SOVRANITÀ DIGITALE SVIZZERA: LA SFIDA MICROSOFT
Microsoft è ormai radicato in gran parte delle organizzazioni svizzere: dalla SSR alle FFS, da Siemens all'amministrazione federale. L'azienda dichiara oltre 50'000 clienti aziendali nel Paese, incluse realtà in settori regolamentati come finanza e sanità. Lo scorso anno Microsoft ha annunciato con il consigliere federale Guy Parmelin un investimento di 400 milioni di dollari per ampliare le proprie infrastrutture cloud e IA in Svizzera. Allo stesso tempo, le autorità elvetiche puntano a rafforzare la sovranità digitale, riducendo la dipendenza da fornitori esteri, un obiettivo che appare in tensione con la pervasività di Microsoft. Alla SSR, spiega il responsabile IT Martial Challandes, la scelta non è ideologica ma pratica: Microsoft garantisce standardizzazione e assistenza per migliaia di dipendenti. Esistono alternative open source (come LibreOffice), ma richiedono più responsabilità gestionale interna. Diverse organizzazioni, però, già usano l'open source per i sistemi critici: alle FFS, ad esempio, Linux e software open source fanno funzionare l'intera rete ferroviaria; "senza l'open source nessun treno circolerebbe", afferma un responsabile IT dell'azienda. Il nodo centrale resta il vendor lock in: più un sistema è integrato, più costoso e complesso sostituirlo. Il CEO dell'azienda svizzera Adfinis, Nicolas Christener, invita a un cambiamento graduale, strumento per strumento, piuttosto che a una transizione radicale. L'articolo cita anche il caso dello Schleswig Holstein, Land tedesco che ha sostituito Windows e gli strumenti Microsoft con alternative open source in gran parte della sua amministrazione. Il processo, avviato per motivi di costo e accelerato dalla guerra in Ucraina come questione di sicurezza nazionale, ha richiesto circa sette anni e ha già generato risparmi superiori a 15 milioni di euro, a fronte di un investimento di 9 milioni. La conclusione degli esperti intervistati è condivisa: la sovranità digitale è raggiungibile, ma è "una maratona, non uno sprint": un percorso lungo, costoso e che richiede un cambiamento culturale prima ancora che tecnico. (ICE BERNA)
Fonte notizia: swissinfo.ch
