Svizzera
C’È TANTA SVIZZERA NELLA PASTA ITALIANA
Sui pacchi di pasta italiana che si trovano nei supermercati svizzeri domina il richiamo alla storia e alla tradizione, tra carrozze cariche di sacchi di farina, trulli pugliesi e grafiche studiate per suggerire qualità e lavorazioni “come una volta”. Oltre a indicare i tempi di cottura, non manca quasi mai una ricetta veloce, utile per chi è a corto di ispirazione, né la provenienza del grano, spesso selezionato in Australia, Canada o Stati Uniti perché l’Italia non ne produce abbastanza per coprire il fabbisogno dell’industria. Ciò che non si legge, e che d’altronde le aziende non sono tenute a indicare, è il segreto industriale. Che è fatto di impianti altamente automatizzati, che rendono possibile trasformare semola e acqua in tonnellate di bucatini, fusilli e mafaldine da esportare in tutto il mondo. Ed è proprio qui che entra in gioco l’industria elvetica.Da tempo, infatti, grandi marchi presenti nelle dispense di tante famiglie svizzere come Barilla, Divella, La Molisana e Rummo, si affidano alle tecnologie sviluppate nel canton San Gallo da Bühler, divenuto un protagonista discreto di una filiera che unisce tradizione e innovazione. Se Bühler non è un marchio da indicare in etichetta, è un nome che tutti conoscono nei reparti tecnici dell’agroindustria. Fondata nel 1863 a Uzwil, l’azienda è diventata uno dei grandi costruttori mondiali di impianti per la macinazione e la trasformazione delle materie prime alimentari. Nel 2024 il gruppo ha registrato un fatturato di circa tre miliardi di franchi. Una dimensione che spiega perché, pur restando invisibile al consumatore, sia un attore strutturale nelle filiere alimentari globali.In Italia, racconta a tvsvizzera Marin Bolli, responsabile del settore pasta del gruppo Bühler, la storia dell’azienda si intreccia con quella dell’industrializzazione: “La maggior parte dei pastifici è nata come mulino e solo successivamente ha iniziato a produrre pasta con il proprio grano. La collaborazione di Bühler con i pastifici italiani comincia proprio allora, oltre cent’anni fa”.In seguito, spiega, le relazioni sono proseguite nel tempo, accompagnando i clienti nel miglioramento dei mulini e delle linee per la pasta, e poi negli aggiornamenti e nelle sostituzioni necessarie per tenere il passo con mercati che chiedono più formati e maggiore efficienza.Le macchine per la pasta, però, sono solo una parte del catalogo di un gruppo che impiega circa 12’000 persone nel mondo, di cui oltre 2’500 nella sede centrale di Uzwil e una cinquantina negli uffici di assistenza di Segrate, in Lombardia. Bühler realizza anche impianti per il cioccolato e la confetteria, linee per wafer e snack, oltre a soluzioni per il cibo per gli animali domestici e per mangimi destinati all’acquacoltura.La sinergia transfrontaliera nella produzione della pasta si è rivelata decisiva nell’ottobre 2015, quando un disastro naturale ha messo in ginocchio uno dei marchi storici italiani. Durante la notte, il fiume Calore ruppe gli argini e invase lo stabilimento Rummo a Benevento, in Campania, mettendo fuori uso i macchinari e costringendo l’azienda a fermare completamente la produzione.Una parte dell’impianto, racconta Marin Bolli, era composta da macchinari del gruppo svizzero. Acqua e fango non colpirono solo capannoni e magazzini, ma anche linee e componenti chiave. “È stato l’evento più scioccante nella storia dell’azienda”, ricorda.Nel giro di poche ore Bühler inviò squadre tecniche e specialistiche sul posto per capire cosa fosse recuperabile e cosa no. Alcune macchine vennero smontate, ripulite e asciugate per limitare la corrosione e rimettere in sicurezza le parti, altre risultarono compromesse e furono sostituite.Perché un impianto per la pasta è un insieme complesso di macchine che lavorano insieme, dal grano al prodotto finito, e “rimettere in marcia un sito produttivo non significa cambiare un componente, ma ricomporre un processo completo”, spiega Bolli. (ICE BERNA)
Fonte notizia: Swissinfo.ch
