti", ha commentato lo stilista. Tom Ford ha lanciato una propria linea di prodotti per la bellezza, che include profumi, creme idratanti e prodotti per capelli. In primavera è inoltre in programma la presentazione contemporanea di 12 fragranze unisex.

Eventi Moda Novembre 2006
- 2 Novembre 2006
Promozione del Made in Italy con il dettaglio Indipendente in USA
Speciale evento di promozione a favore dei marchi Made in Italy
Robert Vance Ltd
Lincolnshire, IL
marchi promossi: Zanella, Gran Sasso, Ingram, Ermenegildo Zegna, Pal Zileri, Alpetora, Fabiana Filippi

Statistiche I style – Gennaio-Agosto 2006
-
Importazioni USA Abbigliamento Uomo in
Gennaio-Agosto - Milioni di $ USA
codice doganale HS 6203 |
|
|
% Quota |
% Variaz. |
| Class. |
Paese |
2004 |
2005 |
2006 |
2004 |
2005 |
2006 |
06/05 |
| 0 |
Mondo |
15,564.99 |
17,089.04 |
14,921.76 |
100 |
100 |
100 |
-12.68 |
| 1 |
Cina |
1,284.05 |
2,709.78 |
2,274.54 |
8.25 |
15.86 |
15.24 |
-16.06 |
| 2 |
Messico |
2,134.93 |
2,137.57 |
1,810.13 |
13.72 |
12.51 |
12.13 |
-15.32 |
| 3 |
Bangladesh |
595.79 |
764.69 |
952.23 |
3.83 |
4.48 |
6.38 |
24.53 |
| 4 |
India |
612.95 |
789.56 |
732.74 |
3.94 |
4.62 |
4.91 |
-7.2 |
| 5 |
Honduras |
1,031.97 |
1,095.44 |
718.13 |
6.63 |
6.41 |
4.81 |
-34.44 |
| 6 |
Vietnam |
688.65 |
646.29 |
684.94 |
4.42 |
3.78 |
4.59 |
5.98 |
| 7 |
Indonesia |
467.04 |
571.61 |
658.13 |
3 |
3.35 |
4.41 |
15.14 |
| 8 |
Rep. Dominicana |
746.06 |
778.95 |
577.71 |
4.79 |
4.56 |
3.87 |
-25.84 |
| 9 |
Hong Kong |
597.51 |
496.06 |
515.45 |
3.84 |
2.9 |
3.45 |
3.91 |
| 10 |
Pakistan |
475.94 |
504.95 |
435.35 |
3.06 |
2.96 |
2.92 |
-13.78 |
| 11 |
Italia |
474.85 |
474.48 |
429.89 |
3.05 |
2.78 |
2.88 |
-9.4 |
| Fonte: World Trade Atlas |
Importazioni USA Abbigliamento Donna in
Gennaio-Agosto - Milioni di $ USA
codice doganale HS 6204 |
|
|
% Quota |
% Variaz. |
| Class. |
Paese |
2004 |
2005 |
2006 |
2004 |
2005 |
2006 |
06/05 |
| 0 |
Mondo |
19,672.72 |
21,501.71 |
21,972.78 |
100 |
100 |
100 |
2.19 |
| 1 |
Cina |
3,424.52 |
6,142.97 |
6,289.77 |
17.41 |
28.57 |
28.63 |
2.39 |
| 2 |
Indonesia |
969.32 |
1,142.97 |
1,402.31 |
4.93 |
5.32 |
6.38 |
22.69 |
| 3 |
Messico |
1,989.30 |
1,722.79 |
1,379.30 |
10.11 |
8.01 |
6.28 |
-19.94 |
| 4 |
India |
811.03 |
1,135.95 |
1,305.66 |
4.12 |
5.28 |
5.94 |
14.94 |
| 5 |
Vietnam |
749.62 |
794.50 |
1,036.45 |
3.81 |
3.7 |
4.72 |
30.45 |
| 6 |
Hong Kong |
1,168.63 |
726.10 |
779.56 |
5.94 |
3.38 |
3.55 |
7.36 |
| 7 |
Cambogia |
526.89 |
637.29 |
744.02 |
2.68 |
2.96 |
3.39 |
16.75 |
| 8 |
Filippine |
678.58 |
637.47 |
740.60 |
3.45 |
2.97 |
3.37 |
16.18 |
| 9 |
Sri Lanka |
579.05 |
686.37 |
706.71 |
2.94 |
3.19 |
3.22 |
2.96 |
| 10 |
Bangladesh |
497.44 |
581.89 |
684.28 |
2.53 |
2.71 |
3.11 |
17.6 |
| no data |
| 16 |
Italia |
414.14 |
404.87 |
388.55 |
2.11 |
1.88 |
1.77 |
-4.03 |
| Fonte: World Trade Atlas |
Importazioni USA Maglieria in
Gennaio-Agosto - Milioni di $ USA
codice doganale HS 61 |
|
|
% Quota |
% Variaz. |
| Class. |
Paese |
2004 |
2005 |
2006 |
2004 |
2005 |
2006 |
06/05 |
| 0 |
Mondo |
19,861.81 |
21,457.02 |
22,101.22 |
100 |
100 |
100 |
3 |
| 1 |
Cina |
2,438.95 |
4,544.61 |
4,158.48 |
12.28 |
21.18 |
18.82 |
-8.5 |
| 2 |
Messico |
1,876.33 |
1,628.62 |
1,529.56 |
9.45 |
7.59 |
6.92 |
-6.08 |
| 3 |
Honduras |
1,325.55 |
1,345.49 |
1,264.27 |
6.67 |
6.27 |
5.72 |
-6.04 |
| 4 |
Hong Kong |
994.46 |
942.13 |
945.26 |
5.01 |
4.39 |
4.28 |
0.33 |
| 5 |
Vietnam |
828.51 |
713.65 |
936.20 |
4.17 |
3.33 |
4.24 |
31.18 |
| 6 |
Indonesia |
401.89 |
498.74 |
856.34 |
2.02 |
2.32 |
3.88 |
71.7 |
| 7 |
Guatemala |
827.10 |
850.44 |
853.02 |
4.16 |
3.96 |
3.86 |
0.3 |
| 8 |
India |
428.07 |
599.38 |
795.99 |
2.16 |
2.79 |
3.6 |
32.8 |
| 9 |
Cambogia |
392.78 |
508.25 |
771.91 |
1.98 |
2.37 |
3.49 |
51.87 |
| 10 |
El Salvador |
879.32 |
913.65 |
770.11 |
4.43 |
4.26 |
3.48 |
-15.71 |
| no data |
| 25 |
Italia |
293.98 |
263.63 |
249.50 |
1.48 |
1.23 |
1.13 |
-5.36 |
| Fonte: World Trade Atlas |
Importazioni USA Calzature in
Gennaio-Agosto - Milioni di $ USA
codice doganale HS 64 |
|
|
% Quota |
% Variaz. |
| Class. |
Paese |
2004 |
2005 |
2006 |
2004 |
2005 |
2006 |
06/05 |
| 0 |
Mondo |
11,305.03 |
12,280.17 |
12,966.83 |
100 |
100 |
100 |
5.59 |
| 1 |
Cina |
7,768.68 |
8,691.45 |
9,338.34 |
68.72 |
70.78 |
72.02 |
7.44 |
| 2 |
Italia |
879.40 |
816.29 |
766.31 |
7.78 |
6.65 |
5.91 |
-6.12 |
| 3 |
Vietnam |
320.70 |
480.40 |
657.32 |
2.84 |
3.91 |
5.07 |
36.83 |
| 4 |
Brasile |
734.15 |
716.79 |
633.87 |
6.49 |
5.84 |
4.89 |
-11.57 |
| 5 |
Indonesia |
356.45 |
361.91 |
341.59 |
3.15 |
2.95 |
2.63 |
-5.61 |
| 6 |
Tailandia |
194.41 |
197.20 |
207.62 |
1.72 |
1.61 |
1.6 |
5.28 |
| 7 |
Messico |
167.39 |
156.72 |
184.79 |
1.48 |
1.28 |
1.43 |
17.91 |
| 8 |
Spagna |
161.75 |
138.10 |
136.84 |
1.43 |
1.13 |
1.06 |
-0.91 |
| 9 |
India |
82.13 |
95.36 |
108.91 |
0.73 |
0.78 |
0.84 |
14.21 |
| 10 |
Rep. Dominicana |
80.26 |
91.54 |
80.32 |
0.71 |
0.75 |
0.62 |
-12.26 |
| Fonte: World Trade Atlas |
Importazioni USA Pellami in
Gennaio-Agosto - Milioni di $ USA
codice doganale HS 41 |
|
|
% Quota |
% Variaz. |
| Class. |
Paese |
2004 |
2005 |
2006 |
2004 |
2005 |
2006 |
06/05 |
| 0 |
Mondo |
602.68 |
603.71 |
590.33 |
100 |
100 |
100 |
-2.22 |
| 1 |
Italia |
140.84 |
133.45 |
144.57 |
23.37 |
22.11 |
24.49 |
8.33 |
| 2 |
Brasile |
80.12 |
72.65 |
92.28 |
13.29 |
12.03 |
15.63 |
27.01 |
| 3 |
Argentina |
85.78 |
88.30 |
80.89 |
14.23 |
14.63 |
13.7 |
-8.39 |
| 4 |
Canada |
42.86 |
43.21 |
39.07 |
7.11 |
7.16 |
6.62 |
-9.6 |
| 5 |
Messico |
40.92 |
47.61 |
37.04 |
6.79 |
7.89 |
6.28 |
-22.2 |
| 6 |
Cina |
41.39 |
33.78 |
30.74 |
6.87 |
5.6 |
5.21 |
-9 |
| 7 |
Uruguay |
28.96 |
22.39 |
17.57 |
4.81 |
3.71 |
2.98 |
-21.53 |
| 8 |
Sud Africa |
11.91 |
16.69 |
16.39 |
1.98 |
2.77 |
2.78 |
-1.82 |
| 9 |
Germania |
18.22 |
16.26 |
15.72 |
3.02 |
2.69 |
2.66 |
-3.29 |
| 10 |
Rep. Dominicana |
1.55 |
25.09 |
13.99 |
0.26 |
4.16 |
2.37 |
-44.25 |
| Fonte: World Trade Atlas |
Importazioni USA Occhiali in
Gennaio-Agosto - Milioni di $ USA
codice doganale HS 9004 |
|
|
% Quota |
% Variaz. |
| Class. |
Paese |
2004 |
2005 |
2006 |
2004 |
2005 |
2006 |
06/05 |
| 0 |
Mondo |
652.01 |
721.36 |
889.96 |
100 |
100 |
100 |
23.37 |
| 1 |
Cina |
273.84 |
312.72 |
396.51 |
42 |
43.35 |
44.55 |
26.79 |
| 2 |
Italia |
201.84 |
237.84 |
313.08 |
30.96 |
32.97 |
35.18 |
31.63 |
| 3 |
Taiwan |
85.26 |
84.44 |
91.42 |
13.08 |
11.71 |
10.27 |
8.26 |
| 4 |
Giappone |
38.08 |
37.38 |
43.77 |
5.84 |
5.18 |
4.92 |
17.1 |
| 5 |
Francia |
14.63 |
11.65 |
11.06 |
2.24 |
1.61 |
1.24 |
-5.04 |
| 6 |
Hong Kong |
9.91 |
8.62 |
6.68 |
1.52 |
1.2 |
0.75 |
-22.51 |
| 7 |
Canada |
5.34 |
6.46 |
5.29 |
0.82 |
0.9 |
0.59 |
-18.07 |
| 8 |
Austria |
3.51 |
3.70 |
4.15 |
0.54 |
0.51 |
0.47 |
12.23 |
| 9 |
Corea del Sud |
4.42 |
3.35 |
3.31 |
0.68 |
0.47 |
0.37 |
-1.39 |
| 10 |
Germania |
2.37 |
2.45 |
2.94 |
0.36 |
0.34 |
0.33 |
20.1 |
| Fonte: World Trade Atlas |
Importazioni USA Montature per occhiali in
Gennaio-Agosto - Milioni di $ USA
codice doganale HS 9003 |
|
|
% Quota |
% Variaz. |
| Class. |
Paese |
2004 |
2005 |
2006 |
2004 |
2005 |
2006 |
06/05 |
| 0 |
Mondo |
471.46 |
462.11 |
551.15 |
100 |
100 |
100 |
19.27 |
| 1 |
Cina |
161.70 |
181.74 |
244.08 |
34.3 |
39.33 |
44.29 |
34.3 |
| 2 |
Italia |
141.41 |
143.09 |
161.69 |
29.99 |
30.97 |
29.34 |
13 |
| 3 |
Giappone |
47.61 |
29.60 |
38.25 |
10.1 |
6.41 |
6.94 |
29.22 |
| 4 |
Corea del Sud |
26.57 |
28.46 |
26.11 |
5.64 |
6.16 |
4.74 |
-8.28 |
| 5 |
Austria |
21.94 |
23.10 |
24.07 |
4.65 |
5 |
4.37 |
4.19 |
| 6 |
Hong Kong |
40.03 |
25.25 |
22.37 |
8.49 |
5.46 |
4.06 |
-11.4 |
| 7 |
Francia |
16.39 |
16.43 |
16.58 |
3.48 |
3.56 |
3.01 |
0.87 |
| 8 |
Germania |
5.33 |
4.14 |
3.57 |
1.13 |
0.9 |
0.65 |
-13.76 |
| 9 |
Danimarca |
1.27 |
0.91 |
2.85 |
0.27 |
0.2 |
0.52 |
212.87 |
| 10 |
Taiwan |
1.80 |
1.86 |
2.42 |
0.38 |
0.4 |
0.44 |
30.54 |
| Fonte: World Trade Atlas |
Importazioni USA Gioielli in metalli preziosi in
Gennaio-Agosto - Milioni di $ USA
codice doganale HS 7113 |
|
|
% Quota |
% Variaz. |
| Class. |
Paese |
2004 |
2005 |
2006 |
2004 |
2005 |
2006 |
06/05 |
| 0 |
Mondo |
4,137.93 |
4,614.68 |
5,192.86 |
100 |
100 |
100 |
12.53 |
| 1 |
India |
840.59 |
973.10 |
1,294.12 |
20.31 |
21.09 |
24.92 |
32.99 |
| 2 |
Cina |
455.48 |
544.63 |
658.49 |
11.01 |
11.8 |
12.68 |
20.91 |
| 3 |
Tailandia |
495.66 |
507.20 |
600.04 |
11.98 |
10.99 |
11.56 |
18.3 |
| 4 |
Italia |
593.89 |
547.57 |
546.90 |
14.35 |
11.87 |
10.53 |
-0.12 |
| 5 |
Hong Kong |
290.42 |
283.86 |
297.84 |
7.02 |
6.15 |
5.74 |
4.92 |
| 6 |
Messico |
141.69 |
262.98 |
240.68 |
3.42 |
5.7 |
4.64 |
-8.48 |
| 7 |
Turchia |
221.50 |
249.67 |
210.02 |
5.35 |
5.41 |
4.04 |
-15.88 |
| 8 |
Rep. Dominicana |
142.39 |
145.96 |
165.34 |
3.44 |
3.16 |
3.18 |
13.28 |
| 9 |
Francia |
87.84 |
132.02 |
159.82 |
2.12 |
2.86 |
3.08 |
21.06 |
| 10 |
Israele |
136.43 |
143.56 |
133.27 |
3.3 |
3.11 |
2.57 |
-7.17 |
| Fonte: World Trade Atlas |
Importazioni USA Orologi in
Gennaio-Agosto - Milioni di $ USA
codice doganale HS 91 |
|
|
% Quota |
% Variaz. |
| Class. |
Paese |
2004 |
2005 |
2006 |
2004 |
2005 |
2006 |
06/05 |
| 0 |
Mondo |
2,269.14 |
2,453.98 |
2,482.34 |
100 |
100 |
100 |
1.16 |
| 1 |
Svizzera |
1,006.19 |
1,185.60 |
1,252.66 |
44.34 |
48.31 |
50.46 |
5.66 |
| 2 |
Cina |
439.80 |
431.54 |
408.11 |
19.38 |
17.59 |
16.44 |
-5.43 |
| 3 |
Giappone |
427.19 |
424.46 |
404.74 |
18.83 |
17.3 |
16.31 |
-4.65 |
| 4 |
Tailandia |
98.69 |
103.86 |
94.24 |
4.35 |
4.23 |
3.8 |
-9.27 |
| 5 |
Messico |
68.44 |
68.63 |
84.02 |
3.02 |
2.8 |
3.39 |
22.43 |
| 6 |
Hong Kong |
59.94 |
68.88 |
76.50 |
2.64 |
2.81 |
3.08 |
11.06 |
| 7 |
Filippine |
39.37 |
48.78 |
42.04 |
1.74 |
1.99 |
1.69 |
-13.83 |
| 8 |
Germania |
32.64 |
33.97 |
30.76 |
1.44 |
1.38 |
1.24 |
-9.45 |
| 9 |
Italia |
18.88 |
18.05 |
20.30 |
0.83 |
0.74 |
0.82 |
12.49 |
| 10 |
Francia |
11.94 |
11.37 |
11.26 |
0.53 |
0.46 |
0.45 |
-0.92 |
| Fonte: World Trade Atlas |
Importazioni USA Profumeria, Cosmetica in
Gennaio-Agosto - Milioni di $ USA
codice doganale HS 33 |
|
|
% Quota |
% Variaz. |
| Class. |
Paese |
2004 |
2005 |
2006 |
2004 |
2005 |
2006 |
06/05 |
| 0 |
Mondo |
3,769.20 |
4,436.76 |
4,627.29 |
100 |
100 |
100 |
4.29 |
| 1 |
Irlanda |
1,128.86 |
1,415.29 |
1,469.67 |
29.95 |
31.9 |
31.76 |
3.84 |
| 2 |
Francia |
758.53 |
816.47 |
838.26 |
20.12 |
18.4 |
18.12 |
2.67 |
| 3 |
Canada |
505.07 |
558.52 |
576.75 |
13.4 |
12.59 |
12.46 |
3.26 |
| 4 |
Italia |
201.10 |
244.91 |
265.74 |
5.34 |
5.52 |
5.74 |
8.5 |
| 5 |
Gran Bretagna |
195.16 |
219.91 |
257.79 |
5.18 |
4.96 |
5.57 |
17.22 |
| 6 |
Cina |
130.11 |
182.29 |
213.29 |
3.45 |
4.11 |
4.61 |
17.01 |
| 7 |
Messico |
82.25 |
98.32 |
144.55 |
2.18 |
2.22 |
3.12 |
47.03 |
| 8 |
Spagna |
82.24 |
110.23 |
125.97 |
2.18 |
2.48 |
2.72 |
14.28 |
| 9 |
Germania |
138.63 |
137.75 |
124.95 |
3.68 |
3.11 |
2.7 |
-9.29 |
| 10 |
Giappone |
82.12 |
92.13 |
74.22 |
2.18 |
2.08 |
1.6 |
-19.44 |
| Fonte: World Trade Atlas |
Importazioni USA Filati e tessuti in lana in
Gennaio-Agosto - Milioni di $ USA
codice doganale HS 51 |
|
|
% Quota |
% Variaz. |
| Class. |
Paese |
2004 |
2005 |
2006 |
2004 |
2005 |
2006 |
06/05 |
| 0 |
Mondo |
230.17 |
229.04 |
224.98 |
100 |
100 |
100 |
-1.77 |
| 1 |
Italia |
72.86 |
68.50 |
62.02 |
31.65 |
29.91 |
27.57 |
-9.45 |
| 2 |
Messico |
17.76 |
19.29 |
21.45 |
7.72 |
8.42 |
9.53 |
11.21 |
| 3 |
Gran Bretagna |
22.69 |
20.01 |
19.56 |
9.86 |
8.74 |
8.7 |
-2.23 |
| 4 |
Cina |
5.05 |
11.42 |
18.67 |
2.2 |
4.99 |
8.3 |
63.44 |
| 5 |
New Zealand |
20.25 |
20.69 |
16.56 |
8.8 |
9.04 |
7.36 |
-19.97 |
| 6 |
Australia |
13.35 |
14.76 |
14.16 |
5.8 |
6.44 |
6.29 |
-4.06 |
| 7 |
Canada |
24.74 |
17.36 |
13.70 |
10.75 |
7.58 |
6.09 |
-21.06 |
| 8 |
Germania |
5.53 |
6.67 |
7.05 |
2.4 |
2.91 |
3.14 |
5.78 |
| 9 |
Peru |
2.87 |
6.03 |
6.51 |
1.25 |
2.63 |
2.89 |
7.91 |
| 10 |
Corea del Sud |
5.76 |
6.51 |
5.21 |
2.5 |
2.84 |
2.32 |
-19.91 |
| Fonte: World Trade Atlas |
Importazioni USA Filati e tessuti in cotone in
Gennaio-Agosto - Milioni di $ USA
codice doganale HS 52 |
|
|
% Quota |
% Variaz. |
| Class. |
Paese |
2004 |
2005 |
2006 |
2004 |
2005 |
2006 |
06/05 |
| 0 |
Mondo |
1,375.97 |
1,165.85 |
1,056.66 |
100 |
100 |
100 |
-9.37 |
| 1 |
Pakistan |
325.03 |
247.84 |
252.35 |
23.62 |
21.26 |
23.88 |
1.82 |
| 2 |
Cina |
122.20 |
133.78 |
155.77 |
8.88 |
11.48 |
14.74 |
16.43 |
| 3 |
Italia |
110.32 |
112.38 |
98.90 |
8.02 |
9.64 |
9.36 |
-12 |
| 4 |
Corea del Sud |
78.79 |
84.86 |
77.93 |
5.73 |
7.28 |
7.38 |
-8.17 |
| 5 |
India |
56.69 |
50.70 |
58.99 |
4.12 |
4.35 |
5.58 |
16.37 |
| 6 |
Giappone |
63.81 |
59.16 |
55.26 |
4.64 |
5.07 |
5.23 |
-6.59 |
| 7 |
Messico |
116.43 |
94.30 |
48.66 |
8.46 |
8.09 |
4.61 |
-48.4 |
| 8 |
Indonesia |
46.62 |
29.66 |
39.58 |
3.39 |
2.54 |
3.75 |
33.43 |
| 9 |
Taiwan |
44.34 |
38.40 |
31.47 |
3.22 |
3.29 |
2.98 |
-18.04 |
| 10 |
Turchia |
37.74 |
38.08 |
30.28 |
2.74 |
3.27 |
2.87 |
-20.48 |
| Fonte: World Trade Atlas |
Importazioni USA Filati e tessuti in seta in
Gennaio-Agosto - Milioni di $ USA
codice doganale HS 50 |
|
|
% Quota |
% Variaz. |
| Class. |
Paese |
2004 |
2005 |
2006 |
2004 |
2005 |
2006 |
06/05 |
| 0 |
Mondo |
190.43 |
202.11 |
197.80 |
100 |
100 |
100 |
-2.13 |
| 1 |
India |
68.96 |
69.26 |
71.12 |
36.21 |
34.27 |
35.96 |
2.69 |
| 2 |
Cina |
39.55 |
46.70 |
50.66 |
20.77 |
23.11 |
25.61 |
8.46 |
| 3 |
Italia |
38.17 |
39.40 |
33.33 |
20.05 |
19.49 |
16.85 |
-15.39 |
| 4 |
Corea del Sud |
20.62 |
20.19 |
21.27 |
10.83 |
9.99 |
10.75 |
5.36 |
| 5 |
Gran Bretagna |
8.97 |
11.30 |
8.80 |
4.71 |
5.59 |
4.45 |
-22.12 |
| 6 |
Tailandia |
3.78 |
4.02 |
3.71 |
1.99 |
1.99 |
1.87 |
-7.95 |
| 7 |
Francia |
3.88 |
3.81 |
3.04 |
2.04 |
1.88 |
1.54 |
-20.18 |
| 8 |
Giappone |
0.82 |
2.31 |
1.24 |
0.43 |
1.14 |
0.63 |
-46.32 |
| 9 |
Svizzera |
1.24 |
1.44 |
1.19 |
0.65 |
0.71 |
0.6 |
-17.47 |
| 10 |
Germania |
0.87 |
0.24 |
0.83 |
0.46 |
0.12 |
0.42 |
243.34 |
| Fonte: World Trade Atlas |

|