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23 Marzo 2026

Svizzera

IVA IN SVIZZERA È BASSA? "È UN'IMMAGINE INGANNEVOLE", DICE ESPERTO

In Svizzera, l’aliquota IVA è la più bassa d’Europa, un primato che a Berna viene spesso sbandierato come un asso nella manica per risolvere i problemi di bilancio. Che si tratti di finanziare il potenziamento dell'esercito o di coprire i costi della tredicesima rendita AVS, il riflesso della politica federale sembra ormai consolidato: attingere all'imposta sul valore aggiunto. Tuttavia, secondo Nils Soguel, professore di finanze pubbliche presso l'IDHEAP di Losanna, questa visione è parziale e potenzialmente rischiosa. In una recente analisi rilasciata al periodico L’Agefi, l'esperto invita a guardare oltre i numeri di facciata, avvertendo che un ulteriore aumento dell’IVA, pur essendo preferibile a un incremento dei contributi sociali, non rappresenta affatto la soluzione ideale per la tenuta del sistema economico elvetico.L’equivoco di fondo nasce dal confronto internazionale. Se è vero che l’8,1% in vigore dal 1° gennaio 2024 appare irrisorio rispetto alle medie europee, Soguel sottolinea come tale dato sia ingannevole se estrapolato dal contesto. Per avere un quadro reale della pressione fiscale sulle famiglie, bisogna considerare l'intera architettura dei prelievi: in Svizzera, a fronte di un’imposizione indiretta contenuta, pesano enormemente i premi della cassa malati obbligatoria e le imposte dirette. Ignorare questi fattori significa ignorare il carico finanziario complessivo che grava sui cittadini.Storicamente, il passaggio all'IVA è stato un percorso tortuoso, accettato dal popolo solo dopo diverse votazioni. Da quel momento, però, la tendenza è stata univocamente al rialzo, accompagnata da una complessità crescente che smentisce la natura "semplice" di questa imposta descritta nei manuali. Tra aliquote ridotte per gli alimentari, regimi speciali per il settore alberghiero ed esenzioni per le piccole imprese, il sistema è diventato un labirinto amministrativo. Questo carico grava soprattutto sulle PMI, che operano di fatto come "esattori" per conto dello Stato, subendo costi di gestione non indifferenti.Soguel pone l'accento anche su una questione semantica e di sostanza: l'IVA non è una tassa, ma un'imposta. A differenza di una tassa, che prevede una controprestazione diretta (come il sacco dell’immondizia o il rilascio di un passaporto), l'IVA non offre nulla di individualizzabile in cambio. È un prelievo che colpisce i consumi e, proprio per questo, manifesta il suo limite principale: la regressività. Non essendo commisurata alla capacità contributiva, l'IVA pesa proporzionalmente molto di più sui redditi bassi, che destinano una quota maggiore delle proprie entrate al consumo quotidiano.Perché allora istituzioni come l'OCSE continuano a spingere la Svizzera verso la tassazione indiretta? La risposta è pragmatica: l'IVA rende molto ed è la principale fonte di finanziamento della Confederazione. Ma affidarsi sistematicamente ad essa per tappare i buchi di bilancio nasconde un'insidia che Soguel definisce "effetto cricchetto". La storia fiscale svizzera insegna che le imposte introdotte o aumentate per esigenze temporanee, si pensi all'imposta federale diretta, nata come prelievo bellico, raramente vengono revocate. Una volta alzata, l'asticella difficilmente torna a scendere, alimentando una spesa pubblica che fatica poi a ridimensionarsi.Davanti alle sfide demografiche e alla necessità di garantire le pensioni, l'economista suggerisce una strada diversa, più impopolare ma economicamente più coerente: l'innalzamento dell'età pensionabile. In un'economia votata all'esportazione, che deve già fare i conti con un franco forte e pressioni costanti sulla produttività, aumentare il costo del consumo o del lavoro è una strategia miope. Appesantire l'IVA significa generare inflazione; aumentare i contributi salariali significa invece rincarare il fattore lavoro e accentuare le disparità tra generazioni.Se proprio la politica dovesse trovarsi di fronte a un bivio obbligato tra IVA e oneri sociali, Soguel riconosce nell'imposta sui consumi il "male minore", poiché meno dannosa per la competitività rispetto a un aumento dei contributi salariali. Tuttavia, resta ferma la sua critica verso un sistema che cerca risposte facili in prelievi supplementari invece di affrontare le riforme strutturali necessarie. La vera sfida per la Svizzera è capire come preservare un equilibrio fiscale che non soffochi la crescita e non penalizzi ulteriormente il potere d'acquisto dei cittadini. (ICE BERNA)


Fonte notizia: awp/ats