Svizzera
MAYA GRAF: “DECIDIAMO ANCHE PER I NOSTRI CONNAZIONALI CHE VIVONO NEI PAESI DELL’
Nata nel 1963, Maya Graf siede dal 2019 nel Consiglio degli Stati per i Verdi e il Cantone di Basilea Campagna. In precedenza aveva fatto parte del Consiglio nazionale a partire dal 2001 e figura quindi tra i membri del Parlamento più esperti. Nel 2013 è entrata nella storia diventando la prima esponente ecologista a presiedere il Consiglio nazionale. Si impegna in particolare sui temi dell’ambiente, del clima e della parità di genere. Da molti anni copresiede inoltre alliance F, l’organizzazione ombrello delle associazioni femminili svizzere. In Consiglio degli Stati non ci siamo resi sufficientemente conto del fatto che questo dossier è di un’importanza cruciale per le generazioni future. Molti di noi appartengono alla generazione dei baby boomer e la maggior parte dei membri del Consiglio ha più di 60 anni. Non vivremo più tutte le conseguenze delle decisioni che prendiamo oggi. Stiamo quindi decidendo per i nostri discendenti. Nel dibattito preliminare, il consigliere federale Beat Jans ha posto l’accento anche sull’interesse delle cittadine e dei cittadini svizzeri residenti all’estero. Come è stata accolta questa sua osservazione? Purtroppo, spesso si dimentica che anche loro godono degli stessi diritti e hanno bisogno degli stessi diritti che noi garantiamo ai cittadini e alle cittadine dell’UE in Svizzera. Ciò vale del resto anche per i nostri figli e nipoti, che naturalmente desiderano viaggiare, studiare e lavorare in Europa. L’accordo con il Mercosur e il paradosso che ne deriva. È interessante notare che molti dei critici dell’UE e dei Bilaterali III in Consiglio degli Stati provengono proprio dai partiti dell’economia, ossia dal Partito liberale radicale e dal Centro. La cosa sorprende ancora di più se si ricorda come è stato discusso il Mercosur in Parlamento. In quell’occasione tutti si sono espressi con grande convinzione a favore della conclusione dell’accordo, possibilmente senza modificare le condizioni quadro, ad esempio per quanto riguarda la foresta amazzonica o i diritti umani. Le stesse persone che allora sottolineavano l’urgente necessità economica di quell’accordo respingono ora un’intesa con il principale partner commerciale della Svizzera, vale a dire l’UE. Considerate le proporzioni, è qualcosa di assolutamente incomprensibile. Attualmente la Svizzera esporta verso i Paesi del Mercosur appena l’1,4%, mentre verso l’UE il 51%. Le proporzioni non sono davvero paragonabili. Il mondo sta diventando sempre più incerto. Assistiamo a spostamenti negli equilibri di potere. Purtroppo le democrazie regrediscono invece di progredire. Per la Svizzera si tratta di una situazione difficile: un Paese che è sempre stato aperto al mondo e che, fortunatamente, dispone ancora oggi di una democrazia solida. Le condizioni attuali richiedono molto coraggio nel promuovere il cambiamento. La Svizzera deve adattarsi. Allo stesso tempo, però, dobbiamo restare fedeli ai nostri valori democratici fondamentali: democrazia, Stato di diritto e diritti umani. Inoltre, la Svizzera è fortemente colpita dalla crisi climatica. Molti non vogliono riconoscerlo, ma è una realtà. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle proprio quest’estate con una siccità estrema e continuiamo a sperimentarlo nel corso dell’autunno. Le ondate di calore sono costate vite umane e gli eventi meteorologici estremi continueranno a colpire le popolazioni delle regioni montane. Bisogna risalire al mio ruolo di presidente del Consiglio nazionale nel 2012. All’epoca effettuai diversi viaggi all’estero e, in quell’occasione, entrai ripetutamente in contatto con le ambasciate elvetiche e con la comunità degli svizzeri all’estero. Inoltre, i nostri connazionali residenti all’estero sono in genere molto sensibili alle tematiche ecologiche e sociali. Il primo Paese che mi viene in mente è il Canada, una terra da sogno per molte persone. Ho avuto la fortuna di visitarlo più volte e ho anche dei buoni amici che vivono lì. Da persona profondamente legata alla natura, sono affascinata dai suoi paesaggi e dalle persone che vi abitano, nelle quali riconosco molte affinità con noi. Come previsto anche dai piani dell’UE, la Svizzera potrebbe collaborare molto più strettamente con il Canada. È un Paese che ci somiglia e con cui condividiamo numerosi valori. (ICE BERNA)
Fonte notizia: SWI swissinfo.ch
