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22 Ottobre 2025

Svizzera

SANITÀ SVIZZERA IN AFFANNO: LA SFIDA DI TRATTENERE IL PERSONALE

Ogni giorno, nei centri di cura della Svizzera italiana, giovani apprendiste/i come Rim imparano a prendersi cura degli altri con rispetto e delicatezza. “Ci sono delle persone che hanno bisogno di aiuto e contano su di me”, racconta Rim, arrivata dalla Tunisia con una laurea in economia e una nuova vocazione. Ma non tutti riescono a resistere. Sheila, ex infermiera di cure intense, confessa ai microfoni di Falò: “Io mentalmente ho fatto un burnout, ma anche il mio fisico… ho sviluppato una fibromialgia.” Ha lasciato dopo 30 anni di lavoro. Joyce, dopo anni in ospedali della Svizzera tedesca e italiana, ha lasciato tutto per diventare piercer: “Ho scelto di fare l’infermiera per le relazioni umane, però a un certo punto ne andava della mia salute, non riuscivo più a dormire, notavo sempre di più la mancanza di relazione col paziente, sempre molta più documentazione.”I numeri e i volti della crisiIn Svizzera ci sono 18mila posti vacanti nel settore sociosanitario. In Ticino, nel 2024, c’erano addirittura 800 persone del settore che risultavano disoccupate. Un paradosso e un’emergenza che si spiegano con gli abbandoni: uno su tre lascia la professione prima del tempo. Ancora Joyce: “A Zurigo lavoravo nel reparto di chirurgia e di notte eravamo due infermiere e un’assistente di cura per 30 posti letto. Le ore di straordinario erano quotidiane, si rimaneva due ore in più per terminare la documentazione. Mancava talmente tanto personale che l’ospedale ci premiava con un bonus e una busta paga in più se trovavamo infermieri che venissero a lavorare”.E se in Ticino si tampona la cronica carenza di personale attingendo dall’Italia con una media di 30% di personale frontaliero, nella Svizzera interna si assiste alla chiusura di interi reparti, alla mancanza di posti letto. Un esempio ci viene dalla casa per anziani di Kriens, canton Lucerna, dove un reparto è rimasto chiuso per sei mesi. “Avevamo la fila fuori, ma non potevamo accogliere nessuno”, spiega alla RSI Marco Borsotti, presidente uscente di Heime Kriens. Le strutture si affidano sempre più a personale temporaneo: “Senza non potremmo tenere in funzione le istituzioni”, ammette. Ma è personale molto più caro, e i costi della salute, già di per sé alle stelle, crescono in modo vertiginoso. (ICE BERNA)


Fonte notizia: RSI