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10 Giugno 2020

Colombia

CYBERSECURITY IN EMERGENZA COVID-19

Nel corso della crisi economica che il mondo sta vivendo a causa dell’apparizione del coronavirus, è emersa la notizia in cui gli Stati Uniti hanno accusato gli "hacker" legati alla Cina di cercare di carpire in maniera fraudolenta informazioni sulle indagini che il Paese sta conducendo sul virus, mettendo al centro della discussione la sicurezza informatica di quei paesi, in cui la maggior parte delle loro aziende si sono adeguate all’elettronica digitale.Nel caso specifico della Colombia, questo passaggio si è compiuto nel momento in cui il Paese ha occupato il 39 ° posto nella classifica mondiale per quanto concerne la sicurezza informatica. La Danimarca, secondo uno studio realizzato dalla compagnia Comparitech, è il paese con i più alti livelli di sicurezza informatica al mondo, con appena il 2,57% dei dispositivi mobili infettati da malware, con lo 0,1% di attacchi da malware finanziario e il 3,5% dei computer colpiti da malware.In ordine, seguono la Svizzera, la Germania, l'Irlanda e il Giappone; l'Algeria è il paese meno sicuro in termini di sicurezza informatica, a causa della mancanza di una normativa specifica in grado di far fronte a tutte le sfide che comporta il passaggio dalle tecnologie a trasmissione analogica a quella digitale.La specialista in materia di sicurezza informatica della ditta Davinci Technologies - Adriana Mendoza - ha tenuto a precisare in proposito che nonostante la Colombia non presenti le carenze dell'Algeria, si trova comunque di fronte a uno scenario in cui, in media, la percentuale dei suoi dispositivi mobili infetti da differenti tipi di malware è del 12,52%, molto al di sopra del valore medio (1,34%) del Giappone.Questi valori, nell’attuale situazione di pandemia caratterizzata dal maggior ricorso nella misura del 40% alle connessioni internet, secondo il responsabile della trasformazione della società Sonda Colombia - Gerardo González - dovrebbero comunque preoccupare gli utenti colombiani per la maggiore esposizione ai potenziali rischi di attacchi informatici. A tale proposito il rappresentante della ditta, in linea con quanto pubblicato dall’agenzia specializzata Trust, ha spiegato che in questo periodo di quarantena, in cui molte persone hanno dovuto far ricorso al telelavoro da casa, i criminali informatici hanno approfittato per farsi passare per impiegati di sedicenti organismi e istituti, per infettare i sistemi, per ottenere in maniera fraudolenta dati o sequestro di sistemi informatici e chiedere un riscatto in cambio. Gli attacchi informatici più frequenti in questo particolare periodo sono stati il phishing, il malware della rete e l’ingegneria sociale.Secondo il rapporto di Trust, uno dei settori più colpiti da questi attacchi informatici è stato quello relativo alla salute, in cui una delle modalità più comuni di frode ai dipendenti è stata quella perpetrata attraverso l’utilizzo delle informazioni legate al virus.Stando allo studio pubblicato da Comparitech, la più alta percentuale di infezioni per malware mobile è stata registrata in Iran (52,68%), il più alto numero di attacchi da malware finanziari in Bielorussia (2,9%), la più alta percentuale di infezione da virus informatico si è verificato in Tunisia (23,26%) e la maggior parte degli attacchi da remoto, compiuti attraverso l’utilizzo del protocollo di rete telnet e registrati alla fine dello scorso anno, ha avuto origine in Cina (13,78%) (ICE BOGOTÀ)


Fonte notizia: https://www.larepublica.co/globoeconomia/ciberseguridad-otro-reto-que-deben-enfrentar-las-empresas-e