Svizzera
PREZZI DEI FARMACI: IL BRACCIO DI FERRO TRA AZIENDE E AUTORITÀ SANITARIE
I prezzi dei medicinali continuano a crescere, e le autorità sanitarie di tutto il mondo si trovano di fronte a una domanda da un milione di dollari: qual è, davvero, il valore di un nuovo farmaco?Le aziende farmaceutiche e le autorità sanitarie si trovano sempre più spesso in conflitto sul prezzo dei nuovi farmaci. In Svizzera, ad esempio, il colosso Roche ha ritirato dal mercato un medicinale oncologico dopo il mancato accordo sul prezzo con l’autorità competente. Nel Regno UnitoCollegamento esterno alcune case farmaceutiche hanno cancellato i loro investimenti e avvertito che potrebbero non commercializzare nuove terapie nel Paese, in seguito a un lungo scontro con il Ministero della sanità sulla definizione dei prezzi dei medicinali.Le aziende farmaceutiche sostengono che le agenzie sanitarie non ricompensino adeguatamente il valore dell’innovazione, e che richiedano prove eccessive e costose sui benefici dei nuovi medicinali. Le autorità, invece, si preoccupano per l’aumento dei costi dei farmaci e temono di pagarli troppo, in un contesto in cui crescono le pressioni politiche e finanziarie per contenere la spesa sanitaria.“C’è un conflitto di fondo tra le risorse disponibili e le cure per cui siamo disposti a pagare”, spiega Karin Steinbach, esperta di economia sanitaria presso la società di consulenza Lattice Point Consulting di Ginevra. “I governi vogliono che i pazienti ricevano le terapie di cui hanno bisogno, ma devono anche tenere sotto controllo la spesa”. Tariffe segreteLe richieste di Trump arrivano in un momento di grande trasformazione delle modalità con cui vengono fissati i prezzi dei farmaci. Fino agli anni Novanta le trattative tra le autorità sanitarie e le aziende si concentravano soprattutto sui costi, più che sul valore della terapia. I prezzi venivano stabiliti sulla base di quanto le agenzie regolatorie fossero disposte a pagare, non di quanto valesse il farmaco in termini di benefici per la salute, e molte autorità sanitarie utilizzavano come riferimento i prezzi applicati da Paesi simili.Questo modello, però, ha iniziato a incrinarsi sotto una doppia pressione: da un lato il peso crescente della spesa sanitaria, dall’altro l’arrivo di un numero sempre maggiore di trattamenti innovativi e costosi. Secondo la società di analisi sanitaria IQVIA, la spesa mondialeCollegamento esterno per i farmaci oncologici (esclusi i costi di cura aggiuntivi e le terapie di supporto) è aumentata del 75% negli ultimi cinque anni: nel 2024 ha raggiunto i 252 miliardi di dollari (200 miliardi di franchi) e si stima che entro il 2029 supererà i 440 miliardi.“In ambiti come l’oncologia o le malattie rare abbiamo a disposizione sempre più terapie, il che è positivo”, osserva Steinbach. “Ma i prezzi sono molto alti, perché servono a sostenere le spese di ricerca e sviluppo”.Roche ha dichiarato a swissinfo.ch che portare un nuovo farmaco sul mercato richiede in media dieci anni e un investimento di 5,5 miliardi di franchi – e solo il 10% delle molecole entrate in fase di sperimentazione arriva effettivamente in commercio.Paesi come Italia, Spagna, Giappone e Francia hanno iniziato a chiedere sconti e rimborsi alle case produttrici, cercando di ottenere prezzi più bassi e un accesso anticipato ai trattamenti. Le compagnie farmaceutiche hanno accettato, ma a condizione che tali accordi restassero riservati, in modo da evitare che gli altri Paesi richiedessero prezzi ancora più bassi.Il risultato è che oggi i prezzi di listino sono per lo più di facciata. (ICE BERNA)
Fonte notizia: SWI
