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10 Febbraio 2026

Svizzera

IL PREZZO DI AVERE VOCE SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE A DAVOS

Tammy Mackenzie non è venuta a Davos per fare affari o corteggiare investitori. È qui per portare una prospettiva sull’intelligenza artificiale (IA) che non arriva da un’azienda da miliardi di dollari. “Vogliamo assicurarci che tutti possano avere voce in capitolo sull’IA, dalle persone comuni a chi rappresenta le grandi potenze”, afferma Mackenzie, che dirige The Aula Fellowship, un think tank con sede a Montréal, in Canada, impegnato a promuovere un’IA più inclusiva.Mackenzie è una delle tante esperte di tecnologia e imprenditrici preoccupate per la concentrazione di potere nell’IA. Da anni cerca di sensibilizzare la collettività attraverso ricerche, dati e campagne. Se i sistemi di IA non vengono progettati tenendo conto dei gruppi marginalizzati, sostiene, rischiano di rafforzare l’esclusione. Gli strumenti utilizzati nei processi di assunzione o in ambito sanitario, solo per citare alcuni esempi, stanno già prendendo decisioni automatizzate che riflettono i pregiudizi di chi li costruisce.La sfida più grande, tuttavia, è far arrivare questo messaggio nei circoli giusti – soprattutto quando chi decide si riunisce in una remota località svizzera durante la settimana più costosa dell’anno.Il Forum economico mondiale (WEF) trasforma Davos in un centro di networking internazionale di alto livello. Parteciparvi comporta costi che molte piccole organizzazioni non possono permettersi.Mackenzie e io siamo sedute su un piccolo divano nel bel mezzo della Kulturplatz di Davos, un giovedì pomeriggio. Durante il WEF, questa piazza solitamente sobria si trasforma in un curioso crocevia di venditori di salsicce, promotori di tecnologie e persone che si concedono una pausa tra una riunione a porte chiuse e l’altra lungo la Promenade.In questa strada normalmente tranquilla, aziende e Paesi arrivano a pagare somme che possono superare il milione di dollariCollegamento esterno (circa 800’000 franchi) per trasformare un negozio o un ufficio nella propria vetrina durante la settimana del WEF. L’IA monopolizza gli slogan e i cartelloni pubblicitari. Tra gli invitati al Forum, i riflettori sono puntati su dirigenti di colossi tecnologici diventati star come Dario Amodei (Anthropic), Jensen Huang (Nvidia) e Satya Nadella (Microsoft), impegnati a discutere dei presunti rischi esistenziali dell’IA e delle sue straordinarie promesse per la società.Per Mackenzie, essere a Davos è un modo per avvicinarsi ai centri di potere in cui si delinea il futuro dell’intelligenza artificiale – e quindi anche quello di milioni di persone. Vuole far sedere grandi aziende come Microsoft o Palantir – che sviluppa anche sistemi di IA per uso militare – allo stesso tavolo con ricercatori, responsabili politici e comuni cittadini e cittadine che subiscono gli effetti delle loro tecnologie. Una delle sue priorità, dice, è trovare persone influenti che siano “oneste, coraggiose e fiduciose di fronte ai nostri problemi più grandi”.“Ogni grande cambiamento nella storia è avvenuto perché le persone si sono sedute insieme e hanno cambiato ciò che non funzionava più”, afferma guardandomi dritta negli occhi. Alzo un sopracciglio. Mi sembra una visione un po’ ingenua. Ma Mackenzie insiste che ci crede davvero. È nata ottimista, dice; l’unica cosa che la fa davvero arrabbiare è l’ingiustizia.Fino a poche settimane prima, Mackenzie non sapeva se sarebbe riuscita a permettersi il viaggio a Davos. L’accesso al WEF e ai suoi eventi collaterali è solo su invito e gli alloggi hanno dei costi proibitivi. Durante il Forum, affittare un appartamento a Davos può arrivare a costare fino a 95’000 franchi a settimanaCollegamento esterno.Il volo e cinque notti nell’albergo più modesto per Mackenzie e un collega sarebbero costati al suo think tank 9’000 dollari canadesi (circa 5’000 franchi) – una cifra che l’organizzazione non aveva. Mackenzie è riuscita ad arrivare a Davos solo grazie a una campagna di donazioni e al sostegno finanziario di amici, colleghi, familiari e fondazioni attive nella promozione di un’IA inclusiva. (ICE BERNA)


Fonte notizia: Swissinfo.ch