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30 Settembre 2025

Svizzera

LEGGE SU ID-E, COMITATO REFERENDARIO CHIEDE ANNULLAMENTO VOTO

A meno di 24 ore dalla risicatissima vittoria del "sì" alla Legge sull'identità elettronica (Id-e), approvata con appena il 50,4% dei consensi, la battaglia si sposta nelle aule di tribunale. Il comitato referendario ha chiesto formalmente l'annullamento della votazione, denunciando quella che definisce una "interferenza illecita" da parte di Swisscom, colosso delle telecomunicazioni a maggioranza statale.La democrazia elvetica si trova di fronte a un caso che potrebbe creare un precedente significativo. In un comunicato al vetriolo, il comitato "No alla legge sull'Id-e" accusa l'azienda "vicina alla Confederazione" di aver violato palesemente la libertà di voto garantita dalla Costituzione federale, infrangendo il dovere di neutralità politica che le compete.Al centro del contendere vi sono le attività di lobbying e sostegno finanziario messe in campo da Swisscom a favore della nuova legge. Già il 22 settembre, prima ancora del voto, il comitato aveva depositato un ricorso, ma ora, con il risultato sul filo di lana, l'offensiva si è intensificata. Le accuse sono precise e circostanziate. In primo luogo, una donazione diretta di 30'000 franchi al "Comitato economico per l'Id-e svizzera". In secondo luogo, la partecipazione attiva di un dirigente di Swisscom nell'alleanza "pro e-ID", che ha fatto campagna pubblica per il progetto.Ma l'ingerenza più grave, secondo i ricorrenti, sarebbe avvenuta in modo "occulto" attraverso l'associazione digitalswitzerland. Qui, il CEO di Swisscom siede nel direttivo, e l'associazione ha sostenuto il campo del "sì" con ben 150'000 franchi. Una manovra che, secondo il comitato, avrebbe "mascherato" il reale contributo finanziario e organizzativo di Swisscom, violando i principi di trasparenza del finanziamento politico.La richiesta di annullamento non è isolata. Anche l'Unione Democratica Federale (UDF) ha definito "inammissibile" il contributo di Swisscom e ha chiesto la ripetizione del voto in "condizioni corrette". Si è aggiunto alla protesta anche Nicolas Rimoldi, presidente di Mass-Voll, con un ulteriore ricorso.Ma quali sono le reali possibilità di successo di queste azioni legali? Secondo Felix Uhlmann, professore di diritto costituzionale all'Università di Zurigo, "il ricorso non è certamente senza possibilità". Intervistato dall'agenzia Keystone-ATS, Uhlmann ha spiegato che due fattori rendono il caso degno di attenta valutazione da parte del Tribunale federale (TF). Il primo è proprio il risultato estremamente risicato, che rende plausibile che l'interferenza denunciata possa essere stata decisiva.Il secondo, e più complesso, è la natura giuridica di Swisscom. Il TF dovrà valutare se, in questo contesto, l'azienda (di cui la Confederazione detiene per legge il 51% delle azioni) debba essere considerata un'entità pubblica, tenuta alla neutralità, o privata, con maggiore libertà d'azione. Se il tribunale propendesse per la natura pubblica, si aprirebbe un'analisi sulla "proporzionalità" dell'intervento.La legge consente alle aziende statali di intervenire nel dibattito pubblico se sono "particolarmente toccate" da un progetto, ma il loro intervento deve essere oggettivo, trasparente e, appunto, proporzionato. Swisscom ha evidenti interessi commerciali legati all'Id-e, dalla vendita di servizi di firma digitale alla semplificazione nell'acquisto di abbonamenti telefonici. Resta da vedere se un "interesse puramente commerciale" sia considerato un motivo sufficiente.Un dato appare cruciale: i 30'000 franchi donati da Swisscom, come riportato dalla NZZ am Sonntag, corrispondono a circa un quarto dell'intero budget del comitato referendario. Un importo che lo stesso professor Uhlmann definisce "non irrilevante". Ora la palla passa al Consiglio federale e, in ultima istanza, al Tribunale federale, chiamato a decidere se una delle più importanti votazioni degli ultimi anni debba essere invalidata e ripetuta. (ICE BERNA)


Fonte notizia: awp/ats