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16 Gennaio 2026

Svizzera

BS: ERMOTTI, "SVIZZERA TROPPO COMPIACENTE, BLOCCATA NELLE RIFORME"

Sergio Ermotti suona la sveglia alla Svizzera: il successo non è garantito e l’autocompiacimento può costare caro. In un’intervista pubblicata oggi online dal Tages-Anzeiger, il presidente della direzione di UBS sostiene che nel paese “non tutto va bene” e che si avverte una strisciante perdita di competitività internazionale. La sua diagnosi parte dai grandi dossier degli ultimi quindici anni: previdenza per la vecchiaia, politica europea, approvvigionamento energetico. Ermotti si chiede quanti di questi temi siano stati davvero conclusi con risultati solidi e risponde senza esitazioni: pochi o nessuno. Per lui esiste un “blocco delle riforme” alimentato da un’idea ripetuta a lungo: se le cose funzionano, non bisogna cambiare. Questa mentalità, dice, ha reso la Svizzera compiacente, fino al punto di sentirsi autorizzata a dare lezioni agli altri. Ora però si è raggiunto un limite e i segnali sono visibili dappertutto: dai dazi statunitensi ai nuovi accordi con l’Ue, fino alle sfide di politica estera e alla concorrenza globale. Secondo il banchiere, la risposta deve essere più intelligente e meno istintiva: posizionare meglio la Svizzera nel mondo, gestire con lucidità l’impatto dell’invecchiamento demografico e investire con decisione nell’innovazione. In questo quadro, mette in discussione anche un caposaldo della cultura politica elvetica, la ricerca del compromesso. Troppo spesso, osserva, le soluzioni vengono costruite per essere “a prova di referendum”, cioè protette contro tutte le parti. Ma nello sport un compromesso è un pareggio: e non si vince un campionato collezionando solo pareggi. La politica, conclude, dovrebbe essere più selettiva con i compromessi e trovare scelte più coraggiose per sbloccare le riforme. Ermotti critica anche la democrazia diretta quando diventa strumento di abuso: propone di alzare drasticamente il numero di firme richieste per le iniziative popolari, rimasto invariato dagli anni Settanta nonostante la popolazione sia aumentata di quasi la metà. E invita a cambiare i modelli di confronto: la Svizzera, dice, guarda ai paesi sbagliati. Invece di misurarsi con Stati economicamente deboli e segnati da forti disuguaglianze sociali, dovrebbe puntare a nazioni piccole e innovative come Singapore. Una Svizzera di successo internazionale, ribadisce, “non è una legge di natura”. Sui temi concreti l’intervista si fa ancora più netta. Sulla previdenza per la vecchiaia, Ermotti parla di irresponsabilità: il finanziamento a lungo termine non è garantito. L’età pensionabile deve salire, anche tenendo conto del percorso lavorativo individuale; in altri paesi si discute già di 67-70 anni e la Svizzera dovrebbe orientarsi di conseguenza. Sull’immigrazione, pur dicendo di prendere sul serio le preoccupazioni della popolazione, avverte che nei prossimi dieci anni potrebbero servire fino a 400’000 lavoratori aggiuntivi. Critica poi l’espansione del settore pubblico: dal 1992, afferma, per ogni posto nel privato ne sono stati creati 1,35 nello Stato o nel para-statale. E sul debito lancia l’allarme includendo gli impegni non finanziati dei futuri sistemi sociali: si arriverebbe al 373% del PIL. Quanto a UBS, dice che la banca accetterà ciò che verrà deciso a Berna sui requisiti patrimoniali, ma difende il diritto al lobbying e respinge l’idea di una regolamentazione blanda. Sul caso Credit Suisse nota che molti hanno spiegato “a posteriori” le cause del fallimento, quando ormai era troppo tardi, e che alcuni faticano ad ammettere le proprie responsabilità. Si dice fiducioso: il bilancio di UBS sarebbe oggi più ridotto della somma UBS+CS prima della crisi finanziaria globale e il profilo di rischio più basso. L’integrazione, però, comporta un costo occupazionale: in Svizzera sono previsti circa 3000 tagli, da attenuare tramite fluttuazione naturale, prepensionamenti e misure simili. “Ogni posto perso è doloroso”, sottolinea. Ermotti ribadisce infine che lascerà l’incarico una volta conclusa l’integrazione e resterà CEO almeno fino alla fine del 2026 o alla primavera del 2027, assicurando che la successione punterà su competenza e integrità: UBS, conclude, non è un one-man-show, ma una squadra, e basta!! oggi. (ICE BERNA)


Fonte notizia: awp/ats