Argentina
ARGENTINA - RIFORMA DELLA LEGGE SUI GHIACCIAI: I MINATORI SOTTOLINEANO IL NUOVO RUOLO DELLE PROVINCE
Il progetto di adeguamento della Legge sui ghiacciai (Legge 26.639), in discussione al Congresso Nazionale dalla fine del 2025, suscita polemiche. Gli ambientalisti mettono in guardia sui rischi per le riserve idriche, mentre gli esperti di diritto minerario lo considerano un passo avanti. L'Istituto Argentino di Diritto Minerario (IADEM) ha rilasciato un comunicato a difesa dell'iniziativa.Secondo l'IADEM, il dibattito rafforza la protezione ambientale allineandosi al federalismo costituzionale. “Lungi dall'indebolire il regime di tutela dei ghiacciai e delle geoforme che costituiscono riserve strategiche di risorse idriche, il progetto di adeguamento è indispensabile per conferire maggiore precisione concettuale al sistema vigente”, afferma il documento.Questa posizione trova eco nei governatori delle province minerarie come Mendoza, San Juan, Catamarca e Jujuy, che promuovono la riforma per sbloccare gli investimenti senza compromettere l'ambiente. Il governo nazionale ha incluso la questione nelle sessioni straordinarie, sottolineando la necessità di porre fine alle interpretazioni arbitrarie.“Mancanza di chiarezza”La legge 26.639, approvata nel 2010, protegge i ghiacciai e l'ambiente periglaciale come riserve strategiche di risorse idriche. L'IADEM sottolinea che queste imprecisioni provocano interpretazioni disparate, incertezza giuridica e erosione della fiducia per gli investimenti. “La mancanza di chiarezza su aspetti centrali del regime indebolisce l'efficacia della tutela ambientale”, si legge nel comunicato. “Un diritto ambientale efficace deve basarsi su precetti chiari e precisi. Tale precisione non implica una diminuzione dei livelli di protezione, ma piuttosto il loro rafforzamento”, afferma l'istituto.Secondo gli esperti favorevoli alla riforma, il progetto mantiene i divieti sui ghiacciai, ma adegua l'ambiente periglaciale alle aree con funzione idrica effettiva, evitando il blocco delle attività sostenibili. Ciò è in linea con l'articolo 41 della Costituzione,che conferisce al Congresso il potere di stabilire i requisiti minimi ambientali, senza invadere la giurisdizione provinciale sulle risorse.Le province detengono la giurisdizione originaria sulle risorse naturali, il che implica una gestione attiva.Mentre i governatori delle province minerarie sostengono la riforma, sostenendo che sblocca le esportazioni tramite il RIGI senza conseguenze negative, altri settori sono più critici, come la FARN (Fondazione Ambiente e Risorse Naturali), che la definisce incostituzionale perché limita la protezione delle geoforme con un ruolo idrico rilevante, consentendo l'attività mineraria in aree precedentemente vietate. L'IADEM ribatte nel comunicato sostenendo che le province agiscono in base a norme federali, senza discrezionalità. L'IADEM conclude che la sanzione rafforza la tutela, offre certezza giuridica e consolida il federalismo. “La protezione dell'ambiente non viene indebolita da norme chiare e consensuali: viene rafforzata”, afferma. Secondo gli esperti del settore minerario, la sfida articola ambiente e sviluppo, nazione e province, in conformità con la Corte Suprema. (ICE BUENOS AIRES)
Fonte notizia: www.mase.imneuquen.com 10/02/2026
