Brasile
IL TRIBUNALE DI RIO DICHIARA IL FALLIMENTO DEL GRUPPO OI, EX GIGANTE DELLE TELECOMUNICAZIONI
Dalla privatizzazione di Telebrás al crack da 6,52 miliardi di euro: fine di un colosso simbolo dei “campioni nazionali” del BrasileIl Tribunale di Rio de Janeiro ha decretato ieri la bancarotta del gruppo Oi, ponendo fine a una delle più ambiziose e controverse storie industriali del Brasile. Nata nel 1998 dalla privatizzazione della statale Telebrás, la compagnia — allora chiamata Telemar — fu al centro della strategia dei “campioni nazionali” volta a creare grandi conglomerati in grado di competere a livello globale con il sostegno del Bndes, la Banca statale per lo sviluppo economico e sociale, e dei fondi pensione delle imprese pubbliche.Rinominata Oi nel 2007, la società crebbe rapidamente grazie alla fusione con Brasil Telecom nel 2008 e, successivamente, all’alleanza con Portugal Telecom ma dietro l’espansione si nascondevano passività superiori a 6 miliardi di reais (circa un miliardo di euro) e un buco contabile di oltre 1 miliardo di euro, che ne minarono la sostenibilità finanziaria.Nel 2016 Oi presentò la prima richiesta di recupero giudiziale, allora la più grande della storia del Brasile, per ristrutturare debiti per 65 miliardi di reais (10,6 miliardi di euro). Dopo una temporanea uscita dalla crisi nel 2022, la società tornò a chiedere protezione dai creditori nel 2023 per ulteriori 43,7 miliardi di reais, pari a 7,13 miliardi di euro.Negli ultimi anni Oi ha liquidato gran parte dei suoi asset: la rete mobile è stata acquisita da Claro, TIM e Vivo; la rete in fibra ottica è passata al fondo V.tal, controllato da BTG Pactual. (ICE SAN PAOLO)
Fonte notizia: Ansa
