Serbia
INFLAZIONE E SICCITÀ MINACCIANO L'ECONOMIA SERBA
La siccità e il basso livello delle acque stanno avendo un impatto significativo sull'economia serba, in particolare sui settori dell'energia e dell'agricoltura, con ripercussioni attese anche su turismo e industria in generale. Secondo novaekonomija.rs, le autorità non starebbero reagendo tempestivamente alla situazione, e l'inflazione — conseguenza diretta di questi eventi — non verrebbe menzionata né dalla Banca Nazionale né dal governo. Quest'anno gli imprenditori serbi hanno già dovuto affrontare sanzioni contro NIS, un forte aumento delle importazioni di elettricità, la riduzione delle importazioni di petrolio via chiatta, problemi di approvvigionamento idrico ed elettrico e la partenza di alcuni investitori. Dragoljub Vukadinović, presidente del gruppo Metalac di Gornji Milanovac, ha raccontato che la mancanza d'acqua ha costretto la sua azienda a ridurre drasticamente la produzione, esprimendo preoccupazione soprattutto per l'aumento dell'inflazione e il calo del PIL, che ridurranno la capacità di acquisto dei consumatori; l'unico elemento positivo per la sua azienda resta un contratto a lungo termine con l'azienda elettrica statale, condizione non estesa a tutti gli imprenditori, dato che il prezzo dell'elettricità aumenterà per chi ha contratti a breve termine, mentre lo Stato ha per ora escluso variazioni sui prezzi del gas, nonostante l'incertezza legata alla proroga dell'attuale contratto di fornitura con la Russia. Il professor Ljubodrag Savić, della Facoltà di Economia, definisce la situazione un disastro naturale di proporzioni inedite, segnalando gravi danni alle colture — in particolare mais e frutta — e un ostacolo al trasporto merci sul Danubio dovuto al basso livello delle acque, con conseguente aumento dei costi di consegna e dei prezzi al consumo. La crisi in Germania, principale partner commerciale e investitore della Serbia, rischia inoltre di pesare ulteriormente sulle relazioni commerciali bilaterali, in un contesto in cui la siccità colpisce la maggior parte dei paesi europei e mondiali, alimentando una pressione inflazionistica di carattere globale. Secondo i media internazionali, le prolungate ondate di calore che hanno colpito l'Europa quest'estate rischiano di annullare la crescita economica prevista per il 2026: un'analisi di Triodos Bank stima in 180 miliardi di euro — circa l'1% del PIL dell'Unione Europea — i danni causati da caldo estremo e incendi, un valore che, a fronte di una crescita UE prevista intorno all'1,1%, porterebbe il blocco sull'orlo della stagnazione. Gli economisti ritengono che l'impatto per la Serbia sarà proporzionalmente maggiore rispetto a quello dell'UE, a causa della trascuratezza delle infrastrutture, dei problemi nella produzione elettrica che si trascinano dal 2022 e delle sanzioni su NIS. Il Paese registra già riduzioni o interruzioni dell'approvvigionamento idrico in diverse aree, un calo significativo della produzione della centrale idroelettrica di Đerdap — che fornisce un terzo dell'elettricità nazionale — e guasti alla centrale termoelettrica di Kostolac che hanno interrotto la produzione di un intero blocco, episodi che le autorità avrebbero cercato di non divulgare; ai cittadini, nel frattempo, è stato chiesto solo di ridurre i consumi di acqua ed elettricità, senza individuazione di responsabilità. Secondo Savić, l'unico settore che potrebbe parzialmente compensare i danni in agricoltura e produzione è quello delle costruzioni, trainato in particolare dai progetti stradali e dall'EXPO previsto per il prossimo anno — uno scenario che potrebbe aprire opportunità per le aziende italiane nei settori delle costruzioni e delle energie rinnovabili, qualora si rendano necessarie soluzioni per mitigare gli effetti della siccità e ammodernare le infrastrutture serbe. (ICE BELGRADO)
Fonte notizia: novaekonomija.rs
