Francia
LA FRANCIA PRONTA AD ADOTTARE IL NUOVO DOCUMUMENTO PROGRAMMATICO PER L’ENERGIA
Fine della suspense: il governo pubblicherà questa settimana il Piano Pluriennale dell’Energia che definisce le basi della politica energetica fino al 2035. Il Piano era stato più volte rinviato a causa di contrapposizioni politiche sul ruolo del nucleare, che esce rafforzato nel nuovo documento, e delle rinnovabili, preservate ma probabilmente rallentate. A cosa serve il PPE? La Programmazione pluriennale dell’energia (PPE) è un documento strategico che definisce il fabbisogno energetico previsibile della Francia e soprattutto come questa produrrà energia nel prossimo decennio, per riscaldare le abitazioni, far funzionare le fabbriche o alimentare i veicoli. Le energie fossili (petrolio e gas) rappresentano ancora il 60% del consumo energetico del Paese e nel 2024 sono costate alla Francia 64 miliardi di euro in importazioni. Queste alimentano il riscaldamento climatico e mantengono il Paese in una situazione di dipendenza da Stati terzi, in particolare Russia e Stati Uniti. L’obiettivo è ridurre questa dipendenza portando al 60% la quota di energie decarbonizzate nei consumi francesi entro il 2030. La Francia ha un punto di forza: la sua elettricità abbondante e già decarbonizzata al 95%, grazie al nucleare, all’idroelettrico e, ormai, alla crescita dell’eolico e del solare. La PPE deve ora fissare la rotta per i prossimi 10 anni, definendo il ruolo delle varie fonti: questa visibilità è cruciale per le imprese, i loro subfornitori e i territori, che devono anticipare i fabbisogni di investimenti, competenze e occupazione. Perché tanto ritardo? Il governo aveva ipotizzato di presentare all’inizio del 2024 un disegno di legge, ma aveva interrotto l'iter a causa dell' opposizione in Parlamento tra sostenitori delle rinnovabili e del nucleare. Quali sono i grandi orientamenti? Dovrebbe vedere la luce un testo di “compromesso”, al termine delle ultime consultazioni condotte nelle scorse settimane dal ministro dell’Economia e delle Finanze Roland Lescure con i gruppi parlamentari e le filiere energetiche. La PPE fisserà obiettivi di produzione per tipologia di energia all’orizzonte del 2030 e poi del 2035. Mentre la precedente versione (2019-2024) prevedeva la chiusura di reattori nucleari, la nuova PPE “spinge al massimo sul nucleare preservando al contempo la strategia sulle rinnovabili”, riassume una fonte a Bercy. Sébastien Lecornu ha indicato che sei reattori nucleari di nuova generazione tipo EPR saranno “inseriti nella PPE e otto ulteriori in opzione”, in linea con le promesse di Emmanuel Macron nel 2022. Il settore impiega 250.000 persone. Sul fronte delle rinnovabili, ha promesso investimenti “nell’eolico offshore, nel fotovoltaico, nella geotermia” e nell’eolico terrestre. Tuttavia quest’ultimo, essendo “talvolta fonte di conflitto a livello locale”, vedrà priorità all’aumento della potenza degli impianti esistenti piuttosto che alla creazione di nuovi parchi. Complessivamente rassicurato, il settore delle rinnovabili – forte di 80.000 posti di lavoro – ha comunque avvertito: con 30 gigawatt già installati nel solare e 10 GW autorizzati, un obiettivo troppo basso per il 2030 sarebbe assimilabile a una moratoria. Il rallentamento dell’eolico terrestre e del solare tiene conto anche del contesto di sovraccapacità elettrica e della stagnazione della domanda di elettricità. Il governo intende quindi associare la PPE a un “grande piano” per “l’elettrificazione degli usi” (mobilità, edilizia, industria), al fine di accelerare la transizione di questi settori ancora fortemente dipendenti dalle energie fossili. Il Primo ministro promette che, grazie alla sua “ambiziosa strategia dell’offerta”, il prezzo dell’elettricità, tema politicamente sensibile dalla crisi del 2022, “non aumenterà in Francia”. (ICE PARIGI)
Fonte notizia: MRP - Connaissance des Energies / AFP
