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25 Febbraio 2026

Svizzera

L’IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO, LA VERA ARMA MULTIFUNZIONALE DELLA SVIZZERA

Il Consiglio federale svizzero ha recentemente scosso il panorama politico nazionale con una proposta destinata a dominare il dibattito pubblico per i mesi a venire: un aumento dell'Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) dello 0,8%. L'obiettivo è chiaro quanto ambizioso: finanziare un massiccio piano di investimenti per la difesa nazionale. Questa mossa riporta prepotentemente al centro dell'attenzione uno strumento fiscale spesso trascurato, ma che si rivela essere la vera "arma multifunzionale" della Confederazione.Per decenni, protetta da una neutralità storica e da un periodo di stabilità continentale senza precedenti, la Svizzera ha progressivamente ridotto gli investimenti nelle proprie capacità militari. Tuttavia, il mutamento radicale dello scenario internazionale ha imposto un brusco risveglio.I vertici militari, guidati dal capo dell'esercito Benedikt Roos, hanno lanciato un monito inequivocabile: la resistenza attuale delle forze armate è insufficiente. Con l’ombra di una possibile espansione del conflitto est-europeo e il moltiplicarsi delle minacce ibride, Berna teme di diventare l'anello debole della sicurezza europea. In un contesto in cui la NATO appare meno solida rispetto al passato, il Governo elvetico ritiene imperativo assumersi maggiori responsabilità finanziarie per garantire la protezione dei propri cittadini.Introdotta nel 1995, non senza fatica (furono necessari quattro tentativi alle urne per superare lo scetticismo popolare), l'IVA ha sostituito la vecchia imposta sulla cifra d'affari. Oggi rappresenta il cuore pulsante delle finanze federali.Non si tratta di una semplice tassa doganale, come alcuni erroneamente credono, ma di un'imposta generale sui consumi applicata a merci, servizi e importazioni. Le cifre sono imponenti: per il 2026 sono previsti incassi per 28,1 miliardi di franchi, ovvero circa il 31% delle entrate totali della Confederazione. Questi fondi non alimentano solo la difesa, ma sostengono i pilastri del benessere svizzero: previdenza sociale, infrastrutture strategiche, ricerca scientifica e sicurezza pubblica.Mentre i vicini dell'Unione Europea convivono con aliquote che spesso superano il 20% (con picchi del 27% in Ungheria e una soglia minima stabilita dall'UE al 15%), la Svizzera resta un'oasi di moderazione fiscale.8,1%: Aliquota normale per la maggior parte dei beni.3,8%: Tasso speciale per il settore alberghiero.2,6%: Aliquota ridotta per beni essenziali (alimenti, farmaci, libri).0%: Esenzione totale per sanità, educazione e cultura.Questa "leggerezza" è difesa da due guardiani istituzionali: il freno all'indebitamento, che impedisce allo Stato di spendere più di quanto incassa, e la democrazia diretta. In Svizzera, ogni modifica dell'aliquota IVA richiede un emendamento costituzionale, il che significa che l'ultima parola spetta sempre al popolo e ai Cantoni tramite votazione.Il percorso verso l'aumento dello 0,8% è denso di ostacoli. Il Parlamento appare profondamente polarizzato. Da un lato, il Partito Socialista rifiuta categoricamente che i sacrifici dei consumatori vadano a finanziare l'acquisto dei jet F-35 statunitensi. Dall'altro, l'UDC (destra conservatrice) si oppone a qualsiasi aumento della pressione fiscale, suggerendo invece tagli drastici ai costi dell'amministrazione, all'asilo e alla cooperazione allo sviluppo.Oltre alla difesa, l'IVA è al centro del dibattito sulla tenuta del sistema pensionistico (AVS). L’invecchiamento demografico e l’approvazione della tredicesima mensilità hanno creato voragini nei conti pubblici. Sebbene un aumento dell'imposta potrebbe generare oltre 4 miliardi di franchi l'anno per le pensioni, la resistenza politica rimane altissima.Sorge poi spontanea una domanda: l'IVA è una tassa giusta? A prima vista, sembrerebbe colpire tutti indistintamente, gravando maggiormente su chi ha meno. Tuttavia, gli esperti evidenziano come le fasce meno abbienti consumino principalmente prodotti soggetti all'aliquota ridotta o esenti (come affitti e cibo). Di contro, le classi agiate pagano l'aliquota piena sulla stragrande maggioranza delle loro spese.Tuttavia, un punto di attrito persiste: l'esenzione del potente settore finanziario. Per molti cittadini, il fatto che banche e grandi patrimoni restino in gran parte esenti da questa imposta rappresenta un privilegio ingiustificato che mina la percezione di equità fiscale nel Paese. (ICE BERNA)


Fonte notizia: SWI - swissinfo.ch