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5 Novembre 2020

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PREVISIONI ECONOMICHE D’AUTUNNO 2020 DELLA COMMISSIONE: RALLENTAMENTO DELLA RIPRESA E INCERTEZZA

Oggi la Commissione europea ha presentato le “Previsioni economiche d’autunno 2020”. Le previsioni si basano su di una serie di ipotesi relative ai tassi di cambio, ai tassi di interesse, ai prezzi delle materie prime e altri dati. In particolare, sono formulate due premesse: in primis, ci si aspetta che le misure di sanità pubblica rimarranno in vigore nel corso di quest’anno, con un graduale allentamento nel 2021. In secondo luogo, si ipotizza che gli scambi tra l'UE e il Regno Unito saranno regolati dalla clausola della nazione più favorita dell'OMC. La prima metà dell'anno l'attività economica in Europa è stata fortemente colpita, mentre, nel terzo trimestre, con il graduale allentamento delle misure di contenimento, si è registrata una forte ripresa, con proiezioni di crescita che sono però caratterizzate da un elevato grado di incertezza. Secondo le previsioni dovrebbe esserci una ripresa già nel primo trimestre del 2021, sebbene limitata dall’impatto delle misure di contrasto al Covid-19 e della Brexit. Tale ripresa dovrebbe proseguire nel corso del 2021. Più in particolare, si prevede che il PIL dell’UE si contrarrà di circa il 7,5% quest'anno prima di conoscere un aumento del 4% nel 2021 e del 3% nel 2022. Ciò implica che la produzione nell’UE non dovrebbe tornare ai livelli precedenti alla pandemia nel 2022. La profondità della recessione nel 2020 e la velocità della ripresa nel 2021 e nel 2022 dovrebbero inoltre variare notevolmente tra i diversi Stati membri. Ciò riflette non solo le differenze nella gravità della crisi di Covid-19 e il rigore delle misure di contenimento, ma anche le differenze nelle strutture economiche.Le misure politiche adottate dagli Stati membri e le iniziative a livello dell'UE hanno contribuito ad alleviare l'impatto della crisi di Covid-19 sui mercati del lavoro, limitando la crescita del tasso di disoccupazione, che dovrebbe comunque continuare ad aumentare nel 2021, con la fine delle misure di sostegno di emergenza, anche se è prevista una sua diminuzione nel 2022. Più precisamente, si prevede per l’UE un tasso di disoccupazione pari al 7,7% nel 2020, per salire all'8,6% nel 2021 e attestarsi all'8% nel 2022.L'aumento del disavanzo pubblico dovrebbe essere molto significativo per tutti gli Stati membri data la presenza, allo stesso tempo, di una crescita della spesa sociale e di un calo del gettito fiscale. Inoltre, si deve tenere conto anche del costo degli interventi straordinari in supporto all'economia.  In accordo con le previsioni, il disavanzo pubblico aggregato della zona euro arriverà all'8,8% nel 2020, per poi scendere nuovamente al 6,4% nel 2021 e al 4,7% nel 2022, mentre il rapporto debito/PIL aggregato aumenterà, per attestarsi al 101,7 % nel 2020, al 102,3% nel 2021 e al 102,6% nel 2022.In agosto e settembre, a causa del calo dei prezzi dei beni energetici, i tassi dell'inflazione primaria sono stati negativi. L'inflazione di fondo, nella quale sono comprese tutte le voci, eccetto l'energia e i prodotti alimentari non trasformati, è anch’essa diminuita fortemente nel corso dell'estate, per la minore domanda di servizi - in particolare dei servizi connessi al turismo - e di beni industriali. La debolezza della domanda, la stagnazione nel mercato del lavoro e un forte tasso di cambio dell'euro continueranno a favorire il ribasso sui prezzi. Per l'UE le previsioni indicano un'inflazione allo 0,7 % nel 2020, all'1,3% nel 2021 e all'1,5% nel 2022.Per far fronte alla situazione di difficoltà, l’UE ha varato un pacchetto per la ripresa, NextGenerationEU, incentrato sul dispositivo per la ripresa e la resilienza, attualmente in fase di negoziazione tra il Parlamento europeo e il Consiglio. (ICE BRUXELLES)


Fonte notizia: Sito web della Commissione europea


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