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25 Febbraio 2026

Svizzera

DISOCCUPAZIONE SVIZZERA IN CRESCITA ELEVATA RISPETTO ALL'EUROPA

Per decenni, la Svizzera è stata celebrata come un’invulnerabile "isola di pieno impiego" nel cuore di un continente spesso flagellato da crisi occupazionali croniche. Tuttavia, i dati più recenti suggeriscono che i confini di quest'isola si stiano facendo meno netti: sebbene il tasso di disoccupazione elvetico rimanga inferiore a quello dei vicini europei, il divario storico si sta assottigliando sensibilmente.Tra il terzo trimestre del 2024 e lo stesso periodo del 2025, il tasso di disoccupazione calcolato secondo i criteri dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) è salito dal 4,7% al 5,1%. Un incremento di 0,4 punti percentuali che appare ancora più significativo se confrontato con la stabilità della media dell’Unione Europea (5,7%) e dell’Italia (5,6%), o con gli aumenti più contenuti registrati in Germania, Francia e Austria.Secondo Giovanni Ferro-Luzzi, professore di economia a Ginevra, la ragione di questa fragilità risiede proprio nel motore dell’economia elvetica: la sua estrema apertura verso l'esterno. La Svizzera dipende dalle esportazioni molto più di altri Paesi UE, il che la rende un "sismografo" sensibilissimo alle scosse della congiuntura mondiale.Due sono i fattori principali che pesano sul settore:Le tensioni commerciali con gli Stati Uniti (secondo partner commerciale della Confederazione) hanno generato forti incertezze. Nonostante la riduzione dei dazi doganali dal 39% al 15%, l'impatto sull'industria orientata all'export è stato immediato, spingendo molte aziende a congelare le assunzioni o a ridurre gli organici.Nei momenti di crisi, il franco svizzero si conferma il "rifugio sicuro" per eccellenza. L'apprezzamento record raggiunto a inizio 2026 (0,76 franchi per un dollaro) ha messo sotto pressione l'industria meccanica, metallurgica e orologiera, rendendo i prodotti svizzeri più costosi e meno competitivi all'estero.Se l’orologeria è riuscita finora a limitare i danni sociali grazie al lavoro ridotto, altri settori strategici soffrono profondamente. L’industria farmaceutica e delle scienze della vita ha subito nel 2025 quasi il 30% dei licenziamenti totali. Oltre ai fattori congiunturali, pesa l'ombra della politica statunitense: l'amministrazione Trump mira infatti alla rilocalizzazione della produzione farmaceutica negli USA, rappresentando una minaccia strutturale per i colossi di Basilea.Anche la piazza finanziaria sta vivendo una fase di contrazione. L’integrazione di Credit Suisse in UBS ha già comportato la perdita di oltre 36.000 posti di lavoro a livello globale, e le ristrutturazioni in atto in altre banche e assicurazioni suggeriscono che la crescita della disoccupazione nel settore finanziario continuerà anche nel 2026.Un segnale preoccupante riguarda la durata dell’inattività. Dopo il rimbalzo post-Covid del 2023, lo spettro della disoccupazione di lunga durata è tornato a manifestarsi: nel 2025, circa 84.000 persone risultavano senza impiego da oltre un anno. Per Ferro-Luzzi, questo è un problema critico: la permanenza prolungata fuori dal mercato riduce l'attrattività del lavoratore agli occhi dei datori di lavoro, innescando un circolo vizioso di scoraggiamento.Parallelamente al rialzo della disoccupazione, diminuiscono i posti vacanti, scesi sotto quota 90.000 nel 2025 rispetto al record di 130.000 del 2022. Questo calo riflette la frenata del PIL, prevista dalla SECO solo all'1,1% per il 2026. Tuttavia, gli esperti avvertono: la penuria di manodopera non è scomparsa, è solo "nascosta" dalla crisi attuale. L'invecchiamento demografico tornerà presto a pesare, specialmente in settori come sanità, edilizia e ristorazione.Infine, l'impatto dell'IA rimane un'incognita monitorata con cautela. Sebbene si notino segnali di tensione nell’informatica e nell’amministrazione, le autorità (SECO) e i sindacati (USS) concordano sul fatto che l'IA non provocherà una disoccupazione di massa, ma trasformerà profondamente la natura delle mansioni, rendendo sempre più cruciali le attività non automatizzabili.In sintesi, la Svizzera sta scoprendo che la sua prosperità, indissolubilmente legata al commercio globale, la espone a rischi nuovi e più immediati, richiedendo al mercato del lavoro una flessibilità e una capacità di adattamento sempre maggiori. (ICE BERNA)


Fonte notizia: SWI - swissinfo.ch