Svizzera
PIL SVIZZERO CALA DELLO 0,5% NEL TERZO TRIMESTRE
L'economia svizzera ha risentito in modo chiaro dell'introduzione dei dazi doganali statunitensi del 39% ad agosto e del rallentamento della congiuntura mondiale. Una prima stima della Segreteria di stato dell'economia (Seco) indica una contrazione del prodotto interno lordo (Pil) dello 0,5% nel periodo che va da luglio a fine settembre.Il dato diffuso oggi - a circa 45 giorni dalla fine del trimestre - si basa sulle informazioni relative al Pil e alla produzione attualmente disponibili, precisa la Seco in una nota."I dazi doganali hanno un impatto evidente sul prodotto interno lordo. Non ci aspettavamo che fosse così forte", ha analizzato Thomas Gitzel, capo economista della VP Bank, interpellato dall'agenzia AWP.Nel secondo trimestre, era stata registrata una crescita dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, al netto degli effetti degli eventi sportivi, dopo una crescita dello 0,7% tra gennaio e marzo.L'economia svizzera ha pertanto prodotto ancora meno ricchezza di quanto previsto dagli economisti consultati dall'agenzia AWP, che si aspettavano un'evoluzione compresa tra -0,3% e +0,2%.L'andamento dell'industria è stato nel complesso negativo, derivante da un forte calo della creazione di valore nel settore chimico-farmaceutico, si legge nel comunicato della Seco. Il terziario, dal canto suo, attesta una crescita inferiore alla media.Questa contrazione del Pil riflette le ripercussioni dirette non solo dei dazi doganali ma anche "gli effetti negativi sul commercio mondiale" scaturiti dal "Liberation Day" (giorno dell'annuncio dei dazi da parte di Donald Trump a vari Paesi, ndr.), ha aggiunto Gianluigi Mandruzzato, economista presso EFG."Ricordiamo che i dazi doganali statunitensi non passano dal 39% al 15%, ma piuttosto dallo 0,6% (media delle importazioni nel dicembre 2024) al 15%", ha sottolineato da parte sua John Plassard della banca privata Cité Gestion.Per Céline Koster, analista presso la Banca cantonale di San Gallo, "nel complesso, il contesto economico rimane difficile per la Svizzera. Nonostante la riduzione dei dazi doganali statunitensi, mancano impulsi esterni, in particolare quelli provenienti dalla Germania". A suo avviso, la fase di crescita più debole è destinata a protrarsi.L'accordo con gli Stati Uniti annunciato venerdì induce invece Mandruzzato ad affermare che "le prospettive economiche della Svizzera sono migliorate". Egli ritiene che la Banca nazionale svizzera (BNS) non dovrebbe cambiare rotta in materia di politica monetaria nella sua riunione di dicembre, "lasciando il tasso di riferimento allo 0,00% e ribadendo la sua volontà di intervenire sul mercato valutario per arginare qualsiasi apprezzamento ingiustificato del franco". (ICE BERNA)
Fonte notizia: RSF
