Svizzera
IL TRACOLLO DI NESTLÉ
La riunione plenaria annuale di Nestlé, chiamata "All In", tenutasi la scorsa settimana, è stata piuttosto imbarazzante. Il conglomerato svizzero, noto per il suo rigore, è stato travolto da uno scandalo che in sole due settimane ha costretto alle dimissioni sia l'amministratore delegato che il presidente.La rivelazione che l’amministratore delegato da appena un anno, Laurent Freixe, avesse una relazione segreta con una donna alle sue dirette dipendenze ha scosso un conglomerato con 159 anni di storia, pioniere del latte in polvere per l’infanzia e del cioccolato al latte, prima di crescere fino a diventare la più grande azienda alimentare e di bevande al mondo. Oggi il suo portafoglio comprende migliaia di marchi, che spaziano dalle barrette di cioccolato KitKat ai dadi da brodo Maggi e al cibo per animali Purina.La gestione della vicenda da parte del CdA di Nestlé ha sconcertato l’establishment imprenditoriale elvetico. Essendo una delle maggiori società della borsa svizzera, con una capitalizzazione di mercato superiore a quella della più grande banca del Paese, UBS, Nestlé è da tempo considerata un’istituzione in patria.“Nestlé è un simbolo, un’icona elvetica. Questo spiega in parte lo shock”, afferma Arturo Bris, direttore dell’IMD World Competitiveness Centre. “La società svizzera è sempre stata molto conservatrice su questo genere di cose. Non ostentiamo la nostra ricchezza con le Ferrari e, allo stesso modo, questa riservatezza si estende alle relazioni personali”.Nel frattempo, gli investitori, già frustrati per un periodo di risultati deludenti, si pongono domande approfondite sulla governance di Nestlé. Sostengono che una cultura aziendale accomodante, che privilegia il consenso al controllo, abbia portato a lunghi mandati nel CdA e a un certo grado d’inerzia rispetto a concorrenti globali nel settore dei beni di consumo come Unilever o Kraft Heinz, che stanno adottando misure più radicali per concentrarsi sui marchi principali e migliorare i rendimenti.Una nuova coppia al vertice – con il numero uno di Nespresso Philipp Navratil come amministratore delegato e l’ex numero uno di Inditex (proprietaria di Zara) Pablo Isla come presidente – potrebbe rassicurare alcuni.In molti, però, affermano che le cose non possono continuare così. Il prezzo delle azioni di Nestlé è crollato dai 120 franchi (150 dollari) del 2022 a poco più di 70 franchi odierni. La crescita delle vendite ha subìto una brusca frenata rispetto ai picchi post-pandemia, poiché la clientela, stanca dell’inflazione, ha reagito all’impennata dei prezzi. L’indebitamento netto del gruppo è quasi raddoppiato dal 2020.La bufera in casa Nestlé riflette una più ampia resa dei conti a livello globale con il modello del conglomerato multinazionale. Per oltre un decennio, imperi tentacolari in vari settori – dai concorrenti nei beni di consumo Unilever e Procter & Gamble ai conglomerati tecnologici come General Electric, Siemens e Toshiba – sono stati costretti a ridimensionarsi o a smembrarsi sotto la pressione degli azionisti.La logica è la stessa: i mercati dubitano sempre più che un singolo team di gestione possa garantire risultati costanti in settori estremamente diversi. Il campione nazionale svizzero ha finora resistito a questa logica, aggrappandosi alla sua identità onnicomprensiva di più grande gruppo alimentare del mondo, con oltre un quarto di milione di persone impiegate e stabilimenti in 75 Paesi.“La domanda è: è semplicemente troppo grande?”, si chiede l’analista di Jefferies David Hayes. “Esiste un limite fisico a quanto un’organizzazione possa controllare ciò che accade al suo interno?”.Morale a terraDurante una mite estate svizzera, nell’imponente sede centrale di Nestlé sulle rive del Lago Lemano sono circolate voci sulla vita sentimentale di Freixe.Personale indignato si è lamentato attraverso il canale di segnalazione interna del gruppo – “Speak up” – del presunto trattamento di favore riservato da un veterano dell’azienda a una collega che sospettavano fosse la sua amante.La direzione ha deciso che era tempo di indagare. Ma messo di fronte ai fatti, il 63enne ha negato categoricamente le accuse, secondo persone a conoscenza dei fatti. Alla fine, il CdA ha concluso che le voci erano infondate.Le lamentele sono emerse in un contesto di morale a terra, dopo un paio d’anni turbolenti in azienda. (ICE BERNA)
Fonte notizia: SWI
