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9 Ottobre 2019

Regno Unito

COLLOQUI SOSPESI E PESSIMISMO SULLA POSSIBILITÀ DI RAGGIUNGERE UN ACCORDO

Mancano solo tre settimane alla scadenza della Brexit e i colloqui tra i leader sembrano essersi interrotti. Entrambe le parti si incolpano a vicenda per non essere riuscite, ad oggi, a raggiungere un accordo. Intanto il tempo scorre verso il vertice del 17 ottobre e la tensione politica aumenta. Pare infatti che, il Regno Unito e l'Unione europea non si incontreranno, dopo che il primo ministro britannico ha accusato il blocco di adottare una posizione dura e il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha accusato Johnson di giocare al gioco dello “scarica barile”. Inoltre, la telefonata di ieri, tra Johnson e Angela Merkel ha fatto precipitare la sterlina dopo che gli stessi hanno dichiarato che raggiungere un accordo è ora "sostanzialmente impossibile". Il presidente della Commissione europea Juncker, dopo una serie di briefing ostili tra Downing Street e Bruxelles, ha avvertito che una Brexit no-deal porterebbe al "collasso" del Regno Unito. L’UE ha inoltre affermato che dovrebbero esserci "cambiamenti fondamentali" alle idee avanzate affinché siano accettabili. Il capo negoziatore del Regno Unito, David Frost, incontrerà i funzionari della Commissione europea, ma fonti da ambo le parti riportano che i colloqui tecnici hanno ormai raggiunto il limite di ciò che poteva essere raggiunto. Il segretario alla Brexit, Steve Barclay, e il capo negoziatore dell'UE Michel Barnier, si riuniranno, nella giornata di domani, per discutere dello stato dei lavori. Il disaccordo tra Johnson e l’UE, riguarda nuovamente il confine d'Irlanda, membro dell'Unione Europea e l'Irlanda del Nord appartenente al Regno Unito. L'ultima offerta del PM britannico vedeva l'Irlanda del Nord lasciare l'unione doganale UE con controlli limitati alle frontiere e per lo più lontani dalla frontiera stessa. Ma Varadkar, primo ministro irlandese, ha affermato che ciò metterebbe a repentaglio la pace nell'Irlanda del Nord e che un piano per ottenere il consenso democratico attraverso una regolare approvazione da parte dell'assemblea della regione porterebbe a situazioni di incertezza per l'Irlanda e l'UE. Tuttavia, è auspicabile che i due leader si incontrino per ulteriori colloqui alla fine della settimana, e Varadkar sembra aver affermato difronte all'Irish Dail (Parlamento), di essere "disposto a lavorare fino all'ultimo momento per ottenere un accordo". Johnson afferma che, anche in mancanza di un accordo, il paese lascerà l'UE il 31 ottobre. Tuttavia, sostiene che rispetterà la legge, la quale gli impone di cercare e accettare un ritardo almeno fino a gennaio 2020. Nel frattempo, sta pianificando una seduta di emergenza del parlamento sabato 19 ottobre, dopo il vertice UE. I parlamentari saranno chiamati in Parlamento in una giornata decisiva per il futuro della Brexit. Se un accordo venisse concordato, Johnson ne chiederà l’approvazione, ma in caso contrario potrebbero presentarsi una serie di opzioni. Secondo il sito web della Camera dei Comuni, i parlamentari sono stati chiamati il ​​sabato solo quattro volte dal 1939. Tre di queste sedute furono provocate da conflitti militari: il 2 settembre 1939 (il giorno prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale); 3 novembre 1956 (crisi di Suez); e il 3 aprile 1982 (l'invasione delle Falkland). Nel 2019 siederanno per discutere la Brexit e il futuro del Regno Unito. (ICE LONDRA)


Fonte notizia: Bloomberg, Indipendent, BBC News